venerdì 31 luglio 2009

Il futuro solare dell'India

Altre notizie sul piano solare indiano - annunciato sui giornali indiani ai primi di giugno - sono state diffuse in questi giorni dalla stampa internazionale. Ora Reuter pubblica anche gli obiettivi intermedi e rivela che il piano, battezzato "National Solar Mission" verrà presentato ufficialmente a settembre: una buona carta da giocare in vista dei negoziati di Copenhagen.

Una mossa cui prestare attenzione perché è un passo deciso ed è il passo di un gigante. Delhi, come avevamo raccontato il mese scorso, ha deciso di muoversi per diventare una nuova superpotenza delle rinnovabili: partendo dal livello attuale, prossimo allo zero (3MW), mira per il 2020 ad ottenere dal sole 20GW e punta a quota 100GW entro il 2030 e infine a 200GW al 2050.

La "National Solar Mission" nella sua prima fase avrà 3 obiettivi intermedi: al 2012 si arriverà a1-1,5GW, al 2017 a 6-7GW per averne 20 al 2020. Tramite obblighi di installazione e incentivi a ricerca e produzione, l’obiettivo del piano che da 19 miliardi di dollari è di arrivare a far scendere i costi di produzione dei pannelli solarie dunque alla grid parity (il momento in cui produrre elettricità da fotovoltaico costerà uguale a produrla con quelle più economiche) nel 2020.

Si punterà su grandi impianti di solare a concentrazione ma anche sulla generazione diffusa. Il progetto è di avere un milione di tetti fotovoltaici connessi in rete e premiati con una tariffa feed in (come il nostro conto energia). Oltre a questo si porterà l’elettricità con il sole a 3 milioni di case che al momento non ce l’hanno. I pannelli fotovoltaici saranno resi obbligatori per tutti i nuovi edifici pubblici. Quelli per l’acqua calda per tutti i nuovi edifici (sia pubblici che commerciali) che ospitano molte persone, come gli ospedali, gli alberghi, i complessi residenziali: si vogliono installare nella priam fase 40-50 milioni di metri quadrati di il pannelli per solare termico.

Una spinta in avanti quella dell’India sul solare per capire le dimensioni della quale basta rapportarle ai dati dell’International Energy Agency. Le previsioni IEA al 2020 parlano di 27 GW di capacità installata per il fotovoltaico dell’intero pianeta mentre, alla stessa data, il piano indiano prevede per il paese da solo una capacità di 20 GW: più di tre quarti di quella mondiale prevista dall’IEA.

L’India insomma sembra intenzionata a seguire la strada dell’altro gigante, la Cina (vedi editoriale su Qualenergia.it): crearsi una green economy forte, ponendo così le basi per un ulteriore sviluppo economico più sostenibile e nel contempo potendo dimostrare sul piano dei negoziati internazionali di stare agendo contro il cambiamento climatico, pur senza accettare limiti sulla CO2.

L’India infatti, anche se l’anno scorso si è data un programma d’azione contro il cambiamento climatico, ha sempre rifiutato limiti alle emissioni. Il paese, quarto emettitore mondiale, ma ventesimo per emissioni procapite, con 1,166 miliardi di abitanti di cui il 25% sotto la soglia di povertà, ha sempre visto le pressioni dell’occidente a ridurre le emissioni come una sorta di intrusione coloniale che mette a rischio la crescita del paese. Lo sviluppo delle rinnovabili invece è una buona strada per contribuire alla lotta al global warming creando ricchezza e soddisfando la crescente fame di energia del paese, che attualmente conta sul carbone per il 68% del fabbisogno elettrico e mira a costruire anche nuove centrali sporche da qui al 2012.

Ecco dunque il piano trentennale per il solare, che, secondo i calcoli di Delhi dovrebbe comportare una riduzione delle emissioni pari a 42 milioni di tonnellate di CO2. Non basterà da solo a fermare le emissioni del gigante che secondo i dati della Banca Mondiale crescono del 5% annuo e ammontano a 1402 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente, ma sicuramente farà emergere una nuova potenza della green economy e indirizzerà il gigante verso uno sviluppo più sostenibile. Oltre a dare all’India un’ottima carta da giocare al tavolo dei negoziati sul clima di Copenhagen, dimostrando buona volontà nella lotta la global warming e ottenendo, probabilmente, in cambio che parte del fondo contro i cambiamenti climatici per i paesi poveri vada a finanziare anche il solare indiano.

fonte: qualenergia.it

Dalla UE 34 mln per rendere sostenibile “l'oceano di domani”

Fino a 34 milioni saranno assegnati a grandi progetti di ricerca multidisciplinare che coinvolgano partner da diversi paesi e settori. Lo ha annunciato oggi la Commissione Europea in linea con politica marittima integrata lanciata dall’Unione nel 2008. La pressione umana che mare e oceani stanno subendo tramite lo sviluppo di attività come la trasporto marittimo, l’energia offshore, il turismo costiero, la pesca e l’acquacoltura può determinare una grave minaccia per l’ecosistema marino. Oggi, la Commissione europea ha lanciato “Invito a presentare proposte di ricerca. Oceani coprono circa il 70% della superficie terrestre, ma l’attività umana sta aumentando la pressione esercitata su di loro. Questa minaccia sia sostenibile degli ecosistemi marini e le attività marittime. L’obiettivo del suddetto bando “L’oceano di domani” è quello di aiutare la Commissione UE a capire come gli ecosistemi marini ed artici rispondano a una combinazione di fattori naturali ed indotti dall’uomo.
I progetti selezionati saranno finanziati attraverso fondi differenti e dovranno rientrare in tre tematiche: 11 milioni di euro sulla ricerca in ambito delle conseguenze del cambiamento climatico nella regione artica, sia sul piano economico che ambientale; 12,5 milioni nell’ambito dell’impatto umano sulla vita marina e le conseguenti ricadute sui settori economici, come i trasporti, la pesca o il turismo; 5 milioni sul potenziale impatto a livello degli ecosistemi marini dello stoccaggio del carbonio nei sub-fondali. Il termine per l’appello è il 14 gennaio 2010 e progetti selezionati verranno annunciati entro l’autunno dello stesso anno. Janez Potočnik, Commissario UE per la Scienza e la Ricerca ha dichiarato: “ Le attività marittime impattano sulla vita acquatica e viceversa. Vogliamo incoraggiare scienziati marini, oceanografi e ricercatori a lavorare insieme al fine di capire meglio l’interconnessione tra ecosistemi marini e azione dell’uomo. Il bando “L’oceano di domani” ci aiuterà a conciliare gli obiettivi di realizzare una crescita economica sostenibile e la salvaguardia dei nostri mari e oceani”.

fonte: rinnovabili.it

Kharochhan, l’isola eolica del Pakistan

E’ solo una piccola isola di pescatori nel Mar Arabico, terra di insenature e mangrovie situata a 150 chilometri a sud del Pakistan, eppure Kharochhan si può considerare anni luce avanti rispetto al resto del Paese, in materia di protezione ambientale e qualità della vita. A rendere tale questo territorio subtropicale, da sempre costretto ad sostenersi energicamente tramiti cherosene, è stata l’istallazione di cinque turbine eoliche che ad oggi provvedono a rispondere ai bisogni di illuminazione di un quinto delle case (100 su 550 circa).
Ciò che può sembrare un investimento come un altro per Mohammad Arif, pescatore ed isolano, è “una benedizione”: “Ciascuno di noi può risparmiare fino a 1.500 rupie (18 dollari) altrimenti spesi sul cherosene. Non ho potuto permettermi di educare i miei figli, ma ora manderò due delle mie quattro figlie a scuola”.“Siamo poveri e con scarse risorse. I nostri ragazzi diventano pescatori di solito e le ragazze si occupano della casa rimanendo analfabete. Questo denaro potrebbe aiutarci a migliorare il futuro”, ha aggiunto.
A mezz’ora di navigazione dalla terraferma, ha spiegato Jamali Nadeem, segretario generale dell’Associazione umanitaria che si è occupata dell’iniziativa, lo sviluppo Kharochhan è stato ostacolato dall’isolamento geografico. “Il nostro progetto è quello di evitare il degrado ambientale e contribuire a fornire alla popolazione una vita sociale attiva”, nella convinzione che un’operazione del genere si possa replicare in tutto il Pakistan che in questo moment si trova ad affrontare una catastrofica crisi energetica. Secondo il Pakistan Meteorological Department il Paese avrebbe la potenzialità di generare 50.000 MW tramite l’energia del vento, soprattutto nella Provincia meridionale di Sindh.

fonte: rinnovabili.it

Eolico: l'Africa sfrutta il vento del nord

Uno dei luoghi più caldi del mondo è destinato a divenire il sito della più ambiziosa impresa africana nella battaglia contro il riscaldamento globale.
Nel nord del Kenia, vicino al lago Turkana, sorgerà infatti il più grande parco eolico del continente.
Fino ad oggi, solo i paesi nord africani come il Marocco e l’Egitto avevano investito su questa tecnologia, tuttavia i progetti inziano lentamente a fiorire anche a sud del Sahara e la nuova istallazione andrà ad integrare la già presente produzione di energia verde keniota costituita soprattutto dall’idroelettrico (75%), seguito dal geotermico. Nonostante ciò attualmente, meno di una bitante su cinque ha accesso all’energia elettrica.
Il nord del Paese è costantemente battuto dal vento e il nuovo impianto ne sfrutterà le potenzialità attraverso il posizionamento, entro il 2012, di 365 turbine della potenza di 850 kW per una capacità totale di 300 MW.
Il costo, stimato in 700 milioni di euro, verrà finanziato per il 30% dalla Banca africana di sviluppo e per il 70% da istituti di credito del Kenia e del Sud-Africa.

fonte: rinnovabili.it

De Lillo: a Roma meno Pm 10 con i bus a idrogeno

L’assessore all’Ambiente Fabio De Lillo ha partecipato, oggi a Roma, alla conferenza stampa intitolata “Prima linea sperimentale: progetto trasporto pubblico – autobus a idrogeno a Roma”, in linea con la politica del risparmio energetico e della riduzione delle emissioni nocive del trasporto pubblico.
“Il progetto H2 -TPL presentato oggi è molto interessante poiché finalizzato alla riduzione delle emissioni di gas serra e al ricorso a fonti di energia rinnovabili”, ha dichiarato De Lillo. “In tema di inquinamento atmosferico ci tengo a sottolineare che nel 2009 il numero di superamenti di Pm 10 si è notevolmente abbassato. Basti pensare che nei primi 7 mesi (1 gennaio – 30 luglio) abbiamo avuto oltre il 50% di superamenti in meno rispetto allo stesso periodo del 2007. Desidero ringraziare l’Atac, azienda sempre più leader nel settore della mobilità sostenibile e importante punto di riferimento per l’assessorato all’Ambiente” ha infine concluso l’assessore.

fonte: rinnovabili.it

giovedì 30 luglio 2009

I cibi biologici? Costano di più ma nutrono come quelli industriali

Il cibo biologico non è più sano di quello industriale. È il sorprendente risultato pubblicato dai ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine sull’American Journal of Clinical Nutririon. La differenza principale è esclusivamente il costo: per un prodotto etichettato come biologico, infatti, si è disposti a pagare molto di più. Ma la potenziale naturalità dell’alimento non sembra comportare alcun beneficio aggiuntivo per la salute.

LO STUDIO - La ricerca, riportata sui siti dei maggiori quotidiani d’oltremanica, tra cui l'Independent, è stata commissionata dalla Food Standards Agency del governo britannico per poter fornire alla popolazione gli elementi corretti per una scelta informata e ponderata al momento della spesa. Gli scienziati hanno passato in rassegna 162 pubblicazioni che nell’ultimo mezzo secolo hanno affrontato l’argomento. Da una rilettura sistematica e comparativa di questi studi hanno concluso che non esistono significative differenze tra l’alimentazione industriale e quella «più naturale». Sono, infatti, minime le discrepanze degli apporti nutritivi forniti dai cibi biologici e quelli preparati tradizionalmente. Tanto minime da non avere alcuna rilevanza per la salute, sia che si tratti di alimenti vegetali sia che si tratti di vivande di origine animale. Le differenze più sostanziali sono state trovate nei livelli di azoto e fosforo riscontrati nei diversi prodotti, ma i ricercatori ritengono si tratti soprattutto di una questione di fertilizzanti e maturità al momento del raccolto, con insignificanti conseguenze per i relativi apporti nutrizionali.

