giovedì 30 agosto 2007

Fiducia in calo

Peggiora la fiducia dei consumatori. Ad agosto, l'indice destagionalizzato è sceso da 107,4 a 106,5. Ovvero i valori più bassi dall'aprile 2006. A segnalarlo è l'Isae. Simile la flessione del dell'indice grezzo passato da 109,1 a 107,8 e quello depurato anche dai fattori erratici da 107,2 a 106,8. Se si guarda invece al quadro economico generale l'indice sale da 90,6 a 91,3 ma passa da 117 a 115,2 quello riferito alla sola situazione personale degli intervistati. Il peggioramento, dicono gli autori del rapporto, è dovuto in particolare al deterioramento della convenienza attuale e delle possibilità future di risparmio e di acquisto di beni durevoli. I consumatori mostrano un timore crescente per l'andamento atteso dei prezzi. Il saldo grezzo balza da 8 a 24 e i consumatori che si attendono rispettivamente aumenti uguali o inferiori a quelli correnti salgono dal 29 al 35 per cento e dal 30 al 35 per cento. Diminuiscono dal 29 al 21 per cento quanti si attendono invece una sostanziale stabilità dei prezzi nei prossimi 12 mesi. Quanto all'incremento dei prezzi registrato nell'ultimo anno il saldo grezzo sale da 60 a 63 sui massimi dell'ultimo anno. Aumenta dal 44 al 46 per cento quella di quanti li ritengono aumentati "abbastanza" e dal 22 al 25 per cento quella di chi osserva che sono aumentati "poco". Diminuisce invece dal 16 al 13 per cento la quota di quanti ritengono che i prezzi siano rimasti "stabili". Allo stesso tempo però si è ridotta anche la percentuale di quelli che li reputano "molto" aumentati (dal 17 al 15%). Recuperano lieventemente invece le intenzioni di acquisto di beni durevoli e ad agosto migliorano leggermente anche le indicazioni relative alla situazione generale dell'economia italiana. In particolare, il saldo dei giudizi sulla situazione corrente recupera da -82 a -78 e quello relativo alle attese sulla stessa variabile risale leggermente da -38 a -37, mantenendosi comunque in prossimità dei minimi dal settembre del 2005. Peggiorano le valutazioni sul mercato del lavoro, con il saldo relativo alle attese di incremento della disoccupazione che sale da 41 a 44.
Ci sono a livello territoriale comunque significative differenze. Cresce la fiducia nel Nord Est dove l'indice passa infatti nel Nord Est (da 108,3 a 110,1) e al Centro (da 107,8 a 109,3). Peggiora invece nel Nord Ovest (da 108,9 a 107,6) e soprattutto nel Mezzogiorno (da 106,5 a 102,6).

fonte: repubblica.it

Informazioni sul risparmio di carburante e sulle emissioni di CO2 da fornire ai consumatori.

In via eccezionale quest'anno scadrà il 30 settembre il termine previsto dalla circolare 6 agosto 2007 n. 23958 inerente le informazioni sul risparmio di carburante e sulle emissioni di CO2 da fornire ai consumatori per quanto riguarda la commercializzazione delle auto nuove.La circolare citata prevede la scadenza al 15 dicembre di ogni anno per la trasmissione delle informazioni sulle autovetture. Le informazioni richieste sono:
Elenco di tutti i modelli di autovetture nuove che possono essere acquistati e commercializzati in Italia su base annuale.
Indicazione, per ogni modello, del:
Tipo di carburante
Valore numerico corrispondente al consumo ufficiale di carburante
Valore numerico corrispondente alle emissioni specifiche ufficiali di CO2 Le informazioni dovranno essere trasmesse all'indirizzo infoco2@sviluppoeconomico.gov.it I dati che dovranno essere forniti comprendono:
-Casa costruttrice
-Tipo di carburante
-Modello commerciale, dal quale devono risultare:
-Le relative varianti di carrozzeria
-Il tipo di cambio
-Il numero di porte
-La cilindrata dell'autovettura
-Il valore del consumo ufficiale di carburante (ciclo urbano, extraurbano, misto)
il valore di emission di CO2 espresso in grammi per chilometro

fonte: ambiente.it

Incendi – Dati e polemiche di un'estate da dimenticare

In Abruzzo e in Calabria le più estese superfici boscate percorse dal fuoco. Al 26 agosto 261 le persone denunciate in tutta Italia per il reato di incendio boschivoContinua questa estate calda, in tutti i sensi: dalle temperature agli incendi. Secondo dati del Corpo forestale dello Stato l'aumento del numero degli incendi è stato del 70%. Da segnalare il particolare accanimento verso le aree protette. E ovviamente non mancano le polemiche, anche dure, come quella della rappresentanza di base del Coordinamento Vigili del fuoco italiani che denunciano in particolare l'assenza di prevenzione. Ma anche pronte le iniziative come ha fatto la Presidenza del Consiglio soprattutto a riguardo del catasto incendi che è strategico per il futuro.Ma veniamo ai dati. Dal 1° gennaio al 26 agosto 2007 si sono verificati complessivamente 7.164 incendi boschivi che hanno percorso 112.740 ettari, di cui 53.698 boscati e 59.042 non boscati. Rispetto allo stesso periodo del 2006 quando i roghi erano stati 4.270, si assiste ad un aumento del 70% del numero degli incendi. In aumento (+250%) anche la superficie totale percorsa dalle fiamme che passa da 32.566 ettari del 2006, agli attuali 112.740. La mappa dei roghi identifica la Calabria come il posto «più caldo» d'Italia: 1.484 incendi. Seguono Campania (1.479), Toscana (533), Lazio (532), Sardegna (511), Puglia (402), Piemonte (323), Basilicata (318), Sicilia (280), Abruzzo (225), Liguria (216), Molise (212), Lombardia (158), Umbria (112), Emilia Romagna (101), Marche (98), Veneto (90), Friuli Venezia Giulia (61), Trentino Alto Adige (23) e Valle d'Aosta (6). In Abruzzo si è avuta la più estesa superficie boscata percorsa dal fuoco (7.792 ettari). Seguono: Calabria (7.550), Sardegna (6.507), Puglia (6.440), Campania (5.591), Marche (4.907), Lazio (3.728) e Sicilia (2.598). Al 26 agosto 2007 i comandi territoriali del Corpo forestale dello Stato hanno denunciato 261 persone per il reato di incendio boschivo: 8 gli arrestati e 253 le persone denunciate a piede libero. Quattro arresti sono stati effettuati nella provincia di Latina, uno a Roma, uno ad Alessandria, uno a Catanzaro ed un altro a Cosenza. Per quanto riguarda il numero delle vittime, sono 16 le persone che hanno perso la vita a causa degli incendi.In considerazione del perdurare dell'emergenza incendi boschivi che sta interessando ancora le regioni meridionali, con particolare riferimento alla Campania e alla Calabria, l'Ispettorato Generale del Corpo forestale dello Stato ha disposto l'invio di 21 autobotti, ciascuna con relativo equipaggio per un totale di 63 uomini, specializzati nella lotta agli incendi boschivi.

fonte: vglobale.it

Sos dalla Grande Muraglia

È la più vasta opera mai realizzata dall'umanità, il più immenso oggetto che la nostra specie ha lasciato su questo pianeta, e secondo una diffusa credenza occidentale (antecedente alle missioni spaziali) l'unica costruzione umana visibile dalla luna. Il leader comunista Mao Zedong disse "non sei un vero uomo se non l'hai scalata" e di recente un sondaggio mondiale l'ha plebiscitata fra le otto meraviglie del mondo ancora esistenti nel XXI secolo. Ma la sopravvivenza della Grande Muraglia rischia di essere ormai breve. Tra vent'anni con ogni probabilità non ci sarà più. Sarà stata corrosa, divorata, polverizzata dalle tempeste di sabbia che soffiano sempre più impetuose dal Nord della Cina. Finirà per essere la vittima più illustre dello sviluppo industriale e del drammatico aumento dell'inquinamento. Perché le tempeste di sabbia sono un fenomeno meteorologico naturale, che la Cina ha sempre conosciuto, ma negli ultimi decenni la loro frequenza e intensità è andata aumentando a dismisura. La causa è la distruzione progressiva delle barriere naturali - foreste e praterie - che smorzavano la forza dei venti e catturavano una parte della sabbia trasportata dalle bufere. L'allarme sulla morte graduale della Grande Muraglia non viene dai "soliti sospetti", cioè le organizzazioni ambientaliste occidentali, ma dalle stesse autorità cinesi. Lo ha divulgato l'agenzia stampa governativa Xinhua (Nuova Cina). Già oggi, rivela la fonte ufficiale, ampie sezioni della gigantesca fortificazione nella sua parte occidentale sono "ridotte a cumuli di detriti", per l'opera di demolizione implacabile delle tempeste di sabbia.

Il governo di Pechino riconosce che le responsabilità di questo disastro sono tutte umane. All'origine ci furono i "metodi distruttivi di coltivazione agricola" adottati fin dagli anni Cinquanta, con l'uso massiccio di pesticidi e insetticidi, la totale negligenza sugli effetti di erosione e impoverimento del suolo. Poi c'è stata l'industrializzazione che nelle regioni settentrionali del paese ha concentrato molte produzioni altamente inquinanti, dalle miniere di carbone alla siderurgia. Il risultato: in una vasta zona che va dall'antica Manciuria alla Mongolia interna, il manto verde dei boschi si è assottigliato per la deforestazione a scopi commerciali; gli immensi prati erbosi delle steppe hanno lasciato il posto a distese di sabbia, con la desertificazione che conquista territori sempre più ampi. L'archeologo Zhou Shengui ha dichiarato che "le tempeste sempre più frequenti non solo corrodono le pareti della Grande Muraglia ma creano crepe, spaccature, crolli improvvisi". Fra le tratte più rovinate c'è quella nella provincia del Gansu che corre lungo l'antica Via della Seta percorsa dai mercanti fin dai tempi dell'impero romano, e utilizzata da Marco Polo per raggiungere la corte del Kublai Khan nell'Impero celeste. Perfino le torri di vedetta, costruite sulle cime più alte per avvistare l'arrivo di armate nemiche, in alcune regioni si sono letteralmente disintegrate. Iniziata a costruire a tratti intorno al 220 prima di Cristo per volontà dell'imperatore Shi Huangdi (dinastia Qin), il primo unificatore della Terra di Mezzo, la fortificazione dei confini fu poi rilanciata e ingrandita lungo il suo tracciato moderno dalla dinastia Ming (1388 - 1644). La Cina, la più antica civiltà della storia, è l'unico caso di una nazione grande quanto un continente che ha voluto "murarsi", separarsi dal resto del mondo erigendo una barriera fisica che nel suo massimo sviluppo arrivò ad essere lunga 6.350 chilometri. È la distanza che separa Milano da New York. Una colossale serpentina di pietra che nasce nel mare vicino alla Corea e si estingue nelle sabbie desertiche dell'Asia centrale, si arrampica sulle creste delle montagne, segue tutte le tortuosità dei rilievi naturali per dominare sempre dall'alto. I venti di sabbia non solo gli unici colpevoli della sua distruzione. La Grande Muraglia ha già subito altre deturpazioni, in una Cina che a lungo si è disinteressata del proprio patrimonio storico e archeologico. Lunghi tratti della fortificazione antica ormai sono affiancati dalle autostrade o sommersi tra i palazzi, nella morsa di cemento delle città che si allargano. Un pezzo della muraglia nel Gansu è attraversato da due linee ferroviarie, l'autostrada 312, una strada statale, 15 strade sterrate, 17 tralicci dell'alta tensione, un gasdotto. L'ultimo affronto è il turismo di massa. Nelle zone vicine a Pechino i torrioni sono invasi quotidianamente da una fiumana di visitatori così sconfinata da nascondere lo stesso monumento, oltre a sommergerlo di montagne di rifiuti, cartacce e lattine di birra. A Badaling, una delle sezioni della cinta più vicine alla capitale, in una giornata media passeggiano sui contrafforti centomila visitatori. Tutt'intorno, come una metastasi cancerosa continuano a spuntare hotel, ristoranti, megaparking per torpedoni, supermarket di ricordi. È di moda affittare intere sezioni della fortezza per feste e party privati. Se tra vent'anni le tempeste sabbiose avranno completato l'opera di distruzione, gli unici pezzi di Grande Muraglia ancora visibili saranno delle copie ricostruite in stile Disneyland.

