sabato 29 settembre 2007

Clima, Bush non cede su Kyoto

"Dobbiamo portare il mondo a ridurre i gas serra", ma per farlo "non dobbiamo incidere sulla crescita e lo sviluppo economico". Lo ha detto oggi il presidente americano George W. Bush intervenendo al meeting su "Sicurezza energetica e cambiamenti climatici" in corso a Washington su iniziativa della stessa amministrazione Usa. Si tratta di una posizione che esclude implicitamente la possibilità di sottoscrivere accordi multilaterali con obiettivi vincolanti, come il Protocollo di Kyoto. Soluzione, quest'ultima, che l'Unione Europa, la comunità scientifica e gli ambientalisti ritengono l'unica potenzialmente efficace per contrastare la pericolosa impennata del riscaldamento globale. L'intervento di Bush davanti ai rappresentanti delle 15 nazioni maggiormente responsabili delle emissioni di gas serra conferma insomma quella che è la posizione assunta da circa un anno dalla Casa Bianca. A differenza del passato si riconosce finalmente l'esistenza del problema, ma si continua ad essere convinti che l'unica strada per porvi rimedio è quella dell'iniziativa volontaria trainata dai meccanismi di mercato e dal progresso tecnologico nella ricerca di fonti energetiche pulite. "L'anno scorso - ha affermato Bush - noi ce l'abbiamo fatta: abbiamo ridotto i gas serra e aumentato lo sviluppo economico". Pertanto, ha proseguito, "anche altri paesi possono fare così". Un atteggiamento, quello degli Stati Uniti, evidente già nella scelta di convocare il meeting di Washington a ridosso di quello organizzato a New York dalle Nazioni Unite in vista della conferenza di Bali che a dicembre dovrà faticosamente gettare le basi per estendere il Protocollo di Kyoto oltre il 2012. Un approccio decisamente ostile al multilateralismo che Bush ha ribadito anche nel suo intervento. "Noi abbiamo una strategia, creeremo degli obiettivi a lungo termine per ridurre le emissioni - ha spiegato - ed entro la prossima estate organizzeremo un meeting" per affrontare l'emergenza e trovare "un sistema trasparente per misurare i progressi". "Tutte le nazioni entro il 2009 avranno la propria strategia - ha aggiunto - ogni nazione deve pensare a se stessa".
Posizione che Bush ha cercato solo in parte di ammorbidire, rivolgendosi nel corso del suo discorso ai rappresentanti delle Nazioni Unite presenti in sala. Gli Stati Uniti, ha rassicurato, sono favorevoli a "diffondere la cooperazione", per "confrontarsi sulle nuove sfide". Sfide che "dobbiamo affrontare insieme". Occorrono "nuove tecnologie", ha detto ancora il presidente e "sforzi di decenni, non si risolve il problema in un giorno, ma - ha detto ancora rivolgendosi ai delegati Onu - lavoreremo con voi".

fonte: repubblica.it

Il Cdm approva la Finanziaria all'unanimità

Alla fine ce l'hanno fatta. Il Consiglio dei ministri ha approvato a notte fonda la Finanziaria. «Avevamo detto che non aumentavamo le tasse e che i frutti della lotta all'evasione andavano nella restituzione delle imposte. L'operazione dell'Ici e degli affitti è l'inizio di questa decisione» ha detto il premier Romano Prodi al termine del Consiglio dei ministri.
LA MANOVRA - Il disegno di legge di bilancio prevede interventi per complessivi 11,5 miliardi di euro.
ICI - La Finanziaria 2008 prevede sgravi Ici per 200 euro a famiglia per la prima casa fino ad un reddito di 50mila euro.
RIMBORSI ELETTORALI - La manovra prevede anche un taglio del 10% dei rimborsi elettorali dei partiti.
IL DECRETO DI ACCOMPAGNAMENTO - Insieme alla Finanziaria è stato approvato un decreto legge con cui il governo ha restituito i frutti della lotta all'evasione per un importo complessivo di 7,5 miliardi di euro. Assegno di fine anno per i redditi più bassi, risorse per l'emergenza abitativa, aumento dei fondi per il 5 per mille e più treni per i pendolari i provvedimenti più significativi contenuti nella legge. Come detto, resta fuori dal provvedimento urgente l'anticipo dello sconto Ici. Essendo stato inserito nel ddl Finanziaria partirà solo dal 2008. Il decreto è costruito sulle maggiori entrate fiscali di quest'anno, i cosiddetti tesoretti, e più o meno stanzia 2 miliardi di euro per misure a sostegno dei ceti deboli, 3 per investimenti in infrastrutture, un miliardo per interventi nel sociale, un altro miliardo per saldare il debito rispetto alla cooperazione internazionale. Tra le novità c'è la tredicesima che arriverà come una tantum già a fine 2007 per gli incapienti, i redditi sotto i 7.500 euro che non pagano le tasse e non usufruiscono dunque neanche degli sconti fiscali. Si tratterebbe di un assegno di 150 euro. Nel decreto poi ci sono 550 milioni per gli investimenti nell'edilizia residenziale e mezzo miliardo per gli anticipi dei contratti del pubblico impiego. Guarda anche alla solidarietà internazionale e al grande mondo del volontariato questo decreto legge: 1 miliardo viene stanziato per saldare il «debito» sulla cooperazione internazionale (impegni assunti dal precedente governo e mai onorati, come ha sottolineato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta). Ma si rafforza anche il 5 per mille che potrà contare su 150 milioni di euro in più. E anche nel capitolo infrastrutture fa da sfondo il sostegno ai più deboli: ci sono i fondi all'Anas (350 milioni), alle Ferrovie (1,5 miliardi), ma anche il potenziamento dei mezzi pubblici, dalle metropolitane di Roma, Napoli e Milano (800 milioni complessivamente) al progetto «mille treni per i pendolari». Novità per il sistema dei prezzi dei farmaci, nuove assunzioni nell'amministrazione finanziaria e taglio dei costi della giustizia militare sono tra le altre misure contenute nel provvedimento. Soddisfazione anche per il ministro per l'Istruzione Beppe Fioroni: vanno infatti in porto gli sconti fiscali alle famiglie per le spese scolastiche, per i cicli dell'obbligo, per 304 milioni di euro.
PROVVEDIMENTO SUL WELFARE - Il prossimo 12 ottobre il governo aprroverà un collegato alla Finanziaria al cui interno ci saranno le misure su pensioni e welfare.
RENDITE FINANZIARIE - Nel corso del Consiglio dei ministri Prodi ha ribadito che al momento non è possibile effettuare un aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, ma si è convenuto che si farà approvando il disegno di legge delega all’esame della Camera. Lo ha riferito il ministro dell’Attuazione al programma, Giulio Santagata. «Prodi ha detto che la situazione dei mercati finanziari non ci consente di affrontare la questione in questo momento . Quando sarà il momento giusto - ha detto il ministro Santagata- basterà approvare il ddl delega che è già in Parlamento».

fonte: corriere.it

giovedì 27 settembre 2007

Cina, Sos diga delle Tre Gole

La barriera sul fiume Yangtze, la più grande del mondo, può causare una catastrofe ecologica. Gli esperti: «Bisogna prendere misure preventive». L'acqua del suo bacino ha sommerso 116 città, quasi due milioni gli sfollati / Pechino approva pianto anti inquinamento
La diga delle Tre Gole sul fiume Yangtze, la più grande della Cina e del mondo, potrebbe causare un «disastro» ecologico. Lo hanno affermato esperti cinesi, citati dall' agenzia Nuova Cina, in un convegno che si è tenuto nella capitale. La diga, che sorge nel sudovest del paese, ha cominciato a generare elettricità ed ha avuto un funzione positiva nel limitare le inondazioni ma «esistono ancora molti problemi ecologici ed ambientali riguardo alle Tre Gole», ha sostenuto uno degli esperti. «Se non verranno prese misure preventive - ha aggiunto - il progetto potrebbe risolversi in una catastrofe». «Non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia davanti ai pericoli ecologici ed ambientali connessi al progetto», ha detto Wang Xiaofeng, uno dei dirigenti della società che gestisce la diga. Tra i principali pericoli, Wang ha indicato l'erosione del terreno e le conseguenti frane, possibili conflitti sulla scarsità di terra nella zona della diga e «un peggioramento dell’ecologia a causa dello sviluppo irrazionale». Wang ha sostenuto che all'inizio di settembre il problema dei danni ecologici che la diga potrebbe provocare è stato discusso dal Consiglio di Stato (il governo), su sollecitazione del primo ministro Wen Jiabao. La diga è costata circa 25 miliardi di dollari e l'acqua del suo bacino ha sommerso 116 città e siti archeologici. Gli sfollati sono stati 1,4 milioni secondo le cifre ufficiali e circa due milioni secondo i gruppi ecologisti.

fonte: lanuovaecologia.it

Acerra, diossina nel sangue dei pastori

Valori fino a 25 volte il limite per Cannavacciuolo, morto di tumore il 17 aprile scorso. Il documentario in onda su Sky Tg24. Il professore che ha condotto le analisi: «È la camorra che avvelena se stessa. Non si può fare business sui rifiuti»Ecoreati, 52 arresti a Foggia
Valori altissimi di diossina e policlorobifenili (Pcb), sostanze molto tossiche e potenzialmente cancerogene affini alla diossina sono stati trovati nel sangue di alcuni pastori e nel latte delle loro pecore ad Acerra, in un'area inquinata da rifiuti tossici stoccati illegalmente. Lo documenta Controcorrente Reportage, in onda stasera su Sky Tg24 alle 22.35, a cura di Corrado Formigli.
Nel reportage si mostrano i risultati delle analisi commissionate dal professor Marfella dell'Istituto dei tumori Pascale di Napoli sul sangue di Vincenzo Cannavacciuolo, il pastore di Acerra morto il 17 aprile scorso per un tumore diffuso. Il sangue di Vincenzo, analizzato da un laboratorio di analisi canadese, conteneva 556 nanogrammi per grammo di lipide di Pcb, un valore 25 volte superiore al limite. Anche il sangue di suo fratello, Mario, che ha vissuto e lavorato nella stessa zona, sono fortemente alterati. Negli ultimi 4 anni sono morte 2200 pecore dei Cannavacciuolo. E anche il loro latte contiene sostanze tossiche: diossine e PCB pari a 5 volte il consentito. Il professor Marfella, che da anni studia gli effetti dei rifiuti tossici e delle discariche illegali campane sulla popolazione, si appella direttamente alla camorra: «Non esiste al mondo malavita che avvelena se stessa: eppure è quello che sta accadendo in Campania. Invito i camorristi a far fare le analisi del sangue alle loro mogli e ai loro figli: guardando i risultati si renderebbero conto che non si può e non si deve fare business sui rifiuti tossici».

fonte: lanuovaecologia.it

Scaroni: «No all'eolico, sì al nucleare»

L'amministratore delegato dell'Eni boccia l'energia del vento e rilancia l'atomo: «Le emissioni di Co2 sono più pericolose delle scorie radioattive» / LEGAMBIENTE: «Eolico? Il governo soffi in giusta direzione» / Energia, i giovani la sprecano
«L'eolico ha dato un contributo importante ma non credo rappresenti la soluzione: lo vedo più adatto ai Paesi atlantici che sono molto più ventosi dell'Italia». Lo ha detto Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni, durante un incontro a Firenze sui temi dell'energia, in merito alle fonti rinnovabili. «L'unica più seria tra le fonti rinnovabili - ha avvertito Scaroni - è il solare, ma il problema è la sua fruibilità: gli attuali pannelli al silicio della tecnologia fotovoltaica non rappresentano una soluzione né economicamente né ecologicamente soddisfacente».«Per ridurre le immissioni di anidride carbonica il nucleare resta la soluzione migliore. Infatti il nucleare non produce emissioni di Co2». «Specialmente negli Usa - ha aggiunto - molti ambientalisti che avevano iniziato lottando contro il nucleare oggi sono tornati a sostenerlo perché si sono accorti che le immissioni di Co2 sono più pericolose delle scorie nucleari». «Sono convinto - ha sottolineato l'ad di Eni - che il Parlamento italiano potrebbe votare all'unanimità un programma nucleare, ma poi questo non verrebbe realizzato perché non si riuscirebbe a trovare un sito: quale Comune lo accetterebbe?». «Lavoriamo quindi - ha concluso Scaroni - su altre fonti energetiche e sulla sicurezza degli approvvigionamenti senza sognare un programma nucleare che non riusciremmo a realizzare».

