venerdì 25 marzo 2011

Fukushima, gravità potrebbe salire a 6 probabili danni alla vasca del reattore 3

Prima l'Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare indica che potrebbe rialzare da 5 a 6 su una scala di 7 il livello di gravità dell'incidente alla centrale di Fukushima. Poi arriva la notizia che potrebbe essere stato danneggiato il contenitore delle barre di combustibile del reattore numero 3. La situazione rimane critica, tanto che il governo nipponico invita alla "evacuazione volontaria" fino ai 30 chilometri dall'impianto, sostenendo che l'obiettivo è "migliorare la qualità della vita quotidiana" e che la scelta non è "legata a motivi di sicurezza".

L'Agenzia per la sicurezza nucleare (Nisa) aveva assegnato un rating provvisorio di 5 ("incidente con più ampie conseguenze") lo scorso 18 marzo, a una settimana dal sisma e dallo tsunami che hanno messo fuori uso l'impianto di raffreddamento della centrale e causato gravi danni ad alcuni dei suoi reattori. Ora, dopo la raccolta di dati sui livelli di radioattività nelle zone limitrofe, pensa di portarlo a 6 ("grave incidente"). "Il rating attuale e provvisorio si basa sulle informazioni disponibili al momento della valutazione", ha spiegato Hidehiko Nishiyama, portavoce della Nisa, in una conferenza stampa. "La situazione rimane fluida e per la valutazione finale è necessario attendere che la situazione si stabilizzi e che tutti i dati sulle radiazioni diventino disponibili", ha concluso.

I giudizi sulla gravità degli incidenti nucleari sono emessi
secondo la International Nuclear and Radiological Event Scale (Ines), una scala introdotta dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea, che fa capo all'Onu), per consentire la comunicazione tempestiva delle informazioni rilevanti sulla sicurezza in caso di incidenti nucleari. La Ines si compone di 7 livelli: finora quello più grave, il settimo, è stato assegnato al disastro di Chernobyl del 26 aprile del 1986.

Nella centrale si continua a lavorare per cercare di raffreddare i reattori. Il reattore che crea le maggiori preoccupazioni è sempre il numero 3, da dove ieri i tecnici erano stati allontanati 1. Due erano venuti in contatto con acqua contaminata ed erano stati ricoverati. Agli sforzi per evitare una catastrofe nucleare, partecipano anche le truppe statunitensi, che forniranno acqua per raffreddare i reattori.

Due settimane dopo la catastrofe la polizia giapponese ha aggiornato il bilancio delle vittime: i morti accertati sono 10.035 e altre 17.443 risultano ancora disperse.

In Cina radiazioni che superano "in modo consistente" i limiti sono state riscontrate su due passeggeri giapponesi arrivati all'aeroporto di Wuxi, nell'est. L'organismo preposto alla supervisione, ispezione e quarantena ha fatto sapere che ai due è già stata fornita assistenza medica e ha assicurato specificando che non c'è alcun rischio di contaminazione con altri. Livello anomalo di radioattività anche su una nave merci giapponese giunta lunedì nel porto di Xiamen, nella provincia orientale cinese del Fujian. Il cargo era partito dagli Stati Uniti, fermandosi poi in Giappone lo scorso 17 marzo e lo stesso giorno era salpato alla volta della Cina.

fonte: repubblica.it

giovedì 5 agosto 2010

Agrigento, a Scala dei Turchi il cemento resiste a tutto

Un miracolo della natura imprigionato da due brutture in cemento armato che resistono da oltre 15 anni. Accedendo da Punta Grande si incontra quello che doveva diventare un albergo, mentre dal lato di Capo Rossello ci sono i resti di due differenti corpi di fabbrica di una vecchia lottizzazione privata. I responsabili di un tale scempio negli anni novanta finirono anche in galera ma gli scheletri di cemento sono ancora lì. E la Scala dei Turchi resta prigioniera dell’opera dell’uomo che nessuno si decide a cancellare.

