martedì 30 giugno 2009

Aiel: agroenergie e rinnovabili a confronto

L’Aiel (Associazione italiana energie agroforestali) ha organizzato, in data 6 luglio, l’Assemblea annuale che si svolgerà a Legnaro (Pd).
Parteciperanno importanti attori del settore, tra cui Agenzia delle Dogane, Agroenergie, Aper (Associazione produttori energia da fonti rinnovabili), Cia (Confederazione italiana agricoltori), alcuni deputati della Commissione Agricoltura, Fire (Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia), Gse, Itabia (Italian biomass association) e il Ministero dello Sviluppo economico.
Scopo dell’incontro sarà quello di creare una rete di incentivi volti al sostentamento e allo sviluppo del settore agroenergetico.
Tra i temi principali dell’incontro la nuova direttiva europea sull’energia da fonti rinnovabili, commentato da Heinz Kopetz presidente di Aebiom (associazione europea delle biomassa).
La nuova direttiva coinvolge l’intero settore energetico, comprese le biomasse legnose, il biogas, il biometano e i biocarburanti. Vi si dovranno adeguare tutti gli stati membri e, qualora venisse approvata, molte procedure organizzative verranno semplificate, e subiranno modifiche anche gli impegni degli Stati nell’inserimento di energie rinnovabili, degli impianti di teleriscaldamento e raffrescamento ecc.
Altro tema di notevole importanza sarà l’incontro circa gli incentivi e gli strumenti per lo sviluppo delle agrienergie in Italia, durante il quale verrà fatta chiarezza circa punti quali la nuova disciplina dei Certificati Verdi e dei Certificati Bianchi (ossia i titoli di efficienza energetica).

fonte: rinnovabili.it

Canada: marcia indietro sul reattore nucleare

Niente motivi ideologici, ma questioni di soldi. Niente conversione all’anti-nuclearismo del governo liberale dunque, ma solo un banale quanto imprevisto aumento del budget iniziale, per la realizzazione della centrale nucleare di Darlington, come ha ammesso il ministro provinciale dell’Energia.
E così il biglietto per vedere venir su la centrale è diventato troppo caro e sprattutto nel momento sbagliato, quello della crisi economica mondiale, che ha duramente colpito anche l’Ontario.
A questo si aggiunga che per l’agenzia preposta all’opera, l’Atomic Energy of Canada Ltd, società nucleare di proprietà del governo federale, ci sono problemi economici-finanziari che ne rendono alquanto incerto il futuro, come confermato dallo stesso ministro George Smitherman.
Stop quindi, a tempo indeterminato, al progetto, ma indeterminato anche il progressivo aumento dell’ammontare del conto per la costruzione del reattore. Il governo di Quenn’s Park è stato vago e si è limitato ad accennare ad una forchetta di “qualche miliardo” tra le previsioni iniziali e il conto a tutt’oggi.
“La nostra Provincia – ha spiegato il ministro – è intenzionata a sostituire i vecchi reattori nucleari, ma questo deve avvenire attraverso una spesa ragionevole”.
E così l’amministrazione liberale di Dalton McGuinty avrà non pochi problemi a gestire una situazione che da un parte vede il fabbisogno energetico della provincia crescere progressivamente di anno in anno, dall’altro perché il suo programma contro i gas serra aveva già previsto la chiusura di tutte le centrali a carbone entro il 2014.
E siccome il ministro dell’Energia ha confermato che il piano di chiusura “andrà avanti nonostante “l’intoppo” alla centrale di Darlington”, si crea una falla nel soddisfacimento del fabbisogno energetico dei prossimi anni.
Potrebbe però verificarsi un ripensamento per lo stop alla centrale nucleare, se il governo federale dovesse aiutare l‘’Ontario oppure se l’Atomic Energy of Canada Ltd riuscisse a fare uno sconto consistente sul costo dell’opera (anche se la società dovrebbe prima risolvere i propri problemi economici). Il governo di Queen’s Park potrebbe allora dare il via libera alla ripresa dei lavori. Ma i “se” non sono pochi.

fonte: rinnovabili.it

Istat: a giugno inflazione a +0,5%

Il tasso di inflazione registrato a giugno, pari al +0,5% annuo, sulla base della stima preliminare diffusa dall'Istat, è il più basso da settembre 1968, quando si attestò al +0,4%. Lo sottolinea lo stesso Istituto di statistica. L'inflazione acquisita per il 2009, che si avrebbe, cioè, se si continuasse a registrare lo stesso livello rilevato a giugno (+0,5%), è pari al +0,7%.

INFLAZIONE NELLA UE - È negativa invece per la prima volta nella storia l'inflazione nella zona euro: a giugno 2009 il tasso annuale è sceso a -0,1%, segnalando cioè un lieve calo del livello dei prezzi rispetto al giugno dello scorso anno. Lo comunica Eurostat, l'Ufficio statistico dell'Ue, nella sua prima stima che dovrà essere confermata il prossimo 15 luglio. A maggio la variazione dei prezzi era stata pari a zero e si era già trattato di un minimo storico.

fonte: corriere.it

Niente posta per l'auto ecologica

Una settimana fa la notizia è rimbalzata sui vari blog che si occupano di auto, mobilità sostenibile o ambiente ed energia: Fiat fornisce 3000 furgoni a metano, modello Fiorino a Posten, le poste svedesi. I nuovi mezzi - 23 chilometri con un litro di carburante ed emissioni per 116 g/km di CO2 - sono una buona mossa per le poste di un paese, la Svezia, che, pur avendo una diffusione di mezzi a gas inferiore all’Italia, ha il primato nella produzione di bio-metano, il gas ricavato dalla fermentazione di biomassa. Ma mentre Fiat vende fiorini a metano ai postini svedesi, perché i nostri portalettere continuano a girare su moto e auto a benzina o diesel?

Non che Poste Italiane sia stata completamente con le mani in mano e non si sia mossa per ridurre il suo impatto. Anzi, l’azienda dichiara di essere quella con la flotta più sostenibile in Europa: un incremento del 66% dei mezzi a metano dall’anno scorso a quest’anno e un'interessante sperimentazione sui mezzi elettrici condotta in collaborazione con le poste di Belgio e Ungheria, con il Comune di Perugia, Legambiente, Ducati Energia e i Politecnici di Perugia e di Rousse (Bulgaria). Se si guardano i numeri però ci si rende conto di quanto poco si stia facendo rispetto alle potenzialità.

I mezzi a metano sono infatti 1.300 su una flotta di 43mila. Quelli elettrici invece solo 30: un unico progetto pilota, iniziato nel gennaio 2008 a Perugia, dove parte dei motorini sono stati rimpiazzati con quadricli a trazione elettrica e ibrida che vanno ad aggiungersi a un furgone ibrido impiegato presso i centri di meccanizzazione postale di Firenze e Milano-Peschiera Borromeo. Eppure l’azienda dichiara un grande interesse per i nuovi mezzi meno energivori e starebbe definendo uno specifico "progetto sul trasporto sostenibile” che ha “l’obiettivo di definire criteri e metodologie precise nella scelta dei mezzi in vista dei prossimi rinnovi della flotta aziendale.”

Intanto Poste Italiane - una s.p.a. nella forma, ma una società pubblica nella sostanza, visto che le azioni sono divise tra lo Stato italiano che ne detiene il 65% e la Cassa depositi e prestiti, titolare del rimanente 35% - continua a presentare un bilancio ambientale che non sarebbe difficile migliorare. Sono 20.465.000 i litri di gasolio e 9.717.000 quelli di benzina che Poste dichiara di consumare ogni anno. Se sostituisse benzina e gasolio con il meno impattante metano l’azienda risparmierebbe rispettivamente il 51% rispetto alla benzina e il 25% rispetto al diesel. Senza contare la riduzione delle emissioni di CO2, attualmente pari a circa 83mila tonnellate all’anno. Ancora di più si potrebbe fare con i mezzi elettrici, che sembrano nati apposta per l’utilizzo che ne fanno i portalettere: percorrenze giornaliere che non superano i 40 km, per lo più in ambito urbano e in centri abitati, dove è ancora più importante avere mezzi non inquinanti e silenziosi.

Chilometri che tra l’altro vengono percorsi di giorno, mentre i mezzi avrebbero il tempo necessario per ricaricarsi la notte, quando il chilowattora costa meno e la domanda di elettricità è al minimo. Permettendo così, magari, di non sprecare l’energia di fonti non programmabili come l’eolico, che spesso producono troppo rispetto alla domanda o a quello che la rete è in grado di accogliere. E qui il pensiero va ai progetti di “vehicle to grid”, come quelli che si stanno sperimentando in Danimarca (vedi Qualenergia.it), in cui i mezzi elettrici fanno da accumulatori diffusi di una rete intelligente. Progetti per i quali una grande flotta di auto elettriche di proprietà di un gestore unico semi-pubblico come Poste Italiane sarebbe ideale. Ma qui la fantasia sta correndo troppo e la fermiamo, aspettando di poter scrivere presto di cambiamenti più sostanziosi per le migliaia di auto e moto che ogni giorno ci portano la posta a casa.

fonte: qualenergia.it

Spagna: etanolo dagli scarti dei formaggi

Il Centro Tecnologico Agroalimentare di Lugo (CETAL), in Galizia, collaborerà con l’industria casearia nel progetto di valorizzazione dei rifiuti e dei sottoprodotti del settore. Dopo aver analizzato l’impatto ambientale del siero del latte si procederà, infatti, a sperimentarlo nella produzione di carburanti alternativi di seconda generazione o nella conversione in prodotti di valore commerciale provato. Si tratta di un progetto che, in base a quanto fa sapere il centro di ricerca, “risponde all’interesse di lavorare con le industrie agro-alimentari e delle aziende agricole”, come previsto nel piano strategico adottato nel dicembre 2008 da CETAL.
I ricercatori hanno già provveduto a realizzare un inventario degli scarti e dei sottoprodotti, così come a valutarne l’impatto a livello dell’ambiente; seguirà ora la seconda fase che si identifica nella sperimentazione e nell’attuazione delle tecnologie necessarie per convertire la materia i questione in etanolo. Lo sviluppo tecnologico consentirà la creazione di impianti pilota per mettere a disposizione del settore lattiero-caseario, soluzioni industriali, tecniche e logistiche alternative direttamente in situ. Mercedes Corral, direttore tecnico di CETAL, ha annunciato che ulteriori dettagli dell’iniziativa sarranno svelati dopo la pausa estiva.