fonte: repubblica.it

Il mondo rischia di finire il cibo

Da anni viviamo con l'incubo del riscaldamento globale. Ma un'altra minaccia, ancora più immediata, potrebbe essere la fame globale: sempre meno prodotti alimentari disponibili, sempre più cari, contesi da una popolazione terrestre sempre più grande, in un periodo già reso critico da risorse idriche sempre più scarse e da un clima sempre più imprevedibile. "La fine del cibo", riassume il titolo del Guardian di Londra, puntando il dito contro un fenomeno che sta accelerando il deficit alimentare: sempre più terre, in America e in Occidente ma anche nel resto del pianeta, finora utilizzate per coltivare prodotti agricoli, adesso vengono adibite alla coltivazione di biocarburi, come l'etanolo e altri carburanti "puliti", sia per ridurre l'inquinamento atmosferico, sia per ridurre la dipendenza dall'energia petrolifera di un esplosivo e instabile Medio Oriente. E' questo, sostengono gli esperti, il fattore scatenante dell'aumento dei prezzi del cibo. Aggiungendovi il declino delle acque, i disastri naturali e la crescita della popolazione, ammonisce il quotidiano londinese, si arriva a "una ricetta per il disastro". Lester Brown, presidente della think-tank Worldwatch Institute e autore del best-seller "Chi sfamerà la Cina?", presenta così la questione: "Siamo di fronte a un'epica competizione per le granaglie tra gli 800 milioni di automobilisti del pianeta e i due miliardi di poveri della terra". Come in quasi tutte le sfide tra ricchi e poveri, non è difficile immaginare chi la stia vincendo.
Esortati dal presidente Bush a produrre entro dieci anni un quarto dei carburanti non fossili di cui necessitano gli Stati Uniti, migliaia di agricoltori americani stanno trasformando il "granaio d'America" in una immensa tanica di biocarburi. L'anno scorso già il 20 per cento del raccolto di granoturco Usa è stato usato per la produzione di etanolo, i cui stabilimenti raddoppiano di anno in anno. Una politica analoga è in corso un po' ovunque, dall'Europa all'India, dal Sud Africa al Brasile. Diminuendo la terra destinata alla coltivazione di grano, il prezzo del frumento è aumentato del 100 per cento dal 2006, e ciò sta portando ad aumenti da record dei prezzi dei generi di prima necessità: pane, pollo, uova, latte, carne. Ad accrescere le preoccupazioni del dottor Brown c'è il boom demografico ed economico di Cina e India, i due giganti in cui vive il 40 per cento della popolazione mondiale: anche perché cinesi ed indiani stanno abbandonando la loro tradizionale dieta ricca di verdure a favore di un'alimentazione più "americana", che contiene più carne e latticini. Non tutti condividono gli scenari catastrofici. "Il Brasile ha 3 milioni di chilometri quadrati di terra arabile, di cui solo un quinto è attualmente coltivato e di cui solo il 4 per cento produce etanolo", dice il presidente brasiliano Lula. Ma le Nazioni Unite calcolano che la richiesta di biocarburi aumenterà del 170 per cento solo nei prossimi tre anni. Ci sarà abbastanza cibo per tutti? O presto verrà il giorno in cui dovremo scegliere tra una pagnotta e un pieno di biocarburi per la nostra auto?

fonte: repubblica.it

Tasse locali aumentate del 111% in 10 anni

Le entrate fiscali degli enti locali sono aumentate del 111,1% fra il 1995 e il 2006. Lo evidenzia l'Ufficio studi della Cgia (Associazione artigiani e piccole imprese) di Mestre: in undici anni le entrate fiscali degli enti locali (Comuni, Province, Comunità montane, e altre) sono passate infatti da 37,7 miliardi di euro a 95,9 miliardi. Sempre negli stessi anni, lo Stato centrale, invece, ha incrementato le entrate del 12,1%, passando dai 304 miliardi di euro agli attuali 339,16 miliardi. Il Pil, sempre nello stesso periodo, è cresciuto del 20%. Dati, ricordano dalla Cgia, che sono a prezzi costanti 2006, ovvero al netto dell'inflazione. CALCATA LA MANO - «Molte amministrazioni locali hanno calcato la mano e non sempre alle imposte pagate sono stati corrisposti servizi accettabili», ha commentato il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi. «Va tuttavia ricordato che negli ultimi anni soprattutto i Comuni hanno assunto un gran numero di nuove competenze e di nuove funzioni, senza ricevere in cambio un aumento dei trasferimenti. La situazione dei nostri conti pubblici ha costretto lo Stato centrale a ridurli progressivamente creando non pochi problemi di bilancio a tante piccole realtà amministrative locali che si sono difese aumentando le imposte locali». FEDERALISMO FISCALE - Secondo Bortolussi una possibile soluzione è «accelerare il più possibile verso un vero federalismo fiscale, che responsabilizzi maggiormente gli enti locali e consenta a questi ultimi di trattenere sul loro territorio la gran parte delle risorse prodotte dalle economie locali».

fonte: corriere.it

Cina, nuove speranze per il delfino bianco

Lo si credeva definitivamente estinto, invece il delfino bianco nuota ancora nelle acque del fiume Yangtze, nella Cina orientale. A tre anni di distanza dall'ultimo avvistamento, un esemplare è stato osservato da un turista e persino filmato. La buona notizia è stata data dalla stampa locale. Zeng Yujiang, che si trovava in riva al fiume per una vacanza, ha avuto la fortuna di avvistare uno degli ultimi "baiji", come vengono chiamati in Cina. "Non avevo mai visto una cosa così grande nell'acqua", ha dichiarato. "Era a circa un chilometro di distanza ed è saltato più volte fuori dall'acqua". L'uomo ha anche ripreso il cetaceo con la sua videocamera. Il filmato è stato visionato da alcuni studiosi, che ormai temevano che la specie fosse scomparsa. Wang Kexiong dell'istituto di idrobiologia dell'Accademia delle Scienza, ha confermato che secondo gli esperti si tratta di un delfino bianco. L'ultimo avvistamento di un baiji risaliva al 2004. Negli anni successivi diversi gruppi di ecologisti hanno battuto lo Yangtze ma senza riuscire a individuare nemmeno un esemplare. Di conseguenza, l'anno scorso era stato dichiarato una specie "gravemente minacciata" e forse "completamente estinta". Un team di scienziati andrà presto sul posto in cerca del delfino avvistato. Anche se la segnalazione ha ridato speranza agli amanti della natura, la situazione dei baiji è drammatica. Negli anni '50 il fiume Yangtze ne ospitava migliaia, ma nel giro di pochi decenni il loro numero si è drasticamente ridotto a causa dell'inquinamento, della pesca eccessiva e dell'aumento del traffico fluviale. Nel 1997 ne furono contati 13, oggi potrebbe esserne rimasto solamente uno.

fonte: repubblica.it

Fiamme in Sicilia

Decine di roghi hanno impegnato la notte scorsa gli uomini dei Vigili del fuoco di Palermo.Gli incendi più gravi si sono sviluppati a Bagheria, Misilmeri, Villagrazia di Carini e Torretta. A Cinisi le fiamme hanno minacciato la centrale elettrica che alimentava l'aeroporto ma, secondo quanto reso noto dalla sala operativa dei Vigili, il rogo è stato completamente domato.Dieci ettari di macchia mediterranea sono andati in fumo a Erice, in località Difali. Le fiamme, segnalate alle 2:19 sono state spente alle 6:30 dagli agenti del Corpo forestale e dagli uomini del Sab (Servizio antincendio boschivo) dell'Ispettorato forestale di Trapani. Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco. Un altro incendio è stato segnalato alle 7:08 in località Cavaliere nel Comune di Valderice, ed è stato domato dopo circa un'ora e mezzo. Bruciati pochi ettari di sterpaglie in terreni privati.

fonte: lasicilia.it

mercoledì 29 agosto 2007

Istat, Trento la città più "ecologica"

Trento è il comune più eco-compatibile d'Italia. Il più attento, insomma, a non trascurare l'impatto ambientale delle sue politiche. Lo dice l'Istat che, nell'indagine sugli "Indicatori ambientali urbani" per il 2006, stila una classifica delle città più "ecologiche". Trento è seguito da Venezia, Modena e Bologna. Vanno male, invece, Massa, Enna e Olbia. Dallo studio emergono anche tante contraddizioni nel modo di vivere le problematiche ambientali da parte degli italiani. Che amano sempre più le due ruote ma sono anche più attenti alla raccolta differenziata. Nelle città, comunque, cresce l'inquinamento da polveri sottili Pm10, ma anche lo spazio dedicato al verde pubblico. La classifica. I dieci comuni più eco-compatibili del 2006 sono, nell'ordine, Trento, Venezia, Modena, Bologna, Bolzano, Livorno, Brindisi, Genova, Avellino e Aosta. La "regina" delle città ecologiche, Trento, ha una percentuale di raccolta differenziata vicina al 50 per cento, un'alta densità di verde urbano e ha sviluppato interventi di bonifica del rumore. Massa invece è il comune meno eco-compatibile: qui si raccolgono (e quindi si producono) troppi rifiuti, si registra un alto consumo d'acqua e una totale assenza di un piano del traffico. Trasporti. Secondo il rapporto nel 2006 è aumentato il tasso di motorizzazione (+0,7 per cento rispetto all'anno prima): in media, ci sono 619,7 auto ogni mille abitanti. I comuni più "motorizzati" sono Viterbo, Roma e latina. Ma gli italiani, anche a causa delle difficoltà di trovare parcheggio e delle limitazioni alla circolazione, puntano sempre più sui motocicli. Le due ruote, infatti, hanno registrato un'impennata del 7,1 per cento. Le città in cui moto e motorini sono più diffusi sono Imperia, Livorno e Savona. Per quanto riguarda i trasporti, aumenta anche la richiesta di quello pubblico: +2,6 per cento.
Rifiuti. A fronte di un aumento della quantità di rifiuti urbani raccolti (+1,6 per cento: ogni abitante produce in media 633,9 chili di spazzatura all'anno), si registra anche una crescita significativa della raccolta differenziata. Che segna un +7,1 per cento, e dunque una maggiore attenzione da parte dei cittadini per i problemi collegati al riciclo. La percentuale di raccolta differenziata varia a seconda delle zone d'Italia: 33,6 per cento al Nord, 23 al Centro e 10,1 al Sud. La carta è il materiale più raccolto nel servizio differenziato. Verde urbano. Il verde pubblico, tra parchi e giardini, si ritaglia un piccolo spazio in più (1 per cento) rispetto al 2005. Bari, Milano e Bologna registrano le maggiori variazioni in positivo dal 2005. Pisa è la città che ha la più alta percentuale di verde urbano sulla superficie comunale: il 71,9 per cento. L'inquinamento. Nei 73 comuni che monitorano le polvere sottili, le centraline hanno segnalato che il Pm10 ha superato in media i limiti previsti 67,2 giorni l'anno, con un incremento del 7,3 per cento rispetto all'anno precedente. La situazione migliora scendendo da Nord a Sud: nel Settentrione infatti i limiti sono stati superati in media 88,6 giorni, al Centro 64,5 giorni e nel Meridione 27,9. Energia. Nel 2006 è diminuito il consumo pro-capite di gas metano per uso domestico e per il riscaldamento: -4,8 per cento. Giù anche il consumo pro-capite di energia elettrica per uso domestico, che scende del 6,2 per cento. Reggio Calabria è la città che usa meno gas metano, Avellino quella che consuma meno energia elettrica.

fonte: repubblica.it

Slitta l'apertura della stagione venatoria

Accogliendo la richiesta presentata da Legambiente e Wwf, il Tar ha sospeso il calendario venatorio in Sicilia. Slitta l'apertura della caccia, inizialmente prevista sabato prossimo come stabilito in un decreto dell'assessorato regionale all'Agricoltura. "La decisione del Tar di bloccare l'inizio dell'attività venatoria in Sicilia è un fatto importante per riaffermare la prevalenza del diritto comunitario sulle disposizioni regolamentari delle regioni". Lo ha detto Angelo Dimarca, responsabile del Dipartimento conservazione natura di Legambiente Sicilia. "Ancora sulle zone di protezione speciale - aggiunge - viene sconfitta la linea del Governo regionale che si è distinta per la mancata tutela delle aree volute dall'Unione europea per conservare fauna ed habitat minacciati. Continueremo su questa strada - ha concluso - e chiederemo alla Commissione europea l'apertura di una procedura di infrazione contro la Sicilia perché tante sono le aggressioni in corso o previste alle aree di interesse naturalistico di rilievo comunitario".