DISACCORDO - Non tutti ovviamente condividono i risultati raggiunti. Tra i principali antagonisti Peter Melchett, direttore strategico della Soil Association, racconta il suo disappunto alla Bbc: «L’analisi accantona la maggior parte degli studi che paragonano le differenze nutrizionali dei cibi biologici e non. Senza una ricerca di raggio molto ampio è difficile giungere a conclusioni che possano far chiarezza, non considerando il fatto che non esistono studi soddisfacenti sugli effetti di lungo termine che i pesticidi possono provocare nella salute umana».

fonte: corriere.it

L'Aquila: grazie all'eco-villaggio crescono le foreste

Meraviglia Spa, azienda leader nella costruzione di edifici a basso consumo energetico, e LifeGate Impatto Zero® si sono accordate per costruire un nuovo villaggio in Abruzzo, nella zona colpita dal terremoto.
Compenseranno le emissioni di CO2 prodotte dai sistemi di riscaldamento delle abitazioni dei prossimi cinque anni piantando 68.000 mq nuove foreste in Costa Rica e oltre 7.500 mq nuove foreste in Italia.
La nuova costruzione sarà in grado di ospitare 430 sfollati garantendo il rispetto delle ultime normative in materia anti-sismica e assicurando i più elevati standard ambientali che conferiscono la certificazione energetica “Classe A”.
Il nuovo villaggio, composto da sei edifici, sorgerà tra Cese di Preturo e Sant’Antonio all’Aquila.
La consegna del primo edificio è prevista entro settembre 2009.

fonte: rinnovabili.it

Trasporto su rotaia per un commercio eco-sostenibile

Uno studio del Cer ha rilevato che eliminando il trasporto su gomma e trasferendolo su rotaia si potrebbe avere, a livello europeo, una riduzione del 10% delle emissioni di anidride carbonica e del 7% per quanto riguarda il gas.
A causa dell’aumento dei carburanti e dei costi dei trasporti il commercio potrebbe spostarsi su ferrovia. Da questo potrebbero trarre benefici anche le maggiorile direttrici, tra cui la Genova-Rotterdam, con la conseguente diminuzione sulle strade del flusso di veicoli stimato in una riduzione pati a 1000 veicoli circa, ha dichiarato il coordinatore dell studio Werner Rothengatter.
Se venisse imposta ai camion la tassa sui carburanti si stima che, entro il 2020, si potrebbe ottenere una riduzione del 24% del traffico merci europeo su gomma. ‘‘La completa internazionalizzazione dei costi esterni, unita ad una maggiore efficienza delle infrastrutture ferroviarie”, ha concluso Rothengatter, ‘‘potrebbe portare ad un incremento del 30% della quota di mercato ferroviario per i trasporti pesanti sulla lunga distanza”.

fonte: rinnovabili.it

Gli Europei e la coscienza ecologica negli acquisti

“La battaglia contro i cambiamenti climatici deve essere combattuta su tutti i fronti e ciascuno deve dare il proprio contributo, non solo le imprese e i governi, ma anche i consumatori. Acquistando prodotti rispettosi dell’ambiente e del clima, il consumatore invia il giusto segnale ai produttori, i quali rispondono a loro volta producendo prodotti più ecologici”. E’ l’opinione del commissario UE per l’ambiente Stavros Dimas a commento dell’ultima indagine effettuata dall’Eurobarometro sull’atteggiamento dei cittadini europei in merito al consumo e alla produzione sostenibili. Un’indagine che peraltro dimostra una crescente sensibilità dell’Europa consumatrice nei confronti dell’impatto ambientale dei prodotti, tanto da divenire fattore decisionale prima di un acquisto per l’83% degli europei. I più attenti risultano essere i greci, che al 92% hanno dichiarato di tenere conto dell’impatto ambientale dei prodotti che acquistano, i meno sensibili i cechi (62%). Il campione si è invece diviso a metà in merito alla credibilità delle affermazioni dei produttori sull’efficienza ambientale dei loro prodotti; più fiduciosi gli olandesi con il 78%, maggiormente scettici i bulgari con solo il 26%.
Altro dato importante, circa il 46% dei cittadini dell’UE – soprattutto britannici – ritengono che il modo migliore per promuovere i beni ecologici sia quello di duplice intervento a livello di tassazione: diminuire le imposte sui primi a scapito invece dei prodotti dannosi per l’ambiente. Il 49% degli intervistati si sono dichiarati nettamente a favore a che i dettaglianti promuovano i prodotti ecologici accrescendone la visibilità sui loro scaffali o destinando un angolo apposito o ancora, fornendo informazioni migliori ai consumatori.
Il sostegno è andato anche alle etichette ambientali, sebbene non siano granché influenti al momento dell’acquisto: circa il 72% ritiene che in futuro dovrebbe essere obbligatoria un’etichetta indicante le emissioni di carbonio derivanti dal prodotto. Un’etichetta sulle emissioni di CO2 riportante l’importo totale dei gas a effetto serra emessi durante l’intero ciclo di vita, dalla fabbricazione allo smaltimento.

fonte: rinnovabili.it

Eolico: in Calabria 18 nuovi aerogeneratori

Grazie all’autorizzazione della regione Calabria ad Andali, provincia di Catanzaro, sono iniziati i lavori per la costruzione di un impianto eolico che sarà in grado di coprire il fabbisogno energetico di 65.500 abitanti.
Solgenera, che si occuperà della realizzazione dell’impianto concluderà i lavori entro la fine del 2010.
Verranno posizionati 18 aerogeneratori in grado di fornire 72mila MWh di energia all’anno, che ridurranno drasticamente le emissioni dannose: è previsto un calo di 50.400 tonnellate di CO2, 180 tonnellate di ossido d’azoto (NOx), 100 tonnellate di anidride solforosa (SO2) e saranno risparmiate 16mila tep (Tonnellate equivalenti di petrolio).

fonte: rinnovabili.it

mercoledì 29 luglio 2009

In Ghana codici a barre sugli alberi per fermare la deforestazione

Il governo del Ghana ha firmato un accordo con una società britannica, la Helveta, per fermare l'esportazione di legname tagliato illegalmente, nella speranza di salvare le foreste del Paese dal disboscamento selvaggio. Presto, su tutti gli alberi del Ghana sarà applicato un codice a barre che consentirà di monitorare, attraverso un software specifico, eventuali esemplari mancanti.

NUOVO CONTROLLO - «Questo sistema permetterà non solo ai governi e alle aziende, ma anche alle Ong e alle Comunità locali, di controllare eventuali irregolarità», ha spiegato Fredua Agyeman, direttore tecnico per il settore delle foreste al ministero dell'Ambiente. Negli ultimi anni, il Ghana è stato uno tra i pochi Paesi africani a siglare un accordo con l'Unione europea, tra i principali importatori di legname, che prevede l'istituzione di un sistema di licenze per garantire che siano rispettate le leggi in vigore nei Paesi produttori.

fonte: corriere.it

Lo stimolo verde secondo ENEA

La crisi economica ha fatto diminuire temporaneamente le emissioni (con un calo in atto del 6% all’anno per il 2008-2009) e allentato la pressione sulle risorse, ma non per questo si deve insistere meno sulle soluzioni per ridurre la CO2 e perseguire l’indipendenza energetica. Anzi: proprio in queste soluzioni va cercata la strada per il rilancio dell’economia. Nell’ ultimo rapporto ENEA, “Energia e ambiente 2008”, presentato ieri (vedi allegato), si parla dell’opportunità di un “green stimolus” fatto soprattutto di investimenti in nuove tecnologie per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili ma anche della necessità di “equilibrare il mix energetico” inserendo anche l’atomo a fianco delle rinnovabili.

Le strade da seguire in ordine di efficacia e realizzabilità, secondo il rapporto: efficienza energetica, rinnovabili, cattura della CO2 e nucleare. Un ordine di priorità giustificato dai dati forniti dal rapporto, come quello dei costi di abbattimento della CO2 delle varie soluzioni: con le tecnologie per l’efficienza che sono le uniche a costo negativo, cioè che fanno subito guadagnare anziché spendere. L’efficienza energetica negli usi finali, spiega l’ENEA, potrebbe da sola contribuire per il 40% al raggiungimento degli obiettivi europei del 2020: con un contributo, del 10% dall’industria e del 14 dai trasporti e del 16% dal residenziale, responsabile del 30% dei consumi energetici italiani.

Da questo punto di vista fondamentale integrare nell’edilizia le nuove tecnologie e le fonti rinnovabili ( “una buona occasione il Piano Casa”, si sottolinea), ma anche pianificare a livello più ampio, di quartiere e non di singolo edificio. Un esempio interessante di quel che si può fare: le “vertical farms”, come quella che ENEA sta proponendo per Milano nella sede dell’Expo 2015, una struttura di 30 piani, con ciascun piano occupato da una serra per prodotti agricoli che possono soddisfare la domanda di 40.000 consumatori, utilizza energia rinnovabile, non produce rifiuti a perdere, è a zero emissioni, ma soprattutto evita che i prodotti abbiano l’elevato contenuto di energia che è collegato al trasporto dalla campagna alla città.

E l’efficienza è anche al centro del “green stimolous” di cui parla ENEA. Alcuni numeri significativi sono quelli del progetto ENEA per ridurre del 20% i consumi di 15mila edifici pubblici: una spesa di 8,2 miliardi di euro che crea valore aggiunto per 14 miliardi di euro, assieme a 148mila posti di lavoro e un aumento del PIL di 0,6%.

Un rilancio economico da perseguire anche tramite le rinnovabili. Interessanti in questo senso le parole del presidente di ENEA, Luigi Paganetto, sul solare termodinamico rilasciate a margine dell’affollatissima presentazione, proprio nel giorno in cui al Senato è passata la mozione del PdL che minaccia di togliere finanziamenti a questa tecnologia, bollata come poco utile o addirittura “non compiutamente ecologica” (a proposito si veda intervento di Giovan Battista Zorzoli di Ises su Qualenrgia.it). ''Ritengo singolare che questo accada, perchè sul solare termodinamico siamo leader del mondo'', ha commentato Paganetto.

In Italia, d’altra parte, già ora alle rinnovabili viene dedicato solo il 15% del budget sulla ricerca energetica, contro il 25-45% di paesi come Spagna, Danimarca, Svezia o Germania, sottolinea il rapporto “Energia e ambiente 2008”. Una denuncia che però sembra stridere con la posizione di ENEA sul ritorno al nucleare, che vedrà l’ente (firmatario la settimana scorsa di un accordo in proposito con il Commissariat à l'Energie Atomique francese) impegnato in prima linea.

Per ENEA infatti l’atomo è necessario ad un mix energetico equilibrato e non va visto come in competizione con le rinnovabili. Che il ritorno a una tecnologia costosa e problematica come il nucleare non possa che finire per drenare ulteriori risorse alle vere fonti pulite, infatti, si capisce già da alcune delle motivazioni contenute nella mozione contro il solare termodinamico passata ieri al Senato (e che dimostrano una scarsa conoscenza della tecnologia in questione): secondo i senatori D’Ali e Gasparri, primi firmatari del provvedimento, il solare a concentrazione sarebbe svantaggioso rispetto all’atomo perché necessiterebbe di ben 120 ettari di spazio per produrre l’energia che due reattori nucleari farebbero in soli 65-70 ettari…

fonte: qualenergia.it

CONSIGLIO UE, VIA LIBERA A NORMA SALVA-FOCHE

Ultima tappa per lo stop all' import nell'Ue delle pelli di foca e dei prodotti derivati, proposto dalla Commissione Ue e gia' approvato dal Parlamento europeo: oggi il Consiglio dei ministri degli Esteri dei 27 ha adottato formalmente il nuovo regolamento. Secondo la norma salva-foche, l'arrivo sul mercato Ue sara' consentito solo ai prodotti della tradizionale caccia, legata a motivi di sopravvivenza, praticata dalle popolazione degli Inuit che abitano in Alaska, Canada, Groenlandia e Russia. I prodotti frutto della caccia condotta per una gestione sostenibile delle risorse marine potranno essere commercializzati solo senza scopo di lucro e l'importazione concessa solo se di natura occasionale, esclusivamente per beni di uso personale dei viaggiatori. Il divieto di commercio riguarda tutti i prodotti derivati da tutte le specie di foche e include pelli, organi, carni, olio e grasso, che possono essere impiegati per medicine e cosmetici. Diversi Stati membri della Ue hanno gia' adottato o intendono adottare norme che proibiscono il commercio di prodotti derivati dalle foche e il regolamento quindi rende omogenee le diverse norme, in modo da evitare frammentazione e distorsione del mercato europeo. La norma salva-foche entrera' in vigore venti giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'Ue e le regole armonizzate diventeranno efficaci nove mesi dopo, dando a Commissione e Stati membri il tempo di mettere a punto le necessarie misure di attuazione.