fonte: rinnovabili.it

PepsiCo ecocostenibile in Cina

Ha appena aperto un nuovo impianto PepsiCo in Cina, ed è il più ecologico tra quelli costruiti nel Paese.
Situato nella città di Chongqing, il nuovo impianto è in grado di soddisfare gli standard LEED 35 per quanto riguarda il consumo di acqua e di energia: sarà in grado di consumare il 22% di acqua in meno e il 23% in meno di energia rispetto agli altri impianti cinesi Pepsi Co.
L’acqua viene riutilizzata e sono stati ridotti al minimo gli sprechi.
Dal punto di vista energetico il risparmio è possibile soprattutto grazie all’utilizzo dell’illuminazione passiva che sfrutta la luce naturale in tre quarti dello stabilimento.
Il risparmio totale è stato conteggiato in 100.000 tonnellate di acqua, 4 milioni di kWh di energia e 3.100 tonnellate di gas serra in meno immessi nell’atmosfera.
Nei prossimi cinque anni è in progetto la costruzione di altri due stabilimenti a basso impatto ambientale, grazie alla volontà di investire in Cina circa un miliardo di dollari.

fonte: rinnovabili.it

Usa, la legge salva-clima di Obama

LA SVOLTA. Energia pulita, minore dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, in particolare dal petrolio estero, un taglio deciso di oltre l'80%, al 2050, delle emissioni di gas serra ("colpevoli del riscaldamento globale"), le nuove tecnologie e la creazione di tanti nuovi posti di lavoro verdi. È questo l'orizzonte disegnato dalla 'svolta storica' degli Usa con la legge anti-CO2 sul clima dell'amministrazione Obama che, con soltanto sette voti di differenza (219 a 212), è stata approvata alla Camera dei rappresentanti, e ora dovrà superare l'esame al Senato.

1.200 PAGINE. Il testo, di circa 1.200 pagine, punta a un netto taglio delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 2005: il 17% in meno al 2020 e l'83% entro il 2050. Risultati da ottenere, essenzialmente, con una produzione 'frenata' delle emissioni da parte delle grandi compagnie Usa, comprese le centrali e le raffinerie. Il presidente Usa Barack Obama parla di "enorme progresso" rispetto al passato e di "un passaggio audace ma necessario".

CAP AND TRADE. Nello specifico, il progetto di legge crea un mercato per lo scambio dei certificati delle emissioni di CO2 (Cap and trade) simile a quello previsto dal protocollo di Kyoto. Poi, entro il 2020 il 20% del consumo di energia dovrà provenire da fonti rinnovabili, con la possibilità che un terzo possa essere raggiunto con una maggiore efficienza energetica. Molti i fondi che dovrebbero essere stanziati per la ricerca, lo sviluppo, l'innovazione, le auto elettriche e le tecniche di cattura e stoccaggio di CO2.

fonte: lanuovaecologia.it

"In aumento i debiti della Regione Sicilia"

La finanza della Regione siciliana è "in una fase di notevole deterioramento". Lo dice la relazione delle sezioni riunite della Corte dei conti nel giudizio di parifica del bilancio regionale 2008.

"Tutti i saldi fondamentali di bilancio - dice la relazione - presentano valori negativi". Sono tra l'altro -prosegue - aumentati i ritmi di crescita della spesa corrente; l'indebitamento è cresciuto dell'83,14% e il debito complessivo al 31 dicembre 2008 è di oltre 5 miliardi di euro, di cui oltre 4 miliardi e mezzo a carico della Regione e altri 460 milioni rimborsati dallo Stato".

Tra tanti risultati negativi vi è un risultato positivo: la tendenza alla riduzione della spesa sanitaria che comunque impegna oltre il 53 % dell'intero bilancio.

"Dal rendiconto generale dell'esercizio finanziario 2008 della Regione siciliana, stilato dalle sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti, emerge che il Piano di rientro della sanità è degno di ogni sottolineatura". Così il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, ha commentato la nota positiva sulla spesa sanitaria regionale emersa dal rendiconto generale delle sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti, illustrato dal presidente Rita Rigoni.

"Almeno - ha sottolineato Lombardo - cominciamo dalla sanità". "È chiaro - ha proseguito - che il contesto complessivo della finanza regionale resta disastroso; anche se non possono non apprezzarsi misure come quella del blocco delle assunzioni e del Piano di formazione professionale che avrebbe portato un costo ulteriore di 100 milioni di euro".

fonte: lasicilia.it

Brutti, repellenti e sgraziati ma da salvare dall'estinzione

SI FA PRESTO a fondare un'associazione per salvare il rinoceronte, con quei cuccioli dagli occhi imploranti, o la balena, che ci incanta con le sue evoluzioni fuori dall'acqua. Ma quanti sono disposti a impegnarsi perché non si estingua un essere repellente come il necroforo americano, un coleottero che usa le carcasse di animali come nido in cui allevare i piccoli? Il bello è che nelle liste di specie minacciate dall'estinzione non ci sono solo lupi dagli occhi magnetici, tigri dal portamento maestoso e cetacei dall'intelligenza quasi umana, ma anche uccelli dai bargigli schifosi, vermi striscianti e rettili pericolosi. E i brutti hanno ottenuto fino a oggi meno attenzione e meno soldi, ma le cose, osservano gli esperti, stanno cambiando.

Gli elenchi. Il principio che ha guidato i compilatori delle liste di specie a rischio, 35 anni fa, è stato un po' quello biblico di Noè: salviamo tutti. Ma in passato sono stati parecchi gli animali lasciati fuori dall'arca perché non erano "carini" o "alla moda". Altre volte a salvare una specie non è stata la bellezza, ma la bontà delle sue carni e il suo valore economico, come nel caso dei salmoni, che hanno ottenuto negli Stati Uniti più finanziamenti per programmi di salvaguardia di altre 956 specie messe tutte insieme. Un dato parla chiaro: delle 15 specie dichiarate "salvate" dagli Stati Uniti in base a programmi di salvaguardia ci sono tre piante di cui nessuno sa il nome, due uccelli tropicali e ben 10 animali che starebbero bene su una t-shirt, quali lupi, aquile, orsi e pellicani. Al contrario, un bruttone come il condor californiano ci ha letteralmente rimesso le penne già negli anni Ottanta.

Le nuove strategie. A parlare di inversione di tendenza sono gli esperti dell'US Fish and Wildlife Service, al quale spetta almeno negli Stati Uniti di coordinare i programmi di protezione di fauna e flora. Gli addetti ai lavori assicurano che al momento i fondi vengono distribuiti tenendo conto del maggior rischio di estinzione di alcune specie. Nonostante ciò, al top della lista di quelli che ricevono più fondi ci sono i belli e commestibili, come salmoni, trote, tartarughe marine, aquile, orsi, un solo insetto e nessuna pianta.

È particolarmente indicativa la scarsa attenzione per le piante: salvare una specie vegetale significa spesso proteggerne molte altre animali, perché la scomparsa di un solo elemento nell'ecosistema interrompe un equilibrio delicato. In questo senso l'amatissimo panda è il simbolo della stretta connessione tra regno vegetale e animale: se non si salvano le foreste di bambù, non si salverà neanche chi se ne nutre. Talvolta i piani di finanziamento tengono conto di questa delicata catena: per il salmone Chinook sono stati stanziati almeno 69 milioni di dollari e di questa somma una parte è andata anche a beneficio di insetti, molluschi, piccoli crostacei che servono all'habitat del pesce.

I segnali del cambiamento, per i ricercatori americani, sono piccoli, ma esistono. Il coleottero di cui si diceva all'inizio ottiene oggi tre volte tanto in finanziamenti rispetto a dieci anni fa. E spesso molluschi, vermi e invertebrati ricevono nuova attenzione grazie al timore dei disastri del cambiamento climatico: sono loro i migliori indicatori che qualcosa non va.

La riscossa dei brutti d'Italia. Quanto accade negli Stati Uniti è emblematico di una tendenza globale. "È un problema diffuso - spiega Piero Genovesi, ricercatore dell'Istituto Superiore per la protezione e la Ricerca Ambientale - e un buon esempio è quello delle politiche di reintroduzione delle specie minacciate. In Europa in generale si è pensato a orsi, stambecchi e falchi, ben poco agli invertebrati, che invece sono il 90 per cento delle specie a rischio". Esistono in proposito politiche europee ben definite, per cui i fondi dovrebbero servire a proteggere tutte le specie minacciate e non le più carismatiche, ma poi a influire sulla scelta dei progetti sono le associazioni, le esigenze di immagine e le scelte locali. Ve lo immaginate un parco o un comune che scelgano come animale simbolo un insetto? Basta un esempio: l'orso abruzzese ha finora beneficiato di oltre 11milioni di stanziamenti per vari progetti, l'euprotto sardo (Euproctus platycephalus), un tritone endemico nell'isola, a rischio come molti altri anfibi a causa di un fungo patogeno, sembra destinato all'estinzione.

Eppure c'è speranza per i brutti: "A confermare la tendenza di un'attenzione maggiore verso specie meno conosciute e "simpatiche" - dice Genovesi - ci sono numerosi studi sui finanziamenti dei progetti di salvaguardia. Non si deve sottovalutare infatti che non sono soltanto gli animali brutti ad essere negletti, ma anche i Paesi o le regioni più povere, per cui se Australia, America del Nord ed Europa possono impegnarsi per salvare le loro specie, non succede altrettanto nei Paesi poveri. In ogni caso, a livello europeo negli ultimi anni le direttive sono state quanto mai chiare: bisogna lavorare di più sulle specie a maggiore rischio, non su quelle più belle".

fonte: repubblica.it

Agricoltura tossica e poco produttiva. Per colpa del clima

Coltivazioni come la manioca, alimento fondamentale nella dieta di milione di persone, rischiano di diventare più tossiche e con un rendimento più basso per effetto dei cambiamenti climatici. I risultati prodotti da ricercatori dell'Università di Melbourne e presentati in Scozia, evidenziano la necessità di selezionare colture più resistenti per far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici e garantire il sostentamento alimentare di milioni di persone.