fonte: lasicilia.it

Borse, tonfo di Asia e Europa

Chiusura in netto calo per la Borsa di Tokyo e per le altre piazze asiatiche sulla scia delle performance con segno meno di Wall Street e delle principali Borse europee. L’indice Nikkei dei 225 titoli guida ha perso 274,66 punti, pari all’1,69% (1,686%) chiudendo a 16.012,83 punti, di poco sopra la soglia critica dei 16 mila punti che tuttavia era stata violata al ribasso nel corso della seduta.
CRISI DEL CREDITO - Si propagano i timori legati a un deterioramento del mercato del credito statunitense che martedì ha affossato i listini europei e Wall Street (gli indici di New York hanno chiuso in pesante ribasso con il Dow Jones giù del 2,1% e il Nasdaq del 2,37%). L'indice Morgan Stanley Capital International, che sintetizza l'andamento dei mercati dell'area, è il calo del 2%. Hong Kong ha chiuso in ribasso del 2,3% e Seul del 3,1%. Le vendite si sono concentrate anche in Asia sui titoli del comparto finanziario dopo che negli Stati Uniti è emerso un aumento dell'insolvenza dei titolari di carte di credito e Merrill Lynch ha abbassato il giudizio su alcune società del settore, come Lehman Brothers e Bear Stearn, per la loro dipendenza dal mercato del debito, non risparmiando dal downgrade anche Citigroup e Jp Morgan. L'australiana Macquarie è così scesa del 4,1%, la nipponica Mitsubishi Ufj è calata dell'1,8%, Hsbc ha perso l'1,2%.
EUROPA - In apertura giù anche le piazze europee. A Milano l'indice Mibtel segna un ribasso dello 0,49% a 30.332 punti, lo S&P/Mib dello 0,57% a 38.934 punti mentre l'All Stars cede lo 0,64% a 17.196 punti. Debole avvio a Madrid con l'Ibex35 che, dopo i primi scambi, perde lo 0,58% a 14.042,8. Apertura in rosso anche a Londra dopo il tonfo di Wall Street e la brutta chiusura di Tokyo. Il Ftse 100, dopo le prime battute, perde lo 0,63% a 6.063,5. Avvio in negativo anche a Parigi, fra le borse peggiori in apertura con il Cac 40 che, dopo le prime battute, perde lo 0,79% a 5.430,97. In calo anche Francoforte dove il Dax, dopo le prime battute, cede lo 0,80% a 7.370,21.

fonte: corriere.it

martedì 28 agosto 2007

Il professionista si espone al rischio di pagare più tasse se maneggia denaro altrui

Tempi duri per i professionisti che maneggiano denaro altrui utilizzando il proprio conto corrente: rischiano di dover pagare più Iva, se non riescono a dimostrare che singole movimentazioni bancarie sul conto personale sono state effettuate per conto dei loro clienti.La Corte di Cassazione con la sentenza del 13 giugno 2007, n. 13818 ha accolto così il ricorso del Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha affermato che “se il contribuente utilizza il conto corrente a lui personalmente intestato anche per maneggio di denaro altrui deve fornire la prova specifica della riferibilità di ogni movimentazione bancaria alla sua attività di maneggio di denaro altrui, diversamente la rispettiva movimentazione, in assenza di altra idonea giustificazione, è configurabile quale corrispettivo non dichiarato”.Fatto e dirittoUn amministratore di un condominio aveva impugnato un avviso di rettifica Iva di oltre 300 mila euro che era stato poi ridotto dalla Commissione tributaria provinciale a 100 mila euro. Successivamente a seguito di appello dell’amministratore di condominio, il giudice di secondo grado aveva fissato il debito in poco più di 8 mila euro con la motivazione che “svolgendo il contribuente attività di amministratore di condomini in numero non superiore di venti e ricevendo conseguentemente rimesse altrui che amministrava per professione, non poteva trovare applicazione la presunzione di cui all’articolo 51 del Dpr 633 del 1972”.A seguito di tale difesa il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha presentato ricorso in Cassazione.Le ragioni del Ministero dell’Economia e delle FinanzePer il Ministero dell’Economia e delle Finanze gli amministratori di condominio non sono obbligati a movimentare il denaro dei condomini sui propri conti, anche se ciò avviene frequentemente, ed il contribuente avrebbe dovuto dimostrare con certezza la provenienza del denaro per sfuggire all’imposizione fiscale.Riduzioni degli importiLa Commissione tributaria provinciale (I° grado) ha ridotto l’importo a € 100.000,00 e la Commissione tributaria regionale (II° grado per l’appello bis ), lo ha poi ridotto a € 8.000 in quanto a suo avviso "svolgendo il contribuente attività di amministratore di condomini in numero non superiore di venti e ricevendo conseguentemente rimesse altrui che amministrava per professione, non poteva trovare applicazione la presunzione di cui all’articolo 51 del Dpr 633 del 1972".Le motivazioni della Corte di cassazioneLa Cassazione, con sentenza 13 giugno 2007, n. 13818, ha invece accolto il ricorso del Ministero dell’Economia e delle Finanze da una parte confermando che gli amministratori di condominio non sono obbligati a movimentare il denaro dei condomini sui propri conti, anche se ciò avviene spesso e che, conseguentemente, il contribuente, per sfuggire all’imposizione fiscale, avrebbe dovuto fornire la prova specifica della riferibilità di ogni movimentazione bancaria alla sua attività di maneggio di denaro altrui proprio per evitare che senza idonea giustificazione potessero essere ravvisati corrispettivi non dichiarati".Cassazione – Sezione tributaria – sentenza 13 giugno 2007, n. 13818Presidente Saccucci – Relatore NapoletanoPm Destro – difforme – Ricorrente Ministero dell’Economia e delle Finanze ed altroSvolgimento del processoLa contribuente indicata in epigrafe impugnava dinanzi alla Ctp di Torino l'avviso di rettifica con il quale l'Ufficio competente aveva proceduto al recupero di un totale tra imposta Iva anno 1993 dovuta, pene pecuniarie ed interessi pari a lire 618.013.000. L'adita Ctp accoglieva parzialmente e rideterminava l'imponibile Iva in lire 200.000.0000 oltre lire 17.147.000 riconosciute dalla parte.La Ctr del Piemonte su ricorso principale della contribuente ed incidentale dell’Amministrazione, in accoglimento del gravame principale determinava in lire 17.147.000, riconosciute dalla contribuente, l'ammontare delle operazioni imponibili per l'anno 1993. Rilevavano i giudici regionali che svolgendo la contribuente attività di amministratore di condomini in numero non superiore a venti e ricevendo conseguentemente rimesse altrui che amministrava per professione non poteva trovare applicazione la presunzione di cui all'art. 51 DPR 633/72.Avverso tale sentenza il Ministero dell'Economia e delle Finanze nonché l'Agenzia delle Entrate proponevano ricorso per cassazione sostenuto da un unico motivo di censura. Parte intimata non svolgeva attività difensiva.Motivi della decisioneCon l'unico mezzo di gravame parte ricorrente, deducendo violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione agli artt. 51 DPR 633/72, 1117 e seg. e 1703 e seg. c.c., nonché motivazione incerta e contraddittoria, censura la sentenza impugnata per aver ritenuto inapplicabile la presunzione di cui al denunciato art. 51 non tenendo conto che nel caso di amministratore di condominio non vi è obbligo di maneggio di danaro altrui, come se fosse proprio era «caso mai onere della contribuente dimostrare che tutte le singole movimentazioni bancarie a lei ascrivibili erano state poste in essere con denaro altrui». La Ctr, assume parte ricorrente, «ha giudicato ignorando l'indagine bancaria, identificando, nei fatti la prova contraria nella semplice produzione di rendiconti condominiali redatti dalla contribuente stessa e rispetto ai quali l’approvazione in sede di assemblea condominiale non costituisce certo giudicato in ordine alla effettività ed ascrivibilità delle spese».Il motivo è fondato.Invero questa suprema Corte ha sancito che «in tema di Iva, qualora debba riconoscersi, ai sensi dell'art. 51, secondo comma, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, la ricorrenza dei presupposti per il ricorso a presunzioni semplici basate su operazioni in conto corrente bancario, la prova liberatoria, che il meccanismo comune ad ogni presunzione sposta sul contribuente, ai commisura necessariamente alla natura e consistenza degli elementi utilizzati dall'amministrazione; la valutazione di tali elementi non si traduce in un'automatica assimilazione delle operazioni in conto corrente a corrispettivi non dichiarati, ma richiede un apprezzamento, eminentemente fattuale, della forza presuntiva attribuibile a quelle operazioni, alla luce della prova liberatoria offerta dal contribuente, ed è quindi censurabile in sede di legittimità soltanto per i vizi motivazionali previsti dall’art. 360, n. 5, cod. proc. civ. (Cass. 19947/05 e 11778/01);Ora la censura di parte ricorrente secondo la quale la motivazione della Ctr sarebbe sul punto incerta e contraddittoria merita di essere accolta. I giudici di appello infatti, hanno motivato l'accoglimento dell’impugnazione della contribuente sul rilievo che svolgendo la medesima attività di amministratore di condominio ne deriva necessariamente che la stessa obbligatoriamente e necessariamente riceveva rimesse altrui che amministrava per professione. La circostanza tuttavia, che la contribuente riceveva sul proprio conto corrente rimesse altrui non è idonea di per sé, ai fini di cui trattasi, ad escludere la totale imputabilità di tutte le movimentazioni bancarie direttamente alla intestataria del conto corrente in assenza di elementi contrari in tal senso. La motivazione della sentenza della Ctr è, quindi, sotto il profilo in esame inadeguata in quanto i giudici di appello non si fanno carico di verificare, in base alla prova liberatoria offerta dal contribuente, quali fossero le singole movimentazioni bancarie riferibili direttamente all'attività di amministratore di condominio per poter conseguentemente escludere che le stesse non costituissero corrispettivi non dichiarati.La prova liberatoria ai fini di cui trattasi non può essere solo generica e cioè relativa all'attività esercitata, ma deve essere altresì, specifica in quanto, stante la presunzione di cui all’art. 51, secondo comma, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, se il contribuente utilizza il conto corrente a lui personalmente intestato anche per maneggio di danaro altrui deve fornire la prova specifica – rectius analitica – della riferibilità di ogni movimentazione bancaria alla sua attività di maneggio di danaro altrui diversamente la rispettiva movimentazione, in assenza di altra idonea giustificazione, è configurabile quale corrispettivo non dichiarato.Sulla base delle esposte considerazioni pertanto la sentenza va cassata con rinvio, anche per le spese del giudizio di legittimità, ad altra sezione della Ctr Piemonte che procederà ad una nuova valutazione del merito.PQMLa Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese del giudizio di legittimità, ad altra sezione della Ctr Piemonte.

fonte: newsfood.com

Vantaggi fiscali alla Chiesa, Ue vuole risposte

La Commissione Ue chiederà al governo italiano «informazioni supplementari» su «certi vantaggi fiscali delle Chiese italiane», ma non ha ancora deciso se aprire un'indagine. Lo ha detto Jonathad Todd, portavoce della commissaria Ue alla Concorrenza, Neelie Kroes, precisando che, nel caso, si tratterebbe di un'inchiesta per aiuti di Stato illegali. «Ma non abbiamo ancora preso la decisione se aprire o no l'inchiesta», ha detto Todd, rilevando che il governo italiano ha già risposto a una prima lettera di richiesta di informazioni. Bruxelles ritiene però necessari ulteriori approfondimenti. Todd ha riferito che le informazioni sono state chieste dopo avere ricevuto segnalazioni nel 2006 da parte di soggetti italiani, di cui non però ha riferito l'identità. ESENZIONE ICI - A quanto si è appreso, la richiesta supplementare di informazioni riguarderebbe la norma contenuta nella Finanziaria 2006, l'ultima del governo Berlusconi, che prevede l'esenzione dall'Ici degli immobili di proprietà della Chiesa cattolica adibiti a finalità commerciali. L'esenzione è riconosciuta anche alle altre religioni che hanno un accordo con lo Stato italiano e alle attività no-profit. Bruxelles intenderebbe chiarire inoltre anche le riduzioni di imposta (al 50%) concesse alle imprese commerciali della Chiesa.
ANTITRUST - Todd ha sottolineato che, se avviata, si tratterebbe della prima volta che l'antitrust europeo apre un'indagine sulla Chiesa cattolica, anche se in Belgio c'è stato un contenzioso tra il governo e la Chiesa per una questione di Iva e anche in Spagna c'è un'indagine in corso che riguarda facilitazioni fiscali.
«NESSUN PRIVILEGIO» - «Chiesa, fisco, esenzioni: il 'privilegio' che non c'è». Titola così «Avvenire», il quotidiano dei vescovi italiani, un intervento dello segretario della Cei, mons. Giuseppe Betori. «Non possiamo fare a meno di precisare che l'esenzione dall'Ici è materia del tutto estranea agli accordi concordati, che nulla prevedono al riguardo, e ricordare ancora una volta che essa si applica alle sole attività religiose e di rilevanza sociale, che deriva dalla legislazione ordinaria ed è del tutto uguale a quella di cui si giovano gli altri enti non commerciali, in particolare il terzo settore», scrive mons. Betori. «Chi contesta un tale atteggiamento dello Stato verso soggetti senza fine di lucro operanti per la promozione sociale in campo esistenziale, sanitario, culturale, educativo, ricreativo e sportivo, manifesta una sostanziale sfiducia nei confronti di molteplici soggetti sociali di diversa ispirazione, particolarmente attivi nel contestare il disagio e la povertà. Sarebbe incongruo che lo Stato gravasse quelle realtà, ecclesiali e non, che perseguono fini di interesse collettivo»

fonte: corriere.it

FEDERBIO, IL BIOLOGICO ITALIANO RESPINGE IL BLUFF DELL'ESPRESSO

La copertina dell’ultimo numero del settimanale L’Espresso e i lanci che in questi giorni stanno facendo tutti i quotidiani del gruppo editoriale omonimo sono un attacco ingiustificato e grave al settore, che respingiamo con la forza e la serenità che ci danno le stesse risultanze dell’inchiesta pubblicata” ha dichiarato il Presidente di FederBio, l’organizzazione unitaria dell’agricoltura biologica e biodinamica italiane, commentando la pubblicazione sul periodico L’Espresso dei risultati dell’inchiesta di Altro Consumo su alcune marche di prodotti trasformati bio. “Pur di sostenere uno scoop che non c’è il settimanale travisa spesso in maniera grossolana dati che, al massimo, dimostrano che alcuni prodotti trasformati bio vengono prodotti con tecniche e ingredienti della moderna industria alimentare, ovvero nel pieno rispetto della legislazione generale vigente in materia di alimenti. Trascurando del tutto il fatto che nessuna traccia di pesticidi è stata rilevata, che gli ingredienti sono comunque diversi perché ottenuti con metodo biologico e che anche le sostanze impiegate come additivi, coloranti o conservanti sono di origine naturale e ammessi dalla normativa europea di settore” ha precisato Carnemolla. “Il lancio di copertina sulla presenza eccessiva di grassi, sali, zuccheri e additivi è addirittura smentito dal contenuto dell’articolo, a dimostrazione delle strumentalità dell’operazione o della mancanza di professionalità della redazione, comunque a danno ingiustificato di un intero settore economico” ha proseguito Carnemolla. “Stiamo valutando come Federazione quali azioni intraprendere in ogni sede per tutelare il biologico italiano da una pessima informazione. Invitiamo fin da ora le redazioni de L’Espresso e di Altro Consumo ad un confronto pubblico con le aziende del settore e le associazioni degli operatori in occasione dell’imminente manifestazione SANA, che si terrà a Bologna dal 13 settembre prossimo. Chissà che non ci possa essere finalmente quel contraddittorio che fino ad ora ci è stato sempre negato su certa stampa, sempre più autoreferenziale” ha concluso Carnemolla.

