giovedì 31 luglio 2008

Nuovo balzo dell'inflazione, a luglio +4,1%

L'inflazione galoppa a livelli vertiginosi. A luglio è volata al +4,1% dal +3,8% di giugno, raggiungendo il massimo dal giugno del 1996.
Lo comunica l'Istat aggiungendo che su base mensile i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,5%.

PREZZI - Alimentari e carburanti, ma anche tabacchi e servizi turistici. Sono queste le voci che fanno da base alla nuova accelerazione dell'inflazione nel mese di luglio. Secondo quanto comunica l'Istat, il prezzo di pane e cereali è cresciuto a luglio del 12,1%, con un +13% per il pane ed un +25% per la pasta, che accelera ancora rispetto al +22,3% di giugno. In forte tensione anche il comparto energetico, dove la crescita è del 2% su base mensile e del 16,6% su base annua. Non si ferma infatti la corsa del diesel, che dopo il +31% di giugno registra un +31,4% (+1,3% sul mese), mentre la benzina aumenta del 13,1% (+1,3% sul mese). È boom anche per il prezzo dei tabacchi, che hanno registrato un aumento congiunturale del 2,6% e annuo del 5,4%, mentre si fa sentire il «caro-ombrellone». Per i servizi balneari la crescita dei prezzi è arrivata all'8%, per i camping al 4% e per i pacchetti vacanza al 5%. Non va meglio per chi sceglie di rimanere a casa e consolarsi con la televisione, perchè gli abbonamenti alle pay-tv sono aumentati del 5,1%.

ZONA EURO - Nel mese di luglio anche l'inflazione nella zona dell'euro ha fatto registrare ancora un aumento, arrivando al 4,1%. Lo indica la stima flash diffusa da Eurostat, l'ufficio europeo di statistica. Il dato definitivo sarà reso noto il 14 agosto prossimo. In giugno invece l'inflazione si era attestata al 4%, dopo il 3,7% di maggio

fonte: corriere.it

mercoledì 30 luglio 2008

Una discarica nella riserva del Ciane

Una discarica abusiva, con rifiuti speciali e pericolosi, è stata scoperta e posta sotto sequestro dagli uomini della Polizia ambientale del Comune di Siracusa nei pressi del circuito automobilistico, ad alcune centinaia di metri in linea d'aria dai confini della riserva del Ciane.

La zona ha un'estensione di circa 2 mila metri quadrati ed occupa un quinto di un appezzamento di terreno, parte coltivato ad alberi e parte incolto, privo di qualsiasi recinzione. Il proprietario del fondo è in via di identificazione e nei suoi confronti scatterà una denuncia in stato di libertà alla Procura.

Nella discarica abusiva sono stati trovati soprattutto scarti di lavorazioni edili, sfalci di potatura, vecchi elettrodomestici in disuso, mobili ed altri pezzi di arredo abbandonati, diverso materiale plastico e ferroso. Localizzati tra i circa 60 cumuli di rifiuti trovati nell'area anche alcuni grossi frammenti di lastre di cemento-amianto per la rimozione dei quali si renderà necessario una bonifica speciale.

fonte: lasicilia.it

martedì 29 luglio 2008

Wto, fallito il negoziato

Cattive notizie da Ginevra dove sono in corso i negoziati per raggiungere un accordo sul commercio globale nell'ambito della Wto. «Il negoziato di Ginevra, il più lungo della storia dell'Organizzazione mondiale del Commercio, è fallito proprio al termine della maratona, inciampando ancora una volta sul terreno agricolo», ha dichiarato Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo Economico e negoziatore italiano al Wto. Altre fonti diplomatiche hanno riferito che le trattative sono state interrotte a causa delle controversie sulle misure rivolte a tutelare gli agricoltori dei Paesi poveri. «Gli Stati Uniti e l'India non hanno accettato la proposta di compromesso e si è arrivati a un impasse», ha spiegato una fonte. Paesi in via di sviluppo come India e Cina sono da giorni ai ferri corti con gli Stati Uniti, soprattutto per quanto riguarda il livello delle tariffe all'importazione di cibo.

URSO, «NEGOZIATO FALLITO NEL PACIFICO» - Ora il mancato accordo sui capitoli chiave del cosiddetto Doha Round sull'agricoltura e i beni industriali potrebbe ritardare qualsiasi intesa finale sulla liberalizzazione del commercio per diversi altri anni. «L'Europa ha però tutte le carte in regola avendo concesso molto su questo campo, tutto quello che era possibile - sottolinea Urso -. Infatti sono altri a lanciarsi reciprocamente le accuse: Stati Uniti, Cina e India, Asia ed America». Urso difende il ruolo svolto dall'Italia nelle trattative. «Il negoziato è fallito nel Pacifico, non certo nel Mediterraneo - dice -. L'Italia ha svolto una parte attiva, da protagonista, nel difendere i propri interessi ma anche nel determinare l'iniziativa europea con un'azione continua insieme ai partner affinchè ci fossero più aperture, meno barriere e meno ostacoli al commercio e allo sviluppo, soprattutto a favore dei Paesi meno sviluppati». «Forse anche i paesi emergenti avrebbero dovuto fare di più», conclude amaro il sottosegretario.

ZAIA, «NESSUN ACCORDO È MEGLIO DI UN CATTIVO ACCORDO» - Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia prende atto del fallimento di una trattativa «in cui si è provato in tutti i modi a penalizzare il sistema agricolo italiano e più in generale quello europeo». «L'esclusione dei prodotti di Indicazione geografica protetta - sottolinea il ministro - avrebbe però provocato conseguenze drammatiche per tutto il comparto». Il ministro è sicuro: «se l'accordo fosse passato, così penalizzando i nostri prodotti, sarebbe passato anche un principio di penalizzazione per il mondo dei consumatori».

COLDIRETTI, «PERSA OCCASIONE PER COMMERCIO PIÙ TRASPARENTE» - Per la Coldiretti è stata persa «un'importante occasione per assicurare maggiore trasparenza nel commercio dei prodotti agricoli ed alimentari a livello internazionale con regole di concorrenza leali». Con la riforma della politica agricola, l'Unione Europea - conclude la Coldiretti - ha dimostrato di avere le carte in regola per arrivare ad una conclusione positiva del negoziato che ha visto un importante impegno nazionale per la tutela delle indicazioni geografiche dalle falsificazioni e dalle imitazionii ed anche per la salvaguardia delle nostre produzioni agricole ed alimentari.

fonte: corriere.it

lunedì 28 luglio 2008

Fmi: mercati fragili, economia a rischio

«I mercati finanziari globali continuano a restare fragili e gli indicatori di rischio sistemico rimangono elevati». È il nuovo allarme lanciato dal Fondo Monetario Internazionale, nell'aggiornamento del Global Financial Stability Report. «Anche se le banche sono riuscite a portare a termine con successo gli aumenti di capitale, i loro bilanci subiscono nuove pressioni e i loro titoli scendono» avverte il Fmi, evidenziando che finora le banche statunitensi, europee e asiatiche hanno effettuato svalutazioni per 400 miliardi di dollari. Confermata anche la stima di perdite totali mark-to-market fatta in aprile che ammontava a 945 miliardi di dollari.

BANCHE - Secondo l’analisi degli economisti di Washington la situazione del comparto bancario resta, tuttavia, assai delicata. «Malgrado le banche siano riuscite a reperire capitali aggiuntivi - si legge nel documento - i conti sono nuovamente sotto pressione e i corsi azionari sono scesi bruscamente». E ciò ha reso più difficile il reperimento di capitali aggiuntivi aumentando la probabilità di un’interazione negativa tra la crisi del sistema bancario e l’economia reale. La preoccupazione del Fondo è che, con le insolvenze e i riscatti ipotecari in forte aumento sul mercato immobiliare statunitense, e con la prosecuzione del calo dei prezzi delle case, è che «il deterioramento della qualità dei prestiti diventi più diffuso».

IL MATTONE - Del resto, ammette l'istituto di Washington, «non si vede la fine della crisi del mercato immobiliare Usa, sebbene il calo dei prezzi potrebbe rendere più accessibili i prezzi delle abitazioni e stabilizzare il mercato», si legge nel Global Financial Stability Report.

BCE E TASSI - Il rallentamento economico in atto a livello globale, e il conseguente calo delle pressioni inflative, «renderà più facili le decisioni delle banche centrali», ha sottolineato Jaime Caruana, direttore della divisione monetaria e mercati dei capitali dell'Fmi, rispondendo a una domanda su possibili ricette per la crisi da Bce e Fed. L'economista sembra, cioè, auspicare politiche monetarie espansive da parte delle banche centrali, ovvero di riduzione dei tassi d'interesse. Queste ultime - ha aggiunto - «dovranno, tuttavia, continuare a restare vigili sull'inflazione».

FREDDIE E FANNIE - Il rapporto si concentra anche sul crollo di Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie semigovernative statunitensi che svolgono un ruolo cruciale nella cartolarizzazione dei mutui e nella ripartizione del rischio sul mercato. «L’incertezza sulle future perdite e sui fabbisogni di capitale ha provocato un forte calo delle imprese sponsorizzate dal governo coinvolte nel mercato immobiliare. E la sfida politica - sottolineano gli economisti del Fondo - è quella di trovare una soluzione chiara e permanente continuando a sostenere la cartolarizzazione dei mutui statunitensi».

fonte: corriere.it

A Rodi è disastro ecologico

Da cinque giorni gli incendi devastano l'isola greca, ma ora la situazione èsotto controllo e se i venti resteranno favorevoli domani i roghi sarano sedati. Resta quella che i media chiamano "l'apocalissi ecologica" che ha distrutto migliaia di ettari della più antica foresta di una delle isole più amate dai turisti

FIAMME SOTTO CONTROLLO. L'inferno di fuoco e fumo che da cinque giorni devasta l'isola di Rodi, in Grecia sud orientale, è ormai "sotto controllo" e si ritiene che, se i venti resteranno favorevoli, il grande incendio potrà essere spento entro domani. Ma resta quella che i media chiamano "l'apocalissi ecologica" che ha distrutto migliaia di ettari della più antica foresta di una delle isole più amate dai turisti.

TURISTI AL RIPARO. I circa 2.000 turisti fra cui alcune centinaia di italiani evacuati ieri in altre zone della costa o nella città di Rodi, dopo che nell'isola erano giunti alti funzionari del turismo da Atene, hanno cominciato a far ritorno ai loro alberghi sulla costa meridionale perché anche il fumo, causa principale della loro fuga, sta scemando. "La situazione è ormai sotto controllo e si spera di estinguere completamente le fiamme entro domani, se i venti resteranno favorevoli" dice all'Ansa la responsabile consolare italiana sull'isola, Donatella Berni, in costante contatto con la centrale di crisi greca. "Le zone abitate e turistiche non sono mai state direttamente minacciate dall'incendio" ha precisato.
L'AIUTO DELL'ITALIA. Per combattere le fiamme e impedir loro di estendersi alle zone popolate e alla costa, le autorità greche hanno chiesto l'aiuto, subito concesso, dell'Italia, che ha inviato due aerei CL-415, della Francia e di Cipro i cui mezzi aerei hanno portato a 18 quelli impegnati contro le fiamme. Soccorsi sono giunti anche da Atene e Salonicco e alle centinaia di vigili del fuoco e soldati inviati sul posto si sono uniti oltre 1.000 volontari della zona.
CONDANNATO UN UOMO. Il fuoco era iniziato a Agios Isidoros, alle falde della zona montagnosa, e un uomo di 61 anni residente nel villaggio è stato condannato oggi per direttissima a quattro anni e a 15.000 euro di multa per averlo appiccato per negligenza.
L'incendio, che ha distrutto 5.000 ettari di una grande foresta di conifere, è definito una "apocalissi ecologica" dal quotidiano locale Proodos, che sottolinea che si tratta della peggiore catastrofe di questo tipo vissuta dall'isola. "E' un enorme disastro ecologico che ha incenerito migliaia di ettari di foresta e danneggiato il turismo" ha detto da parte sua la radiotelevisione ellenica Ert mentre tutti i giornali hanno in evidenza foto e testimonianze sulle fiamme che hanno stravolto il paesaggio dell'isola mediterranea.
LA CATASTROFE ECOLOGICA. "Una grande catastrofe" dice all'Ansa telefonicamente da Rodi Spyridoula Strati, giornalista che ha seguito la storia. E aggiunge: "abbiamo avuto incendi nel 1987 e nel 1992, ma questo è certamente il peggiore. Ha distrutto migliaia di ettari di una foresta mai prima lambita dalle fiamme, nessun rimboscamento potrà compensare tale disastro".
Quello di Rodi è solo l'ultimo degli incendi che hanno funestato la stagione turistica greca abbattendosi soprattutto sull'Attica, dove oggi un nuovo incendio è scoppiato ad Aspropyrgos, e lambendo più di una volta Atene.
IL RICORDO DEL 2007. A fuoco nelle scorse settimane la grande foresta di 8.000 ettari del monte Hymettus, polmone verde della regione della capitale. E gli incendi continuano anche se finora non hanno quasi fatto vittime contrariamente all'anno terribile, il 2007, quando furono distrutte decine di migliaia di ettari e morirono un'ottantina di persone. Il governo dopo quella tragedia ha rafforzato le misure di intervento e migliorato il coordinamento ma l'opposizione non risparmia critiche e lo accusa di non essere in grado di far fronte all'emergenza.

