venerdì 25 marzo 2011

L’energia eolica? La si ruba con il treno

Si inserisce a pieno titolo nel filone dei progetti pensati per recuperare l’energia di scarto, T-box, il dispositivo disegnato dai giovani designer Qian Jiang e Alessandro Leonetti Luparini per catturare l’energia del vento generata da un treno. Il dispositivo in questione è stato progettato per integrarsi con le traversine dei binari ferroviari. Al suo interno sono contenuti tutti i componenti meccanici necessari per lo sfruttamento, la conservazione e il rilascio dell’energia eolica. L’elettricità, così generata potrebbe poi esser destinata alla rete pubblica lungo la ferrovia o alle aree remote dove le infrastrutture elettriche sono ancora assenti. Per montare il T-box sulle rotaie, spiegano i designer, deve però essere effettuato un lavoro a monte delle stesse realizzando delle cavità di cemento tra ciascuna traversa nelle quali inserire il dispositivo. Secondo le prime stime riportate da Jiang e Leonetti un binario di un km potrebbe contenere150 T-box e con un treno in movimento a una velocità di 200 km/h si otterrebbero in 18 secondi 2,6 kWh.

fonte: rinnovabili.it

Il concetto di sicurezza

Le centrali nucleari sono sicure, un luogo comune da sfatare. L’incidente di Fukushima ha riacceso un dibattito che pareva poggiare su alcuni capisaldi sicuri. Tra questi, che le centrali nucleari siano intrinsecamente sicure e che siano innocue quando non ci sono incidenti.
Nessuno di questi due assunti è purtroppo vero. Ma mentre si parla assai dell’incidente a Fukushima, quasi nessuno parla di un risultato molto più clamoroso, quello ottenuto dall’Università di Mainz su incarico del governo tedesco. Secondo questo studio, che prende in esame la statistica sanitaria federale dal 1998 al 2003 presso le 17 centrali tedesche, si contrae il cancro in misura molto maggiore vicini agli impianti che a distanza. In particolare c‘è il 76% di probabilità in più di contrarre leucemie e tumori fetali e neonatali a 5 km di distanza dalle centrali che non a 50. Come a dire che le radiazioni emesse durante il funzionamento normale sono letali per i nostri figli quanto più sono piccoli e vicini alla centrale. Ma il governo italiano ha messo a capo dell’agenzia per la sicurezza nucleare un signore che ha più volte affermato che le radiazioni provenienti dalle centrali sono innocue.

Per documentarsi

Kaatsch P, Spix C, Schulze-Rath R, Schmiedel S, Blettner M. Leukaemia in young children living in the vicinity of German nuclear power plants. Int J Cancer (2007), doi:10.1002/ijc.23330.
Spix C, Schmiedel S, Kaatsch P, Schulze-Rath R, Blettner M. Case-Control Study on Childhood Cancer in the Vicinity of Nuclear Power Plants in Germany 1980-2003. Eur J Cancer (2007), doi
:10.1016/j.ejca.2007.10.024. 2007

Links

Articolo inglese: Nuclear power station causing cancer

Lo studio: Epidemiologische Studie zu Kinderkrebs in der Umgebung von Kernkraftwerken (KIKK-Studie)

fonte: rinnovabili.it

Low cost ed eco-compatibile da casa popolare a social house

Una volta si chiamavano, brutalmente, "case popolari". E in genere questi falansteri, palazzoni informi e anonimi, alveari umani, abbrutiscono le periferie urbane, più o meno degradate; i quartieri-dormitorio, affollati dai pendolari e dalle loro famiglie; i Bronx emarginati delle città o delle metropoli.

Poi, con il ricorso a uno dei tanti anglicismi che spesso riescono a nobilitare le definizioni nostrane, anche in Italia s'è cominciato a parlare di "social housing", vale a dire case sociali, edilizia residenziale pubblica, a basso costo. Prefabbricati, per lo più in legno oppure materiali misti con acciaio, cemento leggero, lane artificiali o animali, da realizzare in tempi assai più brevi di quelli normali. Magari per fronteggiare le emergenze abitative: un post-terremoto, come in Trentino o più recentemente all'Aquila, dove - a parte i ritardi della ricostruzione e i disagi della popolazione - sono stati realizzati 196 appartamenti in 72 giorni, per complessivi 12 mila metri quadri. Ovvero, per tamponare le conseguenze di un'alluvione o un'ondata di immigrazione clandestina.