fonte: greenplanet.net

PRODOTTI TOSSICI. GREENPEACE, ANCHE L’ITALIA E’ PIENA

Ieri in Nuova Zelanda sono stati posti sotto sequestro numerosi prodotti provenienti dalla Cina e contenenti sostanze tossiche. Greenpeace ammonisce: “In Italia sono stati ritirati alcuni giocattoli ma è seriamente il caso di allargare il range dei controlli anche nel nostro Paese”. L’associazione ambientalista da anni denuncia le sostanze tossiche contenute in alcuni prodotti presenti sugli scaffali Italiani. Greenpeace, nel 2005 ha pubblicato un rapporto in cui denunciava i prodotti contenenti sostanze pericolose: diversi beni di consumo, fra cui cosmetici, tessili, giocattoli e prodotti per la pulizia della casa; fra i risultati era stata rilevata la presenza di sostanze dannose negli abiti per bambini della Disney e in 36 marche di profumi. Due i giocattoli risultati più tossici “Barbie Fashion Fever” e “Spiderman Flip n’Zip”. Pericolose anche le stampe presenti sulle T-shirt sportive per bambini, la “Maglia bielastica Beba Girl collection (5 anni)” e la “K.T.Shirt MC Sport&Stripes”. Diversi prodotti per la detergenza dei bambini contenevano composti potenzialmente pericolosi. C’è però anche una lista di virtuosi che va allargandosi, oltre alle aziende tradizionalmente impegnate nell’uso di soli prodotti naturali. Per i giocattoli la Chicco si è impegnata a eliminare la percentuale residua di utilizzo di PVC, circa il 3% dei suoi prodotti a catalogo, entro i prossimi anni. Per i tessuti, un anno fa Greenpeace organizzava a Madrid una sfilata con sedici tra i maggiori stilisti spagnoli, tra cui Ágatha Ruiz de la Prada, Antonio Pernas e Jocomomola, che mostrarono le loro creazioni esclusive prodotte senza l'impiego di composti tossici. “I recenti scandali sulle importazioni di prodotti dalla Cina – spiega Vittoria Polidori, responsabile della campagna Toxic di Greenpeace- a partire dai dentifrici ai giocattoli e tessuti per bambini, che sono stati proibiti in Europa ed in America perché considerati pericolosi per la salute, impongono una riflessione profonda sulla necessità di adottare da una parte una regolamentazione internazionale in materia che possa uniformare il settore e dall’altra di effettuare controlli più severi”. Greenpeace chiede alla Commissione europea di aumentare la pressione per adottare REACH (la recente riforma della chimica europea) ed il principio di sostituzione a livello globale così da evitare la coesistenza di differenti standard e linee di produzione industriale tra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, oltre che spingere l’industria ad eliminare tutti quei composti potenzialmente pericolosi per sostituirli con altri sicuri. Questi episodi mostrano, ancora una volta, ai nostri decisori politici i limiti del principio del “controllo adeguato” delle sostanze pericolose, che una volta prodotte ed immesse sul mercato rientrano inevitabilmente nell’ambiente e quindi, attraverso la catena alimentare, arrivano a contaminare anche l’uomo. “Le cattive gestioni industriali dovute a ragioni essenzialmente economiche – ammonisce Vittoria Polidori - non devono in alcun modo ledere e compromettere la salute dei lavoratori, dei consumatori e dell’ambiente in genere”.

fonte: greenplanet.net

Clima. Installazione di Tunick e azione di Greenpeace.

Riunione chiave dell'Onu per il futuro del protocollo di Kyoto. E Greenpeace entra in azione. Una mongolfiera con due occhi dipinti ricorda ai Governi riuniti a Vienna che il mondo li osserva e che la gente pretende passi concreti a tutela del clima. Dieci giorni fa, l'artista americano Spencer Tunick ha realizzato per Greenpeace un'istallazione sul ghiacciaio Aletsch, in Svizzera, per denunciare gli effetti del cambiamento climatico.
Alla riunione di Vienna parteciperanno circa mille rappresentanti di governi, industrie, gruppi ambientalisti e centri di ricerca. E all'ordine del giorno ci sono i prossimi impegni di Kyoto, in vista di quanto verrà discusso a Bali, in Indonesia, a dicembre.
Senza un'azione concreta volta a ridurre le emissioni di gas serra per mantenere l'aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2°C, miliardi di persone nel mondo subiranno gli effetti di eventi climatici estremi come alluvioni e crisi idriche.
Intanto i ghiacciai già accusano il colpo dei cambiamenti climatici. E per denunciare questa situazione, l'artista americano Spencer Tunick - famoso in tutto il mondo per le sue installazioni - ha realizzato una scultura vivente di grande impatto visivo: centinaia di persone nude, in posa sul ghiaccio Aletsch, a simboleggiare la fragilità di un ecosistema gravemente minacciato dal surriscaldamento globale.

fonte: greenpeace.org

SALUTE E SICUREZZA DEI LAVORATORI

stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore il 25 agosto prossimo la legge 123 del 3 agosto 2007 riguardante misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e la delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia.Tale legge prevede, entro 9 mesi dalla sua entrata in vigore, l'adozione di uno o più decreti per il riassetto e la riforma delle disposizioni vigenti in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro. Nell'adozione di tali decreti, oltre ovviamente al rispetto delle normative comunitarie e delle convenzioni internazionali, verrà posta attenzione all'applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro a tutti i settori di attività e a tutte le tipologie di rischio a tutti i lavoratori e lavoratrici, autonomi e subordinati, nonché ai soggetti equiparati. Verrà inoltre focalizzata l'attenzione alla semplificazione degli adempimenti formali in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, nel pieno rispetto dei livelli di tutela, con particolare riguardo alle piccole, medie e micro imprese. Importante è la riformulazione e razionalizzazione dell'apparato sanzionatorio, amministrativo e penale, per la violazione delle norme vigenti e per le infrazioni alle disposizione contenute nei decreti legislativi emanati tenendo conto della responsabilità e delle funzioni svolte da ciascun soggetto obbligato. Altro aspetto importante della legge è l'introduzione di regole per contrastare il lavoro irregolare. Infine viene fissata la data del 1 settembre 2007 come inizio dell'obbligo per il personale di ditte appaltatrici e subappaltatrici di tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l'indicazione del datore di lavoro.

Per approfondimenti:
LEGGE 3 Agosto 2007, n. 123
Misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia.

fonte: ambiente.it

Occorrono 200 miliardi di dollari l'anno per fermare le emissioni di gas serra

È il costo per i prossimi 20 anni. Gli investimenti che dovranno essere fatti nel campo della mitigazione ammontano a circa lo 0,3-0,5% del prodotto mondiale lordo, molto meno di quanto si dovrebbe sborsare per riparare i danni previsti dagli scenari di cambiamento climatico al 2030
– Il rapporto
- E spunta l'alternativa Usa a Kyoto
Il Segretariato della Unfccc (Convenzione quadro sui cambiamenti climatici), ha pubblicato ieri un rapporto tecnico che analizza i costi e gli investimenti necessari per lo sviluppo di una efficace azione internazionale per combattere i cambiamenti del clima sul versante delle politiche di mitigazione (riduzione delle emissioni di gas serra e delle altre cause antropiche di cambiamento del clima). Questi investimenti sono necessari ed urgenti e concorrono a ridurre i danni dei cambiamenti climatici che, in mancanza di efficaci politiche di mitigazione e di adattamento potrebbero raggiungere valori di molti punti percentuali del prodotto mondiale lordo (secondo il rapporto Stern dal 5 al 20% del prodotto mondiale lordo).Questo rapporto, richiesto dalla Cop 12 nell'ultima riunione tenuta alla fine dello scorso anno a Nairobi, costituisce la base della discussione del prossimo incontro intersessionale della Unfccc, che si terrà a Vienna dal 27 al 31 agosto.Il dato più rilevante che emerge è che per ridurre entro il 2030 le emissioni globali di anidride carbonica per riportarle agli attuali livelli (26 miliardi di tonnellate di anidride carbonica per anno), cosa assolutamente insufficiente per evitare molte delle conseguenze negative dei cambiamenti del clima (bisognerebbe infatti scendere fino a 11-12 miliardi di tonnellate di anidride carbonica per anno), occorrerebbe investire più di 220 miliardi di dollari per anno da oggi fino al 2030.Questi investimenti sono così suddivisi: 148 miliardi di dollari l'anno nel settore della produzione di energia per far decollare le energie rinnovabili, altri 36 miliardi di dollari l'anno dovrebbero essere investiti dall'industria per rendere più efficienti i loro processi ed utilizzare in modo razionale l'energia e, infine altri 40 miliardi di dollari l'anno dovrebbero essere investiti nella ricerca scientifica per lo sviluppo di nuove tecnologie. Ciò significa che i finanziamenti per la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica a carico dei governi e delle istituzioni pubbliche dovranno quanto meno raddoppiare rispetto ai livelli attuali. Ma significa anche che le imprese devono investire enormemente di più sia nella ricerca scientifica, sia per rimodernare i loro processi industriali.

Ma, tutto ciò non basta: e solo il minimo. Occorrerebbero infatti questi ulteriori investimenti che portano a triplicare la cifra precedente. In particolare occorrerebbero:1) nel settore della produzione di energia: 158 miliardi di dollari l'anno per i biocarburanti e 67 miliardi di dollari l'anno per l'efficienza energetica;2) nel settore industriale: 36 miliardi di dollari l'anno per le tecnologie a bassa emissione di anidride carbonica (cattura del carbonio, combustibili puliti, ecc);3) nel settore dei trasporti: 88 miliardi di dollari l'anno per motori autoveicolari più efficienti e per ristrutturare e rendere più efficiente il sistema dei trasporti;4) nel settore dell'edilizia pubblica e privata: 51 miliardi di dollari per l'efficienza energetica degli edifici destinati ad uso residenziale, commerciale e terziario;5) nel settore dell'agricoltura: 35 miliardi di dollari l'anno per ridurre le emissioni derivanti dalle attuali pratiche agricole e per una migliore gestione agroforestale;6) nel settore forestale: 21 miliardi di dollari per la riforestazione e la riduzione del degrado dei suoli forestali.Pur essendo cifre rilevanti, quanto sopra significa che gli investimenti che dovranno essere fatti nel campo della mitigazione ammontano a circa lo 0,3-0,5% del prodotto mondiale lordo, molto meno di quanto si dovrebbe sborsare per riparare i danni previsti dagli scenari di cambiamento climatico al 2030.