fonte: lanuovaecologia.it

Ecco i fondali marini italiani al top

Un giro sott'acqua alla ricerca di scogli, conchiglie e murene degni di essere fotografati è possibile anche senza allontanarsi troppo dalle nostre coste. Non serve immergersi nelle acque tropicali per scoprire meraviglie, lo si può fare tranquillamente anche nei mari italiani. Sono diverse, infatti, le riserve marine del nostro Paese che hanno ottenuto l'ok da Greenpeace nella classifica dei fondali più puliti contenuta nel dossier "Riserve marine ai raggi X".

I primi tre posti. Secondo la graduatoria, tra le mete più gradite dai sub ci sarebbero l'area di Pianosa (Livorno), Portofino (Genova) e Capo Carbonara-Villasimius (Cagliari). Le tre aree protette hanno ottenuto il miglior voto ("distinto") nell'ambito del monitoraggio subacqueo effettuato dall'associazione ambientalista in collaborazione con Dan (Diving Action Network) e Nase all'interno del Des (Divers Environmental Survey), un progetto di monitoraggio dei fondali marini.

Promossi e bocciati. Si classificano in ottime posizioni anche Tavolara-Punta Coda Cavallo (Olbia-Tempio), Capo Caccia (Alghero-Sassari), Tor Paterno (Roma) e Ventotene (Latina), mentre si devono accontentare della sufficienza Porto Cesareo (Lecce) e le Cinque Terre (La Spezia). Bocciati, invece, i fondali di Plemmirio in provincia di Siracusa e le Isole dei Ciclopi nel Catanese, dove l'immersione sarebbe sconsigliata a causa del precario stato di salute dell'area.

I parametri. Il dossier ha preso in considerazione 12 parametri per valutare lo stato di salute delle aree marine protette: quattro nel gruppo tematico "stato generale", che comprende lo studio della presenza di mucillagini, rifiuti, reti o lenze perse e il grado di torbidità; altri quattro in "popolamento ittico", secondo i quali si valuterebbe la presenza di esemplari di cernia, corvina, dentice, sarago; infine, il "popolamento" e quindi la presenza di piante come la posidonia, ma anche di alghe e gorgonie.

"Chiudere alla pesca per ripopolare". Nelle aree monitorate, maggiori preoccupazioni sono state riscontrate per quel che riguarda i popolamenti ittici e i popolamenti dei fondali. "Le aree - ha dichiarato il responsabile mare di Greenpeace, Alessandro Giannì - si confermano uno strumento valido al ripopolamento in presenza di controlli severi e in assenza di prelievo da pesca. Questo richiederebbe la creazione di una rete efficace di riserve marine, chiuse alla pesca e all'inquinamento, che copra il 40% dei mari italiani al fine di ripopolare i mari e restituire opportunità di lavoro al mondo della pesca che negli ultimi anni ha perso 15.500 posti di lavoro".

La pesca di frodo. Il dossier ha identificato cinque questioni preoccupanti che minerebbero lo stato di salute dei nostri fondali. Ad esempio, la pesca di frodo: è il problema più diffuso, riscontrato in modo particolare nelle aree di Plemmirio e delle Isole dei Ciclopi. Nella zona A, quella più protetta, sono state trovate reti da pesca, così come anche a Pianosa, leader della graduatoria. A Tor Paterno sono stati intercettati pescatori con le canne, a Porto Cesareo è stato fotografato un pescatore subacqueo.

La "zonizzazione". Sarebbe insufficiente la "zonizzazione", ovvero la definizione dei livelli di tutela. In Italia esiste una suddivisione su tre livelli di tutela: zone A (massima), B (intermedia) e C (minore). Tuttavia, rileva il dossier, sono stati osservati posti bellissimi in zona C e posti dove non c'era molto in zona A.

L'eccesso di urbanizzazione. In alcune aree marine è stato rilevato un eccesso di sedimentazione e torbidità dovuto in parte all'urbanizzazione della costa che includerebbe la costruzione di case, strade, porti con il rilascio di fango e altre sostanze. Un esempio è Punta Mesco alle Cinque Terre.

La presenza di specie straniere. Meno famosa della sua 'parente' Caulerpa taxifolia (la cosiddetta "alga assassina"), l'alga Caulerpa racemosa è stata trovata dalla Sicilia all'Arcipelago Toscano e risulta ormai diffusa in tutto il Mediterraneo, soprattutto nel Sud.

L'impatto del cambiamento climatico. Tra le possibili conseguenze sembra esserci la morìa del popolamento di corallo rosso a bassa profondità presso la Grotta di Falco a Capo Caccia.

fonte: repubblica.it

venerdì 25 luglio 2008

Casa tua? Il posto più inquinato

Una recente indagine ha rivelato che le tendine da doccia sono nocive per la salute, ma anche nei mobili, vestisti, elettrodomestici e giocattoli si nascondono sostanze altamente pericolose per noi e i nostri bambini. Come difendersi?

Altro che casa dolce casa. Uno dei posti più inquinati al mondo è proprio l'appartamento in cui si vive 365 giorni l'anno. Una recente indadine ha rivelato, ad esempio, che le tendine da doccia, presenti in moltissime case, sono dei potenziali killer per la nostra salute. Tanto da trasformare la pausa doccia da rilassante a nociva per la salute. Il pvc usato per la loro fabbricazione conterrebbe infatti più di cento sostanze tossiche. Così mentre ci si lava si finisce per respirare sotanze potenzialmente cancerogene e in grado di scombussolare l'equilibrio ormonale.

A lanciare l'allarme gli scienziati del centro Usa per la Salute, Ambiente e Giustizia che, dopo aver esaminato cinque tende da bagno per 28 giorni, trovando 108 composti organici volatili che possono irritare occhi, orecchie, gola e danneggiare fegato, reni e sistema nervoso centrale. Come se non bastasse in tutte le tendine prese in esame sono state riscontrati ftalati che possonocontribuire a scompensi ormonali come lo sviluppo prematuro del seno nelle ragazze e effetti di femminilizzazione nei ragazzi. Da qui la richiesta del centro americano che tutte le tendine doccia siano vietate e ritirate dal mercato. Un invito già fatto in precedenza da Greenpeace.

E proprio sul sito di Greenpeace, cliccando alla voce la Casa dei veleni, si scopre che in ogni stanza della nostra casa si nascondono potenziali sostanze pericolose per la salute di tutti noi. I più a rischi neanche a dirlo i bambini. Colpa dei giocattoli, delle scarpe, dei vesitti e dei computer che invadono le loro camerette. Per non parlare poi dei campi elettromagnetici che gli elettrodomestici generano. In questo caso meglio adottare alcune semplici precauzioni:

- evitare di posizionare la culla o il box vicino a forno, lavastoviglie e lavatrice soprattutto quando questi sono in funzione. Ed evitare di usarli contemporaneamente;

- asciugare i capelli dei più piccoli con una salvietta perché gli asciugacapelli, oltre a produrre onde elettromagnetiche, emanano ungetto di calore troppo forte che potrebbe irritare o scottare la pelle dei più piccoli;

- sostare ad almeno mezzo-un metro da qualsiasi apparecchio elettrico in funzione;

- guardare la televisione dalla distanza di un metro e tenerla in stand by il meno possibile;

- non utilizzare mai termocoperte;

- non tenere la radiosveglia vicina al letto o al lettino. Il corpo così è esposto al campo elettromagnetico tutte le notti per un periodo di tempo consistente. Meglio quindi optare per una sveglia non eletrrica oppure posizionarla ad almeno mezzo metro dal letto.

fonte: libero.it

Eurozona, i prestiti ai privati in frenata a giugno

Arriva dalla Bce una nuova conferma del momento difficile dell'economia. Secondo la Bce, a giugno, la crescita della massa monetaria m3 nell'Eurozona (composta dalla somma di base monetaria, contanti in circolazione, fondi di mercato monetario, depositi a breve termine, depositi monetari degli operatori istituzionali e depositi del paese all'estero) si è fermata al 9,5%, rispetto al 10% di maggio. La media dei tre mesi a tutto giugno è scesa al 9,9% dal 10,1% del periodo marzo-maggio. Colpo di freno anche nelle concessioni dei prestiti al settore privato, la cui dinamica è scesa al 9,8% dal 10,5% di maggio. Gli analisti avevano previsto +10,4% per la m3, +10,5% per la media trimestrale e +10,1% per i prestiti.

Tra i due dati quello più significativo è quello sui prestiti, essendo un parametro che l'Eurotower guarda con attenzione perchè registra gli effetti delle decisioni della politica di liquidità e monetaria della Bce.

Meno rilevante la frenata di m3, in quanto si tratta di un parametro che la Bce guarda con meno attenzione, poichè influenzato da fattori esterni di creazione di base monetaria, come il "carry trade" e il crescente ruolo dell'euro come moneta di riserva internazionale.

E da Francoforte la Bce fa sapere di avere ancora spazio "per agire sui tassi d'interesse, ed è ancora lontana dall'arrendersi alla crescita dell'inflazione" dice Klaus Liebscher, membro del consiglio direttivo dell'Eurotower: ""Non abbiamo ancora esaurito il nostro margine di manovra".

fonte: repubblica.it

Il carovita colpisce il simbolo dell'estate

Crollano i consumi di gelato. E gli artigiani si dividono: colpa della stagione estiva iniziata con la pioggia, colpa del carovita. I maestri gelatai sono come sentinelle sul territorio. «La gente non si coccola più». E il mercato del gelato si squaglia. Il calo registrato dall'Unione Artigiani è del 23-25 per cento. Sono 540 le gelaterie artigiane a Milano e provincia. I due terzi non ha ritoccato i prezzi. E in periferia, dove la tradizione vince sulla stravaganza, si può trovare gelato da 10 a 13 euro al chilo. Contro i 25 euro del centro. Al Delice di via Beato Angelico il cono da 1 euro non è più un'eccezione. «Chiedono porzioni piccole piccole. Per invogliare, organizzo degustazioni », spiega il titolare. Mentre Giovanni Agostinelli, al Babagel di via Padova, ricorda che vent'anni fa, quando avviò l'attività, «il cono costava 1.500 lire. Ora 1 euro e 80 e 1.70 la coppetta piccola. E al chilo 13 euro. Lo regaliamo. In centro potremmo permetterci prezzi più alti».
Un euro e 80 per 140 grammi di bontà. Per molti il gelato è il sostituto del pasto (100-200 calorie per 100 grammi a seconda dei gusti, frutta o creme). Sui Navigli, al Gelato Sas, il prezzo minimo è di 2 euro. E il titolare Stefano Albini conferma: «Ho notato che si riduce la quantità, la vaschetta da mezzo chilo invece di quella da un chilo si fa bastare per sei persone». E può capitare di arrotondare la giornata con «gelato d'artista». «Ho fatto di recente gelati per un fotografo - racconta Albini. Cioccolato con mandorle e uva passa, anguria con pezzi di cioccolato, servivano per una composizione».
Le gelaterie artigiane aprono e chiudono. Le storiche resistono. Come Umberto che nel 1934 ha trasferito laboratorio e gelato da Pozzuoli in piazza V Giornate. E «Pozzi» di Piazza Agrippa, il primo laboratorio artigiano di gelato nato a Milano, nel 1895. «Il consumo di gelato rispecchia il calo dei consumi voluttuari da parte dei cittadini — spiega Marco Accornero, segretario generale dell'Unione Artigiani —. I prezzi sono pressoché inalterati ma la pressione fiscale è altissima e il settore soffre». A Milano, secondo una stima di Epam (l'Associazione dei pubblici esercizi), si producono in un anno 15mila tonnellate di gelato artigianale e ogni milanese gusta l'equivalente di 74 coni, per un fatturato finale di circa 245 milioni di euro.