IL CEMENTO RESISTENTE A TUTTO - A più riprese le associazioni ambientaliste si sono mobilitate ma il cemento resiste al tempo grazie alla mancanza di volontà politica. L’ultima ventata di

entusiasmo risale a quattro anni fa, subito dopo la demolizione dell’ecomostro di Punta Perotti a Bari. «Ora occorre buttar giù anche gli ecomostri della Scala dei Turchi» gridava il responsabile antiabusivismo di Legambiente, l’agrigentino Giuseppe Arnone. Oggi anche lui sembra essersi stancato. «Sono sempre convinto che debbano essere abbattuti –afferma- ma certe battaglie non posso farle da solo». E così in quel tratto di costa in cui trovavano riparo le navi dei pirati continuano a svettare gli scheletri di cemento che tanto fanno inorridire i turisti. E dire che qui la natura è un vero incanto. Il bianco accecante della Scala dei Turchi è l’effetto di una tavolozza di gusci di microrganismi mentre i vari strati della falesia marcano intervalli geologici di migliaia di anni. Una sorta di viaggio nel tempo che toglie il fiato, tanto che nel 2007 il comune di Realmonte presentò la richiesta perché la Scala venisse dichiarata patrimonio dell’Unesco. Indubbiamente lo merita, anche se prima sarebbe opportuno dichiararla patrimonio dei siciliani che dovrebbero essere i primi a tutelarla. Anche in omaggio a quel commissario Montalbano e al suo creatore Andrea Camilleri che hanno immaginato nella vicinissima Porto Empedocle la Vigata di tante nuotate nel mare cristallino.L'IMPEGNO DEL NUOVO SINDACO - Da qualche mese a Realmonte c’è un nuovo sindaco, Pietro Puccio, che della questione Scala dei Turchi si dice pronto a farsi carico. «Questo è uno dei primi problemi che sto affrontando – assicura- purtroppo tutto nasce dal fatto che chi all’epoca realizzò quei manufatti lo fece sulla base di una regolare concessione edilizia e ancora oggi continua a rivendicare il diritto di edificare. Da parte mia cercherò di evitare che resti quello schifo. Per quanto riguarda la lottizzazione si deve decidere: o i privati vengono autorizzati a completare oppure gli scheletri vanno abbattuti. Più complessa la situazione dell’albergo: c’è un contenzioso in atto e voglio prima capire a che punto siamo, quindi interverrò. Comunque la Scala dei Turchi è il fiore all’occhiello del mio comune e farò di tutto per preservarla e valorizzarla come merita».

fonte: corriere.it

mercoledì 28 luglio 2010

UN'INDAGINE SULLA CONTABILITA' AMBIENTALE DEGLI ENTI LOCALI

Cosa fanno gli enti locali italiani per l'ambiente, come lo fanno e con quale impegno di spesa? Sono questi gli interrogativi ai quali ha voluto dare risposta il Gruppo di lavoro "Contabilità ambientale degli Enti locali" del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane promuovendo un'indagine a questionario, appena conclusa, alla quale hanno aderito 112 tra Comuni, Province e Regioni. L'intento è stato di fotografare lo "stato dell'arte" in Italia del bilancio ambientale, verificando quanto è conosciuto e diffuso lo strumento, quali sono le motivazioni alla base dell'avvio o della cessazione, le difficoltà incontrate, le metodologie più utilizzate e cercare di capire quali possono essere i possibili sviluppo futuri.

