lunedì 31 dicembre 2007

PILLOLE

"Un prodotto organizzato dalla natura è un prodotto dove tutto è reciprocamente fine e mezzo; in esso, nulla d'inutile, privo di scopo, o dovuto ad un cieco meccanismo naturale."

Immanuel Kant (1724-1804), filosofo tedesco.


"La nazione che distrugge il suo suolo distrugge se stessa."

Franklin Delano Roosevelt (1882-1945), presidente degli Stati Uniti.

2007. Un anno disastroso per le nostre acque

SI CHIUDE IN “BELLEZZA” UN ANNO DISASTROSO PER LE NOSTRE ACQUE: LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA CONDANNA PER LA SECONDA VOLTA L’ITALIA.

La Corte di Giustizia Europea ha condannato per la seconda volta l’Italia per la mancata applicazione della Direttiva Quadro ACQUE, 2000/60/CE.

Se il 12 gennaio 2006 la condanna aveva colpito il Governo Berlusconi con il Ministro Matteoli per “mancata trasposizione entro il termine prescritto” della Direttiva Quadro 2000/60/CE , ora è al Governo Prodi e soprattutto al Ministro “verde” dell’ambiente, Pecoraro Scanio, che è indirizzata la sentenza per il mancato rispetto della Direttiva quadro acque.
In particolare, questa volta, sono i distretti idrografici individuati con il “codice dell’ambiente” (Dlgs.152/06) ad essere contestati; per questo l’attuale Ministro aveva annunciato, ormai più di un anno e mezzo fa, l’intenzione di rivedere ed integrare correttamente quel provvedimento.
L’Italia è saldamente ultima in Europa in materia di tutela delle acque come risulta anche dalla relazione agli Stati Membri della Commissione Europea del 22 marzo di quest’anno.

Ma cosa è stato fatto per i nostri laghi e fiumi in questo ultimo anno e mezzo? La situazione è ulteriormente peggiorata, soprattutto per quanto riguarda la capacità di governo della risorsa idrica, e l’attuale Ministro dell’Ambiente non sembra particolarmente interessato all’argomento.
Il WWF ha chiesto più volte al Ministro un impegno diretto per la ridefinizione della normativa in materia di difesa del suolo e tutela delle acque senza avere risposte. Ma soprattutto è stato fatto presente come si stia abbandonando l’indispensabile pianificazione a livello di bacino idrografico, delegittimando e lasciando senza risorse le Autorità di bacino o di distretto, come dovrebbero chiamarsi con l’applicazione della Direttiva quadro acque, per cui ora siamo stati nuovamente condannati.
Le Autorità di bacino nazionali dei nostri maggiori fiumi, infatti, sono alla paralisi: quella del Tevere a giugno si è vista recapitare lo sfratto esecutivo della sede per morosità, mentre quella del Po è senza segretario ormai da mesi.

L’azione di revisione del Codice per l’Ambiente (Dlgs.152/06), annunciata nel luglio 2006 è stata stancamente portata avanti da una apposita Commissione che, in perfetta continuità con quanto fatto dal Governo precedente, si è ben guardata dal coinvolgere seriamente le parti sociali nel suo lavoro e ha prodotto un correttivo che rende ancor più difficilmente applicabile la legge; bisognava semplificare e invece si è complicato ulteriormente.
In questa situazione, in perfetta continuità con il Governo precedente, il Ministero dell’Ambiente rinnova i “Piani strategici per la mitigazione del rischio idrogeologico”, nome roboante per finanziare a pioggia e a discrezione del Ministero dell’Ambiente, interventi e progetti fuori della pianificazione territoriale, anche se già approvata (ad esempio i Piani di assetto idrogeologico dei principali fiumi nazionali, faticosamente approvati, da anni attendono fondi per essere concretamente applicati!).
Infine, nell’ultima Finanziaria sono passati alcuni emendamenti, presentati da esponenti dello stesso partito del Ministro per l’Ambiente, che frazionano ancor più i finanziamenti e gli interventi in materia di difesa del suolo.

Anche quest’anno abbiamo avuto la nostra periodica “crisi idrica”, sparita il giorno dopo la dichiarazione dello stato di emergenza, abbiamo registrato i “normali” e numerosi casi di inquinamento di acque e falde per non parlare degli interventi di artificializzazione dei nostri corsi d’acqua.
Al recente “IV Congresso del Po” è stato rilanciato il progetto di bacinizzazione e navigazione commerciale del Po che, se realizzato, avrà la sua unica conseguenza nella totale e sistematica distruzione del nostro più grande fiume.

L’acqua è un tema prioritario e l’interesse dei cittadini è alto, tanto che oltre 400.000 di loro quest’anno hanno sottoscritto il Progetto di legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dei servizi idrici, ora fermo in una Commissione parlamentare.
In Italia l’unica cosa che sembra andare bene in questo settore è la produzione di acqua in bottiglia passata dai 47 litri pro capite del 1980 ai 188 del 2005 per un giro d’affari nel 2006 di 2200 milioni di euro l’anno (fonte Mineracqua), nonostante l’acqua dei nostri malandati acquedotti sia in generale di buona qualità.
In questo quadro ci apprestiamo ad iniziare un nuovo anno che riproporrà come sempre tra aprile a luglio la cronica ma certamente “eccezionale” crisi idrica, mentre in autunno, probabilmente ci potrà essere una nuova “straordinaria” piena del Po (potrebbe essere l’anno giusto, è un po’ che non si fa sentire) e in ogni caso avremo i diffusi dissesti idrogeologici più o meno gravi in molte zone dell’Appennino.

fonte: wwf.it

L’Agenzia spiega la deducibilità dei contributi versati ai fondi di previdenza complementare

Come noto con il decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, concernente la “Disciplina delle forme pensionistiche complementari” (di seguito decreto), è stata data attuazione alla legge 23 agosto 2004, n. 243 (1). Lo stesso decreto dal comma 749 dell’unico articolo della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007) che ha disposto, tra l’altro, l’anticipazione dell’entrata in vigore del decreto al 1° gennaio 2007.

A circa un anno della sua entrata in vigore, in vista del conguaglio fiscale di fine anno, l’Agenzia delle Entrate interviene per fornire chiarimenti in ordine al regime fiscale dei contributi versati alle forme di previdenza complementare.

Finanziamento dei fondi e misura del contributo - Il decreto prevede che per i lavoratori dipendenti il finanziamento delle forme di previdenza complementare può essere attuato mediante il versamento di contributi a carico del lavoratore e del datore di lavoro, oltre che mediante conferimento alla forma previdenziale del TFR maturando.

E’ altresì possibile finanziare, mediante versamento di contributi, non solo la propria posizione previdenziale ma anche quella dei soggetti fiscalmente a carico.

Ferma restando la libertà riservata a tutti i lavoratori di determinare liberamente l’entità della contribuzione, in genere, la stessa è stabilita in misura percentuale della retribuzione assunta a base del TFR o di elementi particolari della retribuzione medesima dai contratti e dagli accordi collettivi.

In assenza di accordi collettivi il lavoratore dipendente può comunque decidere di contribuire ai fondi pensione ed il datore di lavoro può concordare di contribuire anch’esso alla forma pensionistica alla quale il lavoratore ha aderito, pur non sussistendo uno specifico obbligo in capo al datore di lavoro.

Deducibilità dei contributi - Per ciò che concerne la deducibilità di detti contributi, dal combinato disposto dell’art. 1°, comma 1, lettera e-bis), del TUIR e dell’art. 8 del decreto si evince che le somme versate dal lavoratore e dal datore di lavoro, sia volontariamente sia in base a contratti o accordi collettivi, anche aziendali, alle forme di previdenza complementare di cui al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252 (2), sono deducibili dal reddito complessivo per un importo non superiore ad euro 5.164,57.

Ai fini del computo del predetto limite di euro 5.164,57, si deve tener conto di tutti i versamenti che affluiscono alle forme pensionistiche, collettive e individuali, comprendendo anche le quote accantonate dal datore di lavoro ai fondi “interni”, istituiti ai sensi dell’articolo 2117 del codice civile, se costituiti in conti individuali dei singoli dipendenti.

In conformità con le finalità del decreto che intende favorire il ricorso alla previdenza complementare in assoluta libertà di scelta circa la forma previdenziale e l’ammontare del contributo da versare, l’Agenzia ritiene, inoltre, che l’ammissibilità alla deducibilità sussista sia nel caso in cui entrambi i soggetti, il datore di lavoro e il lavoratore, ovvero solo uno dei due versino somme alle forme previdenza pensionistiche complementari.

Dal punto di vista operativo i datori di lavoro devono, sia in sede di predisposizione del cedolino paga mensile che di conguaglio, provvedere a sommare i contributi a proprio carico al reddito di lavoro dipendente, trattenere al dipendente l’importo complessivo dei contributi (a proprio carico e a carico del dipendente) per poi versarli al fondo pensione.

Poiché l’articolo 51, comma 2, lettera h), del TUIR, dispone che non concorrono a formare il reddito gli oneri di cui all’articolo 10 del TUIR, se trattenuti dal datore di lavoro, l ’ammontare della predetta trattenuta per effetto dell’applicazione del citato articolo 51 diventa onere deducibile entro il limite di euro 5.164,57.

Comunicazione dei contributi non dedotti - Tuttavia può accadere che il limite di euro 5.164,57 venga superato per effetto di maggiori versamenti di contributi al fondo (o ai fondi) al quale il dipendente ha scelto di aderire. Al riguardo l’Agenzia ricorda che, poiché i contributi versati, a qualsiasi titolo, al fondo di previdenza complementare, per la parte non dedotta non scontano l’imposizione fiscale al momento della liquidazione della prestazione, l’interessato deve effettuare una comunicazione al fondo relativamente alle somme che non hanno beneficiato della deduzione entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è stato effettuato il versamento ovvero, se il diritto alla prestazione matura antecedentemente a tale data, entro il giorno di maturazione. In quest’ultimo caso, devono essere indicati i contributi che non sono stati o non saranno dedotti in sede di dichiarazione dei redditi.

Tale comunicazione è la diretta applicazione del noto principio di correlazione fiscale in base al quale un reddito viene assoggettato ad imposta se e nella misura in cui il relativo onere sia stato dedotto. Tale comunicazione permetterà al fondo di costituire la quota di prestazione che non dovrà essere tassata all’atto dell’erogazione” (3)

Deducibilità dei contributi versati per le persone a carico - In merito alla deducibilità dei contributi versati nell’interesse delle persone a carico (indicate nell’articolo 12 del TUIR) così come previsto dall’art. 8, comma 5, del decreto, la deduzione spetta, per l’ammontare da esse eventualmente non dedotto, al soggetto di cui sono a carico fermo restando l’importo complessivamente stabilito di euro 5.164,57.

Nel caso in cui si superi il plafond di euro 5.164,77 la comunicazione dei contributi non dedotti dovrà essere resa con riferimento al titolare della posizione previdenziale precisando che l’ammontare complessivo delle somme non sono state dedotte né dall’iscritto né dal soggetto di cui questi è a carico. Se la persona a favore della quale sono state versate le predette somme è a carico di più soggetti si applicano le regole generali per il riconoscimento delle detrazioni/deduzioni in relazione agli oneri sostenuti nell’interesse delle persone fiscalmente a carico attribuendo il beneficio fiscale al soggetto cui è intestato il documento comprovante la spesa e, nel caso in cui tale documento sia intestato al familiare a carico, specificando con una annotazione sul documento stesso la percentuale della stessa imputabile a ciascuno degli aventi diritto (4).

Fondi in squilibrio finanziario - Agli iscritti, anche successivamente alla data di entrata in vigore del decreto, ai vecchi fondi con squilibri finanziari (4) continua ad applicarsi la disciplina previgente che consente la piena deducibilità dei contributi versati senza, quindi, il rispetto del limite di euro 5.164,57, previsto dall’articolo 8 del decreto (es. Fondo Mario Negri). L’Agenzia inoltre precisa che “in caso contemporanea iscrizione ad un fondo in situazione di squilibrio finanziario ed ad altre forme di previdenza complementare, la deducibilità dal reddito complessivo dei contributi versati a questi ultimi fondi è possibile nel limite della differenza, se positiva, tra euro 5.164,57 e i contributi versati ai citati fondi in squilibrio finanziario”.