fonte: vglobale.it

Val di Noto: incubo trivelle

Torna l'incubo trivelle nel Val di Noto. Questa mattina, infatti, il Tar di Catania ha accolto un ricorso presentato dalla società petrolifera "Panther Europa", dando il via libera alla realizzazione di un pozzo di esplorazione. È stato invece respinto il ricorso per la realizzazione di un pozzo denominato "Gallo Sud". Parziale via libera quindi alle trivellazioni nel territorio del barocco, dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Sconcertato il sindaco di Noto, Corrado Valvo: "Continueremo la nostra battaglia giudiziaria e politica ma soprattutto mediatica. Noto, ora dichiarata dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanità, merita attenzione e non può essere colonizzata. Le dichiarazioni della Panther, che diceva di voler andare via da Noto, erano una grande bufala - ha aggiunto Valvo - e la Panther non ha interesse ad andare via da Noto. Continueremo la nostra battaglia degli intelletti per dire che le scelte del territorio vanno fatte nel territorio e che non abbiamo bisogno di turismo petrolifero.Sulla vicenda è intervenuto con una nota il vice sindaco di Siracusa e responsabile delle politiche culturali di An Fabio Granata, che ha chiesto che il Governo regionale inserisca nel Ddl sullo sviluppo la definitiva revoca delle ricerche petrolifere nel Val di Noto. "La sentenza del Tar riapre una maglia pericolosa - ha detto Granata - che solo un atto politico finalmente chiaro e definitivo può rimarginare. La Sicilia ha scelto un altro modello di sviluppo, ma ora, dopo tante parole, da Cuffaro serve un segnale inequivocabile".

fonte: lasicilia.it

A Vienna vertice Onu sul clima investire costa meno che non farlo

Investire nella difesa del clima costa molto meno che non farlo. La conferma arriva da uno studio dell'Unfcc, la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, che verrà presentato a Vienna in questi giorni durante un vertice Onu sul clima che coinvolge più di mille delegati da un centinaio di paesi. Nei prossimi 25 anni, spiega lo studio, andrebbero spesi oltre 220 miliardi di dollari l'anno per ridurre le emissioni di gas serra: un investimento pari allo 0,3-0,5 per cento del prodotto mondiale lordo. Una cifra troppo alta? No, se si considera quanto costerà non spenderla: i costi in mancanza di efficaci politiche ambientali raggiungeranno infatti il 5-20 per cento del prodotto mondiale lordo, secondo il rapporto Stern, entro il 2030. La questione economica della difesa dell'ambiente è uno dei punti centrali dell'incontro che si tiene nella capitale austriaca, da oggi fino al 31 agosto. Un vertice che ha lo scopo di preparare il terreno ai negoziati ufficiali che si terranno a Bali a dicembre, quando verranno decise le misure per il dopo Kyoto. Il protocollo sulle emissioni, nel quale mancano ancora le firme dei due maggiori inquinatori mondiali - Usa e Cina -, ha valore infatti fino al 2012. In Indonesia prenderanno ufficialmente il via i due anni di discussione per giungere a un nuovo punto comune. Secondo il rapporto Unfcc i 220 miliardi di dollari all'anno sono l'investimento minimo da sostenere per ottenere qualche risultato. In particolare, 148 miliardi di dollari servirebbero ad aumentare la produzione di energie rinnovabili, 36 miliardi a rendere più efficienti i processi di produzione industriale per utilizzare in modo più razionale l'energia e 40 miliardi a sostenere la ricerca per lo sviluppo delle nuove tecnologie.
"Vienna sarà cruciale", spiega Yvo de Boer, segretario generale della convenzione Onu sul cambiamento climatico. A Vienna infatti verranno tracciate le linee guida per quella che è stata definita la "Bali road map", i due anni di discussioni sul tema della difesa dell'ambiente. Tra gli obiettivi dei vertici austriaco e indonesiano, oltre ad allargare gli accordi ad altri paesi, c'è quello di definire il range della diminuzione dell'emissione di gas serra per il post-Kyoto. Il protocollo ha infatti stabilito un taglio del 5,2 per cento tra il 2008 e il 2012 rispetto ai valori del 1990. Secondo il Wwf, per salvare il clima da conseguenze catastrofiche, la riduzione dovrebbe essere del 30 per cento entro il 2020 e del 50-80 per cento entro il 2050.

fonte: repubblica.it

L'Italia soffre di inquinamento e rumore

Aria inquinata, cattivi odori e rumori assordanti: l'Istat fotografa la situazione ambientale dell'Italia degli ultimi anni. E rivela che il 41,7 per cento delle famiglie italiane afferma di abitare in una zona in cui l'aria è inquinata, il 22 per cento è costretto a convivere con i cattivi odori e il 37,8 con rumori martellanti. Sono i dati che l'Istituto italiano di statistica ha raccolto nell'annuario 2007: i più recenti si riferiscono al periodo 2005-2006. Aria. L'inquinamento, dunque, è un problema per più di quattro famiglie su dieci. In particolare la Lombardia soffre per lo smog: più della metà dei nuclei familiari, il 56,6 per cento, lamenta un'aria irrespirabile. Puzze e cattivi odori, un problema per il 22 per cento con una punta del 32,4 per cento in Campania. Nel 2004 sono stati emessi oltre 384 milioni di tonnellate di anidride carbonica: 24 anni prima, nel 1980, erano 72 milioni di tonnellate. Diminuisce invece, dal 2002 al 2004, l'emissione di benzene e microparticelle PM10. Una buona notizia che non permette tuttavia di tirare il fiato sulle emissioni inquinanti legate al trasporto: nonostante i miglioramenti tecnologici abbiano ridotto quelle unitarie delle vetture, quelle totali sono aumentate. Perché l'auto resta il mezzo di trasporto preferito dagli italiani. Trasporti. Nel nostro Paese, infatti, ci sono più di 45 milioni di veicoli: 77 macchine ogni 100 abitanti. Nel 1985 erano 48 ogni cento. Le auto a benzina sono diminuite dell'11 per cento tra il 1998 e il 2005, a favore di altri tipi di alimentazione: metano, gpl, gasolio, fonti alternative. Sono aumentate anche le catalitiche: nel 2005 sono tre auto su quattro lo sono.
Spostarsi sulle strade - invece che su rotaie, in acqua o in aria - sembra essere una scelta automatica per passeggeri (l'81,8 per cento sceglie il trasporto su gomma) ma anche per chi deve trasportare merci: nel 2005 tir, camion e affini sono stati scelti nel 65,5 per cento dei casi di movimento di merci, mentre il 17,6 è transitato via mare e l'11,6 sui binari. Rumore. Forse sono i troppi clacson, di certo i rumori sono un problema per una buona fetta di italiani: il 37,8 per cento delle famiglie segnala problemi relativi all'inquinamento acustico. Le regioni più "fracassone" sono la Campania (il 50,8 per cento dei nuclei se ne lamenta), la Puglia (45,9) e il Lazio (44,6). Acqua. L'allarme secca che viene lanciato, da qualche anno, per i fiumi italiani, trova conferma nei dati Istat. Le stazioni poste vicino alle foci segnalano infatti una diminuzione delle portate medie annue (in metri cubi al secondo). Nel 2006 la portata del Po segnava una diminuzione del 40 per cento rispetto agli ultimi 30 anni. "Dimagriti" anche altri corsi d'acqua, dal record (negativo) del Volturno che è calato del 49,1 per cento, all'Arno, al Sele e al Tevere. Altre acque, quelle del mare, risultano inquinate al punto da rendere vietata la balneazione lungo il 6,4 delle coste italiane. Nel 2005, poi, l'acqua potabile "persa" lunga la rete è stata pari al 30,1 per cento di quella erogata. Qualche problema arriva anche dalla rete fognaria, classificata a seconda del grado di depurazione dei reflui: solo la metà dei comuni ha fogne "complete", mentre ben 54 Comuni sono completamente privi del servizio pubblico di collettamento dei reflui. Rifiuti. Nel 2005 sono state raccolte circa 32 milioni di tonnellate di rifiuti urbani: vale a dire che ogni italiano, quell'anno, ne ha prodotti 540,5 chili. Il 24,3 per cento della spazzatura è stata riciclata, in particolare per quanto riguarda la carta e i rifiuti organici. Incendi e terremoti. Gli incendi, che anche questa estate hanno devastato l'Italia, sono stati 7.950 nel 2005: meno di quindici anni prima, quando se ne registrarono 9.479. Un altro tipo di disastro naturale, quello legato ai terremoti, è stato monitorato per essere prevenuto. A dicembre 2005, i comuni ad alto livello di sismicità erano l'8,7 per cento: la regione più a rischio è la Campania. Sismicità minima, invece, per il 43 per cento dei Comuni, bassa per tutti quelli della Sardegna. Industria. Secondo un censimento di quest'anno, sono ben 1.086 le industrie a rischio incidente rilevante, soprattutto nel settore chimico e petrolchimico. La maggior parte si trova in Lombardia. Energia. Nel 2005 l'Italia ha consumato soprattutto energia derivata dal petrolio (43,1 per cento), dal gas naturale (36) e da fonti rinnovabili. Ha consumato di più (309 miliardi di kilowattora nel 2005, con una crescita del 26,5 per cento in dieci anni) ma prodotto meno: infatti, è cresciuta la dipendenza dall'importazione di energia dall'estero. Il Nord è l'area che utilizza più energia. Le fonti rinnovabili, che nel 1995 permettevano di produrre 41 miliardi di kilowattora, nel 2005 hanno raggiunto appena i 49 miliardi. La fonte "alternativa" più usata è quella idroelettrica (36 miliardi di kilowattora nel 2005), mentre resta basso l'uso di quella eolica (2,3 miliardi). Temperature. La temperatura massima, nel 2006, è stata registrata alla stazione di Catania Sigonella: ben 42,8 gradi. La minima più bassa, invece, è stata toccata a Dobbiaco (Bolzano) con -19 gradi.