Lo studio coordinato dal prof. Ros Gleadow della Monash University di Melbourne ha analizzato, simulando diversi scenari geoclimatici provocati dai cambiamenti climatici, i livelli di concentrazione di Co2 allo scopo di verificare la trasformazione nelle qualità nutrizionali della manioca e del sorgo, e la loro resa.

Sia il sorgo che la manioca producono glicosidi cianogenici, potenzialmente tossici perchè rilasciano cianuro se le foglie vengono masticate o schiacciate. Circa il 10 % delle piante e il 60% delle colture agricole producono glicosidi cianogenici, spiega la Reuter.

"Abbiamo scoperto che la concentrazione di cianuro aumenta con la sostanza proteica," ha spiegato Gleadow, riferendosi agli studi sulla manioca. Raddoppiando la concentrazione di Co2, i livelli di tossina sono aumentati pericolosamente mentre è sceso il contenuto proteico. La capacità dell'uomo e degli erbivori, come i bovini, di neutralizzare gli effetti del veleno, dipende in gran parte dalla quantità di proteine assunte e rappresenta un rischio per quelle popolazioni che si alimentano in prevalenza di manioca, soprattutto in periodi di siccità.

I ricercatori sono riusciti a ridurre il livello di tossine nelle foglie di manioca ma non nei tuberi, che in più si sviluppano poco, con una resa inferiore.

"Abbiamo constatato che sono cresciute poco, producendo tuberi molti piccoli," ha spiegato.

In base all'aumento di concentrazione di gas serra "abbiamo dai 20 ai 30 anni per sviluppare metodi di coltivazione adeguati a coltivare anche perché circa 1 miliardo di persone sarà dipenderà dalla manioca".

Per quanto riguarda il sorgo, utilizzato anche foraggio per bovini in Australia e Africa, sono stati riscontrati livelli di tossicità inferiori, aumentando la concentrazione di gas serra. Ma la siccità incide in modo preoccupante sui livelli di tossine nelle foglie.

"Se vogliamo adattarci in futuro ad un mondo con il doppio di CO2 nell'aria - conclude -rispetto ad oggi dobbiamo capire come le piante lavorano, come reagiscono e dobbiamo sviluppare tecniche capaci di rispondere alle nostre necessità".

fonte: greenplanet.it

SICUREZZA: UNA GUIDA PER I DATORI DI LAVORO

L'Ispels, Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro, ha messo a punto una check list per la compilazione del documento di valutazione dei rischi e per la sicurezza e la salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro. In osservanza del Dlgs 81/2008, ogni datore di lavoro, in relazione alla natura della propria azienda, tenendo conto delle "misure generali di tutela" dei lavoratori, è tenuto alla redazione di un "documento" contenente:

1. una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l'attività lavorativa, nella quale siano specificati i criteri adottati per la valutazione stessa;
2. l'indicazione delle misure dio prevenzione e di protezione e dei dispositivi di protezione individuale adottati, a seguito della valutazione di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a);
3. il programma delle misure ritenute più opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
4. l'individuazione delle procedure per l'attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli dell'organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri;
5. l'indicazione del nominativo del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione; 6. l'individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici che richiedono una riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione ed addestramento.

Per redigere il "documento", il datore di lavoro deve analizzare i luoghi di lavoro dei quali è responsabile; a tal fine può avvalersi di opportune cheklist che, pur non sostituendo le verifiche dirette delle aree di lavoro, possono risultare assai utili per evitare errori ed omissioni. La trattazione redatta dall'Ispels vuole quindi fornire una idonea linea guida (non esaustiva) concernente:
a) Strutture edilizie - sicurezza e benessere dei lavoratori;
b) Macchine ed impianti;
b) Attività ed attrezzature di lotta agli incendi, che necessitano di essere opportunamente considerate nella compilazione del documento di valutazione dei rischi e nella successiva, importantissima, programmazione delle manutenzioni.

fonte: ambiente.it

Venezia: il 5° Rapporto Ipcc su cambiamenti climatici

Circa duecento esperti provenienti da tutto il mondo si daranno convegno a Venezia, sull’isola di San Giorgio per confrontarsi in vista del prossimo rapporto dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), il quinto, sullo stato planetario dei cambiamenti climatici. L’incontro organizzato dal ministero dell’Ambiente, avrà inizio lunedì 13 luglio e si concluderà venerdì 17.
Uno dei relatori di riferimento sarà ovviamente Rajendra K. Pachauri, presidente dell’Ipcc in questo incontro che costituirà il via ufficiale dei lavori di realizzazione del prossimo rapporto del Panel. A questo sarà affidata l’informazione tecnico-scientifica scaturita dalla ricerca di varie istituzioni e centri di ricerca. Ne risulterà quindi un documento estremamente importante per analizzare e approfondire la conoscenza sui cambiamenti climatici, con tutte le possibile ricadute sulla vita dell’uomo, sull’ambiente. In base alle risultanze si potranno mettere dunque a punto le contro-misure più adeguate. Il ruolo di padroni di casa spetterà al ministro Prestigiacomo e al d.g. del ministero dell’Ambiente, Corrado Clini.

fonte: rinnovabili.it

Rinnovabili in Sicilia: accordo Enel-Regione

Si tratta di un accordo estremamente importante. E’ il segnale che in Sicilia si avvia una concreta politica energetica nel segno delle rinnovabili. Nell’intesa è compreso, fra l’altro, il passaggio finale del processo di autorizzazione per la realizzazione del rigassificatore, da parte dell’Enel, di Porto Empedocle (Ag). L’impianto ha infatti ottenuto il via libera della Commissione di Valutazione di impatto ambientale nazionale. Sarà un progetto che avrà la capacità di otto miliardi di metri cubi di gas e su cui verranno investiti 600 milioni di euro.
L’ufficializzazione del tutto avverrà a Palermo, sabato prossimo, con la firma di un accordo quadro per lo la sviluppo delle energie da fonti rinnovabili in Sicilia. Saranno proprio il Presidente della regione Raffaele Lombardo e l’Amministratore delegato di Enel Fulvio Conti a siglare l’importante intesa.
Inoltre, definisce i termini della collaborazione tra Enel e la Regione per lo sviluppo di nuovi campi eolici, di progetti innovativi nel solare e per la riduzione delle emissioni delle nostre centrali termoelettriche.

fonte: rinnovabili.it

lunedì 29 giugno 2009

Gas serra: le economie emergenti superano i Paesi sviluppati

I dati sono quelli forniti dalla British Petroleum le valutazioni quelle contenute nel nuovo studio Netherlands Environmental Assessment Agency (PBL): nel 2008, per la prima volta nella storia, il totale dei gas serra rilasciati dai Paesi in via di sviluppo ha costituito più della metà delle emissioni globali. Per l’esattezza il 50,3% in confronto a quelle dei paesi ricchi (46,6%) e dei trasporti internazionali (3,2% ) messe insieme.
Il dato va inserito in un contesto che vede la progressiva crescita economica della Cina, e di conseguenza l’incremento del suo inquinamento, come principale fattore determinante.
Principale ovviamente ma non unico; lo studio mette, infatti, in luce anche un significativo calo del tasso di crescita delle emissioni globali durante il 2008, attribuibile alle nazioni industrializzate, in cui tuttavia le singole politiche nazionali sembrano centrare ancora poco.
Secondo il rapporto gli elevati prezzi del petrolio fino all’estate dello scorso anno e l’inizio della crisi finanziaria a livello mondiale, hanno spostato la media annuale di incremento che nel 2002 era del 4%, dal 3,3% del 2007 all’1,7% nel 2008. In termini di tonnellate di CO2 si è passati dai 22,5 miliardi del 1990 ai 31,5 miliardi di tonnellate nel 2008. Il merito anche se in piccola parte, va dato anche al crescente utilizzo di nuove fonti di energia rinnovabile: negli Stati Uniti e nell’Unione Europea (UE 15), la quota di etanolo e il biodiesel nel settore dei trasporti stradali è aumentato di circa l’uno per cento e in tal senso anche in Cina sono sempre più utilizzati.
“Nel 2008, – spiega lo studio – i biofuel hanno contribuito per circa il 2,5% a livello mondiale nel consumo di carburante del settore dei trasporti che rappresenta un risparmio lordo di oltre 100 milioni di tonnellate di CO2”. Inoltre esclusi i grandi impianti idroelettrici, le eco-energia hanno contribuito per il 4,4% nella produzione di energia elettrica a livello mondiale, un mezzo per cento in più rispetto al 2007, evitando in tal modo circa 500 milioni di tonnellate di anidride carbonica nel 2008.This represents an increase of 41%, since 1990.

