venerdì 29 febbraio 2008

Taverna del Re, una donna si dà fuoco

Una donna, per protesta, si è data fuoco davanti al cancello posteriore del sito di stoccaggio di Taverna del Re, a Giugliano. Secondo quanto confermato dalla polizia, che è prontamente intervenuta, la «pasionaria» - che si chiama Lucia De Cicco - non sarebbe in gravi condizioni. Insieme ad un’altra signora, Carla Ruggiero, leader dell'associazione, «Napoli vive, io la difendo», la donna si era incatenata al cancello minacciando, con una lattina di benzina in mano, di darsi fuoco: gesto che poi ha davvero messo in atto. Grazie all’intervento degli agenti si è solo sfiorata la tragedia. Al momento la donna è ricoverata all’ospedale La Schiana di Pozzuoli.
LA «PASIONARIA» - È una disabile la «pasionaria» che si è data fuoco per chiedere l’immediata chiusura dello stoccaggio delle ecoballe a Taverna del Re. Lucia, quarantasei anni, da inizio zettimana non lasciava quasi mai il presidio. «Difendo la salute dei miei due figli», rivendicava. «Sono napoletana, ma abito da 16 anni a Lago Patria e dalla scorsa estate vivo in un tanfo insopportabile». Era tra i manifestati caricati dalla celere a novembre scorso quando le forze dell'ordine tentarono di forzare il blocco per permettere il passaggio di una decina di camion con le ecoballe. Mezzi che occultavano il carico con scritte ed insegne variopinte quanto mendaci: Italian Floor, D-Beer, Millennium. «Eppure noi qui difendiamo anche i poliziotti e le loro famiglie che abitano in questa zona - aveva detto Lucia -. Lo sanno che a pochi metri di qui c’è un allevamento di bufale che produce latte per la mozzarella?».
RIAPERTURA - Per far fronte all’emergenza rifiuti in Campania, giovedì sera era stata riaperta la discarica di Taverna del Re. Nel sito, già al centro in passato di forti proteste da parte dei cittadini, saranno stoccate le ecoballe per soli cinque giorni. «Questa decisione è una sconfitta per lo Stato - commenta la Ruggiero - Lo Stato smentisce se stesso, ancora una volta. Una scelta inaccettabile, uno schiaffo a tutti quei cittadini che per settimane hanno lottato per vedere chiusa la discarica».
Da venerdì mattina lo stoccaggio sta procedendo regolarmente, anche se i cittadini stanno comunque effettuando un presidio davanti al sito. Poi, di colpo, la clamorosa protesta e la tragedia sfiorata.

fonte: corriere.it

Regolamento Gas Fluorurati ad Effetto Serra

Sono state definite le modalità di invio ed i riferimenti a cui trasmettere entro il 31 marzo p.v. la relazione di cui l'art.6 (1) del Regolamento CE 842/2006 su taluni gas fluorurati ad effetto serra.

fonte: minambiente.it

Aree Protette: commissariamento Parchi nazionali della Sila e del Gargano

“Dopo una verifica durata alcuni mesi e previo parere favorevole della Regione Puglia e della Regione Calabria, il Ministro dell’Ambiente ha commissariato il Parco Nazionale del Gargano e il Parco Nazionale della Sila. Dai riscontri fatti, sono emerse infatti una serie di criticità amministrative e gestionali.

Commissario del Parco della Sila è il dottor Aldo Cosentino, Direttore Generale Protezione della Natura del Ministero Ambiente. Il Direttore Cosentino ha al suo attivo già molte esperienze di commissariamento che dimostrano la capacità d’intervento e soluzioni di problematiche complesse. Commissario del Parco Nazionale del Gargano, su proposta della competente Direzione, è il dottor Ciro Pignatelli, funzionario dirigente del Ministero presso la Direzione Protezione della Natura. Il dottor Pignatelli, pugliese ed esperto di aree protette, conosce bene sia le aree del Parco che le problematiche di quel territorio. Pignatelli era Capo Segreteria del Sottosegretario Gianni Piatti e si è dimesso dall’incarico prima della nomina a Commissario. Entrambi i Commissari hanno avuto da parte del Ministro indicazioni di procedere con la massima rapidità al fine di risolvere i problemi riscontrati nei due parchi e consentire quindi la nomina, da parte del prossimo Esecutivo, degli organi direttivi nel più breve tempo possibile.

Si ricorda che il Ministro Pecoraro, nei 20 mesi del mandato, ha risolto positivamente i commissariamenti ereditati dal precedente Governo e relativi ai parchi nazionali dell’Appennino Tosco Emiliano, Foreste Casentinesi, Monti Sibillini, Arcipelago Toscano, Circeo e Aspromonte. Ha risolto anche i Commissariamenti dei Parchi nazionali del Vesuvio e del Cilento”.

fonte: minambiente.it

Campania, il punto sulla crisi

Il commissariato per l'emergenza smentisce contatti con aziende svizzere per smaltire i rifiuti napoletani. Taverna del Re a Giugliano ospiterà le ecoballe per cinque giorni. A Marigliano ed Eboli si preparano i siti di stoccaggio/ IL PROCESSO: «Sequestrate i beni degli imputati» / Sigilli alla discarica di "ospedalieri"
Il commissariato straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania smentisce ogni contatto con aziende svizzere per lo smaltimento dei rifiuti napoletani. Confermato, invece, lo stoccaggio provvisorio delle ecoballe in uscita dagli impianti ex Cdr e, in via prioritaria, dall'impianto di selezione di Giugliano, in una piazzola del sito di Tavernadel Re, nello stesso comune del napoletano. Nel frattempo oltre 150 persone con in testa il sindaco di Eboli, Martino Melchionda, presidiano da stamani la località Coda di Volpe, dove il commissariato ha individuato un'area dove aprire un sito per lo stoccaggio delle ecoballe.

Il sindaco di Eboli, però, non chiude le porte a De Gennaro. «Siamo disponibili al ragionamento - ha aggiunto Melchionda - non diciamo no e basta. Ma non accettiamo scelte che penalizzino la nostra comunità ed economia». reversibile". Qui lo stoccaggio dovrebbe proseguire per 60 giorni. Lo stoccaggio a Giugliano, iniziato ieri sera, durerà invece al massimo per cinque giorni. Il provvedimento del commissariato straordinario è stato definito "assolutamente temporaneo". La decisione è stata presa per evitare il rallentamento dell'attività degli impianti di Cdr.

«Senza indugio adiremo le vie legali per opporci alla riapertura di Taverna del Re – ha dichiarato il sindaco di Giugliano Francesco Taglialatela – restando fermi sulla nostra posizione contro le aggressioni al nostro territorio. In un momento delicato come questo - prosegue il sindaco - in cui la politica dovrebbe dare risposte alle istanze dei cittadini, il commissariato disattende l'impegno sulla chiusura del sito, ottenuta grazie ad una lunga battaglia legale del Comune e all'azione del presidio di cittadini».

La notizia che parte dei rifiuti prodotti a Napoli sarebbero finiti a Ginevra era stata battuta dall'agenzia di stampa svizzera Ats, secondo la quale l'azienda delle energie Services industriels de Geneve avrebbe deciso di accogliere nell'inceneritore di Cheneviers svariate decine di migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti dall'estero, in particolare da Germania, Francia, Italia e Austria. L'impianto ginevrino ha un problema di sovraccapacità, e per rimediarvi ha deciso di accogliere per il periodo 2008-2011 da 40.000 a 90.000 tonnellate annue di rifiuti provenienti dall'estero. La qualità dei rifiuti sarà controllata alla fonte e l'immondizia sarà trasportata fino a Ginevra in treno.

Intanto, oltre a Eboli, proseguono i lavori per allestire il sito di Marigliano (Napoli). Negli impianti di Cdr non si sono segnalate difficoltà e sono partiti regolarmente i treni carichi di rifiuti diretti in Germania. L'esercito, inoltre, continua l'attività di raccolta straordinaria nei comuni di San Giorgio a Cremano, Teverola, Torre Annunziata e Mondragone.

fonte: lanuovaecologia.it

Dimas ottimista sul post-Kyoto

Il commissario europeo all'Ambiente si dice fiducioso per un accordo globale entro il 2009 sulla riduzione dei gas serra. E mette in guardia: «Non possiamo ridurre i nostri obiettivi o temporeggiare. Per la nostra credibilità e per il pianeta»/
Kivalina: l'isola che scompare
Il commissario europeo all'Ambiente Stavros Dimas è «ottimista circa la possibilità di raggiungere un accordo globale entro il 2009» sulla riduzione dei gas ad effetto serra. Dimas in un incontro con i giornalisti ha tuttavia messo in guardia: «Non possiamo ridurre i nostri obiettivi o temporeggiare in materia legislativa per non rischiare di perdere la nostra credibilità ma anche la battaglia in favore del clima». Per il commissario all'ambiente quindi «la priorità dell'Ue deve essere il raggiungimento di un nuovo accordo internazionale completo ed ambizioso sul cambiamento climatico come definito alla Conferenza di Bali».

fonte: lanuovaecologia.it

Nella stessa occasione l'ambasciatore Usa presso l'Ue, Boyden Gray, è intervenuto confermando un ammorbidimento delle posizioni Usa sulle sfide legate al cambiamento climatico. L'ambasciatore americano parlando dei paesi emergenti e della riduzione dei gas ad effetto serra, ha precisato: «Noi vogliamo che gli impegni per loro siano vincolanti nella misura in cui lo si potrebbe attendere da noi. Quanto alle cifre e alle percentuali di riduzione non devono essere identiche, saranno oggetto di negoziato».

Dimas a sua volta, come già indicato nei giorni scorsi dalla sua portavoce, ha ribadito che non si può esigere da paesi come l'India di ridurre le loro emissioni nella stessa entità che l'Ue o gli Usa. L'intesa raggiunta lo scorso anno a Bali prevede un percorso per negoziare un nuovo accordo sui mutamenti climatici che sostituisca in modo più ambizioso il Protocollo di Kyoto. L'obiettivo per il "Kyoto 2", è di negoziarlo in questi due anni e firmarlo a Copenaghen nel 2009. Il nuovo trattato avrà effetto a partire dalla fine del 2012.

L'Ue: «Nucleare non è in mix rinnovabili»

Per il portavoce del commissario Ue Andris Piebalgs l'eventuale ritorno all'atomo dell'Italia non modificherebbe l'obiettivo del 17% di fonti pulite al 2020. «L'energia nucleare non è rinnovabile, e non è calcolata nel mix dei target concordati»
L'eventuale ritorno all'energia nucleare da parte dell'Italia non modificherà gli obiettivi vincolanti fissati a livello europeo per i consumi italiani da fonti rinnovabili che dovranno salire al 17% entro il 2020.

«L'energia nucleare non è considerata una fonte rinnovabile, pertanto non è calcolata nel mix di fonti con il quale ciascun paese deve raggiungere i target concordati», ha detto il portavoce del commissario Ue Andris Piebalgs, Ferran Tarradellas, interpellato sul programma del Pdl che prevede il ritorno dell'Italia alla produzione di nucleare, in margine al consiglio ue dell'energia.

