sabato 31 maggio 2008

Salina conquista le 5 vele

Sardegna e Toscana vanno si confermano le regioni leader del mare di qualità. Bene anche Sicilia e Puglia mentre poche le vele dell'Adriatico. Questa la mappa tracciata dalla Guida Blu 2008 di Legambiente e Touring Club Italiano dei mari più puliti e con le pratiche più virtuose dal punto di vista del rispetto dell'ecosistema.

Al primo posto si posiziona la Sardegna dove si concentra il più alto numero di località costiere che ottengono il massimo riconoscimento attribuito dall'associazione ambientalista, 14 su un totale di 54.

Non è da meno la Toscana che tra le migliori ne piazza 11 seguita dalla Sicilia con nove località nella parte alta della classifica compresa quella a cinque vele, l'isola di Salina, nell'Arcipelago delle Eolie, che accorpa i comuni di Santa Marina Salina, Leni e Malfa. Bene anche la Puglia con sette località al top.

"La mappa della Guida Blu di quest'anno - ha commentato il presidente dell'associazione del cigno, Vittorio Cogliati Dezza - restituisce la fotografia di quella che Legambiente considera l'eccellenza dell'offerta turistica in Italia".

"Le località premiate non sono solo luoghi di grandissimo pregio naturalistico ma sono anche quelli dove gli amministratori hanno fatto della sostenibilità e della tutela ambientale un loro punto di forza. Sono comuni - continua Cogliati Dezza -, che hanno dimostrato come la salvaguardia dell'ambiente non sia un freno allo sviluppo ma un valore aggiunto che i turisti, di anno in anno, cercano e apprezzano sempre di più".

"I nostri riconoscimenti sono frutto del lavoro svolto da Goletta Verde durante i suoi viaggi ma anche del patrimonio di conoscenze delle centinaia di gruppi locali di Legambiente che con la Guida Blu viene messo a disposizione di chi desidera una vacanza sostenibile anche d'acqua dolce".

Nell'estate 2008 per la prima volta è un'intera isola, l'Isola del Giglio (Gr), a conquistare il gradino più alto del podio per l'ottima sostenibilità e la tutela dell'ecosistema terrestre e costiero e per aver prestato particolare attenzione al verde pubblico, alla raccolta differenziata e alla mobilità sostenibile.

Tra i motivi del riconoscimento la salvaguardia e la sostenibilità dell'isola di Giannutri che rappresenta una delle aree più particolari e interessanti dal punto di vista naturalistico dell'Arcipelago Toscano.
La perla del Cilento, Pollica (SA), con le località costiere Acciaroli e Pioppi, si piazza seconda ma si tratta di una vera e propria mosca bianca in un contesto campano che non vede nessun altra al vertice della classifica.

La seguono al terzo posto i tre comuni delle Cinque Terre, in Liguria e sempre in Maremma il quarto posto è conquistato da Capalbio (Gr), vincitrice dell'edizione 2007. Il quinto posto è dell'unica località pugliese a cinque vele, Nardò (Le) che si è distinta per l'istituzione del Parco Regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, uno dei gioielli naturalistici, paesaggistici e archeologici del Salento, che rappresenta una delle più importanti opere di tutela e fruizione tra i parchi della provincia.

Ancora in Toscana il sesto posto va a Castiglion della Pescaia (GR), mentre al settimo troviamo la prima delle 3 sarde in classifica, Domus de Maria, seguita all'ottavo posto, dalla siciliana Isola di Salina, nell'arcipelago delle Eolie.

Chiudono la classifica delle magnifiche dieci a cinque vele altre due località sarde Baunei (Og) e Posada (Nu) entrambe nuove entrate nell'Olimpo del turismo di qualità di Legambiente.

La prima per l'impegno profuso nella conservazione del suo litorale di grande valenza ambientale esteso per oltre 30 chilometri caratterizzato da scogliere interrotte da alcune spiagge di grande suggestione (Cala Luna, Goloritzè, Sisine), la seconda per il grande progetto di salvaguardia ambientale di tutto il sistema costiero comprendente la rinaturalizzazione delle dune, il miglioramento della fruibilità compatibile e l'istituzione del futuro parco fluviale del Rio Posada

fonte: lasicilia.it

Draghi: "L'Italia può tornare a crescere la crisi attuale non è ineluttabile"

La fase di debolezza dell'economia italiana "si protrarrà almeno per l'anno in corso, ma "il Paese ha desiderio, ambizione, risorse per tornare a crescere": a sostenerlo è il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, nelle 'Considerazioni finali' dell'Assemblea Ordinaria dei Partecipanti. Produttività stagnante, rallentamento degli investimenti, consumi quasi fermi, Mezzogiorno arretrato sono problemi annosi dell'Italia, aggravati dalla "turbolenza finanziaria che ha colpito i maggiori Paesi avanzati", ancora in corso. Ma, afferma Draghi, l'Italia "ha una storia a testimoniare che non c'è niente di ineluttabile nella crisi di crescita che da anni lo paralizza".

Certo, perché il Paese si rimetta in marcia occorrono uno sforzo, ma anche un progetto condiviso: "Il consenso sulle cose da fare è vasto, ma si infrange nell'urto con gli interessi costituiti che negli ultimi anni hanno scritto il nostro impoverimento". E quindi, dice il governatore, "La stabilità della politica, la forza delle istituzioni sono le fondamenta su cui costruire l'intervento risanatore. La sua attuazione richiederà l'impegno di tutte le forze di cui dispone il Paese. Il premio è la ripresa duratura della crescita". Un obiettivo al quale devono concorre, e del quale devono finalmente godere, sottolinea Draghi, soprattutto "coloro che hanno in mano il futuro: i giovani, oggi mortificati da un'istruzione inadeguata, da un mercato del lavoro che li discrimina a favore dei più anziani, da un'organizzazione produttiva che troppo spesso non premia il merito, non valorizza le capacità".

La turbolenza finanziaria mondiale. "Nel corso del 2007 - ricorda Draghi - l'economia italiana ha risentito, come tutta l'area dell'euro, del ripiegamento ciclico mondiale e dell'accelerazione dei prezzi delle materie prime: ma ha rallentato più marcatamente degli altri paesi dell'area". E questo nonostante la sostanziale tenuta del sistema bancario italiano rispetto alla crisi dei mutui subprime: "La turbolenza dei mercati finanziari internazionali ha toccato le banche italiane assai meno che quelle di altri paesi. Le svalutazioni sono state contenute; la reddittività si è solo moderatamente ridotta". E tuttavia, ribadisce il governatore, la tempesta dei mercati finanziari potrebbe non aver ancora esaurito i suoi effetti: "E' presto per dire se è terminata". E poi, "è ancora presto per valutarne pienamente le conseguenze sull'economia reale: molto dipenderà dalla dimensione e dalla rapidità del processo di ricapitalizzazione in corso presso le maggiori istituzioni finanziarie mondiali".

I nodi dell'Italia. La debolezza dell'economia italiana non è tuttavia tanto dovuta alla crisi mondiale, che ne ha certo aggravato le conseguenze, ma a nodi strutturali antichi. Il nodo della produttività, innanzitutto che, ricorda Draghi, "non si scioglie, da più di 10 anni". E questo nonostante "le imprese esposte alla concorrenza internazionale non sono rimaste inerti". "Parti del sistema produttivo hanno iniziato a ristrutturarsi", rileva il governatore. E un riscontro di questo processo virtuoso si trova nelle esportazioni, "aumentate nel passato biennio di quasi il 6 per cento l'anno", e che sono state "il principale sostegno alla crescita del prodotto".

Di contro, "la dinamica della domanda interna è stata molto modesta; i margini di capacità inutilizzata si sono ampliati; gli investimenti hanno rallentato fortemente; sono peggiorati gli indicatori di fiducia delle imprese". Sul fronte delle famiglie, la spesa "è frenata dalla scarsa progressione del reddito disponibile, dal rialzo dei prezzi, che negli ultimi mesi ha colpito soprattutto i consumi delle famiglie a reddito più basso". I consumi, rileva il governatore, "continuano a risentire dell'instabilità dei rapporti d'impiego, diffusa specialmente tra i giovani e nelle fasce marginali del mercato del lavoro".

Le politiche di bilancio. Altro problema cronico del Paese è quello del bilancio pubblico: "Nell'ultimo biennio la situazione dei conti pubblici è migliorata. Nel 2007 l'indebitamento netto è sceso all'1,9 per cento del Pil. Il debito pubblico è calato al 104 per cento del prodotto, il livello del 2004". Ma "i risultati per l'anno in corso si prospettano meno favorevoli", ammonisce Draghi, che ricorda che "la politica di bilancio deve restare ancorata all'esisenza macroeconomica di ridurre il debito pubblico in rapporto al prodotto". E tuttavia, senza la crescita, "lo stesso risanamento della finanza pubblica è reso più difficile".

La ricetta. Cosa fare per uscire da una situazione che rischia di portare il Paese indietro, allontandolo sempre di più dai partner europei e dai paesi più progrediti? Innanzitutto, Draghi suggerisce rigore finanziario: "Anche in un contesto congiunturale difficile, il rapporto tra debito e prodotto deve restare su un sentiero di flessione". Per rilanciare i consumi inoltre occorre abbassare la pressione fiscale: Bankitalia suggerisce "la definizione di un percorso pluriennale di riduzione di alcune importanti aliquote d'imposte" sia per le imprese che per le famiglie. Fondamentale poi la riduzione della spesa primaria, e il graduale innalzamento dell'età della pensione, con l'abbattimento dei vincoli che impediscono in questo momento anche a chi lo voglia di continuare a lavorare dopo i 65 anni.

Il Mezzogiorno. Al Mezzogiorno Draghi dedica un intero capitolo delle sue "Considerazioni", chiedendo che "il sistema dei trasferimenti agli enti decentrati" abbandoni "il criterio della spesa storica, che premia l'inefficienza", a favore di un sistema che premi l'efficienza e indirizzi le risorse verso gli usi più produttivi e le priorità più urgenti.

fonte: repubblica.it

Napoli, i rifiuti bruciano ancora

Nonostante gli appelli, tra i quali quello del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, tra Napoli e provincia si continuano ad incendiare i cumuli di immondizia. Oltre quaranta, la scorsa notte, sono stati gli interventi dei Vigili del Fuoco: più che cumuli, raccontano alla centrale operativa, sono minidiscariche ognuna delle quali corrisponde ad almeno venti contenitori di rifiuti. Interventi, dunque, quelli messi in atto dai vigili del fuoco, che durano non meno di un'ora. Diversi i comuni interessati, soprattutto Casoria, Afragola, Giugliano. Coinvolta anche la periferia di Napoli, in particolare Secondigliano.

