Una nuova perizia della procura della Repubblica di Rovigo consegnata al ministero dell'Ambiente, mostrerebbe che le rassicurazioni di Enel sulla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle "sono del tutto inconsistenti, che esistono gravi lacune sulla stima degli impatti per l'ambiente, e che il carbone rimane la scelta più onerosa per il delicato equilibrio del Parco naturale del Delta del Po". Lo afferma, in una nota, un gruppo di associazioni ambientaliste, secondo il quale "la scelta di Enel mira unicamente a massimizzare il proprio profitto, utilizzando il combustibile più economico e più sporco oggi esistente sul mercato, in deroga alle leggi esistenti per la tutela dell'ambiente".
Immediata la reazione del Comitato d'azione dei lavoratori della centrale alle obiezioni degli ambientalisti. Secondo i lavoratori il progetto di conversione della centrale di Porto Tolle applica le migliori tecnologie disponibili e con il carbone pulito le emissioni sono ridotte dell'80%. "Confidiamo che gli ultimi atti della Procura siano stati legittimamente compiuti - sottolineano i lavoratori in un documento diffuso ieri in serata - Ma non ci è chiaro perché sia Greenpeace a diffonderli a mezzo stampa: questa è la seconda consulenza tecnica ed è il secondo impiego di risorse pubbliche disposti dalla procura, riguardo a un fascicolo aperto a carico di ignoti. E il risultato qual è? Sorprendente, non c'è che dire".
Per i lavoratori della centrale, "fa sorridere che Greenpeace attribuisca ai consulenti tecnici della procura l'affermazione che l'olio combustibile a bassissimo tenore di zolfo risulterebbe a Porto Tolle la scelta più razionale". Si ricorda, tra l'altro, che rispetto all'attuale assetto a olio stz "la conversione a carbone ridurrà le emissioni dell'80%".
fonte: lanuovaecologia.it
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