fonte: rinnovabili.it

Usa: legge sul clima Obama contro le lobby

La battaglia di Obama sul terreno del clima e della politica energetica è appena iniziata. E sarà dura, in un paese fin’ora governato da un establishment sordo e cieco nei confronti di queste problematiche. Anzi, pesantemente condizionato e finanziato dalle lobby in assoluto più potenti al mondo, quella dei petrolieri, del carbone.
Obama sa di non poter risolvere la questione dando una spallata e mettere in pratica tutto e subito quello che ha promesso nella campagna elettorale. Anche perché le lobby non sono certo svanite con la sua elezione.
Per stare con i piedi ben saldi in terra, dobbiamo ricordare che la legge approvata qualche giorno fa dalla Camera è passata per soli sette voti, 219 contro 212, sembra con otto deputati repubblicani siano stati convinti a votare a favore, mentre ben 44 democratici abbiano votato contro.
E, per entrare nel merito della legge (l’American Clean Energy and Security Act, riduzione del 17% entro il 2020, con base i valori del 2005), molti osservatori hanno sottolineato come sia una legge che se da una parte fissa tagli dei gas serra e scadenze, dall’altra introduce ad esempio una singolare tassazione per chi inquina, i cosiddetti «cap and trade». Infatti questo disincentivo alle emissioni nocive non sarà applicabile per diversi anni all’industria del carbone che addirittura incasserà, per un certo periodo, delle agevolazioni per la realizzazione di nuove centrali.
Lo stesso presidente Obama ha ammesso che rispetto agli obiettivi iniziali di riduzione delle emissioni, quelli previsti dalla legge sono piuttosto modesti e probabilmente non in linea con le politiche energetiche di altri governi o con le aspettative delle associazioni ambientaliste.
Ma ha dichiarato che questo dovrebbe essere un primo passo verso un più severo e completo programma futuro della sua amministrazione. Non saranno pochi gli sforzi per spostare la nazione da un’economia basata sui combustibili fossili verso una costruita su fonti di energia rinnovabili, ha infatti dichiarato il presidente.
Gli altri commenti non sono certo positivi. Oggi stesso è uscita sul “Corriere della Sera” una corrispondenza dagli Usa dove si fa notare come “...La distanza tra le promesse elettorali e le dure necessità economiche e della politica cresce giorno dopo giorno…”
“Durante la campagna, il leader democratico – fa notare il corrispondente del quotidiano milanese – si era impegnato a difendere le foreste dai progetti di sfruttamento economico di Bush ma, a cinque mesi dal suo insediamento, gli avvocati di Obama hanno assunto la stessa posizione di quelli del suo predeces sore repubblicano nella battaglia per la protezione dei «polmoni verdi » in corso davanti alla Corte d’Appello”.
Paradossalmente la posizione dell Wwf americano non è così critica sulle carenze della politica di Obama, e mette sul piatto della bilancia anche il problema di un accordo condiviso a livello mondiale.
“Il cambiamento climatico è un problema globale che richiede una soluzione globale – ha reso noto oggi Moss, il responsabile Usa dell’associazione ambientalista – Le famiglie americane non saranno protette dagli impatti del cambiamento climatico se non si ridurranno le emissioni in tutto il mondo”.
Anche se poi rivolgendosi all’amministrazione Obama ribadisce: “Se vogliamo che altri Paesi si mettano maggiormente in gioco a Copenhagen, dobbiamo dimostrare che gli Stati Uniti sono finalmente pronti ad agire. Avviare una forte legge sul clima è l’azione più concreta che l’America possa fare per negoziare impegni più forti anche dagli altri Paesi”.
In tutto ciò, un altro segnale poco positivo è la defezione di Al Gore che era atteso a Washington per festeggiare la vittoria per il passaggio della legge. Il leader ambientalista, infatti non si è fatto vedere.

fonte: rinnovabili.it

Il Porto di Genova diventa verde

Oltre 22 km di sviluppo totale, per circa 700 ettari di superficie a terra e 500 a mare: a tanto ammonta l’estensione di territorio gestito dall’Autorità Portuale di Genova, un’area destinata alle attività portuali ma che presenta anche vaste aree che possono essere oggetto di interventi di riduzione degli sprechi energetici e di realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Il tutto, primariamente, a beneficio dei consumi delle stesse imprese che nel porto operano. E’ questa la sintesi del protocollo d’intesa firmato da Autorità portuale e Provincia di Genova nei giorni scorsi per sviluppare appunto un ambizioso piano basato sulle fonti di energia rinnovabili in una Regione che fino ad ora è stata molto vara da questo punto di vista. L’accordo, siglato dai due presidenti, prevede una sorta di doppio binario di intervento: da un lato la progettazione di un percorso di riduzione dei consumi di energia (in primis degli sprechi) e di valorizzazione delle opportunità di produzione di energia da fonti rinnovabili relativamente all’area del porto di Genova; dall’altro la sensibilizzazione degli operatori dell’area portuale sui benefici indotti da una gestione intelligente dell’energia e sulle opportunità che essi possono cogliere, con importanti vantaggi dal punto di vista economico ed ambientale. Due azioni che andranno a costituire un vero e proprio Piano Energetico Ambientale Portuale, primo strumento di questo genere nel nostro Paese. “Il progetto è già pronto – ha detto Luigi Merlo presidente dell’autorità portuale – attendiamo il trasferimento dei soldi dal ministero e da quel momento occorrono circa due anni per portare a regime il lavoro”. Il presidente della Provincia Repetto, poi, vede gli aspetti positivi di questo ambizioso progetto anche in un’ottica globale: “Il monitoraggio ci permetterà di sapere se siamo a debito o a credito di quote di emissioni inquinanti, secondo quanto previsto dal protocollo di Kyoto. A livello mondiale le quote vengono comprate e vendute a buon prezzo e quindi la loro riduzione nella Provincia di Genova si tradurrà anche in un beneficio economico”. Alla realizzazione dell’iniziativa darà il proprio contributo anche Muvita, l’agenzia provinciale per l’ambiente, l’energia e l’innovazione della Provincia, che da oltre un anno supporta la Provincia stessa nella promozione verso aziende, enti pubblici e cittadini dei temi del risparmio energetico e dell’uso di energia prodotta da fonti rinnovabili. Muvita è uno “science center” – cioè un innovativo centro di animazione scientifica – il primo in Italia interamente dedicato al rapporto tra uomo, energia e clima. Il centro propone percorsi didattici e laboratori per giovani e adulti alla scoperta della macchina del clima, delle varie fonti di energia, dei temi del risparmio e dell’efficienza energetica.

fonte: rinnovabili.it

Barracuda, donzelle e pesci luna Mediterraneo mare "tropicale"

Faccia a faccia con un barracuda, ma non siamo in una laguna tropicale. Ormai questi pesci carnivori e voraci, dalla forma affusolata, si possono incontrare anche al largo della Liguria. Come l'esemplare fotografato in questi giorni a Portofino da Vittorio Innocente, che oltre ad essere un grande appassionato del mondo marino è noto anche per i numerosi record di immersione in bicicletta sui fondali. Giochi del caso, la bicicletta "subacquea" con cui il 23 luglio scorso ha raggiunto i 66,5 metri di profondità si chiama proprio "Barracuda".

Da quanto tempo si assiste alla tropicalizzazione del Mediterraneo?
"Il fenomeno non è recente, l'arrivo di specie tropicali era iniziato già con l'apertura del canale di Suez a fine Ottocento, che ha permesso il passaggio di pesci e alghe non autoctoni. Queste specie però hanno iniziato ad essere più presenti ora per via dell'innalzamento della temperatura delle acque".

E' davvero un fenomeno così consistente?
"Nella mia immersione di ieri la temperatura era di 21,7 gradi, molto al di sopra delle media stagionale. E anche in inverno, ormai, è da tempo il mare è più caldo, non mi succede più di trovare l'acqua a 12-13 gradi come qualche anno fa".

Quali sono gli effetti più evidenti sugli abitanti del mare?
"Ultimamente vedo moltissima mucillagine. Ieri ad esempio ho visto delle gorgonie completamente ricoperte e ho provato a pulirle un po' per farle "respirare", cosa che consiglio di fare - con un po' di attenzione perché sono organismi delicati - anche agli altri subacquei".

Quali specie tropicali si avvistano con più frequenza?
"Nel mar Ligure si vede spesso la donzella pavonina, e il pesce luna, una specie bellissima, che di solito passa nel mese di agosto si incontra già da aprile. Ho visto anche esemplari di sarago faraone, ma per lo più in Sicilia, vicino Cefalù. E poi sono aumentate moltissimo anche le meduse, se ne vedono banchi enormi. Per non parlare delle alghe, che proliferano per via delle acque più calde. Anche gli uccelli hanno cambiato le loro abitudini, come l'airone cinerino che in inverno non migra più, perché con la temperatura più alta trova sempre pesce. E i pescatori si lamentano, dicono che gli fa concorrenza"

I barracuda sono un incontro frequente?
"Di barracuda ce ne sono tantissimi, ora si trovano persino in pescheria e proposti nel menu di tanti ristoranti della Riviera".

Li ha mai assaggiati?
"In viaggio sull'Oceano ne ho mangiati tanti, hanno una carne bianca, delicata, molto magra".

Pensa che stiano creando dei problemi all'ecosistema?
"Sicuramente. Si tratta di pesci predatori, molto voraci, che mangiano qualsiasi cosa. E grazie alla forma allungata riescono a intrufolarsi nelle reti dei pescatori per mangiare i pesci intrappolati. Così quando si tirano su le reti rimangono solo le teste e gli scarti".

fonte: repubblica.it

Il gigante della Patagonia non cede al clima impazzito

RISCALDAMENTO globale e scioglimento dei ghiacciai, c'è un gigante che va in controtendenza. E a dispetto dei cinquanta suoi simili, che in Patagonia ogni anno perdono volume, mantiene un equilibrio perfetto. Il Perito Moreno è sempre lo stesso da cento anni, ed è ancora un mistero per gli studiosi. Il ghiacciaio si estende su una superficie di 250 chilometri per una lunghezza di trenta, ed è diventato famoso in tutto il mondo a causa dei periodici spostamenti di ghiaccio che via via si verificano nella sua "coda", che termina sul Lago Argentin con un fronte lungo 5 chilometri.

Lo spettacolo che si spalanca agli occhi del visitatore è suggestivo: la lingua di ghiaccio penetra all'interno della superficie del lago e arriva a sbarrarlo del tutto. La conseguenza è che l'acqua erode il ghiacciaio alla base e, con intervalli che variano dai quattro ai dieci anni, finisce per farlo crollare. E dà vita a uno spettacolo che ogni anno lascia a bocca aperta migliaia di visitatori.