SU CHIAIANO - La situazione, insomma, resta estremamente difficile. Venerdì il premier, Silvio Berlusconi, è tornato a Napoli, assicurando mano ferma per risolvere l'emergenza rifiuti. «Le relazioni tecniche dimostrano che il sito di Chiaiano è idoneo ad ospitare una discarica - ha spiegato il presidente del Consiglio - e quindi si farà: chi si opporrà sarà perseguito». Ma i comitati in difesa delle cave di Chiaiano che protestano contro la discarica definiscono "irresponsabili" le parole del presidente del consiglio, perché - spiegano - i carotaggi e gli accertamenti tecnici, nell'attesa del cui esito è stata siglata la tregua delle barricate, non sono ancora finiti; e si chiedono come faccia, allora, Berlusconi a fare tali valutazioni, «evidentemente vuole aizzare la piazza e gettare benzina sul fuoco». Ma - assicurano i comitati - «noi non risponderemo a queste provocazioni e continueranno a manifestare alla rotonda Titanic all'interno del presidio-festa». E anche la manifestazione in programma per domenica 1 giugno, dove oltre ai comitati in difesa delle cave di Chiaiano e antidiscarica della Campania, parteciperanno i centri sociali da Bologna, i collettivi dalla Sapienza di Roma, i No tav e i No dal Molin, «come annunciato sarà pacifica» se «useranno la forza sarà contro gente inerme che festeggia alla sagra della ciliegia».

fonte: corriere.it

venerdì 30 maggio 2008

Sardegna e Toscana vanno a gonfie vele

Sul podio Sardegna e Toscana. Seguono Sicilia e Puglia. È la fotografia delle spiagge italiane secondo Legambiente e Touring Club Italiano, che hanno dato alle stampe la «Guida Blu 2008». In Sardegna si concentra il più alto numero di località costiere che ottengono il massimo riconoscimento di Legambiente, ben 14 su un totale di 54. Non è da meno la Toscana che tra le migliori ne piazza 11, seguita dalla Sicilia con 9 e dalla Puglia con 7 località al top. Oltre 50 luoghi di grande pregio naturalistico che Legambiente e il Tci consigliano come meta per una vacanza fatta di mare pulito, paesaggi e spiagge incantevoli ma anche arte, buona cucina e rispetto dell'ambiente.

L'ECCELLENZA - L’ottava edizione della «Guida Blu» è stata presentata a Roma da Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente, Michele D’Innella, direttore editoriale del Touring Club Italiano, e Luigi Rambelli, presidente di Legambiente Turismo insieme ai sindaci delle località premiate con le cinque vele. «La mappa della Guida Blu di quest’anno restituisce la fotografia di quella che Legambiente considera l’eccellenza dell’offerta turistica in Italia – ha detto il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza –. Le località premiate non sono solo luoghi di grandissimo pregio naturalistico ma sono anche quelli dove gli amministratori hanno fatto della sostenibilità e della tutela ambientale un loro punto di forza».

TURISMO LACUSTRE - C'è anche, come nella scorsa edizione, una sezione dedicata alle località che si affacciano sui laghi. Il turismo lacustre rappresenta in Italia il 6,6% del totale del flusso con 24 milioni di presenze, soprattutto straniere (dati Istat 2006). Tre le tre località dei laghi che conquistano le 5 vele: Caldaro sulla Strada del Vino (Bz) in Trentino Alto Adige sul lago di Caldaro, Farra D'Alpago (Bl) in Veneto sul lago di Santa Croce e Malcesine (Vr) in Veneto sul lago di Garda.

L'ISOLA DEL GIGLIO - La novità è che per la prima volta un'intera isola, quella del Giglio (Gr), conquista il gradino più alto del podio per l’ottima sostenibilità e la tutela dell’ecosistema terrestre e costiero e per aver prestato particolare attenzione al verde pubblico, alla raccolta differenziata e alla mobilità sostenibile. Tra i motivi del riconoscimento la salvaguardia e la sostenibilità dell’isola di Giannutri che rappresenta una delle aree più particolari e interessanti dal punto di vista naturalistico dell’arcipelago toscano. La perla del Cilento, Pollica (Sa), con le località costiere Acciaroli e Pioppi, si piazza seconda ma si tratta di una vera e propria 'mosca bianca' in un contesto, quello campano, che non ne ha altre al vertice della classifica. Seguono al terzo posto i tre comuni delle Cinque Terre, in Liguria e al quarto posto Capalbio in Maremma (Gr), che ha vinto l'edizione 2007. Il quinto posto è dell’unica località pugliese a 5 vele, Nardò (Le) che si è distinta per l’istituzione del parco regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, uno dei gioielli naturalistici, paesaggistici e archeologici del Salento.

ALTRE LOCALITÀ - Ancora in Toscana il sesto posto che va a Castiglion della Pescaia (Gr), mentre al settimo troviamo la prima delle tre sarde in classifica, Domus de Maria, seguita all’ottavo posto, dalla siciliana Isola di Salina, nell’arcipelago delle Eolie. Chiudono la classifica delle magnifiche dieci a 5 vele altre due località sarde Baunei (Og) e Posada (Nu) entrambe new entry. La prima per l’impegno nella conservazione del suo litorale, esteso per oltre trenta chilometri e caratterizzato da scogliere interrotte da alcune spiagge di grande suggestione (Cala Luna, Goloritzè, Sisine), la seconda per il grande progetto di salvaguardia ambientale di tutto il sistema costiero, con l’istituzione del futuro parco fluviale del Rio Posada. A Bosa va il premio speciale per la salvaguardia dell'avvoltoio Grifone. La cittadina alla foce del Temo è infatti uno dei pochissimi siti in Italia dove è possibile trovare questa specie di rapace.

SPIAGGE E GROTTE - La «Guida Blu 2008» (320 pagine a colori, 300 foto, disponibile in libreria a 18 euro) oltre alle 286 località balneari e le 70 lacustri riporta anche la descrizione di ben 344 spiagge insieme alle indicazioni per raggiungerle. C’è anche una sezione dedicata alle grotte marine, un piccolo estratto di un grande lavoro di censimento realizzato dal ministero dell’Ambiente e l’elenco aggiornato degli alberghi per l’ambiente: l’etichetta ecologica (ecolabel) di Legambiente Turismo conta 330 le aziende aderenti in 14 regioni e fa parte di una rete che conta oltre 3mila aziende turistiche in 16 paesi europei. Per informazioni: www.legambienteturismo.it.

fonte: corriere.it

Inflazione a maggio sale al +3,6%

Prezzi al consumo sempre più cari. L'inflazione a maggio è salita al 3,6%, contro il 3,3% di aprile, portandosi così ai massimi dall'agosto del 1996.
Lo comunica l'Istat nella stima preliminare aggiungendo che su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,5%.

ENERGIA E ALIMENTARI IN CRESCITA - A spingere il livello inflattivo sono prima di tutto gli energetici che crescono del 12,9% rispetto allo stesso mese del 2007, in aumento rispetto al +10,5% di aprile. Ma contribuiscono alla nuova spinta anche gli alimentari, che registrano una crescita su base annua del 5,7% contro il +5,6% di aprile.
In particolare il prezzo della benzina sale del 5,2% su base mensile e del 10,9% su base annua, mentre il gasolio cresce del 6,7% su base mensile e del 26,2% su base annua. Effetti dei rincari energetici anche su casa (+0,6% e +6,8%) e trasporti (+1,8% e +6,2%).
Forti rincari anche per gli alimentari. In particolare crescita del 12,9% su base annua per il pane, del 20,4% per la pasta, dell'11,1% per il latte, del 6,8% per la frutta, del 3,9% per la carne. Ancora in flessione invece il pollo.

COLDIRETTI: CROLLO DEI CONSUMI DI PANE E PASTA - «L'aumento dei prezzi favorisce il calo dei consumi a tavola con riduzioni record per il pane (-5,5%), la pasta (-2,5%) e in generale una grave stagnazione delle quantità di prodotti alimentari acquistate dalle famiglie (-0,4%)». È quanto emerge da una analisi della Coldiretti, svolta sulla base dei dati Ismea Ac Nielsen relativi ai primi tre mesi del 2008, in occasione della diffusione dei dati Istat sull'inflazione, che registra un aumento del 5,7% per gli alimentari con punte del 20,4% per la pasta e del 12,9% per il pane. «In riduzione - continua la Coldiretti - risultano anche i consumi di ortaggi (-5,5%), di carne bovina (-3,4%) e di frutta (-1,8%) mentre una positiva inversione di tendenza si è verificata per il latte fresco i cui consumi sono aumentati dell'1,6%. L'andamento attuale del prezzo del grano non offre alibi - sottolinea la Coldiretti - per ulteriori aumenti del pane che dovrebbe al contrario diminuire tenuto conto che le quotazioni del grano sono le stesse di inizio anno.

fonte: corriere.it

Ecco quanto costa la natura

I danni ambientali che l'umanità provoca ogni anno alla Terra ammontano almeno a 50 miliardi di euro. Secondo un rapporto presentato a Bonn le risorse naturali non si devono considerare come un bene pubblico gratuito, ma come un bene economico con un proprio valore/ Scarica il dossier
Le cifre spaventose sul costo dei danni ambientali che l'umanità provoca ogni anno alla Terra, almeno 50 miliardi di euro secondo un rapporto presentato ieri a Bonn, dovrebbero essere il segnale di allarme per rendersi conto dell'importanza della natura per la sopravvivenza dell'umanità. Lo studio, all'attenzione della conferenza delle NazioniUnite sulla sostenibilità e biodiversità è stato presentato da Pavan Sukhdev, un esperto della Deutsche Bank incaricato da ue e governo tedesco per il calcolo dal punto di vista economico del valore dei beni naturali e il costo della loro progressiva distruzione.

All'indiano Sukhdev, direttore a Londra della sezione "mercati globali" della Banca, l'incarico era stato affidato dall'ultima riunione congiunta tra ministri dell'Ambiente del G8+5, cioé dei Paesi più industrializzati del mondo e dei cinque paesi sulla soglia dello sviluppo. Nel presentare il risultato non ancora definitivo delle sue ricerche sugli "Aspetti economici degli ecosistemi e della biodiversità" (The Economics of Ecosystems and Biodiversity), l'esperto ha avvertito che in breve tempo i danni alla natura possono dimezzare il livello di vita soprattutto dei poveri del mondo.

L'affermazione di fondo della ricerca è però un'altra: le risorse naturali non devono più essere considerate come un bene pubblico perlopiù gratuito, bensì come un bene economico con un proprio valore. I diversi ecosistemi nella loro varietà garantiscono il rifornimento alimentare e la qualità dell'acqua e dei suoli. Essi sono i fondamenti dell'economia mondiale e alla fine l'aspetto decisivoper quanto riguarda ricchezza o carestia. Sukhdev ha ricordato che nel calcolo del Pil, il prodotto interno lordo, finora non vengono presi in considerazione le prestazioni naturali, come acqua o aria pulita e neanche la distruzione di risorse disponibili.

I "servizi" della natura finora non hanno nessun cartellino con il prezzo, non c'è nessun calcolo sui costi-benefici e nessun inserimento del costo generale, ha detto l'economista. Sukhdev ha fatto alcuni esempi delle conseguenze per l'umanità e per l'economia complessiva: se continuerà a passo attuale la distruzione delle foreste, a partire dal 2050 si rischia ogni anno la perdita di circa il 6% del Pil globale.

