mercoledì 21 gennaio 2009

Emergenza clima: più preoccupati i consumatori delle economie emergenti

In Italia i cambiamenti climatici allarmo 4 italiani su 10, un rapporto che supera la media registrata nei paesi ricchi, ma che si attesta ben al di sotto di quella delle nazioni in via di sviluppo

In materia d’attenzione all’emergenza dettata dai cambiamenti climatici gli italiani sembrerebbero essere molto più preoccupati la media dei consumatori dei Paesi occidentali, ma decisamente meno se confrontati a quelli dei Paesi in via di sviluppo. Lo rivela un’indagine condotta da Accenture, società di consulenza gestionale su 10.733 consumatori tra settembre e ottobre 2008 in 22 Paesi del mondo, Italia compresa.
Secondo l’inchiesta nonostante la crisi economica non abbia ridotto la preoccupazione mondiale nei confronti del cambiamento climatico, la media dei consumatori dei Paesi occidentali (31%) che dichiara essere “estremamente preoccupati” per l’emergenza clima è di gran lunga sotto la percentuale degli intervistati nelle economie emergenti (53%). Nello specifico italiano il Belbaese appare appaiono leggermente sopra il valore medio delle economie sviluppate (38%) e rimane al di sopra anche la percentuale di connazionali che pensano che l’emergenza clima avrà un impatto diretto sulla propria vita (28% di media nei Paesi sviluppati) contro un 56% nei Paesi emergenti. Quest’ultimi risultano anche essere più ottimisti sulla risoluzione del problema con una media del 70%, contro il 48% delle economie mature.
E ancora il 24% degli intervistati dei Paesi sviluppati (addirittura il 51% in Italia) è pronto ad acquistare prodotti e servizi a basso impatto, il 53% nei Paesi emergenti.
La ricerca mette in evidenza un punto interessante: relativamente al cambiamento climatico si sono aperte in quasi tutti i paesi forti disparità tra le intenzioni e le azioni. Nel 2007, l’89% delle persone contattate dichiarò d’essere disposto a passare a società energetiche fornitrici di servizi a basse emissioni di carbonio ma nel 2008, solo il 12% ha effettivamente cambiato fornitore di energia elettrica in tal senso. Percentuale che nel caso italiano è del 14%. A fare da ostacolo è perlopiù il fattore costo (46% dei casi) seguito da scarsa informazione su come affrontare il problema (40%), segni evidenti di lati ancora scoperti che offrono tuttavia un ampio margine di miglioramento.

fonte: rinnovabili.it

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