sabato 31 marzo 2007

Cittadini comunitari : le nuove regole per circolare e soggiornare sul territorio nazionale

E' stato pubblicato sulla G.U. n. 72 del 27/03/2007 il D.Lgs 6 febbraio 2007 n. 30 che, attuando la direttiva 2004/38/Ce, detta le nuove regole per i cittadini comunitari che vogliono circolare e soggiornare sul territorio italiano.Il decreto legislativo disciplina le modalità d'esercizio del diritto di libera circolazione, ingresso e soggiorno nel territorio dello Stato da parte dei cittadini dell'Unione europea e dei familiari che accompagnano o raggiungono i medesimi cittadini, il diritto di soggiorno permanente nel territorio dello Stato dei cittadini dell'Unione europea e dei familiari che accompagnano o raggiungono i medesimi cittadini, le limitazioni ai diritti per motivi di ordine pubblico e di pubblica sicurezza.
Ingresso e soggiorno in ItaliaSono ammessi nel territorio nazionale i cittadini dell’Unione europea in possesso di un documento di identità valido per l’espatrio ed anche i suoi familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro, ma in possesso di un passaporto valido.I cittadini dell'Unione hanno il diritto di soggiornare nel territorio nazionale per un periodo non superiore a tre mesi senza alcuna condizione o formalità, salvo il possesso di un documento d'identità valido per l'espatrio secondo la legislazione dello Stato di cui hanno la cittadinanza.Il diritto di ingresso e di soggiorno dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari, qualsiasi sia la loro cittadinanza, può essere limitato solo per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza.
Diritto di soggiorno per un periodo superiore a tre mesiIl cittadino dell'Unione ha diritto di soggiornare nel territorio nazionale per un periodo superiore a tre mesi quando si tratta di un lavoratore subordinato o autonomo nello Stato o è iscritto presso un istituto pubblico o privato riconosciuto per seguirvi come attività principale un corso di studi o di formazione professionale.Il diritto di soggiorno in taluni casi è esteso ai familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro quando accompagnano o raggiungono nel territorio nazionale il cittadino dell'Unione.Ulteriore condizione è che il cittadino dell’Unione disponga per sé stesso e per i propri familiari di risorse economiche sufficienti per non diventare un onere per lo Stato durante la permanenza in Italia.
Iscrizione anagraficaPer ottenere la carta di soggiorno è necessario richiedere al Comune l'iscrizione all'anagrafe, allegando i documenti che attestano il suo diritto a soggiornare per più di tre mesi in Italia. Al momento della richiesta, gli verrà rilasciata una ricevuta, il domicilio e la data di presentazione della domanda, documento che sostituirà la vecchia carta di soggiorno.
Diritto di soggiorno permanenteIl cittadino dell'Unione che ha soggiornato legalmente ed in via continuativa per cinque anni nel territorio nazionale ha diritto al soggiorno permanente. La continuità del soggiorno non e' pregiudicato da assenze che non superino complessivamente sei mesi l'anno, nonché da assenze di durata superiore per l'assolvimento di obblighi militari ovvero da assenze fino a dodici mesi consecutivi per motivi rilevanti, quali la gravidanza e la maternità, malattia grave, studi o formazione professionale o distacco per motivi di lavoro in un altro Stato membro o in un Paese terzo.Il diritto di soggiorno permanente si perde in ogni caso a seguito di assenze dal territorio nazionale di durata superiore a due anni consecutivi.

fonte: consulenzalavoro.it

Bare ecologiche per ambientalisi «estremi»

Non c’è limite a una responsabile coscienza ambientale. Dopo gli omogeneizzati biologici, i quaderni di carta riciclata, i vestiti di fibre naturali, il compostaggio, l’auto elettrica, e le vacanze solidali, dopo tutto ciò, a conclusione del nostro viaggio terreno, non poteva mancare la bara ecologica. Inutile in fondo dedicare una vita di attenzioni alla natura, e all’impatto umano sull’ambiente, se poi, nel momento dell’addio, si finisce con l’inquinare grossolanamente la madre terra, magari con casse piene di formaldeide e laminati. Per realizzare un funerale verde e coscienzioso sono dunque nate diverse aziende che producono bare interamente riciclabili, perlopiù fatte di cartone. Tra queste spicca l’inglese Ecopod, che produce delle casse da morto colorate, dalle forme simili ai sarcofaghi egizi, completamente ecologiche perché prodotte con carta riciclata.
SARCOFAGHI DI CARTA - L’idea è di Hazel Selina, una signora che per anni si è dedicata ai parti naturali, e che a un certo momento ha deciso di prendersi cura anche dell’altra estremità della vita. La sua ispirazione sono stati l’Antico Egitto, ma anche i prodotti della natura, come le ghiande, su cui si modellano delle speciali urne di cartone pensate per le ceneri del caro estinto. «E’ l’immagine di un seme che viene piantato nella terra – scrive Selina sul sito dell’azienda – E’ il processo di rigenerazione e una nuova vita». Il tutto senza inquinare con sostanze tossiche l’ambiente.
ECO E PERSONALIZZATE - Ma Ecopod non è l’unica azienda a produrre bio-bare. Sul mercato c’è ad esempio Ecocoffins – anche questa situata in Gran Bretagna - che realizza casse di cartone rigido a nido d’ape coloratissime, personalizzabili con decorazioni e disegni dai clienti finali. «Sono al 100% ecologiche» pubblicizzano. I prezzi vanno da 280 sterline a oltre 1500 per i modelli più creativi, che possono includere foglie d’autunno, papaveri e cieli azzurri, ma anche foto di famiglia, decorazioni di guerra, tributi personali e, ovviamente, squadre di calcio. Immagini che per altro saranno destinate a scomparire, inghiottite dagli irreversibili processi della natura.

fonte: corriere.it

venerdì 30 marzo 2007

Domenica Ecologica

Il comune di Catania ha adottato per domenica prossima, 25 marzo 2007, una serie di provvedimenti relativi alla circolazione in occasione dell'evento "Domenica Ecologica".Una domenica senza auto, quindi, un appuntamento per favorire e informare i cittadini sulla mobilità sostenibile e promuovere iniziative finalizzate alla riduzione dell'impatto ambientale e dei consumi energetici derivanti dal traffico urbano. Il programma prevede la chiusura al traffico privato del centro storico della città , ma anche occasioni di svago, spettacoli e iniziative culturali."La nostra città - afferma il sindaco Umberto Scapagnini - non risente in maniera grave dell'inquinamento da gas di scarico o da polveri sottili, come la stessa Legambiente ha recentemente riconosciuto, ma è ugualmente importantissimo un momento che prevede la limitazione del traffico veicolare nelle nostre strade. Oltre ad un indubbio, ulteriore miglioramento della qualità dell'aria, catanesi e turisti potranno godersi ancora meglio le nostre bellezze utilizzando una dimensione più umana e meno caotica"."La chiusura per una domenica del centro storico - spiega l'assessore all'Ambiente Orazio D'Antoni - oltre ad abbassare l'inquinamento darà la possibilità ai nostri concittadini, ai bambini e soprattutto ai turisti di godere del centro storico e del suo patrimonio artistico e archeologico. L'impegno dell'amministrazione comunale è massimo, le domeniche ecologiche sono utili per sensibilizzare i cittadini sulle tematiche relative all'ambiente, ma soprattutto per apprezzare l'aspetto architettonico della nostra città in tutto relax ". L'area chiusa al traffico privato dalle ore 8,00 alle 14,00 interesserà il perimetro che delimita la zona a traffico limitato: carreggiata sud di piazza Roma , viale Regina Margherita, viale XX Settembre, via Oberdan, via Cosentino, via Puccini, via Biondi, via Coppola, via A. san Giuliano, via Ventimiglia, piazza Cutelli,via Vittorio Emanuele, piazza Duomo, via Santa Maddalena, via Garofano, via Cappuccini, piazza Borsa, via S. Euplio,largo Paisello, via Cimarosa, via Tomaselli, piazza Roma.

Bersani, ultime battute

Si avvia alla definitiva approvazione il decreto sulle liberalizzazioni con la decisione del governo di chiedere la fiducia anche in Senato. Per l'entrata in vigore delle novità introdotte come emendamenti nel corso del passaggio alla Camera occorre ora attendere solo la pubblicazione del testo sulla Gazzetta Ufficiale attesa per lunedì, data di scadenza del decreto. Ecco punto per punto le novità che partiranno da aprile in poi accanto alle norme già in vigore.Niente costi e niente scadenza per la ricarica di internet e tv - Per la ricarica si paga quello che si consuma: dopo l'abolizione dei costi fissi e dei contributi per la ricarica delle carte telefoniche prepagate e l'abolizione della scadenza per i cellulari, la novità, da aprile riguarderà anche le schede per internet e tv. Le norme entrano in vigore dal 2 aprile. Contratti senza durata obbligatoria - Per i contratti negli stessi settori (telefoni, internet e tv ) non vale più la durata minima di 12 mesi: i contraenti, privati, titolari di partita Iva e aziende, possono recedere in qualsiasi momento e senza spese non giustificate da costi dell'operatore, con un preavviso non superiore a 30 giorni. Norme in vigore da aprile. Mutui, per le penali di quelli in vigore, riduzione entro giugno. Riduzione penale e cancellazione ipoteche più semplice. Occorrerà, invece, attendere l'inizio di giugno, al più tardi, per la riduzione delle penali di estinzione anticipata per i mutui in essere, dopo la scomparsa, già in vigore, della penale per quelli sottoscritti dal 2 febbraio in poi. Infatti, se entro la fine di aprile Abi e associazioni dei consumatori non troveranno un'intesa sul tetto massimo, sarà la Banca d'Italia ad intervenire entro i successivi 30 giorni. In base al nuovo testo, la procedura di cancellazione semplificata scatterà dopo 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Entro questa data, l'Agenzia del territorio dovrà determinare le modalità di trasmissione alle conservatorie della dichiarazione di estinzione del debito, per poter poi procedere alla cancellazione “d'ufficio”. Nell'emendamento approvato è anche precisato a chiare lettere che per le comunicazioni in conservatoria non è necessaria l'autentica notarile. Per i mutui estinti prima dell'entrata in vigore del decreto spetterà al titolare del contratto chiedere alla banca, con lettera raccomandata l'attestazione dell'avvenuto pagamento e l'invio della comunicazione alla conservatoria.
Assicurazioni, da agosto si possono disdire i contratti poliennali - Nel settore delle assicurazioni sono già in vigore le norme che rendono obbligatorio attribuire la stessa classe Rca quando viene assicurato un nuovo veicolo della stessa categoria (un'altra auto, un'altra moto) da parte dello stesso contraente. Con l'entrata in vigore della legge di conversione, questa agevolazione riguarderà anche le auto delle persone stabilmente conviventi. Sempre in campo assicurativo, poi, a partire da agosto, scatta la possibilità di disdire annualmente le polizze poliennali del ramo danni, con 60 giorni di preavviso rispetto alla data di scadenza del premio. Attività più libere - Saltano i criteri della distanza minima e i parametri numerici prestabiliti per una serie di attività professionali. Nel caso di parrucchieri, barbieri ed estetiste restano necessari i requisiti di qualificazione professionale, ma saranno liberi di decidere se e quando stare chiusi durante la settimana. Per le autoscuole resta obbligatorio il rispetto dei requisiti morali e professionali, della capacità finanziaria e degli standard tecnico-organizzativi già previsti. Le autoscuole, inoltre, sono soggette a vigilanza amministrativa da parte delle province ed alla vigilanza tecnica da parte degli uffici provinciali della Direzione generale della Motorizzazione. Per fare la guida turistica o l'accompagnatore bisogna avere i requisiti professionali previsti dalle leggi regionali. Le novità scattano da maggio. Arriverà anche la comunicazione unica per la nascita d'impresa.