Ma ora, sulla spinta di una tendenza partita dal Nord-Europa, la tecnologia della prefabbricazione punta a fare un doppio salto di qualità, funzionale ed estetico. E dall'idea originaria di abitazione temporanea, provvisoria, precaria, si sta passando a quella di residenza stabile e duratura. Con standard ambientali e anche architettonici più elevati. Una casa - insomma - eco-compatibile, con una maggiore sostenibilità sul piano dei consumi energetici, delle prestazioni termiche e perfino dell'isolamento acustico.

A Londra, è già stato costruito il primo edificio interamente in legno a nove piani. Nella zona nord della stessa capitale inglese, lungo i margini stradali di Murray Grove e Sheepherdess Walk, l'iniziativa promossa dalla Peabody Trust - una fra le più antiche associazioni filantropiche della Gran Bretagna - ha puntato proprio sul controllo del prodotto finale. Altri progetti con le stesse caratteristiche sono stati realizzati o sono in via di realizzazione a Berlino. Ma anche in Italia si vanno diffondendo i tentativi di realizzare un "social housing" per così dire di qualità, a partire dalle esperienze più innovative del Trentino e dell'Alto Adige per arrivare alle aree metropolitane di Roma e di Milano.

In Lombardia e Veneto la Cassa depositi e prestiti ha già assicurato la sua disponibilità a investire 118 milioni di euro in due programmi che prevedono una spesa complessiva di 295 milioni. E lo stesso istituto finanzierà con 25 milioni anche il progetto "Parma Social House" che comprende un mix di 852 alloggi, di cui 252 in locazione a canone sostenibile, 420 in vendita diretta e 180 in locazione a canone convenzionato con riscatto all'ottavo anno (140 milioni di investimento complessivo, realizzazione entro il 2012).

I vantaggi più rilevanti della prefabbricazione riguardano i costi e i tempi di realizzazione. E alla fine i benefici si riflettono sugli utenti. Nel caso degli affitti agevolati dalle amministrazioni locali, i canoni si aggirano intorno ai 6 euro per metro quadro al mese: una casa di 70-80 metri quadrati, può costare quindi meno di 500 euro mensili. I prezzi di acquisto, a seconda che si tratti di vendita a categorie disagiate oppure di vendita libera sul mercato, possono variare dai 2.500-2.700 euro al metro quadro fino ai 3.000-3.200. E in ogni caso, si tratta di livelli più accessibili per una fascia sociale che comprende giovani coppie, famiglie monoreddito, disoccupati, precari, studenti fuori sede, genitori separati, disabili.

Sul fronte energetico, per effetto delle proprietà di isolamento e coibentazione del legno, gli edifici di questo tipo possono ridurre notevolmente il fabbisogno fino alla metà: circa 7 litri di gasolio per metro quadro all'anno, contro una media nazionale di 15 litri. Oltre a diminuire così le emissioni, lo spessore dei pannelli in massello consente di ricavare anche un aumento delle volumetrie (circa il 10%). E infine, l'utilizzo del legno - accompagnato naturalmente da una programmazione del rimboschimento - offre una maggiore flessibilità architettonica, adattandosi alle diverse tipologie edilizie: tanto più nel caso della ristrutturazione di vecchi immobili.

