giovedì 9 aprile 2009

Antartide, 50 anni di pace e ricerca scientifica

E’ iniziato il 6 aprile e si concluderà il 17 a Baltimora, nel Maryland, il trentaduesimo “Antarctic treaty consultative meeting" che quest’anno ha per tema “50 anni di pace e scienza”.

Il meeeting ospitato dagli Usa cade in un periodo decisivo per l’Antartide, che secondo gli scienziati è uno dei luoghi del nostro pianeta dove il riscaldamento climatico è più rapido. Non a caso l’incontro si è aperto con la prima riunione comune dei delegati degli Stati firmatari del Trattato antartico e di quelli del Consiglio Artico.

A Baltimora 400 diplomatici, ricercatori, “gestori” e specialisti polari di 47 Paesi stanno affrontando le questioni relative alla protezione dell’ambiente, alla scienza polare ed al turismo.

Il congresso è stato aperto del segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, che ha detto che l´Antartide «è uno dei luoghi più remoti, più belli e più pericolosi del nostro pianeta. L’Antartide è importante per la conoscenza del nostro pianeta e per le nostre capacità di prevedere i cambiamenti causati dal riscaldamento mondiale ed attenuarli. Il crollo il 4 aprile del ponte di ghiaccio che collegava la piattaforma Wilkins all’´Antartide ci ha ricordato che il global warming ha già effetti enormi sul nostro pianeta e che non abbiamo tempo da perdere per affrontare questa crisi. Occorre anche accordare una più grande attenzione all’Artico. Sono molto felice che l’amministrazione Obama abbia indicato chiaramente che siamo risoluti ad operare di concerto con voi, a giocare un ruolo essenziale, a prepararci ad agire in modo concertato a Copenhagen di fronte al cambiamento climatico mondiale».

Il meeting di Baltimora celebra anche il cinquantesimo anniversario della firma del Trattato per l’Antartide e conclude l´Anno polare internazionale, durante il quale scienziati di una sessantina di Paesi hanno svolto lavori coordinati di ricerca polare, ottenendo grandissimi risultati sia per la conoscenza dei meccanismi climatici che per le innumerevoli scoperte di biodiversità..

Gli Usa dovrebbero presentare al meeting diverse proposte «Tra le quali una che mira a limitare la stazza delle navi che possono sbarcare viaggiatori in Antartide – spiega il sito del governo statunitense – ed un’altra destinata ad elaborare norme più stringenti per quello che riguarda l’uso di scialuppe di salvataggio a bordo di navi che trasportano dei turisti con destinazione il Continente australe».

Il Trattato Antartico, firmato nel 1952 negli Usa da 12 Paesi, è entrato in vigore nel 1961, ed inizia con questa frase: «Riconoscendo che l´interesse comune di tutta l’umanità è che l’Antartide sia esclusivamente riservata ai soli scopi pacifici». Il Trattato garantisce la libertà di ricerca scientifica nel Continente ghiacciato ed i suoi protocolli vietano attività come le ricerche petrolifere, gasiere e minerarie.

Il patto per l’Antartide rappresenta anche il primo accordo multilaterale per il disarmo visto che vieta ogni esplosione nucleare ed ogni attività militare in questa parte del pianeta.

I primi firmatari furono Argentina, Australia, Belgio, Cile, Francia, Giappone, Gran Bretagna, Norvegia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Urss ed Usa, ed alcuni di loro “rivendicano” anche aree di “sovranità” sull’Antartide.

Nel 2000 si unirono al Trattato Paesi che effettuano in Antartide lavori di ricerca: Italia, Brasile, Cina, Corea del sud, Equador, Finlandia, Germania, India, Olanda, Perù, Polonia, Spagna, Svezia, Uruguay e la Russia che ha raccolto eredità ed obblighi dell’Urss.

Successivamente hanno aderito al Trattato come osservatori altri 18 Paesi: Austria, Bielorussia, Canada, Colombia, Cuba, Bulgaria, Corea del nord, Danimarca, Estonia, Grecia, Guatemala, Papua Nuova Guinea, Repubblica Ceca, Slovacchia, Svizzera, Turchia, Ungheria e Venezuela.

I 46 Stati membri del Trattato Antartico rappresentano I due terzi della popolazione mondiale.

Il trattato vieta in Antartide ogni attività ed esperimenti militari, le esplosioni atomiche e il deposito di scorie nucleari e prevede ispezioni in tutte le basi ed installazioni situate in Antartide per verificare il rispetto di queste disposizioni. A questo riguardo, affronta anche i problemi giuridici e politici relativi alle rivendicazioni territoriali in Antartide e dichiara che nessun atto né nessuna attività effettuata durante il periodo in cui il Trattato è in vigore possono costituire la base per tali rivendicazioni.

Nonostante questo 7 Paesi ( Argentina, Australia, Cile, Francia, Nuova Zelanda, Norvegia e Gran Bretagna) rivendicano parti dell’Antartide, con settori di interesse che spesso si sovrappongono, soprattutto nella Penisola antartica, più vicina al Sudamerica. Un solo settore non è rivendicato da nessuno, ma ha una presenza americana.

Queste rivendicazioni sono il vero pericolo per il futuro: la corsa alle risorse antartiche è cominciata da tempo, la sovra pesca sta già danneggiando seriamente risorse ittiche che si pensavano infinite, il riscaldamento globale sta “liberando” risorse minerarie che si pensavano irraggiungibili, il cambiamento climatico sta aprendo le banchise rendendo più facile lo sfruttamento della delicatissima biodiversità del mare antartico e più accessibile il Continente ad un turismo crescente.. Tutti elementi che potrebbero portare dalle rivendicazioni territoriali teoriche ad un’occupazione effettiva, non più solo scientifica, ma anche militare ed economica.

fonte: greenreport.it

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