martedì 26 aprile 2011

Società europee e CO2: chi dice tutta la verità?

Quando si parala di dati certi e verificati sui gas serra quante compagnie possono veramente affermare di non avere scheletri nel cassetto? Secondo la Environmental Investment Organisation (EIO), ente di ricerca no-profit, meno della metà delle 300 maggiori imprese, almeno nel vecchio Continente. EIO ha per la prima volta in Europa classificato le compagnie in base alle emissioni e ai relativi livelli di informazione e verifica, compilando l’Environmental Tracing Europe 300 Carbon Ranking. Al primo posto della lunga lista, la società di servizi finanziari britannica Aviva, numero uno sia per dati inerenti la propria produzione di gas serra, completi, pubblici e verificati che per il più basso valore di intensità di carbonio (0.85 ton CO2eq/ milioni di dollari di fatturato). Ad essersi guadagnata l’ultimo posto invece compagnia mineraria polacca KGHM: nessuna informazione pubblica e un’intensità di CO2 pari a 5.350,62.
“Lo scopo della classifica – ha spiegato Sam Gill, direttore operativo di EIO – è duplice: valorizzare le emissioni di carbonio e il grado di pubblicità delle più grandi aziende al mondo con l’obiettivo di promuovere una maggiore trasparenza e formare la base di una serie di indici del mercato azionario, progettato specificamente per fornire alla comunità di investitori uno strumento efficace per affrontare il cambiamento climatico”. La EIO ha rilevato che nel complesso le imprese europee hanno ancora una lunga strada da percorrere in merito alla comunicazione trasparente della propria impronta di carbonio, con il 13 per cento delle aziende che ancora non forniscono alcuna informazione pubblica. Tra le migliori per data reporting, le aziende spagnole, con il 92 per cento in grado di fornire informazioni complete, mentre le peggiori appaiono essere le imprese francesi e svizzere.

