venerdì 15 giugno 2007

Decorrenza dei termini: cosa succede se è l’Inps a farci sbagliare

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con la sentenza n. 10091 del 15 maggio 2007, ha spiegato cosa succede nel caso in cui l’Inps fornisca all’utenza dei dati sbagliati in merito alla decorrenza dei termini per la presentazione di un ricorso.La ricorrente, infatti, si era vista revocare da parte dell’Istituto il diritto all’assegno ordinario di invalidità civile e aveva impugnato l’atto. La Corte di Appello, convocata dall’Istituto dopo la sentenza del Tribunale di Firenze, aveva respinto la domanda, poiché era decorso il termine di decadenza per la presentazione del ricorso.L’Inps, infatti, aveva comunicato all’interessata un termine erroneo per la presentazione del ricorso, ma aveva rettificato la comunicazione con una segnalazione successiva.Secondo la Cassazione, dunque, la rettifica dell’Inps è stata oggettivamente idonea a correggere l’erronea comunicazione, poiché con essa l’istituto ha informato in maniera corretta l’assicurata della possibilità di ricorrere all’autorità giudiziaria e del relativo termine: secondo la Corte, infatti, “l’indicazione del termine con riferimento alla norma che lo prevede è da ritenersi adeguata – in forza del principio generale che ignorantia legis non excusat – e rientrava certamente nella normale diligenza dell’appellata informare il patronato, da cui era assistita, dell’avvenuto rigetto in sede amministrativa e delle conseguenti iniziative da assumere”.Per le suddette ragioni, la Cassazione ha respinto il ricorso

fonte: consulenzalavoro.it

Fmi, il bilancio italiano è 'estremamente rigido'

Nel rapporto 'Italy: budget system reforms' il Fondo monetario internazionale elenca i fattori che impediscono al nostro Paese il miglioramento della qualità della spesa pubblica
'Estrema rigidità' del bilancio dello Stato italiano con 'circa il 90% delle spese determinate e la mancanza di una revisione periodica dei programmi di spesa'. Sono questi, secondo il Fondi monetario internazionale, i fattori che "rendono difficile il miglioramento della qualità della spesa pubblica e l'individuazione delle risorse finanziarie per perseguire le azioni prioritarie".La denuncia della situazione italiana è contenuta nel rapporto 'Italy: budget system reforms', reso disponibile oggi dal ministero dell'Economia. Il Fondo monetario internazionale suggerisce alcune linee d'azione che potrebbero favorire l'aumento dell'efficacia e dell'efficienza della spesa pubblica. In particolare, si legge nella nota del Tesoro, il Fmi raccomanda di sviluppare una classificazione del bilancio per programmi; rendere le spending reviews parte integrante del processo di formazione del bilancio; focalizzare l'attenzione del Parlamento e del Governo anche sui risultati da raggiungere nel medio periodo e non solo sugli input finanziari assegnati annualmente.Il Tesoro, nella nota, replica al Fondo, precisando che il Governo ha già intrapreso diversi passi nella direzione suggerita dalllo Fmi: a metà aprile il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha indicato i cinque ministeri che avvieranno la spending review (Giustizia, Interni, Istruzione, Infrastrutture, Trasporti). Con il coordinamento della commissione tecnica per la finanza pubblica, sono stati poi costituiti i gruppi di lavoro che analizzeranno i programmi di spesa dei citati ministeri. Il 13 giugno 2007 il ministro dell'Economia ha presentato alle commissioni Bilancio di Camera e Senato la riclassificazione del bilancio condotta in questi mesi con la collaborazione di tutti i dicasteri. Tale nuovo bilancio sarà operativo già con il disegno di legge per il 2008-2010.Il testo integrale del rapporto del Fondo monetario internazionale dal titolo "Italy: budget system reforms" verrà reso noto oggi dal ministero dell'economia. Tale rapporto nasce dalla missione tecnica che gli economisti del dipartimento per Affari fiscali del Fondo hanno svolto in italia, su richiesta del ministro dell'Economia e delle Finanze, Tommaso Padoa-Schioppa, nel periodo 21 marzo-3 aprile 2007 per sostenere il processo di riclassificazione del bilancio e l'avvio della spending review.

