Ci sono 11mila chilometri di distanza tra i due Poli e fino ad oggi gli scienziati pensavano che le acque tiepide dei Tropici fossero una barriera per gli spostamenti di gran parte degli animali, fatta eccezione per le balene grigie o alcuni tipi di uccelli migratori. Le spedizioni degli esperti del "Censimento" invece hanno rilevato che esistono almeno 235 specie marine - crostacei, lumache di mare, meduse - che vivono sia in Artide che in Antartide (sono in corso le analisi del Dna per un'ulteriore conferma). Esemplari che ben sopportano un freddo rigidissimo: il "Chionodraco hamatus", ad esempio, vive al Polo Sud, a temperature in cui il sangue degli altri pesci si congelerebbe. Queste rivelazioni aprono scenari interessanti per i ricercatori, che ora si interrogano sulle origini di questi animali e su come siano finiti agli antipodi della Terra. Le prove raccolte dimostrerebbero che i loro spostamenti sono dovuti all'innalzamento della temperatura dei mari.
Un'altra sorpresa per i biologi è stata scoprire che i mari polari sono una ricchezza per la biodiversità. Ci abitano moltissime specie: ce ne sono 5.500 in Artide, 7.500 in Antartide, metà delle quali non si trovano in nessun altro luogo della Terra. "Non sono affatto dei deserti. Anzi, ospitano una gran varietà e quantità di animali", spiega Ian Poiner, membro del comitato del Censimento. A colpire i ricercatori è stato soprattutto il Polo Sud: grazie ad alcune tecniche molecolari gli scienziati sono arrivati alla conclusione che, durante milioni di anni, lì si sono sviluppate forme di vita che oggi si trovano nelle zone marine più settentrionali del mondo. Si tratta quindi di una "incubatrice" ghiacciata che, secondo quanto ipotizzano, regolarmente apporta nuove specie, come ragni di mare e crostacei.
Le spedizioni hanno anche lo scopo di monitorare l'evoluzione di questi ecosistemi: registrano gli effetti del global warming sulla distribuzione, sul numero e sulla diversità degli esemplari. Tra i cambiamenti più rilevanti che sono stati osservati c'è la tendenza delle specie più piccole ad aumentare nei mari artici, mentre quelle più grandi stanno diminuendo. Le ragioni sono oscure, ma è certo che questo avrà molte implicazioni sulla catena alimentare. Sono ancora molti gli argomenti al vaglio degli esperti e tanti sono i misteri da svelare. Come dice Poiner, "l'uomo sta iniziando solo ora a capire la natura di questi mari". Appuntamento, quindi, all'autunno del 2010.
fonte: repubblica.it

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