fonte: lanuovaecologia.it

SALVATE I BAMBINI DAL RISCHIO PESTICIDI

negli USA in uno studio il 90 per cento aveva tracce di pesticidi nelle urine.. Tendiamo a sottovalutare il rischio rappresentato dai "pesticidi", nome generico per i numerosi prodotti chimici insetticidi (agricoli e non), funghicidi, e così via (l'eufemismo più in voga è fitofarmaci). Eppure sitratta di rischio a lungo termine, e riguarda non solo chi manipola direttamente questi prodotti (i lavoratori agricoli ad esempio).In un recente studio condotto su 60 bambini tra 1 e 6 anni, figli di lavoratori agricoli nella Carolina del Nord, negli Usa, è risultato che quasi il 90 per cento aveva tracce di pesticidi nelle urine. Lo studio èriportato dalla rivista Environmental Health Perspective (www.ehponline.org), ed è stato condotto da un gruppo di medici e epidemiologi che hanno anche intervistato le madri - in spagnolo, perché sitratta di lavoratori latinos - e osservato le condizioni residenziali e ambientali in cui vivono i bambini. La conclusione è semplice: i ricercatori hanno cercato 14 metaboliti dei pesticidi più comunemente usati e nei campioni di urine di quei bambini ne hanno trovati 13.In media, ogni bambino aveva quattro diversi pesticidi nella pipì: segno, dicono i ricercatori, che i figli di lavoratori agricoli sono sottoposti a molteplici fonti di esposizione ai pesticidi, e che queste sostanze restano nell'ambiente (in cui i bambini vivono) per lunghi periodi. I bambini con ogni probabilità sono esposti ai pesticidi perché abitano vicino ai campi in cui lavorano i loro genitori, perché ci vanno e ci passano del tempo - magari ci giocano accanto - o perché le sostanze manipolate restano sugliabiti dei genitori. Ovviamente anche gli adulti sono esposti al rischio, ma ancor più i bambini per la loro età e per l'organismo ancora in fase di rapido sviluppo: "L'effetto di sostanze tossiche sul loro sistemaneurologico può essere devastante", fa notare Danielle Nieremberg, ricercatrice del Worldwatch Institute di Washington (dal cui sito riprendiamo la notizia di questo studio). La ricerca condotta in Carolina del Nord è limitata a una comunità di braccianti ispanici, ma il risultato èsenza equivoci e dovrebbe allarmare: i ricercatori affermano che per evitare una tale esposizione dei bambini ai pesticidi sono necessarie diverse misure per modificare le condizioni ambientali in cui i piccoli vivono, e misure di protezione per i loro genitori. Aggiungono che sarebbero necessarie ulteriori ricerche per misurare in modo più preciso l'esposizione di lavoratori e loro figli, e gli effetti sulla salute dell'esposizione contemporanea a multiple sostanze.Del resto, anche i bambini di ambienti urbani sono spesso esposti a sostanze chimiche nocive - di uso domestico invece che agricolo, ma non meno tossiche e forse perfino meno controllate. L'articolo del Worldwatch Institute cita altri studi sui pesticidi metabolizzati dall'organismo di bambini, anche inquesto caso scelti tra i figli di lavoratori latinos, in quartieri urbani poveri. Cita poi lo studio pubblicato nel 2006 dalla rivista Pediatrics, che faceva notare come le donne incinte di New York sono comunemente esposte ad alcuni insetticidi usati nelle case contro gli scarafaggi: lo studio rivelava che i bambini con alti livelli di esposizione prenatale al clorpyrifos (ormai vietato negli Usa nelle zone residenziali) mostrano ritardi nello sviluppo motorio e mentale.Il consumo mondiale di pesticidi è aumentato in modo esponenziale negli ultimi quarant'anni: secondo la stima ripresa dal Worldwatch, nel 1961 si usavano in media 0,49 chili di "fitofarmaci" per ettaro coltivato, nel 2004 se ne usano circa 2 chili. Per l'industria chimica mondiale è un affare colossale, ma al costo di un rischio enorme per la salute umana: non solo di chi lavora i pesticidi o di chi li usa, ma anche dei loro figli. E di chi li mangia o li beve. Insomma: i bambini latinos della Carolina del Nord sono un altro argomento a favore di un'agricoltura con meno pesticidi.

fonte: greenplanet.net

CENTOSAPORI DELLA NOSTRA TERRA DI NUOVO A CALTANISSETTA

La manifestazione enogastronomica è organizzata, come di consueto, dal Comune di Caltanissetta e dalle locali associazioni Legambiente e Slow Food. Quest'anno però non mancherà il contributo delle agricole Cia, Coldiretti e Confagricoltura di Caltanissetta. L'imponente sforzo organizzativo permetterà di realizzare seminari di studio, mostre artistiche, laboratori del gusto, cene a tema e appuntamenti musicali nel centro storico di Caltanissetta.Parole d'ordine della manifestazione no agli ogm, e benvenuto invece alle produzioni biologiche e di qualità. I prodotti in regola con le norme della tracciabilità e della sicurezza alimentare anche quest'anno saranno numerosissimi. Nel 2006 hanno partecipato a Centosapori ben 50 produttori dell'agro - alimentare siciliano e ad ottobre è previsto un aumento delle presenze, alcune delle quali Presidi Slow Food. L'obiettivo principale dei promotori è quello di ribadire con forza l'indissolubilità del legame cibo - ambiente - buone prassi. Quest'anno, il tema centrale dei Grani e pani di Sicilia sarà accompagnato dalla novità della Terra che unisce, un dialogo interculturale lungo i sentieri del cibo che porterà a Caltanissetta le cooperative produttrici di olio di argan del Marocco e i produttori di confetture dalla Romania. Il Comitato organizzatore di Centosapori ritiene infatti che attraverso la gastronomia sia possibile raccontare gli aspetti fondamentali della storia di un popolo, a patto però che si tratti di una scienza multidisciplinare che metta in relazione processi agricoli, economici, scientifici, tecnici, sociali e culturali, individuandone i legami profondi con la leggerezza di chi siede a tavola.Attraverso la moderna gastronomia è possibile pure sfatare gli stereotipi legati alle zone del mondo colpite da malnutrizione, e intraprendere un viaggio senza passaporto alla scoperta delle culture tradizionali diverse dalla nostra ma presenti, ormai da anni, nel nostro territorio.Tra le novità più rilevanti, anche il gemellaggio con 6 Presìdi Slow Food della regione Marche e la Biodomenica organizzata dall'Aiab. L'unica tappa in Sicilia finalizzata a promuovere le produzioni biologiche si svolgerà infatti a Caltanissetta nell'ambito di Centosapori.

fonte: greenplanet.net

Una strage ignobile

Nella pazzia incendiaria che ha devastato questa estate i boschi italiani, c'è anche il Bosco Isola, all'ingresso del Parco del Gargano, appena si lascia l'autostrada venendo da Nord. Il Parco del Gargano è il luogo con il maggior grado di biodiversità, sia biologica, sia paesaggistica. Negli ultimi 30 anni hanno nidificato circa 165 specie di uccelli, il 70% di tutte quelle italiane. Sono presenti oltre 2.000 specie vegetali, il 35% di quelle italiane. Vegeta la più estesa foresta di latifoglie: i 10.000 ettari di Umbra. Per avere un termine di paragone che spieghi l'importanza di questi dati, basti sapere che nel Parco del Gran Paradiso nidificano solo 65 specie, in tutta la Basilicata sono 140 e in Sicilia 130.E il Bosco Isola sulla duna di Lesina è il più importante complesso dunale. Qui il fuoco ha distrutto tutto il 24 luglio. «Miliardi di forme viventi, sublimate, trasformate dallo stato solido vivente a quello aeriforme, poco o nulla resta a testimonianza della catastrofe biologica conseguente al passaggio di un incendio. La principale, se non unica, percezione del danno è quella visiva ed emotiva, gli alberi anneriti e bruciati, la terra messa a nudo, lo strato di cenere che calpestiamo e che leggero si solleva, la sensazione di irreale silenzio e di vuoto che ci circonda». Così si esprime Antonio Sigismondi, valente naturalista e fotografo.«Tra le poche testimonianze visibili – continua – i carapaci delle testuggini terrestri. Da solido strumento di difesa a strumento di morte e testimonianza della morte. Angosciosa sensazione di fronte all'impossibile fuga tentata dalla Testuggine». Oggetto del sopralluogo fatto da Antonio Sigismondi era proprio «un conteggio standardizzato di quanti individui di questa rara e minacciata specie estremamente sensibile agli incendi possano perire. Il risultato, in un tratto di circa 500 metri di lunghezza e 40 di larghezza è di 14 cadaveri. In due ettari 14 morti, nei circa 20 dell'incendio 140. Una strage ignobile se pensiamo che l'incendio è quasi sicuramente doloso». Il sopralluogo di Sigismondi è l'occasione per riparlare degli incendi ora, ora che in Italia è arrivata pioggia e neve e certamente altre emergenze copriranno quelle appena passate, affinché, in questo nostro paese, perennemente in emergenza si possa cambiare strada nella gestione del bene comune. E ne parliamo perché ci sia qualcuno che si senta in colpa, per quello che ha fatto, per quello che poteva fare e non ha fatto, e affinché sappia che costruire sulle disgrazie e le sofferenze della natura e degli altri è una cambiale amara che prima o poi arriva all'incasso per tutti.

fonte:vglobale.it

Il sindaco è responsabile per la violazione della normativa antinfortunistica

Con la sentenza del 20 settembre 2007, n. 35137 la sezione terza della Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che il sindaco deve nominare direttamente il responsabile della sicurezza sul lavoro: nel caso non lo abbia fatto è lui ritenuto il responsabile perché le norme gli attribuiscono la qualifica di datore di lavoro, il quale ai fini della sicurezza ha una serie ben definita di adempimenti.
Fatto e dirittoIl tribunale aveva condannato il sindaco di un comune a 1.500 euro di ammenda per una serie di contravvenzioni alla normativa sulla sicurezza del lavoro, quali l’avere omesso di elaborare il documento sulla valutazione dei rischi sulla sicurezza e salute durante il lavoro; l’avere omesso di designare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e l’avere omesso di nominare il medico competente.Peraltro il sindaco era stato già avvertito dalla ASL che, avendo constatato la inosservanza di tali norme, gli aveva intimato di adeguarsi alla disciplina vigente nel termine di giorni 180, ma, alla scadenza, aveva constatato che le prescrizioni non erano state osservate.Le ragioni del sindacoIl sindaco ha proposto ricorso in cassazione per violazione di legge nei suoi confronti e per difetto di motivazione. Il sindaco, infatti, sosteneva che il giudice avesse erroneamente ritenuto che la responsabilità in materia spettasse all’autorità politica invece che ai funzionari comunali aventi funzioni direttive e che questi non avesse spiegato il motivo per cui la responsabilità fosse da imputare al sindaco stesso.La decisione della CassazioneLa Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del sindaco in quanto non ha ritenuto valide le argomentazioni da lui addotte. Secondo la Cassazione, inaffti, l’art. 2 lett. b) del D.Lgs..n. 626 del 1994, stabilisce che nella P.A. per datore di lavoro si intenda il dirigente cui spettano i poteri di gestione ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale nei soli casi in cui quest’ultimo sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale.Poichè tale disposizione trova pratica attuazione, gli organi di direzione politica (nel nostro caso il sindaco) devono procedere ad individuare i soggetti ai quali attribuire la qualifica di datore di lavoro di cui alla disposizione stessa.Sostiene la Cassazione che, poiché ciò non è avvenuto, resta a carico del sindaco la qualità di datore di lavoro anche ai fini della responsabilità per la violazione della normativa antinfortunistica e quindi questi deve essere condannato per non aver rispettato le norme in questione.

Suprema Corte di Cassazione, sezione terza, sentenza n. 35137 del 20 settembre 2007

