mercoledì 31 ottobre 2007

Generazione Clima. Efficienti per natura

Dal forte coinvolgimento del WWF sul tema dei cambiamenti climatici e sulle problematiche legate alle emissioni di gas serra nell’atmosfera, è nata l’idea di realizzare una grande campagna di sensibilizzazione e di attivazione dei cittadini sul tema dell’efficienza energetica.
Nel dicembre 2006 il WWF ha incontrato gli italiani in 200 piazze per promuovere il risparmio energetico nelle case. Quest’anno ci saremo di nuovo, il 10 e l’11 novembre, con un nuovo obiettivo: Un milione di condomini efficienti.

Entra anche tu a far parte della Generazione Clima! Non importa di che generazione sei, importa quello che fai! Ti aspettiamo: il 10 e 11 Novembre in 200 piazze italiane

fonte: generazioneclima.wwf.it

Blitz nei negozi. No alle incandescenti

Italia — È partita alla grande la campagna di Greenpeace "Al bando le incandescenti". Nel fine settimana - in tutta Italia - i volontari hanno fatto visita ai punti vendita delle maggiori catene della grande distribuzione (Coop, Esselunga, Auchan) per chiedere di porre fine alla vendita delle lampadine sprecone, nemiche del clima. Sul web continuano le mini gag video di Manera e Parassole.

Per informare i consumatori, alcuni volontari hanno attaccato sugli scaffali dei negozi gli adesivi "Al bando le incandescenti". Altri hanno riempito i carrelli di lampadine sprecone, coprendoli con una rete metallica.

Le tradizionali lampadine incandescenti disperdono sotto forma di calore oltre il 90 per cento dell'energia elettrica consumata, e solo il 10 per cento si trasforma in luce. È un enorme spreco di energia che potrebbe essere evitato utilizzando invece lampade fluorescenti compatte ad alta efficienza che permettono di abbattere i consumi dell'80 per cento. Con benefici economici per i consumatori e per l'ambiente.

Intanto sul web i visitatori cliccano le gag dei due comici di Zelig - Manera e Parassole – che, travestiti da lampadine fluorescenti, vanno in giro per promuovere la messa al bando delle incandescenti. Lunedì prossimo sarà online un nuovo divertente video.

fonte: greenpeace.org

Time, ecco gli eroi dell'ambiente

Il settimanale americano dedica la copertina e oltre 40 pagine a 43 personaggi scelti dalla redazione fra ecovip e illustri sconosciuti. Fra i "premiati" Robert Redford, Al Gore e Angela Merkel. Ma dal magnate dela Virgin ai consumi di Carlo d'Inghilterra la lista non è esente da critiche/IL SERVIZIO
"A sense of urgency". Con questo titolo l'ultimo numero del settimanale Time dedica la copertina e oltre 40 pagine agli “Eroi dell’ambiente”: 43 personaggi scelti dalla redazione tra “leader e visionari”, “attivisti”.“scienziati e innovatori”, “moguls e imprenditori”. “Li chiamiamo eroi, ma potrebbero essere definiti portavoce della terra” scrive Time. Nell’elenco del magazine ci sono alcuni grandi nomi, ma anche persone sconosciute ai più che lavorano ogni giorno per un ambiente migliore.

Tra i big Michail Gorbachev, Al Gore (“ha creato un movimento globale con la sua scomoda verità”), Robert Redford, il principe Carlo d’Inghilterra (“un pioniere delle fattore bio”), Angela Merkel. Tra gli attivisti c’è un professore cinese di nome Wang Canfa che gestisce un centro legale a Pechino per difendere i diritti delle vittime dell’inquinamento e un businessman israeliano impegnato nella difesa delle barriere coralline del Mar Rosso.

Il chimico del Bangladesh Abul Hussam, invece, viene citato perché inventore di un semplicissimo sistema per depurare le acque contaminate e salvare migliaia di vite. La sezione imprenditori segnala tra gli altri duegiapponesi, Kazutoshi Sakurai e Takeshi Kobayashi, fondatori di una banca “che presta attenzione ai problemi ambientali e finanzia progetti per risolverli”. Altri businessmen “eroi ambientali” sono il boss della
Virgin Richard Branson e il tycoon dell’energia solare cinese Shi Zhengrong, uno degli uomini più ricchi della Cina.

La lista del Time non è comunque al riparo dalle critiche. Jessica Aldred, in un blog ospitato dalla sezione ambiente del quotidiano inglese The Guardian, si domanda se veramente un magnate di compagnia aerea come Richard Branson, pur avendo fatto molti sforzi per rendere i suoi aerei “verdi”, possa essere considerato un eroe dell’ambiente quando il drammatico sviluppo dei collegamenti aerei è una delle principali cause dei cambiamenti climatici.

Allo stesso tempo la giornalista britannica lamenta la presenza di sole 7 donne nell’elenco e segnala che Time non ha detto che le attività del principe Carlo equivalgono a un’emissione di anidride carbonica annua di 3.425 tonnellate, cifra “non sorprendente quando si considerano le emissioni prodotte da Jaguar, Rolls Royce, aerei e residenze reali”.

fonte: lanuovaecologia.it

Lunga vita ai rifiuti

Maglie in pile, bicilette e panchine. I casi di "resurrezione" degli scarti sono numerosi. Ecco una mappa stilata dal Conai/
L'isola dei rifiuti -
Riciclo boom
La raccolta differenziata restituisce nuova vita ai rifiuti. Così la loro gestione si trasforma da problema ad opportunità. Alcuni esempi? Nel nostro paese accade per le caffettiere. Tutte quelle prodotte (7 milioni di unità ogni anno), riferisce il Consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi, sono infatti in alluminio riciclato. Ma i casi di "resurrezione" degli scarti sono numerosi. Ecco una mappa stilata dal Conai.

ACCIAIO
Il peso di 19.000 barattoli in acciaio per conserve è la quantità necessaria per produrre un’auto; 7 scatolette da 50 grammi potrebbero diventare un vassoio e con l'acciaio riciclato da 2,6 milioni di scatolette da 50 grammi si può realizzare 1 km di binario ferroviario.

ALLUMINIO
Per un cerchione di un auto occorrono 640 lattine; con 150 si realizza una bicicletta da competizione; per fare una caffettiera servono 37 lattine; 130 lattine danno forma a un monopattino.

CARTA E CARTONE
Secondo i dati Conai, quasi il 90% dei quotidiani italiani viene stampato su carta riciclata e il 90% di carta, sacchetti e scatole sono realizzate con materiale di recupero.

PLASTICA
Con 27 bottiglie di plastica si fa una felpa in pile; con 67 bottiglie dell’acqua si fa l’imbottitura di un piumino matrimoniale, mentre occorrono 11 flaconi del latte per un annaffiatoio e 45 vaschette di plastica e qualche metro di pellicola in plastica per una panchina.

VETRO
Qui il risparmio di materie prime è al 100%: una bottiglia di vino del peso di circa 350 grammi si può produrre con 350 grammi di rottame di vetro riciclato o con 420 grammi di materie prime tradizionali (sabbia, soda e carbonato di calcio).

fonte: lanuovaecologia.it

UNA ROAD MAP EUROPEA PER LE RINNOVABILI

Più fonti pulite, agrocarburanti con attenzione e mobilità sostenibile. L'Europarlamento ha trasmesso alla Commissione le sue raccomandazioni in vista della proposta legislativa attesa per dicembre.
Con una "Tabella di marcia per le energie rinnovabili" l'Europarlamento ha trasmesso alla Commissione le sue raccomandazioni in vista della proposta legislativa attesa per dicembre nei settori dell'elettricità, del riscaldamento/raffreddamento e dei trasporti. Secondo il Parlamento la proposta dovrà contenere obiettivi "vincolanti, chiari e realistici" consistenti in una quota del 25% di energia da fonti rinnovabili nel settore dell'energia primaria entro il 2020, e nella proposta di un piano per il raggiungimento di una quota del 50% di energia da fonti rinnovabili entro il 2040.

Altre proposte indicate dall'Europarlamento vanno dall'istituzione di Piani d'azione (Par) comunitari e nazionali, alla creazione di infrastrutture e di un ambiente di mercato favorevole all'espansione delle fonti verdi, da una corretta articolazione nel tempo degli obiettivi fissati dalla Commissione (20% di energie rinnovabili entro il 2020) alla nomina ormai prossima di una sorta di Alto commissario che coordini le azioni di promozione delle rinnovabili. Tra le priorità indicate dall'Europarlamento si colloca la necessità che le energie rinnovabili siano rapidamente integrate nel mercato interno dell'energia come requisito essenziale per una riuscita integrazione e un'espansione della produzione energetica da fonti rinnovabili.

Viene auspicato che i singoli Stati membri compiano maggiori sforzi per ridurre gli oneri amministrativi e semplificare le procedure di autorizzazione, compresa la possibilità di creare uno sportello unico per agevolare l'autorizzazione delle energie rinnovabili, e che la promozione sia accompagnata da una cooperazione rafforzata tra i gestori nazionali delle reti di trasmissione sulle questioni concernenti la pianificazione delle reti e il commercio transfrontaliero, al fine di conseguire una riuscita integrazione delle fonti energetiche variabili.

L'Europarlamento invitare la Commissione ad assicurare che qualsiasi proposta di direttiva quadro contenga efficaci misure di promozione del riscaldamento e del raffreddamento mediante energie rinnovabili allo scopo di aumentare la quota di fonti pulite nell'Ue. L'obiettibo è di passare dall'attuale livello, circa il 10%, ad almeno il doppio entro il 2020. Il Parlamento di strasburgo sollecita quindi la Commissione a proporre soluzioni innovative che consentano a tutte le tecnologie attinenti di raggiungere un elevato grado di penetrazione del mercato, a stimolare l'integrazione delle fonti di energia rinnovabili nelle reti di riscaldamento urbano e ad accelerare l'adozione generalizzata in tutti gli Stati membri di regolamentazioni in materia di migliori prassi.

Bisogna infatti, sostengono gli eurodeputati, prevedere l'obbligo, almeno nei casi di rinnovo sostanziale di edifici esistenti e di costruzione di nuovi edifici, che una percentuale minima del riscaldamento necessario venga da fonti rinnovabili. Per quanto riguarda i trasporti , viene auspicata l'elaborazione di una politica globale, rispettosa dell'ambiente e socialmente ed economicamente sostenibile, che risponda agli obiettivi delle politiche ambientali, climatiche e della concorrenza dell'Unione e ad obiettivi sociali e regionali. In questo contesto i biocarburanti prodotti in modo sostenibile dovranno svolgere un ruolo, ma saranno necessarie anche modifiche dello stile di vita, la riduzione del traffico e misure strutturali quali la pianificazione urbana e regionale.

