venerdì 31 ottobre 2008

Una tassa per il clima

Tassare il consumo energetico per indurre a un utilizzo razionale da parte del settore industriale dell’energia sta diventando una politica diffusa. L’esperienza britannica

La lotta ai cambiamenti climatici passa anche attraverso le tasse. Questo il senso della legge britannica, in vigore dal 2001, la Climate Change Levy, che impone un sovrapprezzo per l’energia, da fonti tradizionali consumata da tutti i settori, escluso quello domestico. Si tratta di una disposizione che è stata introdotta al fine di ottenere due risultati. Il primo è quello di spingere le aziende ad aumentare l’efficienza dei sistemi, riducendo i consumi, mentre il secondo è quello di spingere i soggetti industriali all’utilizzo di energie rinnovabili che sono escluse dal sovrapprezzo introdotto dalla tassa. Lo scopo della disposizione è quello di ridurre i consumi energetici del 20% entro il 2020, indipendentemente dall’aumento del Pil della nazione. La tassa applica un sovrapprezzo diversificato per l’elettricità, il gas e il carbone. Nel primo caso sono applicati 0,07 euro per chilowattora, mentre per l’energia prodotta da gas e carbone il sovrapprezzo è di 0,02 euro per chilowattora. La specificità della Climate Change Levy risiede nella sua flessibilità in relazione agli utilizzi dell’energia impiegata all’interno dei processi, ai sistemi che vengono utilizzati e alle pratiche applicate per aumentare l’efficienza energetica che è poi lo scopo principale del dispositivo di legge. Una serie di misure, che vanno dalla riduzione delle spese previdenziali per le aziende all’esenzione dalla tassa in caso di utilizzo di sistemi di cogenerazione avanzati, servono a mitigare, senza stravolgerla la legge introducendo meccanismi premianti flessibili. Anche l’investimento in sistemi tecnologici ad alta efficienza energetica viene favorito. Attraverso l’Enanced Capital Allowance scheme, si possono portare in detrazione al 100%, per il primo anno, le spese per sistemi e apparecchiature particolarmente virtuose, la cui lista aggiornata è reperibile sul sito dell Eca (www. Eca.gov.uk).

L’industria energivora
In questo quadro appare chiaro che un’industria che possiede una forte dipendenza dai consumi elettrici può apparire fortemente penalizzata, specie se si pensa che si tratta di un’accisa che pesa per tutta la vita dell’impianto. Ciò sta costringendo le aziende operanti nel settore a utilizzare in maniera rapida tutte le tecnologie possibili che consentano il risparmio energetico non appena queste siano disponibili e affidabili sul mercato. Il meccanismo della certificazione degli apparecchi è stato utilizzato dal governo britannico con un doppio scopo. Il primo è quello di incentivare i costruttori di apparati ad applicare sistemi innovativi nei prodotti al fine di poter essere inseriti nelle liste dei “virtuosi”, mentre il secondo è quello di semplificare le procedure di sgravio fiscale dalla Climate Change Levy. Il semplice acquisto di apparecchiature “Eca Registred” che appaiano all’interno delle liste di prodotto da diritto alle detrazioni, senza un ulteriore aggravio burocratico, attraverso delle semplici operazioni di calcolo delle tassazioni. Il marchio, infatti, garantisce la piena conformità degli apparecchi e dei sistemi ai requisiti di risparmio energetico richiesti e il meccanismo non si ferma solo all’acquisto. È possibile applicare le detrazioni, infatti, anche se si utilizzano apparecchiature e sistemi virtuosi attraverso altri meccanismi finanziari come il leasing, l’affitto e il noleggio. Il sistema Enanced Capital Allowance si basa, nel suo utilizzo, sulla rete Internet. In questa maniera, infatti, è possibile aggiornare le liste delle apparecchiature in maniera costante e ridurre i costi di comunicazione agli operatori del settore, garantendo un’immediatezza e una fruibilità indispensabili per non appesantire un settore, come quello delle forniture industriali, nel quale l’internazionalizzazione dei mercati richiede libertà e rapidità di risposte. Il rapido aggiornamento delle liste, da parte di un organismo indipendente che fa capo al Governo britannico, permette, inoltre, di avere una fonte certificata e sicura, per ciò che riguarda le caratteristiche energetiche dei prodotti che si vuole acquistare.

La sicurezza della lista
Una delle preoccupazioni maggiori dell’Eca è quella di garantire il massimo di affidabilità della lista dei prodotti ammessi per la detrazione. Su questo risvolto, infatti, si gioca tutta l’affidabilità dell’operazione. La lista dei prodotti deve essere aggiornata, imparziale e affidabile e per questo motivo l’Eca svolge indagini annuali che sono affidate a Carbon Trust che è un organismo indipendente, fondato dal governo britannico, il cui ruolo è quello di assistere il settore pubblico e privato nella riduzione delle emissioni di gas serra e di aiutare nello sviluppo di tecnologie a bassa emissione. Nella lista si può entrare se si sottopongono i propri prodotti al collaudo, ma si può anche uscire se il prodotto in commercio non corrisponde più alle caratteristiche richieste dalla lista. I tempi dei test sono rapidi ed eventuali ricorsi per l’esclusione di un prodotto dalla lista possono essere prodotti entro sessanta giorni dalla comunicazione. Naturalmente queste regole valgono sia per i produttori di apparecchiature locali, sia per gli importatori e l’appartenenza all’una o all’altra categoria non produce effetti di sorta, per ciò che riguarda l’inclusione o l’esclusione dalla lista.