fonte: repubblica.it

Tra i roghi della Siberia che avvelenano il Pianeta

"Guardi qua", fa Anatolij Sukhinin, appassionato capo del dipartimento di monitoraggio degli incendi, sentinella dei boschi che dovrebbero essere il polmone dell'emisfero boreale ed ora sono sempre più "polmoni malati di cancro". Si aggiusta i grossi occhiali sul naso, piglia una grossa foto satellitare della Siberia e dell'Estremo Oriente, comincia ad indicare minuscoli puntini rossi, quadratini neri come la cenere, zone tratteggiate in blu. Poi, i puntini si sovrappongono ai quadratini, via via che il dito del ricercatore si abbassa verso il territorio della Siberia Meridionale: tutto, allora, diventa una lunga, larga e spaventosa macchia scura, una cicatrice che parte dagli Urali, segue il tragitto della Transiberiana, arriva sino all'Oceano Pacifico, copre buona parte dell'immensa taiga, la foresta più estesa del mondo, tanto estesa che "dove finisca, solo gli uccelli migratori lo sanno", scrisse una volta Cechov. Ironia della sorte, fuori piove a dirotto. Fa fresco. L'estate è sparita di colpo. Da 28 gradi a 15. Sono al terzo piano della stazione di ricezione dei dati dallo spazio dell'Istituto russo della Foresta di Krasnoyarsk, al chilometro 4098 della Transiberiana, capoluogo della Siberia Centrale. Un convoglio della mitica ferrovia diretto a Mosca sta attraversando il celebre ponte sullo Jenisej, costruito nel 1898 e diventato patrimonio dell'Unesco. Il laboratorio funziona 24 ore su 24. I tecnici russi hanno elaborato sofisticati ricevitori in grado d'identificare immediatamente gli incendi rivelati dai satelliti. Il computer elabora le loro frequenze, immagazzina le statistiche, le immette in un circuito internazionale perché ormai la questione è globale. Se bruciano i boschi della Siberia, la loro cenere oscura il Nord America o piove sul Giappone.
È già successo. Due anni fa, in Canada ed Alaska. Qualche anno prima, su Kyoto, proprio l'indomani della firma dei famosi accordi (e disaccordi). I cambiamenti climatici sono come bombe ad orologeria, quasi due terzi della Siberia sono sopra uno strato di permafrost, ossia il ghiaccio geologico: se si scioglie, è il caos ambientale. Libererebbe quantità enormi di metano. Enormi territori si trasformerebbero in paludi. L'inquinamento provocato dall'industria e dalle fornaci a cielo aperto del selvaggio Far East siberiano è nel mirino degli ecologisti, ma anche degli scienziati che hanno messo in guardia il governo. Solo da poco si comincia ad obbligare le industrie del petrolio, del gas e quelle minerarie a provvedere gli impianti di mezzi antiinquinamento. Ma è una lotta spasmodica. "Vede com'è ampia quella macchia?", incalza Sukhinin. Sì, è grande quanto un pezzo d'Europa. Peggio: quella macchia è un atto d'accusa. È la prova dello scempio. Di un disastro ecologico senza pari. Il fuoco ha devastato le foreste, le ha cancellate: "A lei sembra una cicatrice, sa invece come noi qui all'Istituto chiamiamo queste macchie? Immondizia!". Sono spariti 988.891 chilometri quadrati di vegetazione, quanto tre volte l'Italia. Un anno, nel 2003, è bruciato un territorio vasto come la Romania. Colpa di 104.687 incendi, minuziosamente contabilizzati dal 1996 al 2006 (nel 2007 la media sinora risulta più bassa rispetto all'anno precedente) e drammaticamente riprodotti in quella fotomappa satellitare. Il segno indelebile che se non si pone riparo per tempo, la Terra sarà colpita a morte. Perché le foreste siberiane sono essenziali nell'economia ambientale del nostro pianeta. E perché dietro le fiamme c'è la mano di chi le appicca: "Il 90 per cento di questi incendi sono provocati dall'uomo. Per denaro. Perché se si abbattono gli alberi appena bruciati, la qualità del loro legno non cambia, possono essere poi rivenduti a prezzo normale. Con la differenza che viene raccolto a costi zero e venduto oltre confine a prezzi di mercato. Ecco la verità: le foreste siberiane sono distrutte in gran parte dai contrabbandieri di legname", denuncia Sukhinin. Succede questo: appena si individua l'area dell'incendio tramite satellite, si comunicano le coordinate geografiche alla Protezione Civile, dopo di che scattano i meccanismi di prevenzione e di contenimento. Spegnere il fuoco, raccogliere gli alberi danneggiati, ripulire la foresta può diventare un bell'affare. C'è la Cina affamata di mobili, la domanda di legno è esasperata, le grandi industrie americane, sudcoreane e giapponesi hanno stretto accordi con quelle russe per radere al suolo le foreste siberiane, ci sono di mezzo una trentina di organizzazioni mafiose, le autorità non dispongono né di mezzi né di uomini sufficienti ad impedire la razzia, inoltre, aggiunge Sukhinin, "è facile dar fuoco alla foresta, non sono i fulmini a produrre gli incendi". Lo sappiamo anche noi, in Italia, gli dico per confortarlo. Macché: "Purtroppo chi brucia i boschi da noi la passa liscia", incalza lui, "in più, ci sono zone, come in Buriazia, dove chi alleva il bestiame dà fuoco all'erba, o dove, specie a nord, non si pratica agricoltura ma caccia e incendiare il terreno aiuta a snidare le prede. Senza dimenticare che sono molti i territori siberiani in cui si pratica ancora l'agricoltura "a fuoco", è nella genetica di molte popolazioni". Però, se davvero lo si vuole, si può impedire che tutto ciò avvenga. La prova? "Osservi meglio la mappa. Qui, oltre il Baikal, la Siberia confina con la Cina e le foreste sono simili e altrettanto vaste. Ebbene, vede che il colore della mappa è bianco, in Cina, mentre da noi è tutto scuro? Vuol dire che non ci sono stati incendi significativi da loro. Vuol dire che le autorità cinesi sono in grado di controllare e proteggere il loro patrimonio boschivo e forestale. Il governo di Pechino ha emanato norme durissime e pene altrettanto gravi. Tanto, il legno di cui hanno bisogno lo importano da noi. Tutto quello che si abbatte qui va in Cina, dove invece si preservano le foreste". L'equazione è cinicamente impietosa: "Il sistema di protezione una volta funzionava egregiamente, in Russia e in Siberia. Negli ultimi vent'anni la situazione è peggiorata nettamente. Succede, che a causa della siccità sempre più frequente, specie a nord, gli incendi non siano estinti come dovrebbero, e quindi si espandano a ritmo naturale: nell'ottobre del 2002, in Jakuzia, furono inghiottiti dalle fiamme 6 milioni di ettari, qualcosa come mille chilometri per 800". Poi, tocca agli scienziati dell'Istituto della Foresta il compito tristissimo di monitorare i disastri, di elaborare i piani di difesa, di indicare le soluzioni per la sopravvivenza del "verde": la combustione naturale è un fenomeno rarissimo, essendo l'origine degli incendi dolosa o colposa, occorre quindi "educare" la gente. Nel 2004, nei distretti siberiani di Lazovzki e Vyazemski lo hanno fatto i ragazzi e gli insegnanti delle scuole locali. A Bichevaya, il club ecologico degli scolari ha vinto un premio come "difensori delle foreste". L'estate arrivò: secca, molto secca. Intorno al villaggio, tuttavia, non scoppiò alcun incendio. L'educazione, l'informazione capillare ebbero successo. La gente capì che se spariva la foresta, spariva il loro mondo. In più, capì che non era solo un piccolo problema legato al loro paesino, ma era una cosa ben più grande, le polveri prodotte dalla combustione si aggiungevano alle altre polveri, fino ad influire sul clima globale. Una foresta siberiana, sino al secolo scorso, ci metteva cento anni per ricostituirsi prima che fosse colpita da un nuovo incendio. Oggi le ricerche dimostrano che gli incendi si presentano più frequentemente, ogni 65 anni. Inoltre, le temperature annuali siberiane sono aumentate di due gradi Celsius, ad una velocità doppia rispetto alla media globale. Dal 1990, il riscaldamento della Siberia si è ulteriormente accelerato. Cioè primavere più calde, più piogge, meno gelo. Quest'anno, dice il nostro autista, il primo febbraio il termometro a Krasnoyarsk ha smesso di scendere sotto zero. Clima, incendi: il nesso è evidente, la malattia è grave; ma quale cura applicare? Il direttore dell'Istituto della Foresta - ente fondato nel 1944 dall'accademico Vladimir Nikolayevich Sukachev, un ecologista ante litteram che riuscì a convincere Stalin a finanziarlo nonostante l'emergenza economica provocata dalla Seconda Guerra Mondiale - è in "esplorazione". Una missione scientifica. La taiga siberiana è un pianeta meraviglioso ancora tutto da scoprire. I satelliti hanno aiutato a "monitorarne il territorio" dall'alto e sono utilissimi per gli incendi, "ma niente è più prezioso del lavoro svolto sul campo", spiega Serghei Loskutov, il vicedirettore che è un chimico del legno. Una specializzazione fondamentale, la sua. Specie quando ci si trova di fronte a incendi che si susseguono a distanza di pochi anni, negli stessi posti. Il fuoco, a furia di "ripassare" sul terreno, ne trasforma le caratteristiche chimiche e fisiche. Il risultato è che "le piante preziose spariscono, sostituite da quelle capaci di adattarsi alla nuova situazione: quasi sempre piante dozzinali, come le betulle". Dice Loskutov: "Uno dei nostri obiettivi è elaborare documenti normativi per lo sfruttamento razionale e ambientalmente compatibile ad est degli Urali. Per questo l'Istituto si è trasferito da Mosca a Kransoyarsk nel 1959. Negli Anni Settanta abbiamo iniziato a sviluppare i metodi di ricerca a distanza e a creare tutta una serie di mappature che riscrivevano la geografia forestale e boschiva siberiana. Prima il territorio era praticamente sconosciuto". Alexsandr Pimenov, il giovane segretario scientifico dell'Istituto, sottolinea che le questioni ecologiche sono diventate sempre più importanti e fondamentali e che in cinquant'anni di lavoro, l'Istituto ha accumulato una mole impressionante di informazioni sulle foreste dagli Urali a Vladivostok: "siamo in grado di diagnosticare quel che succede, e di capire quel che potrebbe succedere". Torniamo in città. Lungo la ulitsa Shakhtiorov, la via dei Minatori che porta verso i nuovi quartieri della città, un grande cartellone ricorda che l'associazione volontaria dei pompieri è stata fondata nel 1899 ma soprattutto invita la gente ad osservare scrupolosamente le norme antincendio.

fonte: repubblica.it

Il cellulare anti-inquinamento

Il cellulare può essere utile anche all'ambiente, grazie a un programmino che, una volta installato e lavorando in background, è in grado di rilevare quanta anidride carbonica si sta producendo. In questo modo è possibile sfruttare l'onnipresenza del telefonino per calcolare, in base a dove si è e a cosa si sta facendo, qual è l'impatto ambientale del nostro comportamento.
IL PROGRAMMA – Il software, Carbon Hero, è in grado di seguire e di tracciare tutti gli spostamenti del detentore dell’apparecchio su cui è installato.. Per la privacy non ci sono problemi poiché, come ha spiegato l’ideatore della trovata, Andreas Zachariah, a Bbc, il programma non permette a nessun estraneo di seguire gli spostamenti dell’utente. Per funzionare il sistema si serve non solo del cellulare, sul quale si visualizzano i risultati in termini di anidride carbonica e i consigli per ridurla, ma anche di un particolare portachiavi, che calcola dove ci si trova e costruisce un modello di comportamento.
NEGLI AEROPORTI – Per ora Carbon Hero è programmato per funzionare solo nel Regno Unito, ma non si escludono evoluzioni. Già esistono circa mille aeroporti in giro per il mondo nei quali può operare. E altri accordi sono in ballo: Zachariah sostiene che i tempi sono maturi, in quanto il grado di responsabilità sociale delle persone è in crescita, parallelamente al desiderio di fare la differenza cambiando un po' le abitudini personali.

fonte: corriere.it

martedì 7 agosto 2007

Chiazze petrolio in mare, allarme inquinamento nel Messinese

Una larga chiazza di prodotto petrolifero nello specchio d'acqua antistante la Raffineria e la centrale termolettrica a Milazzo ha fatto scattare l'allarme inquinamento nell'area industriale. I comuni di San Filippo del Mela e Pace del Mela hanno subito chiesto spiegazioni ai gruppi industriali che operano nella zona.
La Capitaneria di porto si è subito attivata, dopo la segnalazione giunta ieri pomeriggio, inviando tre unità della società 'mare pulito' che hanno completato le operazioni di bonifica all'alba di oggi, dopo oltre dodici ore di lavoro e l'impiego di una dozzina di 'spazzini del mare'. Il prodotto raccolto in quattro fusti, poco meno di trecento Kg, è stato messo a disposizione dell'autorità marittima che provvederà a farlo analizzare per cercare di risalire all'inquinatore. I dirigenti della centrale Edipower e della Raffineria hanno respinto ogni addebito. L'autorità marittima milazzese ha aperto le indagini e sta ascoltando i comandanti delle navi attraccate ai pontili della Raffineria.

fonte: lasicilia.it

Ferie Annunciate

La Gefis Ecologia s.r.l. annuncia la chiusura feriale !!!
La Ditta rimarra' chiusa dal 10/08/2007 al 26/08/2007
Auguriamo a tutti buone vacanze !!!

Goletta Verde

La campagna di Legambiente per il monitoraggio del mare e delle coste
Flotta e itinerari
I paladini delle acque
I nemici (vota)
La Goletta dei laghi

È giunta al ventiduesimo anno Goletta Verde, la campagna di Legambiente di informazione e monitoraggio delle acque di balneazione: due mesi di viaggio dalla parte del mare, realizzati con il contributo di Vodafone Italia, Italgest mare e la collaborazione del ministero dell’Ambiente e tutela del territorio e del mare. Anche quest’anno la flotta di Goletta Verde è costituita da tre imbarcazioni. Delphin, Catholica e Chicaboba Magnum navigheranno lungo le coste italiane, per informare in tempo reale i vacanzieri e chi vive nelle località di mare sulla qualità delle acque di balneazione e sensibilizzare sui temi legati alla tutela dell’ecosistema marino, ma anche nelle acque dei Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, per affermare il ruolo fondamentale dei parchi in un processo mirato alla tutela della biodiversità, all’equilibrio ambientale, allo sviluppo sostenibile e alla pace.

fonte: lanuovaecologia.it

A Rispescia è Festambiente

Torna il festival internazionale di ecologia e solidarietà. Dal 9 al 18 agosto al parco naturale della Maremma. Quest'anno ridotto ulteriormente l'impatto ambientale del festival
LINK: Festambiente.it