Agevolazioni per i lavoratori di prima occupazione - I lavoratori di prima occupazione successiva al 1° gennaio 2007, intendendosi come tali quei soggetti che alla data di entrata in vigore del decreto non erano titolari di una posizione contributiva aperta presso un qualsiasi ente di previdenza obbligatoria, che nei primi cinque anni partecipano ad una forma di previdenza complementare e che hanno effettuato versamenti per un importo inferiore al plafond di 5.164,57 euro possono fruire di ulteriore agevolazioni fiscali, anche se differite.

Infatti, l’articolo 8, comma 6, del decreto dispone “che ai lavoratori di prima occupazione successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto e, limitatamente ai primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, è consentito, nei venti anni successivi al quinto anno di partecipazione a tali forme, di dedurre dal reddito complessivo contributi eccedenti il limite di 5.164,57 euro pari alla differenza positiva tra l’importo di 25.822,85 euro e i contributi effettivamente versati nei primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche e comunque per un importo non superiore a 2.582,29 euro”.

Il maggior beneficio fiscale potrà cominciare ad essere utilizzato, nel limite di euro 2.582,29 annui, dal sesto anno e fino al venticinquesimo anno di iscrizione al fondo.

L’importo massimo annuale complessivamente deducibile sarà di euro 7.745,86 (€ 2.582,29 + € 5.164,57).

Contributi versati a forme pensionistiche di altri Paesi - Per porre fine al contenzioso in essere con la Corte di Giustizia della Comunità Europea in relazione alla procedura di infrazione n. 2002/2291 ex art. 226 del Trattato, con la Finanziaria 2007 è stata introdotta una nuova disposizione all’articolo 10, comma 1, lettera e-bis), del TUIR, che ha esteso la deducibilità, ai fini IRPEF, anche ai contributi versati a forme pensionistiche complementari istituite presso gli Stati membri dell’Unione Europea e presso gli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo che consentono un effettivo scambio di informazione, equiparando, fiscalmente, i contributi versati ai fondi pensione esteri sopra menzionati, a quelli italiani.

Per ciò che concerne i requisiti che devono ricorrere in capo alle forme pensionistiche complementari istituite in ambito comunitario per l’applicazione del beneficio fiscale, l’Agenzia ritiene che, in assenza di espresse indicazioni normative, si debba fare riferimento alla direttiva n. 2003/41/CE relativa alle attività e alla supervisione degli enti pensionistici aziendali o professionali.

(1) recante “Norme in materia pensionistica e delega al Governo nel settore della previdenza pubblica, per il sostegno alla previdenza complementare e all’occupazione stabile e per il riordino degli enti di previdenza e assistenza obbligatoria”

(2) di cui articolo 3, comma 1, lettere da a) a g), e fondi pensione aperti con adesione su base collettiva di cui all’articolo 12 del medesimo decreto)

(3) cfr. Michela Magnani e Bianchi Nevio - Il regime fiscale dei contributi versati alla previdenza complementare

(4) si vedano le circolari n. 154 del 1995 e n. 6 del 2006

(5) istituiti alla data di entrata in vigore della legge 23 ottobre 1992, n. 421, gestite in via prevalente secondo il sistema tecnico-finanziario della ripartizione e che siano state già destinatarie del decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con il quale è stata accertata una situazione di squilibrio finanziario derivante dall’applicazione dell’articolo 18, comma 8-quater, del decreto legislativo n. 124 del 1993 (introdotto dall’articolo 15, comma 5, della legge n. 335 del 1995 e modificato dall’articolo 1, comma 119, della legge n. 350 del 2003)

fonte: newsfood.com

In Italia il ciclotaxi non piace

A MANHATTAN sono 500. All'Expo 2005 di Aichi erano il biglietto da visita del Giappone. Girano in tutta la Germania. Si trovano a Beirut, Atene, Londra, Zurigo, Praga, Varsavia, Copenaghen, Bruxelles, Bordeaux. In Italia niente: i taxi a pedali, i risciò a tecnologia avanzata che si guidano con poca fatica seminando le macchine bloccate nella melassa quotidiana, non riescono a decollare.

L'ultimo no è arrivato dal Comune di Milano in curiosa coincidenza con l'avvio dell'ecopass, un tentativo di road pricing che parte al ribasso: obiettivi poco ambiziosi (la riduzione a cui si punta è parecchie volte inferiore a quella realizzata con successo a Londra), procedure farraginose, polemiche vivaci. I dieci ciclotaxi che erano sulla rampa di lancio non avrebbero certo cambiato il contesto generale. Ma sarebbero stati un segnale: la disponibilità a cambiare, ad adeguarsi, a utilizzare le regole del mercato senza farsi tirare per la giacchetta da lobby piccole e grandi.

Invece, come si legge nella missiva comunale, "dopo approfonditi riscontri normativi e tecnici condotti unitariamente al settore Attuazione, Mobilità, Trasporti, Ufficio Autopubbliche, si è giunti alla determinazione che il velocipide in oggetto, disciplinato dall'art. 50 del Codice della strada, non può essere utilizzato alla stregua di un taxi". Per lo meno si può dire che il linguaggio, dal punto di vista dello spirito del tempo, va d'accordo con i contenuti.

Un moderno risciò costa da 7 a 8 mila euro e permette di muoversi nel raggio di qualche chilometro a costi contenuti (5 euro per un quarto d'ora). Gianluigi Barone, l'imprenditore che li fa circolare utilizzandoli per ora solo come spazio pubblicitario, ha deciso di non arrendersi e tornerà alla carica. Resta il fatto che le città italiane sono prigioniere di una quantità di macchine anomala perfino per la motorizzatissima Europa. E di un sistema di valori che permette di violare impunemente le leggi a difesa della salute dei cittadini accettando la continua violazione dei livelli di polveri sottili (cancerogene) nell'aria.

fonte: repubblica.it

Tariffe: a gennaio luce +3,8% e gas +3,4%

Dal primo gennaio le tariffe - secondo quanto reso noto dall'Autorità per l'Energia, nell'aggiornamento per il prossimo trimestre, cioè gennaio-marzo 2008 - saliranno del 3,8% per l'elettricità e del 3,4% per il metano. Per una famiglia tipo (consumi pari a 2.700 kilowattora all'anno e 1.400 metri cubi l'anno di metano) l'impatto - si legge in una nota dell'Autorità - è di circa 48 euro: 16 euro in più dell'anno scorso per l'elettricità e 32 in più per il gas. «Dopo i primi nove mesi del 2007 con bollette in calo - afferma il presidente dell'Autorità per l'Energia, Alessandro Ortis -, è molto amaro dover registrare e comunicare gli ultimi aumenti, dovuti essenzialmente all'ondata internazionale del caro-petrolio».

QUALITA' DEL SERVIZIO - «Di fatto - ha aggiunto Ortis - l'aumento sarebbe stato superiore se non fossimo riusciti a ridurre ulteriormente le componenti tariffarie per trasporto, distribuzione e misura. Va pure ricordato che renderemo operativo in pochi mesi il nuovo meccanismo deciso dal Governo per il «bonus sociale», teso a rendere meno onerose le bollette per le famiglie più bisognose, e che abbiamo richiesto ulteriori miglioramenti della qualità dei servizi». Il 2007, si legge nel comunicato dell'Autorità per l'energia, «si è chiuso registrando un solo incremento trimestrale, nell'ottobre scorso (energia elettrica +2,4%, gas +2,8%). Infatti, a gennaio 2007 le condizioni economiche erano rimaste invariate per l'energia elettrica ed erano diminuite dello 0,6% per il gas; ad aprile, poi, c'era stata una riduzione sia per l'elettricità (-0,4%) che per il gas (-3,4%); a luglio era rimasto invariato il prezzo dell'elettricità e diminuito dell'1,6% quello del gas». L'Autorità ha approvato, inoltre, per il periodo quadriennale 2008-2011, «nuovi e ridotti livelli tariffari; essi risultano più vantaggiosi per i consumatori, garantendo allo stesso tempo agli operatori maggiori remunerazioni per lo sviluppo, nuovi investimenti e miglioramenti di qualità e sicurezza di sistema. La manovra tariffaria riguarda le attività di trasmissione (rete nazionale in altissima e alta tensione), distribuzione (reti locali in alta, media e bassa tensione), misura (gestione dei contatori). Per il 2008, la riduzione nel complesso delle tariffe dei servizi e dei corrispettivi di vendita sarà pari all'1% circa.

I CONSUMATORI - Le associazioni dei consumatori, dopo l'annuncio dell'Authority, parlano di una vera e propria stangata. Per il presidente della Federconsumatori, Rosario Trefiletti, questo si tradurrà in un aumento della bolletta valutabile in 18 euro per l'elettricità e 36 euro per il gas l'anno: un totale di 54 euro annui in più. Aumenti che, spiega ancora Trefiletti, «si aggiungono a quello di 40 euro a bolletta per anno prodotto dai rincari di ottobre. Così, le famiglie italiane si troveranno a sborsare quasi cento euro in più tra 2007 e 2008». Una «batosta», per Adusbef e Federconsumatori, seppure «mitigata dal nuovo decreto sul bonus sociale, ma che ancora espone le famiglie italiane a aumenti notevoli per quanto riguarda l'energia». Gli aumenti, aggiunge Trefiletti, «influiranno sia per costi diretti che per costi indiretti: l'energia è infatti un elemento fondamentale per i processi di trasformazione e produzione industriale e quindi con una ricaduta sui prezzi finali dei beni di largo consumo». E lo stesso accade per il gas: «Siamo in attesa, e anzi chiediamo con urgenza, la determinazione delle tariffe sociali da parte degli enti locali. È necessario un serio piano energetico basato sul risparmio, sulle forme alternative di energia e inoltre sull'accelerazione dei processi di costruzione dei rigassificatori, anche come elemento calmierante del prezzo del petrolio sul piano internazionale».

fonte: corriere.it

sabato 29 dicembre 2007

PILLOLE

Più aumentano le nostre conoscenze sul comportamento dei primati, più piccole diventano le differenze fra primati umani e non umani.

Teleki Geza, Scientific American, gennaio 1973

Difesa del suolo: Pecoraro sblocca fondi per oltre 300 cantieri

Il ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio Alfonso Pecoraro Scanio ha firmato un decreto contenente il secondo Piano strategico nazionale di mitigazione del rischio idrogeologico. Si tratta dei fondi necessari ad aprire 319 cantieri in tutta Italia, oltre ad interventi relativi a 5 programmi con le regioni Lazio, Marche, Molise e Toscana che prevedono ulteriori numerose azioni di riduzione del rischio e di difesa del territorio. Un impegno totale da parte del Ministero di oltre 241 milioni di euro.

Gli interventi finanziati interessano tutte le regioni e riguardano, oltre che la sistemazione di aree franose, alluvionali e valanghive, anche la manutenzione del territorio, la ricostituzione dell'equilibrio costiero, la ricostituzione dell'equilibrio idrogeologico in aree percorse dal fuoco e privilegiano, ove possibile, gli interventi che prevedono l'utilizzo di tecniche a basso impatto ambientale, quali l'ingegneria naturalistica.

"L'Italia - ha dichiarato il ministro Pecoraro Scanio - ha un territorio con un alto livello di criticità in termini di rischio idrogeologico. Investire fortemente in opere per ridurre il rischio sul nostro territorio è, allo tesso tempo, un dovere e un'opportunità. Un dovere perchè troppo spesso ci troviamo a piangere i morti o calcolare gli ingenti danni per frane, alluvioni o valanghe, senza che per anni si sia fatto nulla. E' però anche un'opportunità in quanto questi investimenti consentono di aprire cantieri e creare occupazione".