Misure di contenimento
Se da un lato il sistema industriale britannico subisce gli effetti della Climate Change Levy attraverso l’incremento dei costi energetici, che sono di circa il 15%, mentre dall’altro ha la possibilità di accedere a sistemi certificati e sicuri sul fronte del consumo energetico, appare chiaro che la discrezionalità degli operatori rimane grande sul fronte della scelta dei sistemi e dalla loro conduzione. La questione della scelta, come abbiamo visto, permette di accedere a delle incentivazioni sotto forma di sgravi fiscali, mentre la buona conduzione dei sistemi produce un risultato secco in termini di bolletta energetica. Anche per queste ragioni l’introduzione di pratiche per l’efficienza energetica non può che essere il prodotto di un mix di legislazioni, incentivi, obblighi, tecnologie e comportamenti che devono essere armonizzate nell’insieme per ottenere non solo risparmi, ma anche guadagni secchi. In questa chiave tutti i compartimenti industriali energivori dovrebbero capire che il risparmio e l’efficienza rappresentano un investimento non solo sul fronte dell’ambiente, ma anche finanziario.

fonte: rinnovabili.it

SICUREZZA: ACCORDO FRA INAIL E FEDERAZIONE DISTRETTI

Accordo quadro di collaborazione per la sicurezza sul lavoro tra Inail e Federazione dei Distretti Italiani (FDI). Siglato da Marco Fabio Sartori, Presidente dell'Inail, e Valter Taranzano, Presidente della FDI l'accordo attiva una rete di sostegno ai distretti italiani e mira a diffondere modelli di gestione della salute e sicurezza sul lavoro e ad investire nella prevenzione.

L'accordo-quadro prevede, in particolare, la realizzazione nei distretti industriali di un modello generale di supporto alle aziende (denominato SGSL/sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro); l'individuazione di un distretto pilota nel quale applicare il modello elaborato mediante la costituzione di un gruppo di lavoro misto INAIL/FDI, da diffondere successivamente tramite la rete dei distretti stessi; un'assistenza mirata, anche formativa, ai distretti che adottino il modello.

Nell'ambito dell'accordo-quadro, che avrà durata triennale, le Direzioni regionali INAIL ed i rispettivi Distretti potranno stipulare singoli accordi attuativi incentrati sulle specificità locali, con il coinvolgimento sinergico di enti, organismi e parti sociali. La diffusione della cultura della sicurezza mediante l'applicazione, a livello territoriale, del modello SGSL, offrira' occasioni di confronto e, sotto il profilo strettamente assicurativo, potra' creare i presupposti perche' l'impegno delle aziende nella prevenzione degli infortuni possa essere riconosciuto anche attraverso un'oscillazione del tasso del premio.

La diffusione del modello pilota SGSL nella rete dei distretti favorirà, pertanto, la circolazione dell'informazione per una capillare condivisione dei piu' efficaci strumenti di contrasto agli infortuni sul lavoro, creando le premesse per ulteriori progetti pilota successivi al primo.

fonte: ambiente.it

Borse, Tokyo affonda nel finale

La Borsa di Tokyo sprofonda nel finale di seduta, chiudendo gli scambi a -5,01%, dopo aver ridotto temporaneamente le perdite in scia al taglio dei tassi d'interesse deciso dalla Banca centrale del Giappone (BoJ). Il Nikkei, l'indice dei 225 titoli guida, torna ampiamente sotto quota 9.000, a 8.576,98 punti, 452,78 in meno della chiusura di giovedì.

TAGLIO DEI TASSI - Poco prima la Banca centrale del Giappone aveva tagliato i tassi d'interesse di 20 punti base, portandoli allo 0,30%, attraverso quello che è il primo intervento al ribasso da marzo 2001. La BoJ inoltre ha rivisto drasticamente al ribasso le stime di crescita del Paese per l'esercizio fiscale in corso (2008-09), tagliandole da +1,2% a +0,1%. Da +1,5%, a +0,6% le previsioni per l'esercizio 2009-10.

HONG KONG - La caduta di Tokyo trascina anche Hong Kong che, dopo i risultati positivi degli ultimi giorni, fa registrare a un'ora dalla chiusura un ribasso del 5,27%.

fonte: corriere.it

giovedì 30 ottobre 2008

"Il business può salvare il clima"

Il business come soluzione contro il riscaldamento globale o le soluzioni al riscaldamento globale vanno contro il business? Sembra uno scioglilingua, ma sintetizza la differenza che divide al momento l'industria italiana da buona parte di quella del resto del mondo. Se la Confindustria, spalleggiata dal governo, non perde occasione per lamentare i costi che la direttiva 20-20-20 adottata dall'Unione Europa per rispondere ai cambiamenti climatici avrebbe sul nostro sistema economico, un cartello di ben 55 multinazionali ha sottoscritto ieri l'appello delle Nazioni Unite affinché il prossimo anno vengano gettate le basi per il rinnovo e il rafforzamento del Protocollo di Kyoto.

A farsi portavoce di questa posizione è stato Lars Josefsson, presidente della Vattenfall, quarto maggiore fornitore di energia elettrica in Europa. Parlando a nome del gruppo "Combat Climate Change", un'associazione che raccoglie ben 55 multinazionali tra le quali spiccano i nomi di General Electric, Aig, Citigroup, Bp, Siemens, Hitachi, China Oil Offshore Company, Volvo, Tata Power e Hewlett Packard, il numero uno del colosso svedese ha spiegato che "il business è una soluzione contro il riscaldamento globale, per questo vogliamo creare una massa critica in vista delle conferenze Onu sul clima di Poznan (a dicembre 2008) e Copenhagen (2009)". "Malgrado la crisi economica globale siamo molto ottimisti - ha aggiunto Josefsson - I vertici industriali devono mostrare quella capacità di leadership e di buon senso che manca alla politica".