Elaborato il metallo con la 'memoria'

Potrebbe avverarsi un potenziale incubo per i carrozzieri: un metallo che tende da solo a riprendere la sua forma originale, facilitato dal calore. Un gruppo di ricercatori dell'università dell'Illinois - riporta la rivista 'Science' - ha elaborato un nuovo metallo che tende a rimettersi a posto da solo, proprio come se avesse una sua 'memoria'. E così paraurti accartocciati o fogli di alluminio piegati che tornano lisci come nuovi, magari con il semplice phon di casa, sono le prime applicazioni che saltano alla mente. Ma gli scienziati parlano anche di altre opportunità: ad esempio per la creazione di nuovi circuiti elettronici concomponenti ad alta efficienza energetica. L'innovativo materiale è stato realizzato sfruttando la microstruttura dei metalli, cioè la disposizione di aggregati microscopici (i cosiddetti 'grani') all'interno di lastre molto sottili; se i grani sono troppo grossi il metallo si deforma irreversibilmente, mentre se sono troppo piccoli tende a rompersi. Il nuovo metallo è caratterizzato da un mix di grani grandi e piccoli con cui i ricercatori hanno realizzato alcune lastre che, una volta piegate e portate alla temperatura di 50 gradi, tornavano della forma originale. La deformazione delle lastre di metallo prodotte dal laboratorio americano provoca, a livello microscopico, due effetti: i grani più grossi si piegano, premendo su quelli più piccoli che accumulano energia come delle piccole molle. Quando lo sforzo finisce, le molle tendono a tornare alla loro posizione originaria, e il processo è 'aiutato' dal calore.

Ma non si tratta della proprietà ottenuta con un metallo specifico. Secondo gli autori dello studio, infatti, il tipo di metallo non ha importanza, quello che conta sono le dimensioni degli aggregati e la loro distribuzione. In passato erano già state elaborate leghe con caratteristiche simili: "Sono già in uso leghe di metalli diversi, come il nichel-titanio, per ottenere questo effetto - spiega Bruno De Benedetti, ordinario di metallurgia del Politecnico di Torino - in questo caso però si tratta di un solo metallo. La novità è interessante, anche se ci potrebbe essere il problema di come passare dalla scala di laboratorio ad una più grande". "E' proprio come se il metallo ricordi da dove viene, cioè conservi una sorta di 'memoria' della sua struttura originaria", ha dichiarato il professor Taher Saif, coordinatore della ricerca. Ora tutti i pensieri sono rivolti ai pissibili utilizzi. I materiali che 'ricordano' la loro forma hanno già diversi campi di applicazione. Nei satelliti, ad esempio, il calore del Sole fa allungare alcune molle fatte di leghe con questa caratteristica che si allungano, aprendo i pannelli solari. In odontoiatria, invece, queste leghe sono usate per ridurre la separazione fra due denti, attraverso una piccola molla di nickel titanio, precedentemente stirata, che recupera la sua forma iniziale con il calore della bocca. Il fatto che questi metalli siano però formati da un solo metallo apre nuove possibilità: oltre a quelle 'automobilistiche', i ricercatori propongono applicazioni più specializzate: "Il controllo delle strutture microcristalline in strati sottili permette di ridurre la perdita di energia in oscillatori e risuonatori - spiega il professor Saif - due elementi dei circuiti elettronici utilizzati in una serie di prodotti che va dai sensori degli air bag alle videocamere".

fonte: repubblica.it

L'innovazione? In Italia è questione di governance

Qual è lo stato del Sistema dell'Innovazione in Italia? Se ne è parlato nel corso di due giorni di “Innovation Forum 2007” di IDC, momento culminante di una serie di attività di analisi e incontri che hanno visto la partecipazione del mondo della ricerca, di quelli delle imprese e delle istituzioni. Nel corso del Forum sono stati presentati i risultati del lavoro di ricerca sugli scenari di sviluppo dell'innovazione sul territorio e per filiere verticali (sanità, il made in Italy, turismo e beni culturali...). E' stato anche presentato l'indice ISIR (Indice del Sistema dell'Innovazione delle Regioni Italiane) sviluppato sulla base di una metodologia originale di IDC. L'indice presenta un benchmarking delle Regioni del nostro Paese sulla base dei fattori di input e output dell'innovazione e di altri fattori, ed evidenzia le criticità del sistema dell'innovazione in Italia. L'ISIR mostra una scarsa dinamicità nel periodo 2000-2005 con valori medi sostanzialmente stabili che riflettono la staticità del sistema Paese e la sua bassa capacità innovativa. Gabriella Cattaneo, Research Director IDC Emea ha curato, insieme a Gianguido Pagnini, direttore ricerca di IDC Italia, un Rapporto di oltre 140 pagine che illustra tutti questi temi nonché i risultati concreti delle analisi di filiera.
Carenze di governanceAlla ricercatrice di IDC abbiamo chiesto di sintetizzare con noi alcuni punti emersi in particolare dalle ricerche dell'ultimo anno (riprenderemo più in dettaglio alcuni di questi temi in un' intervista che pubblicheremo nei prossimi giorni). In estrema sintesi, spiega Cattaneo, la vitalità mostrata dal Sistema della Ricerca, con nuovi tipi di rapporti tra Università e imprese, resta tuttavia imbrigliata dalla dispersione delle iniziative. Nel nostro Paese l'ecosistema dell'innovazione e della ricerca risentono in modo particolare in alcuni campi (esemplare il caso della Sanità) di una grave carenza di governance che ne frena le potenzialità e ne impedisce la piena realizzazione, in termini di produttività e di output di vario tipo. In estrema sintesi, si potrebbe commentare lo stato dell'arte del 'Sistema di innovazione in Italia' così: la tecnologia può dare risposte, ma solo se c'è un sistema di governance adeguato, capace di garantire i meccanismi di comunicazione, e quindi di piena valorizzazione e produzione di sinergie tra progetti, iniziative e risorse, impedendo dispersioni e sprechi.

fonte: cwi.it

30-31 marzo, Genova: "Fare impresa in Italia: cosa cambiare

Fare impresa in Italia oggi è ancora un percorso difficile. Ma ci sono imprese che ce l'hanno fatta e sono cresciute, superando con determinazione alcuni specifici passaggi: la quotazione in Borsa, la penetrazione sui mercati esteri, la delocalizzazione degli impianti produttivi, il passaggio generazionale, il ricorso al private equity, le fusioni e le aggregazioni, l'innovazione di prodotto e di processo, la formazione.
Dodici di queste eccellenze - individuate da una ricerca condotta insieme alla SDA Bocconi, Master Piccole e Medie Imprese - sono protagoniste del convegno biennale della Piccola Industria, "Fare impresa in Italia: cosa cambiare, come vincere". Due tavole rotonde nelle quali gli stessi imprenditori racconteranno come hanno vissuto e messo in pratica il successo.
Storie di straordinaria imprenditorialità in cui ciascuno potrà riconoscersi e trovare stimoli e idee per vincere anche nella propria attività.
I lavori si apriranno il venerdì pomeriggio alle ore 15 , con le testimonianze di casi imprenditoriali di eccellenza, mentre il sabato mattina sarà dedicato alla presentazione delle priorità di Piccola Industria e al confronto con il mondo della politica.
Il Programma>>
Il Convegno è gratuito ed aperto a tutti gli interessati.
30-31 marzo 2007, Teatro Carlo Felice, GenovaPer saperne saperne di più: www.confindustria.it


fonte: Redazione Intesa Sanpaolo per le imprese

giovedì 29 marzo 2007

l' Italia competitiva in Europa

Il livello dei salari Italia, in termini di potere d’acquisto è tra i più bassi d'Europa, inferiori a quelli della Grecia e superiori solo a quelli del Portogallo (tabella). Lo indica l'ultimo rapporto Eurispes, che si riferisce al periodo 2000-2005. Nell'arco di tempo considerato c'è stata una crescita media del salario comunitario – per l’insieme dei Paesi europei – del 18%, mentre nel nostro Paese i lavoratori dell’industria e dei servizi (con esclusione della Pubblica amministrazione) hanno goduto dil una crescita dei livelli retribuiti del 13,7%. una crescita ancora minore c'è stata in Germania e la Svezia , dove però i dati di partenza erano più elevati., mentre i lavoratori di Gran Bretagna, Norvegia, Olanda e Finlandia hanno visto, nel quinquennio, la propria busta paga accrescersi di oltre il 20% (grafico e tabella).
Tutti i dati dello studio Eurispes
COMPETITIVITA' - Da un punto di vista della competitività, ciò si dimostra naturalmente un vantaggio, perché la dinamica salariale assicura un vantaggio in termini di costi: in Italia il costo medio in euro per ora di lavoro, calcolato sui dati forniti dallo Yearbook dell’Eurostat, è superiore solo a quello di Spagna, Grecia e Portogallo, che è anche il paese dove i costi del lavoro sono minimi (9,5 euro all’ora) mentre Danimarca e Svezia fanno registrare i valori massimi (30,7 e 30,4 euro per ora rispettivamente) (grafico e tabella).
IN LINEA CON AUSPICI UE - Ciò appare in linea con gli auspici della Commissione Europea, espressa nel rapporto trimestrale sull'eurozona della dg affari economici. In italia, Portogallo, Spagna e Grecia «i costi unitari del lavoro dovranno essere mantenuti sotto la media eurozona», è l'opinione della commissione . Il motivo è che questi Paesi «devono riguadagnare competitività». Secondo il rapporto «Tutti gli indicatori mostrano che nel 2006 ha prevalso la moderazione salariale e in futuro i rischi appaiono equilibrati». Ci sono dei rischi «a breve termine», ma le riforme del mercato del lavoro e la globalizzazione «possono contribuire a contenere rivendicazioni salariali eccessive».
SALARI LORDI - La posizione del nostro Paese non cambia all’interno della classifica europea escondo il rappporto Eurispes se vengono considerati i salari lordi, ossia l’importo che il lavoratore dipendente vede segnato sulla busta paga (e che non corrisponde al suo contenuto, perché da quel valore il datore di lavoro avrà sottratto, per versarli agli Enti di previdenza, i contributi a carico del dipendente e le imposte dirette, delle quali è responsabile come sostituto d’imposta). Il salario lordo differisce dal costo del lavoro soprattutto per la quota di contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (grafico e tabella ). Confrontando ( 1 ) e (2) si evince che la classifica dell’Italia è rimasta immutata (al quartultimo posto) ma che mentre il costo del lavoro è da noi inferiore del 30,6% (-9,4 euro) rispetto a quello della Danimarca (dove è il più caro), se si confronta il salario lordo, si vede che al lavoratore dipendente italiano medio spetta solo il 52% del salario lordo del lavoratore medio danese: questo perché i contributi sociali sono da noi più gravosi che in Danimarca. A causa del diverso peso di quella parte dei contributi sociali a carico delle imprese si modifica anche ed in maniera significativa, la classifica dei Paesi europei: ecco allora che la Francia che occupa uno dei primi posti per costo del lavoro scivola al disotto della Germania e soprattutto della Gran Bretagna per consistenza del salario lordo. Molto interessante è la condizione del lavoratore britannico che, pur costando poco alle imprese (il costo del lavoro nelle isole britanniche è solo del 16% più elevato che in Italia), garantisce il terzo salario medio assoluto in Europa, dietro solo a Danimarca e Germania e superiore a quello italiano dell’80%

fonte: corriere.it

Salta l'aliquota al 20%, entrano gli sgravi Ici

Dell'armonizzazione delle rendite finanziarie, nell'apposito disegno di legge delega presentato dal governo al parlamento, resterà solo il titolo. L'esecutivo e la maggioranza, infatti, hanno deciso ieri di accantonare ancora una volta il progetto di riordino che prevedeva l'introduzione di un'aliquota unica al 20% sugli interessi di tutti gli strumenti finanziari, dai titoli di stato alle obbligazioni, ai conti correnti bancari. Fuori le rendite finanziarie, nella delega resta la riforma degli estimi catastali, ma la vera novità è che entreranno gli sgravi sull'Ici per la prima casa, le agevolazioni sugli affitti ai redditi bassi, e forse anche l'aliquota del 20% sui redditi delle locazioni immobiliari. Misure di cui il Parlamento comincerà a discutere ma che potrebbero essere anticipare alla bisogna, una volta accertate le risorse a disposizione del governo per rilanciare l'economia e garantire maggior equità. Ancora una volta, dunque, l'armonizzazione delle rendite finanziarie capitola di fronte alle pressioni elettorali. A maggio ci sono le amministrative e nessuno nella maggioranza se la sente di riproporre agli elettori un piatto così indigesto che un anno fa per poco non costava al centro sinistra la vittoria alle politiche. Una ragione tecnica per lo stralcio delle rendite dal disegno di legge delega, del resto, non c'è. «L'aliquota unica al 20% esce della delega e Visco si è detto d'accordo», ha annunciato soddisfatto, al termine di una riunione di maggioranza con il vice ministro dell'Economia, il presidente della commissione Finanze della Camera, Paolo Del Mese. «Dopo Pasqua la commissione inizierà l'esame del provvedimento», ha aggiunto. Il governo, a quel punto, dovrebbe presentare delle modifiche alla riforma degli estimi catastali che sono già state messe a punto dal ministero dell'Economia. Poi sarà presentato un articolo aggiuntivo con gli sgravi sull'Ici e sugli affitti. Una misura «strutturale che andrà a regime con la riforma degli estimi» ha spiegato il sottosegretario all'Economia, Alfiero Grandi, anche se la maggioranza sta già studiando la possibilità di anticipare gli sgravi a quest'anno, in via transitoria. L'aspirazione sarebbe quella di far scattare gli sgravi dell'Ici sulla prima casa già a giugno, in sede di acconto. Tutto, però, è legato alla disponibilità delle risorse economiche: buona parte del «tesoretto» di risorse extra è già impegnato per la riduzione del deficit, e per lo sviluppo e l'equità il governo può contare al massimo su 3 miliardi di euro. Coi quali, però, bisognerebbe anche finanziare almeno una parte degli interventi che il governo si appresta a concordare con le parti sociali. «Il bonus c'è, ma è chiaro che le risorse non bastano per tutto», ha detto ieri Visco, spiegando che in ogni caso le entrate stanno continuando ad andare piuttosto bene, comunque meglio delle previsioni. «Vediamo a marzo, sembra che vada discretamente e speriamo che continui. Per me l'ideale sarebbe ridurre le tasse, sarebbe il modo migliore per acquistare popolarità, ma nel paese ci sono altri problemi. Ogni ministro e ogni partito dice la sua su come spendere i soldi. Ma le risorse che ci sono non bastano per tutto. Quindi bisognerà fare una scala delle priorità», ha aggiunto il titolare delle Finanze.