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fonte: newsfood.com

Val di Noto, liti e demagogia sulle trivellazioni petrolifere

"Contro di noi c'è una campagna fondata su una serie di equivoci. Il Val di Noto non corre alcun rischio ambientale e, soprattutto, vogliamo chiarire che non ci occupiamo di petrolio ma di gas, per sua natura pulito". L'ha detto Jim Smitherman, presidente della "Panther Gas", società texana che nel 2004 ha avuto dalla Regione siciliana la concessione per la ricerca di metano nel Val di Noto.I vertici della società, insieme a Francis Brophy, rappresentante della francese "Maurel & Prom", partner nel progetto, hanno tenuto a Palermo una conferenza stampa, dopo che le vicende del Val di Noto, dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità, da mesi rimbalzano sulla stampa e anche dalla Regione arrivano segnali di una possibile retromarcia sulle concessioni."Con il metano i rischi ambientali - afferma l'ingegnere della Panther, Giuseppe Palmeri - non esistono. Che dire, allora, delle estrazioni di petrolio dell'Agip che vanno avanti da decenni nel campo di Ragusa?Finora la società, che ha avuto la concessione per 21 pozzi, ne ha trivellati due e da due anni è in attesa che la Regione ne autorizzi un terzo. Finora si tratta soltanto di esplorazioni, non c'è in corso alcuna attività estrattiva. Su un'area di circa 750 chilometri quadrati, la "Panther" ha rinunciato a 86 chilometri quadrati per sfatare - dicono i responsabili - l'idea che nell'area potessero verificarsi danni nei siti protetti. È stato solo un nostro scrupolo, perché nessuno si è mai sognato di andare a scavare sotto la cattedrale di Noto o nella riserva naturale di Vendicari."È ipocrita - dichiara Smitherman - che per esempio il Comune di Noto da un lato continui ad incassare le royalties dall'Eni e dall'altro si rifiuti di rispettare un accordo sottoscritto con noi nel 2005. Quanto alle proteste - aggiunge - non è vero che la popolazione è contro le trivellazioni. Noi rispettiamo le leggi, lo stesso dovrebbero fare la Regione e le amministrazioni locali: abbiamo già speso 10 dei 43 milioni d'investimento, non ci possono dire ora che ci hanno ripensato. Fin qui venire in Sicilia si è dimostrato errato"

fonte: lasicilia.it

Una debacle per l'industria dal 2000 ad oggi

Sugli scenari del 2008 dell'economia italiana pesa il caro-euro. I costi del brusco rincaro che ha portato la moneta unica a valere oltre 20 centesimi di dollaro in più negli ultimi dodici mesi e ad andare sopra quota 1,40 rischiano di superare i vantaggi derivanti dall'attenuazione degli effetti del rialzo del prezzo del petrolio salito di 20 dollari al barile in un anno. E' vero che l'Italia ha una maggiore dipendenza energetica dall'estero (86% contro il 66% della Germania e il 56% della Francia) e che, tradotto in euro, il prezzo del barile risulta cresciuto di meno di dieci euro. Ma i rincari della moneta unica mettono a dura prova la competitività di prezzo delle esportazioni italiane e potrebbero ulteriormente appesantire il rallentamento delle quantità esportate registrato dai dati di PIL del secondo trimestre 2007.Pag. 4 - L'indice della produzione industriale ha registrato a luglio la seconda contrazione consecutiva (-0,4% m/m dopo il -0,6% di giugno) posizionandosi sui valori minimi degli ultimi dieci mesi. Il sistema industriale italiano sta attraversando una fase di indebolimento che, nonostante la crescita del 2006, appare evidente anche nel confronto con l'area dell'euro. Dal 2000 ad oggi la produzione industriale nell'unione monetaria è cresciuta di oltre il 10% mentre in Italia si è ridotta di circa il 2%. Alcuni segnali positivi sono, però, giunti dagli ordini all'industria cresciuti del 7,2% a/a nei primi sette mesi del 2007.

fonte: repubblica.it

Troppo smog a Pechino lo stadio non si vede

Lo ha disegnato per primo Ai Weiwei, estroso pittore della pop-art cinese. Ora rinnega la sua creatura e diserterà la cerimonia di apertura delle Olimpiadi. A realizzare il suo progetto sono stati gli architetti svizzeri di fama mondiale, Herzog & de Meuron. I telespettatori occidentali lo conoscono come un simbolo dei Giochi di Pechino 2008. È il nuovo stadio olimpico, elegante struttura in tubi di acciaio intrecciati: il "nido d'uccello". Magnifico. Se soltanto si riuscisse a vederlo. Sono appostato a poche centinaia di metri dallo stadio, a scrutare una nebbia marrone. È lì davanti, ma più che vederlo ne indovino la sagoma. Le foto che hanno fatto il giro del mondo sono quasi tutte ritoccate, o modelli creati su computer. Ammirare il "nido d'uccello" nitido e luccicante, su sfondo di cielo azzurro, è un sogno. Questo gioiello di design è quasi sempre invisibile. La città intera è un carosello di scavatrici, pale meccaniche, gru e betoniere mobilitate per finire al più presto le altre opere dei cantieri olimpici. Sollevano vortici di polveri tossiche. Si mescolano con lo smog delle auto e delle centrali a carbone. La nube che avvolge questo stadio incombe su tutta Pechino, e tra un anno potrebbe rendere invisibili le Olimpiadi, cancellarle in un inferno di fumo. "Con il conto alle rovescia verso i Giochi - dice Taige Li, giornalista militante della causa ambientale - l'inquinamento è la più grossa preoccupazione degli organizzatori. Il Comitato olimpico internazionale ha avvertito che la pessima qualità dell'aria potrebbe costringere a cancellare alcune gare di resistenza. Il governo sta facendo tutto quello che può: ha sperimentato la circolazione a targhe alterne; molto prima che inizino i Giochi i cantieri edili saranno tutti chiusi. Ma davvero questa emergenza è un problema che si limita al successo delle Olimpiadi?".
La risposta alla sua domanda è arrivata da molto lontano. Agli antipodi dal magma frenetico di Pechino c'è un osservatorio artico isolato in mezzo ai ghiacci. Il professor Kim Holmen, che dirige l'Istituto polare della Norvegia, sul fiordo montagnoso dell'isola di Spittsenberg ha fatto una terribile scoperta. Nell'aria del Polo Nord c'è anidride carbonica che arriva dalle centrali elettriche cinesi. La nube di Pechino si dilata, trasmigra nell'atmosfera. Qualsiasi cosa facciano i Paesi occidentali per ridurre le emissioni di CO2, gli sforzi saranno inutili se non si vince la guerra all'inquinamento in Cina. A pochi chilometri dal "nido d'uccello", un'altra meraviglia del design è quasi ultimata. È il nuovo terminal dell'aeroporto intercontinentale di Pechino. Ospiterà un traffico di 62 milioni di persone all'anno. Un'opera faraonica, con le nuove piste attrezzate per far decollare un aereo ogni 30 secondi, compreso l'Airbus 380 da 500 passeggeri. Il terminal è un capolavoro dell'architetto inglese Sir Norman Foster. Anche questo è ispirato alla tradizione cinese: visto dall'alto, il tetto ha la forma di un dragone. Ma la maledizione del "nido d'uccello" colpisce anche il dragone, quasi sempre invisibile dagli aerei che atterrano. Volando su Pechino, già un'ora prima dell'atterraggio la superficie terrestre sparisce sotto una spessa coperta grigio-sporco. Il parto di Pechino olimpica - nel cuore di una metropoli larga quanto tutto il Belgio - rivela tutto il meglio e tutto il peggio della Cina. Da una parte l'ambizione e l'efficienza, la produttività e la grandeur; dall'altra un'apocalisse ambientale che non ha precedenti nella storia dello sviluppo industriale. Nell'aria di Pechino la concentrazione di polveri tossiche è sei volte superiore a New York. Il conto alla rovescia verso i Giochi apre una sfida tra due Cine. C'è una minoranza che vede la catastrofe imminente e chiede svolte radicali. E c'è l´altra Cina, quella degli ingegneri alla testa del partito, convinta che basterà superare la prova dei Giochi con qualche misura drastica e temporanea, un mix di decisionismo e tecnocrazia. I dirigenti cinesi sanno che in due o tre decenni le città dovranno assorbire 400 milioni di immigrati dalle campagne, più dell'intera popolazione nordamericana. Ogni giorno si immatricolano 14.000 vetture nuove, entro una dozzina d'anni la Cina ne avrà 130 milioni. La nube maledetta non incombe solo su Pechino. A ore di autostrada dalla capitale, lo Shanxi è il cuore dell'industria del carbone: in quella provincia i bambini arrivano la mattina a scuola con le facce già nere di fuliggine. La Banca mondiale ha calcolato che lo smog provoca 750.000 morti premature ogni anno. Lo stesso ministero della Sanità cinese riconosce che l'aria inquinata ha provocato un aumento del 19% dei morti di cancro nelle città in soli due anni. 190 milioni di cinesi soffrono di malattie procurate dall'acqua contaminata. Per la deforestazione, un quarto della nazione è ormai coperta da superfici aride e incoltivabili, e il deserto del Gobi si espande di 2.500 km quadrati all'anno. La siccità che asseta Pechino costringe a progetti sempre più titanici, come i grandi canali che dirotteranno interi fiumi dal sud al nord della Cina. Shi Qianyi, scienziata all'Università Tsinghua, avverte: "Presto dovremo pensare a spostare la capitale altrove, molto lontano da qui". Per la prima volta il presidente Hu Jintao ha riconosciuto che "anche un paese emergente come la Cina deve fare la sua parte per affrontare il cambiamento climatico". È una novità significativa, per un leader che ha sempre rifiutato i limiti vincolanti del trattato di Kyoto. Dietro l'apertura di Hu c'è lo spettro dell'instabilità sociale. Questa primavera la grande città costiera di Xiamen è stata paralizzata dalle manifestazioni contro la costruzione di un impianto petrolchimico. La ribellione, filmata e diffusa attraverso YouTube, ha avuto risonanza in tutto il Paese. La polizia censisce più di 50.000 proteste all'anno contro l'inquinamento, una media di mille ogni settimana. La battaglia tra le due anime della Cina è appena iniziata. Un pezzo della classe dirigente e dello stesso capitalismo locale crede nelle tecnologie verdi. Tra gli uomini più ricchi del paese c'è Shi Zhengrong, che ha costruito la sua fortuna con la Suntech Power Holdings, uno dei maggiori produttori mondiali di pannelli solari. Ma un'altra anima la pensa come Liu Qi, il segretario del Pc della città di Pechino (nonché capo del comitato olimpico) che ha respinto l'ipotesi di chiudere tutte le fabbriche della metropoli due mesi prima dei Giochi. La presa di posizione di Liu la dice lunga sugli interessi toccati, sulla natura delle resistenze nella battaglia contro l'inquinamento. La nomenklatura comunista è parte contraente di un patto con la nuova borghesia capitalistica cinese: la continuazione della crescita economica secondo il modello fin qui seguito, l'alto livello dei profitti, la possibilità di investire e produrre senza impacci, ne sono le clausole implicite. Un leader delle Ong ambientaliste nate nella società civile, Ma Jun, non ha dubbi che l'ostacolo è politico: "In una democrazia, un governo che avvelena i fiumi e rende l'aria irrespirabile in nome della crescita economica, può essere cacciato e sostituito. Da noi no". È il pensiero che tormenta Ai Weiwei, l'artista che tracciò il primo schizzo del "nido 'uccello". Disconoscendo la paternità di quel monumento, ha stracciato l'invito all'inaugurazione dei Giochi e si è detto "disgustato" dal regime del partito unico. "Per favore - ha chiesto al governo - dimenticate che sono esistito".

fonte: repubblica.it

mercoledì 26 settembre 2007

La mucillagine invade il "Mare Nostrum"

La mucillagine ha invaso la Sicilia. Non si tratta più di un fenomeno transitorio e limitato, come si credeva in un primo tempo, ma si è esteso in quasi tutto il trapezio compreso fra le isole Eolie, Ustica, Palermo e Capo Milazzo. È il presidente di Legacoop Pesca Sicilia, l'organizzazione regionale di Lega pesca nazionale, Giuseppe Gullo, a lanciare l'allarme visto che la mucillagine impedisce di svolgere qualsiasi attività in mare.Tutti i tipi di attrezzi, dalle totanare, ai cianciali, dal palangaro alla circuizione e persino le normali reti si impregnano della massa mucillaginosa, danneggiando ulteriormente i pescatori già penalizzati dal notevole aumento del costo del gasolio, che incide per oltre il 40% dei costi totali e dalla scarsità delle risorse ittiche.Il mare, raccontano i pescatori dell'associazione, è irriconoscibile: una massa melmosa che impedisce di effettuare qualsiasi tipo di pesca anche a 30 miglia di distanza tra Ustica verso Palermo. La speranza ora è che istituzioni e assessorato regionale intervengano con provvedimenti efficaci, come la dichiarazione dello stato di calamità naturale e il fermo biologico; una misura che consentirebbe alle professionalita e alle stesse risorse naturalistiche di innescare un riequilibrio dell'ecosistema marino, attraverso i piani di gestione ed interventi mirati di riposo dello sfruttamento delle risorse alieutiche mediterranee.Oltre all'emergenza mucillagine, il Tirreno meridionale è infestato da meduse. Si calcola che siano addirittura milioni. Maggiormente colpito il tratto di mare antistante Vibo, dove i celenterati stanno intasando le pompe delle navi e dei pescherecci. Presto l'invasione potrebbe arrivare fino alle Eolie.