Anche qui, però, c'è l'altra faccia della medaglia. Non si tratta tanto della sicurezza, né sul piano della resistenza anti-sismica né su quello della prevenzione anti-incendio: i prefabbricati in legno o materiali misti sono più elastici, assorbono meglio degli edifici tradizionali le scosse di terremoto e, opportunamente trattati con vernici ignifughe, resistono perfino all'assalto del fuoco. Le riserve sono piuttosto di ordine psicologico e attengono soprattutto alla consistenza di un classico bene-rifugio come la casa, particolarmente caro alle famiglie italiane. Ma è proprio dall'evoluzione della tecnologia che dipenderà in futuro l'espansione di un settore emergente della "green economy".

fonte: repubblica.it

Il governo vara la moratoria 'Per ora niente ricerca dei siti'

Per il ritorno del nucleare in Italia c'è tempo. Come aveva anticipato 1 il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto che "dispone la sospensione, per un periodo di 12 mesi, delle procedure riguardanti la localizzazione e la realizzazione di centrali e impianti nucleari sul territorio italiano". Una scelta che arriva sulla scia della crescente ostilità dell'opinione pubblica per l'opzione atomica e sondaggi sempre più preoccupanti 2 per la tenuta dei consensi del governo. Si tratta però di uno stop dai contorni ambigui, salutato da un coro di critiche da parte dell'opposizione, delle associazioni ambientaliste e dai comitati promotori del referendum che, è notizia di oggi, sono stati messi in calendario per il 12 e 13 giugno.

Il testo, come precisa una nota diramata nel pomeriggio dallo stesso dicastero di via Veneto, se da un lato fa sì che non si proceda "all'adozione degli atti necessari alla realizzazione degli impianti nucleari, a cominciare dalla predisposizione del documento programmatico sulla strategia nucleare", dall'altro fa in modo di confermare "il deposito nazionale per lo stoccaggio e il ruolo dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, quale organo competente per lo studio e la programmazione delle politiche riguardanti la sicurezza nucleare".

"Quanto successo oggi in Consiglio dei ministri ha dell'incredibile - commentano i senatori del Pd Francesco Ferrante e Roberto Della Seta - Il governo ha approvato il decreto che fissa la road map per la realizzazione delle centrali nucleari e contemporaneamente ha deciso una moratoria di un anno prima di scegliere definitivamente il ritorno all'atomo. Il termine per la definizione del piano programmatico spostato ulteriormente in avanti a 24 mesi, cioè a fine legislatura, è un operazione ingannevole del governo che sa già che non servirà a nulla". Insomma, "è una truffa ai danni degli italiani - spiegano Della Seta e Ferrante - è il tentativo di salvare la faccia depotenziando il referendum in programma a giugno lasciando per altri mesi il paese senza lo straccio di una politica energetica finalmente orientata a innovazione, efficienza e allo sviluppo delle energie rinnovabili".

E la parola truffa è quella più ricorrente anche nei commenti delle associazioni ambientaliste. "Il governo vuole solo evitare che gli italiani vadano al voto con l'incubo del ritorno dell'atomo nel paese. Lo stop di un anno e addirittura due anni per decidere la strategia significa, di fatto, rimandare ogni scelta non solo oltre le prossime elezioni amministrative ma anche oltre quelle politiche del 2013", dice il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. Il Wwf parla invece di governo "attendista stregone", mentre per Greenpeace si tratta di "una foglia di fico con la quale l'esecutivo tenta di confondere le acque per dare a intendere ai cittadini che del referendum di giugno non c'è più bisogno". Di una "trappola, un diversivo per salvarsi dal referendum e non mettere a rischio le elezioni amministrative", parla anche il Comitato 'Vota Sì per fermare il nucleare', che ha inscenato tra l'altro un sit-in improvvisato davanti a Palazzo Chigi. "Ma gli italiani - prosegue la nota - non si faranno gabbare. No alla moratoria-truffa".

Sul fatto che lo stop di 12 mesi significhi davvero un ripensamento, piuttosto che una semplice presa di tempo, restano insomma forti e legittimi dubbi. La scelta potrebbe rivelarsi però comunque deleteria per le ambizioni di revival atomico del governo. Tra un anno le "quotazioni" del nucleare rischiano infatti seriamente di essere ancora più in ribasso di quelle attuali. Basti pensare alla nuova uscita odierna 3 della cancelliera Angela Merkel. "Più presto la Germania uscirà dal nucleare meglio sarà", ha detto la leader tedesca parlando a Francoforte. E dal Veneto arriva la notizia che anche la Lega si starebbe orientando verso il sostegno al referendum anti-atomo: "Nel centrodestra si aprono crepe evidenti", rileva il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi.