fonte: corriere.it

mercoledì 28 marzo 2007

IVA auto: In G.U. il modello per il rimborso

In Gazzetta Ufficiale il provvedimento di approvazione del modello e delle istruzioni da utilizzare per l'istanza di rimborso dell'IVA sulle auto.
È stato pubblicato in G.U. il provvedimento di approvazione del modello - corredato delle relative istruzioni - che deve essere utilizzato, ai fini della attuazione della sentenza della Corte di Giustizia CE 14 settembre 2006, causa C-228/05, da parte dei soggetti passivi che intendono presentare apposita istanza di rimborso dell'IVA detraibile, forfetariamente determinata ai sensi del D.L. n. 258/2006 (convertito con modificazioni in legge n. 278/2006), relativamente agli acquisti, anche intracomunitari, ed importazioni di beni e servizi indicati nell'art. 19-bis 1, comma 1, lettere c) e d), D.P.R. n. 633/1972 effettuati nell'esercizio dell'impresa, arte o professione a partire dal 1° gennaio 2003 e fino al 13 settembre 2006.L'istanza di rimborso deve essere trasmessa in via telematica entro il 15 aprile 2007.
Rimborso in misura forfetariaLa detrazione è ammessa nella misura corrispondente alle seguenti percentuali, stabilite per settori di attività, in base all'utilizzo medio delle autovetture e degli autoveicoli:
agricoltura, caccia, silvicoltura, pesca, piscicoltura: 35%;
altri settori di attività: 40%.
L'importo effettivamente spettante a rimborso è determinato sottraendo - dall'importo che si ottiene applicando tali percentuali - la detrazione IVA già operata, nonché gli importi corrispondenti al risparmio d'imposta fruita ai fini delle imposte sui redditi e dell'IRAP per effetto delle maggiori deduzioni eventualmente calcolate in relazione all'IVA indetraibile.Per i veicoli con propulsori non a combustione interna, la percentuale di detrazione è confermata nella misura del 50%, a prescindere dal settore di attività.
Rimborso in base a documentazioneI contribuenti che non intendono avvalersi della determinazione forfetaria delle percentuali di detrazione, possono individuare analiticamente la misura della detrazione spettante e chiederne il rimborso presentando agli uffici dell'Agenzia delle Entrate apposita istanza ai sensi dell'art. 21, D.Lgs. n. 546/1992, entro il termine di 2 anni decorrenti dal 15 novembre 2006 (data di entrata in vigore della legge n. 278/2006).L'istanza deve essere corredata dai dati indicanti la misura dell'effettivo utilizzo dell'autoveicolo nell'esercizio dell'impresa, arte o professione, in base a criteri di reale inerenza, ricavabili da:
documenti di contabilità aziendale da cui possa desumersi la percorrenza del veicolo in relazione all'esercizio dell'attività d'impresa;
documentazione amministrativo-contabile in cui siano indicati gli elementi idonei ad attestare che il veicolo è stato utilizzato in orari e su percorsi coerenti con l'ordinario svolgimento dell'attività.
Nell'istanza di rimborso devono essere indicati anche l'ammontare dell'IVA eventualmente già detratta in conformità alla normativa vigente al momento in cui è sorto il diritto alla detrazione, nonché i dati relativi agli altri tributi rilevanti ai fini della determinazione delle somme effettivamente spettanti.
Variazione dell'imposta relativa alla cessione di veicoliPer le cessioni dei veicoli per i quali la base imponibile è stata assunta in misura ridotta ai sensi dell'art. 30, comma 5, legge n. 388/2000, i contribuenti che presentano istanza di rimborso devono operare la variazione in aumento di cui all'art. 26, comma 1, D.P.R. n. 633/1972, senza applicazione di sanzioni e di interessi, assumendo come base imponibile l'intero corrispettivo pattuito.
Documentazione- Il modello>>- Caratteristiche tecniche per la stampa>>

fonte: Ipsodaily, Ipsoa Editore

Apprendistato e assunzione part time

Per l'assunzione di un apprendista part time si deve rispettare almeno un orario settimanale di 24 ore oppure non esiste alcun limite minimo di orario?
Gli apprendisti, in linea di principio, possono essere assunti anche con contratto part-time.Tuttavia, è necessario che il numero di ore di lavoro permetta all'imprenditore di addestrare sufficientemente l'apprendista, ovvero che la durata della prestazione lavorativa sia tale da consentire il conseguimento della qualifica professionale.Secondo la Circolare del Ministero del lavoro n. 9/2004, infatti, «Sebbene il decreto (D.Lgs. n. 276/2003 n.d.A.) non lo affermi espressamente, non si ravvisa, in linea di principio, neppure una incompatibilità tra il rapporto a tempo parziale e il contratto di apprendistato o di inserimento ove la peculiare articolazione dell'orario non sia di ostacolo al raggiungimento delle finalità - formative ovvero di adattamento delle competenze professionali - tipiche di questi contratti».Ciò detto, il limite di ore per il part-time nell'apprendistato deve essere individuato in modo tale da rispondere alla ratio dell'istituto e quindi, come affermato dal Ministero, consentire il raggiungimento delle «finalità tipiche di questi contratti».

fonte: di Filippo Collia e Matteo Luzzana per Esperto, Ipsoa Editore

martedì 27 marzo 2007

Rompicapo Italia

Sembra un diluvio dopo la stagione secca. Nel giro di poche settimane si è messo in moto tutto. Basta fare la lista delle vicende in qualche modo aperte per capire in mezzo a che tempesta siamo: la privatizzazione di Alitalia; AutostradeAbertis; la telenovela di Capitalia, che è collegata da una parte alle vicende internazionali di AbnAmro e dall’altra a quelle nazionali di Mediobanca e Generali; EnelEndesa; FastwebSwisscom; Snam Rete Gas; TelecomOlimpiaPirelli; Unicredito, in bilico tra i richiami della super sirena francese Société Génerale e della sirenetta italiana Capitalia. Senza dimenticare vicende relativamente minori come l’ingresso del gruppo Ligresti in Impregilo, il riassetto di Aeroporti di Roma le trattative difficili tra Mittel e Hopa.Il motore del capitalismo italiano si è messo in moto e sale vertiginosamente di giri come se ci fosse una gran fretta dettata da una pressione misteriosa.Alcune delle vicende indicate sono in stallo, e tra queste certamente AutostradeAbertis, in attesa di una cristallizzazione delle ancora discusse regole concessorie, ma anche per un certo raffreddamento degli azionisti di Autostrade nei confronti degli spagnoli. In stallo è l’ipotesi di fusione tra Mittel e Hopa dopo settimane di trattative che non hanno trovato uno sbocco, e lo è anche l’eventuale separazione proprietaria tra Eni e Snam Rete Gas, sulla quale non si è ancora formata una posizione politica omogenea. Restano però questioni aperte, sono dossier poggiati sul tavolo in attesa che si creino le condizioni opportune per riaprirli o per riporli definitivamente nell’archivio delle ipotesi tramontate.Quello che è certo però, e che questo puzzle disordinato di movimenti segnala, è che siamo nel bel mezzo di una ennesima fase di passaggio che tipicamente esplode quando in alcune, troppe situazioni, il livello di sofferenza diventa tanto alto da apparire non più sostenibile. Per certi versi è normale che questo accada, quello che caratterizza la situazione italiana
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è da una parte il nostro vizio di trascinare le situazioni di sofferenza fino al punto di renderle appunto insostenibili e, dall’altra, la fitta rete di intrecci che fa sì che ogni movimento finisce per determinare effetti a catena. E’ il caso di Alitalia, in attesa di un futuro sempre più difficile ormai da lustri, di Telecom, che ancora non trova pace dal momento della privatizzazione, di Capitalia, Mediobanca e Generali, legati in una catena fragile che condiziona i destini di ciascuno e che ci ha portato al paradosso di avere un bello schieramento di francesi che si fa paladino e garante dell’italianità e dell’indipendenza di tre pezzi da novanta della finanza nazionale. Un filo conduttore unitario in questo improvviso dinamismo forse non c’è. Ci sono spezzoni e ci sono vecchi e nuovi atteggiamenti che si confrontano. C’entra il governo, che ha una sua idea, forse non del tutto unitaria ma comunque influente, che vuole che l’impresa italiana sia forte e che abbia un ruolo in Europa. L’ingresso di Enel nel capitale di Endesa e l’ipotesi di opa da lanciare insieme alla spagnola Acciona sul primo gruppo elettrico iberico va in quella direzione. Se Enel avrà successo la sua diversificazione internazionale avrà fatto un importantissimo passo avanti, lasciando probabilmente spazio anche per qualche acquisto in Russia. Poi le resterà da dimostrare di avere una struttura manageriale adeguata per ottimizzare e gestire il tutto, ma questo sarà possibile valutarlo solo a cose fatte. Il primo passo è fare il balzo, superare il limite dei confini nazionali e acquisire una dimensione europea.Ancora di più il segno del governo c’è nella scelta di privatizzare Alitalia, nella speranza che non si sia fuori tempo massimo, che il livello sostenibile di sofferenza non sia stato superato. Lo scopriremo entro fine maggio, quando sapremo se le manifestazioni di interesse si saranno trasformate in piani industriali credibili e in offerte vincolanti accettabili. Perché se i piani industriali e le offerte vincolanti non arriveranno allora lo stesso valore degli asset di Alitalia, in mancanza di un futuro prevedibile, potrebbero perdere buona parte del loro valore e mettere in forse la vita stessa dell’azienda. Le vicende chiave del momento tuttavia sono le altre due, Telecom da una parte e CapitaliaMediobancaGenerali dall’altra. Tutte e due confuse e tutte e due complicate dall’intreccio di meccanismi

fonte: repubblica.it

Energia dal vento, Italia in netto ritardo

Non urla slogan, preferisce usare timbri e carta bollata. Non fa sit-in per bloccare strade e ferrovie, ma è in grado comunque di fermare colossi come l'Enel. Se le proteste dei piccoli comitati ambientalisti contro l'eolico conquistano spesso i titoli dei giornali, in realtà il loro ruolo nel rendere in salita il percorso verso una rivoluzione del sistema energetico italiano è tutto sommato limitato. Il vero nemico, almeno in questa fase, è la burocrazia: da un lato soffoca le iniziative sotto il peso dei suoi mille cavilli e regolamenti diversi da regione a regione; dall'altro non si è invece ancora dotata di quelle poche regole in grado di snellire le procedure e far emergere i progetti migliori. E' questo il grido d'allarme emerso dagli addetti ai lavori che hanno preso parte a "Energetica 2007", il convegno organizzato da Somedia e Repubblica sul futuro delle fonti rinnovabili in Italia. Se la sfida dello sviluppo sostenibile e l'urgenza della lotta ai cambiamenti climatici sono finalmente riusciti a scavalcare gli angusti confini del dibattito interno al mondo ambientalista, conquistando l'attenzione delle grandi istituzioni internazionali, economiche e finanziarie, quello che ancora rimane da fare, almeno nel caso italiano, è l'intervento su base locale, a livello di regolamenti e piani regionali. A partire dall'Onu, e scendendo via via all'Unione Europea e al governo italiano, è stato messo in campo nelle ultime settimane un pacchetto di interventi e obiettivi ambiziosi per ridurre i costi economici e ambientali del consumo di energia. Dove tutto rischia però di bloccarsi, come in un collo di bottiglia, è nell'ultimo e decisivo passaggio, quello dell'attuazione concreta degli interventi.