fonte: corriere.it

Bce, i tassi saliranno ancora

I tassi in Europa potranno ancora salire secondo il board della Bce. «Non abbiamo esaurito il nostro spazio di manovra» ha dichiarato Klaus Liebscher, membro del consiglio della Bce, nonchè governatore della banca centrale austriaca. Dopo la stretta del 3 luglio, i tassi «sono a un buon livello, per il momento. Non sappiamo che cosa succederà nel prossimo mese o due», ha aggiunto Liebscher ribadendo che la Bce, il cui compito resta di tenere sotto controllo l'inflazione, non ha al momento una propensione di fondo verso un allentamento o una stretta creditizia. Il governatore austriaco, infine, si è detto non sorpreso dalla recente debolezza economica dell'eurozona, affermando che «ci si aspettava un secondo trimestre più debole e, forse, un terzo trimestre».
MASSA MONETARIA - Intanto la Bce ha riferito che la massa monetaria M3 a giugno nell'Eurozona ha segnato una crescita su base annua del 9,5%, inferiore rispetto a +10,3% atteso. Negli ultimi tre mesi la crescita media di M3 è stata pari a 9,9%. In rallentamento anche il tasso di crescita dei prestiti al settore privato che segna l'11,1% contro l'11,9%

fonte: corriere.it

Russia, terrore per gli orsi killer

Sono giorni di terrore in Kamchatka. A seminare il panico tra gli abitanti della penisola dell'estremo oriente russo sono gli orsi bruni. Alcuni di questi gli animali, che sono alti tre metri e pesano circa settecento chili, hanno assalito e divorato due uomini. E ora la gente ha paura ad uscire di casa.

Una popolazione di migliaia orsi vive in un quella che è considerata una delle "ultime frontiere" del mondo. Ma ultimamente alcuni di loro si stanno avvicinando ai centri abitati, probabilmente spinti dalla fame. Il bracconaggio ha infatti portato ad un drastico calo dei salmoni del Pacifico, di cui questi animali si nutrono.

Protagonista dell'episodio più spaventoso è un branco di trenta esemplari, che ha assalito due persone che stavano lavorando in una miniera di platino. Si è trattato di un agguato vero e proprio: hanno accerchiato il giacimento e sono passati all'attacco. In seguito il personale, quattrocento persone tra studiosi e minatori, si è rifiutato di riprendere il lavoro. E così oggi sono entrati in azione quattro tiratori scelti, per uccidere gli esemplari che hanno ammazzato gli uomini.

L'ente protezione animali ha chiesto, però, di evitare un massacro. Anche perché gli orsi non sono solo killer, ma anche vittime: solo l'anno scorso i cacciatori ne hanno sterminati trecento.

fonte: repubblica.it

giovedì 24 luglio 2008

Tavolo di consultazione per la gestione del 'Piano d'azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione'

Nella G.U. del 8 maggio 2008 n. 107 è stato pubblicato il Piano d'azione per la sostenibilità ambientale (pdf - cartella compresa, 1.762 MB) dei consumi nel settore della pubblica amministrazione (PAN GPP), previsto dalla legge finanziaria del 2007 (l.296/06).
Il piano prevede momenti stabili di consultazione con le parti interessate. In particolare, oltre ai momenti di confronto con le associazioni dei produttori coinvolte nei temi specifici di loro interesse, al punto 6 "Gestione del PAN GPP", prevede, un
"Tavolo permanente" che deve servire a raccogliere i contributi e le osservazioni di carattere generale da parte dei soggetti interessati e contribuire alla diffusione del GPP nel territorio nazionale.
Nel segnalare che per la partecipazione al tavolo di lavoro non è previsto alcun compenso o rimborso spese, si invitano i soggetti interessati rientranti nelle categorie segnalate nel Piano stesso al citato punto 6, e di seguito indicate, a segnalare per email, alla Direzione generale Salvaguardia ambientale - Divisione VIII, la disponibilità a partecipare a tale "Tavolo permanente", indicando le persone di riferimento. (Associazioni dei produttori, artigiani e commercianti; sindacati dei lavoratori;associazioni ambientaliste e dei consumatori; rappresentanti degli enti locali; rappresentanti del sistema dei servizi pubblici)
La disponibilità a partecipare al Tavolo e le persone di riferimento vanno indicate tramite e-mail all’indirizzo:
DSA-DivVIII@minambiente.it
, non oltre il 31 luglio 2008.
Per ulteriori informazioni: www.dsa.minambiente.it/GPP

fonte: minambiente.it

Sicilia, spesa sanitaria ridotta del 3%

"La spesa farmaceutica in Sicilia aveva raggiunto, prima dell'adozione del piano di rientro, livelli superiori alle percentuali indicate dalla normativa nazionale". E' quanto ha riferito l'assessore regionale alla Sanità Massimo Russo durante il suo intervento all'Ars.

"I provvedimenti adottati, ticket, uso dei generici, distribuzione diretta farmaci ad alto costo - ha spiegato Russo - hanno già prodotto una riduzione del 3% della spesa farmaceutica complessiva anche se bisogna porre particolare attenzione alla spesa relativa alla farmaceutica ospedaliera non facilmente comprimibile se non a scapito della qualità dell'assistenza".

"Sulla base del consuntivo 2007, la spesa farmaceutica convenzionata e ospedaliera - ha continuato l'assessore - ammonta a circa 1,5 miliardi di euro, pari al 17,31% della spesa sanitaria complessiva e al 19% circa del fondo sanitario regionale. Gli interventi in corso di attuazione e in via di definizione (tra gli altri l'implementazione dei controlli sugli esenti ticket, integrazione del sistema di rilevazione dei dati delle prescrizioni, definizione di percorsi diagnostico-terapeutici) hanno consentito il raggiungimento del tetto di spesa programmato dal piano mentre siamo nelle condizioni di potere conseguire l'ulteriore obbiettivo posto dalla finanziaria del 2007 del 16,4 % del fondo sanitario".

Per quanto riguarda la specialistica convenzionata esterna comprende "le branche a visita, radiologia, laboratori di analisi, fisiokinesiterapia, emodialisi - ha aggiunto Russo -che nel 2007 hanno inciso sulla complessiva spesa il 6% circa avendo fatturato le 1556 strutture convenzionate quasi 520 milioni di euro. Le azioni previste dal Piano tendono ad una rideterminazione degli aggregati di spesa e dei relativi budget, con riduzione media del 10%, 11% e 12% rispetto al tetto di spesa fissato per il periodo 2004/06".

"È in corso la trattativa con le categorie interessate relativamente alla determinazione degli aggregati e sono allo studio ulteriori interventi relativi alla riorganizzazione della rete dei laboratori e delle radiologie, tenuto conto della tecnologia in atto nelle strutture pubbliche, all'attivazione di controlli sull'appropriatezza prescrittiva, alla verifica degli esenti ticket e all'adeguamento delle tariffe a quelle nazionali".

fonte: lasicilia.it

Sole e vento crescono troppo poco cala la percentuale delle rinnovabili

L'energia solare raddoppia nel giro di un anno e quella eolica aumenta del 42 per cento, ma non basta. Nella corsa alle rinnovabili l'Italia rimane come un'automobile ferma, troppo lenta rispetto alla velocità degli altri concorrenti. A sfrecciarci accanto sono infatti la rapidità dei cambiamenti climatici, l'incremento dei consumi e anche le performance degli altri paesi europei. Il risultato è che il traguardo del 20 per cento di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020 fissato dall'Unione Europea anziché avvicinarsi si allontana.

A certificare una corsa dell'Italia drammaticamente simile a quella delle Ferrari viste domenica scorsa a Hockenheim sono i dati sulla produzione di energia pulita nel 2007 diffusi dal Gse, il Gestore del servizio elettrico. Il rapporto spiega che nell'anno passato dalle rinnovabili è venuto il 15,7% della produzione elettrica totale del nostro paese, un dato in calo di quasi un punto percentuale rispetto al 16,6 del 2006.

A pesare sulla frenata è soprattutto il rallentamento nel contributo dell'idroelettrico, da sempre l'azionista di larghissima maggioranza della nostra energia rinnovabile. La produzione delle turbine che sfruttano la potenza dell'acqua che scende dalle montagne è passata infatti dai 36,9 gigawatt sui 52,2 del 2006 ai 32,8 sui 49,4 del 2007. Un calo che in termini percentuali equivale all'11 per cento dovuto a diversi fattori, ma sul quale incide anche la diminuzione delle precipitazioni piovose e nevose sull'arco alpino, la principale "fucina" dell'idroelettrico. Una tendenza che gran parte degli esperti di clima ritengono sia destinata ad acuirsi nei prossimi anni in conseguenza del riscaldamento globale.

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Ma a spingere verso il basso la percentuale di rinnovabili è anche il fabbisogno generale in continua crescita. Così, davanti a una produzione nazionale passata dai 231.804 GW/h del 1994 ai 313.888 del 2007, l'aumento delle "pulite" da 48.378 GW/h a 49.411 del 2007 in termini percentuali risulta essere in realtà un calo dal 20,9 al 15,7 del totale. "Pulite", tra l'altro, è scritto necessariamente con le virgolette, visto che dopo l'idroelettrico il secondo contributo è quello dei termovalorizzatori, promossi per legge a fonte verde.

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Così mentre dovremmo sforzarci di accelerare, vediamo in realtà dal finestrino gli altri paesi distanziarci o raggiungerci. In testa alla corsa europea con il 61,9% dell'energia prodotta da rinnovabili c'è l'Austria, che ha saputo combinare alla tradizionale idroelettrica alpina politiche di incentivo al solare e all'eolico. Stessa scelta fatta dalla Svezia, ora a quota 51,3% (con le biomasse al posto del fotovoltaico), mentre la Germania, storicamente quasi priva di idroelettrico, scommettendo sul futuro ha spinto sul pedale del sole e del vento, raggiungendoci a quota 15,7%.

Malgrado il quadro non certo incoraggiante, qualche segnale di speranza per l'Italia comunque c'è. Per quanto produzioni ancora di nicchia (39 GW/h e 4.034 GW/h), il balzo in avanti fatto da solare ed eolico in termini percentuali nel 2007 (+92,8 e +42,2%) è infatti molto positivo. Per scatenare il boom del fotovoltaico è stato sufficiente varare finalmente incentivi ben congegnati come quelli dell'ultimo conto energia. Dal punto di vista normativo e delle semplificazioni resta però ancora molto da fare, soprattutto su scala locale, dove spesso le amministrazioni anziché agevolare la diffusione delle rinnovabili la ostacolano.

E' il caso ad esempio della recente legge regionale molisana che di fatto rende difficilissima l'autorizzazione all'installazione dei pannelli solari e cerca di bloccare l'eolico offshore vietando il passaggio dei cavi elettrici sul suo territorio. Un vincolo che il governo ritiene non sia di competenza regionale, convincendolo a impugnare il provvedimento davanti alla Corte costituzionale per conflitto di competenza.