fonte: ansa.it

Fotovoltaico per prodotti bio

Si chiama ''progetto fotovoltaico diffuso'' l'esperimento romano a cavallo tra fotovoltaico e agricoltura biologica e vede coinvolti un gruppo d'acquisto di un quartiere romano, un'azienda agricola, una mutua di finanza autogestita e un produttore di impianti fotovoltaici. I cittadini comprano un impianto fotovoltaico per l'azienda agricola e questa fornisce loro prodotti dell'agricoltura biologica. Il progetto vede il coinvolgimento di un gruppo d'acquisto critico e solidale (nello specifico il GAS Prati di Roma); un'azienda agricola; una mutua di finanza autogestita (Mag Roma) e un produttore di impianti fotovoltaici. Attraverso la continuita' dell'acquisto di prodotti agricoli biologici, contrattualizzata tra GAS e azienda agricola, si realizzano le condizioni per generare un equilibrio economico che vale complessivamente circa 650.000 euro in 20 anni. C'e' poi un finanziamento, che rappresenta il volano del progetto, per un impianto fotovoltaico da 20 kWp. E' erogato dalla Mag a tasso contenuto e permette la disponibilita' di una somma (144.200 euro) da investire in progetti coerenti con i suoi principi. In questo progetto l'intervento di Mag aumenta le risorse in termini di capitale economico e patrimonio sociale per sviluppare progetti di micro finanza. In particolare accoglie, in qualita' di soci, unita' produttive (azienda agricola e realizzatore impianto), potenzialmente in grado di promuovere progetti di microfinanza di ampio respiro (che coinvolgano cioe' molte persone). Inoltre, acquisisce un capitale, pari a 25.889 euro in sei anni, e promuove finanziariamente un progetto che consente l'affermazione di una rete di relazioni capace di incentivare un'economia reale sostenibile, locale e solidale. L'azienda agricola acquisisce l'impianto fotovoltaico con un beneficio economico complessivo superiore a 44.000 euro e la facolta' di co-gestire un capitale di 144.220 euro per progetti di sviluppo in qualita', creando un sodalizio fiduciario con una unita' di acquisto dei suoi prodotti e accresce la sua reputazione acquisendo il titolo di azienda CO2-free.

fonte: greenplanet.net

Legambiente: «Ecco l'Italia del cemento pericoloso»

“Quello di Agrigento non è caso isolato. C’è in Italia un lungo elenco di opere pubbliche a rischio cemento taroccato, un business sul quale la mafia ha evidentemente messo le mani”. Il vice presidente di Legambiente Sebastiano Venneri commenta così la notizia del sequestro del nuovo ospedale San Giovanni di Dio ad Agrigento perché realizzato con cemento depotenziato. “La vicenda di alcuni manufatti crollati con il sima in Abruzzo e il caso di questo ospedale – dice Venneri – sono la punta di un iceberg che nasconde uno scenario inquietante. Le mafie, che molto spesso detengono il monopolio nella produzione e distribuzione del calcestruzzo, hanno lucrato nel corso degli ultimi 30 anni fornendo alle opere pubbliche tanta sabbia e poco cemento”.

Tra le opere pubbliche al vaglio della magistratura per calcestruzzo depotenziato ci sono anche il nuovo padiglione dell’ospedale di Caltanissetta, gli aeroporti di Palermo e di Trapani, il viadotto Castelbuono e la galleria Cozzo-Minneria dell’autostrada Palermo-Messina, il lungomare di Mazara del Vallo, il porto turistico di Balestrate, l’approdo di Tremestieri di Messina e il porto Isola – Diga Foranea di Gela. E addirittura il Palazzo di Giustizia di Gela e il Commissariato di Polizia di Castelvetrano. È questo l’elenco stilato da Legambiente sulla base dei dati delle Procure.

Un vero e proprio scandalo, insomma, frutto di una condotta criminale molto più diffusa di quanto si possa immaginare. “L’ospedale San Giovanni di Dio – aggiunge Mimmo Fontana, presidente di Legambiente Sicilia – è un edificio costruito negli anni delle opere pubbliche finalizzate ad alimentare il sistema tangentizio, quando a prevalere era il principio della totale irresponsabilità. L’importante era fare soldi, anche a costo di mettere a serio rischio la popolazione. Rimane adesso da verificare la solidità di tante altre opere pubbliche segnalate dalla Protezione Civile”. Infatti è addirittura molto più lunga la lista di edifici pubblici a rischio per “cemento molle” al vaglio della Protezione civile siciliana per verificare che rispondano ai criteri antisismici: su 48 edifici verificati, 43 non hanno superato i test. Un fatto assai grave in una Regione che ha il 90% dei Comuni ad alto rischio sismico. Anche in questo caso la colpa principale è del cemento depotenziato e il fenomeno riguarda altre Regioni italiane come Campania, Calabria, Molise e Veneto.

Tra gli edifici più a rischio ci sono proprio gli ospedali: il Cervello di Palermo, l’Ospedale Civico di Partinico, il poliambulatorio Biondo, il padiglione 6 dell’Ospedale Piemonte di Messina. Ma anche il cine-teatro di Porto Empedocle, tante chiese, parrocchie, scuole e asili nido. A Tropea c’è una scuola media in via Coniugi Crigna il cui calcestruzzo è talmente scadente che l’ingegnere chiamato a redigere una relazione tecnica ha chiesto l’immediata demolizione dell’edificio. “Metti meno cemento e più sabbia” raccomandava a un suo compare un boss della mala reggina intercettato mentre si costruiva la scuola pubblica Euclide a Bova Marina, appaltata dalla di Reggio Calabria. “Meno di 250 kg non lo può pompare – rispondeva l’altro – perché altrimenti rischia di bruciare una pompa del valore di 300.000 euro per gettare il cemento a 200 kg”. Un bello spaccato di prassi e mentalità mafiosa.

LE INCHIESTE APERTE
Ecco l’elenco delle opere pubbliche al vaglio della Magistratura per cemento taroccato

Sicilia
Galleria Cozzo-Minneria, Autostrada Palermo Messina
Torrente Braemi, Superstrada Licata
Porto Isola – Diga Foranea, Gela
Palazzo di Giustizia, Gela
Nuovo padiglione Ospedale di Caltanissetta
Viadotto Castelbuono, Autostrada Palermo Messina
Approdo di Tremestieri, Messina
Aeroporto di Palermo
Aeroporto di Trapani
Porto turistico di Balestrate
Lungomare di Mazara del Vallo
Commissariato di Polizia di Castelvetrano

Calabria
Galleria in località Palizzi (RC), statale 106
Scuola pubblica Euclide, Bova Marina
Scuola media, via coniugi Crigna, Tropea

Veneto
Lotti 9 e 14 dell’autostrada A31Valdastico (VI)

Molise
Variante autostradale a Venafro

fonte: lanuovaecologia.it

Tre industrie cinesi inquinano più della Gran Bretagna

Che la Cina fosse ormai il primo produttore di gas serra al mondo è notizia ormai datata. Quella che arriva oggi da un appello di Greenpeace, è, se vogliamo, un dettaglio, ma molto significativo.
Infatti, secondo l’associazione ambientalista, le emissioni di gas a effetto serra delle tre più grandi aziende energetiche cinesi nel 2008 sarebbero maggiori addirittura di quelle dell’intero stato britannico.
Il motivo va ricercato in gran parte nella combustione degli impianti industriali dove il carbone la fa da padrone, e quindi questo rende particolarmente nocive le loro emissioni che in anni di sostenuta richiesta energetica hanno segnato pesantemente la “impronta ecologica” del gigante asiatico. Secondo il rapporto di Greenpeace, le tre principali industrie del Paese per produzione e generazione, China Huaneng Group, China Datang Corp e China Guodian Corp, producono almeno la metà delle emissioni a effetto serra del Paese, cioè 769 milioni di tonnellate.
“Bruciando il 20% del carbone cinese nel 2008, le (10) aziende (energetiche) – dicono a Greenpeace – hanno emesso l’equivalente di 1 miliardo e 440 milioni di tonnellate di anidride carbonica”, dice il rapporto – per contro, la stima provvisoria sulle emissioni totali nel 2008 del Regno Unito, che ha capacità generativa di circa un decimo rispetto alla Cina, è di 623,8 milioni di tonnellate.

fonte: rinnovabili.it

martedì 28 luglio 2009

Piano Casa 4 mesi dopo: la pagella di Legambiente

“Tanto rumore per nulla. O quasi. Doveva servire a ridare slancio in tutta Italia al settore edilizio in crisi. Doveva servire ad ammodernare e migliorare qualitativamente il patrimonio edilizio esistente e quello futuro. Se questi erano gli obiettivi il risultato è un sostanziale fallimento”. A quattro mesi dall’annuncio del Piano Casa, Legambiente da la pagella al provvedimento e soprattutto a come è stato applicato nelle varie regioni. Dal piano infatti – spiega Edoardo Zanchini, responsabile energia e urbanistica è scaturito un “un puzzle” di regolamenti che da come risultato regole diverse in ogni regione italiana.

Ecco così, che ci troviamo “ da un lato la Toscana, la Provincia di Bolzano e la Puglia, che hanno praticamente bloccato l'attuazione del provvedimento o posto seri vincoli, e dall’altro Veneto e Sicilia, che da subito si sono fatte paladine di una applicazione "generosa" con premi in cubatura dispensabili praticamente a qualsiasi tipo di edificio dovunque e comunque fosse collocato”. Così se in metà delle regioni italiane varranno degli standard energetici obbligatori come riferimento per gli interventi che permetteranno di migliorare la prestazione degli edifici, nell’altra metà si potrà continuare a costruire male e a danno di chi in quegli edifici andrà a vivere, oltre che dell’ambiente.

Nel dossier (vedi allegato) l’associazione esamina appunto i regolamenti di applicazione del Piano Casa nelle varie regioni e dà delle pagelle che ne valutano gli aspetti ambientali quali attenzione al risparmio energetico e tutela del territorio. Dall’indagine emergono tre soli promossi: la Regione Toscana, la Provincia di Bolzano che prevede alti standard energetici con la certificazione CasaClima C, nonché la Regione Puglia, (anche se – specifica il dossier – “andrà tenuta sotto controllo la deroga ai piani regolatori concessa ai Comuni”).Tutte le altre Regioni invece dice il comunicato dell’associazione “si barcamenano in modo diverso tra i vari criteri”.

Per quel che riguarda l’energia ad esempio sono previsti obblighi in Toscana, Puglia, Piemonte, Emilia Romagna, Basilicata, Lazio, Lombardia, Marche, Umbria e in Provincia di Bolzano. Nessuna indicazione se non di tipo generico in Veneto, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Campania e Molise. In alcune di queste regioni c’è un bonus opzionale, ma “quello che è importante sottolineare – si spiega nella presentazione del dossier - è la differenza tra chi punta a migliorare le prestazioni energetiche degli edifici e chi vuole spingere semplicemente gli interventi.”

“Si è persa l’occasione per dare un chiaro messaggio di innovazione al settore delle costruzioni –commenta Zanchini – perché ancora una volta si è cercata la via più breve per risollevare le sorti del mercato edilizio. Siamo di fronte a una crisi del settore che non è congiunturale, veniamo da 10 anni di espansione edilizia e nonostante ciò nel Paese si vive una drammatica situazione sociale, con centinaia di migliaia di persone sotto sfratto e di famiglie che non riescono a pagare le rate del muto e dell’affitto”.

Per Legambiente i problemi abitativi si risolverebbero con un’edilizia popolare ma da questo punto di vista il governo ha stanziato troppo poco: fondi che “permetteranno di realizzare solo 5mila alloggi di edilizia residenziale pubblica il prossimo anno. Una cifra ridicola, che non è possibile nemmeno confrontare con quel che succedeva nel 1984, quando il settore pubblico realizzava direttamente attraverso l’edilizia sovvenzionata 34mila abitazioni e promuoveva attraverso l’edilizia agevolata o convenzionata 56mila abitazioni. Questi provvedimenti non risolveranno i problemi, anzi. Chi oggi non è proprietario dell’immobile in cui vive ed ha problemi di morosità e sfratto continuerà ad averli, mentre dilagheranno interventi diffusi di ampliamento che riguarderanno soprattutto le seconde case.”