"Certamente - ha aggiunto Pecoraro - la difesa del nostro territorio da frane e alluvioni, così come la difesa delle coste o la riqualificazione di alcune aree, rappresenta l'opera pubblica più importante. Avremmo necessità di moltiplicare i fondi per mettere in sicurezza tutta l'italia, ma è un dato incontrovertibile che il governo attuale ha moltiplicato gli investimenti per questo settore. Voglio anche sottolineare - ha concluso il ministro - come la scelta degli interventi sia avvenuta di concerto con le regioni per evitare assurdi sperperi di denaro pubblico".

L'elenco degli interventi finanziati rispondono a precisi criteri concordati dal Ministero con le regioni: rispondenza alle classificazioni di rischio molto elevato delle Autorità di bacino; interventi di completamento e cofinanziamento; grado di integrazione tra misure di uso del suolo e interventi strutturali; utilizzo di tecniche a basso impatto ambientale, quali ad esempio, quelle dell'ingegneria naturalistica; dotazione di progetto definitivo, elaborato a seguito di una identificazione progettuale concordata tra i soggetti pianificatori; salvaguardia delle aree non antropizzate; elevato rapporto tra i costi di intervento e l'efficacia attesa di riduzione del rischio; maggior grado di funzionalità del lotto, all'interno di progetti complessi; coordinamento con gli interventi finanziati da altre fonti; inserimento in uno schema di Allerta rapida; verifica delle capacità di spesa e dell'efficacia dimostrata dall'Ente Attuatore.

Il Ministro ha segnalato ai comuni destinatari dei finanziamenti che il Ministero dell'Ambiente ha istituito l'Osservatorio Nazionale per la Difesa del Suolo e la Tutela delle Acque (ONDIS). L'Osservatorio, avvalendosi dei tecnici dell'APAT, avrà tra l'altro il compito, attraverso il monitoraggio economico e tecnico degli interventi ed opere, di verificare la capacità di spesa degli enti sui finanziamenti concessi, e quindi il contributo fornito alla rapida messa in sicurezza del territorio e protezione dei cittadini e delle infrastrutture.

fonte: minambiente.it

Gli squali-balena, i "mostri marini" studiati grazie agli eco-turisti

SCEGLIERE una zona turistica in base alla sua compatibilità ambientale può essere ancora più importante del previsto. Uno studio condotto in una riserva naturale australiana ha dimostrato infatti che i turisti ogni tanto possono anche essere una risorsa scientifica. Il biologo marino Brad Norman, dell'istituto Ecocean della Murdoch University, nell'Australia occidentale, studiava gli squali balena da anni. Si tratta di animali enormi, di 20 tonnellate di peso, una specie della quale si sa pochissimo e che, vista la sua abitudine a muoversi su spazi molto ampi, è difficile da rintracciare e seguire nei suoi spostamenti. Norman ha però utilizzato le risorse base del momento, i computer e internet, e fatto appello ai turisti che si recano nelle riserve marine per nuotare con gli squali balena, animali particolarmente mansueti, per raccogliere un numero di dati mai ottenuti in precedenza.

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Giganti buoni. Non mordono, non attaccano, hanno circa 3000 denti in ogni mascella, ma li usano per filtrare l'acqua e si nutrono di piccoli pesci e gamberetti. Il nome balena gli viene dal fatto che sono grandi quanto una megattera, ma non sono mammiferi, respirano con le branchie e, da squali, non hanno uno scheletro osseo, ma cartilagineo. Gli squali balena sono i parenti docili dei grandi predatori del mare e sono sulla via dell'estinzione. Secondo la lista dell'IUCN, la World Conservation Union, sono una specie a grave rischio di estinzione perché viene cacciata dall'uomo per la carne e le pinne e perché il loro ambiente è sempre più minacciato. Sono stati segnalati nelle acque calde e tropicali di oltre 100 Paesi al mondo, ma solo in Australia, Honduras, India, Maldive, Messico, Filippine, Sudafrica, Tailandia e Stati Uniti sono considerati una specie protetta. Ciò non significa tuttavia che tutti questi paesi abbiano creato delle riserve in cui questi squali possano sentirsi più sicuri.

L'esperienza di Ningaloo.
Lo ha fatto l'Australia, che con il Ningaloo Marine Park, ha capito la potenzialità degli squali balena per il turismo. Sono animali talmente mansueti che si può nuotare vicino a loro: l'unico pericolo viene dal trovarsi troppo vicino alla loro coda ed essere colpiti in un'improvvisa virata. A Ningaloo, da aprile a giugno, il "whale-shark watching" è un'attività redditizia, che consente di attirare visitatori nella zona e, dal '95 a oggi, aiutare la ricerca. Da quella data infatti il biologo Brad Norman ha chiesto ai turisti che visitano il parco di mettere a disposizione del suo istituto, l'Ecocean, le immagini scattate nelle loro nuotate con gli squali balena. Attraverso un semplice programma attivo sul sito dell'istituto (www.ecocean.org), le immagini sono poi messe a confronto tra di loro e grazie al fatto che ogni squalo è identificabile per le macchie e le strisce sulla pelle, uniche per ciascun esemplare, i diversi frequentatori del Ningaloo Park sono identificati e catalogati anno dopo anno.

Le buone notizie. La collaborazione degli ecoturisti è stata eccezionale e le loro segnalazioni, insieme a quelle dei ricercatori di altri istituti marini come quelli del Maryland e dell'Oregon hanno consentito di raccogliere un numero di dati mai avuti in precedenza. Sì, perché un ecoturista che ama gli animali in genere visita più paesi per vedere il suo preferito. Così i turisti non hanno mandato solo le foto da Ningaloo, ma hanno continuato a collaborare con la ricerca del professor Norman da ogni parte del mondo, hanno sparso la voce tra amici, ne hanno parlato sui blog. Insomma, l'effetto web ha ancora una volta amplificato un fenomeno e sono arrivati al sito di ricerca oltre 5mila immagini, un totale di dati dieci volte superiore a qualunque studio precedente su questi animali.

I risultati. I ricercatori hanno potuto infine affermare con certezza che molti squali balena tornano anno dopo anno nella riserva di Ningaloo, un fenomeno che è da attribuire anche al modo in cui viene gestita l'area, e che la popolazione australiana è in buona salute rispetto a quella mondiale. "Applicare il sistema di Ningaloo ad altre riserve sulle rotte migratorie degli squali balena - dice Norman - potrebbe servire a creare una buona alternativa alla caccia. Ningaloo dimostra che guardare gli squali e aiutare i turisti a farlo è più redditizio che cacciarli". Dal punto di vista dell'osservazione della specie, i dati raccolti hanno permesso di accertare che gli squali balena che frequentano la riserva australiana si dividono in esemplari che tornano anno dopo anno e frequentatori occasionali, il che, confrontato con dati da altri paesi, potrebbe dare in seguito indicazioni sul modo in cui questi animali si spostano da una località all'altra: nulla si sa ancora con certezza, infatti, sul posto dove si riproducono.

fonte: repubblica.it

Campania, l'emergenza rifiuti non passa, anzi peggiora

Il vulcano Munnezza è tornato a tremare. Non ha mai smesso, in verità, ma è come se negli ultimi sei mesi tg e giornali avessero staccato la spina al sismografo. I media pretendono sviluppi e qui è sempre la stessa solfa, da 14 anni ormai. L'emergenza più lunga nella storia dell'umanità, quella dei rifiuti campani. Come un'indolente lingua di fuoco la lava del pattume ha già travolto cinque commissari straordinari e bruciato oltre 2 miliardi di euro (tra le voci più fantasiose 10 milioni per un call center con 34 dipendenti che riceveva 4 telefonate al giorno). Ma, come un Efesto magnanimo, il dio del pericolo cronico ha anche creato 2316 posti di lavoro nella raccolta differenziata.

REPUBBLICA TV: Morire di diossina, videoreportage di R. STAGLIANO'

Peccato che con quasi 4 volte gli addetti pro capite rispetto a Roma o Milano, a Napoli riescano a mettere nel sacco giusto per il riciclo solo il 10 per cento della spazzatura. Contro il 38 medio del Nord. E che la regione sia rimasta l'unica - assieme alla Sicilia - a non
avere ancora un termovalorizzatore. "Trase munnezza e esci oro" sibilano i maliziosi. Perché così la Camorra
può speculare sui terreni di stoccaggio, comprandoli a niente dai contadini e rivendendoli a prezzi decuplicati, e affittare prima i mezzi di rinforzo ai comuni quando annegano nella lordura e poi i camion che allungano il giro dal cassonetto alla discarica. Affare sporco, enorme affare.

Con i cumuli di rifiuti, oscurati da quest'estate quando furoreggiavano sulle prime pagine, più maleodoranti
che mai. Come dimostrano le 100 mila tonnellate per le strade della regione nella settimana prima di Natale. Per il combinato disposto di uno sciopero di tre giorni degli autotrasportatori, il breve blocco di un impianto di smaltimento, qualche grado in meno e goccia in più
del solito. Perché i problemi vecchi sono quasi intonsi e quelli nuovi figliano come bufale del Casertano.

L'iter dovrebbe essere più o meno questo. La differenziata va ai rispettivi riciclatori (alluminio, vetro, carta), il resto agli impianti Cdr (per combustibile da rifiuti). Questi, con filtri meccanici, separano la parte umida (cibo) da quella secca. E producono tre cose: il Fos, la "frazione organica stabilizzata" da usare come fertilizzante; il sovvallo, lo scarto degli scarti destinato alla discarica; le ecoballe, cubi incelofanati da oltre una tonnellata da mettere al
rogo nei termovalorizzatori per ottenere energia.

Però non c'è una sola tessera di questo puzzle che vada
al posto suo. "In tre anni il Comune ha spiegato in quattro modi diversi ai cittadini napoletani come fare la
differenziata. E nessuno ci ha capito più nulla" sbotta Michele Buonomo, presidente della Legambiente
regionale. Racconta che sarebbe possibile, di un paesino di nome Atena Lucana con un record svedese
del 96 per cento. Ma a Napoli città non ha mai funzionato. Perché la gente vede i sacchetti per terra e si deprime: "Chi me lo fa fare?". Credendo che siano problemi diversi.

"E anche perché il contratto con cui la regione affidò la gestione alla Fibe, gruppo Impregilo, prevede che
venga pagata per tonnellate trattate. Dovrebbe autoridursi la bolletta?" ironizza l'onorevole Paolo Russo, ex presidente della commissione parlamentare sui rifiuti. Già, la famigerata Impregilo. Il colosso che nel '94 ha vinto, in una gara che su tutto puntava meno che sull'eccellenza tecnologica, l'appalto per i rifiuti campani. E alla quale i magistrati hanno bloccato quest'estate beni per 750 milioni di euro, oltre all'interdizione per un anno dai rapporti con la pubblica amministrazione, per una strepitosa
serie di inadempienze.

"A Lo Uttaro, nel casertano" schiuma Nunzia Lombardi, una fisica trentenne che organizza per i giornalisti tournée tra la monnezza, "le pareti dell'impianto
sono state costruite verticali anziché spioventi. È l'abc per non far filtrare il percolato". In effetti, come i pm campani hanno certificato, non c'è neppure un Cdr tra i sette edificati capace di sfornare un'ecoballa a norma. In quella poltiglia c'è troppa umidità. E ciò complicherebbe la combustione. Oltre che pneumatici, sacche di sangue, infinite schifezze che dovevano finire altrove. Ancora Russo: "Un fallimento dovuto a cattiva progettazione e al fatto che è arrivata roba totalmente indifferenziata e assai più del previsto".

Risultato: 5 milioni di ecoballe accumulate nei vari centri di stoccaggio. "Piramidi azteche" le chiamano. Che ogni giorno diventano più alte di 2200 mattoni. Che farne? Il penultimo commissario, Guido Bertolaso,
voleva ricostituirci le cave, una sorta di chirurgia estetica per montagne sventrate. "Ma perché fare un
regalo a chi le aveva sfruttate, spesso nomi vicini alla criminalità?" si indigna l'ingegner Giambattista dè
Medici. L'Assise di Palazzo Marigliano, il gruppo di cui fa parte, boccia il piano del prefetto Alessandro Pansa. "Se davvero costruiranno le 31 centrali a biomasse di cui si parla, capaci di bruciare sino a 4 milioni di tonnellate l'anno, la Campania diverrà l'inceneritrice d'Italia, magari anche dei rifiuti tossici del resto del Paese" denuncia Nicola Capone, trentatreenne coordinatore dell'Assise.