fonte: rinnovabili.it

Rapporto ISPRA Rifiuti Speciali 2010

Cala in Italia la produzione dei rifiuti speciali pericolosi: quasi 70 mila (-0,6%) le tonnellate in meno registrate tra il 2007 ed il 2008 a fronte, però, di una crescita totale di rifiuti speciali di quasi 1,6 milioni di tonnellate (1,2%) per un totale di 138,7 milioni (rifiuti non pericolosi 72,4 milioni di tonnellate, pericolosi 11,3 milioni di tonnellate settore costruzioni e demolizioni 55 milioni). Di questi, quelli complessivamente gestiti nel 2008 (non pericolosi 91,7% e pericolosi 8,3%) ammontano ad oltre 143 milioni di tonnellate.
Questi i principali macroindicatori del Rapporto Rifiuti Speciali dell’ISPRA - Edizione 2010 – presentati, dopo l’apertura dei lavori da parte del Presidente prof. Bernardo de Bernardinis, dal Direttore Generale dell’Istituto, dott. Stefano Laporta.
L’avv. Luigi Pelaggi - Capo Segreteria Tecnica del Ministero dell’Ambiente – ha illustrato i riflessi dell’entrata in vigore del SISTRI sull’informazione relativa ai rifiuti.
Il maggior contributo alla produzione di rifiuti pericolosi arriva dalle attività manifatturiere, con quasi 6,1 milioni di tonnellate (il 53,8% circa del totale dei rifiuti speciali pericolosi prodotti nel 2008), seguita dall’attività di “trattamento rifiuti” con il 19,9% e dalle attività di servizio, commercio e trasporti (19,1%). Nell’ambito delle attività manifatturiere il settore chimico si conferma il maggior produttore della categoria con una percentuale prossima al 69,8%, insieme all’industria metallurgica (19,6%).
Circa 1,9 milioni di tonnellate sono stati avviati a operazioni di recupero di materia, 9,4 milioni ad operazioni di smaltimento e 144 mila a recupero di energia. La forma di recupero di materia più diffusa, con oltre 788 mila tonnellate, è rappresentata dal “recupero di metalli” (R4), seguita dal “recupero di sostanze organiche” R3 ( 322 mila tonnellate), “inorganiche” R5 ( 235 mila tonnellate) e dalla “rigenerazione dei solventi” R2 (168 mila tonnellate). Il trattamento chimico fisico (D9), con oltre 7 milioni di tonnellate, la discarica (694 mila) e l’incenerimento (445 mila) risultano le operazioni di smaltimento più utilizzate.
Per quanto riguarda invece i rifiuti non pericolosi (+1,3% rispetto al 2007), i responsabili dell’aumento in termini di produzione risultano i settori “Costruzioni e Demolizioni”(C&D) e “Attività Manifatturiere” che raggiungono rispettivamente al 44,7% e 34,4% circa del totale prodotto. Seguono le attività di trattamento dei rifiuti alle quali è attribuibile, con un valore di quasi 17,4 milioni di tonnellate, il 13,7% della produzione totale, mentre alle restanti attività, considerate nel loro insieme, il 7,2% circa. La forma prevalente di gestione del settore è rappresentata, anche in quest’ambito, dalle operazioni di recupero di materia (56,4% dei rifiuti speciali - pari ad un
quantitativo di 73,9 milioni di tonnellate-), ma lo smaltimento in discarica, con oltre 16 milioni di tonnellate, è ancora molto diffuso.
Cresce del 22% rispetto al 2007, la quantità totale di rifiuti urbani e speciali esportata all’estero, raggiungendo un totale pari a oltre 2,4 milioni di tonnellate, di cui oltre 1 milione pericolosi e circa 1,4 milioni non pericolosi. La nazione che riceve il maggior quantitativo di rifiuti speciali (1,4 milioni di tonnellate) è la Germania; il quantitativo più significativo dei non pericolosi è costituito da “rifiuti urbani non differenziati”, mentre per quelli pericolosi dai “rifiuti prodotti da
impianti di trattamento dei rifiuti”.
Il nostro Paese ha invece importato, sempre nel 2008, oltre 2,2 milioni di tonnellate, di cui circa 28 mila di rifiuti pericolosi. La maggiore quantità importata proviene dalla Germania, con circa 832 mila tonnellate, ed è costituita da rifiuti derivanti da attività di costruzione e demolizione .
Per quanto riguarda invece i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (comprese le quantità stoccate ed escluso lo smaltimento in discarica), l’ammontare gestito nell’anno di riferimento è di circa 409 mila tonnellate, circa il 17% in più rispetto al 2007. Di questi oltre 177 mila tonnellate rientrano nella categoria RAEE domestici e oltre 231 mila a quella del RAEE professionale. I RAEE esportati in impianti di recupero/trattamento sono pari a circa 96 mila
tonnellate, in gran parte (circa 82 mila tonnellate) fuori dell’Unione Europea.
Infine, il monitoraggio annuale dei veicoli fuori uso mostra che nel 2008, nonostante i significativi miglioramenti raggiunti in alcuni contesti territoriali, è ancora presente un numero elevato (oltre le 1.300 unità) di impianti di trattamento. I livelli di riciclaggio/recupero risultano soddisfacenti e in continua crescita rispetto agli anni precedenti. Nel dettaglio, la percentuale di reimpiego e riciclaggio raggiunge l’84,3% del peso medio del veicolo, superando, anche se con 2 anni di ritardo, il target dell’80% fissato nel 2003. Anche il recupero totale ( riciclaggio + quota avviata al recupero di energia), essendo pari all’87,1% del peso medio del veicolo, appare al di sopra dell’obiettivo (85%) previsto per il 2006.

fonte: ambiente.it

Rincari e rubinetti chiusi i rischi della privatizzazione

GUALDO Tadino si trova ai piedi dell'appennino umbro marchigiano. Da queste parti l'acqua un tempo non si pagava nemmeno perché c'è sempre stata in abbondanza. Pozzi dovunque. Qui c'è la sorgente di una nota acqua minerale. Ebbene qui - anche qui - l'acqua è diventata preziosa. E se dai tuoi rubinetti del terzo piano non sgorga perché ha poca pressione e non riesce a salire, beh, ti paghi i nuovi tubi. Seimila euro sono stati chiesti a un cittadino di Gualdo, che ora si è rivolto alle associazioni dei consumatori.

