venerdì 20 febbraio 2009

Orti anti-crisi

La grande crisi sembra spingere i sudditi di sua Maestà a riconsiderare le gioie dell'orto sotto casa. Tanto che il National Trust, davanti a una lista di attesa di 100mila persone, ha deciso di usare la terra delle dimore storiche per dare ai britannici la possibilità di coltivarsi frutta e verdura in proprio

L'ultima volta che i britannici imbracciarono in massa vanga e zappa i bombardieri della Luftwaffe sganciavano tonnellate di bombe sopra i cieli di Londra. E Churchill lanciò la campagna 'dig for victory', ovvero convertire i parchi pubblici alla coltivazione di patate e cavoli. Oggi la situazione non è altrettanto tesa ma la grande crisi sembra spingere i sudditi di sua Maestà a riconsiderare le gioie dell'orto sotto casa. Tanto che il National Trust, davanti a una lista di attesa di 100mila persone, ha deciso di usare la terra delle dimore storiche per dare ai britannici la possibilità di coltivarsi frutta e verdura in proprio.

La richiesta di 'allotment' - piccoli appezzamenti di terra a uso agricolo spesso piazzati anche nel centro delle città - è infatti negli ultimi mesi esplosa. Così il National Trust, la Ong britannica che si occupa della gestione del patrimonio culturale del Regno Unito, ha deciso di mettere a disposizione dei cittadini 1.000 nuovi 'allotment' ricavandoli dalle terre incolte e non utilizzate che sono parte dei suoi poderi. Non pochi, visto che il National Trust è il più grande 'latifondista' privato di tutta la Gran Bretagna. Terreni che, tutti insieme, saranno in grado di produrre 2,6 milioni di cespi di lattuga o 50mila sacchi di patate all'anno.

"Non si tratta solo di risparmiare denaro", ha detto Fiona Reynolds, direttrice del National Trust, "ma di ricavare soddisfazione dal raccogliere il frutto del proprio lavoro". Un cambio nella mentalità ancor prima che nel portafoglio. Cambiamento che, concede la Reynolds, è stato forse scatenato - quantomeno velocizzato - dalla crisi economica in cui si dibatte ora il Regno Unito. Il piano del National Trust, dice, si è inserito in una fase in cui le persone danno più valore a cose "reali" - tempo con la famiglia, cibo salutare - rispetto a desideri "materiali".

E per sostenere, sul lungo periodo, la 'rivoluzione verde' - che sa tanto di ritorno alle origini - il National Trust non solo metterà a disposizione la terra, ma anche i suoi esperti dal pollice verde. Così che pure i principianti, fino a ieri abituati a vedere le carote già impacchettate sui banchi del supermercato, apprenderanno le competenze necessarie per diventare dei novelli contadini. "Il nostro primo obiettivo - ha dunque spiegato la Reynolds - è dare la terra". Che verrà data in affitto in cambio di una pigione molto bassa. "Detto questo - ha concluso - vogliamo anche insegnare a queste persone cosa coltivare e come".

fonte: lanuovaecologia.it

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