A detenere le chiavi di quest'ultima porta sono soprattutto le regioni, depositarie delle scelte strategiche in materia di energia. A sintetizzare il quadro drammatico della situazione basterebbe citare l'esempio portato a "Energetica" da Salvo Sciuto, il responsabile per l'Enel dello sviluppo delle energie rinnovabili. "Per ottenere l'autorizzazione a cambiare otto turbine in un impianto già funzionante di cui preferisco non fare il nome - ha denunciato il dirigente dell'azienda elettrica - sono stati necessari sedici mesi. E pensare che si trattava di sostituirle con pale identiche a quelle esistenti, sia per potenza che per altezza e dimensioni". E per rinforzare l'assurdità della procedura Sciuto ha mostrato il foglio della richiesta formulata dall'Enel sul quale nel corso di questo lungo periodo è stato necessario far opporre la bellezza di ben undici timbri diversi. Attualmente Sciuto ha elencato ben nove regioni che tra mancanza di regolamenti, divieti (la Sardegna), moratorie in atto (la Sicilia) e cavilli vari rendono l'installazione dell'eolico una vera corsa ad ostacoli. "Il risultato - ha concluso - è che Enel nella metà del tempo ha realizzato in Spagna il doppio della potenza eolica realizzata in Italia, 633 MW contro 306". Ma se il troppo storpia, anche il troppo poco può essere letale. Nicola De Sanctis, direttore fonti rinnovabili della Edison, nel corso del convegno ha puntato infatti il dito sulla mancanza di norme in grado di fare da filtro al proliferare di progetti presentati in fretta e furia "tanto per prendere il numeretto, così come ci si mette in fila dal panettiere". Scegliere i pochi progetti validi e davvero realizzabili tra i tanti sottoposti frettolosamente con intenzioni speculative e senza la preparazione adeguata ovviamente non fa che allungare i tempi, con un notevole dispendio di risorse. Un andazzo che in alcune regioni come la Calabria, ricordava giorni fa il membro della segretaria regionale della Cgil Sergio Genco, sta raggiungendo dimensioni paradossali con la presentazione di quattro o cinque nuove richieste di autorizzazione al giorno. Del problema si è fatto interprete nel suo intervento anche il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. "Diciamolo chiaramente - ha ammesso il leader dei Verdi - la maggior parte di questi progetti fa letteralmente schifo e nasce da motivazioni clientelari. Prima si presentano, poi si pensa a correggerli in corsa, ma è anche per questo che i tempi si dilatano terribilmente. Se i progetti fossero fatti a regola sarebbe possibile concedere le autorizzazioni di impatto ambientale entro i sessanta giorni previsti". Più in generale secondo il ministro è giunto comunque il momento di riunire le regioni attorno a un tavolo per stilare un piano energetico nazionale che sia condiviso e che stabilisca su base locale tanto i target di sviluppo delle rinnovabili quanto quelli di riduzione delle emissioni di gas serra indicati dalle nuove disposizione adottate da Bruxelles. Del resto si tratta di adeguare il vecchio adagio ambientalista: pensare globalmente, agire localmente.

fonte: repubblica.it

L' Acqua non è una Merce

“L’acqua non è una merce.”Ripetetelo allo specchio ogni mattina: vi darà consapevolezza.I numeri parlano e ci sussurrano dati che non vogliamo ascoltare. Un miliardo di persone non ha acqua potabile. Un milione e ottocentomila bambini muoiono ogni anno per malattie causate dall’acqua inquinata. Dove va l’acqua? Una tazza di caffè richiede 140 litri di acqua, un paio di jeans 11.000 litri, un’automobile 400.000 litri. E solo il 3% dell’acqua del pianeta è potabile.In Italia l’acqua è una risorsa finanziaria e, quindi, viene privatizzata. Dove prima c’era una sorgente, una fontana pubblica sono arrivati gli imprenditori. I mercificatori dell’acqua. Un bene primario si è trasformato in azioni, in asset, in profitto. L’acqua deve restare in mani pubbliche, le nostre mani. Se non funzionano gli acquedotti pubblici, se sono bucati, vanno riparati, anche a calci nel c..o. I privati devono starne fuori.Pubblico parte della lettera ricevuta dal presidente di Greenpeace Italia.“La Direttiva 60/2000 dell’Unione Europea recita: “..l’acqua non è un prodotto commerciale, bensì un patrimonio che va protetto“. L’incultura dell’acqua in Italia, porta a consumare 170 litri di acqua imbottigliata per abitante all’anno, contro una media europea di 85 ed una mondiale di 15, equivalenti a 5 miliardi di contenitori plastici che si trasformano in 100.000 tonnellate/anno di rifiuto urbano.L’acqua imbottigliata, assoggettata a regimi di controlli spesso lacunosi, ha un costo tra 30 e 50 centesimi, cui si sommano i costi di smaltimento del contenitore, mentre 1.000 litri di acqua da acquedotto, più controllata sul piano chimico-batteriologico, non costano più di 1 euro. Gli italiani dichiarano che alla base di questo paradosso c’è la convinzione che l’acqua imbottigliata sia più sicura ( 51% ), più “buona” (35%), meno “dura” (14% ).Il nostro Paese è ricco di acquiferi sotterranei, tra i 5 e i 12 miliardi di metri cubi. Ciò nonostante, la crisi idrica è alle porte in tutto il Paese, anche come effetto del cambiamento climatico globale, che vedrà l’aridificazione nel Centro-Sud e la sub-tropicalizzazione nel Nord.L’origine di questa scarsità annunciata?- decennale incuria e mancata manutenzione delle reti con un livello di dispersione variabile tra il 30% della Emilia-Romagna e più del 50% dell‘ Acquedotto Pugliese- inquinamento dei fiumi da parte di insediamenti industriali, attivi e dimessi, ed urbani, in spregio ad ogni normativa, anche per la totale aleatorietà dei controlli ambientali- insostenibile idroesigenza di un settore primario caratterizzato per decenni da monocolture intensive e da tecniche irrigue (es. a pioggia) dissipatrici di oltre il 30% dell’acqua erogata- mancata generalizzazione di apparati per la minimizzare i consumi a parità di prestazione, a livello dei consumi domestici. L’eccellente esperienza condotta al riguardo a Bagnacavallo in Emilia Romagna ha mostrato come questa sola misura, il cui bassissimo costo (2-3 euro/abitante) si ripaga con i certificati bianchi per la minore spesa energetica del servizio idrico, consenta di ridurre i consumi familiari di almeno il 10-12 %.”Walter Ganapini, Presidente Greenpeace Italia

fonte: beppegrillo.it

29-30/03/2007 Salone d' Impresa

Giovedì 29 e venerdì 30 marzo la Villa Foscarini Rossi di Stra, a Venezia, ospiterà la quinta edizione del Salone d'Impresa, appuntamento che conclude sei mesi di incontri a tema tra specifici segmenti professionali relativi all'organizzazione aziendale, all'innovazione, alla crescita e al turismo.Il Salone d'Impresa vedrà imprese e istituzioni confrontarsi sui temi delle nanotecnologie, dell'energia alternativa, dell'urbanesimo, dei distretti industriali e dei finanziamenti all'innovazione.
Sono previsti gli interventi del Responsabile della Direzione Imprese Sebastiano Strumia alla tavola rotonda 'La tecnologia al potere? Esempi e strumenti per le imprese' di venerdì 30 marzo e del Responsabile dell'Ufficio Incentivi alla Ricerca e Sviluppo Vincenzo Linardi alla tavola rotonda 'Dalla tecnologia alle persone: uno sguardo al futuro prossimo?' di giovedì 29 marzo.

fonte: Redazione Intesa Sanpaolo per le imprese

Emilia Romagna: marketing e promozione turistica

L'Emilia Romagna ha modificato la disciplina del cofinanziamento dei progetti di marketing e promozione turistica di prevalente interesse per il mercato italiano delle unioni di prodotto.
La Regione Emilia Romagna ha modificato la legge regionale 4 marzo 1998, n. 7 ("Organizzazione turistica regionale - Interventi per la promozione e commercializzazione turistica - Abrogazione delle leggi regionali 5 dicembre 1996, n. 47, 20 maggio 1994, n. 22, 25 ottobre 1993, n. 35 e parziale abrogazione della L.R. 9 agosto 1993, n. 28").In particolare, le modifiche apportate riguardano la previsione del cofinanziamento:
dei progetti di marketing e promozione turistica di prevalente interesse per il mercato italiano delle unioni di prodotto;
delle iniziative di commercializzazione turistica, anche in forma di co-marketing, realizzata dalle aggregazioni di imprese aderenti alle unioni di prodotto.

fonte: Finanziamenti su Misura OnLine, Ipsoa Editore

28/03/-29/03/2007 Forum Mediterraneo Italia-Tunisia

Tunisi
Hotel Abou Nawas - Orario: 09:00 - 19:00
L’obiettivo di tale incontro è la continuazione del processo di cooperazione e collaborazione tra i Paesi del Mediterraneo per la gestione delle risorse legate alla Dieta Mediterranea. Il Forum che vedrà coinvolti Rappresentanti Istituzionali, del Mondo Universitario e della Ricerca Scientifica e Rappresentanti del mondo Imprenditoriale si svolgerà a Tunisi il 28 e 29 Marzo e mostrerà le possibilità di Sviluppo per le piccole e medie imprese del settore agro-alimentare e cosmetico presenti sul territorio campano e sulle possibili forme di collaborazione con gli operatori esteri dei settori interessati.

Nel FORUM Italia - Tunisia organizzato nell’ambito del Progetto MEDeA, POR CAMPANIA 2000-2006 MISURA 6.5 AZIONE B LETTERA E)PROGETTO “COOPERAZIONE ISTITUZIONALE DELLA CAMPANIA NEL MEDITERRANEO” INIZIATIVA “Dieta Mediterranea”, verranno illustrati gli obiettivi e i risultati ottenuti durante il percorso di attuazione del POR che sono rappresentati dalla salvaguardia e valorizzazione della biodiversità alimentare dei Paesi del Mediterraneo e dalla apertura di nuovi mercati per le aziende campane del settore agroalimentare e cosmetico attraverso le seguenti attività:
Censimento, mediante interazione tra i soggetti coinvolti, la Regione Campania e le Ambasciate dei Paesi Mediterranei, volto a definire i Partner mediterranei interessati al Progetto
Identificazione di mercati esteri
Realizzazione di incontri di scambio tra i partners
Identificazione, analisi e proposte per la risoluzione delle problematiche inerenti la qualità integrale del prodotto alimentare, la tracciabilità dello stesso, la qualità del processo produttivo, dalla coltivazione alla trasformazione, alla commercializzazione
Assistenza tecnico/scientifica alla promozione di accordi scientifici e produttivi per il trasferimento di professionalità e la complementarietà delle ricerche Ci saranno interventi sulla dieta mediterranea, sul ruolo nutrizionale e aspetti salutistici della pasta e sul studio e tipicizzazione di matrici alimentari di interesse dolciario e cosmetico. Alla luce della direttiva 178/2002 che prevede l’obbligo per la Tunisia di adeguarsi alla normativa europea sulla Tracciabilità, il Forum si occuperà della sicurezza e della garanzia delle Produzioni agroalimentari e della tutela della salute umana e degli interessi dei consumatori: indici di qualità degli alimenti e rintracciabilità di filiera. Saranno,inoltre, trattati argomenti relativi ai nuovi processi di biotrasformazione di scarti di produzione dell’olio d’oliva per l’ottenimento di biomolecole per l’industria alimentare e cosmetica. Saranno organizzati incontri bilaterali tra aziende campane e quelle dei Paesi ospiti e sarà allestita una mostra di prodotti tipici campani nei settori d’interesse del Progetto, inoltre sono previste delle sezioni dedicate agli aspetti scientifici, tecnologici e legislativi.
Comitato Scientifico: Volpe Maria Grazia, De Simone FrancescoComitato Organizzativo: Volpe Maria Grazia, De Simone Francesco