fonte: lasicilia.it

Ecoreati, 52 arresti a Foggia

Blitz questa mattina nel foggiano. Dalle prime ore dell'alba, i carabinieri e gli uomini della Digos hanno eseguito 52 ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip del tribunale di Bari su richiesta dei sostituti procuratori della direzione distrettuale antimafia di Bari e della procura di Foggia. Nel mirino i presunti appartenenti al clan Gaeta, accusati di narcotraffico, estorsioni, rapine, furti, contrabbando di sigarette, riciclaggio, truffa ai danni dell'Inps nel settore agricolo e traffico illecito di rifiuti. Secondo gli investigatori l'associazione, che opera operante tra Orta Nuova, Carapelle, Ordona, Stornara e Stornarella, dagli inizi degli anni '90, ha monopolizzato le attività criminali, con profitti di svariati milioni di euro. Tra i reati contestati, il traffico di rifiuti, tossici e non, e lo smaltimento illecito in Puglia di rifiuti provenienti da altre regioni. Per un volume complessivo stimato intorno alle 100 mila tonnellate, e con guadagni di almeno cinque milioni di euro. Il denaro veniva prevalentemente riciclato - a quanto si è saputo - investendolo in aziende ortofrutticole (di qui anche le truffe all'Inps) e nel traffico di veicoli esteri di grossa cilindrata (per circa sei milioni di euro). Violenti gli "interventi punitivi" - sempre secondo gli investigatori - nei confronti di coloro che denunciavano soprusi, o di esponenti delle istituzioni che si ponevano in contrasto con le attività del clan. In questo contesto si inseriscono l'omicidio e le due "lupare bianche" contestate ad alcuni esponenti del gruppo criminale

fonte: lanuovaecologia.it

La Regione paga l'affitto degli immobili confiscati alla mafia

Sono beni confiscati alla mafia i due edifici nei quali si trovano gli assessorati regionali alla Cooperazione ed ai Beni culturali. Ma per un cavillo giuridico la Regione siciliana non riesce ad avere in gestione i due immobili, anzi continua a pagare l'esoso canone di 2 milioni di euro all'anno per la sede dell'assessorato Cooperazione e di 800mila euro l'anno per la sede dei Beni culturali. È quanto emerso questa mattina nella riunione della Commissione affari istituzionali dell'Assemblea regionale siciliana. Lo ha reso noto il presidente della commissione Nicola Cristaldi, ed ex coordinatore del comitato enti locali della Commissione nazionale antimafia."I palazzi erano di proprietà di un costruttore condannato per mafia - spiega Cristaldi - Non possono passare alla Regione perché i beni confiscati sono intestati ad una società di capitale che in atto è sotto la gestione giudiziaria e le leggi in vigore non consentono l'acquisizione di immobili intestati a società da parte dell'Agenzia per il demanio che poi dovrebbe trasferire gli edifici agli assegnatari.Ci vuole un tavolo tra il Ministero dell'Interno, l'Agenzia per il demanio e la Regione - osserva - per concordare un'accelerazione per il trasferimento alla Regione dei beni confiscati alla mafia"

fonte: lasicilia.it

Euro senza freni: tocca quota 1,455

L'euro continua a travolgere, giorno dopo giorno, tutti i primati precedenti: a poche ore dell'apertura dei mercati valutari americani ha riaggiornato il record storico nei confronti del dollaro a quota 1,4155.
DATI DELUDENTI - I nuovi primati hanno coinciso con la pubblicazione di una serie di dati, giudicati deludenti dagli analisti, sull'economia americana. L'euro, che aveva segnato un nuovo massimo poco oltre 1,450 prima della pubblicazione delle statistiche, è arrivato fino a 1,4155 dopo l'indice del Conference board sulla fiducia dei consumatori Usa, scesa a settembre ai minimi da novembre 2005. Le vendite di case esistenti hanno rallentato invece leggermente meno del previsto, ma il tasso annuo è ugualmente ai minimi degli ultimi cinque anni. La disponibilità di case in vendita risulta inoltre ai massimi della serie storica.

fonte: corriere.it

Padoa-Schioppa: «Meno tasse sulla casa»

Con la Finanziaria 2008 si inizierà «a restituire imposte ai contribuenti», si legge nella documentazione presentata dal ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa in audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. Si alzano i primi veli sulla nuova legge Finanziaria: «Ci saranno riduzioni fiscali per la casa» ha confermato il ministro. Ma la manovra 2008 «conterrà anche un alleggerimento dell'imposizione sulle imprese e l'integrale applicazione del protocollo di luglio su lavoro e welfare».
MANOVRA TRA 9 E 12 MILIARDI - Sempre Padoa Schioppa ha poi precisato che la manovra 2008 sarà tra i 9 e i 12 miliardi. «Rispetto al volume lordo della manovra dello scorso anno di circa 35 miliardi l'entità di quella 2008 oscilla tra un quarto e un terzo».
SETTE MILIARDI DI RISORSE IN PIU' - «Ci sono 7 miliardi di risorse in più» che possono essere impiegati rispettando gli obiettivi di deficit concordati con Bruxelles» ha poi detto il ministro dell'Economia spiegando che due terzi derivano da maggiori entrate e un terzo da minori spese».PUNTO CHIAVE: CONTENERE LA SPESA - Qui, sulle minori spesE e più in generale sul contenimento della spesa c'è il punto chiave, e più difficile, della strategia del ministro. «Gli elementi essenziali illustrati da me sulla manovra saranno mantenuti. - afferma - Questa sarà una manovra di riqualificazione della spesa e di restituzione fiscale, nulla andrà al miglioramento dei conti, visto che il cammino avviato lo scorso anno continua a dare frutti, e sarà meno pesante sulla quantità norme. Il punto delicato è la difficoltà per il contenimento deciso della spesa corrente». CRISI DEI MUTUI - La situazione innescata dalla crisi dei mutui subprime negli Usa preccupa il ministro Padoa-Schioppa per i suoi effetti sull'economia più che per quelli sulle banche italiane. «Non sappiamo quale effetto potrà avere - dice - . Può essere più negativo di quanto pensiamo. Dalle riunione del Cicr le risultanza delle banche sono positive perché non c'è una esposizione, ma questo non significa che l'economia sia al riparo»
STIME RIDOTTE - E infatti le stime del ministro dell'Economia sulla crescita del Paese sono state riviste leggermente al ribasso per effetto del rallentamento dell'economia mondiale. La crescita del Pil nel 2007 si attesterà sotto il 2%, mentre nel 2008 sarà tra l’1,3% e l’1,6%. Il ministro ha ammesso che ci sarà «un effetto dell’economia mondiale su quella italiana» che porta a rivedere «leggermente» le stime di crescita. Per il 2008 l’Fmi, ha fatto sapere il ministro, si orienta verso un tasso di crescita dell’1,6%, mentre Confindustria dell’1,3%: «La nostra previsione sarà intermedia a questi due dati».

fonte: corriere.it

martedì 25 settembre 2007

Appalti e subbappalti “sorvegliati speciali”

L’art. 1655 c.c. definisce il contratto di appalto come quel contratto col quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un' opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro mentre l’articolo 1656 c.c. dispone che “l'appaltatore non può dare in subappalto l'esecuzione dell'opera o del servizio, se non è stato autorizzato dal committente”.Dunque, nel contratto di appalto operano più figure : il committente (o appaltante), l’appaltatore ed eventualmente il subappaltatore. Tutte le norme introdotte in materia di appalti e subappalti, dal 2003 ad oggi, sono da un lato volte a migliorare la tutela della sicurezza e salute dei lavoratori e dall’altro ad agevolare il corretto adempimento degli obblighi previdenziali, assicurativi, retributivi e fiscali.Con la Manovra d’estate (legge n. 123 del 3 agosto 2007 in vigore dal 25 agosto 2007) si sono voluti mettere sotto stretta sorveglianza gli appalti e i subappalti sotto il profilo della sicurezza ma non solo. Unico documento di valutazione dei rischiL’articolo 7 del D.lgs 626/94 titolato “Contratto di appalto o contratto d'opera” così come modificato dalla legge n. 123/2007 dispone che il datore di lavoro, in caso di affidamento dei lavori ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi all'interno della propria azienda, o di una singola unità produttiva della stessa, nonché nell'ambito dell'intero ciclo produttivo dell'azienda medesima deve : a) verificare, anche attraverso l'iscrizione alla camera di commercio, industria e artigianato, l'idoneità tecnico-professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi in relazione ai lavori da affidare in appalto o contratto d'opera;b) fornire agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell'ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività.Inoltre, i datori di lavoro hanno obbligo di:- cooperare all'attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull'attività lavorativa oggetto dell'appalto;- coordinare gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell'esecuzione dell'opera complessiva.La novità consiste nel fatto che il datore di lavoro committente deve promuovere la cooperazione ed il coordinamento elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare le interferenze. Tale documento deve essere allegato al contratto di appalto o d'opera. Le presenti disposizioni non si applicano ai rischi specifici propri dell'attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi. Costi della sicurezza nel contratto di appaltoNei contratti di appalto e subappalto dovranno essere specificamente indicati i costi relativi alla sicurezza del lavoro ai quali potranno accedere, su richiesta, il rappresentante dei lavoratori di cui all'articolo 18 e le organizzazioni sindacali dei lavoratori. Tesserino obbligatorio Nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto o subappalto, il personale occupato dall’impresa appaltatrice o subappaltatrice deve essere munito di apposita tessera di riconoscimento corredata da fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro. I lavoratori sono tenuti ad esporre detta tessera di riconoscimento. Tale obbligo grava anche in capo ai lavoratori autonomi che esercitano direttamente la propria attività nel medesimo luogo di lavoro, i quali sono tenuti a provvedervi per proprio conto. I datori di lavoro con meno di dieci dipendenti possono assolvere all'obbligo mediante annotazione, su apposito registro vidimato dalla direzione provinciale del lavoro territorialmente competente, da tenersi sul luogo di lavoro, degli estremi del personale giornalmente impiegato nei lavori. Le sanzioni previste sono le seguenti : § datore di lavoro che non ottempera alle disposizioni - sanzione amministrativa da € 100 a € 500;§ lavoratore che non espone la tessera - sanzione amministrativa da € 50 a e 300.Appalti pubblici : congruità dei costi del lavoro e della sicurezzaPer ciò che concerne gli appalti pubblici la nuova norma stabilisce che nella predisposizione delle gare di appalto pubblico, per la valutazione dell'anomalia delle offerte nelle procedure di affidamento di appalti di lavori pubblici, di servizi e di forniture, gli enti aggiudicatori sono tenuti a valutare che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro e al costo relativo alla sicurezza, il quale deve essere specificamente indicato e risultare congruo rispetto all'entità e alle caratteristiche dei lavori, dei `servizi o delle forniture. Il costo del lavoro verrà determinato periodicamente, in apposite tabelle, dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sulla base dei valori economici previsti dalla contrattazione collettiva stipulata dai sindacati comparativamente più rappresentativi, delle norme in materia previdenziale ed assistenziale, dei diversi settori merceologici e delle differenti aree territoriali. In mancanza di contratto collettivo applicabile, il costo del lavoro e' determinato in relazione al contratto collettivo del settore merceologico più vicino a quello preso in considerazione. Il costo relativo alla sicurezza non può essere comunque soggetto a ribasso d'asta.

fonte: newsfood.com

Hong Kong, lombrichi mangia rifiuti

La megalopoli asiatica produce 15.000 tonnellate di immondizia al giorno, e recluta 80 milioni di anellidi per smaltirle: consumeranno gli scarti e li trasformeranno in fertilizzante. Il progetto di una ditta australiana / Stenta il porta a porta nel Cilento
Hong Kong recluta 80 milioni di lombrichi per affrontare il problema rifiuti. Il riciclaggio dei rifiuti è un grosso problema per il Paese, che deve smaltire ogni giorno 15.000 tonnellate di scarti prodotti dai suoi sette milioni di abitanti. Gli esperti sostengono che i siti di smaltimento del Paese potrebbero diventare saturi nel giro di tre anni. Così nasce l’idea, innovativa, nella sua semplicità: sfruttare questi spazzini naturali, noti per la loro capacità di riciclaggio. I lombrichi consumeranno i rifiuti e li trasformeranno in materiale organico inodore, che potrà essere utilizzato come fertilizzante. «In natura i lombrichi hanno consumato e riciclato rifiuti per milioni di anni - ha detto David Ellery, direttore dell'azienda australiana che sta introducendo la tecnologia di riciclaggio a Hong Kong - Quello che abbiamo fatto è di adattare il processo naturale alle esigenze di smaltimento del ventunesimo secolo, per far fronte a un grosso problema in maniera più concentrata».

fonte: lanuovaecologia.it

Legambiente: «Quando i rifiuti valgono oro»