I 27 hanno concordato nel marzo del 2007 di portare a livello europeo al 20% i consumi da energie rinnovabili (prodotte da sole, vento o biomasse) entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990. Ciascun paese ha un obiettivo differenziato, fissato per l'Italia al 17% contro l'attuale 5,2%

fonte: lanuovaecologia.it

Risarcimento del danno alla salute: la patologia riscontrata deve essere la causa del malessere lavorativo

Con sentenza del 5 febbraio 2008, n. 2729, la sezione lavoro della Corte di Cassazione ha stabilito che il dipendente che lamenta una depressione derivante dalla umiliazione da demansionamento, deve presentare una documentazione medica attestante che la patologia riscontrata sia causa del suo malessere lavorativo: serve, dunque, la documentazione medica che manifesti espressamente il nesso causale fra il demansionamento ed il danno all’integrità psico-fisica rivendicato dal dipendente e non basta una mera ipotesi di collegamento tra la patologia riscontrata ed il malessere lavorativo.
Per la Cassazione, se non è possibile in termini certi ricostruire causa ed effetto delle patologie (e specificatamente come in quello della depressione, che può essere riconducibile a diversi fattori), la dimostrazione del nesso causale può essere espressa in termini di probabilità, ma non certamente di possibilità.
Per tali ragioni la Corte di Cassazione ha escluso, nel caso di specie, il riconoscimento del danno alla salute per il lavoratore in quanto la certificazione medica prodotta accennava solo in via ipotetica l’esistenza di un rapporto fra l’infermità ed il malessere sul lavoro

Fatto e diritto
Una dipendente della Croce Rossa Italiana aveva lamentato di aver subito un demansionamento e chiesto, oltre al riconoscimento del diritto all’assegnazione di mansioni corrispondenti alla qualifica spettante, il risarcimento del danno.
Il giudice adito ha accolto la domanda, condannando la parte convenuta sia al risarcimento del danno professionale che del danno alla salute.
La Corte di Appello, in parziale riforma di tale decisione, ha rigettato la domanda relativa al risarcimento del danno alla salute rilevando che non erano stati prodotti documenti che dimostrassero il nesso di causalità tra la patologia riscontrata e la situazione lavorativa, ed in ogni caso la mancata indicazione dei termini del danno che si assume verificato.
La dipendente allora ha proposto ricorso in Cassazione.

La decisione della Corte di Cassazione
Per la Cassazione la condotta lesiva del bene protetto non può evidentemente dimostrare di per sé il nesso tra la dequalificazione e il danno alla integrità psico-fisica e, pertanto, il ricorso della dipendente è privo di elementi probatori.
Per la Cassazione, le risultanze della certificazione medica analizzata dalla Corte d’Appello che ha valutato poi la rilevanza probatoria di questi dati, non si sono discostati dai principi enunciati dalla giurisprudenza in tema di nesso di causalità, che deve fondarsi sul criterio della probabilità di verificazione dell’evento dannoso e non sulla mera possibilità.
Per la Cassazione, un certificato con una valutazione medica che si riferisca una mera ipotesi di collegamento tra la patologia riscontrata ed il malessere lavorativo non è sufficiente e quindi, nel caso di specie, deve essere escluso il riconoscimento del danno alla salute per il lavoratore.

Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 2729 del 5 febbraio 2008

fonte: newsfood.com

Pm10, 17 città fuorilegge

In due mesi già 17 le città fuorilegge e altre 16 seguiranno a breve. La campagna "Pm10 ti tengo d'occhio" di Legambiente ha analizzato 80 città. Maglia nera a Frosinone con 45 giorni di superamento/
La classifica dell'emergenza
Troppo Pm10 nelle città italiane. La corsa delle polveri sottili non si ferma. In due mesi già 17 le città fuorilegge e altre 16 seguiranno a breve. Questi i risultati del monitoraggio di Legambiente per la campagna "Pm10 ti tengo d'occhio" che ha analizzato 80 città: secondola fotografia scattata dall'associazione a gennaio e febbraio, maglia nera a Frosinone con 45 giorni di superamento rispetto al tetto massimo fissato per legge a 35. Seguono Modena e Lucca (44 giorni di superamento), Reggio Emilia e Vicenza (43), Sondrio e Venezia (42); Cesena (41); Como e Torino (40); Brescia, Milano, Padova, e Treviso (39); Pescara e Terni (37); Mantova (36). Ma la lista è ancora lunga.

Altre 16 città, infatti, si trovano tra i 30 e i 35 superamenti rischiando tra qualche giorno di aggiungersi alle prime 17. Milano è a quota 39, Firenze 34, Napoli 31 e Roma 28. I dati si riferiscono al periodo che va dal primo gennaio al 27 febbraio e si riferiscono ai giorni di superamento del limite previsto per le Pm10 (50 microgrammi a metro cubo) di 35 giorni. E la situazione si è aggravata negli ultimi giorni. «In una sola settimana, altre 12 città hanno superato il limite previsto dalla legge per i valori delle polveri sottili. Il quadro, insomma - dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente - non fa che peggiorare, riproponendo inverno dopo inverno lo stesso scenario: un inquinamento cronico da Pm10, nonostante le misure adottate dalle amministrazioni locali».

È evidente - continua il presidente di Legambiente - che questi interventi lampo non sanano, ma neanche tamponano, una situazione imputabile sostanzialmente al trasporto stradale. La questione dell'inquinamento dell'aria in città è legata a doppio filo a quella della mobilità. Occorrono interventi strutturali che riducano le auto in circolazione, dando la possibilità ai cittadini di muoversi diversamente, mentre il tasso di motorizzazione in Italia continua a salire con una media di 62 auto ogni 100 abitanti.

Per il presidente di Legambiente «sono tanti, invece, gli strumenti che si potrebbero adottare per sviluppare un trasporto pubblico che competa con il mezzo privato: più mezzi pubblici, dall'autobus al tram, al treno metropolitano, car sharing, taxi collettivi, piste ciclabili, incentivati con sistemi di penalità come il road pricing». Nella capitale oggi, intanto, ancora un giovedì di targhe alterne con lo stop a quelle dispari. Il regime dei giovedì a targhe alterne a Roma terminerà il 27 marzo (in tutto 12 giovedì dalle 15 alle 21). Sempre per la capitale il 2 marzo ultima domenica senz'auto dalle 9 alle 17. Invece domani a Napoli sarà blocco totale di quattro ore dalle 15 alle 19 per il traffico privato, vetture e moto, escluse le auto Euro4, quelle alimentate a metano e gpl e i veicoli a due ruote euro 2 ed Euro 3.

fonte: lanuovaecologia.it

Stelle, addio? Cittadini in azione

Sopra la Terra sempre più illuminata, il cielo è sempre più vuoto. Lampioni, insegne al neon e fari puntati verso l'alto rendono ormai quasi invisibili le stelle. Soprattutto nelle grandi città, ma ormai dappertutto. Per verificare l'inquinamento luminoso a livello globale, il 25 febbraio è partita la terza edizione di Globe at night, una campagna di monitoraggio che, con la collaborazione dei cittadini e attraverso internet, permetterà di raccogliere preziose informazioni sul fenomeno.

Il punto di riferimento è Orione. La costellazione invernale per eccellenza, una delle più facili da individuare, è stata selezionata come indicatore per capire lo stato di salute del cielo notturno. Fino all'8 marzo, chiunque potrà uscire di casa un'ora dopo il tramonto, valutare la magnitudine (cioè la luminosità) delle stelle che la compongono e inviare ad un enorme database il risultato della propria osservazione attraverso il sito web dedicato all'iniziativa (http://www. globe. gov/GaN/index. html). Ma come si fa a valutare la magnitudine? Niente paura, il sito fornirà una serie di immagini di riferimento. Insomma: basterà indicare quella che si avvicina di più a quello che che avete visto in cielo.

A promuovere la campagna è Globe, un progetto internazionale di monitoraggio di acqua, atmosfera e suolo che da anni coinvolge migliaia di scuole e di moltissimi istituti di ricerca. "Si tratta di una rete che mette in comunicazione studenti, insegnanti e ricercatori", spiega il referente per l'Italia Sandro Sutti. "Fino a tre anni fa era gestita dalla Nasa, ora a guidarla sono tre università statunitensi. I dati raccolti sono messi a disposizione per uso didattico o per scopi scientifici".

Nel caso di Globe at night la partecipazione è però aperta a tutti per favorire la raccolta di una maggiore quantità di informazioni. I risultati delle prime edizioni sono già stati considerevoli: nel 2007 sono state effettuate 8.491 osservazioni, circa il doppio dell'anno precedente, mentre i paesi da cui sono giunti dati utili sono stati 60. Quest'anno, invece, gli Stati dai quali si potrà contribuire al progetto sono ben 110.

Le informazioni ottenute serviranno per fare una valutazione dell'inquinamento luminoso a livello globale. L'evoluzione della campagna può essere seguita su internet in tempo reale. Oltre alle relazioni sulle passate edizioni, sul sito è infatti presente una mappa interattiva che mostra quando e dove sono state effettuate tutte le osservazioni e lo stato del cielo notturno in quel momento.

Nel 2008, anno in cui secondo le stime per la prima volta più di metà dell'umanità vive in città, in diverse zone del pianeta moltissime costellazioni sono già invisibili in un cielo notturno che appare grigiastro o arancione. Orione resiste ancora quasi ovunque grazie alla luminosità delle sue stelle, ma, come è evidenziato dai risultati di Globe at night, nelle aree più densamente popolate la sua sagoma è sempre meno individuabile. E, senza un'adeguata sensibilizzazione sul problema, in futuro miliardi di persone potrebbero perdere l'opportunità di ammirare lo spettacolo del cielo stellato.

fonte: repubblica.it

Dal latte fresco ai detersivi prodotti sfusi per la eco-spesa

Comprare sfuso, un po' per volta, senza esagerare, senza sprecare. Come si faceva con le vecchie nazionali senza filtro. O il litro di latte nella bottiglia che ti portavi da casa. Come una volta, quando la miseria ti faceva contare i grammi ad uno ad uno. Solo che oggi lo si fa anche per l'ambiente, non solo per la crisi economica che torna a farsi sentire. E così riecco gli italiani alle prese con un modo di fare la spesa che avevano dimenticato o che i più giovani non avevano mai conosciuto: pasta, riso o caffè comprati seguendo al dettaglio la voglia, la fame, i soldi in tasca. Detersivi, vino e latte fresco venduti rigorosamente alla spina. Sempre di più e sempre più spesso si acquista così. Usando poi contenitori biodegradabili o riciclabili, usati e portati da casa. Senza pacchi o confezioni magari ammiccanti, seducenti ma a perdere.

E' intrecciata di modernità e d'antico la ricetta per vincere la guerra all'immondizia, per non finire travolti dalle 31 milioni di tonnellate di spazzatura che ogni anno l'Italia produce, di cui ben 12 sono solo di imballaggi. Di scatole, flaconi, pacchi, bottiglie di plastica che nel sacco della spesa rappresentano il 5% del peso ma nella nostra pattumiera occupano il 50% dello spazio.

Così tra crisi economica e voglia di ecologia, cambiano i consumi. La rivoluzione sfusa è partita dal Piemonte, prima regione nel 2006 a sovvenzionare un progetto con la vendita alla spina dei detersivi, e goccia a goccia dilaga. Si moltiplicano i prodotti in listino e nei supermercati si creano zone riservate. Tecnologiche, futuribili. Come gli Ecopoint della Crai dove da una sorta di organo a canne trasparenti premendo una leva scendono a scelta caffè, pasta, riso, cereali, legumi e spezie o caramelle nella quantità desiderata. Merce, spesso di marca, rigorosamente raccolta in sacchetti biodegradabili, trasportata su carrelli riciclati.