Il Parlamento approva la proposta della Commissione di promuovere i biocarburanti e altre energie rinnovabili destinate ai trasporti imponendo un obiettivo vincolante del 10%, a condizione che si possa dimostrare che tali carburanti sono prodotti in modo sostenibile; rileva l'importanza del fatto che i biocarburanti di seconda e terza generazione siano disponibili a livello commerciale e sollecita un'accelerazione del progresso tecnologico in questo campo; sottolinea che l'uso sostenibile dei biocarburanti consentirebbe di ridurre la dipendenza dal petrolio e le emissioni di CO2 nel settore dei trasporti, ma è dell'avviso tuttavia che occorra ricercare il giusto equilibrio tra la produzione alimentare e quella energetica.

Viene infine chiesto alla Commissione di presentare misure per promuovere altri combustibili alternativi che contribuiscano a ridurre le emissioni nel settore dei trasporti, in linea con il Piano d'azione sui carburanti alternativi presentato nel 2001, studiando la possibilità di promuovere carburanti sintetici che possano favorire la diversificazione dell'approvvigionamento energetico, migliorare la qualità dell'aria e ridurre le emissioni di CO2. Anche per questo, i parlamentari europei invitano la Commissione a elaborare un sistema di certificazione completo e obbligatorio, applicabile sia ai biocarburanti prodotti nell'Unione sia a quelli d'importazione.

fonte: ambiente.it

Riciclaggio – Non si colma il gap del Sud

Il relatore Margiotta: « al Nord si raccoglie e conseguentemente si ricicla il doppio che al Centro, e quatto volte il Sud»

Si è svolto questa mattina a Roma, a Palazzo San Macuto, il Convegno di presentazione dell'indagine conoscitiva della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati sull'industria del riciclo, di cui è stato relatore il deputato lucano dell'Ulivo Salvatore Margiotta, che ha svolto l'intervento introduttivo, cui sono seguiti i contributi dell'On. Franco Stradella, della Vicepresidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, di Giancarlo Viglione, Commissario Apat, di Maria Rita Lorenzetti Presidente della Regione Umbria.
Dopo un ampio dibattito, cui hanno preso parte esperti ed operatori del settore, le conclusioni sono state tratte dal Sottosegretario per l'ambiente, Gianni Piatti, e dal Presidente della VII Commissione On. Ermete Realacci.
«Il sistema di raccolta differenziata e riciclo – ha affermato tra l'altro Margiotta – in Italia ha sostanzialmente funzionato, anche grazie ad un rapporto per una volta virtuoso tra pubblico e privato, che ha prodotto conseguenze positive di tipo economico ed ambientale, anche in termini di riduzione dei rifiuti da trattare e di diminuzione delle emissioni di gas ad effetto serra. I risultati sono stati resi possibili dalla normativa vigente, anzitutto dal D.Lgs. 22/97 (cosiddetto Ronchi), e dalla stessa 152/06.
«La grande, e per certi versi grave, criticità del sistema, risiede ancora una volta nella fotografia di una Italia a più velocità: al Nord si raccoglie e conseguentemente si ricicla il doppio che al Centro, e quatto volte il Sud. Ecco la nuova frontiera: rendere omogeneo il dato sull'intero territorio nazionale. La politica, ed in particolare le autonomie locali del Mezzogiorno, ove pure si registrano esperienze virtuose, è chiamata a fare fino in fondo la propria parte; dalle imprese e dal sistema consortile, ci si attende, parallelamente, un ulteriore salto di qualità».

fonte: vglobale.it

Epifani: «Meno fisco in busta paga»

Si apre «la fase due dell'azione sindacale». Dopo l'accordo sul welfare e «senza abbandonare l'iniziativa contro la precarietà», è arrivato il momento di mettere al centro della discussione «la questione delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti», chiedendo al governo di «alleggerire il prelievo fiscale sui salari e sulle pensioni di un punto di Pil», cioè 15 miliardi di euro. In pratica, si tratta di «circa 100 euro di tasse in meno al mese» per ogni lavoratore dipendente. «La nostra — dice il leader della Cgil, Guglielmo Epifani — non è una scelta tattica, legata alla Finanziaria, ma un piano di medio periodo».

Ce lo spieghi.
«Si tratta di aumentare gradualmente, nell'arco di 5 anni, la detrazione sul lavoro dipendente. Per un valore che complessivamente non può essere inferiore a un punto del prodotto interno lordo. Avere questo orizzonte di medio periodo è importante, perché ci fa uscire dalle secche della solita discussione che ogni anno facciamo a ridosso della Finanziaria per redistribuire 1 o 2 miliardi, che alla fine non se ne accorge nessuno. Così, invece, potremmo fare un'operazione che ha un senso».

E come pensa che il governo dovrebbe sostituire 15 miliardi di minori entrate?
«Con i proventi della lotta all'evasione e all'elusione, col riordino della tassazione sulle rendite finanziarie e con il taglio degli sprechi che ci sono nella spesa pubblica».

Per lanciare questa campagna per un fisco più leggero lei era d'accordo con i leader di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, di fare una manifestazione nazionale il 24 novembre. Poi avete cambiato idea decidendo di fare l'assemblea dei delegati. Paura di dare la spallata al governo Prodi, visto che il 17 c'è già in programma la manifestazione di Forza Italia sul fisco?
«No. Abbiamo deciso per l'assemblea dei delegati il 24 novembre perché vogliamo mettere a punto una piattaforma completa, che poi verrà discussa nei luoghi di lavoro e infine sarà oggetto di iniziative di lotta. Nella piattaforma ci saranno anche altri due punti: un piano per l'edilizia che, coinvolgendo risorse pubbliche e private, aumenti l'offerta di case in affitto, e la redistribuzione della produttività, attraverso il rinnovo rapido dei contratti di lavoro».

Segretario, non ci crede nessuno che la preoccupazione per il governo Prodi non abbia pesato nella vostra decisione di cancellare la manifestazione.
«La manifestazione non è cancellata. Cominciamo un confronto col governo che non si esaurirà in poche battute. Nella decisione ha pesato piuttosto la volontà di non sovraccaricare le strutture sindacali già impegnate in numerose vertenze contrattuali, che già comportano scioperi e manifestazioni».

È un fatto però che lei dice continuamente che il governo Prodi non deve cadere.
«Sì, ma lo faccio perché con questo governo abbiamo concluso un accordo sul welfare che deve essere tradotto in legge entro il 31 dicembre e perché nella Finanziaria devono essere messe le risorse per il rinnovo del contratto di tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici. Se il governo dovesse cadere domani, tutto questo andrebbe perso. Mi preoccupa molto questa situazione di sfilacciamento, questa maionese impazzita».

Ma se è così, quanto può andare avanti questo governo?
«Non lo so. Intanto portiamo a casa la riforma del welfare e il rinnovo dei contratti pubblici. Poi, a gennaio, si potrà fare il punto».

Torniamo ai salari. In Italia sono nettamente più bassi che in Francia, Germania e Regno Unito, dice il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. E anche il presidente della Confindustria, Luca di Montezemolo, è d'accordo. Ma allora il sindacato non ha saputo difendere i lavoratori.
«No. Siamo in una fase storica, questa della globalizzazione senza regole, dove i rapporti di forza giocano a sfavore del sindacato. Ovunque, negli ultimi decenni, la quota di reddito del lavoro dipendente si è ridotta, ma da noi di più, in particolare a svantaggio dei giovani, delle donne, degli immigrati, del Mezzogiorno».

Scusi, ma sono molti anni che gli esperti dicono che la politica di moderazione salariale sancita dalle regole di contrattazione del '93 andrebbe sostituita con un nuovo modello capace di legare i salari alla produttività aziendale. Però la Cgil è stata sempre contraria.
«Perché quella proposta non mirava ad aumentare le retribuzioni, ma a mutare il peso dei livelli contrattuali a svantaggio del contratto nazionale. Noi invece vogliamo difenderlo e rafforzare la contrattazione aziendale. Comunque, a proposito di come si aumentano i salari, vorrei anche osservare che sono dieci anni che la Cgil chiede ai vari governi di restituire il drenaggio fiscale sulle buste paga, cioè le maggiori imposte che si pagano a causa dell'inflazione. Ma questo non è stato mai fatto, col risultato che oggi il taglio del prelievo fiscale sui lavoratori dipendenti è diventato centrale».

Ma come, anche la Cgil adesso fa sue le parole degli economisti liberali e del centrodestra, che da anni mettono al centro il taglio delle tasse? Di solito la sinistra ha venerato il Fisco. Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa- Schioppa, ha detto che le tasse sono bellissime.
«La Cgil continua a pensare che non c'è cittadinanza e non ci sono servizi pubblici senza le tasse. Semmai bisogna migliorare la qualità dei servizi. Ma il peso del fisco sui salari è ormai eccessivo. Faccio un esempio, seguendo quanto questo stesso governo ha deciso. I lavoratori autonomi fino a 30 mila euro di reddito pagheranno un'imposta forfettaria del 20%. I salari stanno sotto questa cifra eppure subiscono un prelievo del 27%. Per non parlare del taglio del cuneo fiscale di cui già beneficiano le imprese e del fatto che il prelievo sulle rendite finanziarie resta del 12,5%».

Non mi ha ancora detto se la Cgil è finalmente disposta ad aprire una trattativa con la Confindustria sulla riforma del modello contrattuale.
«Credo che con la Confindustria si debba stabilire il perimetro della discussione e poi aprire la trattativa. Non sottovaluterei, per esempio, il tema della semplificazione. Oggi ci sono circa 800 contratti nazionali. Bisogna ridurli di molto».

Con la nascita del Pd, la Cgil sembra non avere più un partito di riferimento, come accadeva con i Ds e prima ancora con il Pds e il Pci. E lei continua a rimanere alla finestra, per la prima volta senza una tessera di partito.
«Ognuno sarà libero di fare le sue scelte individuali, come sempre. Quanto alla Cgil, dovrà essere sempre di più un sindacato autonomo e di programma, come a partire dai primi anni Novanta lo abbiamo impostato grazie all'impulso di Bruno Trentin. E i partiti della sinistra dovrebbero essere rispettosi dell'autonomia delle forze sociali. Credo che questo sia nelle corde di Walter Veltroni, mentre devo dire che, ultimamente, ho visto riemergere nella sinistra radicale il tentativo di invadere il campo».

Un pezzo della sinistra radicale lei ce l'ha in casa. A partire dalla Fiom.
«Con la Fiom faremo una discussione seria — non un processo, come alcuni dicono sbagliando— perché temo una deriva che separi la Fiom dalla Cgil e viceversa e credo che questo vada evitato».

