giovedì 12 febbraio 2009

Le piante esotiche sfrattano le italiane

Sono arrivate per caso, si sono trovate bene e hanno messo radici. Sono le specie vegetali esotiche, in larga parte tropicali, che hanno deciso di stabilirsi in Europa. Niente di nuovo, in linea di principio, visto che tutti veniamo da una migrazione. Ma negli ultimi anni, sotto la spinta del cambiamento climatico e dei viaggi sempre più frequenti, il processo ha preso velocità scatenando una competizione accanita tra specie autoctone e aliene. Una pressione crescente fotografata nella mappa delle piante invasive in Europa pubblicata sulla rivista scientifica Diversity and Distribution.

Lo studio, nato dalla collaborazione tra ricercatori spagnoli, inglesi e della Repubblica ceca, parte dall'analisi di 52 mila siti nell'Europa nord occidentale, centrale e meridionale. In ogni sito è stata studiata la proporzione tra piante aliene e piante originarie mettendo in correlazione il dato con la tipologia del luogo.

Si è così scoperto che il rischio d'invasione cresce negli habitat indeboliti da un intervento umano rapido e violento, cioè nei paesaggi che hanno subito una drastica alterazione nel giro di pochi decenni, in particolare negli ambienti agricoli, costieri e urbani. Va meglio nelle aree ben conservate: praterie, foreste, macchia mediterranea, brughiera.

Altri due fattori di rischio sono la densità degli insediamenti umani e il clima. Nelle aree poco popolate della Svezia, della Finlandia e della Spagna centrale il numero delle specie aliene è basso, mentre con il crescere della densità demografica diminuisce la stabilità degli ecosistemi e la competizione dei nuovi arrivati risulta più spesso vincente. Dal punto di vista climatico, temperature alte e quote basse giocano a favore delle specie aliene.

Secondo l'Unione internazionale per la conservazione della natura (Uicn), metà delle 4.700 piante da fiore, conifere e felci endemiche presenti in Europa è minacciato e 64 sono già scomparse. La responsabilità, osserva Massimiliano Rocco, del Wwf, è legata soprattutto ai grandi cambiamenti nell'utilizzo delle terre agricole e dei boschi: "Il problema dell'invasione delle specie vegetali esotiche appare ancora oggi meno sentito rispetto all'invasione di specie animali, ma non per questo è meno problematico. In Italia sono ormai 1.023 le specie vegetali aliene e di queste 523 si sono insediate stabilmente negli ambienti naturali o semi naturali, mentre per altre 438 si tratta di presenze definite casuali".

Tra le piante naturalizzate, 162 sono considerate invasive in quanto capaci di diffondersi rapidamente. In questo gruppo troviamo: la robinia, pianta africana da tempo perfettamente adattata; la amorpha fruticosa e la yucca gloriosa, nelle zone costiere con macchia mediterranea; un cardo esotico introdotto per fare biofuel e ibridato con il carciofo spontaneo; nell'Arcipelago toscano la Oxalis pes-caprae originaria del Sudafrica, e il genere Amarathus L. che comprende circa 70 specie nel mondo ed è altamente invasivo.

fonte: repubblica.it

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