“Se si vuole dare un futuro al settore edilizio - continua il comunicato dell’ associazione - bisogna dare risposte all’emergenza abitativa e legarla a un vasto programma di riqualificazione energetica di case, quartieri, periferie. L'edilizia è oggi, a tutti gli effetti, uno dei più interessanti cantieri della Green economy ma per affrontarla in modo utile bisogna indicare da subito la strada del futuro” Come? “Introducendo la certificazione energetica di tutti gli edifici, prevedendo uno standard obbligatorio di Classe A con un contributo minimo delle fonti rinnovabili in tutti gli interventi edilizi. E accompagnando questo processo con regole chiare, adeguata fornitura di servizi e incentivi - a partire dalle detrazioni del 55% a regime - che aiutino la messa in sicurezza statica degli edifici anche attraverso interventi di demolizione e ricostruzione.”

fonte: qualenergia.it

Consiglio ambiente Ue: accelerare i negoziati sul clima. Confermato il meno 30% di emissioni

I ministri dell'ambiente europei riuniti nella città svedese Åre hanno preso un impegnativo pacchetto di decisioni e definito la road map dell'Ue riguardo ai negoziati sui cambiamenti climatici a 5 mesi dalla conferenza Onu che si terrà a Copenhagen.

I presidenti dei due gruppi di lavoro dell'Unfccc, Michael Zammit Cutajar, presidente dell' Ad hoc working group on long-term cooperative action (Awg-Lca) e John Ashe, presidente dell' Ad hoc working group on further commitments for Annex I Parties under the Kyoto Protocol (Awg-KP) sono intervenuti al Consiglio ambiente per illustrare quella che secondo loro è l'attuale situazione dei negoziatio climatici. L'impressione è che nell'insieme il ritmo dei negoziati ufficiali per Copenhagen sia troppo lento, ma anche che negoziati parallelli come il recente G8 o il Major Economies Forum (Mef) on energy and climate forum e gli accordi ed i contatti bilaterali possano dare un impulso al processo negoziale.

Il ministro dell'ambiente italiano, Stefania Prestigiacomo, ha relazionato sui risultati del G8 e del Mef del L'Aquila e la posizione italiana e dei ministri dei Paesi dell'est dell'Ue è sembrata ormai molto lontana dalla minaccia di veto contro il pacchetto clima-energia 20-20-20 dell'Unione europea e dalla richiesta di non procedere se gli altri Paesi, soprattutto Usa ed emergenti, non prenderanno impegni simili.

I ministri dell'ambiente hanno infatti discusso dell'importanza dell'obiettivo del non superamento dei 2 gradi di temperatura in più rispetto all'epoca pre-industriale e del rafforzamento dei negoziati in autonno.

L'obiettivo 2 gradi appare più credibile perchè tutti i paesi del Mef, compresi quindi giganti come Cina, India, Brasile, lo hanno fatto proprio ed i Paese del G8 si sono dati l'obiettivo di un taglio del 50% delle loro emissioni nel 2050, un obiettivo molto lontano ma comunque simbolicamente importante, visto che i Paesi del G8 e del Mef insieme rappresentano l'80% delle emissioni mondiali di gas serra.

Il ministro dell'ambiente della Danimarca, Connie Hedegaard, ha invece fatto un rendiconto dei riservatissimi Greenland dialogue, la rete informale dei ministri dell'ambiente dei maggiori Paesi del mondo che si ritrovano per fare il punto della situazione lontani dalla stampa e dalle Ong.

Secondo una nota della presidenza di turno svedese dell'Ue «La discussione ha messo in evidenza l'importanza del ruolo dell'Ue nei progressi fatti al G8 ed al Mef e l'Ue ha ricevuto un forte sostegno a opero seguire in quanto leader nel settore. L'Ue rappresenta una forma negoziatrice unica composta da 27 Paesi che hanno ciascuno le loro competenze particolari e le loro reti di contatti».

Il ministro dell'ambiente della Svezia, Andreas Carlgren (nella foto), ha spiegato che «L'Ue ha preso la testa presentando gli obiettivi più ambiziosi mai proposti da un gruppo di Paesi. À Copenhagen prenderemo il ruolo di leader al fine di far accelerare il ritmo dei negoziati. Gli altri Paesi devono seguire l'Ue facendo di più. Il fossato tra le richieste della scienza e il messaggio messo sul tavolo è davvero troppo grande. I Paesi dell'Ue utilizzeranno tutti i loro contatti per poter migliorare le possibilità di parlare con una sola voce e di pervenire a un accordo ambizioso sul clima che diminuisca sufficientemente le emissioni di gas serra e che sia sufficientemente finanziato. I Paesi industriali e i Paesi ad economie emergenti devono chiaramente diminuire le loro emissioni».

Il governo di centro-destra svedese punta quindi a azzerare ogni ritrosia e a presentarsi a Copenhagen con molta decisione.

Non a caso la discussione si è dilungata su aspetti molto concrete come i finanziamenti e il commissario Ue all'ambiente, Stavros Dimas, ha presentato un rapporto sul tema : «A breve termine - ha detto - sono i Paesi in via di sviluppo che hanno il più grande bisogno di aiuto per fare in modo che abbiano strategie di diminuzione delle loro emissioni e perché prendano delle misure per adattarsi ai cambiamenti climatici».

Poi Dimas ha spiegato che la proposta di riduzione del 30% delle emissioni Ue rispetto al 1990 entro il 2020, punta a trovare un accordo sufficientemente ambizioso a Copenhagen, insomma l'Ue punta ad una via di mezzo rispetto alle richieste di Cina, India e Paesi in via di sviluppo che chiedono ai Paesi ricchi il 40% in meno.

«La nostra offerta non comporta alcuna condizione - continua Carlgren - Utilizzeremo il nostro passaggio dal 20 al 30% come leva per ricevere offerte sufficienti da parte degli altri Paesi - con tanti saluti alle minacce di veto italiane e dei Paesi dell'est del 2008. - L'Ue darà il suo ultimo mandato ai negoziati di Copenhagen. Abbiamo bisogno di riduzioni di emissioni sia nei Paesi industrializzati che nelle economie in rapida crescita».

Nella nota finale dell'incontro di Åre si legge: «Nel corso della riflessione sul processo di negoziazione nella prospettiva di Copenhagen, si è sottolineato il ruolo vitale che lo slancio politico riveste ai fini del conseguimento di un accordo. Nei prossimi mesi occorre che si mantenga un vero sentimento di urgenza: l'orizzonte di possibilità sia dal punto di vista politico che ambientale è limitato, e un fallimento a Copenhagen non può e non dovrebbe essere contemplato - questo, semplicemente, non è concepibile. Nonostante alcuni segnali incoraggianti, il cammino è ancora lungo per giungere ad un risultato concertato e occorrerà passare alla marcia superiore nelle negoziazioni per assicurare il successo a Copenhagen.

Nelle prossime riunioni a Bonn in agosto e a Bangkok in settembre e ottobre sarà necessario incentrarsi sulla semplificazione del testo di negoziato, identificando settori di convergenza sia in generale che per quanto riguarda le opzioni specifiche che sono state proposte dalle parti. Alcune questioni fondamentali sono ancora irrisolte sia a livello interno che esterno.

L'Ue dovrà pertanto avvalersi di un approccio parallelo che sarà di:
1. continuare ad inviare messaggi forti alle controparti di negoziato;
2. elaborare una prospettiva per l' accordo a Copenhagen;
3. mettere a punto un mandato completo ben prima della Conferenza a Copenhagen.

In questo contesto l'Ue deve rimanere unita e inviare messaggi comuni chiari. È stata sottolineata l'importanza di uno sforzo diplomatico coordinato e rafforzato dell'Ue e dei suoi Stati membri con l'insieme dei principali partner di negoziato, in particolare gli Stati Uniti e i paesi Bric».

fonte: greenreport.it

La filiera corta fa bene al Pianeta?

Il concetto di "filiera corta", come scelta "verde", nonostante stia prendendo sempre più piede, non rappresenta la soluzione più "ecosostenibile". Lo rivela uno studio della Defra, il ministero britannico alle politiche agricole ed ambientali. La realtà, secondo la Defra, è ben più complessa, se rapportata alla realtà europea dove i consumatori vogliono sì cibo "green", ma non sanno rinunciare a trovare qualità di frutta e verdura tutto l'anno sugli scaffali. Se in determinate circostanze frutta e verdura coltivata in loco rappresentano la soluzione migliore, ci sono casi in cui il consumo energetico produce gas serra superiori a quelle emesse dal trasporto. Il tema di "food miles", spesso affrontato su GreenPlanet, è uno dei problemi che maggiormente preoccupano i consumatori attenti all'impatto ambientale. Paesi con condizioni climatiche favorevoli, come Italia e la fascia mediterranea consentono di ridurre quei consumi necessari a riscaldare le serre dove, al nord, si coltivano frutta e verdura, in ossequio del dogma del km0.
Il riscaldamento globale potenziale, dovuto alla produzione di pomodori e fragole in Spagna, pollame in Brasile ed ovini in Nuova Zelanda - recita il Comparative Life Cycle Assessment of Food Commodities report ( la valutazione comparativa sul ciclo produttivo alimentare) -, rimane inferiore, se gli stessi prodotti fossero made in England, "nonostante le emissioni di gas serra dovute al trasporto".
Per questo, se i consumatori, come dimostrano, non sanno adattarsi all'elemento di stagionalità, bisogna rivedere i canali di approvvigionamento senza escludere le importazioni di prodotti freschi.
"Non ci sono dubbi: gli alimenti prodotti all'estero hanno un'impronta ambientale ( carbon footprint) inferiore a quelli britannici," ha commentato Adrian Williams della Cranfield University, uno degli autori della ricerca. "La produzione locale non riduce l'impatto ambientale degli alimenti. Ed è paradossale come i consumatori, mossi dalle migliori intenzioni, acquistino prodotti che in realtà hanno un così limitato effetto benefico".
Nella ricerca della Defra, sviluppata in due anni di studio, si evidenzia come siano molti i prodotti che, una volta sugli scaffali dei supermercati, si presentano con caratteristiche d'impatto ambientale così diverse dalle previsioni. Mele e agnelli dalla Nuova Zelanda, bovini e pollame dal Brasile, patate dall'Israele e fragole e pomodori dalla Spagna risultano, in effetti, meno inquinanti di come sarebbero se prodotte sul territorio. A proposito dei polli brasiliani, per esempio, la comparazione risulta perdente inserendo i consumi dovuti al trasporto, ma sui metodi d'allevamento no, a meno che sul terreno britannico non vengano allevati all'interno di strutture che utilizzano energie rinnovabili. Per quanto riguarda mele e patate coltivate in Israele risulta che l'impatto complessivo sia elevato, ma non inferiore ai prodotti locali.

fonte: greenplanet.net

Bush censurava i ghiacciai Ecco le foto tenute segrete

Le foto c'erano, chiare e dettagliate. "Un metro ogni pixel", gongola Thorsten Markus, il ricercatore tedesco volato da Brema alla Nasa per combattere la battaglia dell'ambiente: "Una risoluzione così non s'era mai vista, trenta volte superiore a quelle che avevamo a disposizione: qui si vede tutto". Cioè non si vede più nulla, perché il ghiaccio di Barrow, Alaska, non c'è più, sparito, inghiottito da quel mare Artico che è sempre meno Glaciale per il surriscaldamento. Sì, le foto c'erano: mille immagini scattate dal supersatellite intorno a sei siti a rischio sull'Oceano. Peccato che quegli scatti praticamente storici, prova visibile del global warming, fossero stati nascosti, proibiti, censurati: proprio da quel George Bush che già aveva classificato come segretissimi altri studi sull'effetto serra, compreso quello firmato, anno 2004, dal suo stesso Pentagono.

Prendete Barrow: è il villaggio più a nord del mondo, nell'Alaska fino all'altro ieri governata da Sarah Palin, con un occhio più alle trivelle petrolifere che ai ghiacci. Quattromila anime affacciate sul nulla eterno, una stazione del servizio meteorologico nazionale che si arrampicò già alla fine dell'Ottocento, e soprattutto la base del Noaa, il National Oceanic and Atmosphere Administration. Ecco, adesso nelle foto desecretate il disastro si vede a occhio nudo: questo, luglio 2006, è l'Oceano davanti a Barrow come è apparso da che mondo e mondo, con la linea dei ghiacci all'orizzonte, e questa è la stessa foto scattata nel luglio 2007, nulla di nulla: la striscia bianca non c'è più.