Il varo della moratoria da parte del governo è stata tra l'altro occasione oggi per un'iniziativa dei Verdi, che hanno presentato un dossier sui possibli danni per la salute del nucleare anche in mancanza di incidenti. Il documento cita una serie di studi e raccolte statistiche tedesche, spagnole e britanniche che secondo il Sole che ride "giungono a un'unica conclusione: il rischio di cancro si incrementa per i soggetti che vivono nelle vicinanze delle centrali atomiche e in presenza delle cosiddette 'piccole dosi' di radiazioni rilasciate dalle centrali durante il loro normale funzionamento".

fonte: repubblica.it

Fukushima, gravità potrebbe salire a 6 probabili danni alla vasca del reattore 3

Prima l'Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare indica che potrebbe rialzare da 5 a 6 su una scala di 7 il livello di gravità dell'incidente alla centrale di Fukushima. Poi arriva la notizia che potrebbe essere stato danneggiato il contenitore delle barre di combustibile del reattore numero 3. La situazione rimane critica, tanto che il governo nipponico invita alla "evacuazione volontaria" fino ai 30 chilometri dall'impianto, sostenendo che l'obiettivo è "migliorare la qualità della vita quotidiana" e che la scelta non è "legata a motivi di sicurezza".

L'Agenzia per la sicurezza nucleare (Nisa) aveva assegnato un rating provvisorio di 5 ("incidente con più ampie conseguenze") lo scorso 18 marzo, a una settimana dal sisma e dallo tsunami che hanno messo fuori uso l'impianto di raffreddamento della centrale e causato gravi danni ad alcuni dei suoi reattori. Ora, dopo la raccolta di dati sui livelli di radioattività nelle zone limitrofe, pensa di portarlo a 6 ("grave incidente"). "Il rating attuale e provvisorio si basa sulle informazioni disponibili al momento della valutazione", ha spiegato Hidehiko Nishiyama, portavoce della Nisa, in una conferenza stampa. "La situazione rimane fluida e per la valutazione finale è necessario attendere che la situazione si stabilizzi e che tutti i dati sulle radiazioni diventino disponibili", ha concluso.

I giudizi sulla gravità degli incidenti nucleari sono emessi
secondo la International Nuclear and Radiological Event Scale (Ines), una scala introdotta dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea, che fa capo all'Onu), per consentire la comunicazione tempestiva delle informazioni rilevanti sulla sicurezza in caso di incidenti nucleari. La Ines si compone di 7 livelli: finora quello più grave, il settimo, è stato assegnato al disastro di Chernobyl del 26 aprile del 1986.

Nella centrale si continua a lavorare per cercare di raffreddare i reattori. Il reattore che crea le maggiori preoccupazioni è sempre il numero 3, da dove ieri i tecnici erano stati allontanati 1. Due erano venuti in contatto con acqua contaminata ed erano stati ricoverati. Agli sforzi per evitare una catastrofe nucleare, partecipano anche le truppe statunitensi, che forniranno acqua per raffreddare i reattori.

Due settimane dopo la catastrofe la polizia giapponese ha aggiornato il bilancio delle vittime: i morti accertati sono 10.035 e altre 17.443 risultano ancora disperse.

In Cina radiazioni che superano "in modo consistente" i limiti sono state riscontrate su due passeggeri giapponesi arrivati all'aeroporto di Wuxi, nell'est. L'organismo preposto alla supervisione, ispezione e quarantena ha fatto sapere che ai due è già stata fornita assistenza medica e ha assicurato specificando che non c'è alcun rischio di contaminazione con altri. Livello anomalo di radioattività anche su una nave merci giapponese giunta lunedì nel porto di Xiamen, nella provincia orientale cinese del Fujian. Il cargo era partito dagli Stati Uniti, fermandosi poi in Giappone lo scorso 17 marzo e lo stesso giorno era salpato alla volta della Cina.

