Finisce in acqua minerale l'anidride carbonica (CO2) naturalmente immagazzinata nel sottosuolo e potrebbe essere questo anche il destino del principale gas serra imprigionato in sacche sotterranee per contrastare il riscaldamento globale. Lo dimostra uno studio pubblicato su Nature, il primo basato su dati raccolti sul campo. Finora il destino della CO2 sequestrata e stoccata nei depositi sotterranei per migliaia di anni si basava soltanto su modelli teorici. Adesso la ricerca condotta in collaborazione fra Gran Bretagna e Canada dimostra che la maggior parte dell' anidride carbonica sequestrata per migliaia di anni nel sottosuolo finisce per dissolversi nell'acqua.
"L'iniezione di CO2 all'interno di profondi strati geologici é stata proposta come una strategia sicura ed economicamente vantaggiosa per immagazzinare l'anidride carbonica catturata dai siti industriali nei quali viene prodotta", osservano i coordinatori della ricerca, Chris Ballentine e Stuart Gilfillan, dell'università britannica di Manchester. Ad esempio, l'ha indicata come una strada da percorrere l'Agenzia Internazionale per l'Energia (Iea), che ha invitato recentemente a sviluppare in tempi rapidi tecniche di sequestro e stoccaggio della CO2, considerandole tecnologie salva-clima.
"Tuttavia - osservano gli autori della ricerca - è difficile accertare le conseguenze a lungo termine dello stoccaggio". Bisogna considerare, insomma, come e dove l'anidride carbonica viene immagazzinata. Per avere dati concreti sulla base dei quali fare previsioni, i ricercatori hanno ricostruito la storia della CO2 in nove siti naturali in Nord America (in Colorado, Nuovo Messico Arizona e Texas), Cina (nella provincia di Jiangsu) ed Europa (in Ungheria, nel bacino della Pannonia).
Per ognuno di questi giacimenti naturali di CO2, che hanno un'età compresa fra 10.000 e 42 milioni di anni, è stata misurata la proporzione di isotopi stabili di CO2 e gas nobili, come elio e neon. È risultato così che, nell'arco di migliaia di anni, l'anidride carbonica imprigionata nel sottosuolo finisce con il dissolversi nelle falde acquifere sotterranee, proprio come accade quando l'anidride carbonica viene aggiunta all'acqua imbottigliata per ottenere acqua frizzante. In pratica l'acqua sotterranea è stata per milioni di anni, ed è ancora, la principale fonte di smaltimento della CO2.
La seconda strada che prende l'anidride carbonica una volta immagazzinata in profondità è meno importante della prima e consiste nella combinazione chimica con i minerali contenuti nelle rocce, che dà origine a carbonati. Per la coautrice dello studio Barbara Sherwood Lollar, dell'università di Toronto, i nuovi dati raccolti sul campo potranno essere utilizzati per mettere a punto modelli al computer più efficienti per individuare i siti di stoccaggio. I ricercatori rilevano che d'ora in poi i siti andranno scelti tenendo conto sia della presenza di acque sotterranee sia del loro percorso, ad esempio per verificare che non risalgano in superficie.
fonte: lanuovaecologia.it

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