Le foto, straordinarie davvero, sono state fatte spuntare dal cassetto da un'agenzia governativa, l'Osservatorio geologico degli Stati Uniti, a poche ore dall'allarme lanciato sul clima dall'Accademia nazionale delle scienze, in una mossa che si presume concordata con lo staff dell'amministrazione Obama. L'ambiente è uno dei punti forti del programma di Barack, che appena un mese fa ha sbandierato come una grande vittoria l'approvazione alla Camera del pacchetto clima, malgrado le critiche dei verdi più radical delusi dal Cap and Trade, il meccanismo di compravendita dei "diritti" (ovviamente costosi) di inquinamento. Ora per il piano si prevede però una dura battaglia al Senato, dove già il presidente ha il suo bel da fare con la riforma sanitaria.

Ma le foto nascoste e riapparse aprono anche un altro fronte di lotta: quello per la sopravvivenza della ricerca scientifica. Dice Jane Lubchenco del Noaa: "Immagini come queste ormai sono la prova che cerchiamo, ma la flotta dei satelliti spia non è stata rimpiazzata e ora rischiamo il collasso. Lottiamo in un campo di battaglia in cui l'America si presenta cieca". In febbraio, scrive Suzanne Goldeberg, esperta di ambiente dell'inglese Guardian, un satellite della Nasa che trasportava strumenti per produrre la prima mappa dell'emissione di carbone intorno alla Terra è caduto nell'Antartico appena tre minuti dal decollo.

Non è un segnale incoraggiante. Ora nel piano di Obama ci sono 170 milioni per recuperare il gap. Per l'istituto di ricerca che lotta nei posti più impervi, come sulla trincea del nulla di Barrow, ne servono altri 390. Bush e Cheney facevano presto a risolvere il problema: bastava nasconderlo nel cassetto. Ma oggi il clima è cambiato, anche alla Casa Bianca. Peccato che insieme ai ghiacci siano spariti anche i fondi.

fonte: repubblica.it

Traffico e smog, l'Ecopass sotto accusa

I milanesi bocciano l'Ecopass e Letizia Moratti ripete: «Faremo un sondaggio tra i cittadini, come avevamo promesso». Ma la maggioranza incalza il sindaco e la invita a organizzare «presto» la consultazione. Magari, come vorrebbe la Lega, «con un referendum vero e proprio». Comunque, «con un coinvolgimento il più allargato possibile».

Letizia Moratti commenta i risultati del sondaggio curato da Ipso e pubblicato sul Corriere della Sera, nel quale un campione di cittadini giudica il suo operato (voto medio al sindaco è 5,5) e le politiche per la città (Ecopass non va oltre il 4,8): «Credo che il sondaggio — riassume —, che promuove il Comune per molti aspetti e mostra criticità per altri, sia importante da verificare per migliorare il nostro lavoro che vorremmo fare anche attraverso vari strumenti di controllo e di monitoraggio. Così capiremo obiettivi e priorità dei cittadini». Ma il responso su Ecopass è senza appello. Il capogruppo leghista Matteo Salvini torna a chiedere le dimissioni dell'assessore alla Mobilità, Edoardo Croci, e aggiunge: «Attendiamo al più tardi entro l'autunno il referendum con cui i milanesi possano esprimersi, in maniera vincolante per l'amministrazione comunale, sulle politiche del traffico degli ultimi tre anni». La Lega vuole inoltre un giudizio collettivo «su alcune controproposte da noi già da tempo avanzate, come la chiusura del centro storico alle auto e le targhe alterne nei mesi invernali». Anche il capogruppo del Pdl, Giulio Gallera, sollecita «una consultazione più allargata possibile, «evitando però sprechi di denaro e di risorse che un referendum vero e proprio comporterebbe».

Che il centrodestra abbia digerito a fatica l'Ecopass è un dato di fatto: «Non deve comunque essere una tassa. Per questo — insiste Gallera — va valutato sia alla luce di dati oggettivi, sia tenendo presente sentenze come quella del Tar che dal 2010 imporrebbe il pagamento anche a chi ha un diesel euro4». Moltissimi i dubbi sugli effetti prodotti dal provvedimento su smog e traffico. L'Associazione Consumatori contesta i mancati risultati dell'Ecopass e il mancato referendum, sollecitando invece una consultazione sulla chiusura al traffico dell'area interna ai Navigli. Ma l'assessore Edoardo Croci, come ovvio, difende il provvedimento: «Meno male che c'è, perché mantiene un effetto importante su traffico e inquinamento». Quanto al sondaggio Ipso, l'assessore evidenzia il fatto che «comunque emerge l'attenzione dei cittadini ai temi di ambiente e mobilità. Quindi, aspettiamo a giorni i dati del rapporto semestrale, teniamo conto di questa sensibilità e ragioniamo a partire da lì». E se Legambiente, finora sponda della Moratti in questa battaglia, dà l'ultimatum («Ci dica che cosa ha intenzione di fare da dicembre. La fase sperimentale ha funzionato, ma non si può andare avanti così. O la Giunta ha la forza di dare alla città un provvedimento serio oppure aboliamolo e si torni ai blocchi totali della circolazione»), il consigliere Enrico Fedrighini di Prc si affida ad una metafora: «Hanno chiuso il neonato nell'incubatrice sperando non se la cavasse. Invece è vivo e ha dato buona prova di sé: ma devono decidere se lo faranno diventare adulto o se è destinato a morire come molti sperano». Risponde solo Marco Osnato, presidente della commissione Mobilità: «Potremmo studiare per ecopass uno sviluppo con un aumento del costo o un allargamento della zona coinvolta». Infine, Pierfrancesco Majorino, capogruppo pd, torna ad attaccare il sindaco: «È insopportabile il suo continuo rinvio del referendum e ci auguriamo voglia fare una consultazione democratica e il più allargata possibile, non un sondaggio all'interno della sua lista...». Quanto alle prospettive di Ecopass, «sarebbe più utile chiudere il centro». Opinione sempre più condivisa.

fonte: corriere.it

lunedì 27 luglio 2009

L'incuria che uccide i boschi d'estate

Tempo di vacanze. Banale ma vero. Milioni di europei del centro e nord Europa trasmigrano verso sud: la Spagna, la Grecia, l'Italia, la Turchia, l'Egitto, il Marocco, la Tunisia, le isole mediterranee. E cosa succede? Succede che laddove ci sono ancora un po' di alberi, della bella e profumata macchia mediterranea, scoppiano puntuali, con le alte temperature estive, gli incendi.
Banale, dunque, ma neanche tanto. Perché le vacanze, nonostante la crisi, restano un impressionante fenomeno di massa. E gli incendi?
Una parte di essi sono sicuramente legati alla mancanza di educazione ambientale dei turisti: mozziconi di sigarette gettati nei boschi dal ciglio delle strade o nei campeggi, fuochi accesi senza la necessaria esperienza durante un pic-nic e magari non spenti come si deve. Provocare l'incendio di un bosco sotto il sole di fine luglio e d'agosto è troppo facile se non c'è educazione ambientale.
Ma è anche troppo dannoso. Un piccolo gesto può provocare un'impressionante escalation di danni.

Negli ultimi giorni spaventosi incendi hanno incenerito grandi superfici boschive in Sardegna e Corsica, in Spagna e in Grecia. Sei vigili del fuoco sono morti in Catalogna. Case incenerite e animali bruciati in Sardegna. Gli uomini che hanno subìto danni materiali si scagliano contro le autorità; i boschi, dopo il crepitìo delle fiamme, con la fauna annientata o fuggita, i tronchi ridotti a neri moncherini, restano ammutoliti in un silenzio di tomba. Per l'ecosistema mediterraneo è, sia pur su scala minore, una ecatombe. I giornali puntualmente si chiedono di chi sia la colpa. Ma mai nessuno che parli della necessità che si faccia più spesso, in questa Europa che si ritiene tanto civile, una seria educazione ambientale. La causa di fondo è spesso proprio lì: in un turismo che non si pone problemi e genera tragedie, come la morte di un bosco.

fonte: greenplanet.net

Climate change: i Caschi blu piantano 30mila alberi

Da Timor Est alla Georgia passando per il Congo, i Caschi blu dell’Onu hanno piantato all’incirca 30mila alberi, con il progetto di piantarne altri mille in Liberia.
Per combattere i cambiamenti climatici i Caschi blu hanno aderito al programma dell’Unep che punta a piantare 7 miliardi di alberi entro la fine del 2009. ‘‘La cura e la protezione del nostro ambiente è una preoccupazione di tutti – ha dichiarato il tenente colonnello Bello, dell’Unmil (United Nations Mission in Liberia) – e come contingente, abbiamo deciso di unire gli sforzi con la comunità per la salvezza del Pianeta”.
Piantando numerosi alberi si spera di contribuire alla lotta al climate change visto che la deforestazione è una delle principali cause di emissioni nocive, addirittura superiore al settore dei trasporti.
Fino ad oggi sono stati piantate 4 miliardi di piantine in 169 Paesi impegnati nella campagna a favore dell’ambiente: 537 milioni in Messico, 707 in Turchia e 1,4 miliardi in Etiopia.
Grazie ad un’altra missione Onu in Africa, nello Stato del Darfur, saranno piantate a breve altre 1000 piantine.

fonte: rinnovabili.it

La Sicilia brucia ancora

Un incendio di vaste proporzioni è in corso da ieri sera nella riserva naturale di Cava grande del Cassibile, nel Siracusano, una zona di grande interesse ambientalistico nei pressi di Avola antica.

Sul posto sono in azione squadre della Forestale, che stanno operando con l'ausilio di un elicottero del Centro operativo antincendio; è stato chiesto anche l'intervento di un Canadair della Protezione Civile.

Il rogo sarebbe di origine dolosa: le fiamme si sono infatti sviluppate in tre punti diversi della riserva, in un territorio particolarmente impervio, caratterizzato da un profondo canyon naturale scavato da un torrente.

Le squadre dei Vigili del Fuoco e della Forestale, coadiuvate da elicotteri e Canadair, ieri erano dovute intervenire per domare sette incendi in diverse zone della Sicilia, in particolare nella provincia di Messina e nel Catanese.

fonte: lasicilia.it

Cile: La Moneda, esempio di efficienza e sostenibilità

Il Palacio de La Moneda, sede del Presidente della Repubblica e del Ministero degli Interni cileni è pronto a compiere una rivoluzione verde in occasione del bicentenario della sua realizzazione.
L’annuncio è stato dato dal Ministro per l’Energia, Marcelo Tokman, presentando l’animazione 3D degli interventi di efficientamento e di riqualificazione energetica che saranno apportati all’edificio nel corso dei prossimi mesi. Il progetto prevede l’installazione di efficienti sistemi di illuminazione e di tecnologia al Led, un sistema di controllo della climatizzazione, l’impiego di pannelli solari termici per riscaldare l’acqua e l’istallazione di moduli fotovoltaici.
L’attuazione di queste misure ridurrà il consumo di energia elettrica di circa il 30% in termini di illuminazione e genererà un risparmio di circa il 25% sul gas naturale impiegato normalmente per fornire l’acqua calda. “In altre parole, ci farà risparmiare circa 80 milioni di pesos l’anno”, ha detto il ministro precisando che sarà anche condotto uno studio per verificare se inserire un sistema di condizionamento d’aria basato sull’energia geotermica. Tokman ha spiegato che, dal momento che il governo ed in particolare il Presidente Bachelet, sono impegnati a tutto campo nella promozione dell’efficienza energetica “ha voluto dare l’esempio e assumere un ruolo attivo per mostrare alla cittadinanza e al settore produttivo come si possano attuare progressi tecnologici” in questo campo.

fonte: rinnovabili.it

Compattatore di rifiuti ad energia solare

Nel 2003 la Seahorse Power Company ha affrontato il sistema dello stoccaggio dei rifiuti, utilizzando il meccanismo della compattazione e l’energia del sole.
Il risultato è BigBelly un bidone “tecnologico” in grado diminuire di circa cinque volte volte i rifiuti che vengono introdotti (ne può contenere circa 150 litri), con il vantaggio di diminuire i viaggi di raccolta e quindi consente un consumo dei carburante fino all’80%.
Il meccanismo di compattazione di BigBelly esercita una pressione di 1.200 libbre, ottiene il 100% della sua energia dal sole e utilizza meno di 5 watt ora/giorno La progettazione del bidone assicura una tenuta a prova di animali e di parassiti, anche conservando una facilità di utilizzo.
Il BigBelly è stato sperimentato in aree urbane strade, parchi, scuole, palestre e, all’aperto, in tutte le condizioni atmosferiche.
Ora è disponobile un nuovo modello da 200 libbre e con un ingombro ridotto del 33% rispetto al modello precedente.

fonte: rinnovabili.it

venerdì 24 luglio 2009

Tv energivore addio

Televisori, condizionatori ed elettrodomestici ad alto consumo addio: dal 2020 l'Europa, grazie a nuove misure, risparmierà più energia di quanta oggi non ne venga consumata in un paese come l'Italia. Con l'approvazione da parte della Commissione europea di nove regolamenti in materia di risparmio energetico dovranno essere rivisti al ribasso i requisiti di consumo energetico della maggior parte dei motori industriali e per casalinghi dell'Ue. La Commissione punta ad arrivare ad un consumo "intelligente" nelle fabbriche, grazie all'introduzione di "variatori di velocità" che adegueranno la potenza dei motori industriali alle effettive necessità del momento, con un risparmio di circa 135 Tw/ora all'anno.