La sua ricostruzione ha il pregio della coerenza e il rischio dell'ideologia. Bassolino avrebbe affidato i rifiuti alla Fibe che non solo si è rivelata inefficiente ma ha anche comprato le terre per le discariche dai prestanome della Camorra. E ora i suoi resti se li spartiranno i cementifici. Perché l'ultima della creatività monnezzara è di fare grandi punturoni di gesso e cemento alle ecoballe bagnate per farle asciugare. Se non fosse che così il peso aumenta del 50 per cento e la zavorra da smaltire cresce. "È incredibile" commenta il professor Umberto Arena, "nell'emergenza fioriscono le idee più strane. C'è anche chi ha proposto un marchingegno pomposamente chiamato dissociatore molecolare, vi rendete conto? Quando basterebbe copiare quel che fa il resto del mondo civile". Ovvero differenziata, inceneritori hi-tech, discariche.

Insegna scienze ambientali, quest'ingegnere che rischia ogni giorno la sedizione familiare per la sua intransigente politica del bidone nella bella casa
al Vomero. "I termovalorizzatori potrebbero bruciare anche i rifiuti "tal quali", figurarsi le ecoballe difettose.
E il loro impatto ambientale è minimo. La Germania ne ha 66 e la quota di diossina è stata ridotta del 99%. Idem per Danimarca e Svezia". Ma le balle sono della Fibe che le ha date in pegno alle banche.

Un caos totale. Lo sversatoio di Taverna del Re, dove ne viene parcheggiata la maggior parte, ha i giorni contati. "Lo dobbiamo alla popolazione" assicura Gianfrancesco Raiano, portavoce di Pansa. C'è puzza, il percolato infiltra il terreno. Ci sono già stati picchetti, gli abitanti non ne possono più. "Ma il commissario ha individuato i cinque siti alternativi puntando a caso sulla mappa" accusano gli ecologisti. Nell'avellinese, a
Chianche, tra i vitigni del Greco di Tufo. Con l'imprenditore Mastroberardino già pronto a dare battaglia.

Nel casertano, a Pignataro Maggiore, terra di succulente mozzarelle da esportazione. Al punto
che il celebre caseificio Iemma ha scritto a Pansa: "Se ha deciso di premere il grilletto contro la nostra terra lo faccia, ma ci spieghi perché ha escluso 35 siti alternativi". La gara per chi dovrà succedere alla Fibe, completare il termovalorizzatore di Acerra e gestire i rifiuti per i prossimi 25 anni, è durata solo sedici giorni. In gioco 800 milioni di euro, forse l'appalto pubblico più grande d'Europa. Si è fatta avanti la francese Veolia e l'Asm di Brescia. Non è detto che finisca qui.

I napoletani si sono preparati al Natale zigzagando tra 3.000 tonnellate di immondizia. A San Gregorio Armeno, via dei presepi, si scherza su decorazioni
fatte di rifiuti. Va peggio a Ercolano, dove il sindaco Nino Daniele ha chiesto, per liberare il centro dai sacchi neri, l'intervento dell'esercito. Ieri lo preoccupava il Vesuvio, oggi teme eruzioni dal basso.

fonte: repubblica.it

venerdì 28 dicembre 2007

Anno nero per la Borsa: Mibtel -8,3%

Un anno negativo. Piazza Affari archivia il 2007 con un calo dell'indice Mibtel dell'8,3%, dopo quattro anni di crescita a due cifre. Dalla chiusura del 2002 il bilancio resta comunque positivo (+67%) mentre i livelli di fine anno tornano su quelli di settembre 2006. È quanto emerge dalle statistiche ufficiali di Borsa Italiana calcolate alla seduta di giovedì.

GLI ALTRI INDICI - Perdono terreno nell'anno che si avvia alla conclusione anche gli altri indici della Borsa milanese: per lo S&P/Mib il calo, rispetto a fine dicembre 2006, è pari al 7,5%, mentre per il Midex, relativo alle società a media capitalizzazione, è del 14,4% e per l'All Stars del 15,9%.
Le società quotate hanno raggiunto il massimo storico di 307 grazie alle 33 nuove ammissioni; se poi si considerano anche i titoli esteri trattati all'MTA International, in tutto le società quotate sono 344 e 49 le nuove ammissioni del 2007. Queste società hano raccolto 4,4 miliardi, di cui 1,4 tramite l'emissione di nuove azioni. Sommando quest'ultimo dato all'ammontare degli aumenti di capitale, di 4 miliardi, si arriva a un totale di 5,4 miliardi destinati dal mercato azionario al finanziamento delle imprese quotate in Borsa. Quanto alla capitalizzazione delle società domestiche, scesa da 779 a 731 miliardi di euro, Piazza Affari è in sesta posizione, ma diventa prima davanti ad Euronext (2.918 miliardi) considerando l'integrazione con la Borsa di Londra, con la quale crea un agglomerato da 3.432 miliardi di euro. In rapporto al Pil la capitalizzazione di Borsa è scesa al 47,8% dal 52,8% del 2006, portandosi ai livelli del 2007 (47,5%) e ben lontano dal 1999 (66%) e dal 2000 (70%).

fonte: corriere.it

Aree Marine Protette: Firmati decreti istitutivi di Santa Maria di Castellabate, Costa Infreschi e Masseta e Regno di Nettuno

Il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Alfonso Pecoraro Scanio ha firmato oggi i decreti istituitivi di tre nuove aree marine protette in Campania. Dopo decenni di attesa nascono i parchi marini del Regno di Nettuno in provincia di Napoli, Santa Maria di Castellabate e Costa degli Infreschi in provincia di Salerno.
"Con queste tre nuove aree protette - ha dichiarato il ministro Pecoraro Scanio - diamo una risposta concreta di tutela e valorizzazione del patrimonio naturalistico campano. Stiamo realizzando una forte inversione di tendenza rispetto agli anni del precedente governo. Siamo tornati a investire sulle aree protette, convinti che queste offrano forti opportunità sia nella difesa del territorio come nel rilancio di un'attività turistica di qualità".
In particolare l'istituzione dell'area marina del Regno di Nettuno, che comprende Ischia e Procida, assume un particolare signicato dopo la denuncia di Giovanni Valentini sulle pagine del quotidiano La Repubblica e l'appello degli intellettuali per salvare Procida.
"Condivido pienamente l'allarme - ha aggiunto Pecoraro - e l'istituzione del Regno di Nettuno è una risposta di attenzione concreta a quel territorio. Mi auguro ora che tutte le istituzioni, locali e nazionali, si aggiungano con altre risposte a quella denuncia. La tutela di Procida passa necessariamente dall'azione di diverse istituzioni. Credo che ciscuno di noi possa e debba dare il proprio contributo per salvare l'isola del Postino'. Oggi, con la creazione dell'area marina abbiamo fatto un passo importante in quella direzione".

fonte: minambiente.it

Bush blocca Schwarzy

L'Amministrazione Usa ha bloccato un tentativo della California e di altri 12 Stati di imporre i primi limiti alle emissioni inquinanti degli autoveicoli. Schwarzenegger ha annunciato che farà ricorso, perché il piano energetico Usa non è sufficiente per abbattere l'inquinamento
L'amministrazione Bush ha bloccato un tentativo dello stato della California e di altri 12 stati di imporre i primi limiti alle emissioni inquinanti degli autoveicoli. L'Enviromental Protection Agency ha bocciato i limiti adottati per legge statale negli ultimi anni sostenendo che non sono necessariamente in linea con la nuova legge sull'energiaratificata dalla Casa Bianca.

«L'amministrazione Bush sta cercando una soluzione chiara a livello nazionale, non una serie confusa di norme statali a pelle di leopardo - ha detto il direttore dell'agenzia ambientale Stephen Johnson - È un approccio migliore rispetto a iniziative individuali dei singoli stati».

«L'effetto serra è un problema serio, l'ho detto all'ex vice-presidente Al Gore, e la decisione dell'Epa è giusta. La via della strategia nazionale è vincente nella lotta al global warming», ha dichiarato il presidente George W. Bush in conferenza stampa.

Il parere negativo dell'Epa è vincolante e il governatore della California Arnold Schwarzenegger ha annunciato subito che farà ricorso sulla scorta della considerazione che il nuovo piano energetico non fa abbastanza per abbattere i tassi di inquinamento. Con Schwarzy si sono associati i movimenti ambientalisti.

La California è lo stato più motorizzato d'America e nel 2004 ha adottato norme che avrebbero imposto ai costruttori di auto di cominciare a ridurre le emissioni inquinanti nelle nuove autovetture e nei camion leggeri entro il 2009. La normativa avrebbe portato a un taglio dei gas serra del 30 per cento entro il 2016.

Con la California si erano schierati Connecticut, Maine, Maryland, Massachusetts, New Jersey, New Mexico, New York, Oregon, Pennsylvania, Rhode Island, Vermont e Stato di Wasghington. Altri quattro stati - Arizona, Colorado, Florida e Utah - si erano impegnati ad aderire al cartello degli stati "verdi".

L'industria dell'auto ha elogiato la decisione dell'Epa: la Alliance of Automobile Manifacturers ha indicato che, pur riconoscendo la necessità di affrontare l'effetto serra, la via dei singoli stati alla lotta contro il cambiamento climatico porterebbe a confusione nel mercato. A giudizio dell'industria dell'auto il piano energetico della Casa Bianca è altrettanto efficace per arrivare all'obiettivo della riduzione di un terzo delle emissioni di biossido di carbonio.

fonte: lanuovaecologia.it

Rischio idrogeologico, si corre ai ripari

Il ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, Alfonso Pecoraro Scanio, ha firmato un decreto contenente il secondo Piano strategico nazionale di mitigazione del rischio idrogeologico. In Sicilia sono previsti 19 interventi per un importo di 13.376.000 euro che riguardano i comuni di Aidone (En), Calascibetta (En), Cefalù (Pa), Graniti (Me), Leni (Me), Mandanici (Me), Partinico (Pa), S. Alessio (Me), S. Marina Salina (Me), Borgetto (Pa), Bagheria (Pa), Caccamo (Pa), Campofranco (Cl), Caronia (Me), Roccafiorita (Me), Salaparuta (Tp), S. Lucia del Mela (Me), Taormina (Me) ed Ucria (Me).

Gli interventi finanziati riguardano, oltre che la sistemazione di aree franose, alluvionali e valanghive, anche la manutenzione del territorio, la ricostituzione dell'equilibrio costiero, la ricostituzione dell'equilibrio idrogeologico in aree percorse dal fuoco e privilegiano, ove possibile, gli interventi che prevedono l'utilizzo di tecniche a basso impatto ambientale, quali l'ingegneria naturalistica.

"Il nostro Paese - dice Pecoraro Scanio - ha un territorio con un alto livello di criticità in termini di rischio idrogeologico. Investire fortemente in opere per ridurre il rischio sul nostro territorio è un dovere ed un'opportunità. Un dovere perché troppo spesso ci troviamo a piangere i morti o calcolare gli ingenti danni per frane, alluvioni o valanghe, senza che per anni si sia fatto nulla. È anche un'opportunità in quanto questi investimenti consentono di aprire cantieri e creare occupazione. Certamente - ha aggiunto Pecoraro - la difesa del nostro territorio da frane e alluvioni, così come la difesa delle coste o la riqualificazione di alcune aree, rappresenta l'opera pubblica più importante.