Altra attrazione senza pari è il "ponte di ghiaccio". L'erosione sulla diga da parte dell'acqua del lago Argentin crea infatti un ponte tra il fronte del ghiacciaio e la sponda dello specchio d'acqua. Ogni 2-4 anni questo si rompe a causa della pressione dei ghiacci in avanzamento. "E' come se un edificio immenso crollasse all'improvviso", così Javier D'Angelo, ranger del parco Los Glaciares, descrisse il fenomeno da lui osservato nel 1998 e nel 2008.

Nonostante queste perdite, gli studiosi confermano che il bilancio glaciale è in equilibrio quasi perfetto. Anzi, sembra che il Perito Moreno sia in espansione. "Non siamo ancora riusciti a capire cosa accada esattamente", spiega al National Geographic il geologo Andrés Rivera, del Centro per gli studi scientifici di Valdivia, in Cile.

La maggior parte delle ipotesi hanno preso finora in esame la geografia e la topografia dei ghiacciai, la profondità e la temperatura delle acque in cui terminano e la velocità con cui questi reagiscono ai cambiamenti climatici. "La maggior parte dei ghiacciai della Patagonia perde volume - continua Rivera - ed è questo che rende il fenomeno particolarmente singolare". La fronte del Perito Moreno avanza invece a una velocità di circa 700 metri l'anno, sebbene perda massa ad un ritmo praticamente analogo.

Questo significa che, se si escludono piccole variazioni, essa non è avanzata né indietreggiata negli ultimi 90 anni. Una delle ragioni potrebbe essere la sua apparente insensibilità ai cambiamenti climatici, in quello che i glaciologi definiscono la linea di equilibrio dei ghiacciai. Non si tratta comunque dell'unico caso: diversi ghiacciai dell'Alaska o del settore occidentale dell'Himalaya stanno avanzando allo stesso modo, così come il Pio XI in Cile. Gli esperti spiegano che l'aumento o la perdita di volume non dipendono esclusivamente dalla temperatura ma anche dalla quantità e qualità delle precipitazioni nevose. Quale che sia la spiegazione, l'avanzata del Perito Moreno è comunque una buona notizia.

fonte: repubblica.it

sabato 27 giugno 2009

Nasce la ‘Concept House’ in legno

Chi l’ha detto che ‘casa in legno’ significa solo baita di montagna, monovolume e tetto spiovente? L’ecologia delle costruzioni in legno sfonda uno degli ultimi tabù e si fa di design. La modularità delle case in legno che fino ad ora ne ha limitato lo sviluppo oltre i confini tradizionalmente caratterizzati da tale tipo di costruzione acquista flessibilità e si caratterizza di una libera distribuzione degli spazi ed una costante relazione fra interno ed esterno.
Nasce quindi, dalla collaborazione tra Stratex e l’Arch. Carlo Colombo, la prima in qualità di azienda leader nel settore del legno lamellare e dell’edilizia ecologica, il secondo, designer tra i più quotati a livello nazionale ed internazionale. La ‘Concept House’ si compone di una serie di moduli abitativi qualificati da una specifica attenzione nei confronti dei dettagli architettonici ed estetici tenuti insieme dai canoni della bioedilizia. diventa il manifesto di una nuova concezione per quanto riguarda le costruzioni in legno, affinché coesistano nel medesimo ambiente salubrità e design scaturiti dall’alleanza di architetti italiani e aziende particolarmente sensibili alla questione energetico ambientale e quindi all’edilizia sostenibile. Alta qualità di vita ed elevata sostenibilità ambientale grazie ai materiali utilizzati e alle nuove tecnologie sia costruttive che impiantistiche finalizzate al risparmio energetico favorendo una riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera, rappresentano il valore aggiunto del vivere in una casa in legno. Per tutti coloro che nutrono qualche dubbio sulla reale eco-compatibilità di questa scelta importante sottolineare come anche in questo caso è possibile rispettare la natura sfruttando le sue risorse grazie alle certificazioni ISO 14001 per il sistema di gestione ambientale e dalla certificazione per la catena di custodia PEFC e FSC che garantisce la provenienza dei legni utilizzati da foreste controllate. Per quanto riguarda i prodotti utilizzati, ciascuno di essi possiede la marcatura CE per i prodotti da costruzione secondo la direttiva 89/106/CEE. In tutto ciò non manca il rispetto delle principali norme di sicurezza garantite da costanti prove tecniche di innovazione sul legno lamellare.

fonte: rinnovabili.it

Tecnologia italiana per il solare rivoluzionario di Israele

Quello che è stato inaugurato solo due giorni fa Samar Kibbutz, nel sud di Israele, non è un impianto come gli altri. A entrare in funzione è stato infatti la prima centrale a concentrazione ibrida, in grado di sfruttare i raggi solari per produrre elettricità e calore nelle belle giornate e sopperire alla mancanza di luce con un’alimentazione a biofuel. Sviluppato da Aora Spa, l’impianto si basa sulla tecnologia messa a punto nei laboratori del Weizmann Institute of Science in combinazione con l’ispirata progettazione dello studio di architettura Haim Dotan: 30 eliostati seguono e riflettono il sole verso una torre alta 30 metri, l’unità di conversione dove l’energia solare concentrata riscalda l’aria compressa e mette in funzione una microturbina da 100 kWe.
Cuore dell’impianto la turbina in questione ha una paternità tutta italiana: a realizzarla e fornirla è stata infatti Turbec Spa, azienda di Corporeno di Cento (Ferrara), che ha migliorato l’efficienza del sistema rendendola in grado di produrre anche energia termica tramite cogenerazione, con una potenza di 170 kWt. L’impianto oltre a fare, si spera da apripista ad ulteriori istallazioni si distingue per una serie di vantaggi primo fra tutti la modularità, ovvero la possibilità di collocare autonomamente ciascuna unità di base senza la necessità di destinare enormi spazi contigui per una centrale di dimensioni maggiori. Flessibilità e scalabilità sono le ovvie conseguenze, dando modo di ampliare o diminuire in base alle necessità le dimensioni dell’impianto. La stessa applicazione è attualmente in fase di realizzazione anche ad Almeria, in Spagna e forse potrebbe raggiungere anche la Giordania. Ha confidarlo è Yuval Susskin, ceo di AORA, secondo cui il Paese in questione sarebbe un ottimo per una futura collaborazione dal momento che possiede tutto ciò di cui questo progetto a bisogno: sole e terra. E poi, perché no – aggiunge – pensare anche ad un’espansione mondiale.

fonte: rinnovabili.it

Green Week 2009: agire e adattarsi

Si chiude oggi la settimana “verde” europea. Una conferenza che quest’anno ha rivestito un significato particolare, visto i fallimenti nei precedenti appuntamenti organizzati dall’Onu in vista della Confernza di Copenhagen di dicembre.
E’ sempre più difficile coniugare le politiche tra i vari governi, tra i Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo (come Cina e India, per intendersi), ma soprattutto dare importanza adeguata alla voce di quelli ancora sotto la soglia della povertà.
In questo frangente la crisi economica ovviamente non aiuta. Chi dovrebbe spendere più soldi per ridurre le emissoni di CO2, paese o azienda che sia, cerca di spingere o tirare, a secondo i casi, affinché l’onere economico sia il minore possibile. E spesso le lobby industriali, questo soprattutto nei paesi ricchi, riescono a condizionare le scelte di politica energetica che così risulta più consona agli interessi delle classi industriali che della risoluzione dei problemi ambientali.
I cosiddetti paesi emergenti, anche se a parole (come d’altronde quelli ricchi) rimbalzano la palla su quell’occidente che fino ad oggi ha inquinato e danneggiato l’ambiente come gli è parso e piaciuto in questo ultimo secolo. Ed ora, che siamo in situazione di emergenza climatica, non vogliono sentirsi appiccicare l’etichetta dei maggiori inquinatori. Ad esempio la Cina che, “oggi”, è il maggior produttore di CO2, si considera solo in una fase di recupero rispetto a quanto le economie occidentali hanno fatto per tutto il secolo scorso. E lo stesso discorso vale, ad esempio, anche per l’India. Negli incontri ufficiali e nelle dichiarazioni d’intenti pubbliche nessuno ormai si tira indietro rispetto ad impegni sulla riduzioni delle emissioni di gas serra, alla lotta la global warming, all’impegno a evitare il climate change. Poi nelle scelte politiche quotidiane ognuno bada ai propri interessi economici e così, al momento di fissare soglie, scadenze e sanzioni precise, allora vengono fuori i se e i ma. Addirittura l’attesa svolta di Obama, ha creato delusione nell’ultima riunione di Copenhagen dove il peso della diplomazia poteva essere se non determinante, ma almeno condizionare l’andamento e la conclusione invece deludenti, anche per il mancato supporto Usa che molti si aspettavano. Più di un osservatore ha rilevato con disappunto che, nonostante le buone intenzioni dichiarate da Obama, anche lui sembra voler evitare di prendere impegni specifici con date, limitazioni e ammende unanimamente concordate.
Il commissario europeo all’Ambiente, Stavros Dimas, ha dichiarato negli ultimi giorni che comunque fino all’ultimo occorre l’impegno di tutti per arrivare a dicembre a Copenhagen ad un accordo globale e condiviso.
Non tutti credono che ciò sia possibile, le precedenti riunioni, dal G8 a Siracusa all’incontro nella capitale danese, non hanno portato a nulla e non ci sono segnali che a dicembre le posizioni possano essere per incanto ribaltate.
Questa nona edizione della “Settimana verde 2009”, indetta dalla Commissione europea, che si conclude domani, ha adottato lo slogan “agire e adattarsi” nell’ambito della sempre più difficile sfida di ridurre le emissioni di gas serra in Europa e nel mondo e adattarsi ai cambiamenti climatici in atto, in otto sessioni si è così cercato di delineare un mondo a basse emissioni di carbonio per il 2050. Con 4000 partecipanti provenienti dall’Europa e dal resto del mondo.