Riferimenti:
Maria Grazia Volpe 0825-299513 mgvolpe@isa.cnr.it

fonte: cnr.it

Confcommercio su vendite al dettaglio: crescita ancora lontana

Confermata la debolezza della domanda interna e le preoccupazioni sull’intensità della ripresa in atto: questo il commento dell’Ufficio Studi Confcommercio ai dati diffusi oggi dall’Istat sull’andamento delle vendite del commercio al dettaglio nel mese di gennaio 2007.Nel primo mese del 2007 le vendite a valori correnti sono infatti risultate ferme sui livelli del gennaio 2006 e in riduzione di 4 decimi di punto rispetto a dicembre 2006. Depurando il dato dalla componente inflazionistica, ottenuta ponderando gli indici di prezzo delle voci più prossime a quelle cui le vendite si riferiscono, l’indicazione che emerge è una riduzione tendenziale dei volumi acquistati pari all’1.1%.In particolare, due sono gli elementi che caratterizzano questo dato: le difficoltà che emergono sul versante della grande distribuzione anche se tengono gli hard discount, format distributivo che stando alle esperienze passate viene privilegiato dalle famiglie nei momenti in cui si avvertono segnali di difficoltà; la vivacità dei grandi magazzini che sembrano aver beneficiato più di altri dell’avvio della stagione dei saldi. In generale – conclude l’Ufficio Studi di Confcommercio - il depotenziamento dello sviluppo delle vendite nella fascia alta della distribuzione è un indizio importante di un potenziale ridimensionamento della propensione al consumo. Se questa tendenza fosse confermata, si potrebbe generare un profilo meno dinamico della produzione stessa e degli investimenti, con evidenti riflessi sulla performance del sistema economico nel complesso e, pertanto, difficilmente si potrebbe concretizzare, nel corso dell’anno, l’auspicato sviluppo del prodotto interno lordo prossimo o superiore al 2%.

fonte: consulenzalavoro.it

Istat - Commercio con l'estero

Dall’introduzione del mercato interno dell’Unione europea, le statistiche sul commercio con l’estero provengono da due rilevazioni separate, riguardanti, rispettivamente, gli scambi con i paesi dell’Unione europea e quelli con gli altri paesi (definiti extra Ue). A causa delle differenze nei tempi di raccolta delle informazioni di base, i risultati per i due insiemi di paesi vengono diffusi con diverso grado di tempestività e in momenti separati. Con il comunicato stampa del 16 marzo 2007 sono stati diffusi i dati relativi agli scambi con i paesi Ue e quelli complessivi relativi al mese di gennaio 2007. Con questo comunicato sono pubblicati i dati riguardanti l’interscambio con i paesi extra Ue del mese di febbraio 2007. I risultati relativi ai paesi Ue e al complesso degli scambi di febbraio saranno diffusi il 17 aprile 2007. Nel mese di febbraio 2007, rispetto allo stesso mese del 2006, le esportazioni verso i paesi extra Ue sono aumentate del 14,1 per cento mentre le importazioni sono cresciute del 4,2 per cento. Nello stesso mese il saldo commerciale con i paesi extra Ue è risultato negativo per 1.752 milioni di euro, a fronte di un d eficit di 2.593 milioni di euro registrato a febbraio dello scorso anno. Rispetto a gennaio 2007, al netto della stagionalità, le esportazioni sono aumentate del 5,5 per cento e le importazioni dello 0,3 per cento. Nei primi due mesi del 2007, rispetto allo stesso periodo del 2006, le esportazioni sono aumentate dell’11,6 per cento e le importazioni del 7,8 per cento. Il saldo è stato negativo per 6.060 milioni di euro a fronte di un disavanzo di 6.253 milioni di euro nello stesso periodo del 2006. Nel mese di febbraio 2007 continua un andamento positivo per entrambi i flussi commerciali, che si protrae da molti mesi. La dinamica tendenziale delle esportazioni è risultata decisamente superiore a quella delle importazioni. A febbraio 2007 le più elevate variazioni tendenziali delle esportazioni si registrano nei confronti degli Altri paesi (più 39,4 per cento), della Russia (più 38,4 per cento), della Cina (19,7 per cento), dei paesi OPEC (più 15,3 per cento) e della Turchia (più 14,4 per cento). In flessione risultano le vendite verso gli USA (meno 7,4 per cento), il Giappone (meno 3,6 per cento) e i paesi del Mercosur (meno 1,9 per cento). Per le importazioni i più elevati incrementi si sono registrati per la Cina (più 29,3 per cento), per gli Altri paesi europei (più 14,5 per cento) e per i paesi EDA (più 13,2 per cento); le maggiori diminuzioni riguardano gli acquisti dai paesi del Mercosur (meno 17,3 per cento) e dagli USA (meno 14 per cento). Nel periodo gennaio-febbraio 2007, rispetto allo stesso periodo del 2006, le esportazioni sono aumentate verso tutti i paesi ed aree geoeconomiche, con esclusione dei paesi del Mercosur e degli USA; i più spiccati incrementi si sono manifestati verso la Russia, i paesi OPEC e gli Altri paesi. Per le importazioni tendenze positive si rilevano per ogni paese ed area geoeconomica salvo che per gli USA e i paesi OPEC; i più elevati aumenti riguardano gli acquisti dalla Cina, Altri paesi europei, paesi EDA e Altri paesi. Saldi positivi si sono registrati con gli USA, i paesi EFTA, la Turchia e gli Altri paesi europei; i maggiori disavanzi riguardano i paesi OPEC, la Cina e la Russia. Nel mese di febbraio 2007, rispetto a febbraio 2006, i maggiori aumenti alle esportazioni si rilevano per i mezzi di trasporto (più 64,3 per cento), dovuti in particolare alle vendite di mezzi di navigazione marittima, per i metalli e prodotti in metallo (più 22 per cento), per gli apparecchi elettrici e di precisione (più 17,3 per cento) e per i mobili (più 16,6 per cento). In diminuzione figurano i prodotti alimentari, bevande e tabacco (meno 3,6 per cento) e i prodotti chimici e fibre sintetiche e artificiali (meno 0,9 per cento). Alle importazioni, i più elevati aumenti si sono avuti per i metalli e prodotti in metallo (più 69,1 per cento), per l’energia elettrica, gas e acqua (più 23,2 per cento), per le macchine e apparecchi meccanici (più 14,5 per cento) e per il cuoio e prodotti in cuoio (più 12,6 per cento). Le maggiori diminuzioni riguardano i prodotti petroliferi raffinati (meno 36,7 per cento) e i mezzi di trasporto (meno 21,9 per cento). Nel primo bimestre del 2007 le esportazioni hanno registrato aumenti tendenziali in tutti i settori di attività economica ad esclusione degli altri prodotti dell’industria manifatturiera (compresi i mobili) e i prodotti alimentari, bevande e tabacco. I più ampi incrementi riguardano i prodotti petroliferi raffinati, i metalli e prodotti in metallo e i mezzi di trasporto. Alle importazioni i maggiori aumenti riguardano i metalli e prodotti in metallo, le macchine ed apparecchi meccanici e il cuoio e prodotti in cuoio. Le più ampie flessioni si riferiscono ai prodotti petroliferi raffinati e all’energia elettrica, gas e acqua. I maggiori saldi positivi si sono registrati per le macchine ed apparecchi meccanici, per i mezzi di trasporto, per gli altri prodotti dell’industria manifatturiera (compresi i mobili) e per i prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi; i disavanzi più ampi si sono osservati per i minerali energetici, per i metalli e prodotti in metallo e per i prodotti dell’agricoltura e della pesca. In particolare, per quanto concerne i minerali energetici, che riguardano prevalentemente il petrolio greggio e gas naturale e il cui peso sul totale delle importazioni dei paesi extra Ue raggiunge nel primo bimestre 2007 il 29,6 per cento (33,8 per cento nello stesso periodo del 2006), il saldo è risultato negativo per 7.736 milioni di euro, rispetto ad un deficit di 8.203 milioni di euro del 2006. Nello stesso periodo il saldo della bilancia commerciale, al netto dei minerali energetici, è risultato positivo per 1.676 milioni di euro, a fronte di un avanzo di 1.950 milioni di euro del 2006.

fonte: consulenzalavoro.it

Energia, patto Italia-Brasile

Parte dall'energia la nuova partnership strategica dell'Italia con il Brasile. Oggi l'Eni firmerà un accordo con la Petrobras sui biocarburanti, primo tassello di un'alleanza a lungo termine tra i due Paesi. Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha iniziato ieri a San Paolo la sua missione in America del Sud che lo porterà oggi a Brasilia per l'incontro con il presidente Ignacio Lula da Silva, e domani a Santiago del Cile, dove vedrà Michelle Bachelet.La sigla dell'accordo energetico è prevista per oggi ( si è trattato fino all'ultimo a Rio de Janeiro tra i due gruppi ma non dovrebbero esserci intoppi) alla presenza dell'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, arrivato direttamente da Mosca. L'intesa punterà a sviluppare in Angola una produzione in joint venture di biocarburanti, l'energia pulita che in Brasile è da tempo una realtà, ma che in Europa è appena agli inizi. E sull'importanza di questa intesa (si dovrebbe firmare anche un memorandum of understanding per la vendita di tecnologie per l'estrazione di petrolio ad alto contenuto di zolfo) Prodi è stato chiaro: «L'accordo è stato raggiunto con la benedizione dei due Governi »ha detto agli imprenditori italiani alla Camera di commercio italobrasiliana. La sigla dell'intesa rappresenta il primo passo concreto dell'Italia per attuare il programma delineato all'ultimo Consiglio Europeo, dove è stato deciso che entro il 2020 si dovrà arrivare ad un consumo energetico del 20% da fonti rinnovabili.Prodi, negli incontri di San Paolo dedicati quasi interamente alla comunità economica, ha insistito sulla linea di politica estera del suo Governo che, in dieci mesi, ha puntato soprattutto sul rilancio dei rapporti con Cina e India (e ora Brasile),i Paesi della nuova globalizzazione che, insieme a Russia e Sudafrica sono i cosiddetti " Brics".«Tra Italia e Brasile c'è stato un lungo isolamento, ma ora le cose sono destinate a cambiare» ha detto il premier, ricordando che uno dei segni negativi del passato è stata l'uscita delle banche italiane dal Brasile, in particolare la vendita di Sudameris da parte di Banca Intesa. Ora è il momento di recuperare terreno anche perché le banche, ha ricordato, non devono arrivare dopo le imprese, ma le devono precedere e favorire gli scambi nei due sensi. L'accenno di Prodi alle banche è una costante delle missioni all'estero e segnala come la diplomazia abbia nel credito un'arma formidabile: «Intanto abbiano recuperato in Europa con la fusione di due grandi strutture nazionali (Intesa e San Paolo, ndr) che possono correre nel mondo. Io credo che con il tempo le nostre banche possano avere una strategia mondiale, non solo continentale».Si lavora anche sulle linee di credito,come dimostra l'accordo tra Sace e Banco do Brasil in base al quale l'Italia garantirà i finanziamenti, previsti per un massimo di 100 milioni di euro, che l'istituto brasiliano concederà a favore di imprese che acquisiranno beni e servizi italiani. L'interscambio tra Italia e Brasile è di rilievo,ma il Governo lo ritiene modesto rispetto alle potenzialità: basta ricordare che l'export italiano verso il Brasilequinto Paese al mondo per popolazione e undicesimo in termini di Pil è inferiore a quello della Tunisia.

fonte: sole24ore.it

Solare termodinamico, l'Italia ci prova

Nessuno è profeta in patria, ma a volte viene concessa una seconda possibilità. Così se il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia nel 2005 ha dovuto polemicamente lasciare la guida dell'Enea ed emigrare in Spagna per trovare chi credesse nelle sue idee sul solare termodinamico, ora qualcuno in Italia sembra essersi pentito ed è pronto a scommettere sulle intuizioni del grande scienziato. Dopo la falsa partenza di un paio di anni fa, conclusa con la "fuga" di Rubbia sull'altra riva del Mediterraneo, questa mattina Enel ed Enea hanno firmato solennemente alla presenza del ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio il protocollo di intesa per la realizzazione di "Archimede", il primo impianto solare termodinamico italiano e il primo al mondo ed essere integrato con una centrale a ciclo combinato a gas. L'investimento complessivo per rendere operativo il progetto, che sorgerà a Priolo Gargallo (Siracusa) all'interno dell'impianto Enel già esistente, è di oltre 40 milioni di euro. Una volta completato l'iter autorizzativo, entro il 2009 è prevista l'entrata in esercizio del progetto pilota da 5 megawatt, una quantità di energia in grado di soddisfare il fabbisogno annuale di 4.500 famiglie con un risparmio di circa 2.400 tonnellate equivalenti di petrolio l'anno, con un taglio di emissioni di anidride carbonica per circa 7.300 tonnellate. L'Italia, ha commentato soddisfatto il ministro Pecoraro, "ha scelto la svolta sul solare", con un progetto "importante per far ripartire la nostra tecnologia". "L'Enel - ha proseguito - ha fatto una cosa buona. Gli utili vanno investiti nell'innovazione: quindi sempre più sole e meno cose scure come il carbone". "Con la realizzazione di "Archimede" - ha aggiunto il presidente dell'Enea Luigi Paganetto - si passa dalla fase di laboratorio alla fase industriale. La scelta di realizzare subito un modulo da 5 MW risponde all'esigenza di avere immediatamente un impianto in funzione".