A risparmiare non saranno però solo le grandi industrie. Negli elettrodomestici un meccanismo molto simile dovrà adeguare la potenza dei diversi prodotti alla richiesta energetica. Sotto la lente della Commissione, in particolare, sono finiti i boiler e tutti gli elettrodomestici "a calore". In questo caso il risparmio stimato è di 25Tw/ora all'anno. Dall'uscita dal mercato di televisori, condizionatori e frigoriferi "non a norma" si stima di risparmiare circa 30 Tw/ora all'anno.

fonte: lanuovaecologia.it

«32 euro per tonnellata di CO2» La Francia valuta la 'tassa carbone'

L'ex primo ministro socialista francese Michel Rocard, a capo di una commissione di esperti sul clima e l'energia, presenterà entro questa settimana al governo francese la proposta della "tassa carbone" - 32 euro per ogni tonnellata di CO2 emessa dal 2010 in poi - spiegando che si applicherà alle energie fossili, petrolio, gas e carbone.

L'imposta, che il governo deciderà se inserire o meno nella legge finanziaria del 2010, prende di mira "un buon numero di cattivi comportamenti - spiega Rocard -. In particolare quello che consiste nell'utilizzo di energie fossili, responsabili dei gas serra che trasformano il pianeta in una padella per friggere e rendono impossibile il proseguimento della vita sulla Terra".

Se la tassa venisse applicata, metà delle famiglie francesi pagherebbe circa 300 euro all'anno. La principale associazione dei consumatori, l'Ufc-que choisir, ha denunciato "una rapina fiscale". Rocard suggerisce le buone pratiche per pagare di meno: "Usare meno l'automobile, acquistarne una elettrica, mettere i doppi vetri alle finestre per risparmiare sul riscaldamento, non superare la temperatura di 19° all'interno delle abitazioni".

fonte: lanuovaecologia.it

“Destinazione Ambiente” risparmia energia, differenzia e ricicla

‘‘La riduzione dei consumi idrici, il riciclo dei rifiuti e l’utilizzo di fonti energetiche alternative – ha affermato Gianmario Tondato Da Ruos, Ad di Autogrill – devono essere elementi competitivi, capaci di incidere sui costi industriali. Forse la crisi avrà il merito di chiarirlo e cambiare l’approccio di imprese e istituzioni”. Questa la dichiarazione rilasciata durante la presentazione del progetto “Destinazione Ambiente” che Autogrill e Conai (Consorzio per il recupero degli imballaggi) hanno intenzione di portare avanti per rendere più efficiente la raccolta differenziata, diffondendola in tutti i punti di ristoro Autogrill della rete autostradale italiana.
Dalle previsioni emerge che differenziando, smaltendo e riciclando 25 mila tonnellate di rifiuti si eviterà la produzione di 12 mila tonnellate annue di CO2. All’inizio il progetto interesserà stazioni di servizio del nord Italia, poi verrà diffuso agli altri punti vendita.
Autogrill effettua già da tempo la raccolta differenziata per gli imballaggi e per i prodotti di lavorazione per un totale di 11 tonnellate di rifiuti raccolti in 50 compattatori, 250 cassonetti e 80 container.
Secondo Piero Perron, presidente di Conai, è ‘‘di grande interesse promuovere comportamenti virtuosi da parte dei cittadini e consideriamo importante che organizzazioni commerciali come Autogrill affrontino il tema ambientale”.
Con altri progetti ambientali Autogrill è riuscito a ridurre i propri consumi energetici del 5,7% nei primi sei mesi del 2009 risparmiando anche una quantità stimata di 70 tonnellate di carta all’anno.

fonte: rinnovabili.it

giovedì 23 luglio 2009

Enea-CEA, è accordo sulle rinnovabili

Una nuova sinergia energetica nasce oggi fra Italia e Francia con la firma dell’Accordo di Cooperazione per la ricerca sull’energia nucleare e sulle rinnovabili. A siglare l’intesa sono stati ovviamente le due rinomate istituzioni nel campo della ricerca: il nostro Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente (ENEA) attraverso il Presidente Luigi Paganetto e il Commissariat à l’Energie Atomique (CEA) con il Dott. Bernard Bigot, Amministratore Generale. La cerimonia ufficiale si è svolta presso la sede dell’Ambasciata francese a Palazzo Farnese a Roma, sotto l’ospitalità dell’ambasciatore Jean-Marc de La Sablière e alla presenza del Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e di rappresentanti del Governo, del Parlamento e dell’Industria di entrambe le nazioni.
Un passo, quello odierno, che concretizza il percorso intrapreso lo scorso 24 febbraio dai governi di Italia e Francia, focalizzando ufficialmente gli ambiti di collaborazione. Energia nucleare, fonti rinnovabili, scienza e tecnologie per l’ambiente, scienza dei materiali, nanotecnologie e biotecnologie per l’energia, modellistica, simulazione e calcolo ad alte prestazioni saranno dunque i settori su cui concentreranno le loro competenze scientifiche in risposta alle sfide energetiche dei prossimi decenni.
Nel dettaglio la collaborazione prevede di:
  • formare esperti di alto livello, creando le condizioni per la mobilità dei ricercatori;
  • favorire lo sviluppo e la competitività dell’Industria in materia di sicurezza e gestione dei rifiuti nucleari;
  • sviluppare reattori di quarta generazione, ricerche sui reattori veloci e sul ciclo del combustibile;
  • elaborare posizioni comuni per orientare i programmi di ricerca europei;
  • rafforzare la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie per le energie rinnovabili per abbassare i costi e per favorire lo sviluppo tecnologico delle imprese e la loro competitività a livello internazionale.
fonte: rinnovabili.it

DPEF:PER L'AMBIENTE 1,4 MILIARDI

Rispetto del protocollo di Kyoto e miglioramento della qualità dell'aria. Con "una dotazione" complessiva che sfiora 1,4 miliardi di euro in tre anni, prevista di "450 milioni di euro nel 2010, 425 milioni nel 2011 e 400 milioni nel 2012" (in totale 1,375 miliardi), sono questi gli obiettivi che si pone il Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef) per gli anni 2010-2013 per quanto riguarda la parte dedicata al ministero dell'Ambiente e in particolare per le "tecnologie a basso contenuto di carbonio e Protocollo di Kyoto". Fondamentale, si legge nel Documento, "sarà intervenire immediatamente a supporto dell'azione dei soggetti pubblici e privati per garantire il rispetto dei limiti all'emissione dei gas climalteranti, proseguendo negli interventi intrapresi dal Governo in tema di sviluppo sostenibile". Come previsto dal Patto per l'Ambiente, siglato il 7 luglio 2009 dal Governo con le principali aziende italiane, si conferma "la validità di strumenti" come "i Fondi rotativi per la promozione delle tecnologie a basso contenuto di carbonio già attivati nell'anno precedente". Fondi, prosegue il Dpef, che possono essere rivolti sia a iniziative promosse da enti, imprese e cittadini per garantire il rispetto dei parametri di Kyoto e sia di iniziative per il miglioramento della qualità dell'aria, attraverso interventi sulle PM10, le polveri sottili.

fonte: ambiente.it

In Toscana scoppia la guerra delle paludi

Il 14 giugno qui si festeggiava "il giorno della cicogna", tornata dopo secoli di assenza a fare il nido nel Padule di Fucecchio. I pulcini dal lungo becco che pigolano sulla cima della piattaforma messa in sicurezza dall'Enel durante l'inverno sono considerati la prova vivente della possibilità di realizzare uno sviluppo sostenibile. Industria e natura vicine ma non nemiche, due facce dello stesso mondo, realtà compatibili. Un sogno tenacemente inseguito ma continuamente minacciato. Ora più che mai. Perché i 1500 ettari del Padule si trovano in una delle zone a più alto rischio ambientale d'Italia, quella della lavorazione del cuoio tra Valdera, Val di Nievole e Valdarno, un insieme di aziende specializzate che garantisce occupazione a un grosso indotto ma costituisce con i suoi scarichi inquinanti un rischio perenne per l'ecosistema.

La costruzione del depuratore che incanalerà liquami e scarti delle concerie fa discutere da anni questo pezzo di Toscana ricco di fiumi e torrenti che scendono dall'Appennino. Paludi, fossi e canali, pozze naturali e falde di superficie ingoiano tutto ciò che la terra assorbe, compresi i veleni delle manifatture e gli anticrittogamici utilizzati dai vivaisti locali. E d'estate quando le acque si ritirano gli effetti devastanti dell'incuria si mostrano agli occhi dei turisti incantati a osservare il passaggio delle 190 specie migratorie, tra cui aironi e garzaie, che abitano nella riserva protetta.
Sul depuratore la decisione definitiva sarà presa solo ad ottobre. Il progetto attuale, già cambiato rispetto all'originale, non è stato ancora sottoposto a Valutazione d'impatto ambientale.

Ce n'è abbastanza per far scattare l'allarme di ambientalisti e comitati locali. "Quell'area è vincolata da una Convenzione europea", ricorda l'assessore alla Difesa del suolo della Toscana Marco Betti. "E' necessaria la Valutazione d'incidenza, che garantisca che le condizioni del territorio non peggioreranno rispetto ad ora". Le opere di mitigazione ambientale vanno fatte prima di mettere mano all'opera, un rimedio che anticipa il male, come vuole il paradosso del verbo burocratico (per gli interventi riparatori la Regione ha già stanziato 5 milioni). Intanto la consultazione si è allargata agli abitanti di Ponte Buggianese, il comune che stabilirà la localizzazione dell'impianto. "I cittadini sono convocati in assemblea per offrire suggerimenti, proposte e, soprattutto, per discutere", spiega Betti. A settembre la parola passerà al consi-glio comunale. In quell'epoca le cicogne saranno già volate via. E chissà se la prossima estate torneranno.

fonte: repubblica.it

mercoledì 22 luglio 2009

Elegante ed elettrico: ecco il Calessino

Oltre due milioni di esemplari diffusi nei cinque continenti: in fatto di vocazione globale, l’Ape Piaggio ha le carte in regola. Da oltre sessant’anni, il tre ruote italiano fa della versatilità la sua dote vincente su tutti i mercati. Pensato negli anni della ricostruzione postbellica, idoneo sia alle piccole attività commerciali sia al trasporto merci cittadino, si è reso disponibile anche alla mobilità individuale. Basti pensare all’Ape Cross e all’Ape Web. O a una delle varianti più curiose, il Calessino, ispirato al modello che negli anni Cinquanta accompagnava i divi di Hollywood in visita nelle isole e nelle più belle località del Mediterraneo e riproposto, aggiornato in ogni dettaglio salvo che nel suo fascino rétro, nel 2007.

PIU' ELEGANTE - Il Calessino ora torna a far parlare di sé con un’edizione più elegante. La livrea del nuovo modello è bianca (tinta Arctic White, per essere precisi). Le quattro porte e la capote sono in tela bordeaux. La tela, impermeabile e lavabile, è montata su una struttura in tubi di acciaio inox lucidato. Il sapore d’epoca è esaltato dagli pneumatici bicolore montati su cerchi cromati, dagli inserti in legno tropicale e dalle finiture yachting style. La selleria color crema, con profili bordeaux (ovviamente dotata di cinture di sicurezza), accoglie i tre passeggeri più il guidatore, in un ambiente che richiama subito le vacanze. Spinto da un motore Diesel a iniezione diretta di 422 cc, l’Ape Calessino è in vendita, nel nuovo allestimento, a 9.150 euro più Iva.