L'associazione racconta i casi virtuosi: comuni che brillano per la gestione degli scarti e aziende che fanno un business del riclaggio. Il 28, 29 e 30 settembre ritorna Puliamo il mondo / Gli appuntamenti in Emilia Romagna / LINK: Pim 2007
Ci sono casi in cui definire rifiuti i rifiuti può sembrare un paradosso. Esistono infatti realtà, tra aziende private, amministrazioni locali o consorzi di Comuni, in cui l’immondizia si trasforma in oro, o quantomeno in euro. Dove il business dei rifiuti, per una volta, è un business pulito e non ha nulla a che fare con i traffici illegali dell’ecomafia. Dove si è compreso che si tratta di una risorsa economica, che la raccolta differenziata non è una fissazione degli ambientalisti, bensì il punto di partenza fondamentale su cui impostare un ciclo dei rifiuti conveniente sia sotto il profilo ambientale che sotto quello economico. Legambiente li ha raccolti in occasione del lancio nazionale della XIV edizione di Puliamo il Mondo, l’annuale iniziativa di volontariato ambientale che raduna dal 28 al 30 settembre centinaia di migliaia di cittadini per liberare strade, piazze, fiumi, parchi e spiagge dall’immondizia abbandonata.È proprio nella Regione simbolo dell’emergenza rifiuti uno dei comuni più virtuosi. L’esperienza di Mercato San Severino, 20mila abitanti nel Salernitano, dimostra che anche in Campania si può fare una corretta raccolta differenziata, raggiungendo in pochi anni il traguardo del 65%. Sei anni fa, all’improvviso, sono stati fatti sparire i cassonetti dalle strade costringendo i cittadini a tenersi l’immondizia in casa attivando il sistema della raccolta porta a porta secondo un calendario prestabilito. Poi sono stati consegnati alle famiglie dei codici a barre adesivi da applicare sui sacchi di carta, plastica e su quello per l’alluminio e la banda stagnata, il Comune attribuisce degli sconti tariffari, per un totale di circa 40-50mila euro annui, ossia dei bonus che scala dalle bollette dei cittadini. Nella terra dell’emergenza rifiuti c’è anche chi con le bottiglie vuote dell’acqua e delle bibite riesce a dare lavoro a 30 persone. A Gricignano d’Aversa, in provincia di Caserta, la Erreplast produce RiPet, scaglie di PET da riciclo proveniente delle bottiglie di plastica che andrebbero in discarica o nell’inceneritore. Con questo prodotto industriale si realizza fibra-fiocco per mobili, automobili e capi d’abbigliamento, tappeti, imbottiture e moquettes, prodotti per l’edilizia come il geotessile, ma anche foglia poliestere che serve per contenitori e vaschette da imballaggio, cinghie industriali, pellicole radiografiche e fotografiche e molto altro. In provincia di Bergamo, invece, a Calcinate, c’è l’impianto per il compostaggio della Berco che tratta 60.500 tonnellate all’anno di rifiuti organici provenienti dalle case di tutta la provincia e produce e vende ammendanti e terricci per l’orto-florovivaismo. Aperta nel 2001, l’azienda occupa 15 dipendenti e ha un fatturato annuo che si aggira intorno ai 6-7 milioni di euro. Quello della società che commercializza il compost, la Fertil, è di circa 5 milioni.E poi c’è il consorzio Priula che associa 23 comuni, per 225.000 cittadini, in provincia di Treviso dove un contatore determina la tariffa per lo smaltimento della frazione secca non riciclabile: ogni svuotamento del contenitore da 120 litri (8-10 volte all’anno di media per una famiglia di 3 persone) equivale a uno scatto di 10,23 euro. A questo importo si aggiunge una quota fissa di 80 euro annui. Il camion che fa la raccolta registra il segnale del dispositivo installato sul bidone che contiene il codice associato alla famiglia a cui appartiene e a cui inviare la bolletta.In Piemonte, in provincia di Cuneo, c’è la Pkarton azienda specializzata nella produzione di cartoncino riciclato; c’è una probabilità su quattro che il rotolo su cui è avvolta la carta igienica nel nostro bagno o il pacco di spaghetti nella dispensa sia uscito dagli stabilimenti di Roccavione. Nata solo lo scorso anno sulle ceneri di una storica cartiera datata 1872, realizza cartoncino patinato, oggi è la seconda azienda italiana del settore. C’è poi un buon risultato che fa onore a tutto il Paese: Sono 200 le aziende sul territorio italiano, per un bacino di 32,5 milioni di persone, che si occupano del recupero degli imballaggi in alluminio e che garantiscono oltre 35mila tonnellate di materiali avviate al riciclo. Un’attività che permette si consumare il 95% in meno dell’energia necessaria alla produzione dalla materia prima, la bauxite, e riduce in proporzione le emissioni di CO2 in atmosfera, consentendo un notevole risparmio sia ambientale che economico. Il nostro Paese è il terzo al mondo nell’industria del riciclaggio di questo metallo dopo Stati Uniti e Giappone

fonte: lanuovaecologia.it

Codacons, sciopero della fame contro le trivelle

Il segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi e cinquanta dirigenti del Movimento politico consumatori italiani il 15 ottobre prossimo cominceranno lo sciopero della fame per "evitare lo scempio delle trivellazioni dei petrolieri texani in Val di Noto". Lo annuncia, con una nota, lo stesso Tanasi che "invita il Parlamento Regionale a legiferare entro e non oltre il 15 ottobre con una precisa norma di legge che vieti ogni sorta di distruzione del paesaggio e del territorio.Se entro quella data - afferma Tanasi - i deputati non avranno fatto il loro dovere si avvierà una raccolta di firme in tutto il territorio regionale per chiedere le dimissioni dei parlamentari e per mandare a casa il Governo Cuffaro. Ci opporremo fisicamente e in modo pacifico - anticipa Tanasi - con una catena umana che bloccherà l'avvio delle trivellazioni. Siamo determinati e non perderemo questa battaglia".

fonte: lasicilia.it

Revisione Dlgs 152/2006, in arrivo upgrade per norme a tutela dell'aria

Predisposto dal Governo uno schema di Dlgs che riformulerà le norme del cd. "Codice ambientale" relative al regime dei combustibili marini per adeguare l'ordinamento interno alla direttiva 2005/33/Ce.
Lo schema di provvedimento, ora all'esame del Parlamento per il necessario parere, inciderà sul Titolo III della Parte Quinta del Dlgs 152/2006, introducendo una serie di limiti per l'impiego dello zolfo nei combustibili marini ed in altri tipi di combustibile.
Con la novella, entreranno nel Dlgs 152/2006 (mutuate dalla direttiva 2005/33/Ce in parola) nuove definizioni in materia di combustibili, nuove regime di composizione per i combustibili ad uso marino, tra i il gasolio e l'olio diesel marino.

fonte: reteambiente.it

Il clima monopolizza la diplomazia ma Bush non molla

Settembre 2007 si candida ad essere il mese dei cambiamenti climatici. In Italia si è appena conclusa la Conferenza nazionale promossa dal ministero dell'ambiente e organizzata dall'Apat, e già arrivano altri due eventi negli Stati Uniti. Il primo si apre oggi a New York e riunisce 80 capi di stato al Palazzo di vetro per discutere di lotta ai cambiamenti climatici. Il meeting ha un titolo esplicito, che richiama all'urgenza di scelte politiche impegnative: «Il futuro nelle nostre mani: indirizzare la leadership nella sfida sui mutamenti del clima». Con questo incontro il segretario generale Ban Ki-moon vuole dare una forte spinta all'azione in vista dell'appuntamento della Cop13 a Bali, la riunione delle parti contraenti il Protocollo di Kyoto, in programma dal 3 al 4 dicembre. L'incontro in Indonesia sarà fondamentale per raggiungere un'intesa entro il 2009, cioè prima che si concluda il periodo di impegni previsto dal Protocollo per il 2012. Le Nazioni Unite vogliono con l'incontro di oggi creare un terreno fertile in vista di dicembre e si attende da New York un segnale deciso in direzione dei negoziati di Bali. In realtà non sono solo i mutamenti del clima a riunire a New York capi di stato e rappresentanti politici di 154 nazioni, ma piuttosto l'apertura della 62esima sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e del consueto dibattito annuale. «Quello sui cambiamenti climatici sarà un evento “informale di alto livello” che riunirà insieme rappresentanti di tutto il globo - ha detto il segretario generale Ban Ki-moon spiegando l'evento collaterale -. Abbiamo un rinnovato senso di responsabilità davanti ad un problema che riguarda ciascuno di noi e soprattutto le popolazioni più vulnerabili del pianeta: quelle interessate dall'innalzamento del livello degli oceani e che soffriranno maggiormente per la mancanza di acqua e cibo dovuta ai cambiamenti climatici». La conferenza di alto livello sarà occasione per affrontare le tematiche connesse ai cambiamenti e lo farà in 4 sessioni parallele (mitigazione, adattamento, tecnologia e finanziamenti) ognuna presieduta da due capi di stato.
A sostenere Ban Ki-moon nel compito di convincere i capi di stato ad invertire le politiche inquinanti adottate fino ad oggi, il cosiddetto «bussiness as usual», ci saranno tre «Inviati Speciali del cambiamento climatico»: Gro Harem Brundtland, ex-primo ministro della Norvegia e già presidente della World Commission of Environment and Development, Han Seung-soo, ex- primo ministro degli esteri coreano che è stato anche presidente dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite; e Ricardo Lagos Escobar, ex- presidente del Cile. Ruolo degli inviati è quello di coadiuvare il segretario generale nelle consultazioni generali e facilitare i negoziati multilaterali sul clima all'interno dell'Onu.Sono molti i segnali di apertura sulle problematiche ambientali, tuttavia gli Stati Uniti hanno deciso di non prendere parte all'incontro di oggi al Palazzo di vetro, nonostante le pressanti richieste del Segretario Generale. Infatti all'Assemblea delle Nazioni Unite sarà presente per gli Usa Condolezza Rice, ma non Bush (sembra che andrà solo alla cena di gala).Anzi, per tutta risposta il 27 e 28 settembre, quindi pochi giorni dopo il vertice Onu, Bush ha invitato a Washington i rappresentanti di 15 nazioni industrializzate per un incontro parallelo a quello delle Nazioni Unite. Obiettivo della consultazione è arrivare ad un accordo più «appetibile» rispetto al Protocollo di Kyoto, da fare sottoscrivere alle nazioni che non hanno aderito alla riduzione di emissioni imposta dal trattato. Eppure di questo incontro si potrebbe dare anche una lettura positiva: dopo anni di aperto «negazionismo», Bush ha deciso di considerare l'evidenza dei cambiamenti climatici e non intende, quindi, creare un fronte di allineati anti-clima. Eppure è ancora restio all'idea di fissare scadenze e obiettivi come imporrebbe il Trattato di Kyoto e ancor più il post-Kyoto, ma preferisce tagliare le emissioni in percentuali volontarie stabilite dagli stati stessi. Come mai allora Bush organizza un incontro di questo tipo? La stampa americana parla di pressioni da parte dell'opinione pubblica, impressionata dalle immagini delle recenti alluvioni in Gran Bretagna ed India, dalla siccità negli Stati Uniti occidentali e dallo scioglimento dei ghiacciai. Altre catastrofiche alluvioni hanno avuto luogo negli ultimi mesi anche in Africa, le più disastrose degli ultimi dieci anni nel continente. Di queste la stampa non ha parlato, ma nei mesi di luglio e agosto piogge torrenziali hanno colpito più di 500mila persone in 18 paesi africani e il World Food Programme delle Nazioni Unite è intervenuto con elicotteri e navi per salvare la popolazione. Togo, Ghana, Mauritania, Mali e Sudan fra i paesi più colpiti. Non si conosce molto delle tematiche ambientali che Condolezza Rice metterà sul tavolo della discussione a Washington. Si sa però che la lettera di invitato all'incontro è stata mandata a Francia, Italia, Germania e Gran Bretagna come rappresentanti dell'Unione Europea; e ancora Canada,Giappone, Cina, India, Indonesia, Corea del Sud, Messico, Brasile, Russia, Australia, Sud Africa e Nazioni Unite.La densa settimana di appuntamenti statunitensi si chiude con la Clinton Global Initiative, il meeting annuale della Fondazione dell'ex-presidente. Come ogni anno l'incontro coincide con l'Assemblea generale delle Nazioni Unite e raduna a New York 1.000 rappresentanti del mondo politico mondiale, del mercato, delle Ong, fondazioni e accademie. Oggetto dell'incontro è come rispondere alle sfide del mondo globalizzato e anche qui i mutamenti del clima sono all'ordine del giorno. Insomma, una settimana da seguire con attenzione, nella speranza che offra risultati politici importanti.

fonte: vglobale.it

Prodi: «Non toccheremo rendite finanziarie»

Nella Finanziaria 2008 non saranno toccate le rendite finanziarie. Lo ha assicurato il presidente del Consiglio, Romano Prodi, da New York, precisando però che non ha rinunciato ad affrontare il tema nel prossimo futuro. Il premier ha manifestato questo orientamento dopo un colloquio con il presidente della Commissione Esteri del Senato Lamberto Dini. «DINI RESTA» - Un faccia a faccia di 90 minuti di rinnovata fiducia dopo che, nei giorni scorsi, Dini aveva manifestato riserve sulla politica dell'esecutivo troppo schiacciata «sull'estrema sinistra». «Lamberto Dini mi ha assicurato che è parte forte e costante del centrosinistra» ha riferito il premier al termine dell'incontro assicurando che con Dini non ci sono più problemi e si troverà anche «un accordo per la Finanziaria». Un accordo che si basa anche sull'assicurazione, ha riferito il premier, che nella manovra economica 2008 non saranno toccate le rendite finanziarie, così come chiedeva il leader di Rinnovamento italiano. Un colloquio così cordiale che avrebbe portato Dini, presidente della Commissione Esteri del Senato, a dire - secondo quanto ha riferito Prodi - che «almeno in un futuro non ci sarebbero ragioni perché non si possa entrare nel Partito Democratico». RENDITE FINANZIARIE - Sul capitolo delle rendite finanziarie Prodi è stato netto: non saranno toccate in questa manovra. «Però avremo tempo di pensarci. Ma in un periodo di turbolenze finanziarie la saggezza dice di non toccare un capitolo così sensibile ed è meglio lasciare un periodo di serenità ai mercati», ha spiegato. Il premier ha precisato che non ha rinunciato a questo tema, ma che una tassazione delle rendite diversa dall'attuale «va fatta nel momento e nei modi in cui si hanno i maggiori benefici». Dopo aver ribadito che resta «fiducioso» rispetto al vertice di maggioranza di mercoledì, Romano Prodi ha sottolineato che non si può blindare il testo della manovra: «Le linee generali è chiaro che fanno parte dell'accordo, ma - ha affermato - le linee particolari no; mica si può proibire al Parlamento di cambiare, di fare emendamenti o di modificare le proposte del governo».