Cittadella ecologica, paradiso degli ambientalisti d'Italia, o festival che unisce territorio a cultura. Comunque la si chiami, Festambiente, uno dei maggiori eventi europei dedicati all'ambiente, torna per il diciannovesimo anno in Maremma a celebrare la cultura, l'ambiente e la solidarietà umana presso l’ex Enaoli di Rispescia (GR). Il debutto giovedi 9 agosto, per dieci giorni di impegno e divertimento nell'ambito di una manifestazione che è ormai senza ombra di dubbio il vessillo di un'ecologia in stretta simbiosi con la solidarietà. Grandi protagonisti di Festambiente come sempre saranno gli eventi culturali e spettacoli (in ma anche la cucina tipica ed il teatro, la gastronomia tradizionale e momenti di approfondimento. Nato come piccolo meeting ambientalista nel lontano 1989, il festival ha saputo negli anni conquistarsi uno spazio importante nel panorama nazionale ed internazionale: per questo è oggi capofila di una rete di manifestazioni analoghe sparse per l'intera penisola (Festambiente Ragazzi nelle Marche, Festambiente Sudin Puglia, Festa del Mare in Sardegna, Castelli di Pace in Campania) e nel bacino del Mediterraneo(in Grecia, Spagna, Francia).La fisionomia attuale è quella di una magnifica cittadella aperta al dibattito, ai nomi eccellenti, all'enogastronomia o agli stand che ospitano centinaia di aziende private e di enti pubblici, autentico tempio di una Bell'Italia dai mille volti e ricca di sapori e progetti territoriali. In questo sforzo collettivo di costruire uno spazio a misura d'uomo, in cui il benessere convive con gli stimoli culturali e l'ecologia si accompagna all'arte, l'impegno più importante degli organizzatori è stato quello di indicare una strada, un percorso per lo sviluppo sostenibile, un modello e un luogo fisico: quello che un tempo era una struttura dimessa, l'Enaoli di Rispescia, è oggi “il Girasole - Centro per lo Sviluppo Sostenibile di Legambiente”: il luogo che più di tutti sintetizza la felice congiunzione tra uomo e natura. Con i suoi oltre due ettari di estensione, immerso nel verde ed alle porte del Parco Naturale della Maremma coniuga il benessere col consumo consapevole, attraverso elevate prestazioni di efficienza energetica ed ecologica (pannelli solari termici, fotovoltaici, riduttori di flusso, lampade a basso consumo, impianto di fitodepurazione delle acque meteoriche, uso di detersivi con marchio ecologico Ecolabel, ristorazione da alimenti biologici, ecc).Anche il Festival ha adottato misure concrete per abbattere ulteriormente il proprio (già limitato) impatto ambientale, sia attraverso l'adesione alla campagna "Azzero CO2 – Carbon Neutral" per l'annullamento delle proprie emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera sia per mezzo di una rigorosa politica di gestione dei propri rifiuti solidi (sono bandite le bottiglie e le stoviglie di plastica, le immondizie prodotte sono raccolte in maniera differenziata ed avviate interamente al riciclo ed al compostaggio). Attraverso questi significativi strumenti la cittadella ecologica di Festambiente cerca, anno dopo anno, di migliorare le proprie "performances" per raggiungere il massimo della sostenibilità ambientale e dimostrare, ancora una volta, che un mondo diverso è possibile. Anche per questo l'edizione 2007 di Festambiente é dedicata ai cambiamenti climatici e ai problemi energetici e di conseguenza agli stili di vita sostenibili, alla possibilità di modificare in senso ecologico i nostri comportamenti quotidiani: andare in giro negli spazi espositivi, assistere ad un incontro dibattito, partecipare ad un laboratorio sulle energie rinnovabili, visitare una mostra, vedere un film, ascoltare un concerto, assaporare un piatto tradizionale sono tutti modi per ricevere informazioni utili che possono divenire un piccolo patrimonio da utilizzare nella nostra vita quotidiana: in casa, nell'ambiente di lavoro, nel tempo libero.

Contatti:
Info: Tel.0564 48771
info@festambiente.it ;
www.festambiente.it

fonte: lanuovaecologia.it

Il WWF parte civile a fianco dei parchi nella lotta agli incendiari

Un segnale decisivo e importante arriva dal Ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio che, con un’ordinanza chiede ai 23 Presidenti dei Parchi nazionali italiani di costituirsi parte civile nei processi per incendio doloso. Il WWF, da anni attivo nelle aule dei tribunali per combattere la criminalità incendiaria, si costituirà parte civile al fianco degli enti dei Parchi italiani e lo farà anche in assenza di enti parco, amministrazioni locali e Ministero, come ha sempre fatto in passato. “Da sette anni l’incendio doloso è diventato reato penale. – commenta Fulco Pratesi, Presidente onorario del WWF Italia – Si rischiano fino a 10 anni di carcere, con un’aggravante se le fiamme colpiscono un’area protetta. Eppure contro i criminali dell’incendio doloso non c’è stata una sola sentenza definitiva. Il WWF Italia è sempre stato parte civile nei processi per incendio doloso e continuerà a farlo al fianco dei Parchi per seguire tutte le fasi processuali e attivare un meccanismo per cui la lotta agli incendi non rimanga confinata al periodo dell’emergenza estiva. Ma non solo: contro la catastrofe a cui abbiamo assistito nelle ultime settimane - migliaia di ettari di aree protette andati in fumo - è necessario non dare tregua ai piromani. Nel 2000, per esempio, il WWF propose un premio di 100 milioni di lire in favore di chi avesse assicurato alla giustizia coloro che avessero appiccato incendi dolosi all'interno di un Parco Nazionale, e forse oggi è il caso di ripensare anche a misure di questo tipo”.
Quest’anno sono andati in fumo migliaia di ettari nelle aree protette e nelle zone limitrofe tra parchi nazionali, regionali e oasi WWF. Una Mappa ‘nera’ che evidenzia un disegno criminale di fronte al quale appare quanto mai urgente un rafforzamento della vigilanza sul campo e il censimento delle terre percorse dal fuoco per impedire speculazioni e trasformazioni d’uso. E al Ministro Pecoraro Scanio il WWF Italia propone di dare inizio a una vera e propria caccia ai criminali del fuoco: piromani WANTED, con un premio di 100.000 euro per chi denuncia e li fa assicurare alla giustizia.
Un esempio da seguire: la Provincia di Macerata
Con soli 70.000 euro l’anno la Provincia di Macerata, partendo da un’idea del WWF, ha praticamente estirpato la piaga degli incendi nel Parco dei Sibillini (parte maceratese) e nel resto della provincia. Grazie a strategie che responsabilizzano la cittadinanza, evitando che i fondi erogati a pioggia inneschino i fenomeni delinquenziali che prosperano con l’emergenza. Il progetto - a basso costo - coinvolge 300 volontari, con il quale si sono praticamente azzerati gli incendi nella parte maceratese del Parco dei Monti Sibillini. Il progetto della Provincia di Macerata ha ottenuto risultati straordinari: un solo grave incendio nel 2006 rispetto ai 20 incendi del 2001.
“Dobbiamo pensare ad un cambio di strategia” – dice Franco Ferroni responsabile programma Ecoregione mediterraneo del WWF Italia.- Nei primi anni ’90 il WWF nelle Marche ha proposto dei campi antincendio, coinvolgendo il Corpo Forestale dello stato e i Vigili del fuoco Volontari. Un progetto che si è consolidato nel tempo con la partecipazione di associazioni ed enti, fino a che oggi è diventato un modello di prevenzione adottato dalle istituzioni locali. Attraverso il coinvolgimento della comunità locale, il coordinamento tra enti e associazioni e la razionalizzazione delle forze i risultati sono straordinari. La lezione che abbiamo appreso è che oltre alla sorveglianza sul territorio e ad un'azione tempestiva con adeguate attrezzature e mezzi, la lotta contro gli incendi si combatte con una capillare campagna di sensibilizzazione ed educazione: i cittadini devono trovare intollerabile questi comportamenti e diventare utili sentinelle del territorio, informate e consapevoli del proprio ruolo”.

fonte: wwf.it

Stop ai trapianti di posidonia

Conferenza stampa dalla Rainbow Warrior. Greenpeace presenta il rapporto "Posidonia. Trapianto letale". E denuncia il caso Santa Marinella: il trapianto di 230.000 piantine di posidonia dalla prateria di Mattonaia, nei pressi di Civitavecchia, con risultati disastrosi. Un vero crimine ambientale. A sostenere la denuncia - presente a bordo - anche Amedeo di Savoia, duca d'Aosta. I VIDEO
La posidonia oceanica è una pianta - non un'alga, come in genere si pensa - tipica del Mediterraneo. Le praterie di posidonia creano un habitat unico, ricco di biodiversità, che stabilizza il fondale marino e smorza il moto ondoso, mitigando l'erosione dei litorali. La posidonia - protetta peraltro dalla normativa comunitaria - subisce gli impatti della pesca a strascico, dell'inquinamento, dell'aumento dei fanghi e, in generale, di ogni intervento che viene effettuato lungo le coste.
La tutela della posidonia si traduce troppo spesso nel trapianto di pezzi di praterie da un sito all'altro: è quello che è successo a Santa Marinella, dove è stata reimpiantata una parte della prateria di Mattonaia - 230.000 piantine su una superficie di 10.000 metri quadrati - per consentire i lavori di ampliamento del porto di Civitavecchia.
Gli esperti sostengono che l'espianto e il successivo reimpianto della posidonia possono essere effettuati solo a determinate condizioni. In ogni caso è un'operazione a perdere: una quota assai ampia di reimpianti compresa tra il 60 e il 70 per cento fallisce. A Santa Marinella è successo esattamente questo: la documentazione fotografica raccolta da Greenpeace parla chiaro ci racconta uno scenario desolante
Greenpeace - la Rainbow Warrior - sta effettuando lungo le coste italiane, a difesa del Mediterraneo. Tre giorni fa è stato firmato il primo protocollo d'intesa con il Comune di Portoferraio per la salvaguardia dell'area protetta dello "Scoglietto".
Da domenica è on line il blog della Rainbow Warrior.
Collegati all'indirizzo www.greenpeace.it/weblog e segui, passo dopo passo, il tour della Rainbow.

fonte: greenpeace.it

Ecoincentivi per ciclomotori e biciclette

Dall'11 giugno sono partiti i nuovi ecoincentivi del Ministero dell'Ambiente per le due ruote.

Si tratta di 15 milioni di euro complessivi, di cui 1 milione di euro riservati alle biciclette, 1,5 milioni di euro dedicati ai motori elettrici, con l'obiettivo di raggiungere la vendita di 2.150 ciclomotori di questo tipo e con sconti fino al 30% del listino per l'acquisto di nuovi ciclomotori di ultima generazione.

Il provvedimento permetterà a tutti i cittadini che sceglieranno di rottamare il vecchio ciclomotore, euro zero o costruito fino a tutto il 2001, di ottenere contributi significativi: la copertura totale delle spese di demolizione anche senza contestuale acquisto del motorino; il 30% del listino fino a un massimo di 250 euro per l'acquisto di una bicicletta; il 30% del listino fino a un massimo di 1000 euro per un motociclo o quadriciclo a trazione elettrica; il 30% del listino fino a un massimo di 700 euro per un ciclomotore elettrico o una bicicletta a pedalata assistita; il 15% del listino fino a un massimo di 300 euro per un motorino Euro 2 a 4 tempi o comunque a basso consumo (2,3 lt per 100 km); l'8% del listino fino a 150 euro per un ciclomotore Euro 2 a 2 tempi.
La campagna lanciata dal Ministero nell'ambito delle politiche di miglioramento della qualità dell'aria, è frutto di un accordo (immagine TIF compressa, 1,734 KB) con Confindustria Ancma (associazione nazionale ciclo motociclo accessori), nato con l'obiettivo di svecchiare il parco moto nazionale, eliminando gradualmente dalla circolazione i ciclomotori più datati e inquinanti sostituendoli con mezzi a basso o nullo impatto ambientale.


Le novità dell'accordo, ha spiegato il Ministro Pecoraro Scanio in conclusione, costituiscono "il 100% del contributo per la demolizione del ciclomotore, per chi decide di andare con i mezzi pubblici", con l'obiettivo di "far circolare meno e meglio" e di sostenere "l'incentivo all'elettrico".Rispetto a questi motorini, l'ultima generazione di ciclomotori abbatte le emissioni di Co2 del 90%. "Nell'accordo sono stati previsti anche 200.000 euro per la gestione informatica dell'Accordo ed il monitoraggio dei risultati".

fonte: minambiente.it

INFORTUNI SUL LAVORO

È disponibile da luglio sul sito dell'INAIL uno studio sulla mortalità stradale in itinere.Questo fenomeno coinvolge il lavoratore nel percorso casa-lavoro o lavoro-casa e nei tragitti effettuati per spostarsi da un luogo di lavoro all'altro. Nonostante si sia rilevato un importante decremento di incidenti dal 2002 al 2006, la cifra si attesta ancora ben oltre i 200 casi. Le statistiche rilevano che, mentre i casi di infortunio denunciati coinvolgono in ugual misura uomini e donne, nel caso di decessi la quota femminile non supera il 20%.L'area geografica maggiormente colpita, in valori assoluti, è il nord, dove si verificano i 2/3 dei decessi in itinere. In particolare le zone più coinvolte sono Emilia Romagna, Veneto e Lombardia che assommano da sole il 50% del fenomeno nazionale. La motivazione di tale collocazione geografica può essere ricercata nella notevole quantità di traffico legato al trasporto di merci o turistico, oltre che per motivi merceologici. Tali infortuni tuttavia non risultano legati ad un particolare settore lavorativo, in quanto le statistiche rilevano che la correlazione tra sesso e settore lavorativo rispecchia fedelmente la composizione delle attività lavorative svolte dai due sessi.

