mercoledì 4 marzo 2009

"Fortuna che c’è la CO2"?

L’affermazione arriva da gruppo di 650 scienziati che affidano alla natura la responsabilità dei cambiamenti climatici e non all’uomo

Si tratta del coro levatosi dal gruppo di scienziati ‘anti-effetto serra’. Il Prof. Antonino Zichichi ha ricordato infatti, in occasione della Conferenza a Roma su “Cambiamenti climatici e ambiente politico”, come la vita sul nostro pianeta sia garantita proprio dalla presenza della CO2, elemento essenziale per le piante e di conseguenza per gli animali. L’incontro romano è stato organizzato dalla rivista ‘21mo secolo’ con il patrocinio del Dipartimento Ambiente e quello dell’Energia di Forza Italia. La tesi, sostenuta da 650 scienziati provenienti da tutto il mondo, si oppone a quella che considera l’attività umana quale principale responsabile del surriscaldamento del pianeta conseguentemente all’elevata quantità di gas serrae emessi, ritienendo piuttosto che sia la natura a governare il clima.
A sostegno di questa teoria lo scorso 11 dicembre è stato presentato un documento al Senato statunitense finalizzato alla ricerca di un’alleanza tra scienza e forze politiche responsabili in modo tale da uscire da ‘questa Hiroshima culturale’, come afferma il Prof. Zichichi. L’obiettivo del gruppo di scienziati che in quel contesto ha sottoscritto e appoggiato il documento è quello di far capire in che la scienza non può garantire le certezze con cui si approccia al problema.
Ma il professore siciliano non è l’unico italiano a sostenere con forza questa teoria, anche il Prof. Franco Battaglia, docente di chimica ambientale all’Università di Modena ritiene che, pur ammettendo il verificarsi di un concreto riscaldamento globale del Pianeta, questo abbia di fatto poco a che fare con l’attività antropica, considerando anche il fatto che dal 1998, dati alla mano, nonostante il costante aumento delle emissioni di gas serra, si è fermato l’incremento della temperatura, a tal punto da poter probabilmente dichiarare il 2008 come “l’anno più freddo degli ultimi 10 anni”.
Non c‘è pace dunque in un mondo scientifico che appare definivimente spaccato in due. Peccato che con i famosi sei gradi che ci separano da un irreversibile situazione di catastrofe planetaria non si possa semplicemente dire: “Ai posteri l’ardua sentenza”.

fonte: rinnovabili.it

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