Conviene, si risparmia, e si inquina meno. "Senza la tradizionale confezione la merce va a prezzi inferiori dal 20 al 70%", assicurano i responsabili Crai. Dodici per ora i punti vendita "ecologici", il prossimo aprirà in provincia di Napoli: 750mila le confezioni risparmiate con questo sistema in un anno mentre la vendita dei cibi sfusi è cresciuta del 10%.

La civiltà dei rifiuti, i rifiuti della civiltà, ha scritto e raccontato l'economista Guido Viale. Che consiglia: "L'unica ricetta per vincere è diminuire gli imballaggi, è dimenticare l'usa e getta, è puntare sul riciclo dei contenitori se si pensa che nella nostra pattumiera il 50% dello spazio è preso dalle confezioni". Oggetti di plastica che ci mettono mille anni ad essere "assorbiti" dalla natura.

Il Piemonte ha risposto in concreto e per primo con le catene della grande distribuzione, da Coop ad Auchan e Crai, nel 2006 ha messo in piedi, realizzato dall'associazione Ecologos, il progetto detersivi self service che ha fatto risparmiare nella sola regione più di centomila flaconi. In altre parole significa non aver usato 6,11 tonnellate di plastica per le confezioni e 3,41 tonnellate di cartone per l'imballaggio. Il meccanismo è semplice: il consumatore acquista il flacone una sola volta al prezzo di 50 centesimi e si rifornisce con quello ogni volta che ne ha bisogno, si incolla il tagliando di acquisto e paga alla cassa. Una strada seguita, tanto che i detersivi alla spina ora si trovano da Torino alla Sardegna passando per Firenze perché, come dicono alla Coop di Ponte a Greve, "costano meno, e in poco tempo sono diventati da noi il prodotto più scelto con 40mila litri in un anno".

E se la vendita di prodotti liquidi per la pulizia la richiesta cresce del 20% all'anno, più difficile quella dei generi alimentari come il latte crudo. In Italia sono 600 i distributori automatici, 360 in Lombardia. Copiati da quelli esistenti in Svizzera e Austria, sono nella maggior parte dei casi sistemati all'esterno delle aziende agricole ma anche davanti ai supermercati e vendono dai 70 ai 200 litri al giorno. Mentre a Roma c'è chi gira per i mercati col furgone: appuntamenti fissi, quotidiani per chi arriva come un tempo con la bottiglia vuota.

Perché cambia il modo di comprare?. "Nella vendita dei prodotti sfusi la spinta economica è sicuramente il motivo più forte anche se forse c'è anche il fascino della nostalgia, di quando si comprava con i vuoti a rendere, quel tanto che si voleva", dice Vanni Codeluppi, sociologo dei consumi all'università di Modena e Reggio che ricorda come la pubblicità dei prodotti punti spesso al "buon tempo andato" tra detersivi alla cenere e spuma di campagna. Con gli anni il consumatore italiano si è fatto furbo, racconta il professore, non si fa più sedurre coma una volta solo dalle marche. "Per questo credo che funzionino i prodotti sfusi. anche perché le grandi catene distributive diventano garanti della merce anche se non è del brand famoso o pubblicizzato".

fonte: repubblica.it

Istat: l'Italia cresce poco, ma cala il deficit

L'Italia, cresce poco, ma nell'ultimo anno il deficit pubblico si è ridotto di molto a causa dell'incremento della pressione fiscale. A certificarlo è l'Istat che ha comunicato che il Pil (prodotto interno lordo) nel 2007 è cresciuto dell'1,5%. Secondo le ultime previsioni del Governo, che risalgono a novembre, la crescita si sarebbe dovuta attestare sull'1,9%. Cala invece il deficit pubblico che nel 2007 si è attestato al 1,9% del Pil, il livello più basso dal 2000 quando si attesto allo 0,8% grazie alla gara Umts. Il risultato è migliore del 2,4% stimato dal governo con i provvedimenti programmatici messi a punto lo scorso settembre. L'avanzo primario ha toccato nel 2007 il 3,1% del Pil contro l' 1,3% del 2006. Si tratta del risultato migliore dal 2001 (quando si attestò al 3,2%). Lo rende noto l'Istat.

PRESSIONE FISCALE - L'ottimo risultato sui conti pubblici si è però ottenuto a scapito di un incremento delle tasse. La pressione fiscale infatti, sempre secondo l'Istat, salita nel 2007 al 43,3% del Pil, il massimo dal 1997, l'anno dell' «Eurotassa» nel quale tocco il 43,7%.

fonte: corriere.it

Istat: a febbraio inflazione a +2,9%

L'inflazione a febbraio è rimasta stabile al 2,9% (stesso dato di gennaio). Lo comunica l'Istat in base alla stima preliminare.
Su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,3%.

ALIMENTARI - Ma se l'indice rimane al 2,9%, lo stesso non si può dire dei prezzi del cibo. A febbraio i prezzi dei generi alimentari sono infatti aumentati del 5% rispetto a febbraio 2007 e dello 0,5% rispetto al gennaio 2008. Lo comunica sempre l'Istat precisando che si tratta della variazione più alta dal 1996. In particolare il pane ha registrato un +12,5%, la pasta +14,4% e il latte +10%. Una brutta notizia per gli italiani che hanno visto già nel 2007 la pressione fiscale raggiungere i massimi dal 1997.
I prodotti alimentari hanno mostrato una netta accelerazione rispetto a gennaio, quando l'inflazione del capitolo era stata pari al 4,5%. La spinta ha riguardato sia i lavorati sia i non lavorati. Per i primi l'aumento tendenziale dei prezzi è stato a febbraio del 5% (+4,4% a gennaio); per i secondi il tasso d'inflazione è arrivato al 4,6% (+4,4% a gennaio). L'aumento è stato evidente per pane e cereali, voce che ha registrato un incremento annuale del 9,3% (pane +12,5%; pasta +14,4%). Latte, formaggi e uova hanno registrato un +7,3% con la punta del 10% del latte. La carne ha messo a segno un +3,7% anche se l'Istat segnala l'inversione di tendenza del pollame (-0,5% congiunturale e +5,7% tendenziale dal +6,7% di gennaio).

BENZINA E GASOLIO - Aumenti a due cifre a febbraio anche per benzina e gasolio. Rispetto allo stesso mese dello scorso anno il prezzo della verde è aumentato del 13,1% mentre quello del diesel è cresciuto del 16,9%. L'istituto di statistica segnala invece una diminuzione dei prezzi rispetto a gennaio: per la benzina -0,6% e per il gasolio -1,4%. Occorre ricordare però il calcolo dell'inflazione, i prezzi vengono rilevati il primo e il 15 di ogni mese. In questo caso sono quindi esclusi i record segnati dai carburanti negli ultimissimi giorni.

fonte: corriere.it

giovedì 28 febbraio 2008

Sigilli al cemento "difforme"

La nuova struttura dell'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta e una galleria lungo l'autostrada Palermo-Messina sotto sequestro perché costruiti con calcestruzzo di pessima qualità. Prosegue l'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sui rapporti fra Calcestruzzi spa e Cosa nostra
La nuova ala di un ospedale e una galleria lungo l'autostrada Palermo-Messina sotto sequestro perché costruiti con calcestruzzo di pessima qualità, nell'ambito dell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che riguarda la Calcestruzzi spa. Il nuovo edificio dell'ospedale Sant' Elia di Caltanissetta è stato posto sotto sequestro dai carabinieri e dalla Guardia di Finanza su ordine del pm Nicolò Marino. Secondo gli inquirenti la struttura sarebbe stata realizzata con calcestruzzo fornito dalla società bergamasca di qualità inferiore a quella prevista dal progettista e quindi potrebbe causare «il pericolo di crollo della struttura». Il nuovo ospedale è stato affidato in custodia all'Ente appaltante e il sequestro ne impedisce la gestione e l'utilizzo.

Anche per la galleria "Cozzo Minneria", nei pressi dello svincolo di Castelbuono della Palermo-Messina, il decreto del sostituto procuratore Nicolò Marino è stato disposto in seguito agli accertamenti tecnici effettuati sul calcestruzzo utilizzato per la realizzazione dell'opera, che sarebbe di qualità inferiore a quella prevista nella progettazione della struttura.

Dalle analisi di laboratorio effettuate su alcune parti in cemento della nuova struttura dell'ospedale emerge che 77 coppie di cubetti (pari a circa il 65%) su 119, confezionate per le prove di compressione, presentano una resistenza inferiore al valore di progetto e di queste circa il 42% mostrano una resistenza a compressione di valore inferiore al limite ammissibile.

La galleria invece era già chiusa al traffico da alcuni mesi a causa di lavori in corso. Sulla struttura il procuratore aggiunto Renato Di Natale e il sostituito Nicolò Marino hanno disposto accertamenti sulla stabilità dell'opera. La galleria è stata affidata in custodia e gestione al direttore regionale per la Sicilia dell'Anas e al direttore generale del Consorzio Autostrade Siciliane Spa.

L'indagine fa parte dell'inchiesta sulle presunte collusioni fra Calcestruzzi spa e la mafia in cui sono inserite le dichiarazioni dell'ex dipendente della società bergamasca, Salvatore Paterna, riscontrate da intercettazioni e accertamenti tecnici, in cui la procura sostiene che la Calcestruzzi Spa avrebbe fornito quantitativi di calcestruzzo di qualità difforme da quanto previsto dai contratti d'appalto. Per l'accusa i guadagni ottenuti dalla Calcestruzzi sarebbero stati destinati «per fini illeciti, con vantaggi anche per Cosa nostra».

fonte: lanuovaecologia.it

Exxon Valdez, udienza alla Corte suprema

La Exxon ha chiesto alla Corte Usa di cancellare la condanna a 2,5 miliardi di dollari per le responsabilità del comandante nel disastro del 1989 in Alaska. Ma per i legali dei 30mila pescatori la compagnia sapeva che il capitano aveva problemi di alcol
La Exxon ha chiesto ieri alla Corte Suprema degli Stati Uniti di cancellare una sentenza che la condanna a pagare 2,5 miliardi di dollari per danni punitivi per il disastro ecologico della petroliera Exxon Valdez, avvenuto nel 1989 in Alaska e considerato uno dei peggiori disastri ambientali della storia causati da errore umano.

I legalidella compagnia hanno affermato che la Exxon, che ha già pagato 3,4 miliardi di dollari per combattere l'inquinamento causato dal greggio fuoriuscito dalla nave, non dovrebbe essere ritenuta responsabile per gli errori commessi dal capitano della nave Joseph Hazelwood.

Ma gli avvocati che rappresentano oltre 30mila pescatori danneggiati dal disastro ecologico, che ha inquinato quasi duemila chilometri di costa, hanno ribattuto che i dirigenti della compagnia

I danni della Exxon Valdez
sapevano che da almeno tre anni il capitano della nave aveva problemi d'alcol mentre pilotava la superpetroliera tra i ghiacciai dell'Alaska.