fonte: corriere.it

lunedì 24 settembre 2007

TURISMO E AGRICOLTURA, LA BIOPLASTICA VINCE IN LIGURIA

Presentati oggi ad Albenga i risultati del progetto Biomass: 19 tonnellate di rifiuti in meno. Le imprese liguri più competitive grazie alla qualità ambientale dei loro prodotti.
Albenga, 21 settembre 2007 - Centotrentamila vasi, centomila metri quadri di telo da pacciamatura, duecentosettantamila kit da ristorazione, tutto in plastica biodegradabile e compostabile, contenente materie prime rinnovabili. E' questo il cuore di Life Biomass, progetto pilota dell'Unione Europea per la riduzione dei rifiuti promosso sul territorio ligure dal Cersaa, il Centro regionale di sperimentazione e assistenza agricola i cui risultati, frutto di tre anni di lavoro, sono stati presentati oggi ad Albenga. Il progetto Biomass ha coinvolto due settori economici tipici del territorio ligure e cruciali per la tutela dell'ambiente: il turismo e l'agricoltura. L'iniziativa ha come protagonisti, oltre il Cersaa, la Camera di Commercio di Savona, le istituzioni locali, alcune imprese agricole e turistiche della zona e Novamont, azienda leader mondiale nel settore delle bioplastiche e artefice del Mater-Bi®, plastica biodegradabile e compostabile
Turismo: piatti e posate in Mater-Bi® per salvaguardare l'ambienteOgni estate la Liguria quintuplica la propria popolazione. Si stima che nella sola Albenga ogni stabilimento balneare produca circa 480 kg di rifiuti al giorno, costituiti al 90% di plastica, in gran parte posate, piatti e bicchieri. Novamont, attraverso il Cersaa, ha fornito ad una sessantina di stabilimenti balneari della riviera 270mila kit completi in Mater-Bi® per la ristorazione (costituiti da piatti, bicchieri e posate). del flusso turistico della provincia di Savona, circa La presenza capillare di stoviglie biodegradabili nelle sagre della zona ha permesso di intercettare 1/3200mila persone. I kit sono stati forniti anche alle mense scolastiche di Celle Ligure e di altri comuni costieri e dell'entroterra. In questo modo, e grazie a specifiche iniziative di divulgazione, oltre 500 studenti sono stati coinvolti in un percorso di conoscenza, approfondimento ed esperienza diretta del ciclo del carbonio, della produzione del Mater-Bi® e del processo di compostaggio, sperimentato dagli studenti attraverso il compostaggio domestico. Insieme ai kit sono stati forniti migliaia di sacchetti per la raccolta differenziata del materiale organico, anch'essi in Mater-Bi®. Attraverso questa azione si stima che siano state risparmiate circa 9 tonnellate di rifiuti in discarica, per un equivalente di 2,25 tonnellate in meno di Anidride Carbonica emessa in atmosfera. Agricoltura: più competitività sui mercati esteri con la plastica bioL'intervento nel settore agricolo e florovivaistico ha riguardato prevalentemente due prodotti, i vasi per piante ornamentali e i teli da pacciamatura, utili a contenere le erbe infestanti o per anticipare la produzione delle colture nei periodi meno favorevoli dell'anno.Il progetto Biomass ha messo in produzione e distribuito 130mila vasi in Mater-Bi®, completamente compostabili, suscitando un grande interesse intorno a questo prodotto. Si consideri che i vivai della sola Albenga producono ogni anno 120 milioni di piante in vaso e ne esportano il 90% verso il nord Europa. Se il vaso è di plastica tradizionale (polipropilene), ciò significa esportare in quei paesi 6.500 tonnellate di rifiuti non biodegradabili, molto sgraditi, quando non già proibiti come ad esempio in Svizzera e Danimarca.Un successo ancora maggiore ha riscosso l'introduzione dei film biodegradabili per la pacciamatura. Più di 10 ettari di terreno, il doppio di quanto previsto, si sono ‘convertiti' all'uso della pellicola bio, divenuta ormai un prodotto competitivo anche rispetto al costo. Il tradizionale telo in polietilene, infatti, deve essere rimosso dal terreno e smaltito a parte (è considerato infatti rifiuto pericoloso a causa della presenza di residui di fertilizzanti e fitofarmaci) arrivando ad un costo per ettaro di 890 euro. Con il telo bio, invece, che costa dai 700 ai 900 euro, a fine coltura è sufficiente fresare il campo perché si degrada completamente da solo in breve tempo, svolgendo anche un'azione ammendante. Un ulteriore vantaggio per l'ambiente è il basso spessore del film, 15µm anziché 40 µm dei teli in plastica tradizionale, che permette di ridurre il volume di materiale prodotto mantenendo comunque le prestazioni del film. Si arriva così al notevole risultato di 10 tonnellate in meno di rifiuti non biodegradabili e non compostabili.

fonte: greenplanet.net

Stelvio, l'Italia condannata dall'Unione Europea

La Corte europea di giustizia del Lussemburgo ha condannato l’Italia per aver violato le normative Ue sulla protezione dell'ambiente, la Direttiva ‘Uccelli’ e la direttiva ‘Habitat’, per i lavori di adeguamento delle piste da sci di Santa Caterina Valfurva, all’interno del parco nazionale dello Stelvio, in occasione dei Mondiali di Sci del 2005.
“Questa sentenza di condanna, l’ennesima annunciata e fatalmente giunta, dimostra come si debba cambiare la cultura ambientale di questo Paese per salvare le Alpi, senza dover ricorrere sempre ai tribunali. Gli ambientalisti avevano immediatamente denunciato il grave impatto delle opere per i mondiali di sci e spero che questa condanna insegni finalmente a chi ci governa che eventi organizzati contro l’ambiente non sono più tollerabili. ”- ha dichiarato il Presidente WWF Italia Enzo Venini - “Una condanna che arriva in attesa del decreto del Ministro dell’Ambiente che garantisce criteri minimi di salvaguardia nelle zone speciali di conservazione (ZSC) e nelle zone di protezione speciale (ZPS) della Rete Natura 2000". Leggi la lettera inviata dal WWF e altre associazioni al ministro Pecoraro Scanio >Potrebbe diventare il primo segnale di quella svolta culturale auspicata e immediatamente necessaria, anche perché contro l’Italia è stata già aperta una procedura d’infrazione per il mancato o l’inadeguato recepimento della Direttiva Uccelli.
Lo Stelvio oltre ad essere Parco Nazionale è una delle zone a più alta biodiversità dell’intero arco alpino e ha subito gravi conseguenze a causa dei mondiali di sci, nel 1985 e nel 2005, senza peraltro che questi abbiano lasciato benefici economici duraturi sul territorio. Invece, come ricorda la sentenza, l’ente Parco nel 2003 ha rilasciato l’autorizzazione per l'ampliamento e adattamento delle piste da sci alpino «Bucaneve» e «Edelweiss», nonché delle infrastrutture, grazie a cui circa 2.500 alberi sono stati abbattuti in un’area di 25.000 metri quadrati, a quote comprese fra 1.700 e 1.900 metri di altitudine. Inoltre, l’adattamento delle piste e delle infrastrutture sciistiche all’interno della ZPS, Zona di protezione Speciale, ha causato la completa perdita di continuità degli habitat delle specie di uccelli presenti nel sito.
I giudici hanno rilevato che l'Italia ''è venuta meno agli obblighi'' imposti dalla Direttiva UE sugli habitat naturali nonché di quella per la conservazione degli uccelli selvatici. Inoltre sono state prese misure suscettibili ''di avere un impatto significativo'' sulla zona di protezione speciale del Parco nazionale dello Stelvio, ''senza un'opportuna valutazione della loro incidenza'' per gli obiettivi di conservazione dell'area. È giocoforza concludere che i lavori, e le ripercussioni sulla ZPS che ne sono derivate, erano incompatibili con lo status giuridico di tutela di cui la ZPS avrebbe dovuto beneficiare.

Gli scempi per i mondiali di Bormio, la denuncia fotografica del WWF >>
Il WWF per l'Ecoregione Alpi >

fonte: wwf.it

Eco guida, un anno dopo. Tutti più verdi

A un anno dal lancio dell'Ecoguida ai prodotti elettronici, Greenpeace è lieta di annunciare che tutte le aziende hanno fatto progressi per diventare più verdi. Sono tutte in competizione per conquistare la vetta della classifica, eliminando sostanze pericolose, ritirando e riciclando i prodotti in maniera responsabile. È un grande risultato. In questa V edizione Nokia è al primo posto. Seguono Sony Ericsson, Dell e Lenovo.
Solo un anno fa, meno della metà delle aziende superavano un punteggio di 5 su 10. Oggi lo raggiungono tutte. Per alcune la strada è ancora lunga, ma lo slancio è estremamente incoraggiante. Il dato sorprendente è che, mentre la guida si concentra sulle aziende leader del mondo hi-tech, i miglioramenti si riflettono sull'intero settore.
I maggiori animatori dell'ultima guida sono Sony e LG, che hanno recuperato i loro punti di penalità dopo aver lasciato la ARF, una coalizione di aziende statunitense che fa attività di lobby contro la responsabilità dei produttori riguardo al riciclaggio dei prodotti in disuso. Sony ha inoltre introdotto, negli Stati Uniti, un programma di recupero e riciclaggio all'avanguardia. Estendere questo programma in tutti i Paesi, significherebbe posizionarsi in testa alla classifica.
Hewlett Packard (HP) è l'unica che perde punti. Panasonic giace sul fondo della classifica: malgrado il lancio di alcuni prodotti privi delle principali sostanze rischiose, non riesce infatti a gestire in modo responsabile i propri rifiuti elettronici. Apple non perde punti, ma retrocede in dodicesima posizione poiché, non avendo intrapreso nuove iniziative, ha permesso ai suoi concorrenti di superarla.
Un anno fa, soltanto Nokia e Sony Ericson vendevano cellulari privi di uno o di entrambi, ora lo fanno anche Motorola e LGE. Sony ha inoltre aggiunto un'ampia gamma di prodotti parzialmente privi di BFR e PVC, tra cui modelli di VAIO notebook, walkman, videocamere e macchine digitali. Anche Panasonic offre una serie di prodotti senza PVC che includono lettori DVD, home cinema, video player, impianti di illuminazione, e due modelli di impianti di illuminazione senza BFR.

fonte: greenpeace.org

Che la Val d'Agri non sia un'altra mummia ambientale

La Basilicata festeggia la nascita burocratica del parco nazionale dell'Appennino Lucano o della Val d'Agri–Lagonegrese. Infatti la Conferenza Unificata (Governo, Regioni, Province, Comuni e Comunità Montane) ha dato parere favorevole all'unanimità all'istituzione del Parco Nazionale, facendo un passo decisivo per la conclusione di un iter lungo e tortuoso. Il Parco, quando nascerà, sarà la 24.esima area protetta nazionale. Il parere della Conferenza si è reso nuovamente necessario dopo alcune irregolarità formali nell'iter istitutivo rilevate dalla Corte dei Conti in fase di registrazione del provvedimento. Ora bisogna fare in modo che in Basilicata non stia per nascere un'altra mummia ambientale. Si continua, infatti, ad ingabbiare il territorio senza gestirlo, senza valorizzarlo, senza dare le giuste speranze alla popolazione. In pratica continuando ad usarlo come si fa con qualsiasi altra parte (la Basilicata è la Regione italiana più franosa e altamente sismica). Solo aprendo un altro capitolo di spesa.È una maniera antica di curare il bene comune e certamente non diminuisce la conflittualità. E gli esempi non mancano. Il parco del Pollino è ancora un parco che deve nascere. Costituito nel 1988, dieci anni dopo viene eletto il direttivo e nel frattempo ha dovuto fronteggiare iniziative di riperimetrazioni che sono continuate anche durante la recente storia. Dopo uno stop discutibile della penultima dirigenza, quella scorsa non ha brillato certamente per iniziative a favore dell'ambiente. E neanche questa recentissima, pur nata fra gli applausi, sembra aver preso a camminare con passo deciso. Infatti, in un comunicato della Margherita–DL, a più di un anno di un altro intervento, si legge: «Preoccupa non poco, oggi, constatare come, malgrado il Commissariamento intervenuto nel maggio scorso in quell'Ente, non sia stata data ancora la possibilità di valutare, sia nei contenuti sia nei metodi, alcuna azione di svolta incisiva ed efficace nella programmazione e gestione delle improcrastinabili politiche di conservazione, di tutela, di valorizzazione e di sviluppo socio-economico e culturale. Risulta particolarmente imbarazzante, infatti, il ripetersi di una mostruosità giuridica, istituzionale e politica, che già nella precedente gestione con il passaggio dalla nomina del Commissario Straordinario alla nomina del Presidente dell'Ente Parco, senza la contestuale nomina del Consiglio Direttivo, aveva determinato di fatto, dall'ottobre 2002 al febbraio 2004, una gestione monocratica, di dubbia legittimità, con l'adozione di oltre 200 Delibere Presidenziali urgenti (?) e indifferibili (?), salvo ratifica del Consiglio Direttivo, inesistente perché non nominato».