L'indagine è stata realizzata in collaborazione con la società di consulenza INDICA s.r.l. e grazie al supporto di molti enti e associazioni tra cui in particolare l'ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), l'UPI (Unione delle Province Italiane), il Formez -Centro di formazione e studi, Eco dalle Città ? notiziario per l'ambiente urbano, la Rete Cartesio, la Rete delle Agende 21 locali della Toscana. Il questionario è stato compilato on-line da 95 Comuni, 12 Province, 3 Regioni e 2 Enti Parco. L'indagine ha rilevato come, dopo una prima fase pioneristica di sperimentazione, la tendenza emersa negli ultimi anni tra gli enti che hanno consolidato il sistema è di integrare la contabilità ambientale con gli strumenti ordinari di programmazione e controllo (Programma di mandato, Relazione Previsionale e Programmatica RPP, Piano Esecutivo di Gestione PEG, Piani di Settore, ecc.) e con gli altri processi e strumenti volontari per lo sviluppo sostenibile (Agenda 21 Locale, Acquisti Verdi Pubblici GPP, Bilancio di mandato/sociale, di genere/di sostenibilità, ecc). La metodologia di riferimento più utilizzata da parte degli enti è il metodo CLEAR (75% degli enti che hanno risposto di avere intrapreso un percorso di contabilità ambientale) anche integrato con altre metodologie (5%) quali EcoBudget, linee guida ISPRA, NAMEA/RAMEA o EPEA.

Dalle risposte emerge, inoltre, che le difficoltà maggiori nella prosecuzione del percorso di contabilità ambientale sono legate alla disponibilità di risorse (umane ed economiche), ma anche alla mancanza di presa di coscienza dell'importanza e utilità dello strumento, che può portare, spesso dopo il cambio di amministrazione, all'abbandono degli strumenti e sistemi di accountability ambientale. I questionari compilati dagli enti locali indicano anche chiaramente la necessità di aggiornare le metodologie di riferimento, di focalizzare meglio i temi ?caldi? legati in particolare all'energia e cambiamenti climatici, ma anche alla mobilità e i rifiuti, di integrare ancora di più il bilancio ?verde? con gli altri strumenti come le certificazione ambientale e il Patto dei Sindaci. Soprattutto, viene sentita l'esigenza di ottenere indirizzi normativi in materia. Un report con i risultati completi dell'indagine sarà presto pubblicato sul sito del Gruppo di Lavoro (http://www.a21italy.it)

fonte: ambiente.it

Barcone contro pozzo Nuove perdite di petrolio

Un'imbarcazione trainata da un rimorchiatore ha sbattuto contro un pozzo petrolifero nel Golfo del Messico. La Guardia Costiera americana ha confermato che, in seguito all'incidente, una nuova perdita di petrolio, seppur molto contenuta, si è verificata al largo della Louisiana.

Il pozzo è situato a 104 chilometri a sud di New Orleans. Il barcone "Captain Buford" era trainato da un rimorchiatore quando ha urtato il pozzo, provocando una piccola falla. Le autorità hanno precisato che l'incidente non ha nulla a che vedere con quello che ha provocato la marea nera: in quell'occasione la perdita di petrolio era stata causata da un'esplosione, in questo caso da un urto "di proporzioni contenute". "Vapori di gas e acqua salgono in superficie da una profondità di pochi metri" ha detto l'ex ammiraglio di Guardia Costiera Thad Allen, responsabile per conto della Casa Bianca dell'unità di crisi sull'emergenza marea nera. E' comunque stato immediatamente predisposto un servizio per circoscrivere la perdita.

fonte: repubblica.it

Bp perforerà nel mare libico I pozzi a 500 km dalla Sicilia

Pozzi di petrolio nel Mediterraneo, a poche centinaia di chilometri dalle coste della Sicilia, di Lampedusa e di Pallenteria. E a trivellare sarà la British Petroleum, la compagnia responsabile della "marea nera" che sta devastando il Golfo del Messico.

E' stata la stessa Bp ad annunciare che "entro le prossime settimane" inizierà una nuova perforazione al largo delle coste libiche, nel Golfo della Sirte. Un portavoce della compagnia, David Nicholas, ha ricordato che in virtù di un accordo con Tripoli siglato nel 2007 la compagnia ha ottenuto l'autorizzazione ad effettuare cinque perforazioni nel Golfo della Sirte. "Non le abbiamo ancora calendarizzate", ha aggiunto, precisando che ogni perforazione necessita di "sei mesi o più".