Lo studio, secondo il ministro dell'ambiente tedesco Sigmar Gabriel (Spd), è molto importante e dovrebbe ottenere gli stessi effetti di un rapporto preparato dall'economista britannico Nicholas Stern sulle conseguenze economiche della cambiamento climatico, e spingere all'azione. "Il rapporto Stern ha acuito la nostra consapevolezza dei danni economici provocati dal cambiamento climatico - ha detto Heidi Wittmer, collaboratrice tedesca al rapporto - ora speriamo che il rapporto Sukhdev abbia un effetto simile a favore della biodiversità".

fonte: lanuovaecologia.it

Rifiuti, verso modifiche decreto

Il governo non esclude che il decreto che ha attribuito al procuratore di Napoli la competenza su tutte le inchieste in materia ambientale in Campania possa essere corretto. Il provvedimento ha provocato le critiche dei magistrati napoletani ma anche perplessità nell'esecutivo/ L'inchiesta: gli indagati respingono le accuse
Mentre il Csm si appresta a mettere a punto il parere sul decreto sui rifiuti che ha attribuito al procuratore di Napoli la competenza su tutte le inchieste in materia ambientale in Campania e il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ribadisce che l'obiettivo è riportare la regione "alla normalità e ad una situazione civile", anche attraverso "scelte dolorose", il governo non esclude che nel corso dell'iter parlamentare possa essere corretto il provvedimento che non solo ha provocato le critiche dei magistrati napoletani ma che suscita perplessità anche in alcuni settori dello stesso esecutivo.

E dopo due giorni di silenzio, Guido Bertolaso risponde all'inchiesta dei giudici napoletani che ha portato all'arresto di 25 persone, tra cui una sua stretta collaboratrice. Quel provvedimento, sottolinea, ha provocato non solo "grandi sofferenze personali" ma anche "grandi problemi con le autorità locali" che ora sara più difficile convincerle della bontà delle iniziative intraprese. "L'intervento a Chiaiano era stato bello, concertato con tutti i soggetti coinvolti e importante anche per le altre comunità locali" aggiunge ribadendo che "esisteva la possibilità di andare avanti senza scontri, per trovare soluzioni che avrebbero ridotto i disagi per le popolazioni". Tutte cose che, fa intendere Bertolaso, sono state messe in secondo piano dall'inchiesta napoletana.

Nonostante dunque la necessità di procedere con un provvedimento d'urgenza - il relatore Agostino Ghiglia ha detto in commissione Ambiente della Camera che le misure straordinarie sono state preso per "fronteggiare e finalmente risolvere la drammatica emergenza" e il ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito ha assicurato che il dl sarà calendarizzato al più presto - il governo sta studiando alcune modifiche. Anche se, si fa notare in ambienti governativi, l'obiettivo sarebbe quello di discutere in aula le eventuali correzioni. Tra queste, ci sarebbe la possibilità di sdoppiare la competenza dei reati in materia ambientale: non sarebbe solo la procura di Napoli ad occuparsene ma anche quella di Salerno, sede come il capoluogo di Corte d'Appello.

In commissione, il ministro Prestigiacomo hacomunque ribadito che i maggiori poteri attribuiti alla procura di Napoli "saranno legati soltanto all'emergenza rifiuti". Che le modifiche siano necessarie ne sono consapevoli anche all'interno della stessa maggioranza. Nel Pdl ci sono alcuni, ed é il caso di ambienti influenti di Forza Italia ma anche di alcuni settori di An, che fin dall'inizio hanno criticato l'impianto dell'articolo 3 (appunto quello relativo alla competenza dell'autorità giudiziaria) che, secondo fonti governative, sarebbe stato voluto proprio da Bertolaso. Per la Lega invece parla direttamente Maroni sostenendo che le critiche avanzate contro la superprocura "sono miopi e inopportune" e aggiungendo che "quello individuato è uno strumento per risolvere la tragedia nazionale dei rifiuti".

In ambienti vicini al ministro si fa però notare che da parte della Lega c'è comunque un'apertura a valutare eventuali suggerimenti. E anche dal Pd arrivano richieste di modifica, con il ministro ombra dell'Ambiente Ermete Realacci che indica i punti su cui bisognerà intervenire: bonifiche e raccolta differenziata; intervento dell'esercito per la protezione dei siti; azione della magistratura, "che va messa bene perché non si può indebolire il lavoro sulla malavita organizzata".

Chi non si ha parlato del decreto è stato invece il sottosegretario Bertolaso che però alle considerazioni tecniche - "la situazione è drammatica e il tempo è tiranno" - ha fatto seguire quelle politiche, con la critica ai magistrati. "Se vi sono state parole forti - ha poi aggiunto riferendosi ai contenuti delle intercettazioni - queste sono state dettate dall'esasperazione di chi aveva accettato di tentare di risolvere il problema, sapendo di dover percorrere tutte le strade, anche quelle al limite delle norme vigenti". Certo che, é stata la sua conclusione polemica, "ogni volta che tentiamo di affrontare il problema e magari anche di prospettare soluzioni, incontriamo delle difficoltà"

fonte: lanuovaecologia.it

«Fronte comune contro il nucleare»

La ricetta energetica di Greenpeace, Legambiente e Wwf: risparmio, efficienza e rinnovabili. Le associazioni ambientaliste si schierano in prima linea contro i progetti nuclearisti del governo, illustrando le proprie ragioni in un dossier/ L'ipotesi albanese - Scajola: «Centrali con lo sconto»
Le tre principali associazioni ambientaliste italiane dichiarano guerra alla nuova ventata di nucleare, visto come un "ritorno al passato". Greenpeace, Legambiente e Wwf si schierano in prima linea contro i progetti nuclearisti del governo, illustrando le proprie ragioni in un dossier presentato alla stampa. Secondo le associazionila soluzione per fermare la febbre del pianeta e ridurre la bolletta energetica italiana è completamente diversa, e si basa su tre cardini: risparmio, efficienza energetica e sviluppo delle fonti rinnovabili.

"All'Italia - ha detto il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - non serve una produzione di energia da grandi centrali, ma piuttosto un sistema di produzione distribuita, da energie rinnovabili". Per il direttore delle campagne di Greenpeace Italia Giuseppe Onufrio "il ritorno al nucleare è una vera e propria dichiarazione di guerra agli ambientalisti", mentre secondo il direttore generale del Wwf Michele Candotti la campagna sul nucleare celerebbe "interessi privati molto forti da parte di grandi compagnie".

Ecco nel dettaglio le eco-ragioni del no al nucleare:

COSTI E TEMPI DI REALIZZAZIONE: il nucleare non è economico. Gran parte del costo dell'elettricità da nucleare - dicono le associazioni - è legato al costo di investimento per progettare e realizzare le centrali, che è almeno doppio di quanto ufficialmente dichiarato, e richiede tempi di ritorno di circa 20 anni. Dove l'energia costa apparentemente poco è perché lo Stato si fa carico dei costi per lo smaltimento definitivo delle scorie e per lo smantellamento delle centrali, scoraggiando investimenti privati.

MERCATO: Secondo recenti stime del Dipartimento energia del governo Usa - si legge nel dossier - il costo industriale dell' elettricità da nucleare è più alto rispetto alle fonti tradizionali. Tra costo industriale e sussidi per sostenere l' atomo il costo raggiunge circa gli 80 dollari al Mwh.

BOLLETTA: in Italia "il nucleare non consentirebbe di ridurre le bollette". Occorrerebbe costruire da zero tutta la filiera, con un immenso esborso di risorse pubbliche. Servirebbero almeno 10 centrali, per un totale di 10-15mila MW di potenza installata, e tra i 30 e i 50 miliardi di euro di investimenti. Centrali che, nella migliore delle ipotesi, entrerebbero in funzione dopo il 2020, con investimenti che rientrerebbero solo dopo 15 o 20 anni.
CAMBIAMENTI CLIMATICI: se la priorità fosse realizzare centrali nucleari - secondo il dossier - dovremmo dire addio agli obiettivi comunitari e vincolanti del 30% di riduzione delle emissioni di CO2, del 20% di produzione energetica da rinnovabili e del 20% di miglioramento dell'efficienza al 2020.

SICUREZZA: a oltre 22 anni dall'incidente di Chernobyl "non esistono garanzie per l'eliminazione del rischio di incidente nucleare e la conseguente contaminazione radioattiva". Nella migliore delle ipotesi, si parla del 2030 per vedere in attività la prima centrale di IV generazione.

SCORIE: non esistono ad oggi - si legge infine nel dossier - soluzioni concrete. Le circa 250mila tonnellate di rifiuti radioattivi prodotte finora nel mondo sono tutte in attesa di essere conferite in siti di smaltimento definitivi. In Italia si rischia di tornare a Scanzano Jonico.

fonte: lanuovaecologia.it

Caro cibo, in arrivo nuovi sussidi

La Banca Mondiale ha deciso di stanziare, per la lotta all'emergenza alimentare, 1,2 miliardi di dollari. L'annuncio di Robert Zoellick, presidente dell'istituto di Washington, arriva a pochi giorni dal vertice della Fao, che si terrà fra il 3 e il 5 giugno a Roma
La fiammata dei prezzi delle derrate alimentari rischia di far raddoppiare il numero di persone estremamente povere. E per scongiurare questo scenario, la Banca Mondiale ha deciso di stanziare, per la lotta all'emergenza alimentare, 1,2 miliardi di dollari, di cui 200 milioni destinati a Gibuti, Haiti e Liberia. L'annuncio di Robert Zoellick, presidente dell'istituto di Washington, arriva a pochi giorni dal vertice della Fao, che si terrà fra il 3 e il 5 giugno a Roma, e che vede nell'agenda dei lavori proprio la volata dei prezzi degli alimentari, oltre al cambiamento climatico, i biocarburanti e la sicurezza alimentare.

Al meeting gli Usa proporranno una strategia di lungo termine per far fronte alla crisi, basata su un aumento della produzione di generi alimentari grazie alle sementi geneticamente modificate. "La fiammata dei prezzi delle derrate alimentari rischia di far sì che il numero delle persone che compongono la fascia più povera della popolazione passi da uno a due miliardi", afferma Zoellick, nello spiegare lo stanziamento approvato dalla banca. Le risorse messe a disposizione andranno nelle casse dell'Associazione Internazionale di Sviluppo (Aid), la divisione della Banca Mondiale che si occupa dei paesi più poveri, e in quelle della Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Bird), che invece concede prestiti ai paesi emergenti.

I fondi sono destinati a sostenere i programmi cosiddetti "rete di sicurezza", come i refettori scolastici o lo scambio di lavoro per ottenere cibo. Zoellick ha inoltre annunciato la creazione di un fondo multilaterale, consacrato al sostegno della produzione agricola, e che si va a sommare al fondo fiduciario già creato che invece serve a versare risorse massime per 10 milioni di dollari ai paesi più colpiti dalla crisi alimentare. In particolare, in base a quest'ultimo progetto, sono già state stanziate risorse destinate all'acquisto di generi alimentari per Gibuti (5 milioni di dollari), Haiti (10 milioni di dollari) e Liberia (10 milioni di dollari). A questi dovrebbero presto seguire stanziamenti per Togo, Yemem e Tagikistan.