Con il Partito democratico, le tradizioni politiche che hanno le loro radici nella Dc e nel Pci si sono fuse. Hanno ancora senso tre sindacati: Cgil, Cisl e Uil?
«Le dinamiche delle forze sociali non sono immediatamente riconducibili a quelle della politica. Oggi direi che ci sono ragioni sindacali per rafforzare l'unità tra Cgil, Cisl e Uil, partendo dalle cose. Abbiamo firmato insieme il protocollo sul welfare, insieme abbiamo vinto il referendum, insieme lottiamo per il rinnovo dei contratti e sul fisco. Rafforzare l'unità sarebbe anche un modo per rispondere alle difficoltà del sistema politico istituzionale e al populismo dilagante».

fonte: corriere.it

martedì 30 ottobre 2007

Priolo, stop al degrado

Firmati oggi, dal ministro dell' Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, i due decreti che sbloccano le opere di bonifica, lungamente attese, per l'area del Polo petrolchimico di Priolo, in Sicilia.

Si tratta di lavori che interessano circa 300 ettari di territorio fortemente degradato. Le opere saranno realizzate in situ e con tecniche assolutamente innovative, rispettose della sicurezza dei lavoratori e in grado di garantire la tutela del territorio, anche grazie ad analisi di rischio e monitoraggi periodici. La bonifica consentirà di abbattere le forti contaminazioni riscontrate nel sottosuolo attraverso metodologie a basso impatto ambientale e con costi certamente minori rispetto ad altre metodologie.

"L'accordo raggiunto per l'avvio di questa bonifica - ha affermato il ministro Pecoraro Scanio - non solo mette fine alle polemiche dei mesi scorsi ma è anche la tangibile conferma del nostro impegno per il ripristino di aree fortemente degradate. Il ministero dell'Ambiente ha scelto di investire sulle bonifiche perchè consentono di restituire alla collettività - ha detto ancora il ministro - territori con ecosistemi compromessi e che spesso causano forti preoccupazioni anche per la salute dei lavoratori e dei cittadini. Il rilancio di un piano nazionale per le bonifiche è un impegno che ho assunto e che concretamente stiamo realizzando. I due decreti per Priolo vanno esattamente in questa direzione".

Il progetto approvato ha però un valore aggiunto fondamentale. "I lavori previsti - ha aggiunto Pecoraro - non solo consentiranno interventi a tutela dell'ambiente e della salute di chi lavora e vive nell'area, ma garantiranno anche il contemporaneo prosieguo delle attività produttive esistenti e l'avvio di nuove realtà economiche e produttive attese sul territorio con evidenti benefici per la collettività".


fonte: lasicilia.it

Nel Pacifico l'Isola della spazzatura

LO CHIAMANO Pacific Trash Vortex, il vortice di spazzatura dell'Oceano Pacifico, ha un diametro di circa 2500 chilometri è profondo 30 metri ed è composto per l'80% da plastica e il resto da altri rifiuti che giungono da ogni dove. "E' come se fosse un'immensa isola nel mezzo dell'Oceano Pacifico composta da spazzatura anziché rocce. Nelle ultime settimane la densità di tale materiale ha raggiunto un tale valore che il peso complessiva di questa "isola" di rifiuti raggiunge i 3,5 milioni di tonnellate", spiega Chris Parry del California Coastal Commission di San Francisco, che è da poco tornato da un sopralluogo.

Questa incredibile e poco conosciuta discarica si è formata a partire dagli anni Cinquanta, in seguito all'esistenza della North Pacific Subtropical Gyre, una lenta corrente oceanica che si muove in senso orario a spirale, prodotta da un sistema di correnti ad alta pressione. L'area è una specie di deserto oceanico, dove la vita è ridotta solo a pochi grandi mammiferi o pesci.

Per la mancanza di vita questa superficie oceanica è pochissimo frequentata da pescherecci e assai raramente è attraversata anche da altre imbarcazioni. Ed è per questo che è poco conosciuta ai più. Ma proprio a causa di quel vortice l'area si è riempita di plastica al punto da essere considerata una vera e propria isola galleggiante. Il materiale poi, talvolta, finisce al di fuori di tale vortice per terminare la propria vita su alcune spiagge delle Isole Hawaii o addirittura su quelle della California.

In alcuni casi la quantità di plastica che si arena su tali spiagge è tale che si rende necessario un intervento per ripulirle, in quanto si formano veri e propri strati spessi anche 3 metri. La maggior parte della plastica giunge dai continenti, circa l'80%, solo il resto proviene da navi private o commerciali e da navi pescherecce.

Nel mondo vengono prodotti circa 100 miliardi di chilogrammi all'anno di plastica, dei quali, grosso modo, il 10% finisce in mare. Il 70% di questa plastica poi, finirà sul fondo degli oceani danneggiando la vita dei fondali. Il resto continua a galleggiare.

La maggior parte di questa plastica è poco biodegradabile e finisce per sminuzzarsi in particelle piccolissime che poi finiscono nello stomaco di molti animali marini portandoli alla loro morte. Quella che rimane si decomporrà solo tra centinaia di anni, provocando da qui ad allora danni alla vita marina.

fonte: repubblica.it

Tra i ghiacci petunie e cavolfiore

Al limitare della foresta di Poul Bjerge - un luogo talmente circoscritto da far venire alla mente il pezzettino di terra che il padre di Woody Allen si portava dietro nel film Amore e guerra - sta accadendo qualcosa di strano. Gli alberi più vecchi (i pini più vecchi di tutta la Groenlandia) - chiamati Rosenvinge in onore del botanico olandese che nel 1983 li piantò nel corso di un folle esperimento - si stanno risvegliando. E oggi, usciti da una vecchiaia maestosa e sonnolenta, esibiscono nuovi ciuffetti di verde, come se qualcuno vi avesse incollato sopra degli aghi freschi.

Adesso che il clima si sta riscaldando però, a crescere non sono solo i vecchi alberi. Per la prima volta quest'anno un supermercato ha messo in vendita cavolfiori, broccoli e cavoli nostrani. Otto allevatori di pecore stanno coltivando patate a livello commerciale, e altri cinque stanno cercando di fare altrettanto con la verdura. Kenneth Hoeg, il principale consulente agricolo della regione, dice di non escludere che in futuro la Groenlandia possa coprirsi di fattorie e foreste
produttive.

"Se le temperature aumenteranno, una vasta regione della Groenlandia meridionale potrebbe diventare così", dice Hoeg passeggiando per Qanasiassat, che dista una breve traversata in barca da Narsarsuaq, una piccola comunità meridionale nota soprattutto per il suo aeroporto internazionale. Poco lontano da qui, su meno di un ettaro di terra, crescono pini, abeti e larici importati. "Se la temperatura aumenterà ancora si potrebbe avere una foresta produttiva", dice Hoeg.

Più a nord, la vasta superficie ghiacciata della Groenlandia, una distesa bianca di 1.807 milioni di chilometri quadrati che copre l'80 per cento delle terre emerse dell'isola, si sta sciogliendo, con ripercussioni non solo sullo stile di vita dei 56 mila abitanti dell'isola,
ma anche sul resto del mondo.

Più i ghiacci si sciolgono, più il livello del mare finirà per sollevarsi.L'inverno arriva sempre più tardi e se va via prima. Questo significa che è possibile lasciare le pecore sui monti più a lungo, che c'è più tempo da dedicare alle coltivazioni e per lavorare fuori, e che è più facile spostarsi con la barca - dal momento che i fiordi si ghiacciano più tardi e con frequenza minore. E lungo la costa sono riapparsi i merluzzi, che preferiscono acque meno fredde.

Attualmente la stagione agricola va dalla metà di maggio alla metà di settembre: circa tre settimane più lunga rispetto a dieci anni fa. "La primavera arriva prima, gli agnellini nascono prima e i periodi di pascolo si sono allungati", dice Eenoraq Frederiksen, 68 anni, che alleva pecore nei pressi di Qassiarsuk, in una tenuta accessibile attraverso una strada sconnessa che segue le colline. "Il futuro oggi offre molte possibilità ai giovani".

Di quando in quando capita di sentire racconti di chi è riuscito a coltivare fragole nel giardino di casa. "Anche se è bene prenderli con cautela", dice Hans Gronborg, un orticoltore danese, che lavora a Upernaviarsuk, una stazione di ricerche agricole vicina a Qaqortoq, una delle maggiori città del sud. Come ogni altro luogo, è accessibile esclusivamente via mare o con elicottero. Di norma, le città della Groenlandia non sono collegate
da strade.

Qui arriva gente da ogni parte per ammirare le varietà di erba nei campi e vedere cosa viene coltivato: tra le altre cose, 15 tipi di patate e, per la prima volta, dei fiori annuali: crisantemi, viole, petunie. Gronborg coglie un cavolfiore. Ha un sapore intenso, quasi dolce - il risultato, spiega, di una crescita lenta, giornate estive con 20 ore di luce e una significativa escursione termica tra giorno e notte. Gronborg carica una decina di vassoi di ortaggi su una barca a motore e li porta al supermercato di Qaqortoq. Presto, dice, oltre all'agnello e alle renne nostrane, i ristoranti serviranno
verdura prodotta localmente. "Gli abitanti di quest'isola sono cacciatori, e modificare
il loro modo di vivere richiede tempo", dice. "Ma sono certo che riusciremo a coltivare qualcosa nel sud della Groenlandia".

Copyright New York Times - la Repubblica 2007

Petrolio, nuovo record a 93,80 dollari

La corsa non si ferma. Il petrolio ha toccato al Nymex il suo massimo storico. Il greggio ha toccato la quotazione record di 93,80 dollari a barile, per attestarsi in chiusura a 93,45. Il picco di 93,80 dollari al barile rappresenta il nuovo record cosiddetto 'intraday', cioè realizzato nel corso degli scambi sui futures. A Londra il Brent ha registrato un nuovo massimo storico a 90,49 dollari.

fonte: corriere.it

lunedì 29 ottobre 2007

Inchiesta dell'Antitrust anche sulla pasta

Dopo il pane, la pasta. Andando alla ricerca degli aumenti ingiustificati tra i prodotti immancabili nella tradizione alimentare italiana, l'Antitrust ha avviato un'indagine su un possibile accordo tra i produttori di pasta a scapito della concorrenza. L'aumento di circa il 20% del prezzo di penne, spaghetti e rigatoni, in sostanza, secondo l'Autorità è frutto di un'intesa che solo poco ha a che vedere con la crescita del prezzo della materia prima, dato che di fatto limita la possibilità per i produttori di praticare prezzi più bassi. Le associazioni sotto inchiesta - Nel mirino dell'Autorità, questa volta Unione Industriale Pastai Italiani (UNIPI) e UnionAlimentare. L'istruttoria dovrà verificare se le indicazioni di aumento del prezzo da applicare alla pasta, a partire da settembre, fornite dalle due associazioni, abbiano ristretto la concorrenza. L'istruttoria è stata avviata anche a seguito di una denuncia presentata da Federconsumatori Puglia. Nella segnalazione veniva citato un incontro avvenuto a Roma tra circa 50 imprese sulle 160 aderenti ad UNIPI che rappresentano l'85% della produzione complessiva del settore, dal quale sarebbe emersa la decisione di aumentare il prezzo della pasta accordandosi su un più 20%. Aumenti concordati anche da parte di UnionAlimentare da quanto risulta da dichiarazioni rilasciate dal Presidente. L'accusa - Secondo l'Autorità, in sostanza, i dati sugli incrementi di prezzo da attuare potrebbero aver costituito un punto di riferimento per l'aumento del prodotto finito, inducendo i singoli produttori ad adottare una strategia uniforme anziché concorrere sul prezzo a fronte dell'aumento del grano e quindi del costo della farina. Senza queste indicazioni, invece, nulla esclude la possibilità di aumenti più contenuti. L'istruttoria sarà lunga, ma c'è da sperare che la scelta dell'Antitrust di intervenire in maniera così puntuale sui prodotti di uso quotidiano e la task force di controlli sui prezzi portino a qualche risultato concreto in tempi brevi.