Il manager non ha fatto espressamente il nome dell'Italia, ma le sue parole hanno ribadito una volta di più il grado di isolamento nel quale si trova in questa fase il nostro paese in tema di politiche ambientali. Anche il tavolo tecnico tanto invocato da Roma per contestare le cifre di Bruxelles sui costi dell'adeguamento alla direttiva 20-20-20 si è risolto infatti in un buco nell'acqua. Alla fine del primo round di incontri la delegazione italiana, come ha ammesso il direttore generale del ministero dell'Ambiente Corrado Clini, ha dovuto riconoscere la validità dei dati dell'Unione Europea.

Rispettare gli impegni di riduzione delle emissioni di CO2 e di incremento delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico ci costerà quindi circa 12 miliardi l'anno e non di 18-25 come lamentato da Palazzo Chigi (1,14% del Pil secondo l'Italia, 0,66% secondo la Commissione). Ciò significa che l'Italia dovrà comunque pagare un sovrapprezzo di circa il 40% rispetto agli altri stati europei, ma questo, come ha sottolineato oggi la portavoce del Commissario all'Ambiente Stavros Dimas, non è un problema di Bruxelles, bensì di Roma che paga il suo ritardo nel settore delle rinnovabili dove sarà necessario ora "un sforzo supplementare"

fonte: repubblica.it

Italia: -13% emissioni entro il 2012, pena multe fino 12 mld

Lo spauracchio delle sanzioni, che sono calcolate fino a 12 miliardi entro i prossimi quattro anni, fa muovere l’esecutivo che tramite il suo ministro all’ambiente esprime la volontà di “intervenire con tempestività attivando in primo luogo quei meccanismi che erano previsti e che non sono stati applicati”

Il problema per l’esecutivo Berlusconi, e inevitabilmente anche per il ministero di Tremonti, è come evitare, o almeno ridurre, le sanzioni europee contro l’Italia, che quasi sicuramente andranno in vigore fin dal 2009. L’obiettivo fino al 2012 dovrebbe essere tassativo e quindi prevedere la riduzioni delle emissioni di oltre il 13%. Un impegno da non disattendere assolutamente, perché non raggiungere questo risultato costerebbe caro alla già dissestata economia italiana. Si parla di multe che potrebbero oscillare fra gli 8 e i 12 miliardi di euro in 4 anni. E l’intenzione del governo è quella di muoversi subito, mettendo in moto innanzitutto quei meccanismi che, come viene ammesso, erano stati già previsti, ma che invece non sono stati applicati. Così ha riferito per conto del governo il ministro Prestigiacomo in un’audizione oggi in Commissione Ambiente della Camera.
Ecco qui di seguito le linee guida del piano che il governo intende adottare per evitare o ameno schivare parte delle multe.

I quattro capitoli del piano salva-clima

Nel triennio 2007-2009, sono destinate al fondo rotativo (finalizzato all’erogazione dei crediti agevolati in sei settori) risorse complessive per 600 milioni di euro che possono muovere investimenti non inferiori a 3 miliardi di euro e fino a 6 miliardi. Dal 2009 partirà la contabilizzazione degli assorbimenti di carbonio con l’istituzione del registro dei serbatoi di carbonio agro-forestali, stimato in 10 milioni di tonnellate di carbonio l’anno. Per le migliori tecnologie e la riduzione delle emissioni nel settore energetico, industriale, trasporti, edile e servizi sono 361 progetti pilota nazionali per un valore di 780 milioni di euro co-finanziati dal ministero con 262 milioni. Infine 286 progetti di cooperazione internazionale in 48 paesi per un valore dei 650 milioni di euro, co-finanziati dal ministero con 280 milioni, realizzati prevalentemente da imprese italiane in attuazione di accordi bilaterali con i paesi in via di sviluppo.

fonte: rinnovabili.it

Energia dal mare: turbine nello Stretto di Sicilia

Una nuova tecnologia è in grado di produrre energia dalle correnti marine. La ricerca è stata condotta dall'università Federico II di Napoli mentre la sperimentazione è portata avanti dall'azienda altoatesina Fri-El Seapower (fonte Sole24Ore 28/10/2008) che prevede di installare entro novembre il primo impianto nello Stretto di Messina. Le correnti presenti nel canale di mare che separa la Sicilia dalla Calabria raggiunge costantemente una velocità di 2,5 metri al secondo.L'impianto ha una potenza di 20 kW. In base al piano di sviluppo del progetto, entro il 2009 l'impianto sarà potenziato fino a raggiungere una potenza di 500 kW. Le turbine sottomarine, sostenute da una serie di boe appena sotto il livello della superficie marina, trasformeranno il moto continuo delle correnti in energia elettrica. L'energia prodotta è immessa direttamente nella rete nazionale elettrica tramite un cavo elettrico sottomarino, evitando così inutili dispersioni da stoccaggio. Complessivamente l'impianto quando sarà a regime (500 kW) sarà composto da quattro filari, ciascuno dei quali sorreggerà quattro turbine. Ogni turbina ha un diametro di circa quattro metri. La scelta dello Stretto di Messina non è casuale.

fonte: ecoage.it

CINA AMMETTE, ''INQUINIAMO QUANTO GLI USA''