Sono numerose le iniziative intraprese finora sul fronte della lotta all'emergenza alimentare. Il Fondo Monetario internazionale ha sboccato 21,2 milioni di dollari per aiutare il Mali e 16,5 milioni per il Kirgikistan. Proprio oggi il capo economista uscente del Fmi, Simon Johnson (al suo posto è già stato nominato Olivier Blanchard), ha affermato - in quello che dovrebbe essere il suo ultimo intervento con la carica di numero uno delle ricerche al Fondo - che "anche se l'aumento dei prezzi dell'energia e degli alimentari potrebbe essere solo momentaneo, rappresenta un pesante colpo per i più poveri, che spendono circa metà del loro reddito per carburanti e cibo". Johnson ha inoltre invitato i paesi più ricchi a migliorare le proprie politiche relative alla produzione di biocarburanti riducendo i sussidi.

fonte: lanuovaecologia.it

Usa, Los Angeles si scopre "verde"

A sorpresa la città californiana si scopre la seconda più verde degli Usa: solo Honolulu, alle Hawaii, scarica nell'aria meno anidride carbonica. Uno studio dell'influente centro studi Brookings a pochi giorni dall'avvio, di fronte al Congresso degli Usa, di un complesso dibattito sulle soluzioni nella lotta alle emissioni
Grandi autostrade, lunghe code di auto, un gran numero di Suv: è l'immagine che di solito accompagna Los Angeles, una metropoli dove le quattro ruote dominano lo scenario. Ma a sorpresa la città della California si scopre ora la seconda più 'verde' degli Usa: solo Honolulu, alle Hawaii, scarica nell'aria meno anidride carbonica. A pochi giorni dall'avvio, di fronte al Congresso degli Usa, di un complesso dibattito sulle soluzioni del futuro nella lotta alle emissioni, uno studio dell'influente centro studi Brookings disegna una mappa inattesa delle 'impronte di carbonio', i livelli dell'impatto che le città hanno nel rilasciare nell' atmosfera gas effetto serra.

Il fiume Mississippi si rivela una sorta di confine tra l'America 'verde' a Ovest e quella degli inquinatori a Est. La California, dove il governatore repubblicano Arnold Schwarzenegger ha lanciato iniziative ambientali spesso in contrasto con l'amministrazione Bush, ha ben quattro città nella top ten delle metropoli con meno emissioni: oltre a Los Angeles, ci sono San Jose, l'eco-fanatica San Francisco e San Diego. Sono invece le aree rurali del Midwest e i centri abitati più piccoli a produrre quantità maggiori di anidride carbonica pro-capite. Lexington in Kentucky e Indianapolis in Indiana sono le peggiori da questo punto di vista.

Dopo la scelta negli anni scorsi dell'amministrazione Bush di sganciarsi dal Trattato di Kyoto, le città hanno preso l'iniziativa di ridurre le emissioni da sole. Oltre 800 sindaci hanno firmato un patto che prevede di tagliare i gas del 7% sotto i livelli del 1990, come prevede Kyoto. Ma lo studio della Brookings ha evidenziato come "le aree metropolitane da sole non possano fare la differenza o risolvere un problema così vasto", ha sottolineato Mark Muro, che ha guidato lo studio. È per questo che c'è attesa, e tensione politica, in vista del dibattito che si aprirà la settimana prossima in Senato su una proposta di legge per limitare le emissioni a livello nazionale, che prevede tra l'altro l'istituzione di un sistema di 'crediti di carbonio' e l'obbligo di produrre una certa percentuale di energia da fonti alternative.

Il candidato dei repubblicani alla Casa Bianca, il senatore John McCain, è tra i sostenitori della legge e sul tema delle emissioni ha preso una posizione che si distanzia dall'amministrazione Bush. McCain rischia l'appoggio del mondo imprenditoriale, ma potrebbe guadagnare consensi preziosi tra gli elettori indipendenti e indecisi al centro. La Brookings, pur mettendo in guardia sul fatto che le classifiche sono basate su dati spesso controversi o poco omogenei, ha voluto usare la provocazione della lista dei 'buoni' e dei 'cattivi' per indicare la propria ricetta per il futuro. Secondo il centro studi, a livello federale è necessario che la prossima amministrazione promuova una politica che punti a privilegiare il trasporto pubblico e obblighi a scelte di efficienza energetica nel realizzare impianti e abitazioni.

fonte: lanuovaecologia.it

Ue, via libera al "pollo al cloro"

Dal 1997 era al bando in Europa. Oggi con una decisione che fa discutere la Commissione Europea ha dato il via libera al pollo al cloro importato dagli Stati Uniti. I commissari hanno posto fine a un embargo che durava da undici anni contro le carni bianche americane, trattate con sostanze a base di cloro. L'esecutivo comunitario ha proposto di autorizzarne l'importazione per un periodo transitorio di due anni, dopo che Washington aveva chiesto l'apertura delle dogane europee.

Le condizioni.
Il provvedimento dovrà passare nelle prossime settimane all'esame del Comitato per la salute animale e la catena alimentare: ratificare o bocciare la proposta, per trasferirla eventualmente al Consiglio Agricoltura. L'apertura delle frontiere sarà però soggetta ad alcune condizioni. Dovrà essere usata una sola sostanza chimica a base di cloro, tra le quattro utilizzate comunemente per disinfettare il pollame. Sarà proibito l'uso di cocktail di sostanze e il lavaggio dovrà avvenire con acqua potabile. Inoltre le aziende saranno tenute all'uso di etichette in cui si espliciti che il prodotto è stato decontaminato con il cloro, mentre le autorità americane dovranno fornire dati sulla possibile resistenza agli antibiotici che questi trattamenti potrebbero provocare.

Tutte le sostanze in questione, si legge nel comunicato della Commissione, "sono state valutate scientificamente dall'Efsa (l'autorità per la sicurezza alimentare europea) sui loro possibili effetti diretti sui consumatori e tutte hanno ricevuto un parere positivo".

Le reazioni. Nonostante le rassicurazioni di Bruxelles, la decisione ha provocato le immediate proteste delle organizzazioni del settore, in primis ambientalisti e produttori europei. D'altronde la differenza tra Europa e Stati Uniti nella produzione di pollame è ben radicata. La normativa americana autorizza le aziende, al momento della macellazione, a disinfettare in superficie le carni bianche con una soluzione di sostanze clorate per sopprimere eventuali batteri come quello della salmonella. Mentre l'Europa, in questo settore ha scelto di applicare misure igieniche rigorose, e quindi anche più costose, lungo tutta la catena alimentare, dalla fattoria alla tavola.

Contrari ambientalisti e produttori.
Sul piede di guerra la Coldiretti che afferma: "Occorre impegnarsi per evitare che questa preoccupante novità arrivi sul mercato comunitario senza che imprese e consumatori ne sentano il bisogno". Dello stesso avviso anche Legambiente. "Se l'Europa ha scelto di degustare il pollo in varechina - dice l'organizzazione ambientalista - l'Italia non deve rinunciare a difendere la sicurezza sanitaria dei suoi consumatori e la sua tradizione enogastronomica, nota in tutto il mondo per la salubrità e tipicità dei suoi prodotti".

Dissenso politico.
In campo politico dissenso bipartisan di Pd e Lega. Il senatore democratico Roberto Della Seta ha definito "assurda e realmente inconcepibile" la decisione della Commissione Europea. Così come il parlamentare leghista Fabio Raineri, segretario della Commissione agricoltura a Montecitorio: "Non possiamo accettare che sulle nostre tavole arrivino prodotti del genere".

fonte: repubblica.it

Ritorno al nucleare, sfida in piazza

Sabato 7 giugno sapremo se ha ragione Ermete Realacci. "Finalmente hanno fatto qualcosa che gli farà perdere voti", ha commentato il ministro dell'Ambiente nel governo ombra del Pd dopo l'annuncio del ritorno all'energia atomica nel giro di cinque anni fatto dal ministro delle Attività produttive Claudio Scajola. Se la grande manifestazione unitaria convocata tra dieci giorni a Milano dalle associazioni ecologiste e dai sindacati contro la scommessa nucleare del governo sarà un successo, Realacci potrebbe aver visto giusto.

In realtà l'appuntamento del pomeriggio del 7 giugno in piazza San Babila era stato già programmato da tempo, prima che Scajola pigiasse sull'acceleratore promettendo a Confindustria l'inizio della costruzione delle nuove centrali entro la fine della legislatura. A indire l'evento era stato un lungo elenco di sigle del mondo del lavoro e della militanza ambientalista. In rigoroso ordine alfabetico, si va dalla A delle Acli alla W del Wwf, passando per Cgil, Confederazione italiana degli agricoltori, Cisl, Greenpeace, Legambiente, Lipu, Uil e decine di altre organizzazioni.

In un primo momento voleva essere un'occasione per premere a favore di scelte politiche coerenti con gli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto, ma cambiare l'ordine del giorno della manifestazione, aggiungendo alla difesa del clima le parole d'ordine contro il nucleare, è stata questione di un attimo. "L'Italia - affermano in una nota congiunta gli organizzatori - deve dimostrare di saper partecipare a un nuovo progresso. Che non è fatto né di fonti fossili, né tanto meno di nucleare. Le attuali tecnologie non hanno ancora risolto nessuno dei problemi legati al rischio d'incidenti, alla messa in sicurezza delle scorie e allo smantellamento dei vecchi impianti. L'atomo è una scelta antieconomica e insicura".

Accusati da sempre di saper solo opporre dei no, gli ambientalisti si presentano alla manifestazione con un articolato pacchetto di proposte. "La rivoluzione che vogliamo - dicono - ha degli obiettivi precisi: si propone subito, in tutta Europa e nel mondo, di ridurre in dieci anni del 20% il consumo complessivo di energia attraverso risparmio e maggiore efficienza, di far dipendere per almeno il 20% il fabbisogno energetico da fonti rinnovabili e di ridurre del 30% le emissioni di gas che alterano il clima sulla terra".

"Sarà una grande marcia di cittadini - affermano ancora gli organizzatori - che credono in un'alternativa energetica alle fonti fossili, respingono con forza ogni ipotesi nuclearista, credono in una gestione diversa e sostenibile del territorio e dell'agricoltura, propongono soluzioni concrete per la gestione dei rifiuti, promuovono la mobilità su ferro, non credono nelle grandi opere faraoniche panacea di tutti i mali, ma nelle infrastrutture utili e in un'opera capillare di ristrutturazione delle nostre aree urbane e del territorio".

fonte: repubblica.it

Scajola: "Bollette scontate per chi ospita centrali nucleari"

Bollette scontate per i cittadini delle comunità che ospitano centrali nucleari. E' questa l'idea del ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, intervistato da SkyTg24. "Chi subirà il disturbo psicologico (perché solo di questo si tratta) di ospitare una centrale dovrà essere premiato e non si tratta solo di premiare il Comune o la Provincia che certamente dovranno avere delle royalties - ha spiegato - ma dobbiamo andare direttamente sui cittadini che dovranno pagare l'energia molto, molto, meno che negli altri posti, grazie a bollette più leggere".

Il ministro ha anche ribadito la decisione del governo di porre le basi al più presto per la costruzione delle nuove centrali nucleari: "Quando dico che entro la fine della legislatura poseremo la prima pietra delle centrali nucleari intendo dire che in questo arco di tempo sceglieremo i siti, individueremo le tecnologie, gli incentivi, le professionalità e verificheremo i sistemi di sicurezza".

Scajola ha aggiunto che "non inventeremo una nuova tecnologia", ma che sarà messa in campo una tra quelle a cui partecipa l'Italia, "quella francese o quella statunitense".