Se come tutto lascia supporre il pronunciamento della Consulta sarà in favore di Palazzo Chigi, cadrà l'ultimo vero ostacolo alla realizzazione nel giro di qualche anno del progettato impianto eolico al largo della costa di Vasto e Termoli per la produzione di 162 megawatt dalla forza del vento che soffia sull'Adriatico, energia in grado di soddisfare i consumi di circa 120 mila famiglie.

fonte: repubblica.it

L'aereo avvelena il pianeta meglio la videoconferenza

Le videoconferenze possono contribuire a salvare il pianeta. Parola dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il foro intergovernativo sul mutamento climatico, formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite. La tesi è stata sostenuta dal presidente dell'IPCC, l'indiano Rajendra Pachauri, durante un incontro dal titolo "Il tuo viaggio è davvero necessario?", che si è tenuto a Westminster alla presenza di vari esponenti del parlamento britannico. Parlando in videoconferenza, l'economista e scienziato ambientale ha lanciato un appello alle aziende di tutto il mondo: ridurre i viaggi di lavoro dei propri dipendenti, e sostituirli con riunioni in videoconferenza, grazie anche ai progressi tecnologici compiuti dalle comunicazioni. In questo modo sarà possibile ridurre "le emissioni di gas serra prodotte dall'aviazione commerciale", una delle principali responsabili del riscaldamento globale del pianeta.

Già Bill Gates, Al Gore e il principe Carlo di Inghilterra avevano cercato di sensibilizzare l'opinione pubblica sugli effetti dell'aviazione sull'effetto serra. A gennaio, infatti, l'erede al trono britannico aveva presenziato sotto forma di ologramma al forum mondiale sul futuro dell'energia, che si svolgeva ad Abu Dhabi. Proprio come in Star Trek, Carlo aveva scelto di affidare a un'immagine tridimensionale la propria partecipazione, per contribuire, nel suo piccolo, a ridurre le emissioni di gas serra. Un viaggio da Londra agli Emirati arabi uniti avrebbe prodotto qualcosa come 15 tonnellate di emissioni che contribuiscono a causare il surriscaldamento del pianeta. Qualcosa di analogo ha fatto, cinque mesi dopo, Bill Gates, intervenuto secondo questa modalità a un convegno sull'Information Technology a Kuala Lumpur. Contesto ambientalista per l'apparizione sotto forma di ologramma da parte di Al Gore: la cornice è stata quella del Live Earth di Tokyo.

Con questo fior fiore di testimonial, l'IPCC, che lo scorso anno ha vinto, insieme ad Al Gore, il Nobel per la pace, si trova a percorrere un solco che è già stato tracciato, e che non può non trovare d'accordo le associazioni ambientaliste. Subito dopo le dichiarazioni del presidente Pachauri, il WWF inglese ha invitato le aziende a cancellare un viaggio di lavoro ogni cinque. "Il settore dei trasporti - ha rimarcato il presidente dell'IPCC - contribuisce in maniera sostanziale alle emissioni di gas serra, e in alcune parti del pianeta rappresenta il 40% delle emissioni totali. Sicuramente uno dei fattori determinanti è rappresentato dalla crescita dell'aviazione civile. Se si potessero sostituire i viaggi di lavoro con videoconferenze, sarebbe possibile tenere a freno le emissioni degli aerei".

Effetto serra da aviazione. Una stima per difetto paragona l'inquinamento di ogni aeromobile a quello di 500 auto non catalizzate. L'aeroporto di Malpensa, tanto per fare un esempio, equivale a 250-300.000 auto al giorno, quello di Linate a 150.000. Ogni anno, gli aerei generano 700 milioni di tonnellate di CO2. Una singola persona che viaggia dall'Europa a New York consuma tra 1,5 e 2 tonnellate di CO2 (il calcolo è della Aviation Environment Federation). Proseguendo su questa strada, l'effetto serra da aviazione civile potrebbe triplicarsi entro il 2050 rispetto ai dati del 1990: la maggiore efficienza energetica degli aerei moderni e i passi avanti della tecnologia verranno annullati dalla crescita dei voli.

Un discorso a parte meriterebbero gli aerei militari. Nel 2003 gli anarco-ciclisti della Critical Mass torinese, con gli scienziati della Società Meteorologica Italiana, hanno calcolato quanto contribuisce all'effetto serra una guerra aerea. Base per le stime è stata quella del Golfo del 1991. Si è partiti dalla considerazione che un aereo da caccia tipo F-15E Strike Eagle o F16 Falcon consuma circa 16.200 litri/ora; un bombardiere B52, 12.000 litri/ora; un elicottero da combattimento tipo AH64 Apache, 500 litri/ora. Su queste basi, si è calcolato che un mese di guerra soprattutto aerea porta l'emissione di 3,38 milioni di tonnellate di CO2: l'equivalente dell'effetto serra totale provocato in un anno da una città di 310 mila abitanti.

I danni sulla salute. E le conseguenze per l'uomo? Di effetto serra si muore. Secondo l'Agenzia per l'Ambiente dell'Unione europea, infatti, le emissioni di gas-serra hanno ridotto le aspettative di vita dell'essere umano di almeno un anno. Non meno drammatici i dati dell'Organizzazione mondiale della Sanità: il riscaldamento globale sta già facendo 150 mila morti l'anno, in termini di aumento della diffusione dei virus tropicali, dei disastri naturali e delle malattie respiratorie legate all'inquinamento. Un ricercatore americano, Mark Jacobson, dell'università di Stanford, è riuscito a definire di quante morti è responsabile la sola anidride carbonica: secondo il suo studio questo gas uccide direttamente 20 mila persone l'anno in tutto il mondo per ogni grado in più di temperatura che provoca. "Quella che ho trovato non è solo una correlazione, ma un vero e proprio rapporto di causa-effetto - spiega Jacobson - questo studio è il primo che ha dimostrato quantitativamente che i cambiamenti chimici e meteorologici dovuti alla sola CO2 sono sufficienti ad aumentare la mortalità". Per il ricercatore il problema è particolarmente grave nelle aree urbane, dove l'inquinamento non riesce a disperdersi: "L'aumento della CO2 anche negli strati più alti dell'atmosfera - spiega - causa un cambiamento nella distribuzione delle temperature che contribuisce a formare delle cappe sulle città".

Sempre sulla base delle stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, il tasso di crescita della mortalità dovuta ai cambiamenti climatici è del 3% l'anno. In Italia, lo scenario peggiore delineato dagli esperti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, è quello di un aumento della temperatura entro fine secolo di quattro gradi. Anche i segnali che arrivano dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), sono tutt'altro che rassicuranti: entro il 2030, le emissioni globali cresceranno del 37% rispetto al 2005. Ancora: se proseguirà l'attuale trend senza interventi per ridurre le emissioni nemiche del clima, nel 2050 saranno del 52% superiori rispetto ai livelli 2005.

Necessarie misure drastiche. La soluzione è una sola: abbattere drasticamente le emissioni di gas serra. Prima ancora del recente G8 di Tokyo, l'Agenzia per l'Ambiente dell'Unione europea aveva sollecitato l'Europa a "ridurle del 50% entro il 2020, per limitare l'aumento della temperatura globale a un massimo di 2 gradi". Posizione che è stata poi ribadita in occasione del G8, dove Cina e India si sono però tirate fuori dalla gabbia d'impegno rappresentata da un documento che prevedeva l'impegno a dimezzare le emissioni per il 2050. Secondo l'Ocse bisogna rimboccarsi le maniche e, soprattutto, mettere mano alle risorse economiche di tutti i Paesi industrializzati. "Il Pil mondiale quasi raddoppierà entro il 2030 e triplicherà al 2050 - ha calcolato l'Ocse - e le simulazioni mostrano come basterebbe solo un po' più dell'1% di questa crescita per attuare politiche in grado di ridurre gli inquinanti dell'aria di circa un terzo e contenere la crescita delle emissioni di gas serra al 12% circa anziché il 37% che si avrebbe senza alcun intervento". Nel dettaglio, per ridurre le emissioni di gas serra basterebbe investire lo 0,5% del Pil mondiale nel 2030 e il 2,5% nel 2050. Per riuscirci, suggerisce l'Ocse "si potrebbe introdurre una tassa globale su tutte le emissioni serra che parta da appena due dollari per tonnellata di CO2-equivalente, incrementandola a 150 dollari per tonnellata nel 2050". Oppure, come suggerito dall'agenzia delle Nazioni Unite, iniziare a ridurre i viaggi di lavoro con delle più economiche ed ecologiche videoconferenze.

fonte: repubblica.it

Francia, contaminati 100 operai

Cento operai della centrale nucleare francese del Tricastin, dove alcuni giorni fa c'era stata una fuga di materiale radioattivo, sono stati contaminati "leggermente" oggi da elementi fuorusciti da una tubatura nella reattore numero 4, fermo per manutenzione. Quello odierno è il terzo incidente verificatosi in un impianto nucleare francese nelle ultime due settimane. Una sequenza che ha scatenato polemiche intorno alla sicurezza degli impianti, anche in Italia dove il governo Berlusconi ha appena riproposto il nucleare come strada da percorrere.

Il direttore della centrale, Alain Peckre, ha parlato di incidente "non grave", da classificare al livello 0 di una scala che arriva a 7. E ha precisato che intorno alle 9.30 di questa mattina "un condotto è stato aperto nell'ambito delle operazioni di manutenzione e c'è stata una fuga di polvere radioattiva". La prefettura e l'Autorità per la sicurezza nucleare (Asn) sono state subito avvertite.

Lo stesso Peckre ha quindi riferito che 97 dipendenti di EDF e di imprese appaltanti sono stati portati in infermeria per esami medici. Altrettanto è stato fatto con altri 32 operai che erano entrati poco prima nell'impianto e vi si erano avvicinati. La portavoce della centrale ha riferito che su queste 129 persone "100 sono state leggermente contaminate da elementi radioattivi quaranta volte inferiori al limite regolamentare annuale". La maggior parte, stando alle prime indiscrezioni, sarebbe stata contaminata da cobalto 58, un "metallo bianco" che entra nella composizione di leghe speciali, pneumatici e coloranti ma che, attivato a lviello radio, è presente nei reattori e da solo possiede il 39 per cento di tutta l'attività irradiante. Tutti i dipendenti contaminati sono stati comunque rimandati a casa dopo gli accertamenti.

In attesa che vengano accertate le cause dell'incidente, la direzione dell'impianto e le autorità assicurano che "non avrà conseguenze né sulla salute delle persone né sull'ambiente".

Nella notte tra il 7 e l'8 luglio nella centrale di Tricastin, situata a 200 chilometri dal territorio italiano, c'era stata una perdita e acqua contenente uranio si era riversata nei fiumi della zona. Pochi giorni dopo fuoriuscite di acque contaminate da elementi radioattivi, "senza impatto sull'ambiente", erano state registrate in un impianto della Areva a Romans-sur-Isere, nel dipartimento della Drome, sempre nel sud-est della Francia

fonte: repubblica.it

Un'altra fuga dalla centrale di Tricastin

Nuovo incidente alla centrale nucleare di Tricastin, in Francia, dove giorni fa si era verificata una fuga di materiale radioattivo. Un centinaio di operai sono stati «leggermente» contaminati da elementi fuorusciti da una tubatura nella reattore numero 4, fermo per manutenzione. Lo ha reso noto la direzione della società Edf.

FUGA DI COBALTO 58 - Dalla struttura, che dista oltre 200 chilometri dall'Italia, si è sprigionato del cobalto 58. Le contaminazioni - secondo la società - sono «leggere, 40 volte inferiori al limite regolamentare». I 97 dipendenti sono stati evacuati d'urgenza quando l'allarme ha cominciato a suonare e 91 hanno presentato segni di contaminazione al cobalto 58, un «metallo bianco» che entra nella composizione di leghe speciali, pneumatici e coloranti ma che, attivato a livello radio, è presente nei reattori e da solo possiede il 39% di tutta l'attività irradiante. Gli operai sono stati visitati e rimandati a casa. Si tratta del terzo incidente nucleare nella regione in meno di 16 giorni.