fonte: repubblica.it

giovedì 5 agosto 2010

Agrigento, a Scala dei Turchi il cemento resiste a tutto

Un miracolo della natura imprigionato da due brutture in cemento armato che resistono da oltre 15 anni. Accedendo da Punta Grande si incontra quello che doveva diventare un albergo, mentre dal lato di Capo Rossello ci sono i resti di due differenti corpi di fabbrica di una vecchia lottizzazione privata. I responsabili di un tale scempio negli anni novanta finirono anche in galera ma gli scheletri di cemento sono ancora lì. E la Scala dei Turchi resta prigioniera dell’opera dell’uomo che nessuno si decide a cancellare.

IL CEMENTO RESISTENTE A TUTTO - A più riprese le associazioni ambientaliste si sono mobilitate ma il cemento resiste al tempo grazie alla mancanza di volontà politica. L’ultima ventata di

entusiasmo risale a quattro anni fa, subito dopo la demolizione dell’ecomostro di Punta Perotti a Bari. «Ora occorre buttar giù anche gli ecomostri della Scala dei Turchi» gridava il responsabile antiabusivismo di Legambiente, l’agrigentino Giuseppe Arnone. Oggi anche lui sembra essersi stancato. «Sono sempre convinto che debbano essere abbattuti –afferma- ma certe battaglie non posso farle da solo». E così in quel tratto di costa in cui trovavano riparo le navi dei pirati continuano a svettare gli scheletri di cemento che tanto fanno inorridire i turisti. E dire che qui la natura è un vero incanto. Il bianco accecante della Scala dei Turchi è l’effetto di una tavolozza di gusci di microrganismi mentre i vari strati della falesia marcano intervalli geologici di migliaia di anni. Una sorta di viaggio nel tempo che toglie il fiato, tanto che nel 2007 il comune di Realmonte presentò la richiesta perché la Scala venisse dichiarata patrimonio dell’Unesco. Indubbiamente lo merita, anche se prima sarebbe opportuno dichiararla patrimonio dei siciliani che dovrebbero essere i primi a tutelarla. Anche in omaggio a quel commissario Montalbano e al suo creatore Andrea Camilleri che hanno immaginato nella vicinissima Porto Empedocle la Vigata di tante nuotate nel mare cristallino.L'IMPEGNO DEL NUOVO SINDACO - Da qualche mese a Realmonte c’è un nuovo sindaco, Pietro Puccio, che della questione Scala dei Turchi si dice pronto a farsi carico. «Questo è uno dei primi problemi che sto affrontando – assicura- purtroppo tutto nasce dal fatto che chi all’epoca realizzò quei manufatti lo fece sulla base di una regolare concessione edilizia e ancora oggi continua a rivendicare il diritto di edificare. Da parte mia cercherò di evitare che resti quello schifo. Per quanto riguarda la lottizzazione si deve decidere: o i privati vengono autorizzati a completare oppure gli scheletri vanno abbattuti. Più complessa la situazione dell’albergo: c’è un contenzioso in atto e voglio prima capire a che punto siamo, quindi interverrò. Comunque la Scala dei Turchi è il fiore all’occhiello del mio comune e farò di tutto per preservarla e valorizzarla come merita».

fonte: corriere.it

mercoledì 28 luglio 2010

UN'INDAGINE SULLA CONTABILITA' AMBIENTALE DEGLI ENTI LOCALI

Cosa fanno gli enti locali italiani per l'ambiente, come lo fanno e con quale impegno di spesa? Sono questi gli interrogativi ai quali ha voluto dare risposta il Gruppo di lavoro "Contabilità ambientale degli Enti locali" del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane promuovendo un'indagine a questionario, appena conclusa, alla quale hanno aderito 112 tra Comuni, Province e Regioni. L'intento è stato di fotografare lo "stato dell'arte" in Italia del bilancio ambientale, verificando quanto è conosciuto e diffuso lo strumento, quali sono le motivazioni alla base dell'avvio o della cessazione, le difficoltà incontrate, le metodologie più utilizzate e cercare di capire quali possono essere i possibili sviluppo futuri.