L'indagine sul prezzo del pane
La task force per il controllo dei prezzi alimentari

fonte: repubblica.it

Euro, nuovo record sul dollaro

Avvio di settimana con un nuovo record per l'euro nei confronti del dollaro sui mercati valutari europei. La moneta unica, infatti, vola sopra quota 1,4430 e registra il nuovo record a 1,4435 nei confronti del biglietto verde americano in vista di una riduzione dei tassi Usa da parte della Federal Reserve in settimana. Secondo le rilevazioni della Bce, venerdì scorso l'euro veniva scambiato a 1,4384. Per quanto riguarda, invece, il cambio con lo yen, la moneta unica passa di mano a quota 164,71 contro la quotazione di 164,22 dell'ultima rilevazione
PETROLIO - Anche il petrolio va sempre più su fino a superare la soglia dei 93 dollari al barile sul mercato elettronico after hours di New York. Il greggio con consegna a dicembre è volato fino al nuovo massimo storico di 93,20 dollari al barile, dopo aver superato quota 93 dollari a Singapore. Anche il Brent, il greggio di riferimento europeo, è schizzato su livelli record raggiungendo al mercato di Londra i 90 dollari al barile. A far accelerare i prezzi, il parziale blocco dell'attività di produzione in Messico dovuto all'arrivo di una tempesta. Il gruppo statale Petroleos Mexicanos, terzo maggior esportatore di greggio negli Usa, ha dovuto bloccare un quinto della produzione che corrisponde a un taglio di 600mila barili al giorno. Il mercato ha così visto crescere il rischio di un deficit dell'offerta, in una fase resa già molto critica dalle tensioni in Mediorente amplificate negli ultimi giorni dall'inasprimento del confronto tra Stati Uniti e Iran e tra Turchia ed Iraq per la questione dei ribelli curdi. Tanto che nel giro di un mese le quotazioni del petrolio sul mercato di New York hanno totalizzato un incremento del 16%, complice anche l'inarrestabile discesa del dollaro che oggi ha segnato l'ennesimo minimo storico contro l'euro a 1,4438 dollari. Sui prezzi del petrolio gioca una serie di fattori che fa ritenere agli analisti ormai prossima la soglia dei 100 dollari al barile. «La spinta verso una quotazione di 100 dollari al barile è forte» ha spiegato all'agenzia Bloomberg Dariusz Kowalczyk di CFC Seymour ad Hong Kong - tenuto conto del «dei numerosi fattori di rischio concreti e del deterioramento delle scorte di greggio».

fonte: corriere.it

Biocarburante, l'allarme dell'Onu

Aveva ragione Fidel Castro e torto George Bush: la corsa al granturco per produrre ecobenzina colpisce drammaticamente i poveri. A dirlo, ora, è l'Onu. "Un crimine contro l'umanità" l'ha definita Jean Ziegler, l'inviato speciale Onu per "il diritto al cibo". Una definizione di una violenza insolita, studiata, probabilmente, per catturare i titoli dei giornali e attirare l'attenzione sugli effetti che l'impennata dei prezzi agricoli - determinata, almeno in parte, dal boom dell'etanolo - sta avendo sui paesi più poveri, dove anche limitate oscillazioni dei prezzi del cibo possono spostare il confine della fame. I dati del Fondo monetario internazionale confermano, infatti, che, in media, nel mondo, i prezzi del cibo hanno subito una brusca accelerazione: rispetto all'anno precedente, nei primi quattro mesi del 2006 l'aumento risultava del 3%. Nei primi quattro mesi del 2007 è stato del 4,5%. Ma questa è una media mondiale. Nei paesi emergenti, la cosiddetta inflazione alimentare è stata del 9%. Ma non basta questo scarto a spiegare perché il dramma del rincaro del cibo si concentri sui paesi più poveri. Più una società è povera, infatti, più alta è la quota di spesa destinata agli alimenti. Un consumatore americano spende il 10% del suo budget quotidiano per mangiare. Un cinese il 30%. Nell'Africa subsahariana il 60%. E, per questo motivo, gli effetti si irradiano in modo diverso sul complesso dell'economia: mentre nei paesi industrializzati, il rincaro degli alimentari, dice sempre il Fmi, non sembra avere effetti visibili sull'inflazione generale, in paesi come Brasile e Cina comporta un'accelerazione di mezzo punto. In Tanzania e Uganda di quasi un punto. Come se non bastasse, a scavare un solco fra fortunati e meno fortunati c'è il fatto che alcuni paesi guadagnano dal rincaro delle derrate alimentari: Argentina, Bolivia, Cile, come anche Sud Africa, Namibia, Swaziland hanno beneficiato dell'aumento dei prezzi, perché esportano derrate alimentari. I paesi perdenti sono quelli che importano e, spesso, sono anche i più poveri: Ghana, Niger, Bangladesh, oltre a Cina e Medio Oriente.
Insomma, il rincaro dei generi alimentari colpisce tutti, ma in misura sproporzionatamente più alta i paesi più poveri. È tutta colpa dell'etanolo? In realtà, l'attuale impennata dei prezzi - soprattutto dei cereali - è il frutto anzitutto di alcune annate di cattivi raccolti, per via della siccità. Ma l'ira di Ziegler si spiega con il fatto che, mentre con i disastri naturali si può far poco, la corsa all'etanolo - che dell'attuale aumento dei prezzi è una componente - è una decisione politica. Nel caso specifico, della politica americana, determinante, perché gli Usa sono il maggior esportatore agricolo al mondo e, da soli, rappresentano il 70% dell'export mondiale di granturco, un alimento centrale anche per i mangimi animali. Nei mesi scorsi, la Casa Bianca ha scelto di incentivare massicciamente l'utilizzo del granturco per biocarburanti. In parte, per aggirare la necessità di provvedere con altre misure di risparmio all'emergenza petrolio. In parte, per conquistare i voti del Middle West (ciò che renderà assai difficile rovesciare questi incentivi, dato il peso che la "Corn Belt", gli Stati della cintura del granturco, hanno nel panorama elettorale americano). Ma la decisione di Bush di quintuplicare l'obiettivo ufficiale di produzione di etanolo da granturco ha avuto un impatto devastante sui prezzi. La quotazione del granturco ha raggiunto record storici, di fronte alla nuova domanda. Contemporaneamente, aree sempre più vaste sono state destinate alla produzione di mais. È questo, specificamente, il "crimine contro l'umanità" di cui parla Ziegler: la sottrazione di preziosa terra arabile alla produzione alimentare, per destinarla ai carburanti. Man mano che la popolazione mondiale aumenta, infatti, la quantità di terra arabile a disposizione diminuisce: pro capite, è quasi dimezzata rispetto al 1970. La corsa all'etanolo rischia di strangolare questa risorsa: un recente studio calcola che, per aumentare la produzione di biocarburanti in misura sufficiente ad assicurare il 5% dei combustibili per il trasporto, occorrerebbe destinarvi il 15% del totale di aree coltivate. Probabilmente, è impossibile. Quasi certamente, sarebbe un disastro. Perché, in ogni caso, non ne vale la pena. L'errore più grave di Bush è aver puntato sul cavallo sbagliato: il futuro non è nell'etanolo da granturco. In uno studio diffuso la scorsa settimana, il Fmi mette a confronto benzina, gasolio e biocarburanti. Il costo di produzione della benzina (negli Usa) è di 34 centesimi di dollaro al litro. Solo l'etanolo derivato, in Brasile, dalla canna da zucchero costa di meno: 23-29 centesimi. E, infatti, a togliere ogni dubbio sui reali obiettivi degli incentivi per l'etanolo della Casa Bianca, l'etanolo brasiliano è pesantemente tassato alla dogana per renderlo non competitivo. L'etanolo da granturco costa, infatti, 40 centesimi al litro, notevolmente di più, dunque, sia della benzina, sia, soprattutto del concorrente brasiliano. Un discorso analogo vale per il biodiesel, su cui hanno puntato gli europei. Il gasolio costa 41 cents al litro, mentre il biodiesel da olio di colza ne costa 87. Solo un nuovo biodiesel (da una pianta indiana, la jatropha, coltivata apposta per biocarburante) potrebbe costare di meno di quello da petrolio. Questo maggior costo è giustificato dai benefici per l'ambiente? Non parrebbe, almeno per il granturco. Il guadagno, rispetto alla benzina normale, in termini di minori emissioni di Co2 è di meno del 20% per l'etanolo da granturco (del 91%, invece, per l'etanolo brasiliano). Questo non significa che i biocarburanti diversi da quello brasiliano siano un vicolo cieco. Ziegler, ieri, ha proposto una moratoria di cinque anni nella produzione agricola per etanolo, perché guarda alle prospettive di produzione non più dal frutto della pianta, come oggi, ma dagli scarti e anche dal riciclaggio della cellulosa. Viaggiare, dunque, con la benzina da rifiuti, salvaguardando la produzione agricola. L'etanolo prodotto in questo modo consentirebbe un risparmio dell'88% nelle emissioni di anidride carbonica e anche di moltiplicare l'efficienza energetica del combustibile. Il problema è che, oggi, l'etanolo prodotto in questo modo (soprattutto attraverso enzimi) costa ancora troppo: circa il doppio della benzina. Ma è la frontiera più vicina del dopo petrolio

fonte: repubblica.it

sabato 27 ottobre 2007

Ancora un morto di amianto nel messinese

È morto questa mattina il novantaseiesimo ex dipendente della Nuova Sacelit di Archi, l'industria che produceva lastre con contenuto di amianto. S. A., 85 anni, si è spento per l'asbestosi polmonare, contratta parecchi anni fa. Nei giorni scorsi un altro dipendente della ex Sacelit, A. D. G., 71 anni, è morto per la stessa patologia. S. A. aveva lavorato alla Sacelit per circa 19 anni, mentre A. D. G. aveva prestato la sua opera nell'ex industria per circa 22 anni; "entrambi a stretto contatto con le fibre di amianto, senza alcuna protezione, con i locali poco areati e senza alcuna informazione sul rischio patologico".