NUOVO INCIDENTE - Prima le vicende di Tricastin del 7 luglio e quella di Roman Sur Isere del 18 luglio. Poi altri quindici operai, dell’impianto nucleare di Saint Alban nella regione dell’Isere, sono stati contaminati dalla fuoriuscita di liquido radioattivo. «Gli operai sono stati leggermente contaminati nel corso di un intervento di manutenzione su un cantiere dell’unità produttiva numero due», ha indicato un responsabile della direzione di Edf. In seguito all’incidente, avvenuto venerdì, sono state ritrovate «tracce di elementi radioattivi» nel corso dei monitoraggi e dei controlli di routine dei dipendenti dell’impianto. I lavoratori sono stati sottoposti a un controllo medico ma l’azienda esclude che vi siano conseguenze di alcun tipo per la loro salute. Le cause dell’incidente non sono ancora state chiarite.

«ENFASI ECCESSIVA» - «Si è visto che questi episodi sono tutti sotto il livello minimo di pericolosità. Mi domando se questa enfatizzazione non sia eccessiva» ha commentato il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. «Comunque ricordo - ha detto Scajola a margine del Rapporto 2007 del Gestore Servizi Elettrici (Gse) - che il piano nucleare del governo significa grande attenzione alla sicurezza, con un'apposita agenzia, e che useremo centrali di nuova generazione, che sono ancora più efficienti». Il ministro ha poi sottolineato che «la storia delle 340 centrali nucleari del mondo ben evidenzia come sia il sistema di produzione di energia meno pericoloso di tutti».

fonte: corriere.it

mercoledì 23 luglio 2008

Il Sahara ci illuminerà

Il costo è alto (50 miliardi di euro) e il progetto ambizioso ma, con il petrolio alle stelle, sembra l’unica prospettiva di una via d’uscita. Un’immensa distesa di pannelli solari nel deserto del Sahara produrrà un giorno abbastanza energia da illuminare tutta l’Europa. Ne è convinto Arnulf Jaeger-Walden dell’Istituto per l’Energia della Commissione Europea: «Basterà catturare lo 0,3% dell’energia solare che scalda il deserto del Sahara per sopperire ai nostri bisogni energetici». Il progetto è stato presentato in questi giorni all’Euroscience Open Forum a Barcellona. Una nuova rete di trasmissione a corrente continua permetterà di portare l’elettricità in posti lontani senza correre il rischio di perdite d’energia. La nuova centrale dovrebbe sorgere in un’area poco più piccola del Galles e mettere a tacere quelli che sostengono che l’energia solare non sarà mai affidabile perché il tempo è imprevedibile.
SÌ DI SARKOZY E BROWN - Il piano ha già ottenuto l’approvazione convinta del presidente francese Nicolas Sarkozy e del premier britannico Gordon Brown. I ricercatori sostengono che i pannelli solari nel Sahara saranno più efficaci perché in quella zona la luce solare è più intensa e, quindi, sarà possibile produrre tre volte più energia che in una centrale simile costruita nel nord Europa. Jaeger-Walden è anche convinto che, oltre al vantaggio ecologico, ci sarà un risparmio per i cittadini. «I consumatori pagheranno meno di quanto facciano ora» ha detto al quotidiano britannico Guardian. L’impegno più oneroso sarà costruire una nuova rete di trasmissione con i Paesi del Mediterraneo perché quella attuale non sarebbe in grado di sostenere la quantità di energia in arrivo dell’Africa del nord. I primi risultati si dovrebbero vedere nel 2050 quando la megacentrale dovrebbe già essere in grado di rendere autonomo un Paese come la Gran Bretagna

fonte: corriere.it

Nasce a Parigi l’Unione per il Mediterraneo

In uno storico vertice a Parigi è nata l’Unione per il Mediterraneo (UPM) formata da 43 stati: i 27 dell’UE, Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Mauritania, Siria, Tunisia, Turchia, Albania, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Monaco più l’Autorità palestinese.
I partecipanti hanno evidenziato l’urgenza di ridar vita al processo di partenariato euro-mediterraneo e di conferirgli una dimensione rafforzata. Il successo di questa iniziativa dipenderà anche, in ultima analisi, dai cittadini, dalla società civile e dalla partecipazione attiva del settore privato
L’avvenire della regione euro-mediterranea, come è evidenziato nella “Dichiarazione comune del Vertice per il Mediterraneo”, si fonda sullo sviluppo socio-economico sostenibile, l’integrazione regionale e la conoscenza. È necessario estendere la cooperazione in molti settori tra cui anche l’ambiente, l’energia, la gestione dell’acqua, l’agricoltura , i trasporti, il turismo e i porti.
Sono state lanciate sei iniziative chiave che il futuro segretariato dovrà presentare in maniera dettagliata, riguardanti:
  1. Il disinquinamento del mediterraneo: costruita sull’iniziativa Horizon 2020, comprende anche le regioni costiere e le aree marine protette, il settore dell’acqua e i rifiuti.
  2. Le autostrade del mare e terrestri: collegamenti interportuali ed autostrade costiere, essenziali per il rafforzamento delle relazioni commerciali e la libera circolazione delle persone e delle merci. Particolare attenzione è riservata alla cooperazione nel settore della sicurezza inclusa quella marittima, in una prospettiva di integrazione globale della regione mediterranea.
  3. La protezione civile: anche a seguito degli effetti dei cambiamenti climatici nella regione, grande priorità è attribuita ad un programma comune per la prevenzione e gestione delle catastrofi, in collegamento con il meccanismo di protezione civile dell’UE.
  4. Le energie alternative ed il Piano solare mediterraneo: il segretariato sarà incaricato di studiare la fattibilità, l’ideazione e la creazione di un piano solare mediterraneo, priorità fondamentale dell’azione condotta in favore dello sviluppo sostenibile.
  5. L’insegnamento superiore e la ricerca: un’università euro-mediterranea, con sede in Slovenia, può incoraggiare la cooperazione nell’insegnamento superiore, con la creazione di una rete di istituzioni partner ed università della regione ed avviare programmi di insegnamento post universitari e programmi di ricerca. A questo fine dovranno essere pienamente sfruttate le possibilità offerte dai programmi esistenti quali Tempus, Erasmus Mundus e la Finestra di cooperazione esterna, con particolare attenzione alla formazione professionale ed alle necessità del mercato del lavoro.
  6. L’iniziativa mediterranea di sviluppo delle imprese: assistenza tecnica e strumenti finanziari per il sostegno alle micro-imprese ed alle PMI, con la condivisione delle responsabilità e contributi volontari dai paesi delle due rive del mediterraneo.

Per il finanziamento dei progetti, essenzialmente di carattere regionale e sub-regionale, l’UPM mobiliterà dei finanziamenti supplementari provenienti principalmente dalla partecipazione del settore privato, da contributi dal budget europeo, dai partner, da istituzioni finanziarie internazionali, dal FEMIP (Euro-Mediterranean Investment and Partnership Facility), dall’ENPI Euro-Med, nell’ambito delle regole e procedure vigenti.
L’UPM ha una copresidenza che per questi primi due anni è ricoperta da Francia ed Egitto. Un segretariato generale sarà incaricato di gestire i fondi e controllare i progetti. Le strutture ed il mandato del nuovo organismo, il funzionamento della copresidenza, la sede ed il finanziamento del segretariato saranno stabiliti consensualmente dai ministri degli esteri nella loro riunione di novembre 2008 e dovranno essere operative prima della fine dell’anno.

fonte: apat.gov.it

PRODOTTI BIO ITALIANI TRA GLI SCAFFALI DI UNA CATENA DI SUPERMERCATI A TOKIO

Arrivano i primi risultati per tre aziende trentine, che hanno partecipato ad una manifestazione espositiva di prodotti alimentari dedicati al nostro paese. L'azienda agricola biologica con opificio di Stefano Debiasi di Rovereto, l'Agriverde Val di Gresta bio e l'Azienda biologica di trasformazione L.M. di Tres, hanno ricevuto ordinazioni dalla catena di distribuzione Isepan di Tokio per arricchire un ipermercato della capitale giapponesi di prodotti rappresentativi del mercato italiano, in occasione della fiera del prodotto tricolore, che si svolgerà a settembre.

In Giappone arriveranno confettura di mele e cannella, sugo di pomodoro con basilico, crema di cipolle rosse, crema di sedano rapa, veli di sedano rapa sott'olio, sugo di pomodoro piccante, sugo di pomodoro saporito, succo di mela, condimento balsamico di mela, tutti, ovviamente, provenienti dalle coltivazioni del Trentino.

fonte: greenplanet.net

CORSICA. SUPERFICI BIO +13% IN UN ANNO

Nonostante una partenza lenta, la Corsica ha saputo adeguare le proprie coltivazioni alla sempre più pressante domanda di un'agricoltura più sana. I produttori certificati sono 147, mentre erano 40 nel 1990.

Dal 2000 sono aumentate le superfici in conversione, con uno sviluppo pari al 375%.
"Oggi, è in atto una forte domanda di conversione per gli allevamenti di bovini, soprattutto nel sud dell’isola", precisa Emily Claudet, che è stato responsabile per la promozione CIVAM Bio. L'introduzione di specifiche norme di sostegno a livello comunitario nel 1992 e la conversione di aiuto hanno permesso a molti agricoltori di scegliere di passare al biologico.

Tra il 2006 e il 2007, la superficie agricola è aumentata del 13%, raggiungendo ora 4.112 ettari, ovvero il 2,5% della superficie agricola regionale. L'allevamento, la viticoltura, le piante aromatiche e quelle medicinali rappresentano, in termini di superficie, il tasso di crescita più importante. Tuttavia, oggi, la sempre più crescente domanda dei consumatori supera la capacità dei produttori e l'importazione è inevitabile.

"Di fronte agli impegni assunti dal governo in occasione del Grenelle di triplicare entro il 2012 la superficie coltivata biologica , è necessario aumentare la superficie certificata in Corsica a raggiungere il 4,6% della superficie utile, " commentano quelli del Civam Bio Corsica. Per raggiungere l’obiettivo, il settore deve promuovere modelli di sviluppo. Oggi poco sviluppati a causa della frammentazione della distribuzione ed alla mancanza di un preciso sviluppo delle reti commerciali.

La denominazione “ Terra Bio Corsica ”, invece, va proprio nella direzione giusta e l’avvio di una sorta di specializzazione per agricoltori bio serve a garantire l'origine e la qualità del prodotto. "L'obiettivo di questo marchio collettivo è lo sviluppo di una rete locale di vendita, che favorisce la produzione di origine corso", ha spiegato Philippe Belanger, proprietario di una piccola azienda agricola biologica, la Ortulinu di Bonifacio. Con questa iniziativa, il mercato locale di ortofrutticoli biologici è ora relativamente ben fornito.

fonte: greenplanet.net

INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO: LA REGIONE EMILIA-ROMAGNA AGGIORNA LE NORME

La commissione regionale "Territorio Ambiente Mobilità" ha dato via libera alla delibera che modifica ed integra le norme per la tutela e la salvaguardia dell'ambiente dall'inquinamento elettromagnetico. La delibera modifica la direttiva (n.197/2001) che applica la legge n. 30/2000 "Norme per la tutela e la salvaguardia dell'ambiente dall'inquinamento elettromagnetico".

Oggetto della modifica, in particolare, le nuove tecnologie di trasmissione, gli impianti di bassa potenza, i divieti di localizzazione sia di emittenza radiotelevisiva che di telefonia mobile, il catasto degli impianti di entrambe queste tipologie, il procedimento autorizzativo degli impianti fissi e mobili di telefonia mobile; i tempi di attuazione e di esercizio delle strutture per l'emittenza radiotelevisiva; l'adeguamento del sistema sanzionatorio alla disciplina statale.

"L'elettrosmog richiede normative sempre aggiornate, perché ogni progresso scientifico, ogni nuova ricerca, ci fornisce nuove conoscenze al riguardo, e quindi migliori e più moderni strumenti per assicurare la tutela della salute dei cittadini, che è per noi una priorità assoluta", spiega Gian Carlo Muzzarelli, presidente della commissione.