Le nuove perforazioni avranno luogo a una profondità di circa 5.700 piedi (1.700 metri), leggermente superiore a quella della Deepwater Horizon, la piattaforma situata al largo delle coste della Louisiana, la cui esplosione lo scorso 20 aprile ha causato la gigantesca marea nera che infesta il Golfo del Messico.

fonte: repubblica.it

Il solare costa meno del nucleare

Oggi negli Stati Uniti la produzione di energia solare costa meno di quella nucleare. Lo afferma un articolo pubblicato il 26 luglio sul New York Times, che riprende uno studio di John Blackburn, docente di economia della Duke University. Se si confrontano i prezzi attuali del fotovoltaico con quelli delle future centrali previste nel Nord Carolina, il vantaggio del solare è evidente, afferma Blackburn. «Il solare fotovoltaico ha raggiunto le altre alternative a basso costo rispetto al nucleare», spiega Blackburn, nel suo articolo Solar and Nuclear Costs - The Historic Crossover, pubblicato sul sito dell’ateneo. «Il sorpasso è avvenuto da quando il solare costa meno di 16 centesimi di dollaro a kilowattora» (12,3 centesimi di euro/kWh). Senza contare che il nucleare necessita di pesanti investimenti pubblici e il trasferimento del rischio finanziario sulle spalle dei consumatori di energia e dei cittadini che pagano le tasse.

COSTI FOTOVOLTAICO IN DISCESA - Secondo lo studio di Blackburn negli ultimi otto anni il costo del fotovoltaico è sempre diminuito, mentre quello di un singolo reattore nucleare è passato da 3 miliardi di dollari nel 2002 a dieci nel 2010. In un precedente studio Blackburn aveva dimostrato che se solare e eolico lavorano in tandem possono tranquillamente far fronte alle esigenze energetiche di uno Stato come il Nord Carolina senza le interruzioni di erogazione dovute all’instabilità di queste fonti.

COSTI NUCLEARE IN CRESCITA - I costi dell'energia fotovoltaica, alle luce degli attuali investimenti e dei progressi della tecnologia, si ridurrà ulteriormente nei prossimi dieci anni. Mentre, al contrario, i nuovi problemi e l'aumento dei costi dei progetti hanno già portato alla cancellazione o al ritardo nei tempi di consegna del 90% delle centrali nucleari pianificate negli Stati Uniti, spiega Mark Cooper, analista economico dell'Istituto di energia e ambiente della facoltà di legge dell'Università del Vermont. I costi di produzione di una centrale nucleare sono regolarmente aumentati negli ultimi anni e le stime sono costantemente in crescita.

fonte: corriere.it

mercoledì 30 giugno 2010

New York passa ai taxi ibridi

Bye bye vecchi taxi gialli di New York e benvenuti alle nuove vetture che rispettano l'ambiente, non inquinano e risparmiano in carburante. Entro il 2012, aveva promesso già 3 anni fa il sindaco Michael Bloomberg, ci saranno 13mila taxi a motore elettrico in giro per la Grande Mela. Nel frattempo Obama, lo scorso anno, presentava il nuovo piano energetico nazionale e ordinava ai produttori di adeguarsi entro il 2016 alla soglia di consumo massimo delle 35 mpg (miglia per gallone) di carburante, i nostri 13 km con un litro. E le promesse iniziano ora a farsi realtà: spariscono, seppur lentamente, le vecchie Ford Crown Victoria molto diffuse in città, mentre compaiono i primi modelli di autoveicoli a risparmio energetico, anche se le lamentele per le loro dimensioni anguste fioccano. Ford invece chiude la sua linea di produzione dei mitici taxi newyorchesi in Canada.