Mentre a chi obietta che è inutile costruire centrali con l'attuale tecnologia, dal momento che sono in arrivo quelle molto meno inquinanti, di quarta generazioni, il ministro ha replicato: "Le centrali nucleare di quarta
generazione sono solo degli studi e i maggiori esperti garantiscono che non potranno essere realizzate prima del 2100".

Il ministro ha negato recisamente che le centrali di terza generazione possano essere considerate "vecchie" perché "non ve n'è neanche una operativa, se ne sta completando una in Finlandia. Sono avanguardia, non vecchie", ha evidenziato. Chi pretende di attendere la quarta generazione per un ritorno dell'Italia al nucleare, ha concluso Scajola, "nasconde la testa sotto alla sabbia per non guardare al futuro".

fonte: repubblica.it

Rifiuti, Berlusconi torna a Napoli

Silvio Berlusconi torna a Napoli. A nove giorni dal Consiglio dei Ministri tenuto nella città partenopea il premier domani sarà di nuovo in Campania. Una decisione presa in risposta a quanto avvenuto in questa settimana: le proteste contro le discariche, ma soprattutto la raffica di provvedimenti della magistratura di Napoli, che hanno toccato anche i più stretti collaboratori del sottosegretario Bertolaso. Berlusconi, con i suoi collaboratori, si è detto molto preoccupato di quanto sta accadendo in Campania. Oltre al danno all'immagine della task force, resta anche il pericolo che ne vengano decapitati i vertici: anche lo stesso Bertolaso avrebbe fatto capire che non resterà a qualsiasi prezzo. Proprio rassicurare il sottosegretario è uno degli obiettivi di questa nuova visita di Berlusconi.

L'audizione di Bertolaso. Il sottosegretario, oggi, ha spiegato alla commissione Ambiente della Camera il decreto legge sullo smaltimento dei rifiuti. "La situazione - ha detto Bertolaso - è molto peggiore rispetto a un anno fa". Sulla questione intercettazioni il sottosegretario riserva critiche ai pm. "Se vi sono state parole forti su quello che stava accadendo - afferma Bertolaso -, ciò derivava dalla esasperazione di chi aveva accettato di correre qualsiasi rischio pur di riuscire a risolvere il problema della spazzatura in quella Regione, cercando tutte le strade possibili, e forse quindi al margine di quelle che erano le normative vigenti. Chi opera in questa situazione prova angoscia e solitudine".

Il provvedimento della magistratura, sottolinea Bertolaso ha provocato non solo grandi "sofferenze personali", ma anche grandi problemi con le "autorità locali" che ora sarà più difficile convincere della bontà delle iniziative intraprese. Uno degli effetti, dice Bertolaso, potrebbe aggravare la situazione già nei prossimi giorni. "La società (Fibe) che in nome e per conto del commissariato sta facendo funzionare gli impianti di cdr - spiega Bertolaso - ha deciso di fermare gli impianti alla luce di quelli che sono stati i provvedimenti della magistratura nei confronti dei vertici dei sette impianti di cdr". Sul sito di Chiaiano, quello che ha scatenato le maggiori proteste dei residenti, il sottosegretario precisa "che tra 15 giorni ci saranno i risultati delle indagini che i tecnici dell'Arpac stanno svolgendo nel sito di Chiaiano. In caso le indagini evidenziassero che la zona non è idonea si cercherà una soluzione alternativa".

Dopo l'audizione del sottosegretario il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha assicurato che il dl sarà calendarizzato al più presto. In aula potrebbero essere discusse le eventuali correzioni. Tra queste la modifica principale dovrebbe riguardare l'articolo che ha attribuito al procuratore di Napoli la competenza su tutte le inchieste in materia ambientale in Campania. E' il punto che rischia di far incorrere in una bocciatura per incostituzionalità l'intero provvedimento. Sull'istituzione della Superprocura avevano espresso perplessità gli stessi magistrati napoletani. A riguardo tra le ipotesi circolate ci sarebbe quella di sdoppiare la competenza dei reati in materia ambientale: non sarebbe solo la procura di Napoli ad occuparsene ma anche quella di Salerno, sede come il capoluogo di Corte d'Appello.

Primi interrogatori. Sul versante giudiziario, sempre oggi si sono tenuti i primi interrogatori di garanzia, davanti al gip Rosanna Saraceno, il magistrato che ha emesso i provvedimenti restrittivi nei confronti delle 25 persone. I primi a comparire davanti al giudice sono stati i 7 responsabili degli impianti Cdr della Campania, da martedì agli arresti domiciliari. I sette hanno respinto le accuse, che vanno dai reati di truffa ai danni dello Stato, al falso in atto pubblico e smaltimento illecito di rifiuti. Mentre i pm titolari dell'inchiesta, Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, che intendono aggiungere nuovi elementi all'impianto accusatorio, hanno parlato di "una colossale opera di inquinamento del territorio portata avanti anche grazie a connivenze ai più alti livelli". Il giudice ha fissato il calendario degli altri interrogatori che si protrarranno la prossima settimana.

fonte: repubblica.it

Nuove piene in vista in Piemonte

Le ondate di piena che si sono verificate giovedì sera e nella notte per Dora e Po sono passate nel tratto torinese dei due fiumi senza provocare particolari disagi. Ma già per la tarda mattinata di oggi è previsto un secondo impulso di piena per diversi corsi d'acqua, tra cui la Dora Riparia.

BERTOLASO - Per il tratto a monte del Po resta una situazione di «elevata criticità» e il secondo impulso di piena è atteso per la mattinata con la previsione di difficoltà nel tratto torinese dei Murazzi. Intanto, per stamani, è attesa la visita del capo della protezione civile Guido Bertolaso: avrà incontri in prefettura a Torino e poi in quella di Cuneo, i capoluoghi delle province più colpite ieri dall'ondata di maltempo.

ALLARME NEL CUNEESE - Paura anche nel Cuneese, dove sono chiuse al traffico diverse strade e i cittadini sono invitati a evitare spostamenti non indispendabili. Nella notte e nelle prime ore della giornata la Protezione Civile ha chiuso diversi ponti, non solo nelle valli ma anche nelle zone verso la pianura. È stata una notte di piena emergenza in tutte le vallate, con temporali e piogge abbondanti. In serata è stato chiuso anche un tratto della statale 21 in valle Stura, verso il Colle della Maddalena, poco dopo Aisone, dove a Demonte sono state evacuate circa 30 persone. Diverse zone sono isolate nelle valli, ma le situazioni più difficili sono quelle delle valli Po, Varaita, Maira e Stura. Fiumi e torrenti sono esondati in diversi punti, i laghi sono a livelli record, ponti e argini sono costantemente monitorati, come pure le aree a maggior rischio idrogeologico, per il pericolo di frane e smottamenti. Scuole chiuse nelle valli Po, Varaita e Maira, e anche a Saluzzo, e oggi potrebbero essere presi altri provvedimenti: alle 11 in Prefettura si riunisce il Centro coordinamento soccorsi.

LA RICERCA DELLE DISPERSE - Proseguono intanto a Villar Pellice, nel Pinerolese, le ricerche di Erika Poet, 35 anni, e della figlia Annik Rivoira, 3 anni, disperse da giovedì, dopo il crollo di una frana sulla loro abitazione. Nel crollo sono rimasti uccisi Carlo Rivoira, 75 anni, suocero e nonno delle disperse e il giovane romeno Vasile Marius Ursica di 30 anni, travolto mentre si trovava a bordo della sua auto. La pioggia che ha continuato a cadere per tutta la notte, al momento, sta concedendo una breve tregua, ma le previsioni sono di una giornata ancora difficile a causa del maltempo. A Torino, dove le scuole di ogni ordine e grado sono chiuse per un'ordinanza del prefetto che riguarda anche gli istituti della provincia, la situazione del Po e della Dora è costantemente monitorata.

fonte: corriere.it

mercoledì 28 maggio 2008

Export e ripresa della competitività

L'occupazione continua a crescere, le esportazioni mostrano una "buona tenuta", molte imprese, a cominciare da quelle del tessile e della meccanica, recuperano competitività: il made in Italy non è morto e risponde alle sfide della globalizzazione. Ma il sistema Paese arranca. Il Rapporto Annuale dell'Istat mostra un cauto ottimismo sull'andamento del sistema Italia, cercando nelle pieghe delle analisi congiunturali e di periodo la conferma che quel +0,4% registrato dal Pil del primo trimestre 2008, superiore a tutte le aspettative degli economisti, non è un fatto casuale, anche se il Paese ha alle spalle un decennio di crescita debole, che ne ha "marcato un allontanamento dai livelli dei suoi principali partner". Un allontanamento che riguarda tutti i parametri, dalla competitività al reddito per abitante: l'impoverimento medio degli italiani rispetto all'insieme degli abitanti dell'Ue15 è di circa 13 punti percentuali. Nel 2000 invece il valore del reddito per abitante degli italiani era ancora superiore di 4 punti rispetto alla media Ue15.

"L'Italia - ha detto stamane il presidente dell'Istat Biggeri presentando il Rapporto Annuale alla Camera dei deputati - è in un momento di difficoltà economica, con investimenti e consumi delle famiglie fermi o in regresso. Affinché gli uni e gli altri tornino a crescere e aumenti il reddito delle famiglie più in difficoltà, occorrono interventi energici". E tuttavia, aggiunge Biggeri, "Siamo prudentemente ottimisti", anche perché "sono molte le imprese che si sono riorganizzate e che hanno colto le trasformazioni in atto, sfruttrando le opportunità di espansione sui mercati internazionali, soprattutto verso quelli più ricettivi".

Non si può pertanto parlare di ripresa, neanche di 'ripresina', sia perché gli aspetti positivi dell'economia sono modesti, sia perché sono distribuiti in maniera disomogenea e in molti casi accentuano le già profonde differenze tra le aree del Paese. Favorendo ancora di più un fenomeno che l'Istat aveva già annunciato nel Rapporto dell'anno scorso: la ripresa dell'emigrazione da Sud a Nord. Chi non si trasferisce spesso finisce in una 'zona grigia': non lavora, ma non cerca più neanche il lavoro. Ma anche chi lavora soffre per la mancanza di attività qualificate, dovuta a una latitanza delle nostre imprese nella formazione. Soltanto la Bulgaria e la Grecia in Europa hanno un tasso inferiore a quello italiano di imprese "formatrici".

Le nuove migrazioni. Il "movimento migratorio interno" in effetti ha ripreso vigore già a partire dalla metà degli anni Novanta, ma in particolare tra il 2002 e il 2005 si contano in media circa 1,3 milioni di trasferimenti l'anno. Ma è un'immigrazione interna diversa dal passato: non si va più nelle grandi metropoli come Milano, o a Torino a lavorare alla Fiat. Le nuove mete sono i distretti industriali del Nord-Est, in parte del Nord-Ovest, dell'Emilia Romagna e delle Marche. In testa città come Arzignano in Veneto, o Salò in Lombardia. Mentre le zone di provenienza sono sempre le stesse: l'Istat parla di "network dei sistemi locali con forte disoccupazione", Crotone, Torre del Greco. Le regioni dalle quali ci si sposta di più sono Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

Il divario economico tra Nord e Sud. A spostarsi non sono solo gli italiani ma, soprattutto, gli immigrati, naturalmente più mobili, e più motivati nella ricerca del benessere. Del resto i numeri delle varie zone del Paese parlano chiaro: per mille residenti in età di lavoro (15-64 anni) il numero medio di imprese è di 127 nel Nord, 125 nel Centro e 88 nel Mezzogiorno, mentre quello dei posti di lavoro nel settore privato è di 545 nel Nord, 466 nel Centro e 274 nel Mezzogiorno.