Avremmo necessità di moltiplicare i fondi per mettere in sicurezza tutta l'Italia, ma è un dato incontrovertibile che il Governo attuale ha moltiplicato gli investimenti per questo settore. Voglio anche sottolineare - ha concluso il ministro - come la scelta degli interventi sia avvenuta di concerto con le regioni per evitare assurdi sperperi di denaro pubblico".


fonte: lasicilia.it

Tornado, nuvole e tramontana

Leggono il meteo alla rovescia. A differenza di tutti gli altri, cercano avidamente segnali di un possibile peggioramento del tempo. Sdraiarsi in spiaggia e prendere il sole o godere di un cielo limpido e azzurro a loro non interessa. Vanno in cerca di cicloni, vento a raffiche e gigantesche nuvole. Sono i turisti del meteo, un ristrettissimo gruppo di persone che ha fatto degli eventi atmosferici estremi il motivo del suo girare per il mondo. In tutto poche centinaia di persone, ma con una storia che merita di essere raccontata.

I più avventurosi sono una ventina di appassionati che ogni anno lasciano l'Italia per qualche settimana diretti in Oklahoma, uno degli stati americani spazzati regolarmente dai tornado. A organizzare il viaggio è un'associazione veneta, la Thunderstorms. "Lo scorso anno - racconta Gabriele Formentini, uno dei responsabili - siamo partiti in 15 più lo staff tecnico che fa da navigatore nella caccia ai tornado. L'unico elemento in comune è la passione per la meteorologia, altrimenti il gruppo è molto variato: sono venuti studenti, medici, ingegneri, pensionati. Complessivamente ci fermiamo tre settimane, ma qualcuno decide di rimanere solo per metà tempo".

Spendendo circa 1500 euro per dieci giorni, volo escluso, questo manipolo di appassionati arriva a Oklahoma City, affitta van e suv, e poi inizia a consultare isobare e isoterme in cerca di indizi in grado di portarli dove si scatenerà la furia degli elementi. "Si vaga per la sterminata pianura americana senza incontrare mai niente e nessuno - racconta ancora Formentini - poi all'improvviso quando il tornado si inizia a materializzare si diventa una grande carovana insieme ad altre comitive partite da mezzo mondo".

Sul sito dell'associazione oltre a bellissime foto ci sono le testimonianza di alcuni "reduci". "Un'esperienza unica che rigenera corpo e mente: orizzonti infiniti che permettono di apprezzare al massimo ogni forma e colore del cielo", scrive Alberto, 26 anni. Gloria, 20 anni, è ancora più entusiasta: "Mai avrei pensato di fare un esperienza così fantastica (...) l'ho detto molte volte da quando sono tornata, è stata la cosa più bella di tutta la mia vita".

La caccia ai tornado ha il grande vantaggio di poter essere programmata con un certo numero di certezze. La stagione (maggio) e la zona dove si scatenano (le grandi pianure nordamericane) sono abbastanza circoscritte e "scovarli" una volta sul posto è relativamente semplice. Molto più temerari sono quei pochi che partono niente meno che per l'Australia, nel sogno di poter vedere la Morning Glory, probabilmente la più spettacolare di tutte le nuvole, con la sua capacità di arrivare a una lunghezza di quasi mille chilometri, come da Milano a Brindisi.

Gavin Pretor-Pinney, nel libro culto Cloudspotting, gli dedica l'intero capitolo finale, raccontando la sua esperienza con la piccola tribù di appassionati convenuti a Burketown, nello stato australiano del Queensland, nella speranza di poter godere dello spettacolare fenomeno naturale. Una banda di entusiasti arrivati da tutto il continente che vive giorni e giorni in trepidante attesa di poter decollare con un aliante o un biposto e "surfare" sulla cresta di questo incredibile prodigio naturale.

Un'esperienza indimenticabile, racconta Pretor-Pinney, ma decisamente non alla portata di tutti. Più facile, per chi sta in Italia, accontentarsi della Bora, uno dei pochi fenomeni estremi visibili sulla Penisola. Anche qui si parla di numeri piccoli, ma non piccolissimi. Tanto che a Trieste ha aperto un museo "virtuale" del vento e l'assessorato al turismo ha deciso di inserire la Bora tra le attrattive cittadine, organizzando un itinerario (pubblicizzato anche da una apposita brochure) sui luoghi simbolo del gelido vento che spazza la città.

"Difficile fare cifre - spiega Rino Lombardi, uno degli animatori del museo della Bora - ma l'interesse sta crescendo e continuano a contattarci turisti e scuole interessate a farci visita. In passato abbiamo organizzato anche diverse escursioni e visite guidate sia in città che nei dintorni dove il fenomeno è più spettacolare e caratteristico".

Per chi volesse cimentarsi con questo particolare tipo di turismo, il meteorologo Luca Mercalli suggerisce delle possibili mete alternative. "Una volta - ricorda - degli amici mi chiesero se volevo andare con loro a Ojmjakon, in Siberia, il luogo abitato più freddo del pianeta, con temperature che arrivano a 70 gradi sotto lo zero. Naturalmente me ne sono guardato bene". Confermando di avere poca simpatia per i fenomeni estremi, Mercalli segnala quindi due posti di tutto comfort, come il museo della folgore di Marcenat, sul Massiccio Centrale francese, e il Glaciomuseo di Serrù, sulle Alpi piemontesi, dove si può ammirare la bellezza della montagna funestata dal maltempo.

fonte: repubblica.it

La mia vita a emissioni zero

C'è un uomo che vive al freddo, senza automobile e con la dispensa semivuota. Mangia poca carne, riutilizza la carta usata e va in bici al mercato per comprare rape sporche di terra dai contadini. E' un cuorcontento, accetta ogni restrizione e anche nei giorni di festa vive lietamente con i motori al minimo. Chi può essere? Un originale, direte. Un poveraccio con la pensione da fame.

Sbagliato. Quel tale è un paladino solitario di "Emissione-zero", uno che tenta di vivere producendo il minimo di Co2, il gas che la civiltà dello spreco spara nell'atmosfera surriscaldando la Terra e chiudendoci tutti in una cappa mortale. Uno che cerca di vivere mirando a quello zero impossibile, testardamente, per salvare il mondo che verrà.

Ecco, per una settimana ho provato a vivere così. All'osso, calcolando l'equivalente in anidride carbonica di ogni minimo atto. Ho misurato i chilometri in treno, il cibo consumato, i tempi di cottura, gli sciacquoni, e poi ho tirato le somme.

Risultato? Ho consumato metà della metà e la mia vita è cambiata. Sono diventato più ricco, più leggero, più sensibile all'insulto dello spreco. E sicuramente più ai ferri corti con un Paese che non fa nulla per premiare il consumo virtuoso.

La storia comincia quando sento parlare di una società di Legambiente dal nome trasparente di "Azzero Co2", col timbro del Kyoto Club. Telefono, dico cosa vorrei fare, spiego che vivo a Trieste, in una situazione ottimale, già di "bassa energia".

Non sono pendolare, non ho auto né lavastoviglie, sto a un secondo piano senza ascensore e ho tutto sotto casa: ufficio, negozi, stazione. La Tv l'ho buttata per manifesta inutilità; possiedo solo una radiolina a onde corte e un glorioso telefonino vecchio di sette anni.

"Lei è un virtuoso", annunciano. Ma la virtù non basta: loro vogliono accertarsi che sia anche matto abbastanza per sottomettermi alle prove più dure. Così frugano nella mia privacy, annotando ogni minuzia dei miei consumi e si buttano nel conteggio.

Elettrodomestici, caldaia, luce, eccetera: totale 2427 chilowattore annui, corrispondenti a 1578 chili di Co2, come sette frigoriferi pieni. Al giorno fanno 4,32. La metà della media europea che è di nove chili pro capite, dato confermato da Greenpeace.

"Ottimo - penso - parto in vantaggio". Invece no, non sono inclusi i trasporti, e sono proprio quelli che sballano il conto. L'aereo soprattutto, che spara gas-serra in quantità letali. Solo per ricuperare i voli di quest'anno, mi dicono, dovrei piantare alberi per una vita. Replico che sono pronto, anche a non volare più, come Terzani dopo il famoso incontro con l'Indovino. Risposta: "Intanto cominci leggendosi un bel vademecum di consumo etico".

L'inizio è terrificante. Regole penitenziali a raffica. Se fosse prescritto anche il caffè di cicoria, sarebbe un perfetto manuale di autarchia fascista. Ma è una guerra necessaria: Co2 è in agguato ovunque. Nei cibi refrigerati e nelle lunghe cotture. Nelle confezioni luccicanti di plastica e nel cibo che ha alle spalle grandi distanze di trasporto camion. Soprattutto nella carne, perché il foraggio inquina cento volte più del letame.

Scopro che la mia vita va rivoltata come un calzino. Devo acquistare il pane sotto casa; comprare verdure di stagione, meglio se locali; fare scorta di legumi secchi e abbandonare l'acqua minerale. E poi luci a basso consumo, riscaldamento minimo, docce brevi non quotidiane e - ovviamente - raccolta differenziata della spazzatura. Ultimo sigillo: viaggiare meno. Solo treno e bicicletta.

Mi dicono che avrò a disposizione consulenti "etici", pronti a sciogliere i miei dubbi e a calcolare l'effetto-Co2 delle mie giornate, sulla base di un rapporto quotidiano che mi impegno a mandare. "Lo zero se lo scordi - mi smontano in partenza - a quello non arriva neanche un monaco tibetano". Chiedo almeno quale può essere un buon obiettivo. Risposta lapidaria: "Il massimo". Tanta è l'apnea della Terra.

MERCOLEDI' - PRIMO GIORNO
Mi sento sommerso di divieti, come un ebreo osservante cui è prescritto anche il piede con cui scendere dal letto. Dio mio, se devo stare attento a ogni boccone che mangio, al compostaggio, al riciclaggio eccetera, il mio diventa uno sforzo monomaniaco, e allora dove va a finire l'etica se non ho più tempo per accorgermi del mendicante sotto casa? E poi come racconterò tutto questo? Elencare una serie di piccoli gesti sparagnini è una noia mortale; come tenere un diario di bordo restando chiusi in cambusa. Una sfida narrativa oltre che ecologica.

Per cominciare azzero tutto, nel timore di sbagliare. Per un giorno, niente riscaldamento, acquisti, spostamenti. Posso farlo, la dispensa è piena, non ho viaggi in vista e fuori fa un caldo schifoso. M'accorgo che posso cucinare anche senza il fuoco, così mi regalo un pranzo con acciughe marinate, pane e spinaci crudi col parmigiano a scaglie. Funziona, ma sono pieno di dubbi. E' Natale ma sul mio tavolo è quaresima. E poi che senso ha tirare la cinghia se il mondo continua a vomitare gas fottendosene del domani? A fine giornata mi sento strano e leggero, come dopo un Ramadan.

GIOVEDI' - SECONDO GIORNO
Avvio energico. Avvito una cassetta sul retro della bici e, così bardato, affronto il mercato ortofrutticolo. In un angolo trovo un contadino che ha steso a terra un tappeto di meraviglie dimenticate. Verze terragne, crauti, aglio piccolo e pestilenziale, miele di ape dalmatica, uova ruspanti. Compro rape e cachi. Non un'occhiata alle fragole spagnole e ai pomodori di serra. Spendo la metà del solito e mi faccio pure una chiacchierata. Intanto arriva la buona notizia: la prima giornata è andata bene: 1.57 chili di Co2. Grande.

Ma la sera mi chiama Repubblica, l'indomani mi spediscono a Monza per servizio ed è chiaro che il viaggio sballerà la media Co2. Ma è meglio così, lo scontro si fa duro. Così scelgo il massimo: solo treno, niente taxi e partenza con bici al seguito. Cominciano le sorprese: gli Eurostar non hanno il vano necessario al trasporto. In Italia le due ruote viaggiano solo su polverosi regionali, il che vuol dire cambi continui e tempi da tradotta del Piave.

Comincio a capire. La mia è una guerriglia, un atto eversivo. Devo rassegnarmi ad avere il sistema contro. Tengo duro, cerco ancora, finché scopro sull'orario cartaceo che un treno veloce col porta-bici esiste. Va a Schaffhausen, Svizzera. L'unico, in tutto il Grande Nord. Dai, che ce la fai.