Il governo cinese, nonostante inquini oggi quanto gli Stati Uniti, ''e' molto attento al tema dei cambiamenti climatici'', ma esorta le nazioni piu' sviluppate a fornire aiuti finanziari e tecnologie per aiutare i paesi in via di sviluppo. Lo ha affermato oggi Xue Zhenhua, un alto dirigente della Commissione Nazionale per le Riforme e lo Sviluppo, riconoscendo per la prima volta come la Cina sia diventata uno degli stati piu' inquinanti al mondo. Secondo il ''libro bianco'' diffuso oggi e dedicato proprio alle mutazioni del clima, i paesi in via di sviluppo ''devono adottare misure per adattarsi ai cambiamenti climatici, ridurre le loro emissioni al livello piu' basso possibile e tenere fede ai loro doveri nell'occuparsi dei cambiamenti del clima''. E se e' vero che la Cina emette oggi la stessa quantita' di gas inquinanti degli Stati Uniti, ''bisogna guardare a questo problema in modo equilibrato e prendendo in considerazione la storia'', senza dimenticare che il paese ha ancora davanti a se' anni di sviluppo in cui avra' bisogno di enoromi quantitativi di energia per diminuire la poverta' che ancora affligge un'ampia parte della popolazione. Sono i paesi piu' ricchi, afferma ancora il 'libro bianco', a doversi ''assumere le maggiori responsabilita' per i cambiamenti climatici dato che dal 1959 al 2000 hanno prodotto circa il 77 per cento del totale dei gas inquinanti immessi nell'aria''.

Sebbene le confessioni cinesi di oggi siano un grande passo avanti dopo il costante rifiuto, negli ultimi 14 anni, di rilasciare qualsiasi dato sull'argomento, mancano ancora numeri definitivi sul tasso di inquinamento del paese. ''Secondo le informazioni a nostra disposizione le nostre emissioni sono circa allo stesso livello di quelle degli Stati Uniti. Se siano addirittura maggiori di quelle americane non e' un dato di per se' importante'', ha precisato Xie in un' intervista all' agenzia ufficiale Nuova Cina. La Cina sta correndo oltre le previsioni degli esperti che calcolavano che ci sarebbero voluti almeno altri 10 anni prima che raggiungesse il tasso di inquinamento degli Stati Uniti. Questi nel 2007 hanno emesso, secondo stime americane, 1,6 miliardi di tonnellate di carbonio da combustibile, contro gli 1,8 miliardi di tonnellate di carbonio cinese. Le emissioni globali di gas inquinanti nel 2007 sono state di 8,5 miliardi di tonnellate

fonte: ansa.it

«Nessun condono per i ladri d’arte!»

Legambiente e La Nuova Ecologia lanciano una petizione contro l’emendamento che favorisce i ladri di opere d’arte e beni archeologici/ FIRMA ANCHE TU!

Una bella sanatoria per i tombaroli e i collezionisti d’opere d’arte rubate, un assurdo lasciapassare per chi ha trafugato preziosi beni archeologici: ecco in sintesi la proposta di emendamento alla Finanziaria dell’onorevole Gabriella Carlucci sulla “riemersione di beni culturali in possesso di privati”, un censimento del sommerso realizzato depenalizzando il possesso di beni archeologici in cambio di un’autocertificazione di “detenzione in buona fede” e il pagamento di un discutibile balzello.

“Nessun condono per i trafficanti d’arte. Nessun privilegio per chi detiene beni archeologici non denunciati. Questo emendamento - ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Sebastiano Venneri - oltre a consentire a un facile viatico a chi fino ad oggi ha detenuto illegalmente beni dello stato, incentiverà ulteriormente i furti e il saccheggio del sottosuolo grazie alla depenalizzazione e alla facile regolarizzazione degli illeciti. Assurdo che il paese che più degli altri dovrebbe investire in tutela e valorizzazione dei beni culturali promuova un condono generale salva-furbetti basato oltretutto su una ridicola dichiarazione di buona fede”.
Il provvedimento proposto sarebbe inoltre, una sorta di fotocopia di quello presentato nel 2004 da alcuni deputati, tra i quali la stessa Carlucci, e che fu allora ritirato dal governo su proposta del ministro dei beni culturali Giuliano Urbani.
“Speriamo - ha concluso Venneri - che anche in questo caso prevalga il buon senso e vinca la legalità e che questo non sia invece solo il primo di una nuova serie di condoni di cui questo paese non ha certo bisogno”.
Firma l’appello contro il condono per i ladri d’arte lasciando un commento qui o scrivendo a web@lanuovaecologia.it

fonte: lanuovaecologia.it

"Deficit ecologico sempre più grave consumiamo un terzo di Pianeta in più"

Viviamo al di sopra delle nostre possibilità. La Terra sta concedendo a tutto l'Occidente l'equivalente dei generosi mutui subprime elargiti dalle banche Usa, permettendo alle società del benessere basato sul consumismo sfrenato un tenore di vita insostenibile, ma il rischio è che dopo aver ipotecato il Pianeta, quando scoppierà la "bolla" dei consumi, non ci sarà nessuno che verrà a ripianare i debiti o a nazionalizzare le perdite, perché a quel punto occorrerebbe un'altra Terra. A lanciare l'allarme è il Wwf in occasione della presentazione del Living Planet Report, il consueto studio dell'associazione ambientalista sullo stato di salute dei sistemi naturali globali e gli effetti causati su di essi dall'intervento umano.

"Se la nostra domanda continuerà a crescere alla stessa velocità, entro metà del decennio 2030-2040, avremo bisogno dell'equivalente di due Pianeti per mantenere i nostri stili di vita", mette in guardia il direttore generale del Wwf Internazionale James P. Leape. "Così come uno spendere sconsiderato sta causando la recessione, i consumi eccessivi - dice ancora Leape - stanno dando fondo al capitale naturale del Pianeta al punto tale da mettere a rischio il nostro benessere futuro: negli ultimi 35 anni abbiamo perduto quasi un terzo del capitale della vita selvatica sulla Terra".

