Lo studio, nato dalla collaborazione tra ricercatori spagnoli, inglesi e della Repubblica ceca, parte dall'analisi di 52 mila siti nell'Europa nord occidentale, centrale e meridionale. In ogni sito è stata studiata la proporzione tra piante aliene e piante originarie mettendo in correlazione il dato con la tipologia del luogo.
Si è così scoperto che il rischio d'invasione cresce negli habitat indeboliti da un intervento umano rapido e violento, cioè nei paesaggi che hanno subito una drastica alterazione nel giro di pochi decenni, in particolare negli ambienti agricoli, costieri e urbani. Va meglio nelle aree ben conservate: praterie, foreste, macchia mediterranea, brughiera.
Altri due fattori di rischio sono la densità degli insediamenti umani e il clima. Nelle aree poco popolate della Svezia, della Finlandia e della Spagna centrale il numero delle specie aliene è basso, mentre con il crescere della densità demografica diminuisce la stabilità degli ecosistemi e la competizione dei nuovi arrivati risulta più spesso vincente. Dal punto di vista climatico, temperature alte e quote basse giocano a favore delle specie aliene.
Secondo l'Unione internazionale per la conservazione della natura (Uicn), metà delle 4.700 piante da fiore, conifere e felci endemiche presenti in Europa è minacciato e 64 sono già scomparse. La responsabilità, osserva Massimiliano Rocco, del Wwf, è legata soprattutto ai grandi cambiamenti nell'utilizzo delle terre agricole e dei boschi: "Il problema dell'invasione delle specie vegetali esotiche appare ancora oggi meno sentito rispetto all'invasione di specie animali, ma non per questo è meno problematico. In Italia sono ormai 1.023 le specie vegetali aliene e di queste 523 si sono insediate stabilmente negli ambienti naturali o semi naturali, mentre per altre 438 si tratta di presenze definite casuali".
Tra le piante naturalizzate, 162 sono considerate invasive in quanto capaci di diffondersi rapidamente. In questo gruppo troviamo: la robinia, pianta africana da tempo perfettamente adattata; la amorpha fruticosa e la yucca gloriosa, nelle zone costiere con macchia mediterranea; un cardo esotico introdotto per fare biofuel e ibridato con il carciofo spontaneo; nell'Arcipelago toscano la Oxalis pes-caprae originaria del Sudafrica, e il genere Amarathus L. che comprende circa 70 specie nel mondo ed è altamente invasivo.
fonte: repubblica.it

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