Bene le esportazioni. Tra il 1995 e il 2006 le esportazioni delle imprese manifatturiere italiane sono aumentate del 34 per cento. Il Mezzogiorno nel suo complesso ha registrato una performance quasi doppia (63,6 per cento) grazie soprattutto all'Abruzzo e alla Sicilia (dove il dato è influenzato dalla presenza delle attività petrolchimiche). Tuttavia buona parte della crescita è da attribuire alle circoscrizioni del Nord (circa l'80 per cento della variazione complessiva) con incrementi superiori al 40 per cento in Lombardia ed Emilia Romagna. I sistemi locali della meccanica spiegano quasi il 20 per cento della crescita delle esportazioni.

Bene petrolio e tessile, male il calzaturiero. La produttività del lavoro negli ultimi dieci anni ha avuto un andamento molto debole, in alcuni casi negativo. Ma ci sono settori che sono cresciuti e, in molti casi, si tratta di settori tradizionali del made in Italy, che si sono riorganizzati, anche attraverso la delocalizzazione, senza riposizionarsi. Tra il 1999 e il 2005 gli andamenti migliori sia sotto il profilo della crescita che della competitività si sono registrati nelle medie e grandi imprese petrolifere, nell'industria siderurgica e in quella dei supporti della stampa e della registrazione. Nello stesso periodo segnali di recupero di competitità sono arrivati dalle microimprese dell'abbigliamento, della lavorazione di minerali e della fabbricazione di apparecchi radio-tv. In declino invece le medie e grandi imprese del comparto conciario-calzaturiero, della lavorazione di minerali e della chimica.

L'international sourcing. Ma per resistere e competere con la globalizzazione per molte imprese la strada obbligata è stata quella della delocalizzazione, che ha portato a una perdita di posti di lavoro nel complesso, ma anche alla creazione di posti di lavoro più qualificati in Italia. Ad andare all'estero sono soprattutto le grandi imprese dell'industria: una su due tra il 2001 e il 2006 ha trasferito l'attività principale o secondaria dell'impresa. La molla principale è la riduzione del costo del lavoro, ma anche la volontà di accedere a nuovi mercati.

L'occupazione cresce, la formazione scarseggia. La disoccupazione in Italia è in calo costantemente dal 1999. Ma è un fenomeno bifronte: infatti l'Istat rileva costantemente almeno dal 2003 uno 'scoraggiamento' delle forze di lavoro, soprattutto donne e giovani, soprattutto nel Mezzogiorno. Nella 'zona grigia' di chi vorrebbe lavorare ma non ha più la forza di mettersi a cercare, l'Istat ha rilevato nel 2007 1.213.000 individui. Ma neanche tra gli occupati le cose vanno benissimo: a frenarne la produttività c'è anche la cronica mancanza di formazione. L'Italia si colloca al terzultimo posto in Europa, prima di Bulgaria e Grecia, per la quota di imprese che svolgono attività di formazione continua del proprio personale. Le imprese 'formatrici' sono comunque passate dal 24 al 32 per cento tra il 1999 e il 2005. Di contro, il costo orario della formazione per le imprese italiane è tra i più alti d'Europa, circa 58 euro, contro la media Ue di 52.

Redditi bassi e forti disuguaglianze. Anche chi ha un lavoro negli ultimi anni ha sofferto una forte erosione della retribuzione, un fenomeno tutto italiano che si è accentuato negli ultimi anni. Il reddito netto delle famiglie residenti in Italia nel 2005 è pari in media a 2.300 euro mensili. Ma è distribuito in maniera molto disuguale, tant'è vero che il 50 per cento delle famiglie ha guadagnato meno di 1.900 euro al mese. Le famiglie in cui il principale percettore è una donna guadagnano, in meno, il 27 per cento in meno rispetto alle altre. Le retribuzioni in Italia crescono decisamente meno che in altri paesi europei. In 10 anni, dal 1995 al 2006, le retribuzioni orarie reali sono aumentate infatti del 4,7 per cento a fronte di una crescita cinque o sei volte più consistente registrata in Francia e in Svezia. Particolarmente contenuto anche lo sviluppo della produttività del lavoro. Nel periodo considerato, infatti, è cresciuta di appena il 4,7%, mentre la media dell'Unione europea a 15 segna un aumento del 18%.

fonte: repubblica.it

Scout spazzini

Gli organizzatori australiani della campagna "Clean up the world", che mobilita milioni di volontari in 120 paesi una volta l'anno per raccogliere i rifiuti dispersi nell'ambiente, hanno annunciato un'alleanza globale con il movimento degli scout, che già partecipa regolarmente fra i volontari nella campagna
Gli organizzatori australiani della campagna Puliamo il mondo, che mobilita milioni di volontari in 120 paesi una volta l'anno per raccogliere i rifiuti dispersi nell'ambiente, hanno annunciato un'alleanza globale con il movimento degli scout, che già partecipa regolarmente fra i volontari nella campagna. La Giornata Clean up the World, iniziata 20 anni fa dal velista-ambientalista Ian Kiernan come Clean up Sydney, e condotta ora in diverse date nei vari paesi, mobilita ogni anno decine di milioni di volontari.

"Il programma ha beneficiato di una forte relazione con gli scout per molti anni", ha detto oggi Kiernan nel dare l'annuncio. "Riconosciamo - ha aggiunto - che con 28 milioni di scout nel mondo, questa relazione è una fonte di volontari di incredibile potenziale. Abbiamo avuto 35 milioni di partecipanti lo scorso anno per Clean up the World, e possiamo sperare che con il rafforzamento di questa alleanza potremo vedere quei numeri aumentare drasticamente".

È poi intervenuto il commissario capo di Scout Australia, John Ravehall, che ha osservato come la protezione dell'ambiente sia una parte fondamentale dell'etica del movimento. "La nostra presenza è sempre stata forte nei Clean up Australia Day, e ora le opportunità si allargano. Avremo anche la possibilità di essere di esempio ad altre organizzazioni nazionali di scoutismo attorno al mondo".

fonte: lanuovaecologia.it

Lavoro straordinario: per essere retribuito deve essere stato preventivamente autorizzato

Con la sentenza dell’8 aprile 2008, n. 468, la sezione prima del Tar Sicilia ha stabilito che, per essere retribuibili, le ore di straordinario devono essere state preventivamente autorizzate, onde evitare che il sistematico ed indiscriminato ricorso alle prestazioni stesse possa costituire elemento di programmazione dell’ordinario lavoro di ufficio.
La preventiva autorizzazione allo svolgimento di prestazioni lavorative straordinarie, d’altra parte, costituisce assunzione di responsabilità, gestionale e contabile, per il dirigente che la emette; e ciò sia nel caso che per tale svolgimento sia preventivamente stabilita l’erogazione del relativo compenso, sia nel caso che lo stesso dia luogo, per il lavoratore, ad un “credito” in termini di riposo compensativo.
In entrambi i casi, infatti, l’autorizzazione incide sul buon andamento del servizio e sulla economica ed efficiente gestione delle risorse umane, facente capo al dirigente.

Fatto e diritto
Alcuni appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza hanno chiesto la corresponsione del lavoro straordinario svolto e solo in parte retribuito e, a conforto di tale pretesa, hanno prodotto il relativo prospetto eccedente il limite massimo stabilito.
L’Amministrazione intimata resisteva producendo documenti e chiedendo l’inammissibilità della richiesta e, comunque, il suo rigetto.
“Per il pagamento delle ore di lavoro straordinario quantificate, ma non liquidate il Tar ha confermato il principio della necessaria autorizzazione allo svolgimento del lavoro straordinario stesso, atteso che, diversamente, si determinerebbe l'equiparazione del lavoro straordinario autorizzato rispetto a quello per il quale non è intervenuto alcun provvedimento autorizzativo, mentre tale atto rappresenta lo strumento per non superare i limiti di spesa e di bilancio e limitare l'incontrollata erogazione di somme” .
Il Tar ha ritenuto che il lavoro straordinario svolto in eccedenza rispetto all’orario normale di lavoro, nella specie prestato da personale militare con qualifica non dirigenziale, deve essere retribuito anche oltre il limite del monte ore mensilmente stabilito per ciascun reparto (della Guardia di finanza) e senza le limitazioni previste per il personale non dirigente e per il personale dirigente.
In particolare, si era affermato che il “diritto alla retribuzione supplementare per il lavoro straordinario resti escluso solo per le ore lavorate che siano state effettivamente compensate mediante la fruizione di altrettanti periodi di riposo compensativo”.
Ne consegue che il servizio straordinario prestato in eccedenza al monte ore disponibile non possa essere retribuito, ma, in relazione allo stesso, gli interessati hanno titolo a fruire del riposo compensativo.
Ed è doveroso che l’Amministrazione, anche per evitare l’insorgere di ulteriori controversie in fase di ottemperanza, si attivi d’ufficio per la concessione dei riposi in questione.”
Nell’ambito del rapporto di pubblico impiego, la circostanza che il dipendente abbia effettuato prestazioni eccedenti l’orario d’obbligo non è da sola sufficiente a radicare il suo diritto alla relativa retribuzione (e l’obbligo dell’Amministrazione di corrisponderla), atteso che, altrimenti, si determinerebbe l’equiparazione del lavoro straordinario autorizzato rispetto a quello per il quale non è intervenuto alcun provvedimento autorizzativi.

La decisione del Tar
Per il Tar, la retribuibilità del lavoro straordinario in via di principio è condizionata all’esistenza di una formale autorizzazione allo svolgimento di prestazioni di lavoro eccedenti l’ordinario orario di lavoro: detta autorizzazione, infatti, svolge una pluralità di funzioni, tutte riferibili alla concreta attuazione dei principi di legalità, imparzialità e buon andamento cui, ai sensi dell’articolo 97 della Costituzione, deve essere improntata l’azione della pubblica Amministrazione.”
Tale autorizzazione di regola deve essere preventiva, e solo eccezionalmente può essere concessa ex post in quanto implica la verifica in concreto della sussistenza delle ragioni di pubblico interesse che rendono necessario il ricorso a prestazioni lavorative eccedenti l’orario normale di lavoro.
L’autorizzazione, inoltre, rappresenta lo strumento più adeguato per evitare, per un verso, che attraverso incontrollate erogazioni di somme per prestazioni di lavoro straordinario si possano superare i limiti di spesa fissati dalle previsioni di bilancio (con grave nocumento dell’equilibrio finanziario dei conti pubblici) e, per altro verso, che i pubblici dipendenti siano assoggettati a prestazioni lavorative che, eccedendo quelle ordinarie (individuate come punto di equilibrio fra le esigenze dell’Amministrazione e il rispetto delle condizioni psico – fisiche del dipendente), possano creare a quest’ultimo nocumento alla sua salute e alla sua dignità di persona.”.
La preventiva autorizzazione allo svolgimento di prestazioni lavorative straordinarie costituisce, d’altra parte, assunzione di responsabilità, gestionale e contabile, per il dirigente che la emette; e ciò sia nel caso che per tale svolgimento sia preventivamente stabilita l’erogazione del relativo compenso, sia nel caso che lo stesso dia luogo, per il lavoratore, ad un “credito” in termini di riposo compensativo, in entrambi i casi l’autorizzazione de qua incidendo sul buon andamento del servizio e sulla economica ed efficiente gestione delle risorse umane, facente capo al dirigente.”.
In conclusione il Tar ha stabilito l’infondatezza delle pretese dei componenti della guardia di finanza ed ha quindi respinto il ricorso potendo i ricorrenti ottenere, a fronte dello straordinario effettuato e non retribuito solo il riconoscimento di riposi compensativi.