Living Planet Report 2008 è stato presentato oggi in contemporanea in tutto il mondo. Quella di quest'anno è un'edizione ancora più accurata e dettagliata. Sono stati infatti ulteriormente perfezionati i due indici "tradizionali", ovvero il "Living planet index" (che dà conto della biodiversità sulla Terra) e l'indice della "Impronta ecologica" (misura la domanda dell'umanità sulla biosfera). Inoltre è stato introdotto un terzo indice, "l'Impronta idrica" che somma i consumi di acqua di ogni Stato insieme al volume di risorse idriche necessarie a produrre servizi e beni, compresi quelli importati.

Il quadro come detto è preoccupante e per restare alla metafora finanziaria l'Outlook stilato dal Wwf assegna alla Terra un rating decisamente negativo. Il rapporto fornisce anche un'analisi dettagliata dell'andamento paese per paese. Gli Stati Uniti hanno l'impronta ecologica nazionale maggiore. Ogni americano vive infatti con le risorse di 4,5 pianeti. L'Italia si piazza al 24esimo posto, conducendo uno stile di vita che richiederebbe a ogni cittadino di avere a disposizione 3,5 ettari in più di quelli esistenti in realtà.

Un pessimo dato, ma molto più negativa è la nostra "Impronta idrica". L'Italia in termini di consumo procapite (2.332 metri cubi annui) è infatti in quarta posizione nella classifica mondiale. A pesare sono sia un uso dissennato delle risorse interne, sia un ricorso a importazioni ad altissima intensità idrica, come ad esempio la carne di manzo che richiede per ogni chilo l'utilizzo di ben 15mila litri d'acqua.

Ma all'orizzonte non ci sono solo nuvole. "La buona notizia - esorta Leape - è che possiamo ancora invertire questa situazione di forte diminuzione del credito ecologico e non è ancora troppo tardi per evitare un'irreversibile recessione ecologica. Il rapporto identifica le aree chiave necessarie per cambiare i nostri stili di vita e indirizzare le nostre economie verso percorsi sostenibili". La strategia suggerita dal Wwf per innescare la retromarcia è quella dei cunei. Un sistema mutuato dalle politiche di contrasto del riscaldamento globale che prevede una sequenza di azioni mirate, dall'agricoltura alla pesca, dalle politiche forestali a quelle energetiche, ognuna in grado di contribuire a ridurre di una fetta (o meglio di un cuneo) il deficit che stiamo contraendo nei confronti della Terra.

Il primo passo per andare in questa direzione è però quello di considerare la biosfera, quindi terreni fertili, foreste, mare e acque interne, una risorsa che non si può ricapitalizzare con un semplice tratto di penna su un assegno. Esattamente il contrario dell'approccio italiano al problema del riscaldamento globale e la polemica con l'Unione Europea sull'urgenza dell'introduzione delle politiche di contrasto contenute nella direttiva 20-20-20. "Quello che ci suggerisce di fare il governo - denuncia il direttore del Wwf Italia Michele Candotti - è di ipotecare ulteriormente il capitale naturale utilizzando le sue risorse come un sussidio permanente all'economia nazionale e alle imprese in difficoltà, ma questo significa ammettere l'incapacità del Sistema Paese a trovare vere soluzioni alla crisi".

"La recessione mondiale appena iniziata - aggiunge il direttore scientifico del Wwf Italia, Gianfranco Bologna - allenterà sicuramente la pressione umana sul Pianeta, ma noi ci auguriamo atteggiamenti innovativi basati sull'apprendimento piuttosto che sulla costrizione, soluzioni adottate sulla scia della presa di coscienza piuttosto che sullo shock. Siamo convinti che uno sviluppo sostenibile sia possibile, ma il vero problema è che dobbiamo confrontarci con interlocutori che mancano completamente di conoscenze scientifiche: giuristi e avvocati divorano il campo politico con una cultura del bla-bla che emargina la cultura ecologica, che pure ha in Italia punte di eccellenza assoluta"

fonte: repubblica.it

Tokyo, nuovo rally: chiusura a 9,96%

Corrono le borse asiatiche, sulla scia del taglio dei tassi Usa da parte della Fed. Terza impennata consecutiva a Tokyo, dove il listino è tornato sopra la soglia dei 9mila punti grazie al quarto guadagno percentuale di sempre in una sola giornata. La tendenza positiva è stata stimolata da un ulteriore deprezzamento dello yen sui mercati valutari e soprattutto dall'ottimismo alimentato tra gli investitori nipponici dalle previsioni di un taglio dei tassi d'interesse da parte della Banca del Giappone, sulla scia di quanto già effettuato sia dalla Federal Reserve americana sia dall'istituto centrale in Cina.

GUADAGNO DEL 26% - In chiusura il Nikkei è schizzato a quota 9.029,76 (+9,95%). L'indice guida della Borsa di Tokyo continua quindi il recupero, dopo il +7,74% di mercoledì e il +6,41% di martedì, risollevandosi dai minimi degli ultimi 26 anni toccati lunedì. In appena tre sedute, il guadagno è stato di 1.866,86 punti, pari a oltre il 26%. Hong Kong avanza del 9,23%, Taiwan del 6,29%, Seul vola dell'11,9% e Shanghai cresce dell'1,67%.