IL PIANO BLOOMBERG – A maggio 2007 era arrivata la promessa del sindaco Bloomberg: ogni taxi della Grande Mela sarebbe stato ibrido da lì a 5 anni. In tutto circa 13mila vetture da sostituire con esemplari a basso consumo, il 20 per cento ogni anno fino ad arrivare al 2012. Di questi 13mila taxi, il 90 per cento erano tutte dello stesso modello, Ford Crown Victoria, quell'auto che, come raccontava questo week-end il New York Times, a breve non esisterà più perché Ford ha deciso di chiudere entro la fine dell'anno la fabbrica canadese che la costruisce. Le Crown Victoria andranno dunque a esaurimento: simbolo del trasporto passeggeri in città, ma note anche dalle forze dell'ordine, visto che la Polizia le usava già dal 1992. Per sostituirle, in concerto con il piano Bloomberg, si è attivata anche la Taxi and Limousine Commission, che ha promosso il concorso "Taxi of Tomorrow" per disegnare l’alternativa gialla alla Crown Victoria.

TAXI IBRIDI – Per il momento ci sono ancora 8mila esemplari di taxi Crown Victoria per le vie di New York. Ma alcuni gestori del servizio sono già passati alla soluzione ibrida da qualche tempo, scegliendo tra i veicoli a disposizione delle varie case automobilistiche, come la Nissan Altima, la Toyota Camry, la Ford Escape, che rispettano tutte, chi più chi meno, i dettami di Obama in tema di risparmio di carburante. La stessa Ford sta lavorando anche a un nuovo modello di Transit, che per ora è solo un concept, per rispondere alle lamentele dei clienti che stanno provando le macchine ibride: d'accordo la tutela dell'ambiente, ma i nuovi modelli non sono molto adatti per chi è alto e picchia testa e ginocchia e per la scomodità nelle operazioni di salita e discesa.

fonte: corriere.it

Borse in recupero dopo il martedì nero

La giornata sembra svoltare rispetto alle tendenze infauste con cui si erano chiusi i listini di martedì. Le Borse europee aprono la giornata in territorio positivo. A Milano l’indice Ftse It All Share guadagno 0,31%, Parigi lo 0,1%, Francoforte lo 0,08%, Londra lo 0,15%. Dopo un avvio in lieve progresso e un successivo ripiegamento in territorio negativo (-0,07%), Piazza Affari si è di nuovo orientata al segno positivo e al momento il Ftse Mib è in attivo con un +0,61%, collocando Milano come la migliore tra le piazze europee. L'andamento dell'asta Bce promette di condizionare sensibilmente la performance dei mercati perché un volume eccessivo di richieste da parte del sistema finanziario potrebbe essere interpretato come un'ammissione di nuove gravi difficoltà nel settore e di un preoccupante malfunzionamento del mercato del credito interbancario.

RECUPERANO LE BANCHE- Dopo un avvio incerto i titoli bancari intanto hanno preso la strada dei rialzi:, con la quota in continua oscillazione intorno alla parità. L'indice Ftse Mib passa da un minimo del -0,4% a un massimo del +0,7%, e ora segna un +0,29%, a 19.291 punti, con l'All Share a +0,26%. Occhi puntati sugli esiti dell'asta Bce della mattinata, che darà il polso della situazione sul mercato interbancario. Nell'attesa sono proprio i bancari a recuperare terreno dopo i cali di ieri: Unicredit a +0,4%, Intesa +0,7%, Mediobanca +0,9%, Banco Popolare +1,5%. Riscontri in parte positivi nell'energia, con Eni ed Enel in rialzo, Saipem a +1,1%; giù invece i difensivi. Atlantia guadagna lo 0,6% dopo l'annuncio di un rincaro delle tariffe autostradali. Balzo di Autogrill (+2,3%). Bene Fiat (+1,2%), con Exor +2%. Pirelli a +1,3%. Nel lusso bene Bulgari e Geox. In calo Telecom (-1,1%). Tra i minori in luce Amplifon (+2,2%) dopo un report positivo

fonte: corriere.it

martedì 8 giugno 2010

I giardinieri del corallo

Le barriere coralline del mondo cominceranno a disintegrarsi entro la fine del secolo, come conseguenza dell'aumento di anidride carbonica che rende gli oceani più acidi. Questo l'allarme lanciato dagli scienziati che hanno identificato il 'punto di non ritorno' dell'ecosistema dei coralli, ovvero il momento in cui la capacità delle barriere di rigenerarsi verrà sorpassata dalla velocità con cui si disgregano. E tra i numerosi rimedi che sono stati ipotizzati o messi in campo per la salvaguardia delle barriere è stata prospettata una soluzione semplice ed economica per tenerle in vita rigogliose. Si tratta di una sorta di giardinaggio marino: basta trapiantare rametti di corallo rotti sulle barriere coralline e questi nel giro di qualche anno formeranno nuovi grandi coralli adulti, del tutto reintegrati nella barriera.