L'indagine è stata realizzata in collaborazione con la società di consulenza INDICA s.r.l. e grazie al supporto di molti enti e associazioni tra cui in particolare l'ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), l'UPI (Unione delle Province Italiane), il Formez -Centro di formazione e studi, Eco dalle Città ? notiziario per l'ambiente urbano, la Rete Cartesio, la Rete delle Agende 21 locali della Toscana. Il questionario è stato compilato on-line da 95 Comuni, 12 Province, 3 Regioni e 2 Enti Parco. L'indagine ha rilevato come, dopo una prima fase pioneristica di sperimentazione, la tendenza emersa negli ultimi anni tra gli enti che hanno consolidato il sistema è di integrare la contabilità ambientale con gli strumenti ordinari di programmazione e controllo (Programma di mandato, Relazione Previsionale e Programmatica RPP, Piano Esecutivo di Gestione PEG, Piani di Settore, ecc.) e con gli altri processi e strumenti volontari per lo sviluppo sostenibile (Agenda 21 Locale, Acquisti Verdi Pubblici GPP, Bilancio di mandato/sociale, di genere/di sostenibilità, ecc). La metodologia di riferimento più utilizzata da parte degli enti è il metodo CLEAR (75% degli enti che hanno risposto di avere intrapreso un percorso di contabilità ambientale) anche integrato con altre metodologie (5%) quali EcoBudget, linee guida ISPRA, NAMEA/RAMEA o EPEA.

Dalle risposte emerge, inoltre, che le difficoltà maggiori nella prosecuzione del percorso di contabilità ambientale sono legate alla disponibilità di risorse (umane ed economiche), ma anche alla mancanza di presa di coscienza dell'importanza e utilità dello strumento, che può portare, spesso dopo il cambio di amministrazione, all'abbandono degli strumenti e sistemi di accountability ambientale. I questionari compilati dagli enti locali indicano anche chiaramente la necessità di aggiornare le metodologie di riferimento, di focalizzare meglio i temi ?caldi? legati in particolare all'energia e cambiamenti climatici, ma anche alla mobilità e i rifiuti, di integrare ancora di più il bilancio ?verde? con gli altri strumenti come le certificazione ambientale e il Patto dei Sindaci. Soprattutto, viene sentita l'esigenza di ottenere indirizzi normativi in materia. Un report con i risultati completi dell'indagine sarà presto pubblicato sul sito del Gruppo di Lavoro (http://www.a21italy.it)

fonte: ambiente.it

Barcone contro pozzo Nuove perdite di petrolio

Un'imbarcazione trainata da un rimorchiatore ha sbattuto contro un pozzo petrolifero nel Golfo del Messico. La Guardia Costiera americana ha confermato che, in seguito all'incidente, una nuova perdita di petrolio, seppur molto contenuta, si è verificata al largo della Louisiana.

Il pozzo è situato a 104 chilometri a sud di New Orleans. Il barcone "Captain Buford" era trainato da un rimorchiatore quando ha urtato il pozzo, provocando una piccola falla. Le autorità hanno precisato che l'incidente non ha nulla a che vedere con quello che ha provocato la marea nera: in quell'occasione la perdita di petrolio era stata causata da un'esplosione, in questo caso da un urto "di proporzioni contenute". "Vapori di gas e acqua salgono in superficie da una profondità di pochi metri" ha detto l'ex ammiraglio di Guardia Costiera Thad Allen, responsabile per conto della Casa Bianca dell'unità di crisi sull'emergenza marea nera. E' comunque stato immediatamente predisposto un servizio per circoscrivere la perdita.

fonte: repubblica.it

Bp perforerà nel mare libico I pozzi a 500 km dalla Sicilia

Pozzi di petrolio nel Mediterraneo, a poche centinaia di chilometri dalle coste della Sicilia, di Lampedusa e di Pallenteria. E a trivellare sarà la British Petroleum, la compagnia responsabile della "marea nera" che sta devastando il Golfo del Messico.