fonte: ambiente.it

Benzina: 7,4 cent oltre la media Ue

La forbice tra la media dei prezzi al consumo della benzina in Italia e la Ue-15 è di 7,4 centesimi di euro al litro. Lo attesta l'ultima rilevazione del ministero dello Sviluppo Economico, secondo la quale invece il divario per i prezzi industriali si attesta a 5 centesimi. Sempre per i prezzi al consumo, quelli del gasolio sono più alti di quasi 10 centesimi (9,5 per l'esattezza) rispetto alla media della zona euro. Il divario tra i prezzi medi nella Penisola e quelli medi di Eurolandia si attesta così ai massimi dall'inizio dell'anno. E' per questo che il 4 agosto il ministro Bersani ha annunciato di aver convocato per il 10 agosto i petrolieri al ministero: "Vogliamo capire", ha spiegato ieri in un'intervista, riferendosi proprio all'eccessivo divario, sempre più ampio, tra le medie italiane e quelle europee. "Il problema dei prezzi che abbiamo sollevato - ha detto a proposito il premier Romano Prodi - non era inesistente visto che un calo, sia pur minimo, c'è stato".Con un prezzo medio 'alla pompa' di 1,349 euro al litro l'Italia non solo sorpassa di 0,074 euro al litro la media della zona euro (1,275) ma si pone a 5,5 centesimi in più della media dell'intera Europa a 25 (1,294 euro-litro). Sul fronte del gasolio che vede nella Penisola un'auto diesel su tre, invece, il 'divario' arriva a 0,095 euro al litro nei confronti dell'Eurozona: 1,173 euro il prezzo Italia contro 1,078 medio in Eurolandia. Prezzo nettamente più alto, 6,4 centesimi in più, anche nei confronti dell'intera Europa che mostra un prezzo medio di 1,109 euro a litro. Da Bruxelles la Commissione Europea fa sapere di "seguire con grande interesse la questione", ma, spiega il portavoce Martin Selmyer, di non vedere "in questo momento alcun motivo per intervenire". Non ci sono neanche ragioni di preoccupazione, aggiunge Selmyer: "Non siamo preoccupati, guardiamo all'economia e la seguiamo con grande interesse". Le associazioni dei consumatori sono tornate a contestare aspramente gli aumenti.
Il Codacons ha proclamato lo sciopero bianco degli automobilisti il giorno di Ferragosto per far fronte alle "speculazioni" dei petrolieri sul prezzo della benzina. Adiconsum e Aduc chiedono un intervento del governo perché "rompa il mercato oligopolistico". Adusbef e Federconsumatori si rivolgono invece all'Antitrust, perché indaghi sulle "speculazioni seriali ormai insopportabili sul prezzo dei carburanti". Il Codacons invita a boicottare le pompe di benzina, chiedendo ai cittadini di "non utilizzare l'automobile per i loro spostamenti nel giorno di Ferragosto, preferendo mezzi di trasporto alternativi come biciclette, treni o pullman e, laddove sia impossibile rinunciare alla macchina, limitare fortemente i consumi", afferma in una nota il presidente del Codacons Carlo Rienzi. Ma le altre associazioni dei consumatori puntano il dito anche contro chi, come il governo o l'Antitrust, dovrebbe indagare e frenare le speculazioni, e non lo fa. Adusbef e Federconsumatori, sottolineano in una nota, chiedono a governo, Antitrust e Procure della Repubblica un approfondimento sui "coincidenti, concordanti e sincronici aumenti da parte di tutte le compagnie operanti in Italia, che si verificano -guarda il caso- proprio durante la maggiore domanda,ossia quando milioni di famiglie prendono le auto per raggiungere le località di vacanza". Mentre l'Aduc chiede al governo, oltre che di "rompere il mercato oligopolistico", di garantire la stabilità dei prezzi agendo sulle accise e di "aprire il mercato dei distributori ad altri soggetti, per esempio i centri commerciali". Anche l'Adiconsum si rivolge al governo, chiedendo una revisione radicale sui meccanismi di mercato, per evitare anche che "a Natale, altro periodo di massimo consumo, gli automobilisti si trovino di fronte ad un altro forte aumento".

fonte: repubblica.it

Calabria, incendio sulla Sila

Un militare ventunenne in licenza, Eugenio Nigro, è morto in seguito ad un incendio scoppiato a Lappano sulla Sila, in provincia di Cosenza nel tentativo di spegnere le fiamme. Il giovane faceva il militare a Firenze, ed era tornato in famiglia a Lappano grazie a un congedo di quattro giorni. Nel momento in cui è scoppiato l'incendio, Nigro era insieme al padre ed a due zii, con i quali era intervenuto per spegnere le fiamme. Inizialmente dati tutti per dispersi, il padre del ragazzo e gli zii sono stati in seguito tratti in salvo dai carabinieri. Ma per Eugenio non c'è stato nulla da fare. Il cadavere di Nigro è stato trovato dai vigili del fuoco e dai carabinieri completamente carbonizzato. Non è chiaro se il giovane sia morto dopo essere stato circondato dalle fiamme o se sia caduto per un malore e, poi, è stato raggiunto dal fuoco. Le fiamme erano scoppiate dal primissimo pomeriggio. Secondo quanto hanno riferito i carabinieri, le quattro persone coinvolte avevano tentato di spegnere il rogo. Probabilmente, il fuoco, alimentato dal vento ha formato una cortina quasi impenetrabile. Nigro e i suoi parenti hanno allora deciso di lasciar perdere e hanno tentato la fuga. Il giovane, forse, si è trovato isolato e non ce l'ha fatta. Per circa un'ora non si è saputo nulla neppure degli altri. Tanto che si è temuto per la loro vita. Poi, fortunatamente, sono stati ritrovati sani e salvi. Emergenza in tutta Italia. Pesantissimo il bilancio della giornata di oggi. Nelle ultime 24 ore sono divampati in tutto il Paese 236 incendi, per i quali la centrale operativa nazionale ha ricevuto 10mila chiamate. La Campania la regione più colpita, con 102 roghi. Segue la Calabria, con 63, e il Lazio, con 18 incendi; 15 in Puglia; 8 in Molise; 6 in Toscana; 5 in Liguria, Abruzzo e Basilicata; 4 in Piemonte e Umbria e uno in Emilia Romagna. In Campania anche la provincia colpita dal maggior numero di incendi: quella di Napoli con 45 roghi. Seguono Cosenza (40), Salerno (31), Caserta (20), Benevento (13) e Catanzaro (11). E in Calabria, nella provincia di Cosenza, un cittadino tedesco è stato arrestato dagli agenti della forestale con l'accusa di incendio doloso per aver appiccato le fiamme a una zona di macchia mediterranea. Fiamme anche nella zona Monte Mario di Roma: nel primo pomeriggio si è sviluppato un vasto incendio che ha distrutto cinque ettari del Parco del Pineto a Roma e costretto all'evacuazione due stabili. Secondo una prima ricostruzione, ad appiccare il fuoco sarebbero state bande di criminali intenti a bruciare svariate quantità di rivestimento plastico del rame, atti di delinquenza di cui il Parco del Pineto è stato spesso teatro negli ultimi mesi. Per domare il rogo è stato necessario anche l'intervento di un elicottero del Corpo forestale dello Stato partito dall'aeroporto dell'Urbe poco dopo le 16.
Una taglia contro i piromani. Pur apprezzando "la circolare del ministro Pecoraro Scanio che invita i parchi a costituirsi in giudizio contro i piromani, "che è un segnale decisivo e importante", il Wwf chiede al ministro un ulteriore stretta. E proporne "dare inizio a una vera e propria caccia ai criminali del fuoco", istituendo "piromani Wanted", una vera e propria taglia, "con un premio di 100.000 euro per chi li denuncia e li assicura alla giustizia". Nuovi alberi con i risarcimenti. E anche i Verdi si costituiranno parte civile nei processi contro i piromani. E si impegneranno, spiega il capogruppo alla Camera Angelo Bonelli "a utilizzare le somme ricevute a titolo di risarcimento del danno per acquistare alberi da ripiantare nelle aree incendiate".

fonte: repubblica.it

lunedì 6 agosto 2007

Sicilia in coda per la raccolta differenziata

La Sicilia è il fanalino di coda nella classifica nazionale per regioni per la raccolta differenziata. Il risultato emerge dal XII rapporto sulla raccolta differenziata di carta e cartone effettuato da Comieco (Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica). Nel 2006 ogni italiano ha raccolto 44 Kg di carta e cartoncino con un incremento del 7,4% rispetto al 2005. Un traguardo che colloca l'Italia tra le nazioni europee più evolute e attente al riciclo di un materiale prezioso. La Sicilia, invece, ha registrato una battuta di arresto nella crescita, attestandosi a un +1,3%, l'incremento più basso non solo in rapporto alle altre regioni del sud, ma anche al resto d'Italia. A Palermo la differenziata cresce più del 5%. "La situazione in Sicilia non è certo rosea - dichiara Claudio Romiti, Presidente di Comieco -. Amministratori locali e cittadini devono rinnovare un patto per il senso civico che comporti una condivisione di responsabilità per migliorare lo stato delle cose. Certo ci sono anche delle realtà come Palermo che sono riuscite a crescere del 5,7%, ma che devono comunque rendere più efficiente il proprio servizio di raccolta". "I comuni ricevono ogni anno finanziamenti dal Comieco per il sostegno alla raccolta differenziata - conclude Romiti -. Nel 2006 questa cifra ha raggiunto gli 83 milioni di euro, di cui oltre 4.300.000 alla sola Sicilia"

fonte: lasicilia.it

Quei giganteschi incendi senza fine

NON si è ancora spento l'eco dei grandi incendi che hanno colpito l'Italia, la Spagna e gli Stati Uniti. Con le ricadute sull'ambiente e le conseguenze che si avranno dopo la morte di migliaia e migliaia di piante. Ma forse pochi sanno che giganteschi incendi che durano decine, ma a volte anche centinaia di anni si stanno sviluppando nelle viscere della Terra senza che nessuno riesca a fare nulla per domarli. I fumi che raggiungono la superficie hanno conseguenze sull'ambiente ben peggiori di quelli boschivi. Secondo un rilevamento che viene continuamente aggiornato, solo in Pennsylvania (Usa) ci sono una quarantina di miniere di carbone che in questo momento stanno bruciando. "In Cina ogni anno vanno in fumo 10-20 milioni di tonnellate di carbone", spiega si legge in un rapporto dell'Arsc (Aerophotogrammetry & Remote Sensing Buereau of China Coal), ma secondo un rapporto di Glenn Stracher del East Georgia College (Usa), il valore è sottostimato di almeno 10 volte. Un ricercatore olandese, Paul van Dijk dell'International Institute for Geo-Information Science and Earth Observation, con una équipe ha studiato il caso degli incendi sotterranei cinesi e ha concluso che ogni anno gli incendi cinesi emettono nell'atmosfera 360 milioni di tonnellate di anidride carbonica, ovvero il 2 - 3 per cento delle emissioni globali di questo gas serra. Il fenomeno cinese è concentrato soprattutto nella parte settentrionale del territorio, dove vi è una fascia di depositi carboniferi lunga 5mila chilometri che si estende da est ad ovest e ampia 750 Km. E' stato calcolato che la quantità di carbone che brucia in questo modo ha un valore che si aggira attorno al miliardo di euro all'anno, superiore di almeno 5 volte quello esportato dal Paese.
Anche in India, comunque il problema ha proporzioni gigantesche. Jharia Coalfield è una località a circa 250 Km a nord ovest di Calcutta. In quell'area si estrae carbone dal 1894, ma negli ultimi 15 anni un sessantina di incendi hanno bruciato 40 milioni di tonnellate di carbone. Ma forse l'incendio simbolo tra tutti questi è quello scoppiato a Centralia, una cittadina degli Stati Uniti a circa 100 Km da Filadelfia. Alberi biancastri e scheletrici, strade fratturate che sembrano state colpite da un violento terremoto qua è la rattoppate a malapena e un forte odore di zolfo ristagna ovunque. Calcinacci di antiche ville sono ormai preda della vegetazione e ovunque fumo. Un incendio sotterraneo sviluppatosi nel 1962 è la causa di tutto questo. Ancora oggi non è noto cosa innescò il rogo della miniera sotterranea di Centralia. Forse la fermentazione di rifiuti abbandonati in un camino della miniera ormai in disuso, forse l'autocombustione del carbone o un incidente mai compreso. Sta di fatto che l'incendio iniziò a propagarsi con violenza e in un primo tempo si tentò con ogni mezzo di domarlo. Ma nonostante 12 milioni di dollari spesi dal governo americano la vena di carbone continua a bruciare là sotto. Dei 1.100 abitanti che lavoravano nella fiorente cittadina negli anni Sessanta, oggi ne sono rimasti un centinaio. Essi tentano in ogni modo di non far morire la cittadina: si ritrovano, festeggiano il Memorial Day come in tutti gli Stati Uniti, invitano ragazzi stranieri per imparare le lingue, ma sanno che la loro vecchia città ha un solo destino che viene dalle profondità della Terra.

fonte: repubblica.it
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Passatempo Preistorico

Moonstone Madness

Pronti a partire, pronti per distruggere tutto? Bene, allora fate un salto indietro nell'era preistorica e immergetevi in questa nuova avventura dal gusto tribale. A bordo del vostro cinghiale dovrete raccogliere le gemme preziose necessarie per passare alle missioni successive, saltando gli ostacoli se non volete perdere il vostro bottino e distruggendo i totem a testate per conquistare altre gemme utili. Inoltre, una magica piuma vi catapulterà verso il cielo dove punti e gemme preziose sono presenti in gran quantità, per cui approfittatene! cercate di completare la missione entro il tempo limite, utilizzando le FRECCE direzionali per muovervi, abbassarvi e saltare, e la SPACEBAR per prendere a testate i totem.

Change.org|Start Petition

Blog Action Day 2009

24 October 2009 INTERNATIONAL DAY OF CLIMATE ACTION

Parco Sempione - Ecopass 2008