"Aumenta inesorabilmente il numero dei decessi - scrive Salvatore Nania, presidente del comitato 'Esposti amiantò, ex dipendente Sacelit e responsabile zonale della Cisl. Con questi due ultimi decessi, il numero dei morti diventano 96 su 232 ex dipendenti, il 42% della forza lavoro".


fonte: lasicilia.it

Giovani in fuga

Un Mezzogiorno che tende sempre di più a favorire la fuga dei giovani,16 mila negli ultimi quattro anni, gran parte laureati, che ottiene scarsi investimenti infrastrutturali e che registra un manufatturiero che cala come l'occupazione. Sono alcuni dei dati contenuti nel dossier presentato stamani a Palermo, dalla Fondazione Curella nell'ambito del XXI Osservatorio Congiunturale, che ha visto riuniti imprenditori, economisti e politici per parlare della situazione economia del Sud Italia che la Fondazione definisce un vero e proprio "flop".

Serve, un impegno più concreto delle istituzioni, nel diminuire l'intervento pubblico nei servizi e migliorarne la qualità, secondo Ettore Artioli, vice presidente di Confindustria per il Mezzogiorno. "Il divario fra Nord e Sud cresce - spiega - e in Europa siamo rimasti indietro rispetto ai nuovi entrati nell'Ue. Al Sud e in Sicilia è troppo forte la presenza del pubblico in economia, troppi servizi affidati ad aziende di matrice pubblica che danno poche risposte ai cittadini e non fanno che registrare ogni anno bilanci in deficit. Ciò che serve è dunque - conclude Artioli - un forte passo indietro degli enti locali e l'immissione in mercato di grande quantità di holding di mano pubblica affinchè diversi settori possano decollare creando occupazione".

Nell'ultimo biennio gli occupati sono calati di 48 mila unità. Mancano gli investimenti esteri, e rimane basso il reddito delle famiglie, 23 mila rispetto agli oltre 30 mila del Nord. Solo il 30,1 per cento degli investimenti Enel poi vanno al Sud, il 33,6 per cento delle Poste italiane, il 40,6 per cento dell'Eni e il 47,1 per cento dell'Anas. Nel periodo 1996-2005, la spesa delle Ferrovie al Centro-Nord è cresciuta del 17,3 per cento. Nel Mezzogiorno di appena il 5,7 per cento.

Rimangono poco utilizzati i fondi europei, come le misure dedicate al trasporto ferroviario. A fronte di una spesa disponibilità finanziaria di 235 milioni di euro, secondo l'ultimo comitato di Sorveglianza, la spesa certificata ammonta ad appena 94 milioni di euro.

Il passo indietro del Sud, ha spiegato Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella, va ricercato in una serie di fattori. "Sicuramente la mancata realizzazione del Ponte - aggiunge - è un grande errore, che isola la Sicilia, ma non è il solo motivo per cui il Sud non decolla. Mancano gli investimenti pubblici, non arrivano quelli esteri, e il debito pubblico fa sì che le risorse usate per il Mezzogiorno siano insufficienti. Abbiamo confrontato Mezzogiorno e paesi europei. Il Mezzogiorno è addirittura ultimo".

"Ci superano anche i paesi dell'est europeo. Vi sono dei piccoli aspetti positivi come l'agroalimentare se guardiamo nel micro, se guardiamo ai dati generali siamo sempre ultimi. La Sicilia progressivamente rischia di allontanarsi dall'Europa avvicinandosi sempre più al nord Africa. È questo lo stato della realtà del Mezzogiorno. Quando si parla di mancato sviluppo, non si può non dire che non ci sia stata una responsabilità nello scarso utilizzo dei fondi, ma l'orientamento all'impiego delle risorse deve anche essere dato dal Governo centrale. Non si può pretendere che lo sviluppo della Sicilia si concretizzi autonomamente".

Intanto continua la fuga dei cervelli. Il Sud si spopola infatti sia perchè diminuisce il tasso di natalità sia perchè aumenta quello del flusso emigratorio. Il profilo dell'emigrante-tipo meridionale è infatti quello del giovane tra 25 e 29 anni, molto spesso laureato (16 mila unità), cui vanno sommate altre 63 mila nella fascia tra 20 e 24 anni. Preoccupano anche i dati sull'abbandono scolastico nella fascia d'età fra 18 e 24 anni, con una media del 25,5 per cento nel Mezzogiorno contro il 17,9 per cento nel Nord e il 14,4 per cento nel Centro.

Secondo l'Osservatorio cala l'industria, a cominciare da quella manifatturiera. Nel 2005 nel Centro-Nord c'erano 462.199 imprese manifatturiere (il 70 per cento di tutte quelle italiane) con 2.846.180 dipendenti (il 17 per cento della quota degli occupati) mentre nel Sud erano 177.855 con 891.396 occupati e in Sicilia appena 38.143 con 143.656 dipendenti (il 9 per cento degli occupati). Sul fronte dell'occupazione "il mezzogiorno - si legge nel Rapporto annuale della Svimez - evidenzia nell'ultimo biennio difficoltà nel mantenere lo stock d'impiegati creato nella fase precedente", tant'è che gli occupati sono calati di 48 mila unità mentre, nello stesso periodo, nel centro-nord l'occupazione è aumentata di oltre mezzo milione. Ma nonostante l'occupazione al sud sia in calo, accade che qui nel 2004 il numero delle persone in cerca di occupazione diminuisce di 107 mila unità, facendo abbassare il tasso di disoccupazione ( dal 16,1 per cento al 15 per cento del 2004)". La spiegazione risiede in un diffuso senso di scoraggiamento che ha indotto soprattutto le fasce più deboli dell'offerta di lavoro, i giovani e le donne, a rifugiarsi nel sommerso o, ancora, a scegliere la strada dell'emigrazione verso il Centro Nord.

Va male anche il turismo. Nel Sud si registra appena un terzo delle presenze del Centro Nord. Pari a 55 euro la spesa media pro-capite giornaliera per ogni turista. Nelle altre regioni è di 90 euro. Scarsa l'occupazione delle strutture ricettive. L'area del Paese che pomposamente viene considerata la "California d'Italia" assorbe appena 1/3 delle presenze del Centro-Nord e quasi 1/4 degli arrivi. Nonostante tutti i buoni propositi dei vari governi nazionali che si sono succeduti, infatti, il Sud resta inchiodato al poco più di 71 milioni di presenze a fronte dei 283 milioni del Centro-Nord e dei quasi 57 milioni del solo Veneto. Inoltre, nel Centro-Nord, quasi la metà, sia delle presenze che degli arrivi, è composta da turisti stranieri, mentre nel Mezzogiorno tale quota è ferma ad appena 1/3.

"Quella presentata dalla Fondazione Curella è un'amara riflessione - ha detto Nicolò Curella, presidente della Banca Popolare Sant'Angelo -. Personalmente sono orgoglioso dell'impegno della Fondazione stessa e della Banca Sant'Angelo verso una responsabilità sociale. Bisogna tornare a fare banca locale nel vero senso della parola.Due sono i punti focali: acquisire e mantenere la fiducia dei risparmiatori e dare fiducia, il che significa riconoscere chi è 'imprenditore'. Banca Sant'Angelo crede in questo e ad oggi ha l'83 per cento di investimenti su imprese locali".

Guardando al pubblico, per quasi tutte le regioni del Sud (escluse il Molise e l'Abruzzo) la spesa sanitaria si è mantenuta sotto i 1.688 euro annui della media nazionale. Dopo Lombardia e Lazio, la terza fetta dei 98,7 miliardi di euro spesi in Italia, tocca alla Campania (9,2 per cento) e la quarta alla Sicilia (8,5 per cento). Complessivamente, la spesa riferita alle regioni è di 98,7 miliardi di euro, a cui vanno aggiunte la spesa degli altri enti del Servizio sanitario nazionale gestiti direttamente dallo Stato. Nonostante la felice esperienza della Vuitton Cup di Trapani, poi il Mezzogiorno resta ancora tagliato fuori dai grandi circuiti confermando il gap delle strutture sportive, presenti nell'area solo per il 20 per cento. Grandi eventi come fattore di sviluppo territoriale.

fonte: lasicilia.it

L'Onu: «La Terra verso la catastrofe»

La Terra è vicina al punto di non ritorno e il futuro dell'umanità è seriamente compromesso. Lo afferma l'ultimo allarmante studio intitolato «Global Environment Outlook» e presentato dallo «United Nations Environment Programme» (Unep), l'organismo delle Nazione Unite che ha sede a Nairobi e che si occupa della tutela ambientale. Lo studio, al quale hanno partecipato oltre 1400 scienziati, è stato pubblicato a 20 anni di distanza dal celebre rapporto «Il futuro di tutti noi», analisi della «Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo» nella quale per la prima volta fu formulato il concetto di «sviluppo sostenibile». Secondo il recente studio tre sono le cause che maggiormente mettono in pericolo la vita sul nostro pianeta: il riscaldamento climatico, il progressivo aumento numero delle specie in via d’estinzione e la rapida crescita della popolazione.

ATTIVITA' UMANA - Gli scienziati hanno sottolineato che le attività umane ormai condizionano fortemente il clima della Terra e gli ecosistemi. La situazione può diventare ancora più catastrofica se, come stimano alcune proiezioni scientifiche, la popolazione umana raggiungerà gli 8 miliardi e 10 milioni di abitanti nel 2050. Negli ultimi venti anni, la popolazione mondiale infatti è aumentata di 1,7 miliardi di persone, passando da 5 a 6,7 miliardi di abitanti. «La popolazione umana adesso è così numerosa che l'ammontare delle risorse di cui ha bisogna per sopravvivere è superiore a quelle che la Terra riesce a produrre» afferma Achim Steiner, direttore esecutivo dell'Unep

CAUSE - Il riscaldamento climatico e la rapida crescita demografica sono le cause principali del gran numero di animali estinti o in via d'estinzione. Secondo le cifre presentate dall'Unep circa 30% degli anfibi, il 23% dei mammiferi e il 12% degli uccelli rischiano di scomparire, mentre tra i fiumi più grandi del mondo, uno su dieci, a causa dell'inquinamento e dello sfruttamento eccessivo della pesca, è sottoposto a profondo stress idrico e di anno in anno riduce sempre di più la sua portata d'acqua prima di raggiungere il mare.