E' stata la stessa Bp ad annunciare che "entro le prossime settimane" inizierà una nuova perforazione al largo delle coste libiche, nel Golfo della Sirte. Un portavoce della compagnia, David Nicholas, ha ricordato che in virtù di un accordo con Tripoli siglato nel 2007 la compagnia ha ottenuto l'autorizzazione ad effettuare cinque perforazioni nel Golfo della Sirte. "Non le abbiamo ancora calendarizzate", ha aggiunto, precisando che ogni perforazione necessita di "sei mesi o più".

Le nuove perforazioni avranno luogo a una profondità di circa 5.700 piedi (1.700 metri), leggermente superiore a quella della Deepwater Horizon, la piattaforma situata al largo delle coste della Louisiana, la cui esplosione lo scorso 20 aprile ha causato la gigantesca marea nera che infesta il Golfo del Messico.

fonte: repubblica.it

Il solare costa meno del nucleare

Oggi negli Stati Uniti la produzione di energia solare costa meno di quella nucleare. Lo afferma un articolo pubblicato il 26 luglio sul New York Times, che riprende uno studio di John Blackburn, docente di economia della Duke University. Se si confrontano i prezzi attuali del fotovoltaico con quelli delle future centrali previste nel Nord Carolina, il vantaggio del solare è evidente, afferma Blackburn. «Il solare fotovoltaico ha raggiunto le altre alternative a basso costo rispetto al nucleare», spiega Blackburn, nel suo articolo Solar and Nuclear Costs - The Historic Crossover, pubblicato sul sito dell’ateneo. «Il sorpasso è avvenuto da quando il solare costa meno di 16 centesimi di dollaro a kilowattora» (12,3 centesimi di euro/kWh). Senza contare che il nucleare necessita di pesanti investimenti pubblici e il trasferimento del rischio finanziario sulle spalle dei consumatori di energia e dei cittadini che pagano le tasse.

COSTI FOTOVOLTAICO IN DISCESA - Secondo lo studio di Blackburn negli ultimi otto anni il costo del fotovoltaico è sempre diminuito, mentre quello di un singolo reattore nucleare è passato da 3 miliardi di dollari nel 2002 a dieci nel 2010. In un precedente studio Blackburn aveva dimostrato che se solare e eolico lavorano in tandem possono tranquillamente far fronte alle esigenze energetiche di uno Stato come il Nord Carolina senza le interruzioni di erogazione dovute all’instabilità di queste fonti.

COSTI NUCLEARE IN CRESCITA - I costi dell'energia fotovoltaica, alle luce degli attuali investimenti e dei progressi della tecnologia, si ridurrà ulteriormente nei prossimi dieci anni. Mentre, al contrario, i nuovi problemi e l'aumento dei costi dei progetti hanno già portato alla cancellazione o al ritardo nei tempi di consegna del 90% delle centrali nucleari pianificate negli Stati Uniti, spiega Mark Cooper, analista economico dell'Istituto di energia e ambiente della facoltà di legge dell'Università del Vermont. I costi di produzione di una centrale nucleare sono regolarmente aumentati negli ultimi anni e le stime sono costantemente in crescita.

fonte: corriere.it
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Passatempo Preistorico

Moonstone Madness

Pronti a partire, pronti per distruggere tutto? Bene, allora fate un salto indietro nell'era preistorica e immergetevi in questa nuova avventura dal gusto tribale. A bordo del vostro cinghiale dovrete raccogliere le gemme preziose necessarie per passare alle missioni successive, saltando gli ostacoli se non volete perdere il vostro bottino e distruggendo i totem a testate per conquistare altre gemme utili. Inoltre, una magica piuma vi catapulterà verso il cielo dove punti e gemme preziose sono presenti in gran quantità, per cui approfittatene! cercate di completare la missione entro il tempo limite, utilizzando le FRECCE direzionali per muovervi, abbassarvi e saltare, e la SPACEBAR per prendere a testate i totem.

Change.org|Start Petition

Blog Action Day 2009

24 October 2009 INTERNATIONAL DAY OF CLIMATE ACTION

Parco Sempione - Ecopass 2008

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