La bici comporta altre complicazioni. La liturgia del bagaglio cambia completamente. Devo dividerlo in due sacche e metterci accanto lo zainetto da computer. Come ricambio, niente camicie: solo magliette che non si stirano. Un salutare esercizio di alleggerimento.

Dovrei anche cercare un albergo eco-compatibile - c'è una guida apposita che li elenca - ma è troppo complicato e chiedo a un amico di ospitarmi. Sotto casa scopro un'osteria nuova, mi faccio un baccalà in umido e un calice di rosso. Per la prima volta sono ottimista: a fine giornata ho prodotto 1.22 kg di Co2. Un po' meglio di ieri.

VENERDI' - TERZO GIORNO
Dal treno per Venezia vedo migliaia di camion fermi in una nube di Co2. Tradotte di agnelli dall'Ungheria alle Calabrie, yogourth francesi diretti in Friuli. Lo sciopero-incubo è finito da una settimana e tutto è come prima. L'Italia ostaggio dei Tir, come il Cile di Allende.

A Mestre piazzo le due ruote sull'Intercity. Nella tratta italiana il vano-bici non lo usa nessuno, è tristemente vuoto. In carrozza la gente mi guarda strano. Esco dagli schemi: viaggio con un mezzo povero, ma porto una cravatta elegante e un cappello da rabbino (naturalmente l'ho fatto apposta).

A Vicenza mi si siede accanto una mamma ansiogena con due bambini-mostri. Il dialogo si limita al cibo: tavola pancino fame prosciutto mangia bevi ancora basta finisci gnam gnam. Il maschietto ripete: mio mio mio. Poi, guardando il vuoto: io io io io. Conosce solo l'ausiliare "voglio". Ignora il "posso" e il "devo". Risate, urla, colpi ai tavolini senza timore di punizioni. E' chiaro: sono i bambini il primo anello della catena dello spreco. Ai bambini non si nega nulla. Il livello mondiale di Co2 dipende anche da loro.

Il bar della stazione di Milano è una mostruosa macchina di rifiuti. In un minuto vedo sparire nelle borse dei viaggiatori tonnellate di confezioni di plastica. Fuori l'aria è irrespirabile, inghiotto polveri sottili per una settimana. Ma è un avvelenamento utile: aumenta la rabbia e la voglia di cambiare. Sento che in me sta avvenendo una trasformazione irreversibile.

La sera a Monza piove. Non demordo, pedalo nel buio in mezzo a villette blindate, tra soli immigrati, fino a destinazione, un condominio di periferia. A intervista finita mi chiedono di restare a cena. Accetto, ma è un clamoroso errore. Per restare nella norma devo rinunciare al meglio: lo stufato di manzo, perché ha consumato troppo gas. Ci ridiamo su, ma io torno a Milano-Centrale scornato, bici-treno nella nebbia tra torvi pendolari lumbard.

SABATO - QUARTO GIORNO

Rientro a casa. A Mestre tutti i treni sono in ritardo ma in compenso quaranta megaschermi sparano in simultanea pubblicità per intontire l'utenza. Un costo spaventoso in termini di inquinamento, acustico e atmosferico. Ma nessuno si ribella, siamo una repubblica delle babane. Tacere, obbedire, consumare.
La carrozza per Trieste è surriscaldata (mi prendo un raffreddore da fieno) e piena di telefonini sintonizzati sul nulla. Ragazzi ridono ascoltando da un computer una voce che gracchia minacce anti-immigrati in un veneto barbarico condito di bestemmie. Torno a casa nella pioggia, stanchissimo, ma la performance Co2 del viaggio è buona: 26.81 (14.40 + 12.41) in due giorni, tutto compreso.

DOMENICA - QUINTO GIORNO
Vado in centro, tra le luminarie. Gli italiani saranno anche più poveri ma i loro carrelli sono stracolmi. In un Paese che frana riempire la dispensa è una terapia ansiolitica, l'unica consentita. Dilapidare, per non pensare che si sta dilapidando. Ma la paura affiora negli sguardi. E' quasi Natale e nessuno sorride. A me sembra invece di sentire le feste per la prima volta dopo anni.

Approfitto della domenica, vado in ufficio e metto la stanza in assetto-risparmio. Nella risma della fotocopiatrice piazzo fogli già usati da un lato, poi elimino ogni situazione di stand-by e faccio strage di luci inutili. E la sera, visto che ho un cesto di pane secco, metto a mollo le pagnotte per fare gli gnocchi. Ricetta della nonna, con aggiunta di speck, aglio, formaggio, prezzemolo eccetera. Vengono una meraviglia, e la performance migliora ancora: 0.97.

LUNEDI', NATALE - SESTO GIORNO
E' Natale e faccio la rivoluzione. Chiudo il freezer, tanto non serve. Visto che è dicembre, metto in terrazza una dispensa per le verdure. Sposto il tavolo vicino alla finestra per consumare meno luce. Compro due prese elettriche intelligenti, che si disattivano quando le batterie del telefonino o computer sono cariche. Installo in bagno un rompi-getto, che dimezza i consumi. Ordino un carica-telefonino da bici che sfrutta l'energia della pedalata.

Ormai ci ho preso gusto. Sostituisco il dentifricio col bicarbonato. Elimino i sacchi di plastica della spesa e metto accanto alla porta una borsa con le ruote. Poi divido le immondizie alla tedesca. Cinque contenitori: vetro, plastica, cibo e carta, divisa tra confezioni alimentari e giornali. E' un atto solo simbolico - nella civilissima Trieste non esiste raccolta differenziata - ma che importa: mi serve come autodisciplina e a capire quanto spreco. La prima somma è stupefacente: in cinque giorni la spazzatura si è dimezzata.

Mi chiedo: perché, accanto alla Costituzione, a scuola non si insegna anche consumo etico? Perché i presidi non smantellano quegli osceni distributori di merendine? Mi accorgo di tante cose, per esempio che i negozi di cose "biologiche" hanno spesso prezzi immorali e vendono roba che ha alle spalle trasporti lunghissimi. Un imbroglio per ricchi e malati terminali.

Un amico mi sfotte, dice che lo sforzo è patetico e il mondo affonderà lo stesso. Rispondo che la parola "Economia" viene dal greco e significa "gestione della casa". Vuol dire che gli antichi sapevano: il mondo si cambia partendo dal proprio piccolo. Sì, sento che funziona. Sono entrato a regime: il bilancio della giornata è ottimo: 0.75. E' una settimana che non accendo il riscaldamento e l'idea che Putin - il "genio" della fiamma azzurra nel mio bollitore - abbia guadagnato meno, mi fa godere.

MARTEDI' - ULTIMO GIORNO
Invece dell'abete natalizio, che non ho mai comprato, trovo dai Forestali una piantina di quercia e salgo a piantarla in un parco di periferia. Scopo della missione: compensare l'anidride emessa nel viaggio a Milano. Per coerenza ci vado a piedi, seguendo le prescrizioni di Kyoto. Poi torno in città felice, con le mani sporche di terra e una fame da bestie. Così ho santificato le feste.

Chiudo la mia settimana "all'osso" invitando a casa tre amici. Cena natalizia autarchica: tonno marinato con sedano e cipolla, seppie in umido. Al posto delle lampadine, candele; e così scopro che con la luce bassa ci di diverte di più. C'è un gran discettare di consumi, la storia di Co2 appassiona tutti. Il risultato del giorno è ottimo: 0.36. Un decimo della mia già virtuosa base di partenza.

Festeggiamo con coppe di yogurth coperto di miele e mirtilli secchi, poi una grappa di Ribolla. In una settimana ho messo a segno una media-record di kg. 0.84 di Co2, che sale a 4.52 con tutto il viaggio a Milano (senza lo sconto dell'albero piantato). E' stato difficile? Per niente. A Natale finito ripenso ai supermarket, agli schieramenti di inutilità luccicanti, e mi sembra di rivedere i reduci malconci di una guerra perduta, mille anni fa.

fonte: repubblica.it

giovedì 27 dicembre 2007

Così si salva il pianeta inquinato

Prima di intervenire su un paziente è necessario conoscere profondamente le sue condizioni. E questo vale anche per il nostro pianeta, che oggi molti considerano ammalato o per lo meno molto diverso da come lo avevano conosciuto i nostri progenitori fino al secolo scorso. Per valutare in maniera appropriata le condizioni del mondo in cui viviamo National Geographic italiano, in edicola da domani, ha dedicato un allegato che disegna in modo esauriente la situazione del mondo e dell'umanità di oggi.

Si scopre, ad esempio, come le attività dell'uomo abbiano alterato quasi il 35 per cento della superficie del pianeta per creare pascoli e colture; gli ecosistemi degli oceani hanno subito gli effetti della pesca al punto che hanno ridotto fino al 10% le popolazioni di alcune tra le specie di pesce più richieste dai consumatori. E per capire il livello d'inquinamento che produce l'umanità basta un solo dato: nel corso della propria esistenza ogni individuo del mondo industrializzato genera rifiuti pari a 600 volte il proprio peso, tra cui ben il 12 per cento è plastica.

E intanto l'umanità sembra camminare su due binari molto diversi: un mondo sempre più ricco e uno sempre più povero. Secondo il rapporto del National Geographic le 2 persone più ricche del mondo hanno più soldi del prodotto interno lordo complessivo dei 45 Paesi più poveri. Sarà mai possibile una distribuzione equa del benessere? Risponde Alessandro Rosina, demografo all'Università Cattolica di Milano: "Una strada potrebbe essere quella legata alle emigrazioni, se ben gestita. Ciò potrebbe portare, da un lato, all'equilibrio demografico e dall'altro ad una crescita del prosperità nelle aree più povere. L'emigrante spesso invia a casa soldi che le famiglie investono sui figli o per migliorare le proprie condizioni di vita. Quindi le rimesse diventano un aiuto ai Paesi in via di sviluppo".
Le colture biologiche, inoltre, sono notevolmente in crescita. Dal 2000 al 2007 si è passati da 7,5 milioni di ettari a 30,5. Un'altra strada, seppure fortemente criticata, è lo sviluppo degli alimenti transgenici che hanno visto in un decennio aumentare di 60 volte le aree ad esse dedicate, tant'è che nel 2006 superavano i 100 milioni di ettari. La biogenetica ha permesso di dare vita a prodotti che richiedono meno acqua e che sono più resistenti a malattie e parassiti, anche se fa da contraltare il fatto che si sono denunciati danni alla salute per reazioni allergiche inattese e l'uso degli Omg riduce la biodiversità per la tendenza a far sviluppare monocolture.

Quello dell'acqua resta un grave problema: ogni giorno da uno a due miliardi di persone devono lottare con la natura per procurasi i 20-50 litri per bere, mangiare e lavarsi. Ma c'è un grosso sforzo per diminuire i costi di desalinizzazione dell'acqua di mare. Forse anche per il pianeta ammalato le soluzioni esistono: investimenti, sviluppo tecnologico e ricerca potrebbero le ricette su cui scrivere le prescrizioni adatte.

fonte: repubblica.it

Scandalo consumi auto

LA TABELLA

Nuova "tegola" per le case automobilistiche, proprio nel momento più delicato della trattativa con la Ue in fatto di emissioni: dopo la denuncia di Autobild ora anche Quattroruote stronca il sistema di rilevazione dei consumi denunciando differenze fra quelli reali e quelli dichiarati dal 17 al 47%.

Il nocciolo della questione è sempre, più o meno lo stesso: la (folle) metodologia seguita per i test: la legge - in vigore in ben 50 Paesi - prevede infatti che i consumi per tragitti in città e su strada siano calcolati simulando il viaggio delle macchine su speciali rulli per un tempo complessivo di 1.180 secondi, circa 20 minuti: per 780 secondi si misura il consumo nel percorso urbano, per 400 secondi quello di un viaggio extraurbano; per un tempo massimo di 10 secondi si raggiunge invece la velocità di 120 chilometri orari.