La normativa qualifica i nostri interventi per impianti fissi per l'emittenza radio-televisiva, di impianti per la telefonia mobile, e di impianti per la trasmissione e distribuzione dell'energia elettrica.

"L'impegno è quello di rafforzare la sicurezza ed il senso di sicurezza di chi vive in Emilia-Romagna, dando certezze sul tema aperto dell'elettrosmog: nessuna antenna se sussistono dubbi sulla totale assenza di pericoli", sintetizza Muzzarelli, precisando: "La nuova normativa agisce in modo integrato e coordinato con le scelte di pianificazione urbanistica degli enti locali. Antenne radio-televisive, mobili e di distribuzione dell'energia elettrica hanno quindi una disciplina dedicata, distinta dalle altre e che terrà conto delle rispettive specificità. Terremo conto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità fissati dalla normativa statale". "L'aggiornamento della normativa contro l'elettrosmog è un nuovo tassello nel nostro piano di rafforzamento delle sicurezze dei cittadini", conclude Muzzarelli.

Alla delibera è stato allegato lo studio, commissionato dal Corecom e condotto dall'Università di Ferrara e dal Consorzio Ferrara ricerche, che contiene le linee guida per l'inserimento paesaggistico, l'efficienza radioelettrica, la sicurezza, il risparmio energetico degli impianti e delle strutture per la radiodiffusione sonora e televisiva.

fonte: ambiente.it

I DATI INAIL SULL'ANDAMENTO INFORTUNISTICO 2007

L'Inail ha diffuso on line il rapporto sull'andamento infortunistico 2007. Secondo il Rapporto, presentato il 15 luglio scorso dal Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, è in flessione l'andamento generale relativo agli infortuni, diminuiscono i casi di infortunio mortale mentre aumentano dell'8% gli incidenti che vedono coinvolti lavoratori stranieri. La tendenza ad un complessivo miglioramento della situazione infortunistica è tanto più evidente se si considera che nel 2007 il numero di occupati in Italia è cresciuto dell'1% (fonte ISTAT). Analizzando nel dettaglio il rapporto si scopre che le "morti bianche" sono diminuite del 12,8% e che la flessione più rilevante si registra in Agricoltura e nell'Industria e Servizi; colpisce, inoltre, il dato in controtendenza relativo agli infortuni "in itinere": più della metà degli infortuni mortali (52%) denunciati dall'Inail sono causati dalla circolazione stradale, ma, mentre diminuiscono del 18,1% rispetto all'anno precedente gli infortuni stradali mortali avvenuti in occasione di lavoro, quelli "in itinere" sono aumentati dell'8% rispetto al 2006. Il miglioramento della situazione infortunistica registrato dall'Ente assicuratore risulta in linea con l'andamento dell'intero periodo 2001-2007, in cui il numero di infortuni denunciati è calato complessivamente del 10%.

fonte: ambiente.it

Ambiente: Il prefetto Grimaldi nominato Commissario dell'Istituto per la protezione e ricerca ambientale (Ispra)

Il Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha nominato oggi Commissario Straordinario dell'Ispra (Istituto Superiore Protezione e ricerca ambientale), che accorperà i tre enti controllati da Ministero dell'Ambiente (Apat, Icram e Infs).
La nomina del Commissario, il prefetto Vincenzo Grimaldi, che sarà affiancato da due sub commissari - il dott. Stefano La Porta e l'ing. Emilio Santori - rappresenta il primo passo per l'attuazione della disposizione del decreto legge collegato alla Finanziaria che definisce la riorganizzazione e l'accorpamento degli enti al fine di razionalizzare l'attività dei tre organismi e snellire la struttura di gestione per assicurare maggiore efficienza, anche in un'ottica di contenimento della spesa.

fonte: minambiente.it

Una migrazione assistita per proteggere le specie a rischio

Il Tatuara è il rettile vivente più antico del mondo ma neppure il suo ferreo istinto di sopravvivenza può tener testa agli stravolgimenti del clima. Chi l'avrebbe mai detto che questo lucertolone della Nuova Zelanda, abituato a vivere sereno tra le coste dell'arcipelago nord dell'isola e scampato a mille catastrofi ambientali, un giorno per sopravvivere sarebbe stato costretto a emigrare. Eppure potrebbe essere questa l'ultima possibilità rimasta ai 7000 esemplari viventi e, come loro, ad altri animali minacciati di estinzione. Una ricerca svolta da un team di scienziati australiani, inglesi e americani spiega infatti che la "migrazione assistita" o "colonizzazione guidata" può essere l'unica soluzione per salvare le specie più a rischio dalla scomparsa. Lo studio, pubblicato sulla rivista "Science", ha analizzato gli effetti dei cambiamenti climatici e le barriere create dall'uomo allo sviluppo spontaneo dell'ambiente. Tra le prime a lanciare l'allarme la biologa Camille Parmesan dell'Università del Texas, ad Austin, che già 10 anni fa aveva avanzato l'ipotesi del trasferimento di alcune specie animali da un ambiente all'altro per salvarle dall'estinzione. "Quando lo dissi la prima volta tutti gridarono allo scandalo - racconta la Parmesan a Repubblica. it - ma adesso che il pericolo è concreto le mie ricerche sono state rivalutate". La Parmesan è stata affiancata dai biologi Ove Hoegh-Guldberg e Hugh Possingham dell'Università del Queensland, Lesley Hughes della Macquarie University, Sue McIntyre del CSIRO Sustainable Ecosystems, David Lindenmayer della Australian National University e Chris Thomas dell'Università di York.

Su una cosa sono tutti d'accordo: la migrazione assistita non può essere considerata una soluzione vera e propria ma solo una misura di emergenza, cui ricorrere in mancanza di alternative e in presenza di precise condizioni. "E inoltre bisogna stare attenti: sarebbe ad esempio un errore gravissimo spostare l'orso bianco dal polo nord al polo sud: farebbe strage di pinguini!". Insomma, per il più grande carnivoro esistente sulla terra nessuna possibilità di trasloco, e lo stesso vale per le altre specie "sea-ice dependent", la cui sopravvivenza è legata al mare e ai ghiacciai. Esclusa la terra del freddo, gli habitat che più risentono del surriscaldamento globale sono quelli montani, ma anche in questo caso il discorso non è dei più semplici: "Provi a immaginare - continua la dottoressa - se spostassimo alcune specie animali da una vetta all'altra. Magari alla stessa altitudine, ma in condizioni generali diverse: non tutte le montagne sono uguali e anche in questo caso sarebbe un disastro". Rimangono gli animali costretti a vivere in aree protette ma circondati da zone fortemente degradate, devastate dalla mano inquinante dell'uomo. Si parla in questo caso di "range-restricted species", incapaci di adattarsi ai cambiamenti e di sopravvivere in presenza dell'uomo.

Il professor Chris Thomas, del dipartimento di Biologia dell'Università di York, spiega che è in generale il sud Europa a correre dei rischi, a causa del preoccupante innalzamento delle temperature. In Abruzzo, ad esempio, la situazione sarebbe particolarmente delicata e non è escluso che alcune specie animali che attualmente abitano il Parco Nazionale del Gran Sasso dovranno un giorno essere "ospitate" da qualche altra parte. Altra specie a rischio sarebbe il Tritone sardo. "Ma l'Italia potrebbe essere anche un ottimo Paese ospitante - aggiunge Thomas - Il Picchio muratore dell'Algeria, ad esempio, vivrebbe benissimo in sud Europa". La lista degli animali in cerca di asilo, comunque, è piuttosto lunga.

Al primo posto troviamo gli anfibi. Molti di loro si sono estinti nel corso degli ultimi 20 anni, in particolare quelli che abitavano le foreste dell'America centrale. Gli scienziati non hanno dubbi: la colpa è dei cambiamenti climatici. Benché protagonisti di un destino così sfortunato, i vertebrati di questa classe sono i candidati ideali per la migrazione assistita. Si fanno catturare facilmente e sopravvivono in cattività. Ma soprattutto sopportano bene i cambi di residenza. "L'unico problema - spiega la Parmesan - è che spesso questi animali sono aggressivi tra loro. La soluzione è un periodo di osservazione preliminare". Subito dopo, nella top ten degli animali che potrebbero essere sottoposti con successo alla migrazione assistita troviamo i coralli. I "fiori animali", la cui sopravvivenza è messa a dura prova da temperature, inquinamento e pesca selvaggia, potrebbero trovar pace grazie alla costruzione di scogliere artificiali capaci di ricreare flussi di corrente. Questa fase di "pre-adattamento" sarebbe il preludio alla creazione di un nuovo habitat. Una trovata che potrebbe capovolgere le sorti di molte barriere coralline ed essere utilizzata per farle proliferare in cattività.

E dopo lucertole, rane e coralli, ecco la specie in assoluto più fragile: la farfalla. Il fatto che viva pochissimo non smorza la situazione, dato le polveri al piombo depennano decine di specie al giorno. "Non dico che dovrebbero cambiare habitat in modo radicale - continua la biologa americana - e in generale noi consideriamo sbagliatissimo trasportare gli animali da un continente all'altro, ad esempio dall'Europa all'Australia. Ma uno spostamento di un centinaio di chilometri, in una zona dove non vivono insetti che si nutrono dello stesso cibo, questo sì, sarebbe possibile. E produrrebbe risultati efficaci". La bellissima "Euphydryas editha quino", che vive tra Messico e California, sarebbe tra le farfalle la candidata ideale. Anche perché, come ricorda la dottoressa, è una specie innocua.

Non bisogna dimenticare infatti che, un po' come tra gli esseri umani, a volte le nuove presenze vengono accolte con fastidio e provocano squilibri. Anche madre natura, come noi, prima o poi dovrà affrontare il delicato problema dell'emigrazione.

fonte: repubblica.it

martedì 22 luglio 2008

Consumatori, cala la fiducia

Forte calo a luglio della fiducia dei consumatori. Lo riferisce l'Isae, spiegando che l'indice si attesta a 95,8 da 99,9 dello scorso mese, sui minimi dal novembre 1993. Gli indicatori relativi al quadro economico generale e alle aspettative a breve termine segnano le flessioni più significative, passando rispettivamente da 81,6 a 72,2 e da 97,6 a 88,4. La fiducia sulla situazione personale degli intervistati passa da 109,9 a 108,9, mentre quella relativa alla situazione economica corrente rimane sostanzialmente invariata a 103.

Si deteriorano in particolare le previsioni sulla situazione economica del paese e sul mercato del lavoro; tra le altre variabili, recuperano le valutazioni circa gli acquisti correnti di beni durevoli, ma calano le future intenzioni di acquisto. Circa l'andamento dei prezzi, si ridimensionano parzialmente i giudizi sugli aumenti registrati negli ultimi 12 mesi ma si rafforzano le attese inflazionistiche per i 12 mesi successivi. In particolare, diminuiscono le intenzioni di acquisto dell'automobile, ma recuperano quelle relative all'abitazione. La fiducia scende in tutte le ripartizioni territoriali, con flessioni particolarmente marcate nel Nord Est e nel Sud

fonte: repubblica.it

Parte dalla Puglia la Terza rivoluzione industriale

Parte dalla Puglia un nuovo umanesimo dell'energia e si chiama idrometano. Durante un incontro presso le Terrazze dell'Università dell'Idrogeno, Hotel Cala Corvino a Monopoli (Bari), c'è stata la presentazione ufficiale del progetto co-finanziato dal ministero dell'Ambiente e dalla Regione Puglia.
Cinque distributori di idrometano, cioè una miscela di metano e idrogeno, costituiranno la prima rete al mondo di distributori ad idrogeno per l'autotrasporto prodotti in loco da fonti rinnovabili. E presto partirà la sperimentazione di bus a idrometano all'interno dell'area aeroportuale di Bari, la cui aerostazione è già alimentata ad energia fotovoltaica.
«Quest'anno i prodotti petroliferi sono aumentati del 40% e tutti i consumi di fascia intermedia si stanno riducendo del 30 %, c'è una crisi economica in atto dovuta al prezzo del petrolio e c'è una fuga di risorse verso i paesi produttori che ci impoverisce» per questo una soluzione come l'idrogeno è un'alternativa reale e già pronta per sostituire i prodotti petroliferi.
Così ha esordito Nicola Conenna, presidente dell'Università dell'Idrogeno nell'aprire i lavori della giornata.
La Puglia si presenta quindi come regione all'avanguardia e si propone come modello per la Terza rivoluzione industriale, quella dell'idrogeno, come è stata preconizzata da Jeremy Rifkin e a cui si ispira l'Università.
Come nelle occasioni storiche alla presentazione c'erano i «costruttori» di questa svolta epocale: il sindaco di Monopoli, Emilio Romani; Enzo Lavarra, membro della commissione Industria ricerca e energia del Parlamento europeo; Angelo Consoli, Direttore dell'ufficio europeo della Foundation on Economic Trends, presieduta dal professor Rifkin; Alexander Vrachnos, Fondatore della Società ellenica per l'idrogeno. Ovviamente i capisaldi dell'intesa sono stati illustrati dal Vice Presidente e Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia Sandro Frisullo.
Ma mai come in questo caso le personalità presenti sono testimoni di un interesse e di un sostegno significativi: Sindaci, forze locali e soprattutto industriali. Ma anche i messaggi giunti non sono casuali: da quello del vice presidente della commissione europea e commissario ai Trasporti Antonio Tajani a quello del presidente della regione Sicilia.