VERSIONE VERDE - Non è tutto: c’è anche la versione iperecologia, il Calessino Electric Lithium. Cioè: a trazione elettrica. L’allestimento è ripreso dal modello tradizionale, ma cambia la livrea, che abbina carrozzeria e parti in tela in una bicromia bianco/blu. Combinazione ripresa anche all’interno, dove la selleria color crema ha finiture blu. Un doppio trattamento di verniciatura in cataforesi della carrozzeria migliora la resistenza al clima umido misto a salsedine tipico delle località balneari. Dai centri storici (comprese le zone a traffico limitato) alle riserve naturali, dagli alberghi ai villaggi turistici, il Calessino elettrico sembra fatto apposta per servire con distinzione e gentilezza: non è soltanto un veicolo a zero emissioni, ma essendo silenzioso consente di godere appieno della natura o di attraversare i centri abitati senza recare disturbo L’autonomia è di 75 km.

PRESTAZIONI - Il cuore del Calessino “verde” è il propulsore elettrico, coadiuvato dal sistema di alimentazione Aenerbox, con batterie a ioni di litio di ultima generazione. L’adozione di questa tecnologia ha permesso di superare i limiti dei precedenti sistemi con batterie al piombo gel e al sodio nickel in termini di autonomia, peso, ingombri e tempi di ricarica. Il sistema di accumulo Aenerbox è molto performante: il rapporto peso/potenza superiore a 500 W/kg (oltre il doppio dei sistemi precedenti) si traduce in prestazioni brillanti. A parità di potenza, le batterie agli ioni di litio hanno un peso inferiore di oltre due terzi rispetto a quelle al piombo gel. Più che dimezzati i tempi di ricarica: per un ciclo di ricarica completo occorrono meno di quattro ore, con l’alimentazione proveniente dalla normale rete elettrica domestica da 220V. Il sistema Aenerbox ha un ulteriore vantaggio: a veicolo fermo, anche per lungo tempo, la batteria non si scarica. Una caratteristica di non poco conto, se si pensa all’utilizzo stagionale tipico delle attività turistiche. Il ciclo di vita delle batterie è di 15 anni (o 800 cicli di ricarica, pari a circa 60mila km), contro i 7/10 anni dei sistemi tradizionali.

DA 16 ANNI - L’Ape Calessino Electric Lithium è guidabile già a 16 anni con patente A, ma per il trasporto di passeggeri sono necessarie la maggiore età e la patente B. L’Ape più “chic” di tutti i tempi è realizzato in soli cento esemplari e costa 19.900 euro più Iva.

fonte: corriere.it

Cnel: «Mezzo milione di posti a rischio»

Fino a mezzo milione di posti di lavoro a rischio nel 2009 per effetto della crisi. È questa la prospettiva contenuta nel Rapporto sul mercato del lavoro del Cnel (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) riferita all'ipotesi peggiore per i prossimi mesi, quando «la disoccupazione continuerà ad aumentare e il ricorso agli ammortizzatori sociali sarà ancora significativo». In particolare, il rapporto messo a punto dalla commissione dell'informazione, indica la stima che nell'anno possa esserci una perdita di posti di lavoro tra le 350mila e le 540mila unità se misurati in forze di lavoro e tra le 620mila e le 820mila in termini di Ula (Unità lavorative annue). Quanto ai disoccupati, potrebbero aumentare in una forchetta che oscilla tra le 270mila e 460mila unità.

DISOCCUPAZIONE A FINE ANNO POCO AL DI SOTTO DEL 9% -
Il tasso di disoccupazione a fine anno potrebbe collocarsi, nella peggiore delle ipotesi, «poco al di sotto del 9%». Nello specifico, le tabelle indicano un range tra il 7,9% come ipotesi ottimista e l'8,6% come ipotesi sfavorevole (8,3% lo scenario base). Peggio per le donne, per le quali il tasso di disoccupazione è atteso al 10% nel dato medio annuo, nello scenario base, rispetto all'8,5% del 2008, mentre per gli uomini passerebbe dal 5,5 al 7,1%. «Cruciali» nel determinare «caratteristiche e intensità della ripresa», viene quindi sottolineato, saranno gli ultimi mesi del 2009 ed i primi del 2010. Per questo motivo, «è importante che vi sia piena consapevolezza del fatto che nei prossimi mesi potrebbero rendersi necessari ulteriori interventi per estendere e rendere ancora più flessibili i sostegni al reddito, così come diventa determinante anche l'impulso che le stesse parti sociali e le autorità regionali potranno dare agli strumenti in loro possesso (enti bilaterali, fondi interprofessionali, risorse regionali e soprattutto comunitarie)». A oggi, comunque, viene inoltre rilevato, «gli ammortizzatori sociali si stanno dimostrando più efficaci del previsto nel fronteggiare la caduta dell'occupazione» e le risorse stanziate dal governo, anche con il concorso delle regioni, destinate agli strumenti ordinari e straordinari, «coprono la maggior parte dei lavoratori».

PIL 2009 A RISCHIO CALO DEL 5,7% - La crescita dell'economia italiana nel 2009 può essere collocata all'interno di una "forchetta" i cui estremi sono compresi fra una contrazione che supera il 5,5%, attestandosi ad un -5,7% nello scenario più pessimista, ed una caduta inferiore al 5%, al 4,7%, che costituirebbe la soluzione più favorevole a partire dalle tendenze in corso. È quanto indicato nel Rapporto sul mercato del lavoro 2008-2009 del Cnel, sulla base delle stime Ref. I consumi nazionale a prezzi costanti potrebbero invece segnare un calo del 2,3%.

LA CRISI INTERNAZIONALE MOSTRA SEGNALI DI ATTENUAZIONE - Oltre ai dati negativi, nel rapporto del Cnel, si apre comunque anche qualche spiraglio positivo: «Siamo in una fase di forte difficoltà e di grande incertezza» ma, tuttavia, la crisi internazionale «sembra mostrare alcuni segnali di attenuazione. Vi sono, a livello mondiale, indicatori che appaiono rivelare una ripresa, sia pure lieve, dell'attività economica. È probabile, dunque, che il punto più basso della recessione sia stato superato».


fonte: corriere.it

Ecco il testo della folle mozione anti solare e pro nucleare di Gasparri

Incredibile ma vero. L'Italia sta recuperando terreno sul versante delle energie rinnovabili, e quindi del raggiungimento degli obiettivi che a noi spettano su questo settore nella ripartizione degli obiettivi del pacchetto clima energia varato dall'Unione europea, e la maggioranza di governo cosa fa? Mette i freni.

Sarà infatti discussa oggi pomeriggio nell'aula del senato una mozione della maggioranza di cui sono primi firmatari Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliarello, rispettivamente capogruppo e vice capogruppo Pdl , per chiudere i rubinetti dei fondi alla ricerca sul solare. Il motivo nasce da una comparazione spanno metrica che mette in relazione la tecnologia solare termodinamica con quella nucleare , ma per "apprezzare" sino in fondo l'assurda razio della mozione si invita a leggerla per intero.


Atto n. 1-00155

Pubblicato il 14 luglio 2009
Seduta n. 238

Il Senato,

premesso che:

il solare termodinamico si basa sull'impiego di due tecnologie, la prima delle quali serve a catturare l'energia solare attraverso specchi parabolici che la concentrano su contenitori puntuali o longitudinali entro cui scorre un fluido che si riscalda, raggiungendo temperature comprese tra 300 e 400 gradi centigradi, mentre la seconda tecnologia utilizza il fluido caldo così generato per produrre vapore ad alta temperatura da inviare in una turbina-alternatore di tipo tradizionale per la produzione dell'energia elettrica;

il solare termodinamico, inoltre, incontra difficoltà realizzative dovute al "siting". Occorre, infatti, reperire spazi molto ampi (i moduli standard da 50 MW come si stanno sviluppando in Spagna richiedono 120 ettari, ovvero un rettangolo di 1.200 per 1.000 metri lineari) che devono avere anche le seguenti caratteristiche: a) devono essere in una zona soleggiata (sud Italia) e vicino ad una fonte di acqua (altrimenti c'è una forte penalizzazione per il raffreddamento ad aria); b) il terreno deve essere in piano o comunque avere una limitata pendenza; c) la distanza da un possibile punto di connessione alla rete non deve essere troppo elevata;

al confronto due unità nucleari EPR (3.200 MW ma con 8.000 ore anno di funzionamento) occupano 65-70 ettari. Anche volendo considerare il terreno per il cantiere (50 ettari) si arriva a 120 ettari. Quindi le aree richieste dal solare sono 64 volte più ampie a parità di potenza ma 180 volte più ampie a parità di energia;

sotto il profilo dell'efficienza energetica, è stato stimato che l'impianto che impiega la prima tecnologia può lavorare con un'efficienza termodinamica del 70 per cento, mentre il secondo impianto è in grado di sviluppare un'efficienza del 37 per cento; l'efficienza complessiva di conversione dell'energia solare in energia elettrica, attraverso la tecnologia solare termodinamica, si può ragionevolmente considerare tra il 22 ed il 25 per cento, limite questo difficilmente superabile;

inoltre, la turbina a vapore dell'impianto termodinamico deve funzionare senza soluzione di continuità ed è necessario un generatore di vapore a combustibile per le ore di mancanza di insolazione; tale aspetto non permette quindi di poter definire compiutamente ecologica questa tecnologia;

i costi sono significativi e certamente riducibili nel tempo per la prima parte dell'impianto, mentre non sono ulteriormente comprimibili per la seconda parte dell'impianto che impiega tecnologie mature per le quali la curva di apprendimento è già vicina ai valori di costo minimo;

i costi di produzione di energia per tale tipo di impianti sono nell'ordine dei 6 euro a watt, e quindi si tratta di un sistema che necessita di sostegno economico;

i costi del solare termodinamico sono comunque molto elevati sia poiché gli impianti sono piccoli e non beneficiano di fattori di scala, sia perché non si è ancora sviluppato un sistema industriale, specialmente in Italia, che consenta di sostenere la tecnologia;

il costo degli impianti che adottano la tecnologia del solare termodinamico può essere ammortizzato nell'arco di più di 20 anni, sempre che gli impianti siano inseriti in formule di cogenerazione con cicli combinati o impianti a carbone;

nonostante l'incentivazione introdotta dal Governo italiano 15 mesi fa non risulta che ad oggi ci siano domande di erogazione dell'incentivo;

la tipologia di impianto è piuttosto complessa e quindi non è alla portata di piccoli imprenditori privati (al contrario del fotovoltaico), poiché richiede dimensioni rilevanti per godere dei fattori di scala (e quindi difficoltà nel reperimento dei terreni);

l'incentivo potrebbe non essere sufficiente a superare tutte le barriere tecnologiche e amministrative per garantire lo stesso ritorno sull'investimento di altre forme di energia rinnovabile concorrenti;

considerato che:

i primi tentativi di realizzare impianti di solare termodinamico anche di consistenti dimensioni, risalenti a più di 30 anni or sono, non sono stati persuasivi nei risultati e quindi abbandonati e attualmente è inoltre difficile prevedere quali potranno essere i costi di installazione e gestione di tale tecnologia in futuro, e pertanto appaiono molto incerte le potenzialità;

pertanto, appare economicamente più vantaggioso puntare sulle tecnologie per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili per le quali i costi connessi alla curva di apprendimento risultano prossimi alla combinazione ottimale di efficacia ed efficienza quali, in particolare, le tecnologie del solare fotovoltaico, del consumo di biomasse e dell'eolico,

impegna il Governo:

a persistere nell'attuazione del piano energetico nazionale, come di recente approvato dal Parlamento nella legge contenente "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia", al fine di diminuire l'elevato tasso di dipendenza da fonti energetiche tradizionali ed esterne;

ad assicurare un giusto equilibrio degli investimenti per la produzione di nuova energia che privilegino le fonti rinnovabili i cui costi siano sostenibili in rapporto all'accertamento dei benefici prodotti in termini di efficienza energetica e di compatibilità ambientale;

ad adottare nell'ambito della promozione delle energie rinnovabili ogni iniziativa utile allo sviluppo della ricerca per il perfezionamento ed il miglioramento dell'efficienza energetica nel settore dell'energia solare fotovoltaica, di quella eolica, di quella proveniente dalle biomasse, di altre forme di energia rinnovabile in fase di sperimentazione, tra cui anche quella connessa allo sfruttamento del mare;

a considerare l'inderogabile necessità di sviluppare processi virtuosi di risparmio energetico principalmente nel settore dell'edilizia ed in quello dei trasporti che tuttora costituiscono i settori a maggiore dispersione energetica del Paese;

a destinare ai suddetti obiettivi tutte le possibili risorse, ivi comprese quelle dei fondi non attivati per l'incentivazione di energie non ritenute proficue;

a privilegiare lo strumento degli accordi di programma sui progetti in ricerca e tecnologia indirizzati allo sviluppo di attività per la produzione di impianti e apparecchi per le fonti rinnovabili utili a sostenere l'efficienza del mondo produttivo e l'economicità dei consumi dei privati cittadini.

fonte: greenreport.it

BIOLIFE 2009. 6a Fiera del prodotto biologico

Realizzata in Alto Adige (Bolzano, 20 - 22 novembre 2009), sostenuta da associazioni quali Bioland, AIAB e BIO AUSTRIA, BIOLIFE è una manifestazione dedicata all'agricoltura biologica che mira a diffondere la cultura della vita e dello sviluppo sostenibile supportando quanti si impegnano per tale obiettivo. BIOLIFE offre ai produttori l'opportunità di presentare il proprio lavoro, di incontrare operatori e pubblico del mercato locale e limitrofo, di vendere i prodotti.
Ai visitatori, BIOLIFE porta il messaggio della cultura biologica e l'eccellenza della produzione regionale italiana, da scoprire e gustare.