Qualunque automobilista, anche il più sprovveduto, ha già capito che sono condizioni inesistenti. Anche perché le case costruttrici hanno la possibilità di effettuare questi test con aria condizionata spenta e con modelli completamente privi di accessori, quindi in realtà non in vendita.

"Lo scandalo - spiegano a Quattroruote - ha assunto proporzioni endemiche. Scandalo ancora più grande se si pensa che raccontare mezze verità su consumi significa anche farlo sulle emissioni di C02 proprio quando in un numero crescente di nazioni europee ci spingono a cambiare l'auto per comprarne altre meno inquinanti".

In realtà più che "mezze verità", qui siamo difronte a una vera e propria truffa, sia pure autorizzata dalla legge: le differenze fra quanto dichiarato dalle case costruttrici e i test effettuati da Quattroruote sono abissali. Si va dal 17% (diciassette!) di una Toyota Rav4 in su. Numeri impressionanti, che trovano ovviamente riscontro nelle testimonianze dei nostri lettori che, da sempre, lamentano di non riuscire a percorrere i chilometri/litro che la casa promette al momento della presentazione.

Forse, per fare un po' di giustizia, sarebbe bene che tutte le riviste specializzate, i giornali e i siti - a partire proprio da Quattroruote che ha lanciato l'idea - smettessero di riportare i dati dei consumi dichiarati, così come avviene ormai un po' ovunque per quelli della velocità massima. Riportando, se possibile, solo quelli frutti di test e prove su strada. Noi cominciamo da oggi: fra Quattroruote e Auto, solo per citare le due riviste più affidabili in fatto di prove strumentali, c'è solo l'imbarazzo della scelta sui dati da riportare. Dite la vostra.

fonte: repubblica.it

domenica 23 dicembre 2007

PILLOLE

L’Occidente è una nave cha sta colando a picco, la cui falla è ignorata da tutti. Ma tutti si danno molto da fare per rendere il viaggio più confortevole.


Severino Emanuele

Codice ambientale: Ministero, con riforma sanate 6 infrazioni comunitarie

Il Consiglio dei Ministri ha approvato questa mattina, in terza e ultima lettura come prescrive la legge, su proposta del ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio lo schema di decreto legislativo correttivo al Codice ambientale (dl 152/2006). Con questo decreto saranno sanate 6 infrazioni comunitarie, già aperte nei confronti del nostro paese, e 2 condanne della Corte di Giustizia.

“Con questo provvedimento – ha dichiarato il ministro Pecoraro Scanio – diventiamo un paese europeo, coniugando rigore nel rispetto dell’ambiente e semplificazione burocratica. Ora si tratta di proseguire su questa strada. Per questo il nostro impegno è quello di intervenire sul tema delle terre e rocce da scavo nel prossimo decreto ‘salva infrazioni’ . Potremo così sanare anche la più recente condanna che l’Italia ha ricevuto proprio nei giorni scorsi. Insieme, stiamo lavorando per i nuovi decreti correttivi che riguardano acqua, bonifiche, aria e danno ambientale”.

Lo rende noto un comunicato dell’Ufficio stampa del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

In sintesi, il decreto approvato questa mattina - rispetto alle norme in vigore - riscrive integralmente le norme in materia di VIA e VAS (Valutazione d’Impatto Ambientale e Valutazione Ambientale Strategica) e stabilisce tempi certi per la VIA – che andrà fatta sul progetto definito e non più preliminare - dai 150 giorni ad un massimo di 330 giorni (per le opere più complesse) senza possibilità di prolungamenti indefiniti. E’ stato inoltre eliminato il silenzio-rigetto, ossia il meccanismo automatico in base al quale in assenza di risposte si considerava rifiutata la richiesta valutazione presentata. Ora si avrà sempre un provvedimento motivato entro i termini stabiliti. In caso di superamento dei termini il provvedimento andrà alla decisione del Consiglio dei Ministri. Il provvedimento recepisce anche le direttive comunitarie in materia di partecipazione dei cittadini che oggi sono sostanzialmente esclusi dal processo decisionale. I cittadini potranno così intervenire già all’inizio dell’iter procedimentale. La modifica delle norme relative alla Vas consentirà di superare le infrazioni comunitarie aperte nei confronti del nostro paese.

In materia di rifiuti, il decreto ristabilisce la gerarchia dei principi di gestione: riduzione, riutilizzo, riciclo. Prevede una nuova disciplina del settore dei consorzi che sono lo strumento con il quale i produttori (insieme con recuperatori e riciclatori) si fanno carico di gestire i rifiuti e gli imballaggi da essi prodotti. Il provvedimento varato oggi prevede alcune semplificazioni: per il Mud sono state esonerate le imprese fino a 10 dipendenti (per i rifiuti non pericolosi). Il registro di carico e scarico è stato unito al registro Iva per gestori di rottami ferrosi e non ferrosi, così come è stato chiesto dalle commissioni parlamentari. Infine, è stato previsto un sistema di tracciabilità satellitare per offrire le massime garanzie di controllo eliminando inutili ed eccessivi ricorsi alle certificazioni cartacee.

fonte: minambiente.it

Finanziaria senza coraggio

Per il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, la manovra non contiene novità positive per l'ambiente. Si torna a investire su infrastrutture e trasporto su gomma a scapito dei pendolari. E sui rifiuti si continua a prorogare scelte importanti. Uniche buone notizie, il conto energia e la class action
«L’ambiente, nella Finanziaria 2008, è stato relegato in un angolino. Nessun provvedimento strutturale, nessuna misura coraggiosa che ponga la manovra 2008 in continuità e rafforzamento rispetto alla precedente». È amaro il commento del presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, alla manovra Finanziaria licenziata questa mattina dal Senato. Nel complesso la manovra 2008, continua Cogliati Dezza, «non racchiude nessuna strategia di ampio respiro su tematiche fondamentali come trasporti e rifiuti, ma anche le disposizioni per un vero risparmio energetico».

Infrastrutture
Nello specifico si continua a investire su infrastrutture (ai 3,6 miliardi già inseriti nel testo del governo per le grandi opere si sono aggiunti nel passaggio in Parlamento finanziamenti per il passante autostradale a Nord di Bologna e la nuova Autostrada Nogara-Mare Adriatico) e trasporto su gomma (i sussidi agli autotrasportatori hanno sottratto 92 milioni di euro alla ricerca), mentre si lasciano “a piedi” i pendolari, cancellando il piano “1000 nuovi treni pendolari” e riducendo del 20% le risorse per il servizio di trasporto ferroviario regionale rispetto al 2007.

Rifiuti
Gravi le misure sui rifiuti: sono state approvate due proroghe per il ciclo dei rifiuti senza le quali l’Italia avrebbe finalmente imboccato la strada di una gestione più sostenibile dal 1 gennaio 2008. La prima riguarda lo stop allo smaltimento dei rifiuti indifferenziati in discarica, che sarebbe dovuta entrare in vigore dal 1 gennaio 2000. La seconda riguarda l’obbligo del passaggio da tassa a tariffa, prevista inizialmente dal 1 gennaio 1999. È sparito il provvedimento che prevedeva la rottamazione degli elettrodomestici a bassa efficienza per quelli di classe A.

Due buone notizie
Unica norma davvero efficace riguarda il Conto Energia e cioè il nuovo sistema di incentivi per fonti rinnovabili, in continuità con la manovra 2007. Soddisfazione anche per l’introduzione della Class action, e cioè la causa di gruppo per tutelare gli interessi collettivi. Insomma, da giugno, c’è la possibilità di avviare una causa civile (con tre gradi di giudizio) con cui si accerta il diritto al risarcimento del danno e la restituzione delle somme spettanti ai singoli cittadini.

fonte: lanuovaecologia.it

Ecco cosa il Governo ci mette sotto l'albero

Dall'aumento delle detrazioni ICI al ritorno della legge Bassanini, dalla stabilizzazione dei precari agli scontrini, la Finanziaria di quest'anno (in origine snella, ora un po' meno) è diventata legge e porta con sé numerose novità.

Gli sgravi Ici sulla prima casa - La manovra introduce sgravi dell'Imposta sugli immobili per l'abitazione principale pari all'1,33 per mille, che si aggiungono alle detrazioni esistenti per un importo massimo di 200 €. Restano escluse dalle agevolazioni, comunque, le case di lusso, le ville e i castelli.

Ticket per le visite specialistiche - Per il 2008 è stato abolito il ticket di 10 € sulle visite specialistiche e sugli esami di diagnostica, ma l'operazione costerà allo Stato 834 milioni di euro.

Tasse dei lavoratori - Il tesoretto strutturale del 2008 verrà utilizzato per tagliare la pressione fiscale sui lavoratori dipendenti, partendo dalle fasce di reddito più basse (per cui la detrazione minima dovrà essere pari al 20%).

Agevolazioni per gli affitti - Buone notizie anche per chi vive in un immobile in affitto: 300 euro l'anno per i redditi inferiori a 15.493 euro e 150 euro per i redditi inferiori a 30.987 euro. I giovani di età compresa tra i 20 e 30 anni con un reddito non superiore a 15.493 euro, inoltre, godranno di una detrazione pari a 991 euro.

Basta agli aumenti della benzina - La Finanziaria punta a 'sterilizzare' gli aumenti del carburante, stabilendo che, se saranno superiori di due punti al valore indicato nel Dpef, scatterà una riduzione dell'accisa.

Il taglio dei ministri - Viene reintrodotta la legge Bassanini: dalla la prossima legislatura, dunque, verranno ridotti drasticamente i ministri (non potranno essere più di 12) e la compagine del governo (che potrà avere al massimo 60 memnri9.

La class action - L'unione fa la forza: i consumatori insoddisfatti potranno unirsi per combattere i soprusi che li accomunano. La Finanziaria, infatti, introduce l'azione risarcitoria collettiva, che innalzerà i livelli di tutela dei consumatori.

Gli aiuti per le famiglie numerose - I nuclei famigliari con almeno 4 figli potranno beneficiare di una detrazione Irpef pari a 1200 euro spalmati su tutto il 2008 (100 euro al mese).

Taglio di Ires e Irap - Nel 2008 l'aliquota Ires scenderà dal 33% al 27,5% e l'aliquota Irap passerà dal 4,25% al 3,9%. In entrambi i casi il gettito non varierà, poichè le riduzioni saranno compensate dall'allargamento della base imponibile.

Il forfettone per le tasse - I microimprenditori con reddito annuo non superiore a 30.000 euro e senza dipendenti potranno optare per un pagamento 'forfetario' delle imposte, cui verrà applicata un'unica aliquota pari al 20%, che sostituirà Irap, Irpef e Iva.

Il tetto per lo stipendio dei manager - A Finanziaria 2008 prevede che lo stipendio dei manager della PA non possa essere superiore a quello del primo presidente della Corte di cassazione (274mila euro). Ma la noma consente diverse eccezioni: i contratti in corso 28 settembre 2007, i contratti d'opera della Rai, 25 unità in deroga corrispondenti alle posizione di più elevato livello di responsabilità e i dirigenti della Banca d'Italia e delle autorità indipendenti.
Il Fondo per il protocollo sul Welfare
Il protocollo sul Welfare verrà finanziato mediante l'istituzione di un Fondo che, per il 2008, sarà pari a 1.548 milioni di euro.

Mutui sulla prima casa - Le detrazioni per i mutui sulla prima casa aumenteranno del 10% e sull'ammontare degli interessi passivi potrà essere applicata la detrazione del 19% (3.976,72 euro). La Finanziaria, inoltre, predispone l'istituzione di un fondo destinato alle famiglie meno abbienti, che consentirà di sospendere il pagamento delle rate per un massimo di due volte e non più di 18 mesi.

Il lavoro al Sud
- Ai datori di lavoro di Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise che instaurino rapporti di lavoro a tempo indeterminato incrementando il numero dei lavoratori verrà riconosciuto un credito di imposta pari 333 euro, che diventeranno 416 euro se si tratta di donne.

Mancato rilascio dello scontrino fiscale - Basteranno 3 violazioni in 5 anni relative al mancato rilascio dello scontrino fiscale o della fattura per far scattare la chiusura dell'attività commerciale.