"Archimede" come detto utilizzerà la tecnologia termodinamica, più efficiente rispetto a quella più diffusa e conosciuta del fotovoltaico, in quanto è in grado di produrre energia elettrica anche di notte o quando il cielo è coperto. Il sole viene sfruttato infatti in maniera indiretta. Dei vasti campi di specchi concavi (a Priolo sarà utilizzata una superficie di circa 300 x 280 metri) concentrano i raggi solari utilizzandoli per scaldare fino alla temperatura di 550 gradi un fluido a base di sali messo a punto attraverso gli esperimenti coordinati da Rubbia. Il calore ottenuto servirà a generare vapore ad alta pressione che, convogliato nelle turbine dell'adiacente impianto a ciclo combinato della centrale Enel, incrementerà la produzione di energia elettrica dell'impianto, riducendo la necessità di bruciare combustibili fossili. Il materiale che verrà usato a Priolo, oltre a mantenere il calore a lungo permettendo alla centrale di funzionare anche di notte o con il cielo coperto, così come gli olii utilizzati nelle centrali solari termodinamiche già in funzione, ha anche le importanti e innovative qualità di essere totalmente innocuo per l'ambiente in caso di fuoriuscite accidentali e di non essere infiammabile. "Questo - ha commentato Rubbia - è ancora un impianto dimostrativo. Gli anni che si sono persi sono pesanti nel senso che il resto del mondo è andato avanti. E' ovvio che noi qui stiamo parlando di maratona, non so cosa succederà fra 5, 10, 15 anni anche se sono convinto che questo tipo di tecnologia diventerà dominante nel campo delle rinnovabili". Per quanto soddifatto dell'importante passo avanti compiuto, il premio Nobel non ha nascosto però la sua perplessità sulla tabella di marcia fissata da Enel ed Enea. "Ho l'impressione - ha detto Rubbia - che i tempi tecnici presentati oggi siano troppo lunghi. Abbiamo l'esempio americano che ci dice che in 12 mesi si può fare una centrale da 64 MW che costa quattro volte la centrale in Italia di 5 MW".

fonte: repubblica.it

lunedì 26 marzo 2007

Dal satellite l'evoluzione dei gas serra

Ci sono voluti tre anni di osservazioni continue e l'analisi di migliaia di dati per arrivare a realizzare per la prima volta una mappa mondiale animata dell'evoluzione dei due principali gas responsabili dell'effetto serra: il metano (CH4) e l'anidride carbonica (CO2). L'animazione è stata fatta da Michael Buchwitz e Oliver Schneising dell'Istituto di fisica ambientale (Iup) presso l'Università di Brema, guidati da John P. Burrows, grazie allo Sciamachy (Scanning Imaging Absorption Spectrometer for Atmospheric Chartography), strumento posizionato a bordo del satellite europeo di indagine ambientale Envisat. Lo Sciamachy è il primo sensore spaziale in grado di misurare i principali gas serra con sensibilità elevata fino alla superficie terrestre, poiché osserva lo spettro della luce solare attraverso l'atmosfera in «nadir looking», cioè dall'esatta verticale. ■ Animazioni: metano- anidride carbonica
METANO - Il metano è il secondo più importante gas serra dopo l'anidride carbonica, ma le molecole di metano trattengono il calore con un'efficienza venti volte superiore alla CO2. I dati ottenuti sul metano confermano anche i risultati di un altro studio eseguito nel 2005 dallo Iup presso l'Università di Heidelberg, in collaborazione con l'Istituto reale meteorologico olandese (Kmni), relative alle emissioni di metano superiori alle previsioni da parte delle foreste tropicali, in disaccordo con le simulazioni teoriche relative allo stesso periodo di tempo.ANIDRIDE CARBONICA - Gli studiosi hanno utilizzato i dati ottenuti da Sciamachy nello stesso periodo per determinare le colonne atmosferiche di anidride carbonica, che viene prodotta sia per vie naturali che a causa di attività umane, come la combustione di carburanti fossili. Come per il metano, anche per la CO2 esistono lacune significative nella conoscenza delle sue sorgenti, come per esempio gli incendi, le attività vulcanica, il respiro di organismi viventi, terre emerse e oceani.

fonte: corriere.it

venerdì 23 marzo 2007

Consigli della famiglia che non inquina

Un anno vissuto ecologicamente: senza carta igienica e con i vermi allevati amorevolmente in casa perché mangino la spazzatura. Con pochi bagni in vasca per risparmiare acqua e molti maglioni per non abusare del riscaldamento. Pronti a rinunciare anche alle vacanze se questo significa usare l'aereo che troppo inquina. Non è teoria, voglia di ascesi o masochismo, ma la realtà di chi in Inghilterra o negli Usa sta seriamente provando a vivere così, con un occhio di riguardo al pianeta e alle sue risorse. Avanguardie di uno stile di vita low profile ma ad alto livello etico-ecologico che si diffonde e di cui si cominciano a vedere anche da noi le prime avvisaglie. Se è vero, come racconta un'indagine di Altroconsumo, che l'80% degli italiani preferisce la doccia invece di immergersi nella vasca risparmiando così 70 litri a lavaggio; e che 1 su 2 chiude i rubinetti quando si sbarba o si insapona, e che il 90% spegne il riscaldamento di notte mentre 6 su 10 usano lampadine a basso consumo. Primi passi rispetto a chi al di là della Manica e dell'oceano sceglie di vivere ecologicamente 24 ore su 24, dal cibo alla scelta delle lampadine, dall'uso dell'auto all'oblio dei detersivi industriali. Di chi mangia solo prodotti coltivati o allevati in modo organico, confezionati in materiali riciclabili - come il vetro - per creare meno spazzatura. Non solo: il pensiero "verde" passa anche per le pulizie domestiche. Tanto che i nuovi ecologisti si danno faticosamente da fare per pulire casa e bagni con aceto, limone e soprattutto olio di gomito invece di usare prodotti industriali che garantiscono nelle pubblicità "tutto e subito senza sforzo" - ma inquinano.

Etico-ecologisti in prima linea ma anche consumisti pentiti come la famiglia Conlin Beavan di New York che sul New York Times e in rete racconta la fatica di mettere in pratica da un anno il "no impact". La filosofia, la scelta di vivere provocando il minor impatto possibile sull'ambiente degradato da usi e abusi. E così sulla loro tavola vengono serviti cibi solo organici e cresciuti o allevati nel raggio di 250miglia da Manhattan, mentre si riduce la spazzatura acquistando prodotti in confezioni riciclabili. Senza contare che per diminuire il consumo di cellulosa e quindi il taglio di alberi, a casa Conlin è stata abolita per un anno la carta igienica. Con conseguenti imbarazzi degli ospiti al momento di varcare la stanza da bagno e l'aumento dei lavaggi di panni avendo rigorosamente cancellato dalla lista anche i pannolini usa e getta per la figlia. Da New York all'Inghilterra, dove Leo Hickman, giornalista del Guardian ha convinto moglie e figlia in fasce a vivere Una vita ridotta all'osso, come si intitolerà il suo libro che a metà aprile uscirà anche in Italia per Ponte alle Grazie. Già un successo nei paesi angloassassoni per l'ironia con la quale racconta buona volontà e delusioni, stanchezze e tentativi di chi vorrebbe vivere "green" ma da anni è abituato a comodità e prelibatezze esotiche. Di chi improvvisamente decide di mangiare solo cibi bio, solo di stagione, solo prodotti in paesi dove non vi è dittatura o sfruttamento, prediligendo confezioni eque e solidali. Di chi per diminuire la produzione di spazzatura decide persino di allevare lombrichi a casa per far sparire i rifiuti (con ovvia riottosità della consorte alla vista dei vermi) ed è persino pronto a rinunciare alle vacanze oltre mare per non inquinare. Vite ecologiche che ben presto diventano etiche, decidendo anche di spostare i soldi in un banca, per l'appunto, etica. L'Italia è ancora indietro rispetto a queste esperienze. Anche perché, per adesso, produciamo rifiuti a gogò - 533 chili a testa all'anno - consumiamo più acqua di tutti gli europei (200 litri al giorno a persona). E col riscaldamento abbiamo un rapporto ondivago: l'11% degli italiani anche quando ci sono 20 gradi in casa alza il termostato, e il 17% che non lo abbassa neanche quando è fuori. Senza contare lo spreco di energia elettrica se si pensa che il 24% non spegne mai apparecchi elettrici e tv facendoli restare in stand by: il 10% di bolletta in più. Ma le cose stanno migliorando. Così tra il 48 e il 55% chiude l'acqua quando si insapona o sbarba, l'80% sceglie la doccia risparmiando 70 litri di acqua alla volta, mette i doppi vetri alle finestre, usa le lampadine a bassa intensità e ricicla vetro e carta.

fonte: repubblica.it

Gli appalti del sistema Galanvince chi chiede di più

NON BISOGNEREBBE mai smettere di leggere le cronache dei quotidiani del Veneto. Mai. Ogni giorno Il Mattino di Padova e La Nuova Venezia elencano le meraviglie e l'efficienza del "sistema Galan", il cognome di Giancarlo, prodigio della nidiata di amministratori berlusconiani, uomo spiritoso e gaudente, mano ferma e conosciuta di potente podestà regionale. In Veneto, più che in altre parti di Italia, le gare di appalto spesso le vince chi in busta rialza di più il prezzo. I veneti, che sono tignosi e vogliono le cose fatte per bene, più del prezzo chiedono qualità. Il marchio qualità è impresso in diverse gare per la gestione, la cura e le pulizie degli ospedali. Frutta e ortaggi, carne e pesce, ma anche pulitura, lucidatura, eccetera eccetera. Vogliamo il meglio, costi quel che costi. Al meglio non c'è mai fine e quindi dagli ospedali, il passo è breve, si è passati ad altri tronconi della spesa pubblica. Intervistato da Renzo Mazzaro su La Nuova Venezia, il presidente dei Sistemi territoriali spa Gianmichele Gambato, ha spiegato il perché e il per come dell'affidamento dei lavori per l'ammodernamento della ferrovia locale Mestre-Adria all'associazione di imprese che ha proposto solo lo 0,50% di ribasso dei costi. "Io faccio una considerazione - ha detto Gambato - uno bandisce una gara da 21 milioni di euro. Arrivano solo tre offerte: la prima offre lo 0,50% (di ribasso ndr), una seconda il 2% e la terza l'11%. Non può nascere il sospetto che la tipologia di questo lavoro fosse particolarmente complessa al punto che l'11 per cento poteva essere un ribasso eccessivo?". E infatti, il sospetto è nato. E infatti non ha vinto chi chiedeva meno soldi, ma ha vinto chi ne chiedeva di più. Perché farà prima e meglio degli altri. E chi chiedeva di più? Ah, ecco qua: un'associazione di tre imprese, Carron SpA, Gemmo spa, e Coveco SpA. Delle tre una è molto nota in Veneto: la Gemmo Spa. Lavora molto e bene, lavora ovunque ci sia da lavorare. La famiglia Gemmo conduce con successo l'impresa impiantistica, padri e figli al timone di una azienda solida e bene affermata. Figli e figlie. Irene Gemmo, almeno fino al 26 ottobre dell'anno scorso, è stata vicepresidente della Gemmo spa. E Irene Gemmo chi è? Imprenditrice di qualità e conoscente di Galan. Più che conoscente amica, anche collaboratrice. Al punto che il 1 marzo 2006 Irene viene indicata dal consiglio regionale membro del consiglio di amministrazione di Veneto Sviluppo SpA, la finanziaria regionale impegnata a sostenere l'economia veneta. Il 30 giugno dell'anno scorso Irene Gemmo è nominata dal consiglio di amministrazione presidente di Veneto Sviluppo. E la finanziaria ha gambe muscolose e una borsa capiente: al suo interno c'è anche il 99,997% di Sistemi Territoriali SpA. Perfetto. Ora riandiamo all'inizio della piccola storia. L'appalto da 21 milioni per l'ammodernamento della ferrovia è stato bandito da una società (la Sistemi Territoriali appunto) detenuta pressocché totalmente dalla Veneto Sviluppo, di cui è presidente la signora Gemmo. La gara l'ha vinta un'associazione di imprese in cui è presente l'azienda di famiglia della signora Gemmo. Errori, favori, conflitti di interessi? "Poteva venire proposto ricorso al Tar e fino ad oggi nessuno l'ha fatto", ha giustamente precisato Gambato, il presidente della società che ha bandito l'appalto. Tutto perfetto e tutto pulito. E, soprattutto, tutto a norma di legge.