Avere l'acqua a casa non è più scontato. Anche questa è la privatizzazione del servizio. Privatizzazioni innanzitutto nelle logiche di gestione ancor prima che nelle proprietà. Nella Umbria Acque, per esempio, il socio privato, controlla il 42%. Ma - si è visto - non cambia nulla. Ha inciso, un po', per temperare l'inarrestabile ascesa delle tariffe: in dieci anni, dal 1998 al 2008 - riporta Antonio Massarutto nel suo "Privati dell'acqua", appena uscito per il Mulino - sono aumentate del 47%. E nel solo periodo 2005-2008 la spesa per il servizio idrico è cresciuta del 12%, circa il 4% in termini reali. Una famiglia di tre persone spende in media 293 euro all'anno per l'acqua. Di quella che si utilizza, perché tanta se ne va persa in una rete idrica che è un vero colabrodo. Circa il 37% dell'acqua immessa in rete non viene fatturata con punte fino al 70% in alcune aree del Mezzogiorno, lì dove la fornitura dell'acqua è anche un business per la mafia e le altre organizzazioni criminali.

In Calabria, per esempio. Dove quasi il 45% della popolazione riceve un servizio a dir poco scadente. E dove l'acqua, pur arrivando nelle case, viene chiusa dal gestore per morosità del Comune. È accaduto all'inizio di marzo a Cinquefrondi, settemila anime nella piana di Gioia Tauro: per due giorni niente acqua. Rubinetti chiusi. L'ha deciso la Sorical (società mista tra la Regione e i francesi della Veolia con il 46,5%) con la quale il Comune ha accumulato un debito di quasi un milione e 200 mila euro, pari a quattro anni di pagamenti arretrati. Dopo tre decreti ingiuntivi, la società ha ridotto del 25% l'acqua erogata al cliente moroso, sostenendo la piena legittimità di questa decisione. Il punto è che il paese si sviluppa in salita e, anche qui, il taglio ha fatto mancare la pressione nelle tubature. Dai rubinetti nemmeno una goccia d'acqua, il sindaco ha dovuto ordinare la chiusura delle scuole per due giorni. I cittadini, che pagano regolarmente le bollette, si sono infuriati. Ma l'andazzo è questo. Dice Maurizio Del Re, amministratore delegato della Sorical: "È una cosa che stiamo facendo ormai da un po' dove osserviamo che non solo il Comune non adempie al pagamento ma dall'altra parte richiede una quantità d'acqua abnorme". Insomma se non paghi ti staccano anche l'acqua, un tempo bene primario.

Accade al Sud ma anche al centro nord. Da quando l'acqua è un servizio privatizzato che ha trasformato i cittadini in clienti-consumatori. Senza che, però, ci sia un mercato, la concorrenza tra gli operatori, la possibilità di scegliere. Racconta Sandro Peruzzi, presidente della Federconsumatori dell'Umbria, che ormai, un po' dappertutto, quando devi spostare il contatore all'esterno della tua abitazione per consentirne la lettura al gestore, la ditta per eseguire i lavori "viene imposta" dalla società. E ti impongono anche i prezzi. "In genere il doppio di quel che servirebbe", chiosa Peruzzi.

Perché l'acqua dei privati costa sempre di più. A metà maggio è in arrivo la stangata per i cittadini-clienti dei 29 comuni campani nell'area sarnese-nolana-stabiese: incrementi sulla bolletta del 20%. C'è chi ha calcolato che da sei anni a questa parte gli aumenti delle tariffe siano stati nell'ordine del 300% senza che il servizio sia migliorato. Ne sanno qualcosa nella zona di Arezzo che per prima ha sperimentato la privatizzazione: tariffe all'insù di quasi il 57%. E sempre, al nord, al centro e al sud e nelle isole, ci sono i francesi - senza il clamore del caso-Parmalat - che hanno conquistato quote azionarie prestigiose: Suez, Veolia Water e Saur. Gruppi potenti che hanno "imposto" il modello d'oltralpe. Conclusione di Giuseppe Altamore in "Acqua spa" (Mondadori): "Il servizio idrico è ormai un'industria che produce utili i dividendi per grandi e piccoli azionisti. La metamorfosi da cittadino a cliente dei mercanti d'acqua è avvenuta". Pronto a restare a secco e anche in bolletta.

fonte: repubblica.it

martedì 12 aprile 2011

L'ecocasa difende dal caldo un primato "Med in Italy"

Per la prima volta l'Italia entra nella finale delle Olimpiadi dell'architettura green. E per la prima volta tra le case super ecologiche spunta un concorrente progettato per difendersi dal caldo più che dal freddo: un'abitazione nata per combattere il riscaldamento climatico. I due primati coincidono perché il concorrente che fa arrivare lo spirito del Mediterraneo in una gara molto anglosassone è italiano.