fonte: repubblica.it

Corallo, l'Italia sfida gli Usa

Dopo cinquemila anni di libero scambio, le Nazioni Unite mettono le briglie al commercio di corallo. L'oro rosso è stato al centro di una battaglia tra Stati Uniti ed Europa che si è chiusa con un pareggio: si potrà continuare a trasportare da un Paese all'altro piccole quantità di gioielli corallini, mentre per le partite più grandi servirà un certificato. un compromesso che dovrebbe salvare i distretti italiani, leader mondiali nella lavorazione dei coralli. La partita si è giocata all'Aja in occasione della conferenza sul Commercio internazionale delle specie minacciate da estinzione (Cites): sono stati gli americani a chiedere di inserire tra le specie a rischio il corallo rosso e rosa - le qualità più pregiate per la fabbricazione di bracciali, anelli e collane - e limitarne drasticamente il commercio. Ma alla proposta si è opposto il Vecchio Continente, secondo cui il corallo non corre il pericolo di scomparire, come peraltro certificato appena due mesi fa dalla Fao. Ma allora perché gli americani si sono impuntati? Semplice: l'oro rosso che si trova in abbondanza al largo delle Hawaii viene saccheggiato dai pescatori di frodo asiatici, assetati di materie prime per il mercato cinese, con tanto di danni all'ecosistema locale. Una posizione "ecologista" che in questo caso ha paradossalmente proiettato Washington nel ruolo di paladina dell'ambiente, mentre nei grandi negoziati internazionali sul clima si trova sul fronte opposto.
Ma la proposta di regolare rigidamente il commercio di corallo è stata annacquata su pressione europea e, soprattutto, italiana. Le nuove regole, infatti, entreranno in vigore solo tra un anno e mezzo, lasciando così la possibilità alla pubblica amministrazione di predisporre un sistema rapido per il rilascio dei certificati da presentare in dogana, una contromisura necessaria a non scoraggiare con eccessive lungaggini burocratiche i mercanti stranieri. In secondo luogo dalla normativa è stato escluso il corallo fossile ed è stata ottenuta un'esenzione per le piccole quantità di oro rosso, in modo da non soffocare il commercio al dettaglio: i turisti che acquisteranno fino a sette gioielli, per un peso massimo di un chilo, potranno portarli a casa senza presentare alcun certificato. A difesa dell'artigianato si era pronunciato anche il Parlamento europeo, favorevole a non inserirlo tra le specie protette. "Pur non avendo ottenuto esattamente quello che speravamo - ha commentato l'europarlamentare della Margherita Alfonso Andria, impegnato a fondo nella battaglia - bisogna riconoscere che poteva andare peggio". E già, perché la lavorazione dell'oro rosso rappresenta un prodotto di punta del made in Italy: basti pensare che la pesca del corallo al largo delle nostre coste risale al 1400 (anche se oggi la maggior parte viene importata dal Pacifico, lavorata e riesportata), mentre la lavorazione al diciannovesimo secolo. In Italia il settore occupa tra i sette e i diecimila lavoratori, con il solo distretto di Torre del Greco - al quale si aggiungono quelli di Trapani e Alghero - che conta 300 aziende, per un fatturato annuo di oltre 160 milioni di euro (al grammo il corallo lavorato vale 50 dollari). Una produzione che per il 70 per cento sfocia nei mercati di Usa e Cina e che pertanto con regole sull'export come quelle inizialmente proposte da Washington solo in Campania avrebbe provocato una crisi da 130 milioni di euro in tre anni.

fonte: repubblica.it

Nasce il progetto 'Parco dei regi tratturi'