Detrazioni per i neo genitori - I genitori che decidano di usufruire dell'asilo nido potranno beneficiare una detrazione fino a 120 euro, pari al 19% delle spese per la retta, con un importo massimo di 632 euro per ogni figlio che frequenta l'asilo nido.

Meno rischi dai derivati - La Finanziari punta a ridurre i rischi connessi all'utilizzo dei derivati da parte degli enti locali: il ministero del tesoro, previa approvazione della Consob e della Banca d'Italia, predisporrà una serie di indicazioni che dovranno essere rispettate nella stesura del contratto che deve avere il massimo della trasparenza. Allo stesso tempo gli enti locali dovranno dichiarare di essere a conoscenza dei rischi derivanti da tali prodotti.

Canone Rai - Gli anziani di più di 75 anni e con un reddito mensile pari a 516 euro non saranno tenuti a pagare il canone Rai.

I tempi di prescrizione delle multe - Le società esattrici delle multe automobilistiche non potranno inviare cartelle esattoriali riferite a contravvenzioni più vecchie di due anni.

fonte: newsfood.com

Lo smog fa il giro del mondo

Gli scienziati dell'Università di Washington già da un decennio avevano intuito che lo smog potesse fare il giro del mondo. Questa consapevolezza li ha portati a studiare il percorso della polvere del deserto del Gobi, fino a scoprire che questa era in grado di attraversare l'Oceano Pacifico e mescolarsi con la polluzione atmosferica della costa occidentale nordamericana. Emily Fisher, una ricercatrice dell'università di Washington, è riuscita per la prima volta a dimostrare quello che per molti scienziati è stato per anni solo un sospetto: le zone meno inquinate della Terra corrono il serio rischio di venire "contaminate" dalle polveri sottili dei centri metropolitani, con gravi pericoli per la salute della popolazione mondiale e del pianeta.

Dal deserto del Gobi a Los Angeles. Per il suo studio la Fisher ha utilizzato due database, uno relativo alle tempeste desertiche nei deserti del Gobi e del Taklimakan e uno contenente informazioni sulla qualità dell'aria della costa americana occidentale, entrambi compilati fra il 1998 e il 2006. Incrociandoli è riuscita a dimostrare che nei mesi primaverili le polveri provenienti dalle zone più aride di Cina e Mongolia sono presenti e molto comuni nell'aria di città come Los Angeles o San Diego. I risultati delle sue osservazioni sono stati presentati al meeting dell'American Geophysical Union di San Francisco, riscuotendo l'interesse della comunità scientifica mondiale.

Secondo lo studio, tutto questo si verificherebbe quando le tempeste desertiche sono più aggressive. In questo caso, le particelle di polvere rintracciabili a migliaia di chilometri di distanza aumenterebbero di due volte e mezzo. E si tratta di materiale che, essendo tanto "leggero" da poter viaggiare attorno al Pianeta, è facilmente inalabile da parte delle persone.

"Lo smog 'locale' - ha spiegato la scienziata - è certamente quello che più si ripercuote sulla salute delle persone. Ma i miei studi dimostrano che anche chi vive in zone ricche di parchi o foreste può subire le conseguenze dell'inquinamento globale. Anzi, più l'aria del luogo dove si vive è pulita, più questi spostamenti di polveri influiscono sulla qualità dell'ambiente".

Il termine smog nasce come fusione delle due parole inglesi smoke (fumo) e fog (nebbia). I principali fattori che costituiscono questo tipo di inquinamento sono il particolato, l'anidride solforosa, l'ossido di carbonio, gli ossidi di piombo, gli ossidi di azoto, i residui della combistione del gasolio.

fonte: repubblica.it

venerdì 21 dicembre 2007

L'eco-ottimista che cambia l'America

"Piromani", "La Terra è finita", "La rivolta di Gaia", "Italia a secco", "Cronache da una catastrofe". A scorrere in libreria i titoli dello scaffale riservato all'ambiente ce n'è quanto basta per uscire strisciando. La cifra di chi si occupa di questi problemi è quasi sempre quella della tragedia incombente e del pessimismo più cupo. Ma se tutto intorno è uno squillare di trombe che annunciano l'apocalisse, c'è invece un'icona dell'ambientalismo americano che in perfetta solitudine va diffondendo ottimismo a piene mani: "C'è ancora molto lavoro da fare, ma stiamo procedendo molto bene. Se guardiamo ai numeri sembra persino troppo bello per essere vero", dice.

L'eroe del Pianeta. Il suo nome è Amory Lovins, 60 anni, massimo teorico del "Capitalismo naturale", fondatore e direttore del Rocky Mountain Institute, un influente centro indipendente di ricerca e consulenza, curriculum sterminato, eletto due volte dal settimanale Time "eroe del Pianeta". Si può non credergli, ma di certo Lovins non parla a vanvera e conosce il mondo della tecnologia, dell'energia e del business come pochi altri. Bill Clinton nel recente convegno sul clima organizzato dalla sua fondazione a Washington, ricordando vecchie campagne antinucleariste condotte insieme, lo ha salutato con queste parole: "Caro Amory, in passato abbiamo perso molte battaglie, ma ora tu stai vincendo la guerra".

A braccetto con il business. Il suo Rmi svolge opera di consulenza per colossi come Wal Mart, General Motors e moltissime altre multinazionali, oltre al Pentagono. Così quando Lovins sostiene che la svolta è già avvenuta, nel settore energetico come in quello dei Tir, lo fa con cognizione di causa. E' stato lui a convincere Wal Mart, probabilmente la più grande impresa privata del mondo, a trasformare la flotta di quasi settemila camion che rifornisce gli oltre 3600 punti vendita degli Stati Uniti, mettendo in strada entro il 2015 automezzi che consumano la metà di quelli attuali.

"La svolta energetica è già iniziata". Allo stesso modo Lovins è convinto che anche nella produzione energetica la rivoluzione sia già a buon punto. "Un sesto della produzione mondiale di elettricità e un terzo di quella installata nel 2005 - afferma - è derivata dalla microproduzione. Un dato che in pochi capiscono. La cogenerazione e le rinnovabili nel 2005 hanno aggiunto alla produzione mondiale quattro volte la quantità di elettricità immessa e undici volte la capacità di generare elettricità del nucleare, ma i fan dell'atomo continuano a dire che sono cifre piccole, limitate, e che ci vorranno decenni perché siano competitive. La verità è che sono i grandi impianti centralizzati, che siano a carbone, gas, petrolio o nucleare, ad aver perso metà del mercato dell'elettricità perché l'altra metà se la sono presa microproduzione, rinnovabili e risparmio energetico, ma nessuno ci ha fatto caso".

Almeno su quest'ultimo punto non si può non essere d'accordo, ma Lovins non è affatto meravigliato e cita Marshal McLuhan: "Solo le scoperte insignificanti hanno bisogno di essere coperte dal segreto perché quelle grandi sono protette dall'incredulità popolare".

Niente riscladamento a 2.500 metri, ma grazie all'efficienza Lovins dà l'acqua alle banane


L'importanza dell'efficienza. Crisi energetica, riscaldamento globale, boom cinese: i pessimisti hanno molte frecce al loro arco, ma non c'è sfida che spaventi Lovins. "Gli economisti - ricorda - assumono che l'intensità energetica (il rapporto tra il Pil e la quantità di energia impiegata per realizzarlo, ndr) andrà migliorando di un punto l'anno perché questo è quello che è successo sinora quando non facevamo attenzione ai consumi, ma se migliorasse di due punti i risparmi pareggerebbero i maggiori consumi dovuti alla crescita e le emissioni di C02 si stabilizzerebbero. Con tre punti inizierebbero a scendere e il clima si stabilizzerebbe piuttosto rapidamente, fatti salvi i cambiamenti che abbiamo già innescato. Possiamo farcela a migliorare di tre punti l'anno? Certo che possiamo, lo scorso anno l'America ha tagliato di 4 punti, riducendo leggermente il consumo generale di energia. La Cina ha migliorato l'intensità energetica di 5 punti per oltre venti anni di seguito".

Uscire dal petrolio con profitto. Per spiegare all'America che uscire dall'era dell'oro nero è facile e vantaggioso Lovins ha pubblicato nel 2004 Winning the oil endgame ("Vincendo il gioco del fine-petrolio"), uno studio finanziato dal Pentagono. "Nel 2050 - ribadisce citando il suo libro - potremmo essere completamente indipendenti dal petrolio investendo un quinto del prezzo che ci costa oggi comprarlo". I settori da riconvertire in questa sfida sono sei, e Lovins è convinto che in almeno tre la svolta sia già iniziata. "I campi di azione sono auto, aerei, camion, settore militare, carburanti e finanza. Stiamo già vedendo ovunque progressi incredibilmente rapidi - sottolinea - e in tre di questi (camion, aerei e militari) abbiamo già passato la fase più difficile. Credo inoltre che tra un paio di anni guarderemo al 2007 come al momento di svolta nell'industria automobilistica".

La rivoluzione del carbonio. Lovins è convinto che in un futuro non troppo lontano la fibra di carbonio sostituirà il pesante acciaio usato oggi per costruire le auto, garantendo una riduzione drastica dei consumi. "Il 95% dell'energia usata da una macchina serve a spostare la carrozzeria e solo il 3% il conducente", ricorda Lovins, che ha fatto del risparmio e dell'uso razionale dell'energia una vera ossessione sin dalla crisi petrolifera degli anni Settanta. Sua, ad esempio, è l'invenzione del termine "negawatt" ormai diventato di uso comune per gli addetti ai lavori.

"La Cina un problema? No, ci salverà". Nelle previsioni dei pessimisti qualsiasi possibile miglioramento è destinato però a finire travolto dal sopravanzare della Cina. Ma anche in questo caso Lovins va contro corrente. E a differenza di molti, lo fa dopo aver visto con i suoi occhi quello accade a Pechino dove da qualche anno insieme al suo staff gestisce nell'università della capitale un corso di laurea in "Sostenibilità". "Ai miei studenti cinesi - dice - lo ripeto sempre: avete 5 mila anni di civiltà più di noi, siete cinque volte più di noi, tutte le grandi innovazioni tecnologiche che hanno aperto la strada al progresso le avete inventate voi, avete tagliato l'intensità energetica di cinque punti l'anno per venti anni, avete l'efficienza energetica al primo punto della vostra strategia di sviluppo nazionale, perché sapete che altrimenti non vi potrete permettere di crescere, vi state rendendo conto di come va fatto, siete fortemente motivati e avete adottato un quadro normativo migliore del nostro, infine lavorate più sodo di noi. Per tutti questi motivi penso che il mondo può fare affidamento sulla Cina per uscire dal pasticcio climatico".

Purissimo, rarissimo, preziosissimo ottimismo, ma guai a definirlo così. "Ottimismo e pessimismo - dice Lovins - sono due aspetti dello stesso irrazionale modo di concepire il futuro come fatalismo, anziché come scelta, senza assumersi le responsabilità di costruire il mondo che desideriamo".

fonte: repubblica.it
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Passatempo Preistorico

Moonstone Madness

Pronti a partire, pronti per distruggere tutto? Bene, allora fate un salto indietro nell'era preistorica e immergetevi in questa nuova avventura dal gusto tribale. A bordo del vostro cinghiale dovrete raccogliere le gemme preziose necessarie per passare alle missioni successive, saltando gli ostacoli se non volete perdere il vostro bottino e distruggendo i totem a testate per conquistare altre gemme utili. Inoltre, una magica piuma vi catapulterà verso il cielo dove punti e gemme preziose sono presenti in gran quantità, per cui approfittatene! cercate di completare la missione entro il tempo limite, utilizzando le FRECCE direzionali per muovervi, abbassarvi e saltare, e la SPACEBAR per prendere a testate i totem.

Change.org|Start Petition

Blog Action Day 2009

24 October 2009 INTERNATIONAL DAY OF CLIMATE ACTION

Parco Sempione - Ecopass 2008