AVVERTIMENTO E STIMOLO - Il rapporto, secondo gli scienziati, vuole essere allo stesso tempo sia un forte avvertimento sia uno stimolo al cambiamento. Se si vuole evitare una catastrofe, dichiara senza mezzi termini lo studio, entro il 2050 bisogna ridurre le emissioni di gas serra del 50% rispetto a quelle che erano prodotte nel 1990. Ciò significa che i paesi più industrializzati devono tagliare dal 60 all'80% le loro emissioni. Nel rapporto non mancano le note positive. Il direttore Steiner fa notare che i paesi dell'Europa occidentale hanno preso effettive misure per ridurre l'inquinamento atmosferico, mentre il Brasile ha fatto notevoli sforzi per combattere la deforestazione: «La vita sulla Terra potrebbe essere più semplice se non ci fossero questi tassi di crescita demografica. Ma costringere le persone ad avere meno figli è una soluzione semplicistica. La cosa migliore sarebbe accelerare il benessere dell'umanità e usare più razionalmente le risorse che il pianeta ci offre».

fonte: corriere.it

venerdì 26 ottobre 2007

«Reddito giovani cresca in modo stabile»

«Occorre che il reddito torni a crescere in modo stabile». È il monito lanciato dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi, in una lezione all'Università di Torino aggiungendo che «una ripresa della crescita del consumo è fondamentale per il benessere generale, per la crescita del prodotto, per la stessa stabilità finanziaria. Destinatari e protagonisti di questo processo sono in particolare i giovani».

IMPOVERIMENO DEI GIOVANI - I giovani, dice Draghi, potrebbero comprimere la loro propensione al consumo in ragione «di un reddito permanente atteso più basso che in passato» e della «discontinuità della vita lavorativa».

STIPENDI - I livelli retributivi dell'Italia «sono piu bassi che negli altri principali paesi dell'Unione europea» ha aggiunto il governatore della Banca d'Italia. «Le differenze salariali rispetto agli altri Paesi - ha detto Draghi - sono appena più contenute per i giovani, si ampliano per le classi centrali di età e tendono ad annullarsi per i lavoratori più anziani. Il differenziale è minore nelle occupazioni manuali e meno qualificate». Secondo dati dell'Eurostat relativi alle imprese dell'industria e dei servizi privati nel 2001-02, ha spiegato Draghi, «la retribuzione media oraria era, a parità di potere d'acquisto, di 11 euro in Italia, tra il 30 e il 40 per cento inferiore ai valori di Francia, Germania e Regno Unito». «L'Italia mostra, come la Francia, un profilo ascendente per età, mentre in Germania e Regno Unito il profilo è a U rovesciata: le retribuzioni raggiungono un apice in corrispondenza delle età più produttive, calano negli anni successivi».

RIFORME - Secondo il governatore di Bankitalia, esiste una «concorde diagnosi dei mali italiani» che porta «in primo piano l'esigenza di misure volte a riformare le regole dell'economia e della spesa pubblica. Saranno quelle stesse misure strutturali, mirate ad aumentare l'efficienza e la competitività della produzione interna, a sostenere i redditi e i consumi delle famiglie, assicurando la crescita dell'economia».

«Il ventaglio dell'azione pubblica è ampio», si legge nelle lezione di Draghi all'università di Torino che si sofferma su tre settori.
Il primo fa riferimento alla riforma «coraggiosa» del sistema d'istruzione, e in particolare dell'istruzione superiore, che «deve sollecitare i giovani in procinto di affacciarsi sul mercato del lavoro a investire seriamente in capitale umano».
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, inoltre, vanno individuati, secondo Draghi, gli strumenti per «ripartire più equamente i costi derivanti dalla maggiore flessibilità. Vi sono modi, sperimentati anche in altri paesi, per contemperare le esigenze di imprese competitive con le aspirazioni dei lavoratori che entrano nel mercato, con i bisogni di stabilità e crescita professionale di coloro che già vi sono».
Infine «un innalzamento dell'età effettiva di pensionamento può ricostruire l'equilibrio fra attesa di vita, attività lavorativa e modelli di consumo».
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REDDITO - «La spesa pro capite per consumi è oggi più che raddoppiata rispetto al 1970», dice ancora Draghi, sottolineando come «nell'ultimo quindicennio in Francia e, soprattutto, nel Regno Unito il reddito pro capite sia cresciuto a ritmi sostenuti, favorendo una rapida espansione dei consumi. In Germania, che ha condiviso con noi una fase di quasi stagnazione della crescita economica fino a due anni fa, la dinamica della spesa è risultata inferiore a quella del reddito, che ha beneficiato degli intensi processi di ristrutturazione, dei miglioramenti della produttività e della rafforzata capacità esportatrice del sistema produttivo tedesco. Viene confermata la fondamentale diversità dei casi italiano e tedesco: il nostro sistema ha sofferto di una crisi di competitività internazionale, quello tedesco di una crisi di fiducia dei consumatori». «Secondo stime che saranno diffuse entro l'anno dalla Banca d'Italia - annuncia il numero uno di Bankitalia - la ricchezza delle famiglie italiane, non considerando quella pensionistica pubblica, in accordo con le norme statistiche internazionali, ha mostrato un deciso incremento dalla metà degli anni novanta: pur tenendo conto delle difformità nazionali nella valutazione delle attività reali, alla fine del 2004 essa era pari a circa otto volte il reddito disponibile, un valore in linea con quello del Regno Unito e nettamente più elevato di quelli di Giappone, Francia, Germania e Stati Uniti. Nel nostro paese le attività finanziarie rappresentano poco meno della metà della ricchezza totale netta, una quota superiore a quella francese, pressochè pari a quelle della Germania e del Regno Unito e molto al di sotto di quelle degli Stati Uniti e Giappone. L'indebitamento delle famiglie italiane, pur in significativo aumento, rimane molto inferiore nel confronto con gli altri paesi».

fonte: corriere.it

Ue, stop alla chimica fuorilegge

L'Italia tra i primi in Europa ad accogliere il regolamento Reach. D'ora in poi regole più stringenti per l'immissione in commercio di sostanze chimiche/L'identikit del Reach
di LUISA MIGLIONICO

Arriva dall’Unione europea un rigido quadro normativo contro il ‘far west’ delle sostanze chimiche e il nostro paese è tra i primi ad attuarlo. Con il regolamento comunitario n.1907/2006, denominato Reach (registration, evaluation, authorisation of chemicals) si avranno, infatti, precise regole per l’immissione in commercio



di sostanze chimiche nuove o già esistenti che modificheranno radicalmente il sistema normativo comunitario.

<> dichiara Giancarlo Viglione presidente Apat, agenzia per la protezione ambientale e per i servizi tecnici, all’apertura della prima conferenza nazionale sul regolamento Reach. <>.

Il ministro della Salute Livia Turco, pur non essendo intervenuta alla Conferenza, ha reso noto con un messaggio che <>. Il documento, entrato in vigore dal 1° giugno 2007, prevede una ‘rete’ di norme e procedure che andrà, nel giro di tre anni, a imbrigliare tutte le sostanze chimiche, prodotte o importate nella Comunità europea, in quantità superiore a 1 tonnellata (circa 30.000).

Come si legge nel regolamento <>.
Alla conferenza, organizzata congiuntamente dalla Commissione europea e dal ministero della Salute, dell’Ambiente e dello Sviluppo economico nonché dall’istituto superiore di Sanità e dall’Apat, sono state presentate le attività in corso a livello europeo e il piano nazionale per l’attuazione del Reach.

<>.
Per realizzare quanto previsto dal regolamento è stata istituita l’Echa, un’apposita Agenzia europea per le sostanze chimiche con sede a Helsinki, mentre tutti gli stati membri dovranno individuare un’Autorità nazionale preposta all’attuazione del regolamento.

L’Echa con 80 dipendenti che diverranno 500 entro il 2010, svolgerà i compiti tecnico-scientifici e di coordinamento e soprattutto potrà adottare decisioni giuridicamente vincolanti. Una delle novità importanti del provvedimento è, appunto, lo spostamento di responsabilità dalle autorità pubbliche alle imprese. <>.

fonte: lanuovaecologia.it

I danni della lotta per il clima

I rimedi dei paesi ricchi ai cambiamenti climatici rischiano di peggiorare le condizioni di quelli più poveri. L'allarme è lanciato dall'ultimo rapporto dell'Unep, l'agenzia Onu per l'ambiente
I rimedi dei paesi ricchi ai cambiamenti climatici rischiano di peggiorare le condizioni di quelli più poveri. L'allarme è lanciato dall'ultimo rapporto dell'Unep, l'agenzia Onu per l'ambiente, che è incentrato sul tema dello sviluppo sostenibile. Il processo di 'export della vulnerabilità' ha già i suoi primi esempi secondo il rapporto, e uno di questi è l'importazione di olio di palma, usato in occidente come biocarburante: la coltivazione indiscriminata della palma sta già minacciando la biodiversità e le foreste di molti paesi in via di sviluppo.

"Ma ci sono altri esempi - si legge nel rapporto - come l'esportazione di rifiuti o la pesca selvaggia fatta a discapito dei piccoli produttori locali". Secondo l'agenzia i comportamenti di questo genere aumentano i conflitti in zone già a rischio. Altri fattori di instabilità su cui occorre intervenire sono l'accesso all'acqua pulita, la cui mancanza secondo il rapporto è la principale causa di mortalità nei paesi poveri, e la protezione della biodiversità.

"La salvaguardia dell'ambiente è essenziale per eliminare la povertà - si legge nel documento - nella Repubblica Dominicana, ad esempio, le foreste coprono un quarto del territorio, mentre nella vicina Haiti solo l'1%, e questo ha fatto sì che nel 2004 l'uragano Jane ha fatto solo 20 vittime in Repubblica Dominicana mentre ad Haiti, che è nella stessa isola, i morti sono stati 2700".

fonte: lanuovaecologia.it

Rimini, "Le novità su T.U. Ambiente e Sicurezza lavoro, Legge 123/2007 e REACH" (8 novembre 2007)

DATA CITTA' ORARIO


08/11/2007 Rimini 10-13
DESCRIZIONE
"Le Novità:T.U. Ambiente e Sicurezza, REACH, Legge 123/2007 e Formazione RSPP

- Le modifiche al “Testo Unico Ambiente”, D.Lgs. 152/2006
- Le proposte per il “Testo Unico Sicurezza”
- Le novità sul REACH
- I nuovi obblighi per la Formazione di RSPP e ASPP

Luogo Evento: Fiera di Rimini - Ecomondo 7-10 novembre 2007


fonte: amblav.it

On line il Catalogo AcquistiVerdi

Con 262 prodotti verdi provenienti da 53 aziende, la nuova edizione del Catalogo degli Acquisti Verdi è on line sul sito AcquistiVerdi.it , con l’obiettivo di incentivare la diffusione dei prodotti ecologici nel nostro paese. Una sfida nata dalla consapevolezza che solo strumenti dedicati come il catalogo (ed il portale stesso) possono essere realmente efficaci per promuovere questo settore: uno dei problemi principali, infatti, è quello dell’incontro tra domanda ed offerta, dato che - pur non mancando l’interesse da parte dei consumatori, oggi senza dubbio molto più attenti e sensibili verso questo tipo di proposta - non sempre esiste la possibilità di reperire i prodotti nelle reti di vendita tradizionali. Il singolo cittadino (o i gruppi di acquisto, sempre più diffusi) tuttavia non sono l’unico target cui è destinata l’offerta del portale: il Catalogo degli Acquisti Verdi infatti si rivolge innanzitutto agli enti pubblici e alle multiutility impegnati in progetti di Green Public Procurement e a tutte quelle realtà territoriali che hanno sviluppato processi di Agenda 21 Locali.