Quasi 3000 chilometri di piste erbose, una rete viaria che unisce il parco nazionale del Gran Sasso ai parchi pugliesi, che mette in comunicazione cinque regioni italiane, decine di comuni, borghi e comunità rurali del centro-sud. Una rete che si srotola attraverso una storia culturale, economica e archeologica ricchissima e che il nostro Paese sta perdendo: è la rete tratturale più fitta d'Europa. Appena la settimana scorsa il World Monument Fund aveva lanciato l'allarme e segnalava i tratturi del Molise - e i servizi e le architetture che li costellano - tra i 100 siti culturali a più grave rischio di scomparsa. Oggi, ricercatori e studiosi di tutt'Europa riuniti a convegno propongono al Ministero per l'Ambiente l'istituzione del "Parco dei regi tratturi". E, insieme agli amministratori di 11 province, chiedono al Ministero per i Beni culturali il riconoscimento di questi siti come patrimonio dell'umanità, tutelato dall'Unesco. Fenomeno millenario, la transumanza dei capi di bestiame cominciava nelle settimane precedenti la calura estiva e permetteva la rigenerazione delle terre temporaneamente abbandonate. La transumanza ha segnato la vita delle popolazioni rurali per secoli, fino agli anni Settanta: pare che l'ultima transumanza tradizionale, a piedi, con lo spostamento di centinaia di migliaia di pecore seguite da pastori e cavalli, risalga al 1972. Il trasferimento avviene ancora in certe zone ma spesso su camion e per un numero ridotto di animali. Il progetto del 'Parco dei regi tratturi' nasce sulle basi di un censimento dei sentieri che ha coinvolto molti studiosi europei, dalla Spagna - dove i percorsi sono già protetti dall'Unesco - alla Slovenia, passando per la Francia. "Sarà un parco speciale, non circoscritto ma reticolare, che intende recuperare e proteggere la tipicità di tutti i paesaggi coinvolti, dal Tavoliere delle Puglie alla Maiella" dice il professor Alessandro Busca, coordinatore del progetto.
I percorsi della transumanza hanno tracciato il reticolato sul quale i Romani costruirono un sistema viario capillare - 100 mila chilometri di strade in tutta Europa. E ai percorsi dei transumanti si sono intrecciati i cammini devozionali. Lungo questi tracciati sono nati villaggi, sono state costruite chiese, fontane e croci viarie che il degrado sta distruggendo. Lungo questi tracciati si sono sviluppate civiltà, economie e maestranze che l'isolamento e la disoccupazione stanno facendo sparire. "L'arte del tombolo di Isernia, quella delle campane di Agnone, quella dei coltelli a Frosolone: attività collegate al passaggio di milioni di capi di bestiame e che si sono identificate con la cultura e l'economia locale - spiega Beniamino Di Rico dell'Università Chieti-Pescara, coinvolta anche per la parte tecnologica del progetto - Realtà che dobbiamo proteggere prima che spariscano". Memoria del passato e valorizzazione delle identità antropologiche, quindi. Ma non solo. "Perché il sistema della transumanza rappresenta un modello di sostenibilità integrata a cui dobbiamo ispirarci per pensare il futuro", sottolinea il professor Giorgio Conti, esperto di progettazione ambientale, già coinvolto nei piani di tutela delle isole di Venezia e abituato a guardare oltre il folklore, "pure importante". "La transumanza - spiega - è parte di un sistema agricolo in sé autonomo, che cioè non ha mai avuto bisogno di energie fossili, né di supporti chimici: il passaggio del bestiame costituisce da solo una pratica di dissodamento delle terre e di fertilizzazione naturale. Inoltre impedisce l'avanzata della boscaglia, un disastro ambientale cui sono collegati disastri idrogeologici. Boscaglia significa incendio e incendio significa emissioni tossiche". Insomma, dietro il sistema della transumanza c'è tutta una gestione delle risorse naturali e del territorio da cui abbiamo ancora molto da imparare per programmare uno sviluppo sostenibile. Come a dire, il futuro è già scritto nel passato.