A che serve creare un'area protetta se poi bisogna difenderla da altri amministratori che vogliono inserire pozzi petroliferi, termovalorizzatori, impianti per biomassa... che non hanno nulla a che vedere con un'area protetta?Anche il neo Parco nazionale non nasce sotto buoni auspici. Il suo iter, infatti, è stato ritardato dalla lunga battaglia della Regione Basilicata soprattutto per l'inclusione nell'area perimetrata protette della montagna del Caperrino, zona di interesse paesaggistico ma che fa anche gola alle compagnie petrolifere. Né aiuta la dichiarazione il linguaggio criptico del presidente della Regione, Vito De Filippo: «La conclusione positiva della fase istruttoria per l'istituzione del Parco conferma la validità della linea portata avanti dalla Regione Basilicata, che, con determinazione, ha stabilito autorevoli relazioni istituzionali e ha fatto valere le proprie ragioni sul protagonismo dei territori. La Conferenza Unificata (Governo, Regioni, Province, Comuni e Comunità Montane), esprimendo il proprio parere in favore della nascita del Parco ha affermato il principio secondo cui è necessario continuare a percorrere la strada della sostenibilità ambientale per perseguire condizioni di sviluppo coerenti con le risorse del territorio».Ma perché le popolazioni locali non dovrebbero avere un loro protagonismo? Si riferisce ad altro e perché non essere chiari. Che cosa vuol dire «perseguire condizioni di sviluppo coerenti con le risorse del territorio»? E il petrolio fa parte di risorse coerenti con lo sviluppo del territorio?Molti i problemi da risolvere, a cominciare dal protagonismi di quelli che vivono sul proprio territorio, che è nella loro pelle, nella loro storia. Oggi la Val d'Agri è l'ombra di se stessa, la sua fiorente agricoltura, fatta ad esempio dalle splendide coltivazioni di mele o dai fagioli di Sarconi (che sono Igp), combatte per sopravvivere e questa sì aspetta uno «sviluppo coerente» ma non all'ombra delle torri petrolifere che devasteranno il territorio per un breve periodo e per un guadagno effimero, ma giusto il tempo per interrompere la filiera più produttiva, quella della cultura locale.

fonte: vglobale.it

Manifestazioni e voto online entra nel vivo la battaglia anti-Ogm

Non ci sono solo le leggi d'iniziativa popolare presentate da Beppe Grillo a movimentare l'orizzonte politico. Da una settimana è partito infatti un altro grande tentativo di "democrazia dal basso", altrettanto importante e ambizioso, anche se per il momento meno pubblicizzato. E' quello contro gli Ogm. "Gli Ogm in Italia non li vuole nessuno, ormai dovrebbe essere chiaro, ma invece non lo è: per questo vogliamo nuovamente chiedere ai cittadini cosa ne pensano". Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia, sintetizza così l'adesione della maggiore catena italiana di grande distribuzione alimentare a "Liberi da Ogm", la mobilitazione coordinata dalla Fondazione diritti genetici di Mario Capanna e sostenuta da una coalizione di associazioni senza precedenti che va dagli ambientalisti ai consumatori, dalla Coldiretti alle Acli, dalle Coop alle associazioni della piccola e media impresa, dai Verdi ai donatori di sangue dell'Avis. In tutto una trentina di sigle che in questi giorni si stanno dando da fare per raccogliere tre milioni di adesioni. Una campagna uguale in tutto e per tutto a una mobilitazione referendaria, con tanto di quesito da sottoporre ai cittadini, anche se alla fine non ci sarà un vero voto. Nessuna legge italiana regolamenta infatti in pochi articoli la coltivazione e la commercializzazione dei prodotti geneticamente modificati. Impossibile quindi indire una consultazione popolare "tradizionale" per bandire dai campi, dai supermercati e dalle tavole degli italiani il cibo Ogm. Ma l'obiettivo resta comunque questo. E della questione saranno investiti i cittadini che sino al 15 novembre parteciperanno a manifestazioni, convegni e incontri organizzati in tutta Italia.
"Vuoi che l'agroalimentare, il cibo e la sua genuinità siano il cuore dello sviluppo, fatto di persone e territori, salute e qualità, sostenibile e innovativo, fondato sulla biodiversità, libero da Ogm?". Il quesito sul quale si chiede agli italiani di esprimersi è questo e per farlo ci si può collegare anche al sito www.liberidaogm.it. Una domanda alla quale nelle speranze dei promotori dovrebbe arrivare una valanga di "sì", spingendo il mondo politico ad abbracciare un diverso modello di sviluppo agroalimentare, basato su tipicità e qualità, sgombrando il campo da qualsiasi incertezza sugli eventuali rischi ambientali legati alla contaminazione delle colture tradizionali. Dure critiche all'iniziativa partita dalla Fondazione diritti genetici arrivano però dal mondo accademico. "La ricerca scientifica pubblica italiana - afferma Roberto De Fez, dell'Istituto di Genetica e Biofisica del Cnr di Napoli - con due documenti sottoscritti da diecimila scienziati è unita nel dire che non ci sono rischi né per la salute né per l'ambiente dall'uso di piante Gm, anzi, queste si sono dimostrate più sicure delle piante coltivate tradizionalmente. L'interesse che tiene insieme la coalizione di Capanna è quello di giustificare l'innalzamento dei prezzi dei prodotti alimentari che già ora subiscono i consumatori".

fonte: repubblica.it

Quelli che non credono all'allarme ambiente

L'HANNO soprannominato il "complotto degli scettici". E a rendere il dibattito meno limpido hanno contribuito quei 10mila dollari offerti dalla ExxonMobil a climatologi ed economisti attraverso l'American Enterprise Institute, think tank vicino alla Casa Bianca. Era l'inizio di febbraio e l'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) aveva appena pubblicato i suoi dati a Parigi. Non solo il clima del pianeta si sta riscaldando - concludeva il rapporto - ma la causa del cambiamento è "molto probabilmente" l'attività umana. L'American Enterprise Institute cercò di arruolare in fretta e furia scienziati "contro" per rinsaldare il fronte degli scettici e rintuzzare gli argomenti di quegli "ambientalisti apocalittici" (per usare le parole di Patrick Michaels dell'università della Virginia in un articolo sul Washington Post del 1989) che "hanno creato la più popolare fra le nuove religioni dai tempi del marxismo". Oggi molti argomenti dei "negazionisti" si sono sciolti di fronte ai dati di termometri di terra e di mare. Ma se gli scettici sono arretrati, lo hanno fatto solo per arroccarsi su posizioni meglio difendibili. Richard Lindzen, climatologo del Massachusetts Institute of Technology, ieri ha usato un fuoco di fila di interrogativi per sfidare il Nobel italiano Carlo Rubbia, sostenitore del protocollo di Kyoto, alla conferenza di Venezia "Il futuro della Scienza". "Chi ci dice che la colpa del riscaldamento globale sia dell'effetto serra? E chi ci dice che sia la Co2 ad aumentare le temperature? Non conosciamo il clima di un secolo fa. Come possiamo azzardare conclusioni tanto allarmanti?".
Di fronte al Congresso americano, il repubblicano Dana Rohrabacher ha rincarato la dose: "Chi dà all'uomo tanta tracotanza da indurlo a pensare che con il suo comportamento può causare al pianeta sconvolgimenti così profondi?". Le posizioni sono spaccate lungo le faglie dei continenti, con europei e giapponesi propensi a credere che l'uomo sia responsabile dei cambiamenti climatici, mentre americani e australiani sono più scettici. Un sondaggio citato da Newsweek il 13 agosto in un servizio intitolato "I negazionisti: una macchina ben finanziata" rivela che il 64% degli americani ritiene che fra gli scienziati ci siano "forti dubbi" sulla consistenza del cambiamento climatico. Solo un terzo crede invece nel legame fra riscaldamento delle temperature e attività umane. Percentuali esattamente capovolte si ritrovano in Giappone ed Europa. E sempre a Venezia, ieri, un gruppo di 21 scienziati partecipanti al convegno ha firmato un appello a difesa dei dati dell'Ipcc, "basati sul lavoro di una comunità scientifica interdisciplinare e sottoposto a processi di attenta revisione". Lo stesso George Bush ha adottato una posizione più laica e una settimana fa il suo consigliere scientifico John Marburger ha ammesso che "al 90% il riscaldamento è dovuto a cause umane". Per giovedì prossimo il presidente ha convocato a Washington una conferenza internazionale per dare nuovi limiti agli inquinanti. Il governatore della California Arnold Schwarzenegger ha emanato una norma per ridurre dell'80% il Co2 entro il 2050, seguito dai colleghi di Minnesota e New Jersey. Il premier australiano John Howard è uscito dalle file degli scettici e ha promesso di impegnarsi per la riduzione dei gas serra. Se poi alla Casa Bianca l'anno prossimo dovesse cambiare bandiera, ai negazionisti non rimarrà più spazio per esporre i loro dubbi.

fonte: repubblica.it

Privacy in azienda a rischio dipendenti senza più tutele

Privacy sotto scacco. La tutela dei nostri dati personali è a rischio: parlamentari di entrambi gli schieramenti starebbero infatti cercando di svuotare la legge che protegge la riservatezza. Come? Con semplici emendamenti al ddl Bersani sulle liberalizzazioni. A denunciarlo sono Stefano Rodotà, Fiorello Cortiana, Carlo Formenti e Arturo Di Corinto, che giovedì scorso hanno lanciato un appello sul web (www. adunanzadigitale. org/privacy/), già firmato da oltre 150 persone. Sull'argomento, la "madre dei tutte le leggi" è il Codice della privacy, entrato in vigore il primo gennaio 2004. All'esame della Commissione Industria del Senato (che si dovrebbe riunire oggi pomeriggio) sono invece gli emendamenti alla cosiddetta "lenzuolata Bersani". Cosa c'entrano con la riservatezza? "È in corso al Senato - spiegano i promotori dell'appello - un nuovo tentativo di svuotare la legge sulla protezione dei dati personali, a danno dei cittadini e dei lavoratori e a favore delle imprese. In seguito alle pressioni di forti organizzazioni imprenditoriali, alcuni parlamentari di entrambe gli schieramenti hanno infatti proposto che tutte le imprese siano esonerate dal predisporre le misure minime di sicurezza a tutela dei dati personali. Prima dell'estate la Camera aveva già introdotto questo esonero per le imprese con meno di 15 dipendenti". Per capire meglio, bisogna fare un passo indietro. Secondo la legge, ciascun titolare del trattamento dei dati personali ha l'obbligo di adottare tutte le misure di sicurezza idonee a ridurre al minimo i rischi di distruzione o perdita dei dati o di accesso non autorizzato. Non solo. È anche esposto a responsabilità per risarcimento del danno, se non riesce a provare di avere adottato tutte le misure idonee a evitarlo.
"Tutto ciò - si legge nell'appello on line - verrebbe ora cancellato per le imprese. Già era grave l'esclusione delle piccole, ma l'estensione a tutte le aziende è addirittura paradossale, oltre che gravemente lesivo dei diritti dei cittadini. Basti pensare ai dati, anche sensibili, dei lavoratori dipendenti di queste imprese. Un esempio? Le notizie riguardanti la salute. È un micidiale attacco ai diritti fondamentali". Insomma, un domani se qualcuno utilizzasse a sproposito i nostri dati sensibili, non potremmo imputare più la colpa a quella azienda che non li ha sufficientemente protetti. Un bel favore alle imprese, dunque. A onor del vero, va però detto che non manca un emendamento che va nella direzione opposta: quello a firma di due senatori Verdi (Ripamonti, Pecoraio Scanio), che invece escluderebbe dal contestato esonero anche le imprese sotto i 15 dipendenti. I giochi sono ancora aperti, dunque. "Se tale approccio si rivela come un indizio preoccupante di una deriva sociale che antepone i profitti ai diritti dei cittadini - avvertono i promotori dell'appello - può trasformarsi in un boomerang per le stesse aziende. Infatti, se l'esonero può apparire nell'immediato come un risparmio, avrà l'effetto di ingenerare perplessità e sfiducia nei lavoratori e nei clienti, che non si sentiranno più adeguatamente tutelati, sollecitando i consumatori a preferire quelle imprese che la privacy la considerano un valore da tutelare e un asset della propria attività". E ancora: "Tale esonero determinerà anche un freno alla spinta innovativa di quelle aziende che, nella tutela e nel corretto trattamento dei dati personali, hanno trovato uno stimolo per innovare procedure e professionalità e ampliare la propria offerta di servizi". Non è tutto, purtroppo. "Ancora più grave - conclude l'appello - è che gli stessi emendamenti prevedono l'eliminazione delle tutele per le persone giuridiche, gli enti e le associazioni". Oggi, infatti, nessuno può utilizzare (per esempio a fini commerciali) i dati di un sindacato o di un partito o di un'associazione ambientalista, al di fuori delle garanzie previste dalla legge sulla privacy. "Si dà il via libera alla schedatura delle associazioni - conclude l'appello - con l'effetto di limitare grandemente il diritto alla libertà di associazione, critica e libera manifestazione del pensiero, che sono il sale di ogni democrazia".

