Quell’idea meravigliosa non gli era valsa solo una fortuna economica. Anche amici importanti. Come Julia Hill, la «Butterfly» californiana rimasta due anni su una sequoia, per impedire che la tagliassero. A Viadana, Julia era venuta più volte. Non è una che abbia in simpatia la grande industria. Ma anche a lei l’idea di Mauro Saviola era sembrata meravigliosa. Come a Licia Colò, altra sincera amica dell’imprenditore mantovano. A lavorare il legno, Mauro Saviola aveva iniziato a undici anni, nella bottega del padre Alfredo, ebanista. Nella depressione del dopoguerra, Alfredo s’era adattato a fare manici di scopa. Poi, però, erano arrivati gli aspirapolvere, e i Saviola s’erano dovuti buttare sul commercio di legna e carbone. Poi, all’inizio degli anni Sessanta, quella visita in Germania, l’impianto comprato dai tedeschi per 350 milioni di lire, con l’aiuto di qualche parente e diverse cambiali. Qualche mese fa, girarono voci di un compratore americano per il suo impero. Circolò anche la cifra: 8 miliardi di euro. Non se ne fece niente. La vecchia quercia, in quell’azienda, aveva piantato le radici. Fino a ieri sera, alle 19.30. Quando in un letto della clinica Humanitas di Milano il suo cuore si è fermato. Non però il contatore salva-alberi sul sito internet del gruppo. Ieri sera era arrivato a 44 milioni e passa.
fonte: corriere.it

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