La presentazione di Stavros Dimas

“Con la conferenza di Copenaghen che si avvicina, il 2009 può entrare nella storia come un punto di svolta nella lotta per evitare che i cambiamenti climatici raggiungano livelli pericolosi e causino sofferenze di vasta portata agli esseri umani. Il programma completo della Settimana verde consentirà ai partecipanti di scambiarsi conoscenze in merito a numerosi aspetti dei cambiamenti climatici di cui i responsabili politici, gli operatorieconomici e la società in generale devono occuparsi adesso.”

I temi della Green Week 2009

Durante la Settimana verde 2009 si è discusso di cambiamenti climatici secondo quattro tematiche: le politiche comunitarie in materia, la dimensione internazionale,
la convivenza con i cambiamenti climatici e la “visione per il 2050: una società senza
emissioni di carbonio”.

Le Problematiche

Sono state affrontate problematiche di ampio spettro, tra cui l’impatto dei cambiamenti climatici sull’occupazione e sulla
coesione sociale, gli ultimi sviluppi in materia di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica, l’attuazione del pacchetto clima-energia dell’UE, l’attenzione per le problematiche ambientali in economia, la sfida per l’agricoltura, l’adattamento della biodiversità ai cambiamenti climatici, la dimensione della sicurezza a livello internazionale e .
Oltre Barroso e Dimas sono intervenuti il Ministro svedese per l’ambiente,
Andreas Carlgren e il professor Wang Yi dell’accademia cinese delle scienze. Ladislav Miko, Ministro ceco per l’ambiente, Roy Mickey Joy, Ambasciatore della Repubblica di Vanuatu
Joy Grant, Ambasciatore del Belize, Festus Mogae, inviato speciale delle Nazioni Unite per i cambiamenti climatici, il professor Jean-Pascal van Ypersele, vicepresidente del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, Tony Long, direttore dell’ufficio politiche europee del WWF, Steve Fludder, vicepresidente di GE Ecomagination, Jeff McNeely, scienziato dell’Unione internazionale per la conservazione della natura, Ray Hammond, autore e futurologo.

Le conclusioni e la chiusura di Barroso

“Il cambiamento climatico è stato il problema di questa Commissione, e mi aspetto che sia il punto di ripartenza per il prossimo mandato”. Così ha iniziato il Presidente della commissione Ue, Manuel Barroso, l’intervento che stamattina ha chiuso la “Green Week 2009”.
“La politica ambientale in generale, e la politica climatica, in particolare, sono questioni squisitamente europee. – ha continuato poi il Presidente – Le emissioni di anidride carbonica non si fermano per i controlli alle frontiere nazionali. Le azioni che adottiamo, o non, all’interno dell’Unione europea hanno infatti un impatto diretto sulle foreste pluviali del Brasile e del Borneo, e sullo spessore del ghiaccio della Groenlandia”.
Barroso fa notare quindi che la medesima osservazione vale anche per altre emergenze come la gestione delle risorse idriche o la biodiversità.
Il riconfermato Presidente ha tenuto ad elencare i risultati raggiunti sul clima, insieme agli altri colleghi della commissione, nel corso degli ultimi cinque anni.
In base alle proposte avanzate dalla Commissione nel gennaio 2008, l’UE ha formalmente adottato per il clima e l’energia l’ormai noto pacchetto legislativo “20-20-20” che rende l’Europa la prima regione al mondo a normative di vasta portata, giuridicamente vincolanti, sul clima e sull’energia
“Questi sono dei veri e propri successi per l’Unione Europea, e tutti voi sapete il motivo per cui essi sono significativi. – ha ricordato alla platea della Green Week Manuel Barroso – Abbiamo appreso molto durante questa settimana in merito alle prove scientifiche del cambiamento climatico e sul suo impatto sul presente e sul futuro. L’uomo stessso ha creato dei gravi rischi per la vita umana, agli ecosistemi che dipendono da noi.
Quindi sono convinto che, in un momento decisivo come questo, è necessaria un’azione urgente dell’Ue e il lavoro compiuto da questa commissione è stato fin’ora all’avanguardia, e quindi sono doppiamente orgoglioso del ruolo che questa Commissione europea ha svolto. E’ la prova di una Commissione dal pedigree verde”.
Barroso, rivolto alla platea, ha sottolineato ancora una volta come la Commissione Ue non avrebbe potuto fare tutto questo da sola.
“So che molti di voi, come i soggetti interessati, hanno contribuito alla formazione di queste iniziative. Voglio cogliere l’occasione per ringraziarli per l’impegno profuso finora. E voglio incoraggiarvi a continuare ad aiutare a sviluppare le misure necessarie per la piena attuazione”.
Ha poi ribadito che non bisogna farsi frenare dalla crisi economica e che le politiche europee non possono essere verdi solo quando l’economia è forte.
“Devo dire che non sono d’accordo con questa tesi che non capisco. E’ accaduto di tutto dall’ultima volta che ci siamo visti: la crisi subprime, il credito crunch, il probabile tracollo finanziario, il brusco calo nel commercio internazionale e l’inizio di una recessione globale.
Quindi non dobbiamo stupirci che alcuni abbiano suggerito di accantonare la lotta contro i cambiamenti climatici, fino a quando l’economia non avrà recuperato posizioni migliori. Ma agire contro la crisi economica o combattere il cambiamento climatico è una falsa dicotomia. Si tratta di sfide che vanno affrontate in modo integrato. Infatti, esse sono due parti di una stessa strategia di sviluppo intelligente, sostenibile con crescita a basso tenore di carbonio che deve essere il segno distintivo della nuova economia post-crisi. Sappiamo, per esempio, che i costi del cambiamento climatico sarà molto più alto se non si interviene subito, con aumenti fino al 20% del PIL ogni anno nel lungo periodo, secondo il “rapporto Stern Review”. Al contrario, con la nostra politica ambientale pensiamo di poter limitare i costi del nostro pacchetto di circa la metà”.
Inoltre, il Presidente si dichiara convinto che il pacchetto dovrebbe ridurre la nostra vulnerabilità dagli shock energetici e limitare le conseguenze negative per la nostra industria e l’economia. Il fatto di essere dipendenti da altri per più del 50% del nostro fabbisogno energetico è un fattore di instabilità. Questo fabbisogno potrebbe salire al 64% entro il 2020 se continuasimo così.
Invece il cambiamento porterà grandi opportunità economiche, a condizione che l’Unione europea sfrutti il suo vantaggio, e consolidi la sua posizione sui mercati mondiali per la produzione di energia efficienti e tecnologie a basso tenore di carbonio.
Il raggiungimento di una quota del 20% per le energie rinnovabili, per esempio, potrebbe significare più di un milione di posti di lavoro proprio in questo settore, entro il 2020.
Così la crisi finanziaria, che avrebbe potuto creare altri problemi, potrebbe darci la possibilità di accelerare il passaggio verso una società a basse emissioni di carbonio. Però dovremo dimostrare il coraggio di cogliere questa opportunità. Per questo quando la Commissione ha elaborato il piano di recupero economico europeo l’anno scorso, siamo stati attenti a garantire che la risposta a breve termine fosse coerente con i nostri obiettivi a lungo termine”.
Il discorso di Barroso è ampio e abbraccia tecnologia, economia e aspetti sociali, nonchè gli scenari di sviluppo nel prossimo futuro.
“Investimenti in infrastrutture, efficienza energetica e tecnologia vanno fornite a sostegno delle industrie, in modo da renderle pronte a prosperare nei mercati del futuro, invece che ristagnare in mercati del passato destinati a sparire. Solo per dare un paio di esempi, dobbiamo essere pronti a prevedere la decarbonizzazione dell’energia elettrica dei carburanti per i trasporti entro il 2050. Questo può suonare come una grande sfida per alcuni, ma a me, suona come una gigantesca opportunità”.
Barroso nella sua conclusione non tralascia il panorama internazionale, ricordando gli obiettivi vincolanti e la forte posizione dell’UE per Copenaghen. La Commissione ha infatti già nel mese di gennaio ha stabilito una chiara visione di ciò che l’accordo post-2012 deve preveedere.
“So che il mio collega, Stavros Dimas, riferirà su questo più tardi, e anche sullo stato dei negoziati, ai quali abbiamo lavorato in stretta collaborazione con gli Stati membri e naturalmente la futura Presidenza svedese, in particolare – specifica il Presidente – a Copenaghen, dovremo raggiungere un vero accordo globale in cui tutti i paesi del mondo si fanno carico di una quota “equa” degli sforzi necessari per evitare un pericoloso cambiamento climatico. Il mondo ha bisogno di ridurre le emissioni globali di almeno il 50% entro il 2050 – ricorda severamente Barroso – se vogliamo avere una possibilità di tenere il riscaldamento globale al di sotto della soglia alla quale si rischia catastrofici e irreversibili cambiamenti globali. Tale soglia è a soli 2 °C al di sopra della temperatura pre-industriale, o di solo 1,2 °C sopra il livello di oggi”.
Poi Barroso affronta il tema dei Paesi poveri che saranno gli unici ad essere esentati da questo sforzo, mentre i paesi sviluppati dovranno prendere l’iniziativa e cioè la riduzione delle emissioni di almeno il 80% entro il 2050. E purtroppo fa notare come non ci siano ancora le prospettive per un accordo a Copenaghen nel prossimo dicembre.
Ci sono però anche segnali positivi come l’impegno del Presidente Obama, sia per l’azione interna e che per un esito positivo per Copenaghen, che pesa non poco sulla scena mondiale. Grazie alla sua leadership gli Usa sono ora di nuovo al tavolo delle trattative. E con il pacchetto Waxman-Markey ora esiste, per la prima volta negli Stati Uniti, un progetto di legge concreto sul tavolo, finalizzato a ridurre le emissioni nazionali.
E vogliamo che gli Usa siano con noi per procedere lontano e più velocemente possibile sui cambiamenti climatici.
Anche la Cina oggi è pienamente impegnata ormai con una posizione costruttiva nei negoziati internazionali, mentre a livello nazionale persegue obiettivi ambiziosi per ridurre l’intensità energetica del 20% con il suo attuale piano quinquennale. E vorrei cogliere l’occasione per congratularmi con il professor Wang Yi e i suoi colleghi presso l’Accademia Cinese delle Scienze per la loro influenza sulla politica in materia di clima di energia. Condividiamo pienamente la sua opinione che la via da seguire è lo sviluppo a basse emissioni di carbonio”.
Poi il presidente ha citato le tre sessioni preparatorie come quella del Messico, tutte scenario di duri scontri, ma a suo avviso è sempre costruttivo parlare in tali riunioni, e si augura che l’incontro a L’Aquila, in concomitanza con la riunione del G8, possa dare davvero un utile contributo al processo di Copenaghen su questioni spinose, come l’adattamento, la mitigazione, la finanza e la tecnologia.
“Vogliamo lavorare a stretto contatto con i paesi in via di sviluppo – ha ribadito ancora una volta Barroso- e da questo punto di vista il clima e il programma di sviluppo sono percorsi paralleli. Perciò, abbiamo costruito il “Global Climate Change Alliance”, per lavorare con paesi in via di sviluppo nell’ambito dei cambiamenti climatici. Ma tutto questo richiede un serio sforzo di finanziamento su cui la Commissione esporrà le sue riflessioni. Qui, l’Unione europea è assolutamente pronta a fare la sua parte, e il finanziamento di questo impegno è stato sostenuto dal Consiglio europeo”.