fonte: repubblica.it

sabato 22 settembre 2007

La Francia chiude agli ogm

Il ministro dell'Ecologia e dello Sviluppo: «Impossibile controllarne la disseminazione». Parigi adotta il principio di precauzione: nessuna commercializzazione senza legge. L'Ue: «Il divieto in un singolo Stato o regione è contro la legislazione comunitaria»La campagna liberi da ogm
Svolta storica per la Francia e per l'intera Europa. Il ministro francese dell'Ecologia e dello Sviluppo, Jean-Luis Borloo ha annunciato che Parigi ha intenzione di chiudere le porte agli ogm. «Siamo tutti d'accordo – ha detto - non è possibile controllarne la disseminazione spontanea, quindi non possiamo correre rischi». Il principio è quello
Francia, carrello pieno di prodotti ogmdella precauzione, in base al quale la Francia, dopo le aperture degli anni scorsi, ha deciso di congelare commercializzazione e sperimentazione di nuove sementi. Ma la Commissione europea naviga in direzione opposta e non sarà facile per la Francia raggiungere un compromesso che possa essere accettato da tutti gli attori coinvolti: ecologisti, agricoltori e Bruxelles.Per ora il ministro ha dichiarato «che bloccherà la commercializzazione di qualsiasi coltura transgenica almeno fino a quando non si approverà una nuova legge in merito, che sostituirà il decreto del 2006, giudicato confuso su molteplici punti». Ma gli ecologisti puntano a ottenere un'Authority sulle biotecnologie. Al ministro dell'agricoltura Michel Barnier, invece, non vanno giù i tabù e le guerre contro il biotech « che – dice – può essere oggetto di una ricerca controllata e limitata, se per parte sua non digerisce i tabù. La questione è ancora aperta e la valutaizone deve essere attenta» ha concluso. Ma ancora ci sono da superare i limiti imposti dalla commissine europea che nella direttiva del 2001 autorizza la presenza non etichettata di ogm nei cibi fino allo 0,9% del totale e proibisce agli Stati membri di opporsi agli ogm per ragioni politiche o commerciali. Intanto la decisione della Francia ha rinfocolato il dibattito in tutta Europa. Marie-Helene Aubert, vicepresidente dei Verdi al Parlamento Europeo e relatrice della proposta di abbassare allo 0,1% la soglia di ogm nei prodotti biologici, ha commentato : «E' una notizia straordinaria, é il primo passo verso un riorientamento globale . è un fatto storico - ha aggiunto l'europarlamentare dei Verdi - e sono sicura che altri Paesi si metteranno su questa strada. Ora il prossimo obiettivo é trovare una maggioranza, al Consiglio dei ministri dell'Unione
Europea, per abbassare la soglia di ogm nel biologico all'0,1%. Che resti allo 0,9% è inaccettabile ». Anche Carlo Petrini, presidnete di Slow Food, ha espresso soddisfazione: «Altri Paesi seguiranno l'esempio della Francia di Sarkozy, l'interesse superiore è su quella linea . La scelta francese dimostra che la posizione di Slow Food, e quella di tanti altri movimenti, non è ideologica, né politica, ma è supportata dalla scientificità. E la scienza ha dichiarato che è impossibile la coesistenza tra le coltivazioni con sementi ogm e le altre, altrimenti si arriva a una contaminazione irreparabile». Di parere opposto Barbara Helfferich, portavoce del commissario Ue all'ambiente Stavros Dimas che ha ribadito che un divieto generalizzato di coltivazioni ogm in una regione o in uno stato è contrario alla legislazione comunitaria. La portavoce Ue non è tuttavia voluta entrare nel merito del provvedimento francese, dicendo di voler attendere di conoscere i dettagli della proposta. Michael Mann, portavoce della commissaria Ue all'agricoltura Mariann Fischer Boel, ha quindi precisato che Bruxelles non ha alcuna intenzione di legiferare in tema di coesistenza.«La decisione sulle regole - ha detto - spetta ai singoli stati membri, vista la differenza da uno stato all'altro». Finora, ha proseguito, sono arrivate a Bruxelles le notifiche di 15 stati membri che hanno adottato legislazioni sulla coesistenza. In Italia la responsabilità di notificare spetta alle regioni, dopo una decisione della consulta nazionale. Di recente anche la Corte europea di giustizia ha confermato l'impossibilità, in base alle leggi Ue, di vietare la coltivazione ogm su un intero territorio respingendo un ricorso della regione Alta Austria».
fonte: lanuovaecologia.it

Mobilità, 15 milioni di euro per le biciclette

L'annuncio del ministro Pecoraro: «Sono un mezzo di trasporto veloce, economico ed ecologico». Previsti fondi per il bike sharing.
Domenica si chiude la settimana europea della mobilità / Domenica è senz'auto /
LINK: mobilityweek / Il giro del cigno

«La mobilità sostenibile rappresenta il futuro del nostro trasporto. La bicicletta è un mezzo di trasporto pulito, veloce, economico ed ecologico, incentivarne l'uso nelle nostre città significa sia combattere la morsa del traffico e dello smog, sia ridurre le emissioni di gas serra riconducibili al traffico. Investiremo oltre 16 milioni di euro per la mobilità sostenibile». Questa la dichiarazione del Ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio in occasione della Settimana europea sulla mobilità sostenibile. Pecoraro Scanio ha deciso di destinare 15 milioni del Fondo triennale per la mobilità sostenibile per promuovere l'utilizzo della bicicletta attraverso l'incentivazione dei punti di interscambio tra bici e mezzi di trasporto pubblico, di percorsi dedicati alla bicicletta e tutto quanto può servire ad incentivare la mobilità ciclistica nelle nostre aree urbane. Il Ministro dell'ambiente ha poi annunciato che sono stati messi a disposizione circa un milione e 250 mila euro per i progetti che riguardano il bike sharing, ossia il noleggio automatico, iniziativa che ha avuto molto successo a Parigi. I punti di distribuzione bici saranno dislocati in prossimità di stazioni ferroviarie, metro o fermate degli autobus.

fonte: lanuovaecologia.it

IL 7 OTTOBRE ARRIVA LA BIODOMENICA NELLE PIAZZE ITALIANE

Mancano poche settimane alla BioDomenica, la campagna nazionale di informazione e promozione dell'agricoltura biologica promossa dall'AIAB. La BioDomenica è un'iniziativa che ormai da 8 anni porta in piazza i produttori biologici per incentivare presso i cittadini la conoscenza dell'agricoltura biologica e dell'insieme dei valori che essa rappresenta. Organizzata da AIAB in collaborazione con Coldiretti e Legambiente, e il patrocinio del Ministero delle Politiche agricole e forestali e del Ministero dell'Ambiente, la manifestazione si svolgerà in oltre 50 piazze italiane. Quest'anno inoltre la Biodomenica rientra nel dibattito pubblico sugli OGM organizzato dalla Coalizione ItaliaEuropa Liberi da OGM. Nelle piazze di Biodomenica sarà possibile dare la propria o pinione sulla questione degli OGM, partecipando alla consultazione nazionale. La Biodomenica ha il suo sito ufficiale: www.biodomenica.it, nel quale vengono rese disponibili tutte le informazioni relative agli appuntamenti in piazza.

fonte: greenplanet.net

Che la Val d'Agri non sia un'altra mummia ambientale

La Basilicata festeggia la nascita burocratica del parco nazionale dell'Appennino Lucano o della Val d'Agri–Lagonegrese. Infatti la Conferenza Unificata (Governo, Regioni, Province, Comuni e Comunità Montane) ha dato parere favorevole all'unanimità all'istituzione del Parco Nazionale, facendo un passo decisivo per la conclusione di un iter lungo e tortuoso. Il Parco, quando nascerà, sarà la 24.esima area protetta nazionale. Il parere della Conferenza si è reso nuovamente necessario dopo alcune irregolarità formali nell'iter istitutivo rilevate dalla Corte dei Conti in fase di registrazione del provvedimento. Ora bisogna fare in modo che in Basilicata non stia per nascere un'altra mummia ambientale. Si continua, infatti, ad ingabbiare il territorio senza gestirlo, senza valorizzarlo, senza dare le giuste speranze alla popolazione. In pratica continuando ad usarlo come si fa con qualsiasi altra parte (la Basilicata è la Regione italiana più franosa e altamente sismica). Solo aprendo un altro capitolo di spesa.È una maniera antica di curare il bene comune e certamente non diminuisce la conflittualità. E gli esempi non mancano. Il parco del Pollino è ancora un parco che deve nascere. Costituito nel 1988, dieci anni dopo viene eletto il direttivo e nel frattempo ha dovuto fronteggiare iniziative di riperimetrazioni che sono continuate anche durante la recente storia. Dopo uno stop discutibile della penultima dirigenza, quella scorsa non ha brillato certamente per iniziative a favore dell'ambiente. E neanche questa recentissima, pur nata fra gli applausi, sembra aver preso a camminare con passo deciso. Infatti, in un comunicato della Margherita–DL, a più di un anno di un altro intervento, si legge: «Preoccupa non poco, oggi, constatare come, malgrado il Commissariamento intervenuto nel maggio scorso in quell'Ente, non sia stata data ancora la possibilità di valutare, sia nei contenuti sia nei metodi, alcuna azione di svolta incisiva ed efficace nella programmazione e gestione delle improcrastinabili politiche di conservazione, di tutela, di valorizzazione e di sviluppo socio-economico e culturale. Risulta particolarmente imbarazzante, infatti, il ripetersi di una mostruosità giuridica, istituzionale e politica, che già nella precedente gestione con il passaggio dalla nomina del Commissario Straordinario alla nomina del Presidente dell'Ente Parco, senza la contestuale nomina del Consiglio Direttivo, aveva determinato di fatto, dall'ottobre 2002 al febbraio 2004, una gestione monocratica, di dubbia legittimità, con l'adozione di oltre 200 Delibere Presidenziali urgenti (?) e indifferibili (?), salvo ratifica del Consiglio Direttivo, inesistente perché non nominato».
A che serve creare un'area protetta se poi bisogna difenderla da altri amministratori che vogliono inserire pozzi petroliferi, termovalorizzatori, impianti per biomassa... che non hanno nulla a che vedere con un'area protetta?Anche il neo Parco nazionale non nasce sotto buoni auspici. Il suo iter, infatti, è stato ritardato dalla lunga battaglia della Regione Basilicata soprattutto per l'inclusione nell'area perimetrata protette della montagna del Caperrino, zona di interesse paesaggistico ma che fa anche gola alle compagnie petrolifere. Né aiuta la dichiarazione il linguaggio criptico del presidente della Regione, Vito De Filippo: «La conclusione positiva della fase istruttoria per l'istituzione del Parco conferma la validità della linea portata avanti dalla Regione Basilicata, che, con determinazione, ha stabilito autorevoli relazioni istituzionali e ha fatto valere le proprie ragioni sul protagonismo dei territori. La Conferenza Unificata (Governo, Regioni, Province, Comuni e Comunità Montane), esprimendo il proprio parere in favore della nascita del Parco ha affermato il principio secondo cui è necessario continuare a percorrere la strada della sostenibilità ambientale per perseguire condizioni di sviluppo coerenti con le risorse del territorio».Ma perché le popolazioni locali non dovrebbero avere un loro protagonismo? Si riferisce ad altro e perché non essere chiari. Che cosa vuol dire «perseguire condizioni di sviluppo coerenti con le risorse del territorio»? E il petrolio fa parte di risorse coerenti con lo sviluppo del territorio?Molti i problemi da risolvere, a cominciare dal protagonismi di quelli che vivono sul proprio territorio, che è nella loro pelle, nella loro storia. Oggi la Val d'Agri è l'ombra di se stessa, la sua fiorente agricoltura, fatta ad esempio dalle splendide coltivazioni di mele o dai fagioli di Sarconi (che sono Igp), combatte per sopravvivere e questa sì aspetta uno «sviluppo coerente» ma non all'ombra delle torri petrolifere che devasteranno il territorio per un breve periodo e per un guadagno effimero, ma giusto il tempo per interrompere la filiera più produttiva, quella della cultura locale.

fonte: vglobale.it
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Passatempo Preistorico

Moonstone Madness

Pronti a partire, pronti per distruggere tutto? Bene, allora fate un salto indietro nell'era preistorica e immergetevi in questa nuova avventura dal gusto tribale. A bordo del vostro cinghiale dovrete raccogliere le gemme preziose necessarie per passare alle missioni successive, saltando gli ostacoli se non volete perdere il vostro bottino e distruggendo i totem a testate per conquistare altre gemme utili. Inoltre, una magica piuma vi catapulterà verso il cielo dove punti e gemme preziose sono presenti in gran quantità, per cui approfittatene! cercate di completare la missione entro il tempo limite, utilizzando le FRECCE direzionali per muovervi, abbassarvi e saltare, e la SPACEBAR per prendere a testate i totem.

Change.org|Start Petition

Blog Action Day 2009

24 October 2009 INTERNATIONAL DAY OF CLIMATE ACTION

Parco Sempione - Ecopass 2008