Tar Sicilia, sezione prima, sentenza n. 468 dell’8 aprile 2008

fonte: newsfood.com

Sicilia incendiata

Sicilia nella morsa degli incendi, i danni più gravi nel Messinese e nel Palermitano. A meno di un anno dai roghi che causarono la morte di sei persone a Patti (Messina), torna l'incubo nella provincia: decine gli incendi, in uno dei quali è rimasto lievemente ferito anche un volontario che non sarebbe grave. Le fiamme hanno raggiunto anche l'autostrada Palermo-Messina: chiusa la carreggiata all'altezza dello svincolo di Divieto.

Le fiamme questo pomeriggio sono divampate tra Barcellona e Messina. Evacuate decine di abitazioni nelle frazioni San Martino e Grangiara di Spadafora. Scene di panico tra Rometta e Villafranca a causa dell'impossibilità di percorrere le strade, bloccate dal fumo.

Nelle operazioni di spegnimento degli incendi, una decina in tutto, impegnati Forestale, Protezione civile, carabinieri e numerosi volontari. Fiamme anche nella zona di Barcellona, a Portosalvo, dove il fuoco ha lambito le case.

Ed è emergenza a Rodi Milici, dove un vasto rogo sta lambendo il centro abitato. Nella zona insieme a forestali e vigili del fuoco anche due canadair. Le forze dell'ordine hanno evacuato alcune abitazioni.

Situazione precaria anche nel Palermitano. I carabinieri hanno fatto evacuare per precauzione circa 300 persone, fra turisti e personale del villaggio Valtur a Pollina. Da ore nella zona divampa un vasto incendio che vede impegnati uomini della forestale e vigili del fuoco. Il forte vento di scirocco oltre ad alimentare le fiamme sta creando problemi alle operazioni di rifornimento del canadair.

Un carabiniere, Andrea Puglisi, ha riportato una lieve ustione a un braccio mentre stava soccorrendo una famiglia in un'abitazione minacciata dalle fiamme che sono divampate in un campo adiacente, in via Galletti, a Palermo. Durante il rogo sono rimaste intossicate altre quattro persone, tutte sono state accompagnate all'ospedale Buccheri La Ferla. Un giovane soccorso nel balcone dell'appartamento è stato accompagnato in ospedale da una gazzella dei carabinieri. Il fumo denso sviluppatosi dall'incendio e il traffico ha impedito l'arrivo dell'ambulanza.

La linea ferroviaria Messina-Palermo, fra Termini Imerese e Bagheria, è stata interrotta a causa di un incendio che ha lambito la linea ferrata. Il rogo, sviluppatosi intorno alle 12.45 e domato alle 14.15, ha causato notevoli ritardi ai treni.

Domato dai vigili del fuoco anche l'incendio scoppiato nel pomeriggio in un campo nei pressi dell'ex mattatoio comunale di Palermo. Salvi i 50 cani ricoverati nel locale, usato come depandance del canile. L'intervento dei pompieri ha impedito che prendessero fuoco centinaia di pneumatici abbandonati all'interno del deposito comunale per le vetture pubbliche in disuso

fonte: lasicilia.it

Biocarburante? Solo se economico

I buoni da una parte, i cattivi dall'altra, come si faceva una volta sulla lavagna di scuola. Su una colonna il sorgo da fibra e il sorgo zuccherino, le colture che possono essere trasformate in energia dando davvero una mano all'ambiente, perché al contrario di altre crescono in ambienti molto aridi e generano prodotti non utilizzabili dalla catena alimentare; sull'altra colonna la colza, le barbabietole e il girasole, che per crescere hanno bisogno di una quantità di acqua, concimi ed energia tali da rendere il gioco molto più costoso della candela. In mezzo, con risultati variabili ma il rischio di entrare in conflitto con la produzione di cibo, i cereali come il grano, l'orzo e il mais.

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Sul banco degli imputati. A realizzare la classifica è uno studio dell'Università di Bologna ancora inedito che verrà presentato al Congresso della Società Europea di Agronomia in programma a settembre. La ricerca arriva in un momento quanto mai opportuno, con la corsa ai biocarburanti decisa dall'Unione Europea e dall'amministrazione Bush sotto processo con l'accusa di essere responsabile della fiammata nei prezzi dei generi alimentari.

La Piattaforma biofuels. A coordinare lo studio è stato il professor Gianpietro Venturi, docente di Agronomia generale e colture presso l'ateneo bolognese Alma Mater e presidente della Piattaforma italiana per i biocarburanti, una struttura creata su indicazione dell'Ue per organizzare le sinergie tra tutti i protagonisti della filiera: agricoltori, mondo scientifico, industria e istituzioni.

Gli orientamenti europei. "A leggere le cifre senza pregiudizi - spiega il professor Venturi - penso si possa affermare con serenità che la spinta per la diffusione di bioetanolo e biodiesel sono un fattore molto marginale nel recente boom dei prezzi alimentari. I motivi della fiammata sono altri, i maggiori consumi di Cina e India e una sequenza di fattori climatici negativi. Ciò non toglie che il pericolo di azzerare i vantaggi ambientali dei biocarburanti puntando su colture sbagliate esiste. Ne è consapevole la stessa Unione Europea, alla quale consegneremo le nostre conclusioni. Bruxelles sta discutendo infatti di fissare al 50% la quantità di anidride carbonica non immessa nell'atmosfera come soglia minima di emissioni risparmiate per dichiarare un biocarburante sostenibile. Allo stesso modo sta pensando di stabilire che il 50% del biocarburante utilizzato in Europa (l'ambizione della direttiva è arrivare al 10% dei consumi entro il 2020) debba essere di seconda generazione".

Obiettivo seconda generazione. Per "seconda generazione" si intende prevalentemente l'estrazione di bioetanolo dalla cellulosa degli scarti boschivi e di piante "povere", un procedimento ancora in via di perfezionamento, ma sul quale vengono riposte grandi aspettative. In Germania recentemente è stato aperto uno dei primissimi impianti di questo genere al mondo. Anzi, in un certo senso potrebbe essere definito persino di terza generazione, visto che nello stabilimento inaugurato dalla cancelliera Angela Merkel a Freiberg, l'azienda Choren ha trovato il modo di trasformare scarti di lavorazione agricola e residui boschivi non in bioetanolo, ma in biodiesel. Materiali che permettono al bilancio energetico di essere assolutamente in attivo (si parla di riduzione delle emissioni di CO2 del 90%) senza creare competizione tra colture energetiche e colture alimentari. L'obiettivo per il primo ano di attività è la produzione di 18 milioni di litri di combustibile.

Traguardi ambiziosi. In Italia ovviamente siamo ancora lontani dal possedere le conoscenze per mettere in piedi un'impresa simile. "Se alla data del 2020 anziché il 10% stabilito dall'Europa riusciremo a produrre il 3% del biocarburante di cui abbiamo bisogno lo considererei già un successo - spiega ancora il professor Venturi - Nel generale ritardo la ricerca è forse quella messa meno peggio".

I segreti delle alghe. All'Università politecnica delle Marche si sta cercando ad esempio di capire se una mano a risolvere la crisi ambientale possa arrivare dalle alghe. "Abbiamo monitorato sia le specie di acqua dolce che di mare per capire quali sono le più adatte all'estrazioni di oli da trasformare in biodiesel - racconta il professor Mario Giordano, docente di fisiologia vegetale - Il passo successivo è stata l'individuazione dei metodi di coltura in grado di esaltare l'oleogenesi degli organismi. Ora possediamo un ventaglio di possibili soluzioni, ma mancano i soldi per passare dalla sperimentazione in laboratorio a quella in un vero impianto pilota".

Non bisogna generalizzare. In attesa che arrivino i fondi e che anche da noi si possa iniziare a parlare concretamente della produzione di biocarburanti di seconda generazione, conviene attenersi alla lista dei buoni e dei cattivi stilata dalla ricerca coordinata da Venturi. Ma con un avvertenza essenziale. "L'importante - sottolinea il professore - è non generalizzare, anche perché i costi energetici e ambientali di ogni specie cambiano molto spostando le coltivazioni anche di poche decine di chilometri con il variare della qualità del terreno e del clima: far crescere il granturco a Forlì non è come crescerlo a Piacenza".

Una classifica ancora parziale. "I due sorghi che risultano 'vincitori' - aggiunge Lorenzo Barbanti, un altro dei firmatari della ricerca - per il momento possono essere usati prevalentemente per produrre energia termica e non biocarburanti, allo stesso modo bisogna tenere conto del valore dei residui delle lavorazioni e delle capacità di 'carbon sink' (ovvero di fissare l'anidride carbonica) delle coltivazioni, fattori che questo primo lavoro non ha preso in considerazione, ma che per il futuro rappresentano le soluzioni più interessanti grazie a piante pluriennali come la canna comune, il panico, il miscanto e il cardo".

fonte: repubblica.it

Prima ondata di calore del 2008

E' la prima vera ondata di calore del 2008, un assaggio dell'estate che verrà, con temperature al di sopra della media stagionale e un fastidioso senso di afa. I termometri in Italia, da Nord a Sud, fanno registrare aumenti tra i 12 e i 15 gradi in più in una settimana a Roma, Napoli, Grosseto, Lecce, Treviso.

La situazione delle temperature ha portato ad una allerta della Protezione civile per 13 città, rispetto alle 6 di ieri: l'allarme interessa sicuramente la giornata di domani, mentre bisognerà aspettare giovedì per avere pioggia al Nord e al Centro, e nel fine settimana un'aria meno calda e irrespirabile anche al Sud e nelle isole, dove già è allerta per gli incendi, che hanno causato due feriti, un carabiniere e un volontario. Allarme degli agricoltori: "Al Sud rischio siccità sempre più concreto".

Previsioni. Per domani, l'Aeronautica militare prevede temperature senza variazioni di rilievo sulle estreme aree nord-occidentali; in ulteriore aumento sul resto del paese, con valori ben al di sopra delle medie specie al centro-sud. A partire da giovedì, in generale diminuzione sia nei valori massimi che minimi.

Temperature. Il record della giornata è andato a Palermo con 38 gradi, contro i 23 di massima registrati il 20 maggio. Da record anche i 33 di Roma (una settimana fa la massima era 17 gradi), Napoli, Lecce, i 32 di Perugia, i 31 di molte città della Toscana, i 29 gradi di Treviso.