fonte: repubblica.it

3° Forum Lavoro e Risorse Umane

Il 3° Forum Lavoro e Risorse Umane, organizzato in stretta collaborazione con la redazione di JOB24, con gli esperti e i giornalisti de Il Sole 24 ORE è l’incontro dedicato all’analisi delle novità del mercato del lavoro e della gestione innovativa delle risorse, quale leva strategica per la competitività dell'impresa.
La conferenza inaugurale si aprirà con l’analisi dello scenario nazionale e internazionale dell’offerta formativa e della reale esigenza delle imprese, approfondendo, altresì, il dibattito sul valore strategico delle risorse, quale leva fondamentale per il business dell’impresa.
Gestione e sviluppo innovativo delle risorse, novità normative del mercato del lavoro, aspetti e soluzioni gestionali costituiranno le tematiche principali degli incontri pomeridiani.
Da un lato si analizzeranno le tematiche relative alle novità previdenziali e contrattuali previste dalla Finanziaria 2007, attraverso l’organizzazione di un focus orientato alle soluzioni di gestione del TFR, sia dal punto di vista degli oneri dell’azienda, sia dal punto di vista di scelte del lavoratore; altrettanto spazio sarà dedicato al dibattito tra esperti legali e pubblico sul tema dei contratti di appalto, sommistrazione e esternalizzazione.
Dall’altro si prevedono incontri tematici orientati all’analisi e confronto sulla gestione innovativa del personale e allo sviluppo delle risorse, con particolare accezione alle sfide del mercato globale, all’internazionalizzazione della cultura di impresa e allo sviluppo dei profili.

La partecipazione al Forum è libera e gratuita fino a esaurimento posti.

Aziende:
Direttore Risorse Umane
Responsabile Sviluppo Risorse Umane
Responsabile Amministrazione del Personale
Responsabile Formazione
Società di head hunter
Società di fornitura di lavoro
Manager:
Figure professionali senior che desiderano aggiornarsi sulle nuove professionalità per innovare le proprie competenze

fonte: sole24ore.it

In città non pioverà più

Città senza pioggia e megalopoli assetate per overdose di inquinamento. E’ una delle conseguenze di un fenomeno che sta allarmando i climatologi. In particolare, ad agire direttamente saranno le polveri sottili, sempre più presenti nelle città, e sempre più temibili: condensando intorno a sé gocce di pioggia troppo «leggere» per cadere a terra, porteranno nel giro di mezzo secolo a una quasi totale inibizione della pioggia, che si concentrerà in pochi e violenti episodi all’anno. Due studi recenti, il primo di Mario e Luisa Molina del Mit di Cambridge (Usa), il secondo di un gruppo di ricercatori del Max Planck Institut (Germania) e dell’Indian Institute of Technology, hanno confermato che l’inquinamento prodotto dalle megacities contribuisce in maniera significativa ai cambiamenti climatici in atto e hanno quindi un impatto globale: da Tokyo al centro Europa — ossia lungo il tipico percorso che va dall’Asia all’ovest degli Stati Uniti e di lì al Vecchio continente —vengono trasportati polveri sottili e gas precursori di importanti inquinanti come l’ozono (proprio al trasporto, tra l’altro, si deve quasi il 50% dei casi di inquinamento da ozono in Europa). Ma c’è chi si sta attrezzando: è il caso di Londra, che ha creato un’Agenzia per il clima che ha già prodotto buoni risultati, contribuendo al calo dell’anidride carbonica da traffico. Potrebbe essere un buon esempio per tutti. Oggi il 48% della popolazione mondiale (6 miliardi e 100 milioni) vive in agglomerati urbani: nel 2.030, su un totale di 8,1 miliardi, la quota sarà di 4,9 miliardi.
Crescerà dunque anche il numero delle megalopoli (e le dimensioni delle stesse), secondo una tendenza che ha portato la loro presenza da una nel 1950 (New York, con 12,3 milioni di abitanti), alle cinque del 1975, alle 20 di oggi. Megacity va considerata anche l’area urbana della Valpadana, che sull’asse Torino- Milano può contare circa 6 milioni di abitanti, non a caso (come dimostra anche la tabella che pubblichiamo), risulta una delle zone più inquinate del mondo. Ma quali sono, del dettaglio, le conseguenze di questa situazione? Molina&Molina non hanno dubbi: «Non si parla più di clima locale ma di effetti globali sul clima. Effetti sulla salute, innanzitutto. Le medie mondiali parlano di un aumento del tasso di mortalità giornaliera dello 0,6% (con una punta dell’1% a Città delMessico) per un aumento di 10 microgrammi per metro cubo nel carico di particolato. Poi, la diminuzione della visibilità anche del 50%, per l’effetto combinato di nebbie (è il caso della Valle del Po) e presenza di particelle di Pm 2,5. Infine, i danni all’ecosistema, con le piogge acide che si originano dagli ossidi di azoto e da quelli di zolfo. Questo significa acidificazione di terreni, fiumi e laghi, che comporta come prima conseguenza una riduzione della produttività agricola: nell’Europa centrale, per esempio, è stata del 30 per cento». Secondo i ricercatori, le emissioni delle megacities incideranno sempre più pesantemente sul riscaldamento globale: anche se occupano appena lo 0,2% della superficie della Terra, le megalopoli già oggi producono l’80% dei gas serra. Viverci, in un prossimo futuro, sarà sempre più una corsa ad ostacoli: pioverà meno, si respirerà malissimo e si morirà (maggiormente) di inquinamento.

fonte: corriere.it

Le Auto Verdi

L'automobile verde è ormai più una necessità che una moda. Ne esistono numerose versioni del tutto diverse fra loro, sia per quanto riguarda l'impatto sull'ambiente che per le prestazioni. Molte le firme del settore che si cimentano da anni nel nuovo mercato, finalmente in crescita. La denominazione «ufficiale» di auto ecologica è «emissioni di CO2 inferiore a 140 gr/Km»: si va dal diesel e biodiesel all'attesissimo motore a idrogeno, passando per le già diffuse – almeno negli Stati Uniti – auto ibride, dotate cioè di doppio motore, a benzina (anche diesel in Europa) ed elettrico. La scelta può essere però difficile. Ce ne parla il Business Week.

AUTO IBRIDA – L'automobile ibrida esiste già da qualche anno, ma la tecnologia su cui si basa si sta evolvendo. Toyota, per esempio, ha annunciato che sta sviluppando un nuovo tipo di batteria ricaricabile al litio-ione, la stessa che alimenta Pc portatili e telefoni cellulari. Il modello Prius, che ha avuto un ottimo successo, sarà presto aggiornato per adottare questa novità.
DIESEL – Le automobili alimentate a diesel sono le più familiari in Europa. Ma non tutti i motori a diesel sono puliti. Quelli di ultima generazione però lo sono, specialmente se dotati del filtro antiparticolato. Inoltre, consumano meno: a parità di carburante utilizzato emettono meno inquinanti, fra cui il biossido di carbonio. Nuovi modelli stanno per rilanciare il diesel negli Stati Uniti, dove attualmente occupano solo l'1,5 per cento del mercato: attesi per il 2008 quelli firmati Volkswagen, Mercedes-Benz, Ford e Chrysler.
ETANOLO E IDROGENO – Anche l'alcol etilico può essere usato come combustibile e si tratta del carburante più trascurato di tutti. Quasi nessuno sa che esiste questa possibilità e anche chi possiede il motore adatto, a volte non ne è consapevole. Peggio ancora va quando si chiede dove e come si possa rifornire un'auto a etanolo. Il problema principale sembra quindi la disinformazione e subito a seguire quello della logistica dei rifornimenti, senza dubbio da migliorare. In arrivo anche l'attesissimo idrogeno: Bmw sta mettendo a punto la sua Bmw Serie 7, che dovrebbe essere commercializzata alla fine di quest'anno. I prototipi sono già esposti nel salone aperto dalla casa automobilistica tedesca sulla sua isola virtuale in Second Life.

FONTE: CORRIERE.IT

giovedì 22 marzo 2007

"Schizzi d'acqua"

Alcuni sostengono che in futuro le guerre si faranno per l'acqua dolce. Per il controllo dell'oro blu, l'elemento alla base e basilare per la vita. Un futuro che sembra farsi sempre più imminente. Anzi: in Africa deve essere già presente, visto che l'acqua è gia contesa in alcune zone del continente. E comunque lì, dappertutto, ce n'è sempre troppo poca. Troppo poca perché tutti siano dissetati a sufficienza. O basti per irrigare i campi e quindi sfamare tutti. Amref ha organizzato una campagna per cercare di riaffermarne l'immenso valore, in occasione della giornata mondiale del 21 marzo. L'iniziativa, intitolata "Schizzi d'acqua. L'acqua come non l'avete mai vista", persegue un duplice scopo: da un lato sensibilizzare i paesi ricchi sul problema dello spreco delle risorse idriche, invitandoli a limitarsi il prima possibile. Contemporaneamente sarà organizzata una raccolta di fondi per realizzare un progetto concreto per garantire acqua, e quindi salute, a 30mila bambini nel nord dell'Uganda. Con le proiezioni sempre più allarmanti sugli effetti del riscaldamento terrestre, il ciclo dell'acqua - per natura globale e interdipendente - diventa automaticamentne il filo conduttore che collega la nostra abbondanza alla penuria idrica africana. Le vignette della campagna "Spreco meno subito" saranno pubblicate anche sul sito di Amref - www.amref.it - da dove si potrà aderire all'iniziativa con una donazione che farà salire il livello di acqua di una grande cisterna simbolica. I lavori sono stati realizzati per l'occasione da una ventina di disegnatori italiani e africani che hanno dato vita ad una mostra itinerante. Gli autori africani provengono da diverse nazioni del continente, e il loro background, il loro tratto, i loro contenuti sono contraddistinti dalla complessa situazione socio-politica che caratterizza il paese di origine: Abdool Kalla, Achou, Alain Mushabah, Almo The Best dal Camerun, Hamidou Zoetaba, Patrick Gathara, Stephane Tcheukam, Tayo Fatunla e Wily Zekid dal Congo.

Gli autori italiani che hanno aderito all'iniziativa sono Massimo Bucchi, Stefano Disegni,Francesco Fagnani, Emilio Giannelli, Riccardo Manelli, Beppe Mora, Roberto Perini, Alberto Rebori, Pier Maria Romani, Giuliano Rossetti e Sergio Staino

fonte: repubblica.it

L'agonia di 10 grandi fiumi

Dal Gange al Danubio, i fiumi più grandi del mondo si stanno asciugando inesorabilmente. Con conseguenze disastrose. Lo annuncia un rapporto presentato oggi dal Wwf internazionale a Gland, in Svizzera, a pochi giorni dalla giornata mondiale dell'acqua, in calendario il 22 marzo. Pianificazioni sbagliate e protezioni inadeguate non ci consentono di essere sicuri che in futuro l'acqua continuerà a scorrere - ammonisce l'organizzazione ambientalista - mettendo così in pericolo l'approvvigionamento idrico di innumerevoli specie. Da qui l'esortazione indirizzata ai governi di tutto il mondo a intervenie subito, prima che l'acqua dolce diventi davvero troppo poca. Il Wwf ha monitorato dieci fra i più grandi corsi d'acqua della Terra. E tutti e dieci si sono rivelati in forte pericolo. Principali imputati del disastro sono l'inquinamento, il cambiamento climatico, le dighe e lo sfruttamento irresponsabile della pesca. Ma avrebbero contribuito a compromettere la salute dei corsi d'acqua anche la navigazione (è il caso del Danubio), l'accessivo prelievo di acqua potabile, la diffusione di specie invasive, e lo sfruttamento intensivo per agricoltura e industria. Lo stato di agonia è stato accertato per Yangtze, meglio conosciuto come Fiume Azzurro, Mekong, Salween, Gange e Indo (in Asia), Danubio (in Europa) Rio de la Plata, Rio Grande o Rio Bravo (nelle Americhe), Murray-Darling (in Australia) ed il Nilo-Lago Vittoria (in Africa). Ma non è escluso che anche altri corsi d'acqua si trovino nella stessa emergenza. "Negli ultimi 50 anni - si legge nel rapporto - gli ecosistemi (compresi quelli idrici) hanno subito alterazioni più profonde che in qualunque altro periodo storico: rapida crescita demografica, sviluppo economico e industriale hanno causato trasformazioni dell'ecosistema acqua che non ha precedenti e che in qualche caso mostra segni di irreversibilità". La posta in gioco è dunque già altissima: la stessa sopravvivenza dei bacini monitorati e delle popolazioni che da essi traggono sostentamento.