«Sono davvero entusiasta. Parlerò dì questo progetto con tutte le personalità che mi sarà dato di incontrare in giro per il mondo e le incoraggerò a venire in Puglia per incontrarvi e ripartire con il chiaro messaggio che la terza rivoluzione industriale è davvero possibile, Bari e la Puglia lo hanno chiaramente dimostrato, e adesso il resto del mondo può guardare a voi e ispirarsi al vostro modello». È stato questo il viatico consegnato con un Video messaggio da Jeremy Rifkin alla Conferenza.
Una rivoluzione che sta già portando i suoi frutti perché in Puglia non si è all'anno zero. La scelta delle fonti rinnovabili e la scelta dell'idrogeno non fanno che arricchire quella filiera dell'energia che rappresenta il valore aggiunto e il fattore trainante delle piccole e medie imprese e delle industrie regionali. «Non so se c'è un nesso, e stiamo approfondendo i dati, ma certamente un qualche legame ci deve essere se la Puglia oggi è una delle Regioni che cresce di più», ha osservato Sandro Frisullo.
La Regione crede molto nelle rinnovabili e in questo progetto ed anche se il mormorio che si è sollevato a livello romano sulla validità della sostenibilità di questa scelta dovesse prendere corpo (il riferimento è ad alcune notizie di agenzia, N.d.R.), Frisullo ha dichiarato che il progetto sarà portato avanti «anche con le sole forze regionali».
Quest'iniziativa, ha sottolineato il vice presidente della Regione, rappresenta oltre che una reale opportunità di lavoro anche un'interfaccia di qualità con la realtà mediterranea con cui la Puglia ha un'antica familiarità.

Questa della Puglia non è una sia pur lodevole «fuga in avanti». Si sta concretizzando nell'alveo degli orientamenti europei, come ha sottolineato Enzo Lavarra, ripercorrendo le linee delle iniziative europee.
«L'energia e i mutamenti climatici – ha sottolineato Lavarra – sono per l'Ue temi assolutamente prioritari. Gli obiettivi quanto mai ambiziosi fissati lo scorso anno dal Consiglio europeo hanno trovato opportuna attuazione nelle recenti proposte della Commissione. È comunque importante notare che l'”economia dell'idrogeno” ha la sua principale fonte di ispirazione nella visione esposta dall'allora Presidnte della Commissione europea Romano Prodi nel discorso da lui tenuto nel 2003 in occasione di una conferenza: “Cerchiamo di essere chiari su ciò che rende il programma europeo sull'idrogeno veramente lungimirante. Il nostro scopo dichiarato è di passare gradualmente a un'economia dell'idrogeno pienamente integrata e basata su fonti energetiche rinnovabili per la metà di questo secolo”.
In linea con questa visione lungimirante, Il Par1amento ha approvato lo scorso maggio una Dichiarazione scritta in cui raccomandava di “mettere a punto entro il 2025 in tutti i paesi membri dell'Ue un'infrastruttura a idrogeno decentralizzata, dal basso verso l'alto” quale pilastro della Terza rivoluzione industriale».

fonte: vglobale.it

Raffadali, acqua comunale inquinata

L'acqua dei serbatoti comunali di Raffadali è inquinata. Lo ha accertato l'Asl. Preoccupato e molto amareggiato il sindaco, Silvio Cuffaro, che è stato costretto a interrompere l'erogazione nelle case dei raffadalesi.

"Si tratta di una ulteriore tegola che si abbatte sulla già difficile situazione idrica a Raffadali - dice il sindaco - e arriva proprio quando, avendo avuto rassicurazioni da parte del Voltano in ordine a una maggiore dotazione idrica, stavo per revocare la mia precedente ordinanza con cui avevo sospeso l'erogazione nelle zone esterne del paese, alle quale veniva offerto il servizio autobotte. Tutto questo è stato predisposto per non appesantire molto le famiglie che abitano nel centro storico".

Per Cuffaro "purtroppo gli sforzi dell'amministrazione vengono ora vanificati da questo inconveniente legato alle tracce di inquinamento riscontrate prima dell'ingresso dell'acqua nei nostri serbatoi".

"Non se ne può più - aggiunge - Sono stanco di questa situazione. Il Consorzio del Voltano e Girgenti Acque dovranno assumersi le loro responsabilità. Mi auguro che la distribuzione possa essere ripristinata quanto prima". Il sindaco ha chiesto l'intervento del prefetto.

fonte: lasicilia.it

Accesso al mare, obbligo di legge

CANCELLI, sbarramenti, paletti, recinzioni. Esistono molte maniere per impedire l'accesso al mare. In comune hanno un unico elemento: sono illegali. Lo ha stabilito il 16 febbraio 2001 la terza sezione penale della Corte di Cassazione: "Nessuna proprietà privata e per nessun motivo può impedire l'accesso al mare alla collettività se la proprietà stessa è l'unica via per raggiungere una determinata spiaggia".

Dunque negare l'accesso al mare è un atto illegale. Ma frequente. Lo ha denunciato il ministro ombra dell'Ambiente Ermete Realacci con un'interrogazione parlamentare in cui si cita una serie di abusi. In provincia di Siracusa, nel lungo tratto di costa tra il faro Massoliveri e l'Arenella, nella zona del Plemmirio, i cancelli che impediscono l'accesso al mare sono aumentati del 50 per cento in un anno. Due di questi cancelli sono stati eliminati il 14 luglio grazie a un intervento della Procura.

Stesso discorso, fa notare Realacci, per gli stabilimenti balneari. Nonostante la Finanziaria del 2006 abbia stabilito che "è fatto obbligo ai titolari di concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia antistante l'area compresa nella concessione, anche al fine della balneazione", in molte regioni la spiaggia pubblica è diventata ormai un lontano ricordo: tra ombrelloni, lettini, chioschi e spogliatoi, i gestori dei lidi stanno privatizzando il mare.

Sono oltre 5 mila, gli stabilimenti balneari disseminati lungo il perimetro dello stivale dal Friuli Venezia Giulia alla Liguria, isole comprese. Dati che vengono confermati dal dossier sulle spiagge in concessione del litorale romano presentato pochi giorni fa da Legambiente: solo 10 stabilimenti su 53 lasciano libero accesso al litorale. Se proviamo a estendere questo dato ai 7.375 chilometri di litorale di cui dispone il nostro paese, scopriamo che esiste una tassa occulta sul mare, una tassa tollerata nonostante le indicazioni precise che vengono dalla magistratura.

Secondo il Manuale di autodifesa dei bagnanti, pubblicato dai Verdi, la rinuncia al diritto collettivo avviene a tutto vantaggi di pochi: il gestore di 10 mila metri quadrati di arenile paga in media 850 euro al mese. Nel 2005, a fronte di un fatturato di quasi 2 miliardi di euro, i gestori delle spiagge hanno pagato allo Stato poco più di 40 milioni di euro. I gestori sostengono che queste cifre sono adeguate perché organizzare uno stabilimento balneare comporta un lavoro lungo e faticoso. Resta il fatto che si tratta di un piccolo tributo versato allo Stato per un'occupazione di spazio significativa.

Ecco alcuni dei numeri contenuti nel rapporto della Legambiente. In Liguria su 135 chilometri di spiagge solo 19 sono liberi. In Emilia Romagna 80 chilometri su 104 sono occupati da bagni privati. Nel Lazio, in Abruzzo, in Calabria, in Basilicata, in Toscana metà della spiaggia è occupata da lettini e ombrelloni. Invece in Campania ci sono 130 chilometri di spiagge con libero accesso a fronte di 80 chilometri di spiagge con stabilimenti e in Puglia le spiagge libere arrivano al 75 per cento. In Sicilia e Sardegna le spiagge senza dazi sono quasi ovunque la norma (con qualche eccezione come Mondello dove si fatica a trovare qualche centimetro libero di sabbia).

fonte: repubblica.it

lunedì 21 luglio 2008

Gela, la capitale della petrolchimica dice no agli impianti eolici

E’ una delle capitali della petrolchimica italiana. In anni di industrializzazione selvaggia ciminiere e raffinerie hanno devastato le coste ma, stranamente, ora è pronta ad alzare le barricate contro un nuovo impianto per la produzione di energia eolica. Come dire: le fonti rinnovabile fanno più paura delle vecchie raffinerie che negli anni hanno reso l’aria irrespirabile provocando anche centinaia di casi di malformazioni neonatali.

INCOERENZA - E’ il paradosso di Gela che da giorni è in fermento dopo che l’Enel ha annunciato che intende realizzare tra Licata e Gela il primo campo eolico off-shore del Mediterraneo. Uno dei più ambiziosi progetti sulle fonti rinnovabili con un investimento di oltre 500 milioni di euro che a regime produrrà energia elettrica per 1.150 milioni di chilowattora, sufficiente a soddisfare il fabbisogno di 400 mila famiglie e soprattutto evitando emissioni di CO2 in atmosferica per oltre 800 mila tonnellate annue. In epoca di caro petrolio una vera boccata di ossigeno.

CROCIATE - Ma il combattivo sindaco di Gela, Rosario Crocetta, ha già avvertito: «Faremo le crociate, questo impianto sul nostro territorio non si deve fare». Il progetto dell’Enel ha puntato su un territorio già fortemente compromesso da punto di vista ambientale e non aveva messo in conto questo tipo di reazione da parte degli amministratori locali. Tra l’altro si tratta di un impianto off-shore cioè verrà realizzato in mare, ad una distanza minima di 3 miglia dalla costa. E quindi anche visivamente le pale eoliche non deturperebbero il paesaggio più di quanto non avvenga già con le mostruose sagome del petrolchimico.

«CONDANNATI PER L'ETERNITA'» - Ma è proprio quel che contesta il sindaco, esponente del partito dei Comunisti Italiani: «Non siamo contrari in se all’eolico. Ma siamo contrari a realizzare questo impianto in una zona già fortemente compromessa sotto il profilo ambientale. Non possiamo essere una città condannata per l’eternità». Secondo il primo cittadino anche la sovrintendenza ai beni culturali di Caltanissetta si sarebbe espressa contro il nuovo impianto eolico. L’Enel intanto va avanti: il progetto è già stato presentato al ministero dell’ambiente con la richiesta di valutazione dell’impatto ambientale.

fonte: corriere.it

Privatizzazione, Parchi in rivolta

Quando alla guida del ministero per l'Ambiente c'era Altero Matteoli, lo scandalo riguardò il sistematico tentativo di lottizzazione dei vertici degli allora 23 Parchi nazionali. Manovra in parte fallita in seguito alla disfatta del centrodestra nelle elezioni regionali del 2005. Ora il suo successore Stefania Prestigiacomo lamenta che le aree protette sono diventate "un poltronificio", ma dietro la denuncia secondo i difensori dei Parchi si nasconde un pericolo persino peggiore.