L'allerta. In totale sono 13 le città per cui è scattata l'allerta della Protezione civile. A Bari oggi e domani segnalato il livello 2, che indica temperature elevate e condizioni meteorologiche che possono avere effetti negativi sulla salute della popolazione a rischio (anziani, bambini e soggetti con patologie cardiovascolari). Ma dopodomani si toccherà il livello 3, che segnala un'ondata di calore in corso, la prima dell'anno. L'ondata di calore è una situazione di caldo patologico che determina un aumento della mortalità nella popolazione. Questa la situazione nelle altre città per cui è scattato l'allerta caldo al livello 2: Campobasso (oggi e domani), Civitavecchia (oggi e domani), Firenze (oggi), Frosinone (oggi), Latina (oggi), Messina (oggi), Napoli (oggi e domani), Palermo (oggi e domani), Perugia (oggi), Pescara (oggi e domani), Rieti (oggi), Roma (oggi).

Allarme agricoltori. "Nelle regioni del Sud il rischio siccità si fa sempre più concreto". Il quadro del Mezzogiorno non è certo "confortante, con i livelli dei bacini deficitari". In particolare, "desta preoccupazione la situazione in Puglia, Basilicata e in alcune zone della Campania. Anche in Sicilia le prospettive non sono certo incoraggianti".

Incendi. Otto vasti incendi, di natura dolosa, secondo quanto ipotizzato dalla Forestale e alimentati dal vento di scirocco, sono divampati in Sicilia, con due feriti, un carabiniere di Palermo ustionato mentre stava soccorrendo una famiglia minacciata dal fuoco e un volontario a Messina. Un vasto incendio sta impegnando due squadre dei vigili del fuoco ad Altavilla Milicia, paese in provincia di Palermo. Il rogo minaccia alcune villette. Un altro incendio è in corso a Misilmeri, ma di dimensioni inferiori.

Fiamme nella notte si sono sviluppate nelle zone di San Martino delle scale, Piana degli Albanesi, Pioppo, sull'autostrada A19 al chilometro 4, a Ciaculli, Carini, Ficarazzi. Il vento di scirocco ha complicato le operazioni di spegnimento dei roghi. I carabinieri hanno fatto evacuare per precauzione circa 300 persone, fra turisti e personale del villaggio Valtur a Pollina (Palermo).

Un vasto rogo è divampato a Villasor, nel cagliaritano, dove da per ore sono state impegnate quattro squadre dei Vigili del Fuoco, con l'ausilio di un elicottero del servizio regionale antincendio. Le fiamme, alimentate dal forte vento, hanno distrutto anche il magazzino di una falegnameria. Altri incendi sono scoppiati a Nuraminis e Monastir, sempre in provincia di Cagliari, dopo i primi fuochi di ieri nell'oristanese, dove le fiamme hanno divorato decine di ettari di macchia mediterranea e lambito le case e la pineta della borgata marina di Torregrande.

fonte: repubblica.it

"Tremonti: "Mutui, opzione in più. Penseremo a bollette e benzina"

Non solo mutui. Caro bollette e prezzo della benzina sono già nell'agenda del governo: "Nei prossimi giorni - ha annunciato il ministro Tremonti - d'accordo con il ministro Scajola, apriremo una discussione con i consumatori sul tema delle bollette e della benzina". L'annuncio in occasione della conferenza stampa di presentazione della convenzione con l'Abi per la rinegoziazione dei mutui, che ha visto anche il coinvolgimento delle associazioni dei consumatori che rappresenta, ha detto il ministro "un esperimento di democrazia condivisa". E una prima conseguenza di questo nuovo approccio si è vista anche nel momento stesso di presentare in dettaglio l'accordo raggiunto con le banche e sul quale le associazioni sono chiamate a vigilare. Una convenzione a cui potrà accedere anche chi ha già saltato alcune rate, mentre aumentano per tutti le possibilità di rinegoziazione "libera" e portabilità senza spese, qualunque sia il tipo di mutuo sottoscritto.

Diritto alla rinegoziazione stabilito per legge e portabilità senza spese - Un testo che deve ancora essere scritto, in realtà, che farà tesoro anche delle indicazioni giunte dal tavolo di confronto aperto sia con le banche che con le associazioni dei consumatori proprio sul tema mutui. Anche per chi è in mora per aver saltato il pagamento di alcune rate. Un accordo che "non è un miracolo - ha spiegato il ministro - ma un sistema per dare sollievo a quella parte meno fortunata di famiglie che è in reale difficoltà, non è in grado di pagare le rate e non è neppure in condizione di rinegoziare direttamente. Ma chi è in condizione di trattare con la banca deve sapere che ci sono anche opportunità migliori", e che il governo punta molto sulla portabilità che dovrà essere totalmente senza spese.
Allungare la durata ultima scelta - L'accordo, infatti, prevede sostanzialmente una riduzione del tasso di riferimento della rata in base al tasso medio variabile registrato nel 2006, e uno spostamento in avanti della durata se i tassi dovessero salire ancora. La revisione della rata si dovrebbe tradurre in un risparmio di circa 100 euro al mese su un mutuo di 100.000 euro, ossia 1.200 euro di minori interessi da pagare ogni anno, interessi che però non vengono cancellati. Nessuno regala nulla, infatti e la differenza tra la rata dovuta e quella rinegoziata viene accantonata su un conto ad hoc che avrà un tasso di interesse, fisso, di circa il 5,2%. Alla fine della durata originaria del mutuo si faranno i conti e arriverà il momento di restituire alla banca anche questa somma. In concreto questo si tradurrà in un allungamento della durata del mutuo se i tassi saliranno ancora, mentre se dovessero scendere si ridurrà in parallelo anche la somma aggiuntiva da restituire. Insomma un sistema da scegliere solo se non si è proprio più in grado di pagare. Lo stesso Tremonti, d'altra parte, ha tenuto più volte a sottolineare che la convenzione non vuol cancellare le altre più convenienti opportunità ma è solo la "quarta scelta". Infatti "chi non ha problemi può continuare a pagare la rata di oggi; chi vuole può rinegoziare a prescindere dal testo della convenzione; e chi ha interesse può scegliere la portabilità. Solo nel caso in cui tutto ciò sia impossibile ci si può affidare al soccorso della convenzione". Un soccorso che comunque non si negherà a nessuno, neppure a chi è in forte difficoltà.

Un aiuto anche per chi è moroso e rischia il pignoramento - Non solo chi è in regola ma anche chi è già in ritardo con il pagamento delle rate, infatti, potrà accedere alla rinegoziazione, ha spiegato il ministro. Il governo poi interverrà in favore di chi rischia il pignoramento della casa, utilizzando per questo il fondo da 20 milioni di euro già previsto dalla legge finanziaria. Per chi rinegozia con le nuove modalità della convenzione, infine, è allo studio la possibilità di mantenere il beneficio fiscale della detrazione degli interessi calcolati non sulla rata ribassata, ma su quella che sarebbe stata la rata originaria. E infine, chi dopo aver rinegoziato con il nuovo sistema dovesse trovare condizioni migliori avrà il diritto alla portabilità anche di questo mutuo. Sulla portabilità, infatti, il governo scommette ancora e interverrà per facilitarla ulteriormente. "Era nel nostro programma già per le elezioni del 2006 - ha ricordato Tremonti - anche se poi è stato Bersani a vararla".

Surroga senza più la firma del notaio - "Noi crediamo che questo sia il sistema migliore per favorire la concorrenza e per questo - ha puntualizzato il ministro - puntiamo a far sì che tutta l'operazione sia davvero a costo zero e quindi non sia più necessario ricorrere al notaio. Il Codice Civile, infatti, già consente ai funzionari bancari di autenticare le girate sui titoli mobiliari. Non si vede perché non debbano farlo anche per i titoli immobiliari come le ipoteche. E se sarà necessario un atto di legge per chiarire questo punto lo faremo". In sostanza l'impegno del governo è quello di far sì che l'annotazione sull'ipoteca del passaggio dal vecchio al nuovo istituto di credito avvenga con una semplice "girata" da parte di un funzionario della banca. Portabilità in primo piano, dunque, e su questo c'è anche un rinnovato impegno dell'Abi.

L'impegno alla trasparenza dell'Abi - Aderire alla convezione sull'abbattimento della rata del mutuo, d'altra parte, non è un obbligo per le banche, che sono invece tenute, da ora in poi, a informare i clienti su tutte le le varie opportunità praticabili. "Uno sforzo di trasparenza chi ci impegniamo a fare - ha garantito il presidente Abi Faissola - anche per venire incontro alle indicazioni dell'Antitrust". Se questo impegno sarà portato avanti davvero lo si vedrà già nei prossimi giorni. Oggi, infatti, sono state annunciate anche due altre importanti novità dall'Abi, che ora si dovranno tradurre in circolari ufficiali che faranno testo per tutti gli istituti di credito su due questioni rimaste finora irrisolte.

Mutui del costruttore e cartolarizzati, in arrivo i chiarimenti - Sulla portabilità per i mutui del costruttore e la rinegoziabilità per quelli cartolarizzati, infatti, acora non si era giunti ad una posizione univoca. Oggi entrambi i nodi sono stati sciolti a vantaggio di chi ha un mutuo. Per chi si è accollato un finanziamento del costruttore, infatti, non ci saranno più ostacoli alla surroga. "Proprio oggi abbiamo avuto i chiarimenti che aspettavamo - ha dichiarato il direttore generale dell'Abi, Giuseppe Zadra - e possiamo quindi sciogliere la riserva e assicurare la portabilità anche per questi mutui". Per quel che riguarda invece i mutui cartolarizzati, ossia quelli ceduti dalle banche alle cosiddette Società Veicolo, sarà possibile accedere al nuovo sistema di rinegoziazione stabilito con la convenzione. E' facoltà delle S. V. accettare questa ipotesi o anche non accettarla, ma nulla vieta che lo possano fare e venire incontro, quindi, a chi è più in difficoltà. Altrimenti per questi mutui resta solo la via dell'estinzione anticipata.

E sulle banche possibile stretta fiscale - Al termine della conferenza stampa botta e risposta a distanza di qualche metro tra il ministro Tremonti e il presidente dell'Abi. Tremonti con un "sì" molto eloquente risponde ai giornalisti che gli chiedono di un eventuale prossimo giro di vite fiscale sugli istituti di credito. I giornalisti lo riferiscono a Faissola che commenta le parole di Tremonti: "Si tenga conto che la fiscalità per le banche italiane non è lieve. Non rientra nel nostro sistema concordare le tasse, ma si faccia almeno un confronto sereno".

fonte: repubblica.it
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Passatempo Preistorico

Moonstone Madness

Pronti a partire, pronti per distruggere tutto? Bene, allora fate un salto indietro nell'era preistorica e immergetevi in questa nuova avventura dal gusto tribale. A bordo del vostro cinghiale dovrete raccogliere le gemme preziose necessarie per passare alle missioni successive, saltando gli ostacoli se non volete perdere il vostro bottino e distruggendo i totem a testate per conquistare altre gemme utili. Inoltre, una magica piuma vi catapulterà verso il cielo dove punti e gemme preziose sono presenti in gran quantità, per cui approfittatene! cercate di completare la missione entro il tempo limite, utilizzando le FRECCE direzionali per muovervi, abbassarvi e saltare, e la SPACEBAR per prendere a testate i totem.

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Blog Action Day 2009

24 October 2009 INTERNATIONAL DAY OF CLIMATE ACTION

Parco Sempione - Ecopass 2008