fonte: repubblica.it

Energia eolica, gli italiani sono d'accordo

L'energia eolica, nel giudizio degli italiani preoccupati per i cambiamenti climatici, nel nostro Paese è "poco sviluppata e dovrebbe esserlo molto di più", togliendo gli stretti limiti di produzione energetica imposti da alcune regioni e creando nuovi parchi eolici, pur nel rispetto delle zone di maggior interesse paesaggistico. Sono queste le conclusioni a cui giunge un'indagine sul consenso sociale dell'energia eolica in Italia promossa dall'Anev (Associazione nazionale energia del vento) e da Greenpeace. Un sondaggio su un campione di 800 italiani, che fa il punto soprattutto sulla situazione sarda: una delle regioni più ventose, in cui era stato imposto un limite di produzione - 550 Megawatt, poi rimosso - e in cui permane il vincolo di utilizzare solo zone industriali degradate per impiantare le pale. La salvaguardia del paesaggio è infatti una delle motivazioni chiave nel basso sviluppo dell'utilizzo del vento come fonte alternativa. Le enormi pale eoliche e il loro impatto creano preoccupazioni, eppure il 50,5 per cento degli intervistati crede che "si dovrebbero impiantare parchi eolici in aree di maggiore vento", tranne in alcune di rilevante interesse paesaggistico. Gli italiani assolutamente contrari allo sviluppo eolico per ragioni paesaggistiche sono invece il 5,4 per cento. L'uso della forza del vento per produrre energia è, nella classifica delle fonti rinnovabili, al secondo posto nelle preferenze degli italiani, dopo il solare fotovoltaico (che, in una scala da 0 a 5, ottiene il voto 4,5) e prima dell'energia idroelettrica, di quella delle onde del mare e delle biomasse. Una larga maggioranza, l'86 per cento, ritiene che l'energia eolica sia poco sviluppata e che potrebbe esserlo molto di più.
Il 59,5 per cento dei residenti in Sardegna vede nell'incremento dell'uso dell'energia eolica "un'opportunità positiva per il nostro territorio e va accettato", mentre un'altra fetta ampia di sardi, il 30,5 per cento, non è contraria pur non credendo che questo porterà particolari benefici. Sulle limitazioni presenti nella regione, per il 19 per cento i 550 MW non dovrebbero essere superati, per il 42 il tetto va ripensato, mentre per il 36 per cento non vanno imposte limitazioni tranne che per le zone di pregio paesaggistico e turistico. Anev e Greenpeace spiegano che nel mondo sono installati impianti eolici per 60mila MW con 150mila addetti, e il potenziale di sviluppo entro il 2020 è fino a venti volte maggiore. Tuttavia l'impatto occupazionale, per due italiani su tre, non sarebbe significativo pur a fronte di nuovi posti di lavoro. Quelli che potrebbero essere creati se si scegliesse di puntare sul vento per passare dall'attuale produzione di 2100 Megawatt a quella, possibile, di 10mila.