Rispetto al catalogo precedente, l’offerta si è arricchita di 73 nuovi prodotti e di altre 12 aziende. E’ stata inserita inoltre una nuova categoria merceologica, quella dell’Ecodesign, che si aggiunge alle 16 della prima edizione.

I diversi prodotti che vengono presentati hanno tutti requisiti spiccatamente ecologici: in alcuni casi, hanno conseguito specifici marchi di prodotto, in altri sono stati realizzati a partire da materiali riciclati, oppure tramite processi a basso impatto ambientale, oppure ancora sono pensati per ridurre i consumi energetici o idrici. Le specifiche dei diversi prodotti sono riunite in apposite schede di facile consultazione che ne riportano le caratteristiche tecniche e ambientali, informazioni sulla reperibilità e i riferimenti delle aziende produttrici.

Il Catalogo sarà presentato ufficialmente durante l’evento “Acquisti Verdi Expo”, in programma nell’ambito di Ecomondo l’8 novembre prossimo (Sala Eventi, padiglione B4). L’importanza della vetrina ha indotto i promotori del Catalogo a realizzare un CD Rom multimediale a distribuzione gratuita che sarà disponibile per tutta la durata della manifestazione riminese. Chi fosse interessato, può scaricare gratuitamente il Catalogo all’indirizzo www.acquistiverdi.it .

fonte: ermesambiente.it

A Ravenna una conferenza sull’Antartide

Il ruolo dell’Antartide nel sistema climatico globale. Questo il tema della conferenza di rilevanza internazionale che si è svolta ieri a Ravenna nell’ambito di un ciclo di incontri organizzati dall’Università di Bologna, Corso di Laurea in Scienze Ambientali.

La ricercatrice Paola Maffioli, specializzata in Micropaleontologia e Paleoceanografia, ha spiegato la storia delle perforazioni oceaniche condotte dai principali progetti internazionali e illustrato il progetto “Andrill – McMurdo Ice Shelf Project”, progetto di ricerca sulle regioni polari meridionali a cui la ricercatrice partecipa.

La Maffioli ha analizzato i principali parametri climatici (variazioni di concentrazione di anidride carbonica, temperatura e circolazione) del continente antartico in rapporto all’evoluzione nel tempo geologico e ha illustrato le innovative tecniche utilizzate nel progetto Andrill che hanno consentito la trivellazione della piattaforma di ghiaccio di McMurdo e il recupero di 1284,87 metri di sedimenti marini. I vari team di ricerca che hanno operato sul continente antartico hanno infine presentato i risultati preliminari ottenuti durante la missione nel 2006/2007.

Le prossime conferenze organizzate dall’Università di Bologna si svolgeranno l’8 novembre (“ Il budget di carbonio e l’efficienza di crescita batterica nel Mare Adriatico: uno studio di modellistica numerica”); il 15 novembre (“Tecniche di rilevamento e monitoraggio di inquinanti in atmosfera”); il 22 novembre (“Quando l’ambiente diventa vita: la vegetazione”); il 29 novembre (“Impatto dei cambiamenti climatici sui ritmi stagionali delle piante”); il 6 dicembre (“Il livello marino sta cambiando?”); il 13 dicembre (“Foraminiferi bentonici: nuovi indicatori ambientali di aree marine”)

fonte: ermesambiente.it





Cuba, unico paese a sviluppo sostenibile, studio

Lo "sviluppo sostenibile" può essere stato al centro dei discorsi di molti politici in questi ultimi tempi ma, secondo un recente studio, il paese dove lo si può vedere realizzato è uno solo: Cuba.

Una ricerca del Global Footprint Network, ripresa dal settimanale britannico New Scientist, ha infatti messo a confronto le condizioni di vita (in termini di Pil individuale, istruzione, sanità, aspettativa di vita, ecc.) di 93 paesi con la loro "impronta ecologica", un indice che misura l'impatto ambientale dello stile di vita di una determinata nazione.

Lo studio, che sarà pubblicato sulla rivista Ecological Economics, fa parte della ricerca più vasta su 150 Paesi che viene presentata nel giorno del debito ecologico mondiale, domani. I risultati sono stati, in larga misura, quelli attesi: i paesi occidentali hanno standard di vita molto elevati ma consumano troppe risorse.

Gli scienziati autori della ricerca hanno addirittura calcolato che servirebbero cinque pianeti come la terra se tutta la popolazione mondiale vivesse secondo gli standard statunitensi. All'altro capo della scala, i Paesi dell'Africa, dell'America Latina e di buona parte dell'Asia consumano le risorse della Terra in proporzione sostenibile - tanto che il nostro pianeta basterebbe tranquillamente a farci vivere tutti come un cittadino, ad esempio, della Malaysia - ma gli standard di vita sono troppo bassi.

L'unica nazione dove lo sviluppo sembra andare d'accordo con la sostenibilità è, sorprendentemente, il paese guidato da Fidel Castro. "I cubani - spiega Mathis Wackernagel, coordinatore dello studio - hanno alti livelli di istruzione e di aspettativa di vita, e sono stati costretti dall'embargo petrolifero ad avere una piccola 'impronta ecologicà ". "Nessuno ha il coraggio di dire cosa sia veramente la 'sostenibilità - aggiunge lo scienziato - ma noi crediamo di averne fornita una misurazione solida".

fonte: ambiente.it

Scheda-carburante: necessaria la firma del gestore

La sezione tributaria delle Suprema Corte di Cassazione, con sentenza del 19 ottobre 2007, n. 21941, ha stabilito che non sono consentite detrazioni dell’Iva per l’acquisto del carburante se la scheda (carburante) non riporta la firma del gestore dell’impianto di distribuzione.

Fatto e diritto
Una cooperativa di servizi aveva impugnato dinanzi alla Commissione Tecnica Tributaria l'avviso di rettifica emesso dal competente Ufficio Iva in relazione ad una dichiarazione Iva per omessa fatturazione e registrazioni di operazioni imponibili, indebita detrazione d'imposta ed irregolare tenuta della contabilità nonché per presentazione di dichiarazione annuale Iva infedele.
L'adita Commissione rigettava il ricorso e la sentenza veniva confermata dalla Commissione Tecnica regionale, la quale riteneva legittima la rettifica parziale. Contro tale sentenza la cooperativa ricorreva in Cassazione.

La scheda carburante
La scheda carburante è un documento che può essere utilizzato da titolari di partita Iva nell’esercizio delle proprie attività per poter usufruire della detrazione ai fini Iva e delle deduzioni fiscali sui redditi.
Le somme annotate sulle schede possono essere utilizzate:
a) per le detrazioni Iva: agevolazioni fiscali consistenti nella possibilità di sottrarre determinate somme dall’imposta da pagare;
b) per le deduzioni: spese che riducono il reddito complessivo con un beneficio sull’aliquota da applicare.
Le deduzioni, riducendo la base imponibile, operano in modo diverso dalle detrazioni che riducono l’imposta da pagare.

Le ragioni della cooperativa
La cooperativa aveva lamentato l’illegittimo utilizzo dello strumento della rettifica parziale e l’illegittimità della sentenza di secondo grado per difetto di motivazione e per violazione e falsa applicazione dell'art. 54, comma 5, DPR 633/73", avendo l'Ufficio Iva sostanzialmente posto a base del suo accertamento un processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza al termine di una verifica fiscale di carattere generale durata più di cinque mesi e quindi sulla base di una compiuta indagine.
Di qui la cooperativa ne avrebbe dedotto la conseguente "illegittimità della sentenza impugnata che va cassata per difetto di motivazione nel punto in cui ha affermato che l'Ufficio non ha effettuato alcuna attività istruttoria e per violazione falsa applicazione dell'art. 84 DPR 633/72".
Inoltre ha rilevato che il giudice del merito, ritenendo esaustiva la motivazione dell'atto impositivo, non ha considerato che detto atto, pur fondandosi sul raffronto tra la documentazione contabile e le risposte ai questionari inviate alle ditte clienti e fornitrici, non conteneva dette risposte che non erano note ad essa contribuente.

La decisione della Sezione Tributaria della Corte di Cassazione
La sezione tributaria della Cassazione ha così disposto che non è possibile detrarre l’Iva se sulle schede carburante non c’è la firma del gestore e ha rinviato alla commissione regionale la decisione sull’ammontare dell’Iva da pagare, tenendo presente che i questionari compilati dai clienti o dai fornitori della cooperativa non possono, da soli, senza altri riscontri far scattare un accertamento.
Per la suprema Corte, l'utilizzo dello strumento dell'accertamento parziale (art. 54, comma 5, del DPR 633/72) può essere utilizzato dagli uffici quando ad essi pervenga una segnalazione della Guardia di finanza che fornisca elementi per ritenere la sussistenza di un reddito non dichiarato, senza che tale strumento debba (neppure prima delle modificazioni apportate dalla legge 30 dicembre 2004, n. 311) essere subordinato ad una particolare semplicità della segnalazione pervenuta.
Pertanto, le detrazioni d’imposta sull’acquisto del carburante non competono se la scheda non riporta la firma del gestore dell’impianto di distribuzione.
Peraltro i questionari compilati dai clienti e dai fornitori dell’azienda possono far scattare l’accertamento del maggior reddito solo in presenza di altri indizi gravi e concordanti.
Secondo i giudici della sezione tributaria “la previsione dell’apposizione della firma sulla scheda da parte dell’esercente l’impianto di distribuzione, avendo una funzione, definita dallo stesso legislatore, di convalida del rifornimento costituisce elemento essenziale senza il quale la scheda non può assolvere alla finalità prevista dalla legge”.
Per i magistrati regionali la firma del gestore dell’impianto di distribuzione costituisce “elemento essenziale per la legittima detrazione dell’imposta di cui alle schede del carburante”.