I giudici della Corte Suprema hanno ascoltato le due parti e hanno posto una serie di domande. La decisione dovrebbe giungere entro la fine di giugno. Alla sessione hanno preso parte solo otto giudici perché l'italo-americano Samuel Alito ha ricusato se stesso perché possiede azioni della Exxon.



fonte: lanuovaecologia.it

"Avete sciolto i nostri ghiacci"

I GHIACCI non avvolgono più Kivalina, che d'inverno è sempre più esposta alle violente tempeste dell'Oceano artico. Molte case sono andate distrutte dalle mareggiate, altre sono state abbandonate: l'intero paesino sta lentamente scivolando in mare. Tutta colpa del surriscaldamento, dicono i suoi trecentonovanta abitanti, che hanno perciò deciso di denunciare alcune grandi compagnie petrolifere, quali la Exxon, la Shell e la BP. Sono loro, sostengono, i responsabili del disastro: il pianeta si sta riscaldando a causa delle emissioni di gas serra, dunque è per colpa dei petrolieri che si stanno sciogliendo i ghiacci del Polo nord. Questa sfida lanciata ai giganti del petrolio dagli ambientalisti di Kivalina, inuit per di più, è la prima causa mai intentata negli Stati Uniti per global warming.

Il paesino sorge su un'isola di terra e ghiaccio nel nord dell'Alaska, a più di mille di chilometri dalla già polare Anchorage. È da sempre circondato dal mare ghiacciato dove, da secoli, si pesca salmone e si caccia caribù. "Una volta cominciava a ghiacciare in ottobre, ma oggi ci ritroviamo con ampi tratti di mare aperto fino a dicembre, e in questo modo la nostra isola non è protetta dalle tempeste" ha spiegato l'amministratore della piccola città, Janet Mitchell. "L'isola è molto più esposta ai venti e abbiamo riscontrato un'erosione sempre più accelerata a causa della perdita di ghiaccio marino".

Anche se la legge statunitense non prevede il "reato di global warning", appoggiati da tre organizzazioni non-profit i legali del villaggio di Kivalina hanno deciso di procedere con la causa, sostenendo che se il ghiaccio di Kivalina si sta sciogliendo è colpa di quattro compagnie petrolifere e quattordici aziende per l'elettricità, le quali provocano milioni di tonnellate di gas serra. La tesi giuridica degli avvocati è semplice. E i danni, di portata tale da mettere a rischio la vita stessa dell'isola, sono accertabili e facilmente dimostrabili.

I legali sono quindi volati a San Francisco, dove hanno sede legale alcune delle più importanti compagnie petrolifere d'America, e le hanno denunciate alla Corte federale, accusandole di essere responsabili per i danni riportati nel villaggio. Secondo il procuratore Matt Pawa si tratta della prima causa per global warming mai intentata in America avente "una vittima distintamente identificabile". Gli abitanti del borghetto artico chiedono danni per 400mila dollari. Poco, tutto sommato. Soprattutto se a doversi dividere la sanzione saranno i big del cartello del petrolio.

fonte: repubblica.it

L'euro apre sul filo di 1,51

Euro in rialzo sulla divisa statunitense e su quella giapponese stamani all'apertura dei mercati valutari. La moneta europea viene scambiata a 1,5104 dollari, contro l'1,5044 della quotazione Bce di ieri.
L'euro vale invece 160,56 yen, rispetto ai 159,95 della quotazione precedente.

Ieri il biglietto verde è crollato dopo che il presidente della Fed, Ben Bernanke ha avvisato che i rischi sulla crescita economica sono superiori a quelli sull'inflazione, rafforzando i timori di recessione e le aspettative di un nuovo taglio dei tassi Usa. Dal settembre scorso la Fed ha tagliato i tassi del 2,25%, mentre la Bce li ha lasciati fermi al 4%.

fonte: repubblica.it

mercoledì 27 febbraio 2008

SOLARE TERMODINAMICO: PECORARO SBLOCCA I FONDI

Lo annuncia il Ministro intervenendo alla riunione della task force presieduta da Rubbia.
Il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Alfonso Pecoraro Scanio ha firmato venerdì il decreto che sblocca i fondi previsti dalla Finanziaria per il solare termodinamico e per le altre fonti rinnovabili. Lo ha reso noto lo stesso ministro intervenendo alla riunione della Task force sul solare termodinamico presieduta dal premio Nobel prof. Carlo Rubbia, che si è svolta oggi presso il Ministero dell'Ambiente a Roma.

"Dando seguito a quanto previsto della legge Finanziaria - ha detto il ministro Pecoraro Scanio durante il suo intervento - ho firmato il decreto che sblocca 20 milioni per il solare termodinamico e altri 20 milioni per le altre energie rinnovabili". "Chiederò inoltre, - ha concluso - al Ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani la piena collaborazione per portare a termine l'iter del decreto di incentivazione per questa tecnologia amica dell'ambiente".

Nel corso della riunione il prof. Rubbia ha dichiarato che "saranno immediatamente avviate le attività di collaborazione con gli Enti di Ricerca, le imprese del settore e le amministrazioni locali per la realizzazione di una prima serie di impianti nelle regioni interessate".

La task force che è costituita da un pool di esperti, nazionali ed internazionali, formulerà un piano per lo sviluppo e la diffusione di impianti solari a concentrazione nel nostro Paese e coordinerà le attività previste dai protocolli già sottoscritti dal Ministero dell'Ambiente e le Regioni Calabria, Lazio e Puglia.

fonte: ambiente.it

Al via l'arca dei semi

Inaugurato in Norvegia il Global seed vault, deposito destinato a contenere e conservare 100 milioni di semi provenienti da 100 paesi. Si trova nel cuore di una montagna dell'arcipelago delle Svalbard, a 18 gradi sotto zero/ Vai al sito
È sepolta nei ghiacci l'arca di Noé dei semi. Il deposito destinato a conservare e proteggere la biodiversità delle colture alimentari di tutto il mondo si trova immerso nei ghiacci dell'Artico, nel cuore di una montagna dell'arcipelago norvegese delle Svalbard. È destinato a contenere 100 milioni di semi provenienti da 100 Paesi, assicurandonela conservazione, per migliaia di anni.

«Insieme ai movimenti internazionali per salvare le specie in via d'estinzione o preservare la foresta pluviale del pianeta, è altrettanto importante per tutti noi conservare la diversità delle colture nel mondo per le generazioni future», ha detto il Nobel Wangari Maathai, che ha depositato i primi semi. Ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione con il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg, il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ed esperti di agricoltura di tutto il mondo.

Questa cassaforte della biodiversità, secondo gli esperti, potrebbe dimostrarsi indispensabile per far ripartire la produzione agricola a livello regionale o mondiale in seguito a un disastro naturale o provocato dall'uomo. Anche nel peggiore scenario provocato dal riscaldamento globale, le stanze del deposito rimarranno congelate per almeno 200 anni. Per il direttore esecutivo del Fondo Mondiale per la Diversità delle Colture, Cary Fowler, «l'apertura del deposito di sementi segna una svolta storica nella protezione della diversità delle colture mondiali, ma il 50% della diversità unica conservata nelle banche di sementi rimane in pericolo. Stiamo cercando di salvare queste varietà».

Finanziato e costituito dalla Norvegia, il deposito è stato realizzato con il supporto operativo del Fondo Mondiale per la Diversità delle Colture mentre la gestione della struttura è affidata al Centro nordico per le risorse genetiche (NordGen), che renderà disponibile on line una banca dati dei campioni di semi. Vicino al villaggio di Longyearbyen, nell'isola di Spitsbergen, i semi sono conservati in tre stanze ad alta sicurezza, scavate nel durissimo strato di terreno ghiacciato (permafrost), alle quali si accede alla fine di un tunnel lungo 125 metri.

Per accedere al deposito bisogna superare quattro porte di acciaio chiuse ermeticamente, le cui chiavi hanno codici diversi. All'esterno il deposito è circondato da una rete di sensori di movimento. È il freddo, con una temperatura di 18 gradi sotto zero, ad assicurare la conservazione dei semi, chiusi in contenitori di alluminio sigillati. Freddo e umidità sono tali da conservare i semi vitali molto a lungo. Si calcola ad esempio che quelli di orzo possono durare 2.000 anni, il grano 1.700, e il sorgo quasi 20.000 anni.

È questa la struttura destinata a contenere i semi dei più importanti alimenti africani e asiatici come mais, riso, grano, fagioli e sorgo, ma anche varietà europee e latino americane, con melanzana, lattuga, orzo, e patata. Inizialmente i campioni destinati al deposito sono 268.000, ognuno dei quali può contenere centinaia di semi. In totale, i carichi di sementi finora messi al sicuro nel deposito ammontano a circa dieci tonnellate, custodite in 676 scatole.

fonte: lanuovaecologia.it

In Amazzonia è guerra al disboscamento

Esercito e forze di polizia impegnati in difesa della foresta. L'operazione denominata Arco di fuoco, è cominciata a Tailandia, una cittadina del Parà, e si estenderà ai 36 comuni che hanno registrato il maggior tasso di disboscamento nel 2007
Truppe dell'Esercito, agenti delle forze dell'ordine e funzionari dell'Istituto brasiliano dell'Ambiente (Ibama) hanno iniziato ieri una grande operazione contro il disboscamento e lo sfruttamento illegale del legname in Amazzonia, che si protrarrà per almeno un anno. L'operazione denominata Operação Arco de Fogo, arco di fuoco, è cominciataa Tailandia, una cittadina dello stato amazzonico del Parà, e si estenderà poi ai 36 comuni che hanno registrato il maggior tasso di disboscamento nel 2007.

Tailandia è stata scelta come punto di partenza dell'operazione perché la settimana scorsa la popolazione ha inscenato una vera e propria rivolta quando le autorità hanno cercato di applicare le misure anti-disboscamento, sequestrando 130 mila metri cubi di legname pregiato ottenuto illegalmente. Il disboscamento illegale costituisce il 70 per cento degli introiti del comune di Tailandia e della popolazione locale.

«Tailandia è stata scelta perché la popolazione ha impedito che gli agenti potessero svolgere la normale applicazione delle norme», ha dichiarato il commissario Daniel Sampaio, coordinatore generale dell'operazione. Per sequestrare i 130 mila metri cubi di legname, saranno necessari, afferma Sampaio, circa 5 mila camion, con la vigilanza dei 300 soldati inviati dal governo per proteggere i funzionari dell'Ibama incaricati di applicare le sanzioni contro le segherie clandestine.

Delle 160 segherie in attività nella regione, appena 22 operano con le necessarie licenze. A tutte le altre, le licenze erano state sospese da anni, ma in mancanza di controlli hanno continuato ad operare a pieno ritmo e a prosperare ai danni della foresta equatoriale. «Non c'è dubbio che la situazione attuale è dovuta, in una certa forma, al vuoto della presenza dello Stato», ha ammesso ieri il ministro della Giustizia, Tarso Genro, che ha annunciato la creazione di una decina di postazioni permanenti dell'Ibama nella regione per "strangolare" il traffico di legname clandestino.