fonte: repubblica.it

Anche le piante hanno una vita sociale

ONTARIO (Canada) – Un luogo comune vuole che le persone poco attive e un po' apatiche siano «come dei vegetali». Ma forse è tempo che la similitudine tramonti. Le piante infatti, a dispetto della loro apparente inerzia, dialogano molto con l'ambiente ma soprattutto hanno una vita sociale regolata e competitiva. Comunicano, si riconoscono e reagiscono di conseguenza.
LA RICERCA – Susan Dudley e Amanda File, studiose della McMaster University, in Ontario, sono arrivate alla conclusione dopo aver studiato la Cakile edentula (comune nel Nord Europa e in alcune zone del Nord America) facendola crescere in gruppi di quattro esemplari. Ogni gruppo in un solo vaso. Alcune piantine erano posizionate assieme a esemplari della stessa famiglia, altre invece avevano come vicino di casa famiglie diverse dalla propria. Il risultato ha mostrato che le Cakile edentula cresciute assieme a piante diverse hanno sviluppato una massa di radici ben maggiore rispetto a quella della stessa specie cresciuta fianco a fianco con i propri simili.
CONCLUSIONI – È chiaro che la competizione ha giocato un ruolo importante. Le piante cresciute vicino a famiglie diverse hanno cercato di assicurarsi maggiore spazio e quindi maggiori opportunità di nutrimento e sopravvivenza. Quelle che avevano condiviso il terreno con i propri simili, invece, non si sono poste il problema di conquistare spazio.
RICONOSCIMENTO – Tuttavia, come le piante riescano a riconoscersi è ancora un mistero. Lo precisano le autrici della ricerca. Dudley suppone che il responsabile della capacità di comunicare potrebbe essere un segnale chimico trasmesso da ciascuna pianta attraverso la terra, riconosciuto dalle sue simili. È possibile anche che le piante utilizzino un meccanismo simile a quello impiegato dal regno animale, che si basa sul riconoscimento del sistema immunitario, anzi di alcune proteine in particolare. A ipotizzarlo Ariel Novoplansky, dell'Università di Ben-Gurion in Israele. Novoplansky precisa anche che se così fosse, le modalità interessate dalla comunicazione resterebbero comunque un segreto, almeno per ora.

fonte: corriere.it

Materia lanciata quasi alla velocità della luce

Cade un altro velo che avvolge il mistero dei gamma ray burst (GRB), i lampi di raggi gamma scoperti per caso dai satelliti militari americani Vela (che in spagnolo vuol dire veglia) ancora negli anni Sessanta. Si dovette aspettare poi il satellite BeppoSax dell’agenzia spaziale italiana Asi lanciato nel 1996 per iniziare dipanare, dopo quasi mezzo secolo, l’enigma. BeppoSax cominciò infatti a fornire le prime risposte ma il fenomeno rimane ancora in parte da decifrare ed è per questo che si continua ad indagare. Si sa che il lampo nasce dalla morte di un astro e dalla conseguente esplosione liberando in pochi secondi un’energia pari a quella generata dal Sole nell’arco della sua esistenza. Per questo è considerato il fenomeno più violento finora avvistato in cielo.
TELESCOPIO IN CILE - Ora Emilio Molinari dell’Inaf-Osservatorio astronomico di Brera assieme a Stefano Covino e Susanna Vergani sono riusciti a precisare un aspetto importante, cioè la velocità con la quale si propaga la materia espulsa dal fenomeno del lampo. La storia del risultato inizia nello spazio quando il 18 aprile e 7 giugno 2006 il satellite Swift realizzato dalla Nasa con la collaborazione dell’Asi, rivela due lampi gamma attivando automaticamente il telescopio Rem dell’Eso a La Silla, in Cile. Questo puntava immediatamente il suo occhio sulle sorgenti riuscendo a valutare in varie lunghezze d’onda le conseguenze dell’esplosione che si materializzano in un effetto luminoso con un picco che poi lentamente si riduce di intensità
QUANTITA’ DI ENERGIA - «E’ stato proprio misurando questo picco, per la prima volta in maniera precisa – nota Molinari ¬- che siamo riusciti a calcolare la rapidità con la quale la materia veniva scagliata nello spazio raggiungendo il 99,9997 per cento della velocità della luce». «Ciò consentirà di capire – aggiunge Molinari - la quantità di energia entrata in gioco nell’esplosione iniziale». Inoltre il risultato si dimostra una conferma alla teoria della Fireball, come è chiamata, una delle spiegazioni avanzate per dare un identikit al fenomeno stesso.