fonte: rinnovabili.it

Obama, avanti sul clima Sì della Camera alla legge

Obama va avanti sulla sua politica "verde". La Camera dei Rappresentanti Usa ha approvato nella notte italiana (219 voti favorevoli e 212 contrari) la nuova legge sul clima ("Climate change bill") che pone severi limiti alle emissioni di gas inquinanti. La legge, che deve ancora essere approvata dal Senato, è considerata dalla amministrazione una delle maggiori priorità della agenda del presidente americano. Il presidente ha fatto subito conoscere la sua soddisfazione: "Un passo coraggioso e necessario" ha detto aggiungendo la sua speranza che anche dal Senato arrivi presto un "sì".

La legge impone alle compagnie americane - incluse le raffinerie e le centrali di energia - di ridurre le emissioni di gas inquinanti (associate al mutamento del clima) di una percentuale del 17 per cento entro il 2020 e dell'83 per cento entro il 2050, prendendo come punto di riferimento i livelli del 2005.

La legge mira, oltre a creare una produzione di energia meno inquinante, a ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni di petrolio estero con un passaggio graduale alla energia pulita al posto del petrolio e del carbone.

La legge è stata approvata dalla Camera col sostegno quasi esclusivo della maggioranza democratica: solo otto repubblicani hanno votato a favore della misura.
I sostenitori della legge sottolineano il beneficio per l'ambiente mentre i critici affermano che la legge provocherà la chiusura di numerosi posti di lavoro.

fonte: repubblica.it

venerdì 26 giugno 2009

Legambiente: «Un mare di cemento»

Per una storia andata a buon fine come quella dell’abbattimento di Palmaria, ci sono infatti molti altri abusi edilizi che continuano a sfregiare i nostri litorali, anche con l’appoggio delle amministrazioni locali. È il caso di Ischia dove sono proprio i sindaci a guidare la protesta degli abusivi. Qui la procura di Napoli ha in calendario oltre 600 demolizioni, ma gli interventi effettuati sono pochissimi, perché a osteggiare il ripristino della legalità ci sono in prima fila gli amministratori locali. Ed è il caso anche di un’altra perla del nostro mare, l’Isola di Lampedusa, dove il sindaco sta cementificando gli ultimi lembi di terra che l’abusivismo dei decenni passati aveva risparmiato. E non esiste legge che glielo impedisca, perché qui non vige ancora alcun piano regolatore e nemmeno un piano paesistico. Casi come questi sono ancora tantissimi, ma Legambiente ha stilato una Top Five degli ecomostri di cui chiede l’abbattimento in via preferenziale: l’hotel di Alimuri a Vico Equense (Na), le palazzine di Lido Rossello a Realmonte (Ag), Palafitta a Falerna (Cz), il villaggio abusivo di Torre Mileto (Fg) e la “collina del disonore” a Pizzo Sella alle porte di Palermo, un centinaio di ville abusive costruite dalla mafia negli anni ’70.

Ma la cementificazione della costa si concretizza anche in moltissimi altri modi: ci sono gli accessi negati dagli stabilimenti balneari, che appena comincia la bella stagione “blindano” i lidi e non consentono di arrivare al mare senza l’acquisto del biglietto d’ingresso. E c’è poi l’assalto ai nuovi porti, il nuovo escamotage per urbanizzare la costa, derogando e aggirando i piani urbanistici. Un business da milioni di euro che ruota intorno alla costruzione di una miriade di posti barca inutili e ingiustificati con relative strade, bar, negozi, parcheggi e centri commerciali. Progetti per cui le amministrazioni locali fanno a gara nell’intento di accaparrarsi risorse pubbliche, che in questo caso arrivano a pioggia. Un giro d’affari che c’entra poco o nulla con il rilancio del turismo e il bene delle comunità locali se si considera che proprio Ucina, l’organizzazione che riunisce gli imprenditori del settore della nautica da diporto, ha realizzato uno studio insieme a Legambiente che stabilisce la possibilità di realizzare ben 39.000 posti barca senza un metro cubo di cemento, ma riutilizzando i bacini già oggi esistenti.
L’altro importante campanello d’allarme suonato da Mare Monstrum 2009 è quello relativo agli illeciti sul fronte scarichi e depurazione che, pur essendo in calo del 5,5%, nel 2008 rimangono ancora molto elevati. Nell’ultimo anno infatti sono state 1.810 le infrazioni accertate, 2141 le denunce e gli arresti, 748 i sequestri, dati in aumento rispettivamente dell’8,2% e dell’1,5%. Nella classifica regionale al negativo troviamo al primo posto la Sardegna con 362 infrazioni accertate, seguita da Campania, Puglia, Calabria e Sicilia e subito dopo Lazio e Liguria. Da sottolineare l’apporto negativo dei fiumi sulle acque di balneazione marine, riscontrato anche dai monitoraggi effettuati lo scorso anno da Goletta Verde di Legambiente: il 53,75% dei punti campionati alla foce dei fiumi è risultato gravemente inquinato, l’8,75% mediamente inquinato, il 15% leggermente inquinato e solo il 22,5 % pulito.
Ancora in aumento la pesca di frodo e quella illegale che aumenta del 10,6% con preoccupanti segnali di infiltrazioni mafiose nella gestione del ciclo di attività. Dal 2007 al 2008, infatti, le infrazioni rilevate dalle Forze dell’ordine e le Capitanerie di Porto sono passate da 5.189 a 5.741 infrazioni, con 5.763 persone denunciate e 1.160 sequestri. Le regioni dove si collezionano maggiormente reati di questo tipo sono la Campania (1.005), la Sicilia (817) la Puglia (758) la Liguria (487) e la Calabria (407). Impressionanti le quantità di pesce sequestrato nell’ultimo anno: 199.896 chili in Sicilia, 75.898 in Puglia, 5.142 in Campania, 55.491 nelle Marche.

fonte: lanuovaecologia.it

Mare monstrum 2009 Ecco le Bandiere nere

VENETO – A “Volare Venezia” per il progetto di villaggio turistico su palafitte nel Delta del Po, su scanno Palo, a Porto Tolle.
La società Volare Venezia, marchio di diritto olandese che rappresenta un gruppo di investitori non meglio identificati, prevede la realizzazione su scanno Palo di interventi a carattere turistico - ricettivo: 4 - 5 punti di ristoro, la costruzione di un nuovo collegamento mobile a sud dello scanno e percorso sospeso sull'acqua verso circa 200 unità abitative poste su palafitte. Secondo il progetto, ad ogni gruppo di casette corrisponderà un pontile galleggiante per l'ormeggio dei natanti. Dopo la centrale a carbone e il terminal gasiero, a Porto Tolle arriva anche la speculazione immobiliare. Questo progetto vuole colonizzare una delle aree più pregevoli dell’ecosistema veneto, peraltro territorio del Parco del delta del Po e quindi zona Sic e Zps. (Gli scanni sono le isole di sabbia che proteggono le lagune dalla forza del mare e sono ecosistemi molto importanti e delicati, ndr).