SUDAMERICA - Vanno bene anche le Borse sudamericane: quella brasiliana ha guadagnato il 4,37%, la Borsa argentina ha chiuso a +2,61% e quella messicana a +2,82%.

PETROLIO - Il prezzo del petrolio torna sopra i 70 dollari al barile. Sui mercati asiatici i futures sul Light crude avanzano di 2,88 dollari a 70,38 dollari, dopo aver chiuso a New York in aumento di quasi 5 dollari (a 67,50 dollari).

fonte: corriere.it

mercoledì 29 ottobre 2008

RIFIUTI: PROROGATA LA COMUNICAZIONE DEI DATI

L'Agenzia delle Entrate, con Provvedimento del 24 ottobre 2008, ha fissato una nuova scadenza per la comunicazione all'Anagrafe tributaria dei dati acquisiti nell'ambito della gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Nell'ambito delle attività di controllo fiscale, la Legge Finanziaria 2007 aveva stabilito l'obbligo di comunicazione all'Anagrafe tributaria da parte dei comuni dei dati catastali acquisiti nell'ambito della gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani. A causa delle difficoltà denunciate dagli enti preposti, l'Agenzia delle Entrate ha emanato lo scorso 24 ottobre un nuovo Provvedimento che modifica il Provvedimento del 14 dicembre 2007, attuativo della Legge finanziaria 2007. Pertanto, ora i Comuni potranno effettuare la comunicazione anche nei casi in cui i dati degli immobili siano indisponibili per gli anni 2007 e 2008 e gli stessi dati catastali saranno trasmessi in occasione della comunicazione inerente all'anno 2009. A tal fine, l'Agenzia, con Provvedimento 24 ottobre 2008, ha stabilito un termine più ampio per l'invio della comunicazione relativa al 2007, che dovrà essere effettuata entro il 30 aprile 2009. --

fonte: ambiente.it

La raccolta differenziata fantasma costa 4 milioni alle casse di Napoli

La procura regionale della Corte dei conti ha calcolato il danno erariale a carico dei sindaci che si sono occupati del consorzio di bacino Napoli 5. L’ente aveva assunto dipendenti per la raccolta differenziata ma questi, pur pagati, non hanno mai lavorato

Quattro milioni e 225.827 euro: è l'ammontare del danno erariale che - come scrive oggi il quotidiano Il Mattino - la procura regionale della Corte dei Conti individua a carico del sindaco di Napoli Rosa Iervolino e dei suoi predecessori, Antonio Bassolino e Riccardo Marone, nell'ambito delle indagini sul consorzio di bacino Napoli 5, l'ente che aveva assunto 362 dipendenti per la raccolta differenziata pagandoli per anni ma senza farli lavorare.

La vicenda del consorzio, nota da tempo, è al centro da alcuni mesi di una indagine aperta dalla procura della Corte dei Conti. Gli accertamenti sono ancora in fase istruttoria, ma è stato già quantificato il danno erariale di cui a giudizio degli inquirenti sarebbero responsabili gli ultimi tre sindaci di Napoli. Danno relativo non solo all'aver pagato inutilmente gli operai del consorzio, ma anche agli oneri derivanti dal mancato avvio della differenziata.

fonte: lanuovaecologia.it

Ecoballe incendiate nel casertano

Ha preso fuoco una piazzola del sito di stoccaggio delle ecoballe nel comune di Villa Literno, in provincia di Caserta. Pur di lieve entità non è la prima occasione in cui i vigili fdel fuoco devono intervenire. Il sindaco chiede «la videosorveglianza del sito e la vigilanza armata dei militari»

Un incendio si è sprigionato, nel pomeriggio di venerdì, in una piazzola del sito di stoccaggio delle ecoballe nel Comune di Villa Literno (Caserta), che sorge al confine con quello di Taverna del Re, a Giugliano (Napoli).

Lo rende noto, attraverso un suo portavoce, il sindaco di Villa Literno, Enrico Fabozzi.
L'incendio è di lieve entità, si legge in una nota, ma comunque è stato necessario l'intervento dei vigili del fuoco.
"Non è la prima volta che questa piazzola prende fuoco - spiega il primo cittadino - e per questo chiediamo che vengano presi provvedimenti, attraverso un sistema di videosorveglianza del sito ed una vigilanza armata da parte dei militari, come avviene per le altre discariche".

Il problema però, secondo il sindaco, va risolto a monte: "Bisogna accelerare la procedura per liberare il territorio dalle ecoballe e, nel frattempo, chiediamo che si ordini l'immediato trasferimento di questa piazzola in una discarica per il trattamento dei rifiuti speciali, visto che tali sono diventati dopo l'incendio".

fonte: lanuovaecologia.it

Brescia acquista verde

Il premio annuale Compraverde è stato assegnato al Comuneper la riduzione dell'impatto nei consumi. Tra gli altri premiati il Comune di Avigliana, quello di Reggio Emilia e la Provincia di Torino

Quattro vincitori e dodici menzioni speciali per premiare la Pubblica Amministrazione ecologica, ossia gli enti che compiono scelte e attuano politiche di acquisti verdi, attenti quindi all'impatto ambientale dei prodotti e dei servizi nel loro intero ciclo di vita: dalla produzione all'utilizzo, fino al loro smaltimento.

Si tratta del Premio annuale Compraverde per il miglior bando e la miglior politica di Gpp, nato per incentivare e valorizzare le migliori esperienze di Gpp-Green Public Procurement, ossia di Acquisti verdi nella Pubblica Amministrazione. Tra le prestazioni valutate il premio annovera anche l'adozione di prodotti biologici per le mense pubbliche.