Giunta al sesto anno, dopo l'edizione 2008 che ha visto un aumento di espositori del 60% ed un gradimento del pubblico pari al 98%, BIOLIFE presenta importanti novità ed iniziative finalizzate ad aumentare ulteriormente il successo della manifestazione, sia in termini di pubblico che di operatori.
L'edizione 2009 di BIOLIFE verrà svolta in concomitanza alla Fiera Internazionale d'Autunno, manifestazione che ha contato nel 2008 ca. 50.000 visitatori. Pur rimanendo separate e chiaramente identificabili sotto ogni profilo, l'esistenza di un biglietto unico di accesso ai 2 eventi comporterà un aumento sensibile di presenze ed è anche previsto, per il primo giorno di manifestazione, l'accesso gratuito.

Per quanto riguarda gli operatori, oltre alle consuete iniziative di comunicazione, BIOLIFE ha avviato un'opera di sensibilizzazione ed avvicinamento di ristoratori, albergatori e cuochi altoatesini. Tale progetto, che prevede il contatto della clientela, incontri di approfondimento e la possibilità di scoprire e provare prodotti significativi dell'eccellenza regionale italiana biologica certificata, è partito con febbraio 2009 e conta già contatti e consensi molto significativi.

A completamento della propria offerta, BIOLIFE 09 prevede la seconda edizione del forum dedicato al tema OGM-free rapportato ai regolamenti europei sulla certificazione biologica, partecipato dai responsabili di AIAB, BIOLAND, BIO AUSTRIA, e la consueta ristorazione interna, realizzata con solo prodotto biologico e curata dal BIOS, uno tra i più rappresentativi produttori ed agriturismi biologici altoatesini.
A margine di BIOLIFE 09, i membri dell'Associazione Cuochi Alto Adige (SKV) terranno, anche per questa edizione, il proprio incontro annuale con spazi tematici dedicati al biologico.

Per maggiori informazioni su BIOLIFE 09 è a disposizione il sito www.biolife.bz.

fonte: greenplanet.net

Il climate change minaccia la fauna ittica

A causa del riscaldamento globale è diminuita sia la quantità che le dimensioni del pesce presente nelle acque.
Dai dati emersi da uno studio americano pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science (PNAS), l’impatto è risultato essere negativo soprattutto per la catena alimentare.
Sebbene anche la pesca abbia un ruolo importante, ha dichiarato lo scienziato Martin Daufresne, autore dello studio, le temperature elevate sono le maggiori responsabili della riduzione della fauna ittica.
Dal lavoro svolto insieme al suo team è emerso che a diminuire sono anche le dimensioni dei pesci: nell’ultimo trentennio la massa corporea di numerose specie dei fiumi europei e nel Mar Baltico è diminuita fino al 50%.
Oltre a modificare le dimensioni, la crisi climatica è anche causa dei cambiamenti di rotta delle migrazioni e nelle abitudini riproduttive dei pesci: è stato rilevato che i pesci più piccoli depongono progressivamente meno uova e sono divenuti prede più semplici da catturare, questo avrá effetto negativo nella catena alimentare e nell’ecosistema marino e fluviale.
Se gli effetti negativi dell’aumento della temperatura non verranno combattuti efficacemente molte specie che abitano i nostri mari e i nostri fiumi potrebbero estinguersi.

fonte: rinnovabili.it

Taiwan, legge sul clima al voto entro l’anno

Era stata bloccata dopo l’introduzione in Parlamento nel febbraio dello scorso anno a causa dell’opposizione dell’industria; a dicembre 2008 aveva superato il primo turno di votazione e ora secondo fonti governative potrebbe essere ricevere il semaforo verde entro subito dopo l’estate. Così la Greenhouse Reduction Act di Taiwan, introdotto dal Partito democratico progressista, procede, più o meno speditamente verso la concretizzazione.
Il disegno di legge mirerebbe a riportare i livelli di emissioni di gas serra nell’Isola ai valori precedenti il 2000, tramite una serie di interventi tecnologici e un sistema di dazi da applicare a livello industriale; al governo il compito di offrire know-how, ma non i soldi per gli aggiornamenti necessari, questione che aveva da subito allarmato il settore sopratutto in considerazione della preoccupante congiuntura economica.
La norma prevede al suo interno anche lo schema del primo sistema di scambio della CO2 (senza specificare la data d’avvio), introducendo così la possibilità per le fabbriche non in grado di ridurre le proprie emissioni di acquistare crediti a livello locale o all’estero.
Il Presidente Ma Ying-jeou ha già reso noto l’intenzione di portare il biossido di carbonio a 214 milioni di tonnellate entro il 2025 – attualmente sui 270 milioni annuali – per dimezzarle entro il 2050 e il governo punta dunque su una forte regolamentazione del settore per centrare l’obiettivo. “Vogliamo essere un membro della comunità globale, per cui ci auguriamo che il disegno di legge ottenga l’approvazione. Ci impegneremo a fondo in questo obiettivo, ma abbiamo di fronte sfide ardue”, ha detto Yang Ching-shi, Segretario generale all’Amministrazione per la Tutela Ambientale. Un impegno significativo soprattutto dal momento che Taiwan non è formalmente parte dei negoziati mondiali sul clima, a causa delle pressioni politiche esercitate dalla Cina, che rivendica la sovranità sul governato dell’isola.

fonte: rinnovabili.it

Mozione al Senato per stop al solare termodinamico

Mentre nel mondo, Spagna e Germania in testa, si sta svegliando l’appetito per la nuova promessa dettata dal solare termodinamico, Italia potrebbe bruscamente invertire la tendenza. E’ di oggi infatti la presentazione in Senato della mozione del Pdl in cui sono indicate tutte le criticità di questa tecnologia dalle (così definite) “incerte potenzialità”.
La mozione firmata da Gasparri, Nania e Dell’Utri recita così: “I primi tentativi di realizzare impianti di solare termodinamico anche di consistenti dimensioni, risalenti a più di 30 anni or sono, non sono stati persuasivi nei risultati e quindi abbandonati e attualmente è inoltre difficile prevedere quali potranno essere i costi di installazione e gestione di tale tecnologia in futuro…pertanto, appare economicamente più vantaggioso puntare sulle tecnologie per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili per le quali i costi connessi alla curva di apprendimento risultano prossimi alla combinazione ottimale di efficacia ed efficienza quali, in particolare, le tecnologie del solare fotovoltaico, del consumo di biomasse e dell’eolico… e destinare ai suddetti obiettivi tutte le possibili risorse, ivi comprese quelle dei fondi non attivati per l’incentivazione di energie non ritenute proficue”.

Uno stop dunque al solare termodinamico che tuttavia per Filiberto Zaratti, Assessore all’Ambiente e Cooperazione tra i Popoli della Regione Lazio, rappresenta “una scelta suicida per l’ambiente e le imprese ed è la conferma degli scenari che il Governo intendeva tenere nascosti circa la gestione dell’energia con l’introduzione del nucleare in Italia”. “Con questa operazione, in realtà, si vogliono spostare risorse dal solare termodinamico al nucleare proprio all’indomani della notizia che il Governo canadese ha sospeso una gara per due reattori atomici per eccesso di costo: 4.600 euro per kW installato, per un totale di 15 miliardi di euro. Il tutto per la sola costruzione”.
“Queste scelte, inoltre, non fanno bene al Paese e alla nostra Regione. – prosegue Zaratti firmatario di un accordo con Confindustria Lazio per la realizzazione di una centrale solare termodinamica della potenza di 35 MW – L’opzione nucleare, che coinvolge anche nostra Regione specialmente per quella che sembra essere la scelta già fatta del sito di Montalto di Castro, infatti, orienterà la maggioranza delle risorse verso tecnologie prodotte all’estero, relegando le imprese italiane e del Lazio a un ruolo marginale di comprimari, mentre oggi possiamo essere leader, come la Spagna dove è già in funzione una centrale solare termodinamica da 50 MW. Il solare termodinamico è una tecnologia emergente sulla quale tutto il Mondo sta investendo, non solo in ricerca, ma anche in progetti concreti, come dimostra il Piano solare francese che punta installare nel Nord Africa ben 20.000 MW”.
“Se l’Italia uscirà da questi progetti innovativi – concludel’Assessore – si ripeterà il caso del fotovoltaico, nel quale solo 15 anni fa eravamo leader in Europa e che abbiamo abbandonato scegliendo modelli di sviluppo energetici obsoleti e che non producono vera ricchezza per il Paese”.

fonte: rinnovabili.it

Grave allarme per i ghiacciai e non solo al Polo

E’ un fenomeno di cui si parla da diverso tempo, sui media come nei congressi scientifici, con le solite contrapposizioni, da una parte i “negazionisti” che lo ritengono una semplice conseguenza del naturale susseguirsi delle ere calde a quelle fredde. Mentre d’altra parte la comunità scientifica e gli ambientalisti puntano il dito sulla causa antropica e quindi lanciano appelli per trovare una soluzione al riscaldamento del pianeta.
Ora questo depauperamento del patrimonio glaciale si sta riproponendo al Polo e non solo.
Adesso è la volta del Petermann il più grande ghiacciaio della Groenlandia, che sta scomparendo, a causa dell’aumento del riscaldamento globale. E’ Greenpeace ad aver dato l’allarme inviando da diversi mesi una nave ad analizzare le conseguenze del cambiamento climatico sull’Artico. Grande quanto Manhattan, il Petermann è la dimostrazione che l’odierno ritmo di scioglimento dei ghiacciai artici è davvero senza precedenti.
Ma il fenomeno è diffuso in tutto il pianeta e riguarda anche i ghiacci per dei picchi montuosi. E di esempi ne abbiamo avuti diversi. Uno dei più clamorosi è quello della Cordigliera Bianca dove, colpito dal riscaldamento climatico, il più importante ghiacciaio delle Ande peruviane, (400 km a nord di Lima), in quasi quarant’anni è arretrato del 27%. Secondo quanto testimonia uno studio dell’ “Autorità nazionale dell’acqua” (Ana), va registrata anche la progressiva accelerazione del processo di scioglimento nella Cordigliera.
Anche in Italia il problema non cambia. Qualche tempo fa un team di ricercatori dell’Università di Milano, guidati dal professor Claudio Smiraglia, per proteggere il ghiacciaio delle vette del Dosdè Orientale in Valtellina, ha dovuto adottare la “protezione attiva” del ghiacciaio, stendendo una sorta di telo di 100 m2 protettivo, geotessile, chiamato “Ice Protector 500”.
E come quelli della Valtellina, anche gli altri ghiacciai delle Alpi corrono il rischio di dimezzarsi entro i prossimi dieci anni, proprio a causa del riscaldamento globale, con una conseguente alterazione della fauna e della flora e un disequilibrio ambientale irreversibile.

fonte: rinnovabili.it
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Passatempo Preistorico

Moonstone Madness

Pronti a partire, pronti per distruggere tutto? Bene, allora fate un salto indietro nell'era preistorica e immergetevi in questa nuova avventura dal gusto tribale. A bordo del vostro cinghiale dovrete raccogliere le gemme preziose necessarie per passare alle missioni successive, saltando gli ostacoli se non volete perdere il vostro bottino e distruggendo i totem a testate per conquistare altre gemme utili. Inoltre, una magica piuma vi catapulterà verso il cielo dove punti e gemme preziose sono presenti in gran quantità, per cui approfittatene! cercate di completare la missione entro il tempo limite, utilizzando le FRECCE direzionali per muovervi, abbassarvi e saltare, e la SPACEBAR per prendere a testate i totem.

Change.org|Start Petition

Blog Action Day 2009

24 October 2009 INTERNATIONAL DAY OF CLIMATE ACTION

Parco Sempione - Ecopass 2008