sabato 7 marzo 2009

Il Ponte di Berlusconi è mobilità sostenibile?

Giubilo da parte del governo e proteste da parte dei contrari per il via al Ponte sullo stretto di Messina. Inizia di nuovo lo scontro dovuto allo stanziamento del Cipe del primo miliardo per la sua realizzazione

Il Cipe ha deliberato la prima tranche di stanziamenti e il progetto del Ponte sullo stretto di Messina riprende quota. Certo da qui alla sua realizzazione, a nostro avviso, c‘è di mezzo il mare e questa volta non è un modo di dire. Infatti tra Scilla e Cariddi il Mare c‘è ed è un mare “brutto”, come dicono molti pescatori del posto, un mare che ti leva molto e ti da molto poco. Ma intanto adesso sembra dar corpo ai sogni del nostro premier che dopo le future centrali nucleari (quelle con i francesi) vede prendere avvio un’altra delle opere che forse gli è più cara.
Ma sarà cara per tutti gli italiani, se la cifra che richiederà, qualora si realizzasse è, ad oggi, di oltre sei miliardi di euro. Per ora il Cipe ne ha stanziati solo un venti per cento (poco più di un miliardo), ma comunque è bastato per far risorgere i clamori degli “anti-ponte”, ambientalisti, verdi, ma anche economisti, geologi, sindacalisti. I perchè sono vari e vanno dal fatto che non si può fare un ponte così senza aver rifatto completamente la autostrada Salerno-Reggio Calabria (anche se si tratterà di un ponte essenzialmente ferroviario). Altri ammoniscono che in Sicilia c‘è da rifare la rete idrica, ormai ridotta ad un colabrodo. Sarebbe prioritari il raddoppio dei binari delle tratte ferroviarie, che tengono la Sicilia ancora in uno standard quasi ottocentesco. E poi vengono invocati i pericoli di corruzione, infiltrazione della mafia di là e della ‘ndragheta di qua. E poi, ultimo ma non ultimo, l’impatto ambientale che l’imponente realizzazione avrà su tutto l’habitat circostante.
Abbiamo voluto qui raccoglier alcune di queste voci “contro-ponte” che si oppongono in modo determinato ad un progetto che tutto potrà essere tranne essere inserito tra gli elemnti di una mobilità sostenibile.

Grazia Francescato -Verdi_ -’‘Continua il grande bluff di Berlusconi. Il Ponte sullo Stretto di Messina e’ una mega opera inutile che favorisce solo chi fa affari alle spalle dei cittadini e dell’ambiente e che toglie risorse preziose alle vere opere utili sulle quali avevamo puntato nella scorsa legislatura. La cifra stanziata dal Cipe è pari a circa 20% del costo complessivo stimato di quest’opera faraonica e servirà solo a sperperare altro denaro pubblico, senza alcun risultato’‘.
“Le priorità ‘sono altre. Il Ponte sullo Stretto ha un costo preventivato di oltre 6,1 miliardi di euro: con quei soldi si potrebbero acquistare 1000 treni per i milioni di pendolari che sono costretti a viaggiare in vetture fatiscenti. Il Governo continua con i suoi spot propagandistici su una megaopera costosa, inutile e dannosa per l’ambiente ed ignora le vere necessità dei cittadini. C’e’ tanto da fare, basti pensare ai pendolari, alle bonifiche, al dissesto, agli acquedotti, ma il Governo Berlusconi dichiara sempre di voler fare la cosa sbagliata’‘.

Vittorio Cogliati Dezza Legambiente Va sottolineato invece che non c‘è “nulla per le opere più piccole, necessarie e rapidamente cantierabili” mentre arrivano “soldi a pioggia per opere faraoniche e inutili come il Ponte sullo Stretto di Messina e nuove autostrade”. Di conseguenza, le opere approvate dal Cipe “non servono all’Italia per uscire dalla crisi e non possono rispondere efficacemente alle richieste di mobilità del Paese”.
“Con le risorse stanziate dal Governo – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale dell’associazione – non si aprirà nessun cantiere se non per pura propaganda, perché per il Ponte il piano finanziario che doveva garantire le risorse private è ancora tutto da scrivere e sperare in risorse private in un periodo di crisi delle banche è quantomeno improbabile”. La scelta del Ponte, commentano gli ambientalisti, impedirà di fare tutte le opere in attesa di finanziamenti come il raddoppio della ferrovia Palermo-Messina e quello della Jonica, l’Alta Velocità Napoli-Bari, l’acquisto di treni per uscire da “un medioevo ferroviario” fatto di convogli vecchi e linee a binario unico.

Lillo Oceano Cgil Messina – “Tra incompiute, frane, strade e autostrade dissestate e le ferrovie che hanno detto basta agli investimenti nel mezzogiorno, il Ponte sullo Stretto di Berlusconi è come i croissant di Maria Antonietta agli affamati di Parigi”. Così il segretario generale della Cgil di Messina, Lillo Oceano, commenta il via libera dal Cipe al progetto.“Come noto – dice -, quello sullo Stretto è un Ponte essenzialmente ferroviario e appena qualche giorno fa, Fs ha annunciato che non intende più investire nel Mezzogiorno e che l’alta velocità si fermerà a Napoli”. Il Ponte non servirà per andare o venire dalla penisola, dunque, ma “da Messina continueremo a non avere il raddoppio ferroviario per Catania o il completamento dell’autostrada, inaugurata ma mai finita, per Palermo”. Le risorse destinate al Ponte, pari a 1,2 miliardi di euro, serviranno forse ad aprire i cantieri ma non a concludere i lavori stimati in oltre 6 miliardi, che invece avrebbero potuto essere impiegate per realizzare in toto infrastrutture importanti come il raddoppio ferroviario Messina-Catania. “Così, grazie a questa ossessione di Berlusconi per il Ponte – conclude -, Messina ospiterà l’ennesima incompiuta mentre si continuerà a non avere treni, strade, autostrade e navi per i collegamenti”.

Wwf Italia – Il Governo, con la decisione del Cipe, ha immobilizzato soltanto una parte dei fondi necessari per la costruzione del ponte sullo Stretto. Secondo l’Associazione animalista nazionale i fondi del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ammontano a 17,8 miliardi di euro per le opere pubbliche e tra questi ci sono anche quelli per il Ponte sullo stretto di Messina. “Il Governo – scrive il Wwf – con la decisione del Cipe riesce, a suo dire, a garantire risorse pubbliche, che sono in realtà solo poco più di un quarto (4,9 miliardi su 16,6) del totale dichiarati per le infrastrutture di trasporto”.

fonte: rinnovabili.it

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