martedì 14 aprile 2009

Strage di coralli e spugne

L'estate marina si è allungata di oltre trenta giorni e l'aumento della temperatura del mare registrato fra il 1974 e il 2006 nel Mediterraneo ha provocato episodi di mortalità di massa di organismi che abitano il fondo marino. È quanto emerge da uno studio spagnolo del Consiglio Superiore di Ricerche Scientifiche (Csic) pubblicato sulla rivista Proceedings dell'Accademia nazionale di scienze statunitense, secondo il quale la mortalità di organismi invertebrati è il prodotto del riscaldamento globale.

In periodi estivi estremamente lunghi e caldi, come quelli registrati dal 1999 al 2003, si sono prodotti processi di mortalità di massa sui fondali del Mar Ligure e in quasi tutto il Mediterraneo nord occidentale. I ricercatori sottolineano nell'indagine che l'allungamento delle condizioni estive nel mare, provocato dal riscaldamento globale, è dovuto all'incremento nella durata e intensità della stratificazione o mancanza di mescolanza fra le acque profonde, più fredde e ricche, e quelle superficiali. In altre parole, durante il periodo estivo lo strato superficiale del mare si riscalda progressivamente, per cui aumenta il contrasto termico con gli strati inferiori. Questa situazione di stratificazione e di mancanza di mescolanza fra le acque del fondo e della superficie si sviluppa da maggio ad ottobre.
Diversi tipi di invertebrati, inclusi coralli e spugne, risultano danneggiati spesso in maniera mortale dalle condizioni prolungate dell'estate.
"Sopportano una durata normale delle condizioni avverse rappresentate dal periodo estivo - spiegano gli scienziati del Csic, guidati da Rafael Coma, del Centro di studi avanzati di Blanes (Girona) - ma non possono superare un prolungamento anomalo, specialmente se questo si produce in combinazione con temperature elevate in maniera anormale". Coma evidenzia che "la causa della mortalità di questi organismi è lo stress fisiologico dovuto alle limitazioni energetiche".
Le alte temperature comportano infatti "un maggiore sforzo respiratorio e non c'é molto alimento disponibile, dato che gli elementi nutritivi non salgono dalle acque profonde più fredde a quelle superiori, più calde". Marta Ribes, ricercatrice dell'Istituto di Scienza del Mare del Csic, sottolinea che "l'aumento di episodi di mortalità produrrà cambiamenti profondi anche nella composizione delle comunità litorali che vivono negli strati superiori del mare". I ricercatori assicurano che, per potere quantificare e limitare gli effetti del cambio climatico globale sugli ecosistemi, è indispensabile l'istituzione di osservatori per il rilevamento costante di dati ambientali.

fonte: lanuovaecologia.it

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