Ad aggiudicarsi il premio per la miglior politica di Gpp è stato il Comune di Brescia, per la forte attenzione a sensibilizzare agli Acquisti verdi e a ridurre gli impatti ambientali dei consumi all'interno dell' amministrazione e che nel corso del 2007 ha visto crescere i propri acquisti verdi fino a una percentuale del 31,64% sul totale degli acquisti, pari a 1.341.074,00 euro (escluse le forniture informatiche).

Premiato per il miglior bando in Italia é, invece, il Comune di Avigliana (Torino) per l'affidamento del servizio di pulizia dei locali comunali attraverso un bando che integra i criteri ambientali e che denota attenzione alle tematiche etico-sociali.

Per la miglior politica ecologica il riconoscimento è stato assegnato invece alla Provincia di Torino, per l'attuazione del protocollo Acquisti Pubblici Ecologici e per l'efficiente monitoraggio dei risultati; una Provincia che nel 2006 ha speso 4,6 milioni di euro per prodotti che rispettano i criteri definiti dal protocollo, pari al 66% dei prodotti acquistati per quelle tipologie.

E ancora premiato il Comune di Reggio Emilia, per l'integrazione dei criteri ecologici nelle procedure di gara e per le azioni di sensibilizzazione sugli acquisti verdi e il consumo sostenibile rivolte sia all'interno che all'esterno dell'ente, in particolare anche con progetti rivolti alle scuole che hanno coinvolto 5.250 bambini.

fonte: lanuovaecologia.it

Living planet report, gli indicatori

Il Living Planet Report 2008 del Wwf, redatto in collaborazione con la Società Zoologica di Londra e il Global Footprint Network, che considera tre indici e si basa su dati statistici del 2005

IMPRONTA ECOLOGICA. È la domanda dell'umanità sulla natura, dove pesano molto le emissioni di CO2. La biocapacità globale, cioè l'area necessaria a produrre le risorse primarie per i nostri consumi e a "catturare" le nostre emissioni di gas serra, è di 2,1 ettari pro capite. Mentre l'impronta ecologica globale (il nostro utilizzo delle capacità produttive dei sistemi naturali) è di 2,7 ettari. Tre quarti della popolazione umana vive in Paesi che sono debitori in termini ecologici e gli Stati Uniti detengono la maglia nera. Usa e Cina segnano il 21% ciascuna di consumo della biocapacità globale, seguiti dall'India, con il 7%. Gli statunitensi 'mangiano' una media di 9,4 ettari globali (come dire che ciascuno vive con le risorse di circa 4,5 pianeti Terra). L'Italia è al 24/o posto, con un'impronta di 4,8 ettari globali pro capite ed una biocapacità di 1,2 ettari.

IMPRONTA IDRICA. Novità di questo rapporto, considera i consumi di acqua per la produzione di beni e servizi di un Paese, sia dall'interno sia dall'esterno. Ciascun abitante della terra consuma in media 1,24 milioni di litri di acqua all'anno (circa metà di una piscina olimpionica) ma questo consumo varia dai 2,48 milioni di litri a persona all'anno (come avviene negli Usa) fino a 619.000 litri pro-capite all'anno (Yemen). Dietro ad una maglietta di cotone si nascondono 2.900 litri di acqua e sono necessari 15.500 litri per 1 kg di carne di manzo. Il Report segnala almeno 50 paesi che attualmente stanno affrontando crisi idriche più o meno accentuate. L'Italia è il quarto maggiore consumatore di acqua al mondo con un consumo di 2.332 metri cubi pro capite annui (dei quali 1.142 interni e 1.190 esterni).
INDICE DEL PIANETA VIVENTE. Tenendo conto dell'analisi di circa 5.000 popolazioni di 1.686 specie di animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci) mostra come dal 1970 si sia verificato il declino complessivo della biodiversità (patrimonio vita sul Pianeta) di circa il 30%. Nelle aree tropicali il crollo è addirittura del 50%.

fonte: lanuovaecologia.it

Impronte a confronto

Ecco il quadro dell'impronta ecologica di alcuni Paesi stilata dal Living planet report, dove va considerato l'impatto della popolazione, seguito dai dati relativi all'impronta idrica

ITALIA: al 24/o posto con 4,8 ettari globali pro capite, contro biocapacità 1,2 ettari pro capite (popolazione 58 milioni);

CINA: 2,1 ettari globali pro capite - biocapacità 0,9 (popolazione 1 miliardo 323 milioni);
INDIA: 0,9 ettari globali pro capite - biocapacità 0,4 (popolazione 1 miliardo 103 milioni);
AUSTRALIA: 7,8 ettari globali pro capite - biocapacità 15,4 (popolazione 20 milioni)
STATI UNITI: 9,4 ettari globali pro capite - biocapacità 5,0 (popolazione al 2005, 298 milioni, oggi oltre 300 milioni);
BRASILE: 2,4 ettari globali pro capite - biocapacità 7,3 (popolazione 186 milioni);
GERMANIA: 4,2 ettari globali pro capite - biocapacità 1,9 (popolazione quasi 83 milioni);
REGNO UNITO: 5,3 ettari globali pro capite - biocapacità 1,6 (popolazione quasi 60 milioni);
ETIOPIA: 1,4 ettari globali pro capite - biocapacità 1,0 (popolazione 77,4 milioni).

fonte: lanuovaecologia.it

Il Wwf: «È recessione ecologica»

La domanda delle attività umane è di circa un terzo in più di quanto la Terra possa sostenere. Il quadro fornito dal Living Planet Report 2008. Appena due anni fa, nell'edizione precedente, il rapporto parlava della stessa prospettiva, ma al 2050
Notizia Gli indicatori
Notizia I dati per paese

"Se la nostra pressione sulla Terra continuerà a crescere ai ritmi attuali, intorno al 2035 potremmo aver bisogno di un altro Pianeta per mantenere gli stessi stili di vita". Questo il monito di James Leape, direttore del Wwf internazionale, in occasione del lancio a livello globale del Living Planet Report 2008 del Wwf, in collaborazione con la Società Zoologica di Londra e il Global Footprint Network.