ABRUZZO – Al Comune di Francavilla per il resort sulla spiaggia.
All’Amministrazione comunale per aver consentito la cementificazione, con il resort ora sotto sequestro della magistratura, del lungomare di viale Alcione. Una lottizzazione resa possibile dalla discutibile modifica del Piano regolatore nel 2002.
MOLISE – Al Comune di Termoli per la scelta di costruire un deposito ittico a ridosso delle mura medievali del borgo antico.
Al Comune di Termoli per la scelta “sconsiderata” di realizzare un manufatto altamente impattante in uno degli scorci più significativi del Comune di Termoli. Il contesto storico di inserimento è costituito, infatti, dalle mura medioevali del Borgo Antico, a cui il manufatto è stato accostato occultandone parzialmente la vista; mentre la destinazione dell’opera, certamente disdicevole per il luogo, è quella di stoccaggio olii, ghiaccieria e magazzini di conservazione del pesce. E poi ancora l’indignazione per il fatto che l’Amministrazione, pur avendo a disposizione l’intera area portuale estesa alcuni ettari per localizzare l’opera, l’abbia poi realizzata in tale contesto, dimostrando assoluta “insensibilità” verso quei beni che asserisce di voler tutelare.
CALABRIA – Al Sindaco di Crotone per il mancato abbattimento degli abusi nell’area archeologica di Capo Colonna.
Per la grave inerzia sul fronte del ripristino della legalità a Capo Colonna, dove 35 manufatti abusivi permangono indisturbati, nonostante una sentenza della Cassazione e un iter giudiziario cominciato nel 1995, che impediscono lo sviluppo dell’area archeologica.
SICILIA – Al Comune di Palermo per il mancato abbattimento delle ville abusive costruite dalla mafia negli anni 70 a Pizzo Sella.
Per il reiterato immobilismo rispetto al risanamento della collina e al ripristino della legalità, a partire dalla esecuzione delle demolizioni stabilite con sentenza della Corte di cassazione. Le ultime case sono state tirate giù nel 1999, quando era sindaco del capoluogo siciliano Leoluca Orlando, poi più nulla. Anzi, in questi anni l’Amministrazione comunale ha tentato di “sanare” la situazione, promuovendo un piano per la riperimetrazione dell’area con conseguente condono ad hoc. Mentre l’Ordine provinciale degli architetti si è spinto al punto di indire un concorso di idee per “riqualificare”le case.
CAMPANIA Alla Regione per la mancata depurazione delle acque del litorale Domizio-flegreo.
Per il decennale immobilismo e la pessima gestione degli impianti di depurazione campani. Un caso esemplare di cattiva politica, una situazione intollerabile che richiama precise responsabilità anche penali circa la gestione e la manutenzione degli impianti di depurazione e che mette in evidenza l’inerzia degli stessi organi di vigilanza. Il cattivo funzionamento riguarda i cinque impianti (Cuma, Foce Regi Lagni, Acerra, Napoli Nord e Caserta) predisposti per la depurazione delle acque del litorale Domizio flegreo. Depuratori fuorilegge che immettono le loro acque non depurate direttamente nel mare, realizzati con i fondi della Cassa del Mezzogiorno, mai rimodernati e soggetti a scarsa manutenzione ordinaria. Una bandiera nera “collettiva”, dunque, assegnata per la terza volta per l’ennesima debacle della classe politica campana: Regione, Commissario di Governo per le Acque, Arpa e diverse amministrazioni comunali e provinciali.
LAZIO – Alla Provincia di Latina e al sindaco di Sabaudia per le aggressioni al lago di Paola.
La Provincia di Latina ha in cantiere un progetto di riqualificazione ambientale sul lago di Paola che nasconde la volontà di realizzare un porto e di regolarizzare situazioni di abusivismo edilizio cronico. Il nuovo Sindaco di Sabaudia, appena insediatosi ha tentato di ripristinare con ordinanza sindacale urgente la navigabilità a motore nel lago (l’ordinanza è stata poi annullata dagli organi di controllo).
TOSCANA – Al Comune di San Vincenzo per la speculazione edilizia nella tenuta di Rimigliano.
Per aver avviato il procedimento per una variante al Piano strutturale che va incontro alla richiesta dei nuovi proprietari e che rischia di trasformare per sempre l’identità dell’area e il suo grande valore naturalistico. Il progetto in discussione è quello di tramutare il già previsto maxi albergo da 15 mila metri quadrati e di un centro congressi da 3 mila in un intervento alberghiero e residenziale distribuito su tutta l’area.
LIGURIA – Alla “Porto di Imperia Spa” per aver realizzato uno degli approdi più grandi della Liguria.
Oltre 1000 posti barca, una mega speculazione che ha prodotto un pesante danno al territorio costiero e all’ambiente marino. Su denuncia della Capitaneria di porto è stata aperta anche un’indagine della magistratura per presunti abusi edilizi. In particolare l’inchiesta riguarda il capannone per la cantieristica, costruito in area demaniale in modo difforme rispetto al progetto depositato e approvato. Sono indagati il presidente della società, nonché segretario generale del Comune, il progettista e i rappresentanti delle altre due società che insieme al Comune di Imperia compongono il Gruppo. La Porto di Imperia Spa aveva fatto richiesta di variante, ma aveva continuato con la realizzazione del manufatto senza attenderne l’approvazione, quindi in mancanza di autorizzazione. La Conferenza dei servizi, mentre scriviamo, non ha ancora approvato la variante, in compenso c’è stata la sanatoria da parte della Soprintendenza.

fonte: lanuovaecologia.it

«Due ecoreati ogni km di costa» Bandiere nere ai pirati del mare

Calcestruzzo illegale o “legalizzato”. Nel cantiere Italia si impasta senza sosta ai danni del mare. Si conferma così ancora una volta il cemento il peggiore nemico delle coste italiane, in cima alla lista dei mali del Mare Monstrum. Tra villette per le vacanze, grande alberghi a strapiombo sul mare o porti turistici con ristoranti e shopping center sono davvero migliaia i nuovi edifici che ogni estate spuntano lungo le coste italiane. Solo nel 2009 intorno al ciclo del mattone selvaggio si sono registrate esattamente 3.674 infrazioni, sono scattati 1.569 sequestri e 4.697 denunce. Una situazione che non accenna a migliorare perché gli abbattimenti rimangono ancora episodi isolati e sporadici, tali da non riuscire ancora a scoraggiare la piaga dell’abusivismo edilizio.

Ma il mare italiano non soffre solo il mal di cemento, è afflitto anche da tanti altri guai: scarichi illegali, cattiva depurazione, pesca di frodo, infrazioni al codice della navigazione sembrano, infatti, non passare mai di moda. Crescono, quindi, le infrazioni accertate che passano da 14.315 nel 2007 a 14.544 (+1,6), quasi 2 reati a chilometro lungo i 7.400 di costa del Belpaese. Aumentano anche le persone denunciate che da 15.756 arrivano a 16.012 (+1.6%) mentre, parallelamente, diminuiscono i sequestri che da 4.101 scendono a quota 4.049. A guidare la classifica dell’illegalità costiera è la Campania, con 2.776 infrazioni accertate dalle Forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto, seguita da Sicilia (2.286), Puglia (1.577) e Calabria (1.435).

È questo in sintesi il quadro che emerge Mare Monstrum 2009, il dossier di Legambiente presentato questa mattina a Roma, nel corso di una conferenza stampa indetta per salutare la partenza della ventiquattresima Goletta Verde, erano presenti Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente e Giorgio Zampetti, coordinatore scientifico di Legambiente.
“Abbattere diviene la parola d’ordine per vincere la guerra contro il cemento abusivo che devasta le nostre coste e che nelle regioni del sud è diventato, negli ultimi decenni, una vera e propria piaga – ha dichiarato Sebastiano Venneri, vicepresidente e responsabile mare di Legambiente –. Scalfire questa situazione, spesso incentivata proprio dalle amministrazioni comunali compiacenti, in un quadro caratterizzato da assenza di regole, dominio della criminalità organizzata, condoni e sanatorie nazionali diviene difficile senza un vero e proprio scatto di reni degli amministratori locali, a cominciare da quei sindaci che dovrebbero trovare la determinazione e il coraggio per dare il via alle demolizioni. Eliminare concretamente gli ecomostri è infatti l’unico modo per disincentivare nuove illegalità ed è per questo che Legambiente ha deciso di scrivere ad alcuni sindaci, chiedendo ragione della mancate demolizioni. Di fronte a un abuso edilizio conclamato e non sanabile infatti, è dovere del primo cittadino procedere alla demolizione del manufatto, pena la denuncia per omissione d’atti d’ufficio e la segnalazione alla Corte dei Conti per verificare l’eventuale danno erariale”.
I principali reati nel 2008
Reato
Infrazioni
accertate
% rispetto al 2007
Persone denunciate
o arrestate
Sequestri
effettuati
Abusivismo edilizio
sul demanio
3.674
- 7,6
4697
1.569
Depuratori, scarichi fognari, inquinamento da idrocarburi
1.810
- 5,5
2.141
748
Pesca
di frodo
5.741
10,6
5.763
1.160
Codice navigazione e
nautica da diporto
3.319
2,6
3.411
572
Totale
14.544
1,6
16.012
4.049
Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine e Cap. di porto (2008)
La classifica del mare illegale in Italia
Regione
Infrazioni
accertate
Persone denunciate o arrestate
Sequestri
effettuati
Campania =
2.776
3.142
1.002
Sicilia ↑
2.286
2.420
544
Puglia ↓
1.577
1.705
708
Calabria =
1.435
1.501
404
Sardegna =
1.301
1.560
230
Liguria =
1.027
1.080
168
Lazio ↑
1.008
1.129
231
Emilia Romagna =
639
644
124
Toscana ↓
620
694
118
Veneto =
521
592
232
Friuli Venezia Giulia ↑
454
457
54
Abruzzo ↓
418
459
106
Marche ↓
366
502
101
Molise =
92
97
8
Basilicata =
24
30
19
Totale
14.544
16.012
4.049
Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine e Cap. di porto (2008)
La classifica dell’abusivismo edilizio sul demanio
Regione
Infrazioni
accertate
Persone denunciate
o arrestate
Sequestri
effettuati
1
Campania =
783
1.083
447
2
Sicilia ↑
723
864
287
3
Calabria ↓
461
517
169
4
Sardegna =
382
616
124
5
Puglia =
380
489
202
6
Lazio ↑
232
295
100
7
Liguria =
129
155
47
8
Toscana ↓
108
167
30
9
Abruzzo ↓
107
122
40
10
Emilia Romagna =
107
111
16
11
Veneto =
99
100
70
12
Marche =
78
95
22
13
Friuli Venezia Giulia =
53
48
8
14
Molise =
28
32
4
15
Basilicata =
4
3
3
Totale
3.674
4.697
1.569
Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine e Cap. di porto (2008).
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Passatempo Preistorico

Moonstone Madness

Pronti a partire, pronti per distruggere tutto? Bene, allora fate un salto indietro nell'era preistorica e immergetevi in questa nuova avventura dal gusto tribale. A bordo del vostro cinghiale dovrete raccogliere le gemme preziose necessarie per passare alle missioni successive, saltando gli ostacoli se non volete perdere il vostro bottino e distruggendo i totem a testate per conquistare altre gemme utili. Inoltre, una magica piuma vi catapulterà verso il cielo dove punti e gemme preziose sono presenti in gran quantità, per cui approfittatene! cercate di completare la missione entro il tempo limite, utilizzando le FRECCE direzionali per muovervi, abbassarvi e saltare, e la SPACEBAR per prendere a testate i totem.

Change.org|Start Petition

Blog Action Day 2009

24 October 2009 INTERNATIONAL DAY OF CLIMATE ACTION

Parco Sempione - Ecopass 2008