Graham Forrester, dell'università di Rhode Island, ha studiato infatti un sistema molto simile a quello usato nel per piantare talee (rametti di una pianta messi a germogliare). Secondo quanto riferito sulla rivista Restoration Ecology, questa tecnica è stata testata con successo al largo delle Isole Vergini britanniche le cui barriere coralline sono messe a dura prova dalle tempeste. Non serve essere un giardiniere esperto per sapere che piantando un rametto rotto ne può nascere una nuova pianta grande e rigogliosa: il rametto (o talea) interrato emette radici e genera un nuovo individuo.

Gli esperti hanno provato a fare lo stesso con pezzi di corallo: hanno 'piantato' rametti di corallo danneggiati, scoprendo nel giro di pochi mesi molte di queste microcolonie 'attecchiscono' a perfezione e in alcuni anni riescono a formare nuovi grandi banchi corallini. Trovare misure urgenti rimane comunque uno degli obiettivi dei ricercatori perché oltre 9 mila barriere coralline in tutto il mondo - dicono gli scienziati - inizieranno a morire quando i livelli di anidride carbonica nell'atmosfera raggiungeranno la concentrazione di 560 parti per milione. Attualmente questa concentrazione è di 388 ppm, ma si stima raggiungerà le 560 ppm per la fine del secolo.

"Questi ecosistemi, che ospitano la più grande biodiversità marina degli oceani verranno severamente danneggiati comunque in meno di 100 anni", dice Jacob Silverman, della Carnegie Institution, della Stanford University della California, responsabile dello studio che ha innescato l'allarme. Pesca, protezione delle coste, turismo: sono solo alcuni dei 'servizi' resi all'uomo dalle barriere coralline, un impatto economico stimato in 172 miliardi di dollari l'anno. Mezzo miliardo di persone dipende da questi ecosistemi per la propria sopravvivenza, così come oltre un quarto di tutte le specie di pesci marini.

Le barriere coralline attualmente sono condannate a scomparire quasi totalmente, considerando che la loro salute è legata alla crescita delle temperature e all'acidificazione degli oceani, oltre che allo sviluppo delle coste, all'eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche e all'inquinamento. Dal 1950 è già scomparso il 20% delle barriere coralline, un altro 20% è a rischio di collasso, mentre il 58% è minacciato dalle attività umane (di cui l'80% nel Sudest asiatico).

fonte: lanuovaecologia.it

Louisiana, si contano i danni dei 320 km di macchia oleosa

La marea nera costerà 31 miliardi di dollari. Le operazioni di pulitura e di copertura del pozzo sono costate a Bp 990 milioni di dollari. Ma per la pulitura del Golfo serviranno tra gli 11 e i 17 miliardi cui vanno aggiunti circa 14 miliardi per risarcire i danni

Ennesima gaffe ieri da parte della Bp, nel giorno numero 48 del disastro ambientale nel Golfo del Messico. Già da circa 24 ore sembra che il nuovo 'tappo' stia funzionando, seppur parzialmente, visto che riesce a catturare solo la metà del petrolio che fuoriesce dal pozzo sottomarino estendendosi per un raggio lungo più che da Roma e Firenze. Ma tanto basta al capo della compagnia petrolifera, Tony Hayward, per dirsi "pleased', cioé felice del risultato appena raggiunto.
Espressione duramente censurata dall'ammiraglio Thad Allen, che ha frenato l'entusiasmo espresso dalla compagnia, prima responsabile di un disastro che sta mettendo in ginocchio intere comunità: "Stiamo facendo i giusti progressi - ha detto l'alto ufficiale che sta seguendo per conto della Casa Bianca tutte le operazioni nel Golfo - tuttavia penso che nessuno possa sentirsi felice sino a quando c'é petrolio in acqua".