«Purtroppo, si tratta di un'attività economica di sussistenza per quella zona», ha aggiunto Genro. Dal Parà - dove la situazione è particolarmente grave - l'operazione "Arco di Fuoco" si estenderà nei prossimi mesi agli stati di Amazonas, Mato Grosso, Acre, Amapà Rondonia, Roraima e Tocantins, dove i satelliti d'osservazione hanno registrato un forte aumento del disboscamento nel corso degli ultimi sei mesi.

fonte: lanuovaecologia.it

Cina 200mila senz'acqua per fiume "rosso"

Nell'Hubei, Cina centrale, l'inquinamento del fiume Hanjiang e di tre dei suoi affluenti ha costretto le autorità a sospendere i rifornimenti dopo che l'acqua è diventata di colore rosso scuro. Non è ancora stata individuata la causa
Più di 200mila persone sono rimaste senza acqua corrente nell'Hubei (Cina centrale) a causa dell'inquinamento del fiume Hanjiang e di tre dei suoi affluenti. L'agenzia Nuova Cina riferisce che i rifornimenti sono stati sospesi dopo che l'acqua del fiume è diventata di colore rosso scuro.

Le analisi hanno indicato che l'acqua contiene una quantità di permanganato e di azoto più alte della media. La fonte dell'inquinamento non è ancora stata individuata. In un altro episodio analogo, 9.000 persone sono rimaste senza acqua nello Yunnan (sud), dove pesci per un peso totale di 20 tonnellate sono morti a causa di un fertilizzante gettato nell'acqua da un contadino locale.

fonte lanuovaecologia.it

Demansionamento: legittimo il rifiuto di svolgere mansioni non spettanti per contrastarlo

Con sentenza 12 febbraio 2008, n. 3304, la Sezione lavoro della Suprema Corte di Cassazione ha ribadito che il giudice, a fronte del rifiuto del dipendente di svolgere nuove mansioni, deve verificare l’esercizio illegittimo dei poteri imprenditoriali, riferendosi a quanto disposto dal CCNL.
Per la Cassazione, il dipendente può rifiutarsi a svolgere le mansioni non spettanti, sempre però che tale rifiuto sia proporzionato al comportamento illegittimo del datore di lavoro e conforme a buona fede.

Fatto e diritto
Un dipendente della Confitarma (Confederazione Italiana Armatori) aveva impugnato la sentenza del Tribunale di Roma che respingeva i ricorsi, poi riuniti, da lui proposti nei confronti del suo datore di lavoro, con i quali aveva chiesto l'accertamento del suo diritto all'inquadramento nella categoria dei dirigenti (o, comunque, nella superiore qualifica di fatto posseduta), la reintegra nelle mansioni svolte prima dell'intervenuto demansionamento e la declaratoria di illegittimità del licenziamento disciplinare intimatogli oltre 10 anni dopo.
La Corte d'appello ha dichiarato l'illegittimità del licenziamento ed ha disposto con separata ordinanza per la prosecuzione del giudizio in quanto il rifiuto opposto dal dipendente (impiegato direttivo con trentun anni di servizio) di eseguire l'ordine impartitogli da un superiore era legittimo perché inteso a contrastare una riduzione della qualità delle mansioni contraria all'art. 2103 cod. civ., onde non poteva essere considerato come illecito disciplinare.
Contro questa sentenza ricorre in Cassazione la Confitarma.

La decisione della Corte di Cassazione
Per la Cassazione, il rifiuto da parte del lavoratore subordinato di essere addetto allo svolgimento di mansioni non spettanti può essere legittimo e quindi non giustificare il licenziamento in base al principio di autotutela nel contratto a prestazioni corrispettive enunciato dall'art. 1460 cod.civ., sempre che il rifiuto sia proporzionato all'illegittimo comportamento del datore di lavoro e conforme a buona fede
Per la Cassazione, se il lavoratore licenziato per insubordinazione (per aver rifiutato di svolgere le nuove mansioni affidategli dal datore di lavoro) deduce la violazione dell'art. 2103 cit. formulando un’eccezione di inadempimento nei confronti della controparte, il giudice adito deve verificare in primo luogo «la correttezza dell'operato del datore di lavoro in relazione all'eventuale illegittimità dell'esercizio dello ius variandi”. Ne consegue che in una controversia siffatta è necessario accertare anzitutto la qualifica e le mansioni del dipendente al fine di stabilire se la lamentata modificazione di queste abbia dato luogo o meno ad un illegittimo esercizio dei poteri imprenditoriali.
Per la Cassazione, la Corte d'appello si era limitata, invece, ad fermare che il prestatore di lavoro era «impiegato direttivo con ventun anni di servizio», senza alcun riferimento al testo del CCNL e soprattutto al contenuto delle mansioni da questi in concreto svolte sino a quel momento ed esprimendo il giudizio circa la dequalificazione subita dal dipendente (cui sarebbe stato affidato un incarico «non rispondente alla sua pregressa professionalità«) «indipendentemente dalla qualifica da riconoscersi e che andrà valutata nel prosieguo del giudizio». Essa ha ritenuto, inoltre, che la compilazione di un grafico fosse inferiore alla detta qualifica, imputando alla datrice di lavoro di non aver provato «l'importanza e la delicatezza dell'incarico».
Per la Cassazione, tali lacune della motivazione comportano la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio alla Corte d'appello di Roma in diversa composizione, la quale accerterà preliminarmente le mansioni svolte dal dipendente all'atto del recesso e la qualifica ad esse corrispondente e valuterà quindi, adeguatamente motivando, se l'esecuzione della prestazione a questi richiesta ne pregiudicasse la dignità professionale.

Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 3304 del 12 febbraio 2008

fonte: newsfood.com

La prima mappa degli oceani malati

QUASI ogni angolo degli oceani della Terra è stato alterato dall'impronta distruttiva dell'uomo. Il quadro della situazione è stato tratteggiato per la prima volta in una mappa degli oceani che mostra di quanto la mano dell'uomo è intervenuta. Per fare danni. Gli scienziati hanno realizzato una scala che prevede 17 differenti situazioni di attività dell'uomo laddove i valori dall'1 al 17 indicano condizioni del mare via via sempre più gravi. Da questo lavoro si scopre come più del 40 per cento dei mari e degli oceani del pianeta è in una situazione che è considerata grave o molto grave. Per un 5 per cento questo malessere è quasi irreversibile. Il lavoro, che è stato realizzato dal National Science Foundation americano, ha utilizzato un enorme numero di dati provenienti dai satelliti, dalle navi per la ricerca oceanica e da altre ricerche marine e sottomarine.

Le acque dove le condizioni sono peggiori rispetto ad altri luoghi si trovano in prossimità del Mare del Nord, noto per le importanti estrazioni di petrolio, nei mari del Sud ed Est della Cina, fortemente inquinati dalla crescente attività industriale del Paese, nei mari che circondano i Caraibi, lungo le coste orientali del Nord America, il Mediterraneo in seguito alla enorme crescita di popolazione che le sue coste hanno visto in questi ultimi decenni, il Mar rosso, lo Stretto di Bering, parte del Pacifico occidentale e del Golfo Persico.

"La ricerca riporta un quadro davvero inaspettato. E' peggiore di quella che la maggior parte della gente si aspetterebbe. Adesso il lavoro che abbiamo realizzato deve essere utilizzato per iniziare una reale protezione dei nostri oceani e per cercare di recuperare le aree marine che ora si trovano in situazioni quasi disperate", ha spiegato Ben Halpen dell'Unversità della California a Santa Barbara che ha guidato il team di 19 ricercatori appartenenti a 16 diversi centri di ricerca.

Gli ecosistemi che stanno soffrendo maggiormente sono senza dubbio le barriere coralline, delle quali circa la metà si trova in uno stato gravemente danneggiato, ma anche le foreste di mangrovie vicino ai delta dei fiumi sono fortemente compromesse, così come l'ecosistema di molte catene sottomarine, chiamate seamount, e di molte piattaforme marine che si trovano al largo di aree densamente popolate del pianeta. Non va dimenticata, poi, la profonda alterazione del Polo Nord, dove mai come in questi ultimi anni si è visto un così marcato ritiro dei ghiacci.

Fino ad oggi le ricerche si limitavano a considerare uno o due fattori dell'impatto umano sul mare, quali, ad esempio, l'inquinamento da idrocarburi o la pesca intensiva. Il lavoro della National Science Foundation invece, considera ciò che può impattare sull'ecosistema marino, comprendendo anche l'aumento della temperatura dell'acqua, le variazioni di salinità e l'arrivo in mare dei pesticidi o dei concimi. Il lavoro ha raggiunto un dettaglio senza precedenti, in quanto la carta permette di valutare la situazione delle singole aree con una risoluzione di soli 4 chilometri.

fonte: repubblica.it

L'Italia produce energia in Texas

Dal basso, il pigro girare delle pale richiama il ritmo solenne delle ali di un albatro in volo. Per capire cosa ci voglia a muoverle, bisogna salire in cima, cento metri più in alto. Qui il vento sta soffiando a 54 chilometri l'ora, la velocità ottimale per le pale della centrale: imbragato da due moschettoni assicurati al tetto, sembra di volare in un elicottero senza cabina e senza sedile. La torre è alta come un palazzo di 20 piani e, da lì, se ne vedono a decine sparse sui bassi rilievi della pianura sterminata, dove i campi di cotone del Texas nord-occidentale cedono il passo ai cespugli e all'erba secca del paesaggio aspro di Non è un paese per vecchi, l'ultimo film dei fratelli Coen.

Se c'è un posto in cui, le turbine hanno, in qualche modo, la storia dalla loro parte, è questo. Per arrivare alle centrali eoliche di Snyder, infatti, ci siamo lasciati alle spalle un orizzonte altrettanto vuoto, anch'esso punteggiato, però, da decine di macchinari: le trivelle di uno dei grandi bacini petroliferi americani, lo scenario dove è stato girato un altro film da Oscar, Il petroliere. Dalle trivelle alle turbine: quasi come vedersi scorrere davanti agli occhi il passaggio alla nuova frontiera dell'energia.

Perché quest'angolo di Texas arricchito dal petrolio è diventato in pochi anni uno dei centri pulsanti dell'industria eolica americana. E qui l'Enel è venuta a investire 100 milioni di dollari, per impiantare quella che, a oggi, è la sua più grande centrale a vento: le 21 turbine in funzione a Snyder da dicembre, infatti, valgono 63 megawatt, quanto basta per alimentare il bisogno di elettricità di 12 mila famiglie americane e di 36 mila italiane, abituate a consumare assai di meno.

Una potenza cospicua secondo i parametri italiani, anche se ormai ordinaria, a livello mondiale. Si tratta, del resto, solo di un primo capitolo. In questi giorni, annuncia Tony Volpe, l'amministratore delegato di Enel North America, l'azienda italiana ha fatto partire un'altra centrale eolica, questa volta nel Kansas, da oltre 100 megawatt, che presto potranno diventare 200. Siamo ancora lontani dalle grandi centrali a combustibili fossili: uno solo dei tre gruppi della centrale di Civitavecchia vale oltre 600 megawatt.

Ma Civitavecchia va a carbone, invece che con l'energia pulita di Snyder. E le distanze di scala si vanno riducendo. Insieme all'invasività delle turbine a vento. Se questa centrale texana riesce a toccare i 63 megawatt con 21 turbine, invece di 40, è perché costituisce una "prima volta". E', infatti, il primo impianto commerciale al mondo ad avere turbine alte 105 metri, invece dei normali 80. E' una differenza importante. Perché, più si va in alto, più il vento è forte e costante. E perché, più si va in alto, più larghe possono essere le eliche che, infatti, qui, hanno un diametro di 90 metri, contro i tradizionali 60. Il risultato è che ognuno dei rotori Enel di Snyder ha una potenza di 3 megawatt, contro gli 1,5-2 megawatt delle altre turbine.