fonte: corriere.it

Tesoretto, difficile intesa nel governo

Padoa-Schioppa ha rotto gli indugi: «Il governo non intende destinare tutto l'extragettitoall'abbattimento del debito pubblico, come viene chiesto dall'Ue». Lo ha detto il ministro dell'Economia intervenendo alla riunione dei capigruppo del centrosinistra per l'avvio dei lavori sul Dpef.
«NON E' PRIORITA'» - Il chiarimento del ministro sul cosiddetto «tesoretto», ovvero sulle maggiori entrate fiscali risultate a bilancio , è stato riportato da alcuni partecipanti all'incontro, come Roberto Villetti, Mauro Fabris, Cesare Salvi e Gennaro Migliore. Il risanamento della finanza pubblica, in altre parole, non è più la priorità per l'esecutivo, visti i risultati finora conseguiti nel primo anno di governo. «Il risanamento è un vincolo - ha detto Padoa-Schioppa - non è più una priorità, ora tocca a crescita ed equità». Ed è lo stesso presidente del consiglio Romano Prodi a precisare i 5 punti sui quali puntare le risorse per l'azione futura del governo: al primo posto il welfare, «con particolare attenzione alla soluzione del nodo delle pensioni», quindi la casa, il rilancio degli investimenti per le infrastrutture, poi ricerca, formazione e università e infine una politica concreta sulla sicurezza. Prodi ha poi parlato di due ulteriori impegni che attraversano e interessano i cinque punti e che riguardano i costi della politica e la lotta all'evasione e all'elusione fiscale.
TANTE RICHIESTE - L'intenzione di non utilizzare l'intero extragettito fiscale a riduzione del debito apre la caccia alle disponibilità supplementari: «Se il Dpef dovesse soddisfare tutte le richieste avanzate dalla maggioranza, occorrerebbero 16 miliardi, ossia tre-quattro volte le risorse disponibili. Sono richieste inquietanti» ha avvertito il ministro dell'Economia. Per il varo del decreto legge sul tesoretto ci sono tre ipotesi allo studio: contestuale al Dpef, a luglio oppure a settembre, insieme alla Finanziaria. Durante il vertice è stato anche confermato il varo del Dpef il 28 giugno.
VERTICE SUL DPEF - Giovedì la maggioranza ha iniziato così a lavorare sul Dpef. E il governo dovrebbe provare a riconquistare il Paese attraverso il documento. Le trattative sull’elaborazione del documento di programmazione economica e finanziaria – nel quale il governo individua gli andamenti tendenziali della crescita e delle variabili macroeconomiche e si fissano gli obiettivi sulle principali politiche economiche su base pluriennale – è entrato nel vivo anche grazie all’avvertimento del segretario ds Piero Fassino, che ha arringato l’esecutivo nel corso del comitato politico del partito. «C'è il problema di ritrovare sintonia, credito e feeling con il Paese», rapporto che «in questi mesi si è indebolito», ha detto Fassino. Occorre riconquistare il Paese «a partire dal Dpef», ha aggiunto.
«SERVE UNO SCATTO» – Fassino ha sottolineato che «serve uno scatto nei contenuti», con l’obiettivo di «dare continuità» alla politica attivata con l'ultima Finanziaria soprattutto su tre fronti: «La competizione e la crescita, la redistribuzione del reddito e la fiscalità». Secondo il leader ds c'è bisogno anche di un «investimento forte sulle infrastrutture, maggiore di quello previsto». Occorre quindi «un sostegno a tutto ciò che favorisce l'innovazione, anche dando risposte sul fronte della scuola, dell'università e della ricerca». Quanto alla redistribuzione, Fassino ritiene che «occorre risolvere il problema delle pensioni» e su quello della fiscalità occorre cominciare a pensare «al problema della riduzione fiscale» a partire dalla prossima Finanziaria. «Per la prima volta – ha annunciato Massimo Donadi (Idv) lasciando il vertice con il governo a Palazzo Chigi - ci sarà un decreto legge che affiancherà il Dpef e che avrà la funzione di distribuire risorse. Al primo posto, ovviamente, ci saranno le pensioni».
SVOLTA SOCIALE E RISARCIMENTI – Investimenti per innovazione, ricerca e sviluppo e una «svolta sociale» è la richiesta avanzata, a nome di tutte le forze della sinistra, dal segretario di Rifondazione comunista, Franco Giordano: «Noi chiediamo un Documento di programmazione economico-finanziaria di svolta: nella politica economica sociale, improntato al tema del risarcimento a lavoratori, pensionati e soprattutto giovani». Per Giordano il Dpef deve essere «anche in grado di poter investire su innovazione, ricerca, qualità dello sviluppo nel nostro Paese».
FINANZIARIA PER LA FAMIGLIA – Insiste sugli aiuti per le famiglie il ministro per le Politiche della Famiglia, Rosy Bindi. Gli aiuti per le famiglie contenuti nella Finanziaria sono solo il primo passo di un disegno più ampio che sarà definito nei prossimi atti del governo, a cominciare dal Dpef, ha detto il ministro. «Nella Finanziaria di quest’anno - ha spiegato Bindi – abbiamo provveduto a una rideterminazione degli assegni familiari. E’ la prima tappa di un progetto più ampio che intendiamo sviluppare già a partire dal prossimo documento di programmazione economica e finanziaria, in modo che vada a configurarsi come un vero e proprio sostegno alla genitorialità». Il ministro ha precisato che il governo pensa a «un vero e proprio assegno per i figli» che abbia «carattere universale e quindi prescinda dallo status lavorativo dei genitori». L’ipotesi è che a beneficiarne non siano solo i figli dei lavoratori dipendenti, ma anche «i figli dei lavoratori autonomi, anche tramite il riordino del trattamento fiscale, perché riteniamo che non siano figli di un dio minore». Inoltre, l’assegno deve avere «natura fiscale, e quindi implicare un abbassamento pressione fiscale, intervenendo nei confronti degli incapienti, verso i quali intenderemmo intervenire già in sede di redistribuzione dell’extragettito». Ovvero del tesoretto.
LE REGIONI A PRODI - La conferenza delle Regioni ha spedito intanto una lettera al premier Romano Prodi e al ministro Padoa-Schioppa, per chiedere un incontro in merito alla stesura del Dpef. «Vogliamo chiedere un incontro - ha spiegato il presidente della conferenza delle Regioni Vasco Errani - con spirito di concertazione: vorremmo partecipare allo sforzo per la qualificazione della spesa, e per verificare le questioni ancora aperte tra Stato e Regioni, così da dare un contributo cooperativo e concertativo al Dpef prima e alla finanziaria poi, nell'ottica di qualificare la spesa pubblica per il sistema paese».

