sabato 24 maggio 2008

Le tartarughe giganti Yangtze

LEI ha ottant'anni, lui cento. Se non si accoppiano, si giocano il futuro della specie. Parliamo di tartarughe giganti Yangtze (dal nome del lungo fiume asiatico), creature millenarie che inquinamento, disboscamenti e coltivazioni massive hanno condannato all'estinzione. Al mondo ne sopravvivono solo quattro esemplari, uno allo stato brado e tre in cattività. A due di loro l'onere della salvezza.

Questo sperano gli operatori della Wildlife Conservation Society (Wcs) e della Turtle Survival Alliance (Tsa) che, in collaborazione con la China Zoo Society, lo scorso 5 maggio hanno condotto la sposa ottuagenaria, residente allo Changsha Zoo, presso la dimora del suo compagno, nella città di Suzhou.

Il viaggio della speranza, una trasferta di oltre 900 chilometri fissata in base al periodo di maggiore fecondità, è la tappa finale di un calendario di cure degne di un capo di Stato: per più di tre anni la tartaruga è stata nutrita con carne cruda di primissima scelta, fatta vivere in una vasca con vetri antiproiettile e sorvegliata da telecamere e guardie notturne. Lei, l'ultima Yangtze femmina, non deve morire, si sono ripetuti con ostinazione gli zoologi cinesi.

"È l'estremo rimedio per una specie sull'orlo del precipizio", ha detto il direttore della Wcs, Colin Poole. "Ora che le tartarughe stanno insieme, non ci resta che sperare in un loro accoppiamento". Una mossa disperata, la definisce Poole, "visto che negli ultimi tre anni abbiamo perso tre esemplari in cattività". Un bilancio che ha catapultato questo tipo di tartarughe nella lista rossa del World Conservation Union. Trasferirla in un altro zoo poteva essere rischioso, dicono alla Tsa, ma non farlo sarebbe stato peggio.

Come fu per i delfini baiji, mammiferi di acqua dolce, anche loro cittadini dello Yangtze. Disattenzioni e ritardi che nel 2006 costrinsero le autorità a dichiararne l'avvenuta estinzione. La sopravvivenza delle specie animali è un punto recente nell'agenda cinese.

"Le parole quali ecologia ed ecosistema - ha ricordato Lu Zhi, professore di biologia all'Università di Pechino - sono nuove in Cina, un paese incredibilmente ricco sul terreno delle biodiversità". Ma dove il governo fatica a fare proprie le sollecitazioni della comunità scientifica.

Tuttavia, dalle campagne sotto Mao contro la peste - in cui furono sterminate migliaia di esemplari di uccelli e altri animali - ad oggi, il clima è cambiato. E qualche allarme rientrato: dai panda agli alligatori alle antilopi tibetane, molte specie sono state dichiarate fuori pericolo.

Una sorte auspicata anche per le nostre tartarughe, rettili venerati da molti cinesi come simbolo di salute e longevità, ora osservate a distanza nella loro alcova con vista sul fiume azzurro.

fonte: repubblica.it

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