L'aumento di potenza è una vittoria della tecnologia e degli ingegneri (della Vestas, il gigante danese dell'industria mondiale del vento, in questo caso), ma anche una conferma dello stadio raggiunto dall'energia eolica. Di solito, i salti di scala (più grande, più grosso) avvengono quando una tecnologia diventa "matura". E, nel caso del vento, dice Volpe, si può parlare ormai di una tecnologia "consolidata".

La disposizione delle turbine è minuziosamente studiata al computer per ottimizzare la capacità di prender vento. A volte ce n'è troppo: le turbine si fermano da sole se il vento supera i 90 chilometri l'ora. La velocità ottimale è quella di adesso, 50 chilometri l'ora. Ma il punto chiave, per una centrale eolica, spiega Stephen Pike, il direttore operativo di Enel North America, è che il vento sia costante. Il rischio, infatti, è che ce ne sia troppo quando non serve e troppo poco quando servirebbe. Il suo costo - oggi fra gli 8 e 15 centesimi di dollaro a chilowattora, calcola Volpe - sta rapidamente scendendo verso i 5-6 centesimi di una centrale a gas. Ma la sua erraticità condanna l'energia eolica ad essere solo un complemento di altre fonti più continue.

Può essere, però, un complemento particolarmente robusto. Quanto, lo si capisce proprio qui, a Snyder. In quest'area del Texas, il vento spira, in media, nell'anno, a 30 chilometri l'ora. E questo ha attirato l'attenzione non solo dell'Enel. Le sue 21 turbine-record sono la posta che l'azienda italiana ha gettato sul tavolo di una competizione già accesa, dove, gomito a gomito, si confrontano molti dei protagonisti mondiali dell'energia, come, una volta, si confrontavano trivella contro trivella. Nell'area di Snyder, infatti, le turbine si contano ormai a centinaia. In tutto, sono 1200.

Se le considerassimo una unica centrale, ci troveremmo di fronte ad una potenza di 2000 megawatt, quanto una megacentrale a gas o a carbone: l'energia sufficiente per 400 mila famiglie americane e un milione italiane. Il Texas, del resto, si sta affermando come la locomotiva della rivoluzione del vento in corso negli Stati Uniti: con oltre 4 mila megawatt già installati (in Italia sono, in tutto, 603) ha doppiato la California. Altri 1200 sono già in costruzione.

E' qui, un po' più a nord di Snyder, che la Shell sta progettando di costruire la più grande centrale eolica al mondo, da 3 mila megawatt. Solo per essere, inevitabilmente, scavalcata da un texano purosangue. Vecchia - e famosa - volpe del petrolio, T. Boone Pickens, convinto che il tramonto dell'oro nero sia ormai imminente, si è riconvertito alle energie rinnovabili ed ha annunciato di essere pronto ad investire 10 miliardi di dollari per una centrale eolica da 4 mila megawatt, non lontana da quella progettata dalla Shell.

Sono segnali che gli scenari potrebbero mutare rapidamente nell'industria delle energie rinnovabili. Frenata, finora, dall'indifferenza dell'amministrazione Bush per le energie alternative, l'America si sta svegliando. Con 57mila megawatt di energia eolica installati, l'Europa è ancora in testa nella corsa al vento dell'elettricità. Ma gli Usa sono già arrivati quasi a 17 mila megawatt e, presto, potrebbero scavalcare la Germania. Gli effetti della partenza in ritardo sono, peraltro, ancora visibili. Due terzi dei progetti di nuove centrali eoliche in costruzione in Texas sono di compagnie elettriche straniere, soprattutto europee. E il divario è altrettanto visibile sul piano strettamente industriale: solo metà delle centrali già costruite in Texas e un quarto di quelle in costruzione hanno o avranno pale e turbine di tecnologia americana. Vestas (danese), Gamesa (spagnola), Suzlon (indiana) sono le più presenti.

Ma quando un gigante economico e tecnico come l'America si mette in moto, è la sua stessa inerzia interna a modificare gli equilibri complessivi. Nel 2007, gli investimenti europei nelle energie rinnovabili, il cosiddetto "cleantech", sono stati solo un terzo degli investimenti Usa. E lo scettico Bush sta per lasciare la Casa Bianca. Diversamente dalla rivoluzione informatica, tutta a stelle e strisce, la rivoluzione tecnologica in corso, quella del cleantech, aveva visto, finora, gli americani in coda, europei, indiani e cinesi in testa. Ma, direbbero i cronisti sportivi, siamo solo alla prima curva.

fonte: repubblica.it

L'euro vola oltre quota 1,50 contro dollaro

L'euro non si ferma. La moneta unica continua a bruciare primati su primati e all'avvio degli scambi sui mercati valutari in Europa è volato al massimo di tutti i tempi, toccando prima quota 1,5057 dollari (1,4881 la chiusura di martedì sera) e poi spingendosi fino a 1,5087. L'euro martedì ha sfondato per la prima volta quota 1,50 dollari, spingendosi fino a 1,5047 dollari. Il biglietto verde è molto debole anche rispetto alle altre principali divise: scivolone nei confronti dello yen e della sterlina, con un pound che tratta a 1,9919 dollari rispetto agli 1,9717 di martedì.

ATTESA PER BERNANKE - Sono state le parole dei vertici della Federal Reserve - che hanno confermato la prospettiva di nuovi tagli dei tassi Usa - ha trascinare verso nuovi ribassi il dollaro. Il vice presidente della banca centrale Usa, Donald Kohn, ha definito martedì più gravi i rischi sulla crescita rispetto a quelli di inflazione, spiegando che la banca centrale è pronta a intervenire per far fronte ai momenti difficili. L'attenzione degli investitori passa ora all'audizione del banchiere centrale, Ben Bernanke, la cui testimonianza al Congresso è in agenda per le 16 italiane di mercoledì.

PETROLIO IN ORBITA - Il tracollo del dollaro ha mandato alle stelle le quotazioni delle materie prima, a partire dal petrolio: le quotazioni del barile sono salite ulteriormente nella mattinata, fino a toccare il nuovo record storico a 102,08 dollari per il West Texas Intermediate (Wti, il greggio americano). Si tratta di un valore mai raggiunto nemmeno attualizzando il prezzo toccato nel 1980 dopo il secondo shock petrolifero. Sulla piazza internazionale di Londra il barile di Brent, il greggio del mare del Nord, aumenta di 65 cents a 100,12 dollari.

BUSH: NON AVREMO UNA RECESSIONE - L'economia americana non è non entrerà in una fase di recessione. Continua a fare affermazione di ottimismo il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, nel corso di un'intervista ad American Urban Radio Network. «Non siamo in recessione - ha spiegato - e non credo che vi entreremo in futuro. Siamo in una fase di flessione dell'economia, che è una cosa differente». Bush ha invece sottolineato la «forza» dell'economia americana capace di superare sotto la sua presidenza un primo rischio di recessione, gli attentati alle Torri Gemelle dell'11 Settembre, scandali finanziari di peso (come Enron e WorldCom), grandi calamità naturali (Katrina) e i record continui dei prezzi del petrolio. E, a conferma della sua valutazione, il presidente cita il record positivo di 52 mesi di crescita occupazionale, difendendo le proprie politiche su sgravi fiscali e il piano di ripresa economica.

fonte: corriere.it

martedì 26 febbraio 2008

In viaggio nella società

Amnesty International - Sezione Italiana
in collaborazione con il Consorzio CLIO e
l’Assessorato alle Politiche Giovanili, Rapporti con le Università e Sicurezza del Comune di Roma

presenta

In viaggio nella società. Esperienze e metodologie educative per l'inserimento dei migranti

6 marzo 2008
Sala Conferenze UNICEF, Via Palestro 68, Roma

I SESSIONE, h 10,00-13,00
L’immigrazione in Italia: un quadro d’insieme

* Apertura e benvenuto - Assessore Jean-Léonard Touadi (Assessorato Politiche Giovanili, Rapporti con le Università, Sicurezza del Comune di Roma)
* Immigrazione: cifre, fatti, questioni - Franco Pittau (Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes)
* Le violazioni dei diritti umani in Italia nei confronti dei migranti - Gabriele Eminente (Amnesty International Sezione Italiana)
* Per una città di genti e di culture - Corrado Beguinot (Fondazione Aldo della Rocca)
* Immagine e percezione del migrante attraverso i media - Massimo Ghirelli (Archivio Immigrazione)


II SESSIONE, h 15,00-16,30
Fare educazione con i minori migranti

* La via italiana per la scuola interculturale e l’integrazione degli alunni stranieri - Raffaele Ciambrone (Osservatorio Nazionale per l’Integrazione degli alunni stranieri e per l’Educazione Interculturale del Ministero della Pubblica Istruzione)
* Esperienze educative con minori migranti
Giovanna Brondino - Giolli. Centro di Ricerca sul Teatro dell’Oppresso e Coscientizzazione
Sara Nicu - ARCI Solidarietà
Serena Stazi - Cooperativa sociale ERMES
Ester Molinaro - Autrice de Le Fiabe Giuridiche - Progetto Ali giuridiche


h 16,30-16,45: Pausa

III SESSIONE, h 16,45-18,30
Metodologie formali e informali nel lavoro educativo con e per i migranti

* L'Educazione ai Diritti Umani informale come ricerca di senso - Aristide Donadio (Commissione Educazione e Formazione Amnesty International)
* Una prospettiva europea - Marilina Marrone (Trainer nazionale ed internazionale)
* La formazione degli operatori interculturali - Marco Catarci (Dipartimento Scienze dell’Educazione, Facoltà di Scienze della Formazione, Università degli Studi di Roma Tre)


h 18,30 - 19,15: Conclusioni

Per informazioni e adesioni:
Amnesty International Sezione Italiana
Ufficio Educazione e Formazione
Via G.B. De Rossi 10, Roma
Telefono. 06 4490299- 06 4490208
e-mail: eduform@amnesty.it

Park Life 2008

L’ITALIA CHE MERAVIGLIA
TORNA CON PARKLIFE 2008
DAL 29 FEBBRAIO AL 3 MARZO IN FIERA A ROMA

Apre i battenti dal 29 febbraio al 3 marzo 2008 in Fiera Roma “PARK LIFE - l’Italia che meraviglia”, festival della cultura ambientale promosso da Federparchi, Legambiente, WWF, Compagnia dei Parchi e Fiera Roma, con il contributo del ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che sarà presente attraverso un ampio spazio istituzionale adibito a mostra.

Park Life 2008, giunto alla sua 4ª edizione, mira a diffondere una nuova cultura ambientale, in tutte le sue espressioni, per avvicinare il grande pubblico ai temi dell’ecologia e del vivere naturale, unendo il territorio marino a quello montano, gli arenili costieri alle dorsali appenniniche, gli sport acquatici a quelli terrestri e d’alta quota.

I tanti eventi di richiamo che saranno
organizzati all’interno di Park Life 2008, le attività di animazione che accoglieranno i visitatori con degustazioni, musica, artigianato, luoghi emozionanti e antichi saperi locali testimonieranno, come nelle precedenti edizioni, il valore di questa manifestazione, la sua grande capacità di raccontare al pubblico lo straordinario mondo dei parchi.

L’esposizione di Park Life 2008 avverrà all’interno di BIG BLU, il Salone della Nautica e della Subacquea e sarà aperta al pubblico dal 29 febbraio al 3 marzo, dalle 10 alle 20 i primi tre giorni e dalle 10 alla 15 lunedì 3 marzo.