fonte: corriere.it

martedì 12 giugno 2007

Al via in autunno la bonifica della Haven

Sedici anni dopo il più grave sversamento di idrocarburi nel Mediterraneo cominceranno i lavori per rimuovere i residui di greggio intrappolati nella carcassa della nave. Nell'aprile del 1991 un'esplosione a bordo provocò la fuoriuscita del carico
È stato firmato ieri il decreto di aggiudicazione dei lavori di bonifica del relitto della petroliera Haven, affondata al largo di Arenzano (Ge) nell'aprile del 1991, a seguito di un'esplosione che provocò la fuoriuscita e l'incendio dell'intero carico di greggio stivato a bordo della nave. Dopo sedici anni dall'affondamento della superpetroliera Haven, il più grave inquinamento da idrocarburi mai avvenuto nel Mediterraneo, le conseguenze di tale tragedia, se pur limitate grazie a una tempestiva ed efficiente gestione dell'emergenza, non si sono ancora del tutto esaurite. L'intervento, predisposto d'intesa con la Regione Liguria, prevede l'asportazione dei residui di greggio intrappolati sui soffitti del cassero ed il lavaggio delle casse oli e combustibili per la rimozione di eventuali residui ed incrostazioni. I lavori saranno realizzati dalla Smit Salvage, la società olandese specializzata in recuperi e bonifiche di relitti che ha curato, tra l'altro, le recenti operazioni di recupero del sottomarino russo Kursk e la bonifica delle cisterne della petroliera Prestige, affondata al largo delle coste della Galizia nel novembre del 2002. L'allestimento del cantiere sarà avviato il prossimo autunno, le operazioni a mare inizieranno presumibilmente entro febbraio 2008, avranno la durata massima di 100 giorni e si concluderanno entro giugno del prossimo anno. Il costo dell'intervento è pari a circa 5.700.000 euro.