Ad ascoltare i gridi di allarme di ambientalisti e Federparchi, la minaccia questa volta è quasi mortale e viene da lontano. Prima il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha inserito 19 dei 24 enti che gestiscono le grandi aree naturali protette tra quelli inutili da abrogare. Decisione frutto, pare, di un automatismo sbagliato nella scrittura della prima versione del Dpef. Nelle stesure successive il testo è stato effettivamente corretto ("l'utilità" degli Enti Parco rimane comunque sub iudice e dovrà essere valutata di anno in anno), ma negli orientamenti della maggioranza la sostanza è rimasta intatta. La manovra economica prevede infatti tagli consistenti, con la riduzione del numero dei dipendenti di supporto impiegati in attività non istituzionali e la riduzione degli stanziamenti per la contrattazione integrativa.

Colpi di scure che rispondono alla filosofia illustrata sabato dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo nel corso di un convegno. I Parchi, ha tuonato, sono diventati "una sorta di poltronificio". "Non dico di privatizzarli - ha proseguito - ma privata dovrà essere la loro gestione". L'idea dell'esponente del Pdl che ha preso il posto di Matteoli è quella di affidare a delle fondazioni non solo i 24 parchi nazionali, ma anche le riserve e le oasi naturalistiche.

Una soluzione che non piace né alle associazioni ambientaliste né a Federparchi, l'organizzazione che riunisce le oltre 150 aeree protette italiane. "E' una provocazione priva di senso perché i costi di gestione sono irrisori - commenta il presidente Matteo Fusilli - i consiglieri degli enti parco non ricevono indennità e partecipano alle riunioni come atto di volontariato, fuori dall'orario di lavoro".

Oggi i Parchi offrono impiego a circa 80 mila persone di cui 4 mila negli enti di gestione. Un terzo dei comuni italiani ha il proprio territorio compreso in un'area protetta, mentre solo quelli Nazionali coprono oltre il 5 per cento della superficie. Nel triennio 2001-2004 hanno fatto registrare 155 milioni di presenze turistiche, con un giro d'affari tra gli 8,5 e 9,3 miliardi di euro, quasi un punto percentuale del Pil. Un dato costante, malgrado il calo del 2,7 per cento registrato nello stesso periodo a livello nazionale.

"Andando avanti su questa strada - denuncia ancora il presidente di Federparchi - da primi ci troveremmo ultimi: siamo stati noi italiani a inventare la gestione dei Parchi allargata a scienziati, enti locali, imprenditori illuminati. L'Europa ci ha seguito su questa strada perché ha visto che funzionava e ora dovremmo fare marcia indietro?". "L'ipotesi di trasferimento della gestione a fondazioni private - conclude Fusilli - sembra segnalare la volontà di sgravare il pubblico di una responsabilità che invece gli spetta sempre e comunque, perché riguarda la pianificazione del territorio e la tutela di beni inalienabili come le acque, le foreste, le coste, la flora e la fauna selvatiche".

Ragionamento condiviso dal Cts, il Centro turistico studentesco e giovanile. "I parchi - afferma il vicepresidente Stefano Di Marco - sono un patrimonio di tutti: una grande ricchezza per il nostro paese. E' necessario che lo stato investa per valorizzare queste aree che, oltre a custodire la natura più bella che l'Italia può offrire, svolgono un'importante funzione sociale".

fonte: repubblica.it

In arrivo le auto elettriche Zenn: 100 km con un euro di corrente

Il nome è parte della sua storia, Zenn sta per Zero Emissions No Noise, in altri termini automobile senza emissioni inquinanti e senza rumore. E' una city car elettrica dal prezzo accessibile. Sul mercato canadese Zenn sarà venduta al prezzo di 15 mila euro (fonte Repubblica online 18/07/2008). La velocità massima è abbastanza contenuta, soltanto 40 km all'ora, e l'autonomia non è proprio da lunghi viaggi, soltanto 80 km, ma tutto il resto fa della Zenn l'auto ideale per muoversi in città.
Come ogni city car è piccola e si parcheggia facilmente. Ma il vero punto di forza è nel risparmio di carburante. Il rifornimento avviene attaccandosi letteralmente alla presa della corrente di casa. In base alle press release, l'automobile elettrica Zenn percorre 100 km con 1 euro. Sembra un sogno ma non lo è. Zenn sarà commerciata in Canada e presto anche in Messico e in alcuni Stati degli Usa. Speriamo presto anche in Europa.

fonte: ecoage.it

Eutanasia per i cavalli del West

Nell’America del 2000, nessuno impersona i miti del Far west meglio dei cavalli selvaggi, i «wild mustangs» che popolano le Grandi praterie e le Montagne rocciose, indipendenti e fieri come i cow boys di un tempo. Ma per gli allevatori di bestiame, per gli agricoltori e per gli ambientalisti, questi animali, il cui numero raddoppia ogni quattro anni, incominciano a rappresentare un grosso problema. Si calcola che ve ne siano almeno 33 mila in libertà e 30 mila in cattività in enormi recinti del Kansas e dell’Oklahoma. E quelli liberi arrecano danni sempre più gravi alle sorgenti di acqua, all’erba, alle piante, sottraendo cibo ad altri animali e mettendo a rischio specie in via d’estinzione come le tartarughe, gli uccelli del deserto e i montoni del Wyoming. Così, in nome dell’equilibrio ecologico e biologico, per la prima volta è iniziata, tra polemiche furenti, una campagna per l’eutanasia dei «mustangs». A proporre una sorta di selezione della razza dei cavalli selvaggi eliminandone i più deboli e i più anziani fu la rivista Audubon, la Bibbia degli animalisti, in un articolo di Ted Williams del 2006 che venne bollato di eresia.

Williams, uno scienziato, li definì «equini ferali», ammonendo che la loro invasione stava diventando un pericolo per il Far west. A sorpresa, alcuni mesi fa, tra il raccapriccio del pubblico, l’Ufficio federale della gestione del territorio, al quale sono affidati i cavalli selvaggi, ne cooptò la proposta e la presentò al Congresso a Washington. L’Ufficio federale aveva, e ha, un programma per l’adozione dei «mustangs» da parte dei privati, «adopt a horse». Ma la crisi economica sta riducendo le adozioni al minimo, e il costo dei 30 mila in cattività sta salendo alle stelle, assorbe 26 dei 37 milioni di dollari del suo bilancio. Ha spiegato Arlan Hiner, un dirigente: «È una situazione insostenibile, bisogna fare subito l’eutanasia a 6 mila mustangs ». Quegli animalisti che ancora difendono i cavalli selvaggi accusano Audubon e l’Ufficio federale della gestione del territorio di falso e di atrocità. L’avvocato Virginia Parant, la direttrice della Campagna per la preservazione del mustang, protesta che i danni maggiori alla natura e alle altre specie li causano gli allevatori bestiame «con le loro sterminate mandrie di vacche».

La Parant gli rinfaccia l’Ufficio federale di non aver protetto i «mustangs» in libertà dai cacciatori di frodo che ne rivendono la carne, e di averemandato al macello altri in cattività. E chiede al Congresso di farlo oggetto di un’inchiesta e di vietargli l’eutanasia. Secondo il New York Times, che ha pubblicato foto impressionanti di elicotteri all’inseguimento dei cavalli selvaggi per spingerli nei «corral », i recinti per il bestiame, l’alternativa potrebbe essere il controllo delle nascite. Il giornale ha citato Jay Kirkpatrick, un altro scienziato: «Abbiamo le tecnologie necessarie—afferma — ma non le finanziamo né adoperiamo adeguatamente». Hiner dell’Ufficio federale lo contesta: «Al momento, siamo in grado di sterilizzare una puledra solo per due anni, ed è impossibile sterilizzarle tutte». La maggioranza degli americani sembra schierata per i «mustangs», e se a settembre, quando sarà chiamato a pronunciarsi, il Congresso approverà l’eutanasia, potrebbero esserci degli scontri. Nel 2001, quando emersero episodi di maltrattamento dei cavalli, l’Ufficio federale fu vittima di un attentato: il Fronte di liberazione della terra, un gruppo rivoluzionario verde, mise una bomba in un suo locale.

fonte: corriere.it

sabato 19 luglio 2008

PARTE 'ANIMAMBIENTE' PER EFFICIENZA ENERGETICA IMPRESE

Il risparmio energetico è un vantaggio economico per le imprese, oltre che una pratica di responsabilita' socio-ambientale e una leva di reputazione aziendale. Questo il messaggio che emerge chiaro da questo primo workshop AnimAmbiente organizzato da Anima per il sociale nei valori d'impresa, l'associazione no profit dell'Unione degli Industriali e delle imprese di Roma, presso il Tecnopolo Tiburtino, in collaborazione con UIR, Confindustria Lazio, Tecnopolo, Agenzia Regionale per l'Ambiente, Azienda Ambiente e Territorio della Camera di Commercio di Roma.

"I tempi sono maturi perché la sostenibilità e l'efficienza energetica diventino anche in Italia un fattore di competitività, oltre che un elemento della responsabilita' d'impresa", ha dichiarato la presidente di Anima, Ilaria Catastini che ha aperto i lavori insieme a Brunetto Tini, Presidente del Tecnopolo: "Il nostro obiettivo è quello di garantire alle aziende insediate all'interno dei tecnopoli romani le migliori condizioni di operativita' in termini di gestione e risparmio. Con un investimento complessivo di circa 20 milioni di euro, verranno a breve realizzati al Tecnopolo Tiburtino un impianto di cogenerazione centralizzato ed impianti fotovoltaici su aree pubbliche e private".

Carlo Noto La Diega, Consigliere Anima, Presidente di Secit e di Fise, ha moderato l'incontro. "Il risparmio energetico che di solito viene affrontato nel sistema 'macro', ha invece un grande ed importante risvolto nel 'micro', nelle piccole e medie imprese" ha dichiarato. Secondo Marina Migliorato, Vicepresidente di Anima e Responsabile CSR e Rapporti con le Associazioni di Enel "è necessario coniugare responsabilmente ambiente ed energia: questa è la sfida della Sostenibilità.

Filippo Tortoriello, Incaricato dal Presidente di Confindustria Lazio per Energia e Ambiente lancia l'idea del "risparmio energetico come 'fonte virtuale' di approvvigionamento. L'efficienza energetica associata all'utilizzo di tecnologie per produrre energia da fonti rinnovabili è il binomio vincente" - sostiene. Secondo Unione degli Industriali e delle imprese di Roma "L'aumento del costo dell'energia sta dando sempre di più una connotazione strategica a tutte le attività e le iniziative che puntano al risparmio e all'efficienza energetica. Per questo UIR e' impegnata da tempo sulle tematiche di energie e ambiente attraverso il Consorzio Energia Roma che eroga servizi in tale ambito e una specifica consiliatura incaricata che si confronta con i soggetti istituzionali locali di riferimento".

"Dal nostro punto di vista - dichiara infine Corrado Carrubba, Commissario straordinario di ARPA Lazio - un'impresa attenta all'ambiente e alle sfide dell'innovazione e' un soggetto maggiormente affidabile e responsabile con il quale confrontarsi in un'ottica moderna del controllo ambientale".

fonte: ambiente.it
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Passatempo Preistorico

Moonstone Madness

Pronti a partire, pronti per distruggere tutto? Bene, allora fate un salto indietro nell'era preistorica e immergetevi in questa nuova avventura dal gusto tribale. A bordo del vostro cinghiale dovrete raccogliere le gemme preziose necessarie per passare alle missioni successive, saltando gli ostacoli se non volete perdere il vostro bottino e distruggendo i totem a testate per conquistare altre gemme utili. Inoltre, una magica piuma vi catapulterà verso il cielo dove punti e gemme preziose sono presenti in gran quantità, per cui approfittatene! cercate di completare la missione entro il tempo limite, utilizzando le FRECCE direzionali per muovervi, abbassarvi e saltare, e la SPACEBAR per prendere a testate i totem.

Change.org|Start Petition

Blog Action Day 2009

24 October 2009 INTERNATIONAL DAY OF CLIMATE ACTION

Parco Sempione - Ecopass 2008