Si chiama Med in Italy il progetto che un team composto da docenti e studenti dell'università Roma 3 e della Sapienza porterà a Solar Decathlon, la competizione internazionale lanciata nove anni fa dal Dipartimento Energia degli Stati Uniti che stavolta si svolge a Madrid. E' una maratona verde composta da dieci gare. I 20 finalisti, scelti in una rosa di centinaia di concorrenti, dovranno misurarsi in campo costruttivo, dell'architettura, dell'efficienza, del bilancio energetico, del comfort, della funzionalità, della comunicazione, della produzione e fattibilità economica, dell'innovazione, della sostenibilità.

E Med in Italy si è attrezzata per sostenere la sfida. La casa progettata dalle università romane produce sei volte più energia di quella che consuma, può essere realizzata in due giorni e montata in otto e potrebbe dunque essere utilizzata anche per far fronte a situazioni drammatiche come un terremoto o a un'ondata massiccia di migranti.

In 20 anni grazie al risparmio realizzato da una casa di questo tipo si eviterà l'emissione di 121 tonnellate
di anidride carbonica: è come se chi la abita avesse piantato un piccolo bosco di 120 alberi senza aver rinunciato a nessun comfort, anzi avendo utilizzato il massimo della tecnologia disponibile. Inoltre la casa è stata progettata in modo che le pareti possano essere riempite con materiali locali, in modo da raggiungere una buona integrazione con il paesaggio.

"La finale verrà disputata nel settembre 2012 e quindi ci aspetta un altro anno di lavoro, ma noi abbiamo già vinto una tappa fondamentale", commenta il team leader del progetto, l'architetto Chiara Tonelli. "Siamo stati scelti tra le centinaia di progetti presentati e questo ci consentirà di avere i fondi per realizzare l'edificio. Inoltre è la prima volta che una casa bioclimatica viene studiata con maggiore attenzione all'isolamento dal caldo rispetto a quello dal freddo. Noi mediterranei abbiamo una tradizione antichissima nel campo della bioclimatica e con Med in Italy abbiamo recuperato la ricchezza di questa storia costruttiva coniugandola con le possibilità offerte dalla tecnologia moderna. Questo binomio, unito a una forte attenzione all'aspetto estetico, è la chiave che può permettere all'Italia di tornare a giocare un ruolo di primo piano in questo campo".

fonte: repubblica.it

lunedì 11 aprile 2011

L’Italia consuma quattro volte di più delle proprie risorse

Un Paese la cui economia è a rischio, che consuma quattro volte di più delle proprie risorse e dipende sempre più dagli altri Paesi. È questa la fotografia dell’Italia che la XII Assemblea del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane sta mettendo a fuoco oggi e domani a Siena, alla presenza di tutti i Comuni, le Province e le Regioni italiane.
Stando ai risultati che emergono dall’ultima indagine sull’impronta ecologica del Mediterraneo, negli ultimi 45 anni in Italia la domanda pro-capite di risorse è aumentata del 95% e tale fattore ha di conseguenza messo a rischio l’intero sistema economico del Paese. L’Impronta Ecologica, ideata da Mathis Wackernagel, è il rapporto che c’è tra l’uso di natura e la capacità della natura stessa di rigenerarsi. Per Wackernagel, intervenuto questa mattina all’Assemblea, è importante che gli enti locali per primi diffondano sistemi di sviluppo territoriale a basso consumo di risorse, tenendo sempre in considerazione la propria Impronta Ecologica.
Per il Presidente del Global Footprint Network è ora che i governi inizino a dare risposte concrete alla salvaguardia dei territori, in stretta collaborazione con gli amministratori delle città, delle province e delle regioni.

fonte: rinnovabili.it

"Ora il mondo ha capito si rischia la catastrofe"

BERLINO - Günter Grass, crede che Fukushima abbia cambiato il modo di pensare della gente?
«Fukushima ha cambiato il mondo, perché è successo qualcosa di diverso da quanto finora avevamo vissuto, saputo e presunto. Molti sono diventati solo ora consapevoli dei pericoli dell'energia atomica. E' tema di conversazioni in ogni famiglia. Per i più anziani come me un'occasione di riflettere».