Info: www.parklife.it

Ecoattivisti in pista

"No alla terza pista". Con questo slogan un gruppo di Greenpeace è riuscito a salire sul tetto di un Boeing 777 della British Airways appena atterrato a Heathrow. Per opporsi al progetto di allargamento dello scalo/ Biocarburanti in volo
Clamorosa protesta di Greenpeace all'aeroporto londinese di Heathrow: un gruppo di ecologisti è riuscito a salire stamattina sul tetto di un Boeing 777 della British Airways appena atterrato e da lassù ha srotolato uno striscione di denuncia nei confronti di un controverso progetto di allargamento del grande e trafficatissimo scalo.

La protesta, al terminal 1, è stata definita da Greenpeace stessa «un'incredibile infrazione alla sicurezza» e in effetti sorprende che gli attivisti dell'organizzazione eco-pacifista siano riusciti a salire sull'aereo (in arrivo da Manchester) malgrado i ferrei dispositivi anti-terrorismo teoricamente in vigore. I militanti di Greenpeace (due uomini e due donne, a quanto é finora trapelato) hanno srotolato uno striscione con la scritta "Climate Emergency - No Third Runway", emergenza climatica - nessuna terza pista.

«Sto su quest'aereo - ha dichiarato Anna Jones, 27 anni, una delle militanti coinvolta nella protesta - perché il nostro pianeta e la gente che ci vive sono in pericolo. Il cambiamento climatico può essere sconfitto ma non raddoppiando le dimensioni del più grande aeroporto del mondo. Gli scienziati dicono che abbiamo soltanto 100 mesi per mettere sotto controllo le emissioni. Dobbiamo tracciare una linea nella sabbia e dire al primo ministro Gordon Brown che la sua nuova pista non deve essere costruita e non lo sarà».

fonte: lanuovaecologia.it

I clan assaltano l'emergenza

Spacciavano per compost fanghi di depurazione truffando il commissariato per l'emergenza rifiuti: raggiunto da ordinanza di custodia un esponente di spicco del clan dei casalesi. Sequestrati terreni, automezzi e un impianto di compostaggio. Nome dell'operazione: "Ecoboss"
Spacciavano per compost fanghi di depurazione truffando il commissariato per l'emergenza rifiuti: raggiunto da ordinanza di custodia un esponente di spicco del “clan dei casalesi”. I Carabinieri del Noe e del reparto di Aversa, a seguito di complesse indagini, hanno disarticolato un’associazione camorristica dedita al traffico illecito di rifiutie alla commissione di delitti contro la persona e il patrimonio, facente capo al clan dei casalesi, radicato e operante prevalentemente nella provincia di Caserta.

Per non sostenere il costo del regolare smaltimento dei rifiuti, l’organizzazione ha simulato nel tempo attività di compostaggio in realtà mai effettuate, smaltendo invece abusivamente, su terreni agricoli messi a disposizione da compiacenti proprietari, rifiuti costituiti da fanghi di depurazione ed altri compostabili, per quantitativo di più di 8.000 tonnellate di rifiuti e un guadagno illecito di circa 400.000 euro.

Accogliendo le richieste dei pm della direzione distrettuale antimafia di Napoli, Raffaello Falcone e Maria Cristina Ribera, il Gip del Tribunale di Napoli ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del capo dell’organizzazione, disponendo il sequestro di tre vasti appezzamenti di terreno agricolo nella provincia di Caserta, dei locali in uso a una società di trasporti con tutti gli automezzi utilizzati per i trasporti di rifiuti e di un grosso impianto di compostaggio.

I reati ipotizzati sono quelli di concorso in attività organizzata per traffico illecito di rifiuti e truffa aggravata ai danni del Commissario di governo per l’emergenza rifiuti, della Regione Campania e degli enti locali interessati alla raccolta e allo smaltimento di rifiuti. I particolari dell’operazione saranno illustrati in mattinata nel corso di una conferenza stampa presso la sede della Procura di Napoli.

fonte: lanuovaecologia.it

Ischia, sigilli al parco termale

A Forion un blitz della Polizia ha portato al sequestro di un noto parco termale e alcune strutture alberghiere per opere eseguite senza concessione in zone soggette a vincolo paesistico e ambientale. Denunciate sette persone
Un blitz antiabusivismo della Polizia di Stato a Forio (Ischia) ha portato al sequestro di opere eseguite, senza alcun titolo concessorio, in zone soggette a vincolo paesistico ed ambientale, per un totale di oltre 400 metri quadrati, ed alla denuncia all'autorità giudiziaria di 7 persone. Oggetto del blitz un noto parco termale ed alcune strutture alberghiere di Forio. A procedere gli uomini della sezione informativa e quelli della polizia scientifica del commissariato di Ischia che hanno eseguito i rilievi tecnici e fotografici.

Relativamente ai lavori eseguiti nel parco termale sono state denunciate tre persone: il direttore dei lavori, la figlia del proprietario e l'amministratore. Gli operai di una ditta stavano eseguendo alcuni lavori in esecuzione di una denuncia di inizio attività ma gli agenti hanno scoperto che si stavano eseguendo lavori che necessitavano del "permesso di costruire", ovvero, uno sbancamento di terreno nella parte a monte del parco termale, con scavi di collegamenti tra due muri.

Notevole rilevanza per gli inquirenti riveste l'intervento relativo alle opere a servizio di una struttura alberghiera, sempre a Forio, in cui sono state effettuate delle trivellazioni nel suolo per la creazione di pilastri a sostegno di una struttura in cemento armato che nella parte superiore sarebbe stata adibita a parcheggio pubblico per 10 anni, in luogo di una struttura leggera in canneto, oggetto di istanza di condono edilizio, non ancora concesso.

fonte: lanuovaecologia.it

Olio di cocco airlines

Ieri un Boeing 747 della compagnia aerea di Richard Branson, Virgin Atlantic Airways, ha volato da Londra ad Amsterdam. Niente di strano, certo, se non fosse però che l'aeroplano in questione era alimentato in parte da biodiesel e in parte dal kerosene tradizionale. Un volo quasi ecologico, quindi, reso possibile dalla conversione in carburante di olio derivato da piante tropicali.

ECOLOGICO – Il diesel verde utilizzato da Virgin Atlantic è stato fornito da Imperium Renewables – uno tra i maggiori produttori di biodiesel degli Stati Uniti – e deriva da una miscela di olio di cocco e di babassu, quest'ultimo estratto dai semi di una palma che cresce in Brasile. In pratica, solo il 20 per cento del carburante contenuto nel serbatoio del Boeing era costituto da tale miscela, mentre l'80 per cento era normale kerosene. Tuttavia, Branson ha spiegato che è possibile far volare un aereo arrivando al 40 per cento di biofuel. Certo si tratta solo di un piccolo passo – ha ammesso il capo di Virgin – che comunque è molto importante nella battaglia alle emissioni dannose per l'ambiente. Se però da un lato il biodiesel è meno inquinante, rispetto al kerosene, dall'altro è anche più caro: negli Stati Uniti le raffinerie di eco-carburanti ricevono incentivi che vanno da 50 centesimi a un dollaro per gallone, ma sono allo studio nuove alternative che in futuro contribuiscano a rendere il biofuel economicamente più allettante.

COME PROMESSO – Virgin Atlantic ha quindi mantenuto la promessa fatta lo scorso ottobre, quando in occasione dell'annuncio della nascita di Virgin Fuels – iniziativa dedicata alla produzione di biofuel per i trasporti – Branson aveva dichiarato che i primi test del combustibile derivato da fonti naturali sarebbero stati effettuati all'inizio del 2008 su uno degli aerei della sua flotta. Il volo dimostrativo dunque c'è stato, senza passeggeri a bordo – come era stato detto – e ha avuto successo: la start-up del magnate dei media può quindi continuare a lavorare alla produzione del nuovo propellente eco-compatibile, che pare sarà pronto e disponibile entro il 2010.

fonte: corriere.it

Lezioni in chiesa per raccogliere i rifiuti

Alla chiesa di San Marco a Pozzuoli il parroco è riuscito ad avere le campane, una bianca e una verde, carta e «tutto in uno», vetro, plastica e metalli. A Napoli ventuno dei 288 parroci della diocesi hanno messo sul sagrato i bidoncini, che servono meno delle campane perché si riempiono subito, ma li svuotano anche più spesso, quindi funzionano pure quelli. È la raccolta differenziata che parte dal basso, dalle parrocchie, dalla buona volontà di chi la propone e la promuove.

A Napoli c'è la spazzatura accumulata e la differenziata è una goccia, però succedono cose così. I no global riempirono di «rifiuti puliti» un tir per dimostrare che volendo si può fare. Un assessore regionale, Corrado Gabriele, la sta portando nelle scuole, dove finirebbe per diventare, seppure non ufficialmente, materia di studio. La Chiesa si è mossa prima di tutti. L'arcivescovo Crescenzio Sepe ha sempre avuto ottimi rapporti con il commissario straordinario De Gennaro. Oggi lo ha invitato al plenum del clero, e quando il prefetto arrivò a Napoli, lo ricevette in Curia. Parlarono a lungo, gli offrì disponibilità e aiuto. E Sepe è uno che non parla soltanto: se c'è da rimboccarsi le maniche, lui se le alza fino ai gomiti. Ha coinvolto i parroci ed è riuscito ad avere garanzie dall'Asia, l'azienda di igiene urbana che doveva fornire i bidoni e garantire la raccolta. E passati i tempi tecnici, l'operazione è partita. E sta funzionando.

A Pozzuoli — che è una diocesi a sé — si è andati addirittura un poco più avanti. Perché il parroco della chiesa di San Marco, don Fernando Carannante, non solo ha voluto che con l'installazione delle due campane il sagrato della sua chiesa diventasse a tutti gli effetti un punto di raccolta al pari degli altri già esistenti nel paese, ma ha avviato un'opera di informazione aggiungendo all'omelia, alla lettura dei vangeli e all'eucarestia della messa domenicale, anche una mezzora di educazione civica. Alla celebrazione delle nove del mattino, subito dopo le comunioni, i ragazzi della Caritas (di cui don Fernando è direttore) sistemano uno schermo, e con un pc e un proiettore cominciano a far scorrere diapositive e a spiegare che cos'è la raccolta differenziata, come si fa, a che cosa serve, quali materiali possono essere riciclati e perché è utile che lo siano. I fedeli ascoltano, qualcuno fa domande, e soprattutto poi tornano con la spazzatura già separata, e la mettono nelle due campane.

«Abbiamo iniziato domenica scorsa e in una settimana i contenitori sono stati svuotati già due volte», racconta don Fernando. E aggiunge: «Le persone sono disponibilissime e interessate a fare la raccolta differenziata. Noi lo abbiamo spiegato: oggi c'è l'emergenza, ma seppure riusciremo a superarla, tornerà prestissimo se anche noi non collaboreremo. E l'unico modo che tutti abbiamo per fare la nostra parte è la differenziata. Alle istituzioni spetta la raccolta e finora è andata bene. Magari è ancora presto per fare bilanci, ma se continuano a venire con la tempestività con cui sono venuti quando li abbiamo chiamati in questi primi giorni, mi sento di essere proprio ottimista».