"Serve ricordare che il 41% della popolazione mondiale vive in bacini fluviali sottoposti a profondo stress idrico - elenca il Wwf - e più del 20% delle 10 mila specie d'acqua dolce si sono estinte o sono gravemente minacciate come conseguenza di alterazioni e perdita di habitat, eccessiva captazione delle acque, inquinamento, aumento di specie invasive e sfruttamento non sostenibile delle risorse ittiche". Indo e Nilo subiscono più di altri l'impatto dei cambiamenti climatici. "Il primo è per più del 30% in condizioni di siccità per la scomparsa dei ghiacciai da cui dipende - segnalano gli ambientalisti - e il secondo subisce in modo drammatico l'innalzamento della temperatura globale, al punto che il fiume più lungo del mondo ha cessato di riversare nel Mediterraneo acque dolci, provocando un'alterazione nei livelli di salinità in corrispondenza del delta". Dallo stato di salute di questi due fiumi simbolo dipende una popolazione di oltre 500 milioni di persone. Invece Yangtze e Mekong in Cina e nel sud-est asiatico "Sono principalmente minacciati da inquinamento e sfruttamento eccessivo della pesca". Il primo "Rappresenta il 40% del Pil cinese ma negli ultimi 50 anni i suoi livelli di inquinamento sono cresciuti del 73%". Il Mekong invece è tra i bacini più pescosi, "Con un valore commerciale dei prodotti ittici pari a più di 1,7 miliardi di dollari - dice il Wwf - ma la pesca eccessiva e le pratiche illegali rischiano di privare 55 milioni di abitanti della loro principale fonte di sostentamento". Per quanto riguarda il Danubio, le dighe lungo il suo corso hanno già distrutto l'80% delle terre umide del suo bacino. Mentre l'Indo manifesta una consistente scarsità nella portata dovuta al prelievo eccessivo di acqua destinata ad irrigare le coltivazioni agricole. "La situazione dei fiumi che è stata illustrata dal rapporto - ha sottolineato Jamie Pittock, direttore del programma di acqua dolce del Wwf - ha messo in evidenza lo scenario di crisi dell'acqua dolce che già molte organizzazioni paventano da anni. Vogliamo che i responsabili politici affrontino il problema subito e non quando sarà troppo tardi". "La parola d'ordine, non ci stancheremo mai di ripeterlo, - ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf, non può che essere 'gestione integrata dei bacini fluviali', cioè una visione unitaria degli interi bacini idrici capace di rendere, come obiettivo fondamentale della loro gestione, il buono stato ecologico di salute degli stessi". E' indispensabile, dunque, "una forte cooperazione internazionale, buona volontà e lungimiranza per ottenere questi risultati", conclude Bologna.

fonte: repubblica.it

Padoa-Schioppa: "Conti in ordine possibile crescita al 3%"

"A meno di un anno di distanza dall'entrata in carica del governo, la situazione dei conti pubblici italiani è notevolmente migliorata. Oggi siamo nelle condizioni di gestire i risultati positivi, cercando di evitare errori. La fase di emergenza è stata superata". Così il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ha iniziato l'audizione in commissione Bilancio al Senato. Il ministro ha precisato che il miglioramento dei conti che si è registrato negli ultimi mesi non era prevedibile, "non l'ha previsto nè il governo in carica, nè il governo precedente, nè i diversi organismo internazionali. Le più pessimistiche delle previsioni sono quelle fatte dal governo precedente". Secondo il ministro: "In questo momento non c'è un particolare bisogno di sostenere la domanda, perché la domanda è già robusta". Tornando poi sulla discussione sulla destinazione dell'extragettito, e riferendosi in particolare alle affermazioni fatte a Cernobbio sulla necessità di utilizzare le risorse del 'tesoretto' per abbassare le tasse alle imprese, Padoa-Schioppa ha assicurato: "La mia non era una proposta operativa".
Padoa-Schioppa ha poi aggiunto: "Il 2007 si chiuderà con un Pil al 2% anche in presenza di rallentamenti nei prossimi trimestri: questo perché la macchina è entrata ad alta velocità, o comunque più alta di quello che si pensasse e la spinta è sufficiente a raggiungere questo risultato". Ma, si è spinto a ipotizzare Padoa-Schioppa, è possibile per il nostro Paese una crescita superiore al 2% stimato: "Si può crescere al 2,5%-3%, ma solo con ulteriori riforme che rilancino l'economia e la competitività". Quanto all'anno prossimo, ha continuato il ministro dell'Economia, "Abbiamo realizzato le condizioni per non dover fare una manovra correttiva nel 2008". "Certo - ha aggiunto - che poi se andiamo all'osteria e consumiamo tutto quello che abbiamo fatto...". Padoa-Schioppa ha quantificato poi l'entità delle maggiori entrate di quest'anno: si tratterebbe di 8-10 miliardi. Dopo la correzione strutturale del deficit, ha aggiunto il ministro, "avanzano 2,5 miliardi". Si tratta, in sostanza, di quanto il governo intende mettere a disposizione per avviare la redistribuzione delle risorse. Anche perché, ha sottolineato Padoa-Schioppa, "non si può fare prima una manovra espansiva in primavera, per poi proporne una restrittiva in luglio con il Dpef".

fonte: repubblica.it

Ecco cosa attendersi nelle prossime sedute per i principali listini

L'economia statunitense dovrebbe mettere a segno una crescita del 2,5-3% nel 2007 e del 2,75-3% nel 2008, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe mantenersi intorno al 4,5-4,75% nel biennio considerato. Queste previsioni, congiuntamente con lo studio delle minute della Fed relative alla riunione del 30-31 gennaio scorso, lasciano pensare che i tassi di interesse sui Fed Funds siano destinati a rimanere al 5,25%. Fino a non molto tempo fa erano in molti a scommettere su di un possibile taglio, tuttavia la sostanziale tenuta della crescita economica, consiglierà con buona probabilità all'istituto centrale di lasciare la situazione invariata, soprattutto se i dati sull'inflazione di gennaio troveranno conferma anche in futuro. Ma allora come spiegare il brusco capovolgimento di fronte subito dalle borse nella scorsa ottava? I motivi del ribasso sono da ricercare nella nota di delisting ricevuta da New Century Financial (NEWC) che ora è scambiata sul mercato delle Pink Sheets. Le borse tremano per l'allarme intorno al mercato dei crediti immobiliari e che mette in crisi gli istituti finanziari che hanno una elevata esposizione nel settore dei crediti immobiliari ad elevato rischio. La paura che, soprattutto in caso di mancata crescita dei prezzi degli immobili, si inneschi un processo tipo domino che metta in pericolo anche le istituzioni più solide, è elevata. I mercati sentono puzza di bruciato, ed innervositi dalle voci non ufficiali, ma altrettanto stimate, di rischio di recessione (secondo l'ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan , che ha rilasciato una intervista a Bloomberg, l'economia statunitense nel 2007 ha "una probabilità su tre" di cadere in recessione, rischio che, sempre secondo Greenspan, potrebbe concretizzarsi proprio a seguito delle difficoltà del mercato immobiliare), iniziano a valutare l'opportunità di monetizzare quanto guadagnato negli ultimi mesi e mettersi in attesa di nuovi sviluppi.E quello che è successo da un punto di vista grafico piace veramente poco. Il caso più eclatante è quello del Nasdaq , indice che spesso segna la rotta anche per gli altri listini: la discesa al di sotto dei 2400 punti ha violato la base dell'ampia fase laterale disegnata dal massimo di novembre, estesa per 150 punti circa. I prezzi nella prima parte del mese di marzo, dopo essere scesi sotto il supporto, hanno tentato di recuperarlo dal basso, lasciando sul grafico orario un piccolo triplo massimo proprio a cavallo di area 2400 (il classico return move che si trova su tutti i libri di testo) e poi hanno accelerato, nuovamente al ribasso, facendo registrare volumi ben al di sopra della media mensile. Al di sotto dei 2335 punti, 38% retracement del rialzo dai minimi di luglio, anche in considerazione del fatto che i prezzi viaggiano ormai da due settimane sotto la media a 100 sedute e che questa sta perdendo la sua inclinazione rialzista e sta girando al ribasso, sarebbe difficile evitare discese verso il ritracciamento successivo, il 50% posto a 2275.Da seguire con attenzione anche l'andamento del grafico di forza relativa Nasdaq / S&P 500 . L'orientamento di tale grafico indica la strada seguita dai listini, dal momento che il Nasdaq tende a sovraperformare lo S&P nelle fasi di borsa al rialzo, e viceversa tende a scendere quando la borsa scende. Ebbene, il grafico di forza relativa è orizzontale da 4 mesi circa e nell'ultima settimana si è avvicinato molto alla base del trading range, che tuttavia ancora non è stato violato. La situazione attuale ricorda terribilmente quella vista tra dicembre 2005 e maggio 2006. Anche in quel caso dopo una fase laterale la curva di forza relativa violò il supporto rappresentato dalla base, segnalando, con un discreto anticipo rispetto al grafico dei prezzi, l'avvio della pesante correzione terminata poi a luglio.Ed anche per quello che riguarda lo S&P/Mib , anche se per il momento il ribasso si mantiene nell'ambito di un contesto sostanzialmente correttivo rispetto alla salita dai minimi dell'agosto 2004, è difficile immaginare che i prezzi possano salire fino a fare registrare nuovi massimi, al di sopra di area 43000, senza aver prima costruito una base sufficientemente solida da sostenere un rialzo. Ed è altresì difficile pensare che la correzione si esaurisca senza aver prima messo alla prova la media mobile a 200 sedute, evento avvenuto in tutte le precedenti flessioni che hanno caratterizzato il rialzo dai minimi del 2003.Usualmente lo S&P/Mib è sceso, durante le pause dell'uptrend, del 3,5% al di sotto della media a 200 sedute , per costruire una figura di inversione rialzista nello spazio compreso tra i minimi e la media, prima di ripartire. Nel contesto attuale questo significherebbe vedere scendere i prezzi fino in area 38000 circa, dove verrebbe raggiunto anche il 62% retracement del rialzo dai minimi di metà 2006 (ritracciamento considerato di fondamentale importanza nella serie di Fibonacci), prima di assistere alla definitiva ripartenza del rialzo. E' quindi possibile che nel breve i titoli dello S&P/Mib debbano ancora soffrire , prima di tornare a dare soddisfazione agli investitori. Queste considerazioni diverrebbero superflue in caso di superamento di area 43000, con l'indice che segnalerebbe di voler riprendere subito a crescere, con target in area 45000.In una fase come quella attuale appare premiante la strategia seguita fino ad ora, di seguire con maggiore attenzione i titoli " value " rispetto a quelli " growth ", ovvero di aziende che attualmente nei prezzi non incorporano stime di crescita superiori a quelle del mercato. Tali titoli risultano a sconto rispetto ai competitors (o tutt'al più correttamente valutati) ed i loro prezzi non si basano su aspettative di crescita elevate. Nel caso in cui vi sia un rallentamento dell'economia a stelle e strisce come quello paventato da Greenspan sarà minore il rischio di revisione al ribasso delle stime.

fonte: sole24ore.it
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Passatempo Preistorico

Moonstone Madness

Pronti a partire, pronti per distruggere tutto? Bene, allora fate un salto indietro nell'era preistorica e immergetevi in questa nuova avventura dal gusto tribale. A bordo del vostro cinghiale dovrete raccogliere le gemme preziose necessarie per passare alle missioni successive, saltando gli ostacoli se non volete perdere il vostro bottino e distruggendo i totem a testate per conquistare altre gemme utili. Inoltre, una magica piuma vi catapulterà verso il cielo dove punti e gemme preziose sono presenti in gran quantità, per cui approfittatene! cercate di completare la missione entro il tempo limite, utilizzando le FRECCE direzionali per muovervi, abbassarvi e saltare, e la SPACEBAR per prendere a testate i totem.

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Blog Action Day 2009

24 October 2009 INTERNATIONAL DAY OF CLIMATE ACTION

Parco Sempione - Ecopass 2008