Suprema Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza del n. 21941 del 19 ottobre 2007
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fonte: newsfood.com

Sarkozy diventa verde

Nicolas Sarkozy sventola dall'Eliseo la bandiera della sua "rivoluzione verde" e sorride soddisfatto quando il premio Nobel Al Gore parla di "inizio di un processo storico". Dopo settimane difficili, con i trasporti paralizzati, i mugugni nella maggioranza, le riforme che tardano a dare risultati e il divorzio voluto dalla moglie, il presidente ha almeno messo a segno un risultato: la conferenza sull'Ambiente ha prodotto una serie di misure per combattere il riscaldamento del pianeta. Solo quando le proposte saranno tradotte concretamente in un disegno di legge, atteso per l'inizio dell'anno prossimo, si vedrà se si tratta davvero di una svolta. Ma i risultati sono stati accolti con soddisfazione dagli ecologisti: riduzione del 50 per cento dei pesticidi, possibilmente in dieci anni; stop alla costruzione di strade e aeroporti, salvo in casi legati alla sicurezza; messa in cantiere entro il 2020 di ben duemila chilometri di linee ferroviarie ad alta velocità; nuovi assi ferroviari per il trasporto dei veicoli pesanti ed autostrade marittime verso Spagna e Italia. Infine, il capo dello Stato ha accettato, almeno in linea di principio, la grande rivendicazione ecologista: la Francia studierà l'introduzione di una tassa sul Co2. Per non penalizzare troppo le imprese dovrebbe essere accompagnata da una revisione della fiscalità che grava sul lavoro.

Concludendo i lavori della conferenza, Sarkozy ha parlato di un "New Deal" ecologico: "Ci vuole una rivoluzione nel nostro modo di pensare, di decidere, una rivoluzione nei nostri comportamenti". Ha promesso investimenti di un miliardo in quattro anni per la ricerca nell'energia e la biodiversità, ha lasciato la strada libera ai sindaci per introdurre i pedaggi urbani. E ha difeso il principio di precauzione, contestato da alcuni economisti come un intralcio alla crescita. Ha insomma vestito i panni del difensore del pianeta, tema sempre più popolare e consensuale nelle società europee

Del resto, non sono mancate le domande indirizzate a Bruxelles: rivolgendosi direttamente a José Manuel Barroso, presente all'Eliseo, Sarkozy ha chiesto alla Commissione di studiare l'ipotesi di una tassa comunitaria sui prodotti importati da paesi che non rispettano il protocollo di Kyoto. Una misura utile per l'economia francese, perché colpirebbe quasi tutte le importazioni provenienti dall'Asia e in primo luogo dalla Cina. Infine, Sarkozy ha avanzato la proposta di un'aliquota Iva più bassa per i prodotti ecologici, senza tuttavia fornire dettagli.

Il presidente francese, che aveva lanciato la conferenza subito dopo la sua elezione, non si è lasciato sfuggire l'effetto mediatico rappresentato dalla presenza di Al Gore. Nel suo breve intervento, il premio Nobel per la pace ha salutato "la formidabile spinta" della Francia ed ha auspicato una conferenza simile sul piano mondiale: la riunione di governo, forze sociali e Ong ecologiste ha infatti permesso di trovare un equilibrio fra interessi contraddittori.

Nicolas Hulot, il più famoso ambientalista transalpino, ha salutato i risultati della conferenza, Greenpeace ha parlato di risultati impensabili sei mesi fa, malgrado molte incertezze sulle misure concrete, e perfino il Partito socialista ha parlato di conclusioni "all'altezza delle speranze". Solo il partito dei Verdi ha ironizzato, parlando di fumo negli occhi. Passata l'euforia degli annunci, si tratterà di passare agli atti, di affrontare i malumori di chi dovrà pagare, come la metà degli automobilisti con vetture troppo inquinanti. Del resto, la conferenza ha rinunciato a una misura importante come la riduzione di dieci chilometri all'ora dei limiti di velocità: i parlamentari della destra erano contrari, perché a marzo ci saranno le elezioni comunali. E gli automobilisti votano.

fonte: repubblica.it

Orsi uccisi, un indagato e cinque perquisizioni

C'è un indagato per la morte dei tre orsi e due lupi avvelenati nel Parco nazionale d'Abruzzo il 30 settembre scorso. Questa mattina, su ordine della Procura di Avezzano, sono partite le perquisizioni in cinque allevamenti, alcuni marsicani e altri altosangrini.

Il proprietario di una di queste imprese è stato iscritto nel registro degli indagati dopo che le forze dell'ordine avevano controllato la sua abitazione, l'esercizio commerciale e la stalla. L'accusa è quella di uccisione di animali, violazioni della legge quadro aree protette e delle norme per la protezione della fauna selvatica.

Polizia giudiziaria, carabinieri e forestale sono alla ricerca di veleni o pesticidi, ma l'esito della perquisizione nella casa e nel terreno dell'indagato ha dato finora esito negativo. L'attività investigativa si concentra anche sul versante laziale e molisano del Parco.

fonte: repubblica.it

giovedì 25 ottobre 2007

La Francia discute di ambiente

Ministri, enti locali, ambientalisti e categorie produttive a confronto per la "Grenelle dell'ambiente". Quattro tavole rotonde definiranno i progetti "ecosostenibili" da proporre a Sarkozy/I TEMI DEL CONFRONTO
Stato, collettività locali, organizzazioni non governative ecologiste, imprenditori e sindacato, hanno dato il via a Parigi a un «qualche cosa di unico» per assicurare alla Francia uno futuro sostenibile dal punto di vista ambientale.
Tra ieri e oggi quattro tavole rotonde definiranno i progetti da proporre al capo dello stato, frutto di quattro mesi di incontri, dibattiti, scontri e approfondimenti, anche con una serie di momenti pubblici che hanno coinvolto migliaia e migliaia di francesi. Un progetto nuovo per arrivare a una scelta di sviluppo sostenibile: si chiama “Grenelle dell'ambiente” e ricorda quella Rue de Grenelle, a Parigi, dove nel 1968, presso la sede del ministero del lavoro, erano stati firmati storici accordi che avevano portato a nuovi equilibri sociali nel mondo del lavoro.

Sotto l'egida di Jean-Louis Borloo la grande macchina si è messa in moto e ha macinato un materiale immenso di proposte, idee, riflessioni. Lo ha riconosciuto lo stesso Nicolas Hulot, il padre di quel “patto ecologico” sottoscritto anche da Sarkozy prima delle elezioni presidenziali e che è un po' all'origine di questa venatura verde del governo che ha affidato al numero 2, sotto il titolo di ministro dell'Ambiente, il ruolo di coordinare alcuni dei maggiori sistemi produttivi del paese, dalle industrie ai trasporti, alle costruzioni.

L'obiettivo di fondo di tutto questo grande movimento è quello ricordato dal primo ministro Fracois Fillon: riconciliare l'ambiente e lo sviluppo attraverso una nuova forma di governance. Che gli interessi in gioco siano enormi lo suggerisce quanto emerso dalla prima tavola rotonda dedicata a trasporti e costruzioni. Trasferire ad esempio il traffico merci dalla strada alle ferrovie, un'idea che da decenni percorre l'Europa soprattutto per il traffico nord-sud limitato dall'arco alpino, trova una proposta formale e l'indicazione di due nuovi grandi assi ferroviari sui quali avviare i carichi.

Anche l'idea emersa di dire basta a nuove autostrade per concentrarsi sulla costruzione dei sistemi stradali per decongestionare le grandi aree urbane; di premiare le vetture meno inquinanti; di puntare su una progettazione di abitazioni autosufficienti energeticamente mostra la volontà di passare da idee e temi teoricamente già maturi a progetti politici che li traducano in fatti. È quello cui si riferisce Hulot quando dice che «qualche cosa di unico sta succedendo in questo paese». Ognuna delle categorie rappresentate ha otto esponenti che partecipano in base alle loro conoscenze alle diverse tavole rotonde, più due esperti a disposizione di ogni partecipante.

Affiancano Borloo i responsabili governativi dei singoli settori: trasporti, ambiente, industria, sanità ecc. Mano a mano che i testi vengono definiti sono passati a Sarkozy che – garantisce il segretario di Stato all'Ambiente Nathalie Koschiusco-Morizet – non ha ancora scritto il suo intervento di sintesi in attesa di tutto il materiale licenziato dalle tavole rotonde. Sarkozy parlerà oggi all'Eliseo davanti a due premi Nobel per la pace con motivazioni ambientaliste: l'americano Al Gore e la keniana Wangari Maathai. Ci sarà anche il presidente della Commissione europea Manuel Barroso e il governo al completo. Un avvenimento nell'avvenimento.


fonte: lanuovaecologia.it

Auto e CO2, voto "realistico" Ue

Il Parlamento europeo approva la proposta di fissare a 125 grammi per chilometro il limite di emissioni di anidride carbonica da rispettare entro il 2015 per le nuove autovetture/ LEGAMBIENTE: Vince la lobby dell'auto
Stabilire obiettivi annuali vincolanti in materia di emissioni di gas serra a partire dal 2011 per promuovere miglioramenti tecnici alle auto. E garantire che, solo con questi strumenti, le emissioni medie di tutte le auto immesse nel mercato Ue nel 2015 non superino 125 grammi di Co2 al chilometro. Con questa formulazione di compromesso proposta da Ppe e Adle, è stata adottata dal Parlamento europeo la relazione del liberaldemocratico britannico Chris Davis, col quale si propone fra l'altro un sistema di scambio di emissioni fra produttori al quale corrisponde un meccanismo di penali proporzionate agli eventuali superamenti della soglia.

La relazione è stata modificata, ha spiegato il relatore, per riuscire ad essere “realistica” considerando che i produttori di auto hanno bisogno dai cinque ai sette anni per passare dal progetto al prodotto finito, cambiando l'obiettivo iniziale di arrivare a 120 grammi per chilometro entro il 2012. Il Parlamento europeo parte dal presupposto che circa il 19% delle emissioni di Co2 Ue è prodotto delle auto e che «l'approccio volontario si è rivelato un fallimento essendo chiaro che l'industria automobilistica non riuscirà a far fronte al suo impegno volontario pari a 140 grammi per chilometro nel 2008».

I parlamentari di Strasburgo indicano la necessità di stabilire requisiti minimi e obbligatori per quanto riguarda la pubblicità sul risparmio di carburante e sulla produzione di co2. La relazione a questo proposito suggerisce di prendere esempio dalle avvertenze sui rischi alla salute che compaiono sui pacchetti di sigarette.

fonte: lanuovaecologia.it
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Passatempo Preistorico

Moonstone Madness

Pronti a partire, pronti per distruggere tutto? Bene, allora fate un salto indietro nell'era preistorica e immergetevi in questa nuova avventura dal gusto tribale. A bordo del vostro cinghiale dovrete raccogliere le gemme preziose necessarie per passare alle missioni successive, saltando gli ostacoli se non volete perdere il vostro bottino e distruggendo i totem a testate per conquistare altre gemme utili. Inoltre, una magica piuma vi catapulterà verso il cielo dove punti e gemme preziose sono presenti in gran quantità, per cui approfittatene! cercate di completare la missione entro il tempo limite, utilizzando le FRECCE direzionali per muovervi, abbassarvi e saltare, e la SPACEBAR per prendere a testate i totem.

Change.org|Start Petition

Blog Action Day 2009

24 October 2009 INTERNATIONAL DAY OF CLIMATE ACTION

Parco Sempione - Ecopass 2008