Non è la prima volta che Hayward compie un passo falso. Già la settimana scorsa disse in un'intervista: "rivoglio la mia vita". Una frase che fece infuriare in parenti degli undici operai che morirono nello scoppio della base.
L'ammiraglio ha riferito in tv che la macchia di petrolio che esce dal pozzo a 1.500 metri di profondità si sta estendendo a macchie di leopardo per un raggio di 200 miglia, pari a 320 km. Intanto la Cnn mostra già le mappe simulate che mostrano dove, secondo gli studiosi, il petrolio arriverà quando invaderà nelle prossime settimane l'oceano Atlantico. Il New York Times, invece, punta a scoprire cosa accadde sulla Deepwater Horizon quel maledetto 20 aprile. E il risultato dell'inchiesta è sconfortante. Come sintetizza il titolo in prima pagina non è chiaro chi comandasse sulla base.

"Per più di sei giorni - racconta il Nyt - a maggio, in una fredda e anonima stanza d'albergo della zona, sei agenti federali hanno interrogato senza sosta i responsabili della base Deepwater Horizon, per saperne di più". Ma le risposte non furono soddisfacenti. L'articolo descrive la frustrazione degli inquirenti di fronte alle risposte evasive dei loro interlocutori. Dopo aver tentato di ricostruire, minuto dopo minuto, le ore precedenti e immediatamente successive all'incidente, gli agenti hanno costatato l'assoluta mancanza di organizzazione e di coordinamento tra i responsabili della base, tanto che le eccezioni alle regole erano ormai diventate all'ordine del giorno. Insomma, gravi difetti d'informazione, ritardi nella reazione. Tutti fattori che, secondo gli inquirenti, hanno reso questo tipo di incidente molto più probabile del previsto, soprattutto visto che a operare nella stessa strutture erano diverse compagnie.

Infine, l'ennesima stima dei danni economici finali del disastro. Ma stavolta i numeri fanno impressione: secondo le cifre del Credit Suisse, pubblicate in prima pagina dal Washington Post, la marea nera costerà 31 miliardi di dollari, circa 25,8 miliardi di euro. Più o meno quanto la manovra correttiva di Giulio Tremonti.
Sinora, il prezzo delle operazioni di pulitura e di copertura del pozzo, s'é aggirato sui 990 milioni di dollari, con una media giornaliera che varia tra i 14 e i 30 milioni di dollari. In futuro, secondo questo studio, per concludere la pulitura del Golfo, tra mare e coste, serviranno tra gli 11 e i 17 miliardi.
A questi vanno aggiunti i circa 14 miliardi che saranno necessari per risarcire i danni enormi che la marea di petrolio sta già causando all'industria della pesca e del turismo.

fonte: lanuovaecologia.it
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Passatempo Preistorico

Moonstone Madness

Pronti a partire, pronti per distruggere tutto? Bene, allora fate un salto indietro nell'era preistorica e immergetevi in questa nuova avventura dal gusto tribale. A bordo del vostro cinghiale dovrete raccogliere le gemme preziose necessarie per passare alle missioni successive, saltando gli ostacoli se non volete perdere il vostro bottino e distruggendo i totem a testate per conquistare altre gemme utili. Inoltre, una magica piuma vi catapulterà verso il cielo dove punti e gemme preziose sono presenti in gran quantità, per cui approfittatene! cercate di completare la missione entro il tempo limite, utilizzando le FRECCE direzionali per muovervi, abbassarvi e saltare, e la SPACEBAR per prendere a testate i totem.

Change.org|Start Petition

Blog Action Day 2009

24 October 2009 INTERNATIONAL DAY OF CLIMATE ACTION

Parco Sempione - Ecopass 2008

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