fonte: lanuovaecologia.it

L' Ipocrisia che ci Governa

I piccoli passi fatti e le promesse di aiuto per l'Africa, sono nel solco del mantenimento dei poteri economici attuali e non nel segno della solidarietà e della decrescita di cui il mondo avrebbe bisogno da subito
– Bilancio del G8
– I documenti
- Greenpeace: ora la palla passa alle Nazioni Unite
- Petrolio, clima e ciclone Gonu
Il giorno dopo del vertice dei G8, mentre i commenti sostanzialmente mettono in luce la delusione per un accordo che non porta niente di concreto e rimanda alle verifiche future sulle dichiarazioni di buona volontà, arriva l'altra notizia sugli aiuti all'Africa: 60 miliardi di dollari per Aids, malaria e Tbc.In entrambi i casi non può sfuggire la forte valenza politica di quest'incontro che nulla ha a che vedere con la svolta di solidarietà e di decrescita di cui il mondo ha bisogno.Ancora una volta, in trasparenza, i fili che comandano le azioni degli uomini che ci governano sono tenuti dall'economia.Così un'azione positiva o negativa, indipendentemente dal vantaggio o dal danno per i cittadini, per la finanza è sempre e comunque un vantaggio. Si abbaglia l'opinione pubblica con i numeri, si aprono speranze e si dividono i cittadini a seconda dei loro interessi.Tutto è teso per tranquillizzare e assicurare, ma in realtà nessuna decisione è stata presa per interventi concreti sul clima, e gli aiuti all'Africa sono risibili considerando che il loro malessere continuerà a crescere date le non decisioni prese per il clima e la mancanza degli aiuti arretrati che ancora attendono.Infatti la relazione fra cambiamenti climatici e salute è nota. Secondo il World Health Report, il cambiamento climatico è già responsabile del 2,4% di tutti i casi di diarrea nel mondo e del 2% di tutti i casi di malaria. Valori destinati ad aumentare dati i tempi che si sono dati i Grandi della Terra.Per questo l'annuncio del gruppo dei paesi del G8 di volere destinare 60 miliardi di dollari entro il 2010 al Fondo globale contro l'Aids, la malaria e la Tbc, non ha convinto le Ong, che denunciano l'ipocrisia dei leader. Max Lawson, presidente di Oxfam, mette in guardia: «Non dobbiamo farci distrarre dai grandi numeri. Ciò che nella migliore ipotesi i 60 miliardi di dollari significano sono solo tre miliardi di dollari extra in aiuti entro il 2010». Per Oxfam, quindi, il G8 «è ancora lontano dalle promesse fatte a Gleneagles», in quanto sono almeno 30 i miliardi di dollari non ancora versati del totale allora promesso. «Con l'annuncio di oggi, si riduce questo gap a 27 miliardi», commenta Lawson, per il quale la decisione di oggi «è un piccolo passo, mentre noi abbiamo bisogno di un passo gigantesco».

fonte: vglobale.it
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Passatempo Preistorico

Moonstone Madness

Pronti a partire, pronti per distruggere tutto? Bene, allora fate un salto indietro nell'era preistorica e immergetevi in questa nuova avventura dal gusto tribale. A bordo del vostro cinghiale dovrete raccogliere le gemme preziose necessarie per passare alle missioni successive, saltando gli ostacoli se non volete perdere il vostro bottino e distruggendo i totem a testate per conquistare altre gemme utili. Inoltre, una magica piuma vi catapulterà verso il cielo dove punti e gemme preziose sono presenti in gran quantità, per cui approfittatene! cercate di completare la missione entro il tempo limite, utilizzando le FRECCE direzionali per muovervi, abbassarvi e saltare, e la SPACEBAR per prendere a testate i totem.

Change.org|Start Petition

Blog Action Day 2009

24 October 2009 INTERNATIONAL DAY OF CLIMATE ACTION

Parco Sempione - Ecopass 2008

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