L'anno di rottura rischia di essere il 2020: prima un accentuato scioglimento delle nevi sulle Alpi accompagnata da inondazioni; poi una crescente carenza d'acqua al Sud insieme ad una desertificazione che avanza; infine, ma solo per le prossime generazioni, un aumento del livello dei mari con conseguenze più accentuate per le coste adriatiche rispetto a quelle tirreniche. È questo il quadro, come spiegano gli esperti europei, che emerge per l'Italia e i partner del Sud dell'Ue dal 'Libro bianco' varato ieri da Bruxelles che traccia piste comuni ai 27 stati membri per adattarsi al cambiamento climatico "i cui effetti si faranno sentire per almeno 50 anni e nessun settore sfuggirà ai mutamenti".
Insomma - spiega il commissario Ue all'ambiente Stavros Dimas - anche portando a zero le emissioni di gas a effetto serra "l'adattamento è ormai imperativo". Nel presentare le sfide e le soluzioni possibili, il commissario europeo ricorda che l'Europa è all'avanguardia nella riduzione delle emissioni ad effetto serra e ricorda che gli stessi "leader europei all'unanimità hanno convenuto la riduzione del 20% di emissioni entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, indipendentemente da quello che fanno gli altri paesi". Non solo. "L'Europa si è già impegnata - aggiunge Dimas - a portare la soglia dal 20% al 30% se altri paesi sviluppati la seguiranno" convinto, dice, "che passeremo al 30%" al summit di dicembre a Copenaghen.
Un ottimismo che viene anche dai nuovi impegni assunti dal presidente Usa Barack Obama. Alla nuova amministrazione americana il commissario Ue manda a dire: "Siamo molto soddisfatti del fatto che vada avanti con gli impegni che hanno annunciato e abbiamo visto che anche il Congresso è pronto a promulgare una legge", prima del summit di Copenaghen. Questo é un messaggio forte che agevolerà un accordo a dicembre". Insomma, per Bruxelles non c'é più tempo da perdere. "Per paesi come Grecia, Italia e Spagna - spiega infatti Dimas - il rischio è che l'aumento della temperatura nel Mediterraneo sia più elevato rispetto all'aumento medio globale della temperatura. Questo produrrà un impatto sulla scarsità di risorse idriche e di precipitazioni.
Quindi - prosegue Dimas - meno piogge, più siccità, un aumento della desertificazione o comunque del rischio di desertificazione e problemi per la zona costiera e la sua erosione". Nell'Ue ci sono paesi che sono già corsi ai ripari. Ad esempio, una speciale commissione del governo olandese per la protezione delle terre, più basse rispetto al livello del mare (i famosi polder), sono giunti alla conclusione - ha indicato Dimas - "che saranno necessari tra 1,2 e 1,6 miliardi per il loro adattamento delle coste entro il 2050, ma dal 2050 ci vorranno tra 0,9 e 1,5 miliardi l'anno". Le basi del piano europeo dovrebbero essere pronte entro il 2012 e diventare operative dal 2013, grazie a finanziamenti provenienti dalle aste per lo scambio di emissioni: ai prezzi attuali si dovrebbe raccogliere fino a 50 miliardi di euro.
fonte: lanuovaecologia.it

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