lunedì 16 febbraio 2009

Nei ristoranti americani scatta l'operazione "pesce sostenibile"

E NEGLI Usa è scattata l'ora del pesce sostenibile. Dalle catene dei supermercati come Whole Foods, dove prima di acquistare del pesce si può verificare che non si tratti di una specie a rischio, al ristorante Hook nel villaggio di Georgetown (Washingoton DC) dove tutte le pietanze vengono preparate con pesce non a rischio e prodotto dai mari locali, la parola d'ordine è sempre la stessa: non contribuire in alcuna maniera alla dilapidazione delle risorse ittiche degli oceani.

Ma c'è di più. E' scattata una vera e propria organizzazione di controllo attraverso la rete. Istituti come il Blue Ocean Institute hanno creato un servizio al quale si può inviare il nome di un pesce per verificare se si tratta di una specie locale o invece di una a rischio (locale o non). Altri istituti come il Monterey Bay Aquarium, una delle principali stazioni oceanografiche californiane, hanno addirittura stabilito una partnership con un centinaio di ristoranti sparsi in giro per gli Stati Uniti. Questi si impegano a servire solo pesce oceano-compatibile e in cambio il famoso acquario ne garantisce l'affidabilità con il suo marchio di garanzia. L'acquario statunitense ha infatti istituito un programma online, il Seafood Watch Program, che mira ad educare il pubblico sul consumo compatibile e sullo stato di sfrutamento delle peschiere mondiali.

Infatti per la diffusione di una coscienza culinaria ecocompatibile, negli Usa è essenziale sfondare sul fronte dei ristoranti, dal momento che la maggioranza del pesce importato finisce nelle taverne del paese. E' così per la difesa del Marlin (una specie di tonno blu) del pesce spada e di tutte le altre speci ittiche munite di becco e di cui, secondo la International Game Fish Association, gli americani sono i maggiori consumatori mondiali. Nel caso del Marlin il pericolo di estinzione è così grave che l'IGFA, in collaborazione con la National Coalition for Marine Conservation e la Billfish Foundation, ha lanciato una campagna di sensibilizzazione pubblica nella speranza che i ristoranti americani si decidano finalmente ad eliminare il pesce spada e il tonno blu dai loro menu.

Ma, nel grande mondo della ristorazione, come si può immaginare la guerra alla sovrappesca delle specie a rischio si combatte soprattutto sul fronte dei Sushi Bar che ogni anno negli USA servono oltre 225 miliardi di pietanze e che assorbono il 70 per cento del pesce non di allevamento.

E così è partita la battaglia ambientalista. Con i mezzi più disparati. A settembre del 2008 alcuni studenti di scuola media superiore di New York hanno smascherato uno dei maggiori Sushi Bar di Manhattan, dimostrando che aveva bluffato nella classificazione del tonno: quello usato per preparare le pietanze apparteneva ad una specie a rischio. Nemmeno un mese dopo Greenpeace smascherava Nobu Matushia, un cuoco considerato la supestar del settore, dimostrando che nel suo ristorante londinese aveva messo in vendita sushi al tonno atlantico, una delle specie maggiormente a rischio.

E così inizia a crescere anche il numero dei sushi bar che hanno deciso di servire esclusivamente pesce sostenibile. E' il caso di Tataki Sushi Bar & Grill di San Francisco, dove lo chef non solo serve pesce oceano-compatibile, ma per assicurarsi che non si ci siano equivoci sulla provenienza del pescato ha adirittura assunto un ittiologo esperto in sostenibilità.
"La nostra filosofia è semplice", ha dicharato Kin Liu, chef e fondatore del ristorante, "Serviamo solo quello di cui possiamo verificare la sostenibilità". Così Tataki finisce con l'avere un menu estremamente vario, legato al pesce disponibile nelle varie stagioni lungo le coste del Pacifico settentrionale.

A questo punto la febbre del pesce oceano-compatibile si sta espandendo anche ad altri paesi. In Canada, a Toronto, ogni anno Jamie Kennedy, chef del Jamie Kennedy Wine Bar, organizza la Sustainable Seafood Celebration, una manifestazione con la quale cerca di convicere pescatori, consumatori e operatori dell'industria alberghiera ad utlizzare solo pesce rinnovabile. Il pesce sostenibile viene servito anche nei ristoranti Moshi Moshi. Una catena londinese di sushi bar, questa ai clienti offre anche la possibilità di scegliere il Clear Conscience Set, un piatto misto che include solo pesci sostenibili e speci indigene dell'Oceano Atlantico e del Mare del Nord

fonte: repubblica.it

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