Ripensando alla sua vita, sul tema atomo cosa ricorda?
«Io divenni adulto dopo la fine della guerra. Il Reich aveva appena capitolato, ero ancora prigioniero degli americani, e caddero le prime bombe atomiche, e così finì la guerra col Giappone. Fu il mio primo "incontro" con la bomba atomica. Ero contro la bomba, ma a favore dell'uso pacifico dell'energia nucleare. Mi ci vollero anni per capire che uso militare e uso pacifico hanno qualcosa che li collega, e capire quale strappo della civiltà sia l'energia atomica».

Anche il suo uso pacifico?
«Sì. A molti il pericolo fu chiaro già allora. Ma durante la guerra fredda la corsa agli armamenti, contro cui io mi espressi sempre, catturò più attenzione. Allora la Repubblica federale cominciò a costruire centrali atomiche, una vicino casa mia».

Perché il movimento anti-nucleare conseguì così pochi risultati?

«La crescente dipendenza della politica dalle lobby è
il marcio di tutta la storia. Anch'io ho protestato contro la crescente dipendenza del Parlamento dalle lobby».

Fukushima insegna cioè che la politica deve riconquistare il suo primato?

«Sì.
La crescente dipendenza della politica dalle lobby è il marcio di tutta la storia. Andrebbe creata un'area a loro vietata attorno ai parlamenti
Deve porre limite al potere delle lobby. Si dovrebbe creare un'area vietata per i lobbysti attorno al parlamento, come per le dimostrazioni di protesta».

La Germania ha spento molti reattori e importa energia dalla Francia. Che senso ha dire addio da soli al nucleare?

«Il problema è che rinviando l'addio al nucleare, come il governo Merkel decise, molto prima di Fukushima, sono stati bloccati molti investimenti già avviati nelle energie rinnovabili. Senza quella decisione di prolungamento d'uso delle centrali ora rinnegata, potremmo essere molto più avanti. Il freno va smantellato. A causa di quella scelta adesso dobbiamo importare energia atomica dall'estero. Ma è insensato dire che se la Germania spegne tutti i reattori adesso va al blackout».

Come devono reagire i cittadini con la loro coscienza critica?

«Il cittadino deve impegnarsi. Pesa sulla mia generazione il pensiero della Repubblica di Weimar, che fallì tra l'altro perché non furono abbastanza i cittadini che s'impegnarono per difenderla. La democrazia va difesa ogni giorno».

L'atomo è oggi il tema più importante?

«Non c'è un solo tema prioritario. La fine delle risorse, la fine della crescita economica, la globalizzazione, la scarsità di acqua, tutto è ugualmente importante. Il pericolo è che nel prossimo futuro tutto ci esploda in mano insieme. Il caro-alimentari, che qui da noi colpisce poco, nel terzo mondo è tragedia esistenziale».

Che cosa teme, se ogni problema esploderà insieme?

«Il mio timore peggiore è arrivare in futuro a una dittatura ambientale. Cioè dover vivere con decreti d'emergenza continui per salvare quel che resterà dell'ambiente. La catastrofe atomica in Giappone non può essere affrontata come fu con Cernobyl in Urss. E' un assaggio del futuro che ci aspetta»

Cosa si aspetta dal movimento antinucleare?

«Vorrei fare il mio possibile per rafforzarlo. Ha bisogno di un respiro lungo. Quanto accade oggi in Giappone sparirà magari dalle prime pagine quando il pericolo immediato sembrerà venir meno. Ci sono politici che hanno fatto questo calcolo e puntano a successi promettendo moratorie».

fonte: repubblica.it
Google
Si è verificato un errore nel gadget

Passatempo Preistorico

Moonstone Madness

Pronti a partire, pronti per distruggere tutto? Bene, allora fate un salto indietro nell'era preistorica e immergetevi in questa nuova avventura dal gusto tribale. A bordo del vostro cinghiale dovrete raccogliere le gemme preziose necessarie per passare alle missioni successive, saltando gli ostacoli se non volete perdere il vostro bottino e distruggendo i totem a testate per conquistare altre gemme utili. Inoltre, una magica piuma vi catapulterà verso il cielo dove punti e gemme preziose sono presenti in gran quantità, per cui approfittatene! cercate di completare la missione entro il tempo limite, utilizzando le FRECCE direzionali per muovervi, abbassarvi e saltare, e la SPACEBAR per prendere a testate i totem.

Change.org|Start Petition

Blog Action Day 2009

24 October 2009 INTERNATIONAL DAY OF CLIMATE ACTION

Parco Sempione - Ecopass 2008