Sono ottimisti anche i parroci napoletani. Le loro chiese sono in quartieri dove le municipalità hanno già avviato la raccolta differenziata, ma questo non sminuisce l'iniziativa. Anzi, le parrocchie si stanno rivelando ottimi veicoli per diffondere la cultura della raccolta intelligente. I ragazzi del centro pastorale Shekinà, al Vomero, stanno girando tutto il quartiere per informare gli abitanti. E alla chiesa della Resurrezione, a Scampia — dove non ci sono solo guerre di camorra, spacciatori e palazzoni degradati, ma anche tante persone per bene — il parroco Vittorio Siciliani sta facendo costruire la sagoma di cartone di un vigile con una telecamera in mano per metterla accanto ai bidoni e attrarre l'attenzione con un cartello: «Spazzatura videosorvegliata». «Sinceramente ero un po' perplesso — dice poi don Raffaele Conte, parroco della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli —. Temevo un uso disordinato di questi bidoncini. Invece vedo che i fedeli stanno rispondendo benissimo. Lo fanno come in un impegno quaresimale. E ne sono davvero felice».

fonte: corriere.it

lunedì 25 febbraio 2008

Nomina e attività di rappresentante sindacale del direttore amministrativo dell'azienda

Con sentenza del 24 gennaio 2008, n. 1582, la sezione lavoro della Corte di Cassazione ha stabilito che il direttore amministrativo di un’azienda è legittimato a prendere l’incarico di dirigente di una rappresentanza sindacale aziendale, anche se non è iscritto al sindacato ed a svolgere la relativa attività sindacale.
Dunque la tutela dei diritti dei dipendenti sul posto di lavoro può essere affidata anche al direttore amministrativo, anche se appartenente ad una categoria professionale non tutelata da alcuna associazione.
Così la Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello, negando l’esistenza di una condotta antisindacale nei provvedimenti assunti da un Consorzio di bonifica che aveva abolito la posizione di direttore amministrativo (che aveva assunto la funzione di rappresentante sindacale). Come a dire: “Ti sarà pure consentito di fare il rappresentante sindacale, ma non il direttore amministrativo”.

Fatto e diritto
Un Consorzio di bonifica aveva abolito la posizione di direttore amministrativo in azienda avendo prima contestato ad un suo dirigente, nella sua qualità di direttore amministrativo della stesso consorzio, l’iscrizione al sindacato e l’attività dallo stesso espletata.
Inoltre aveva chiesto al giudice se la tutela sindacale svolta dal dirigente poteva estendersi al di fuori delle specifiche categorie professionali previste per statuto e se l’iniziativa per la costituzione di una Rsu può essere assunta da dipendenti che non possono iscriversi all’organizzazione.
Si costituiva la rappresentanza sindacale aziendale e i giudici sono stati chiamati a rispondere di due appelli: uno principale del Consorzio ed uno incidentale del sindacato.
La sentenza di cui si domandava la cassazione accoglieva l'appello (principale) del Consorzio della bonifica e, in riforma della decisione del Tribunale di accoglimento dell'opposizione contro il decreto di rigetto del ricorso proposto ai sensi dell'art. 28 l. n. 300/1970, rigettava la domanda (e l’appello incidentale) proposta dal sindacato per la cessazione di comportamento antisindacale e rimozione degli effetti.
La Corte d’Appello ammetteva la sussistenza della legittimazione della rappresentanza regionale del sindacato ad avvalersi della strumento di tutela di cui all'art. 28 della L. n. 300 del 1970.
Il sindacato aveva sostenuto che la condotta antisindacale sarebbe stata tenuta in pregiudizio di dirigente di azienda, che non avrebbe potuto essere componente della rappresentanza sindacale aziendale perché appartenente a categoria professionale non tutelata dal sindacato.
Il Consorzio di bonifica, con ricorso incidentale, aveva posto il seguente quesito di diritto alla Suprema Corte: la rappresentanza sindacale aziendale può estendersi al di fuori delle specifiche categorie professionali previste per statuto? E, di conseguenza, l’iniziativa per la costituzione di una Rsu può essere assunta da dipendenti che non possono iscriversi all’organizzazione?

La decisione della Corte di Cassazione
La Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello che aveva negato l’esistenza di una condotta antisindacale nei provvedimenti assunti da un Consorzio di bonifica nei confronti di un rappresentante sindacale, direttore amministrativo. Dunque il direttore amministrativo di un’azienda è implicitamente legittimato ad assumere l’incarico di dirigente di una rappresentanza sindacale aziendale, anche se non è iscritto al sindacato ed a svolgere la relativa attività sindacale,
La Cassazione ha ritenuto che i provvedimenti assunti nei confronti del rappresentante sindacale, direttore amministrativo, non avevano inciso sull'espletamento dell'attività sindacale perché la soppressione del posto non aveva comportato il suo allontanamento dalla struttura, né l'eventuale illegittimità (dequalificazione) aveva leso le prerogative del sindacato. Inoltre, le decisioni organizzative circa la soppressione del posto di direttore amministrativo, unitamente a quello di direttore tecnico, risultavano adeguatamente motivate e non vi erano elementi per ritenerle adottate per ledere le prerogative sindacali.
La Cassazione, con riferimento all’art. 19 dello Statuto dei lavoratori (legge 300 del 1970) che consente ai lavoratori il diritto di costituire rappresentanze sindacali aziendali in ogni unità produttiva, «nell’ambito delle associazioni sindacali, che siano firmatarie di CCNL applicati nell’unità produttiva», ha chiarito che l’espressione «nell’ambito» si deve interpretare nel senso che è illegittimo limitare tale facoltà.

Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 1582 del 24 gennaio 2008

fonte: newsfood.com

Rifiuti fantasma

Solo nell'Unione europea, nonostante le norme in materia, non si conosce il destino del 75% di prodotti elettrici ed elettronici. Le stime dell'Onu sono di 20-50 milioni di tonnellate di prodotte ogni anno. Il Rapporto Toxic tech di Greenpeace/ Il dossier (Pdf in inglese)
Montagne di milioni di computer, televisori e cellulari buttati nei rifiuti ogni anno, in tutto il mondo finiscono nel nulla. Solo nell'Unione europea, nonostante le norme in materia, non si conosce il destino del 75% di prodotti elettrici ed elettronici, che includono anche gli elettrodomestici. Un rischio per la salute e per l'ambiente, vistoche questi "scarti" tecnologici possono contenere sostanze come metalli pesanti tossici, come piombo, mercurio, cadmio, berillio, composti chimici pericolosi, come i ritardanti di fiamma bromurati e la plastica in Pvc.

Queste le conclusioni del rapporto "Toxic-Tech: non nel nostro cortile" lanciato oggi a livello globale da Greenpeace. Secondo una stima del rapporto, nel 2006 sono stati venduti pc, cellulari e televisioni per un peso di 7.259.000 tonnellate, con un totale di rifiuti previsto al 2010 di 5.504.737 tonnellate e di oltre 9 milioni nel 2016. Le stime dell'Onu sono di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici prodotti ogni anno, che comprendono più del 5% di tutti i rifiuti solidi urbani nel mondo.

Secondo Greenpeace una parte di questi è ancora nelle case, altri vengono smaltiti in discarica o inceneriti, una buona parte esportata, spesso illegalmente, per finire in discariche incontrollate in Africa oppure a riciclatori clandestini in Asia. Insomma, mentre la quantità di computer, televisori e cellulari cresce in modo rapido, il loro riutilizzo, riciclaggio e recupero non procede alla stessa velocità. Il "flusso nascosto" di questi scarti nella Ue è di circa 6,6 milioni di tonnellate l'anno, sugli 8,7 milioni di tonnellate prodotti stimati nei 27 Paesi, con un 25% circa di recupero.

Negli Usa invece il "flusso nascosto" sarebbe addirittura superiore all'80%, dove computer e tv vengono riciclati rispettivamente solo nel 10% e nel 14% dei casi. Mentre in India i flussi nascosti sono stimati oltre il 99%. A livello globale, secondo Greenpeace, per quattro grandi produttori di computer che hanno già adottato misure di ritiro e riciclo dei beni a fine vita, indicano che solo il 10% circa dei loro prodotti vengono recuperati, mentre nel caso de cellulari la stima scende al 2-3%.

"Per questo i produttori devono aumentare il loro impegno per raccogliere e trattare gli scarti correttamente" afferma Vittoria Polidori, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace, sia con "programmi volontari di ritiro dei prodotti in disuso", sia rimuovendo "le sostanze pericolose dai propri articoli".

fonte: lanuovaecologia.it

Taglia la bolletta e chiudi una centrale

Pochi giorni fa gli "elettricisti verdi" di Greenpeace sono andati in giro per negozi, mercati e università per sostituire le vecchie lampadine a incandescenza con le fluorescenti compatte che permettono di abbattere fino all'80 per cento dell'energia utilizzata alleggerendo il peso economico della bolletta elettrica. Secondo le stime dell'associazione ambientalista, basterebbe passare a questa nuova tecnologia d'illuminazione per evitare l'immissione di tre milioni di tonnellate di anidride carbonica, pari a circa il tre per cento del
deficit dell'Italia rispetto agli obiettivi di Kyoto.

Una mossa di buon senso che potrebbe diventare presto legge in Europa: lo ha chiesto il ministro per l'Ambiente tedesco, Sigmar Gabriel, in una lettera al commissario europeo per l'Ambiente Stavros Dimas. E del resto la corsa al salto tecnologico è partita ovunque. La California ha deciso di sostituire entro il 2012 tutte le lampadine ad incandescenza con quelle fluorescenti compatte. Il ministro dell'Ambiente dell'Australia, Malcolm Turnbull, ha annunciato di voler eliminare le lampadine convenzionali in tre anni.


Ora anche i lettori di Repubblica.it hanno la possibilità di passare all'azione. Non vi resta che guardarvi in giro e cercare i punti luce che usate più spesso. Sostituite una o più lampadine ad alto impatto ambientale con le lampadine più efficienti e avrete immediatamente una serie di vantaggi. Il primo, forse un po' prosaico ma utile, è frenare la bolletta elettrica: a fronte della raffica di aumenti finalmente un'autoriduzione! Il secondo vantaggio è ecologico: potrete misurare immediatamente, nel contatore pubblicato sul sito, in che modo il vostro contributo sta aiutando l'ambiente in termini di barili di petrolio risparmiati. Cambiando tutte le vecchie lampadine si eviterebbe la costruzione di una centrale da mille megawatt.

fonte: repubblica.it
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Passatempo Preistorico

Moonstone Madness

Pronti a partire, pronti per distruggere tutto? Bene, allora fate un salto indietro nell'era preistorica e immergetevi in questa nuova avventura dal gusto tribale. A bordo del vostro cinghiale dovrete raccogliere le gemme preziose necessarie per passare alle missioni successive, saltando gli ostacoli se non volete perdere il vostro bottino e distruggendo i totem a testate per conquistare altre gemme utili. Inoltre, una magica piuma vi catapulterà verso il cielo dove punti e gemme preziose sono presenti in gran quantità, per cui approfittatene! cercate di completare la missione entro il tempo limite, utilizzando le FRECCE direzionali per muovervi, abbassarvi e saltare, e la SPACEBAR per prendere a testate i totem.

Change.org|Start Petition

Blog Action Day 2009

24 October 2009 INTERNATIONAL DAY OF CLIMATE ACTION

Parco Sempione - Ecopass 2008