Appena due anni fa, nell'edizione precedente, il rapporto parlava della stessa prospettiva, ma al 2050. Secondo il rapporto, la natura sta vivendo una vera e propria "recessione ecologica": la domanda delle attività umane è infatti di circa un terzo in più di quanto la Terra possa realmente sostenere. L'Italia fa la sua parte, consumando il quadruplo di risorse naturali rispetto al dovuto si piazza al 24/o posto della classifica dei Paesi con la maggiore "impronta ecologica". Il peggiore risultato però è sul fronte acqua, dove il Belpaese è il quarto maggiore consumatore al mondo, subito dietro a Usa, Grecia e Malesia.

L'Italia fa la sua parte, consumando il quadruplo di risorse naturali rispetto al dovuto si piazza al 24/o posto della classifica dei Paesi con la maggiore "impronta ecologica". Il peggiore risultato però è sul fronte acqua, dove il Belpaese é il quarto maggiore consumatore al mondo, subito dietro a Usa, Grecia e Malesia. Se fino al 1961 il mondo poi era ancora in credito, negli ultimi 45 anni la domanda di 'natura' è più che raddoppiata, per via della crescita demografica e dei consumi individuali. Per invertire la rotta la ricetta è una vera e propria rivoluzione economica, che si basa sul fatto che esiste una quota di natura a disposizione di ciascuno essere umano.

"Innanzitutto occorre avviare un sistema di contabilizzazione della natura dell'impatto delle varie politiche - spiega Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia - poi affrontare la questione clima con il taglio della CO2, infine iniziare a pagare il servizio che l'ecosistema offre. Ad esempio, nel caso di un fiume, pagando chi si occupa della sua conservazione". Se salta il sistema Pianeta insomma, subiremo disastri ben più grandi di una crisi finanziaria.

fonte: lanuovaecologia.it

Se lasci l'auto in garage e vai in bici trovi in busta paga 20 dollari in più

PIU' PEDALI e più ti ricarichi: lo slogan ha il retrogusto della pubblicità di un telefonino ma in realtà promuove un'iniziativa molto seria, capace di dare una mano all'ambiente, ai cittadini e persino alle tasche sempre insoddisfatte dei datori di lavoro. La formula magica si chiama Bicycle Commuter Act ed entrerà in vigore negli Stati Uniti a gennaio 2009 grazie alla firma di George W. Bush. A partire dall'anno prossimo tutti i lavoratori americani che lasceranno a casa la macchina per andare a lavoro in bicicletta riceveranno un bonus di 20 dollari a fine mese sulla busta paga, totalmente esenti da tasse. I datori di lavoro potranno a loro volta scaricare quei soldi dalla dichiarazione dei redditi e il cerchio perfetto si chiuderà.

Il presidente repubblicano che disse no agli accordi di Kyoto lascerà la Casa Bianca dando il via libera a un provvedimento ambientalista che mette tutti d'accordo. "E' una legge che finalmente riconosce un incentivo a chi si muove in bicicletta, al pari di quanto già viene fatto con chi usa i mezzi pubblici", spiega il presidente della Lega dei ciclisti americani Andy Clarke. Secondo la relazione trimestrale del congresso statunitense, l'intera operazione costerà al governo qualcosa come 10 milioni di dollari in 10 anni.

Il Bicycle Commuter Act è solo una delle tante manovre economiche previste dalle 451 pagine dell'Emergency Economic Stabilization Act of 2008 approvato due settimane fa per far fronte alla crisi, e che prevede lo stanziamento federale di 700 miliardi di dollari. E' insomma quello che gli americani chiamano "pork barrel", vale a dire un provvedimento marginale, generalmente di politica sociale, inserito all'interno di un disegno di legge più ampio e meno popolare.

Per compensare il cattivo impatto che molti provvedimenti economici avranno e già hanno sulla popolazione (perché portatori di tagli ai servizi e licenziamenti), il governo uscente ha pensato di riconoscere un piccolo incentivo a tutti quegli americani che vanno a lavoro senza inquinare. "Non abbiamo deciso noi di far approvare la legge in questo modo, ma adesso che è passata siamo felici: la aspettavamo da 7 anni", conclude Clarke.

Da non sottovalutare poi l'impatto positivo che il provvedimento potrebbe avere su un Paese dove circa una persona su quattro è obesa, anche se convincere gli americani ad andare in bicicletta non sarà impresa facile. Ecco perché la legge non diventerà attiva immediatamente ma solo in estate, dopo sei mesi di prove e campagne informative. E il bonus non varrà solo per chi deve andare a lavoro. I ciclisti per passione potranno infatti beneficiare ugualmente dei 20 dollari in più a patto di dimostrare di fare costante attività in bici o reinvestire i soldi per l'acquisto di una nuova bici o di oggetti legati all'attività ciclistica.

Maureen DeCindis, una giovane "pendolare della bicicletta" che ogni giorno pedala dalla cittadina di Tempe, in Arizona, fino a Phoenix, è felice di sapere che alla fine del mese la Maricopa Association of Governments le accrediterà 20 dollari netti in più sullo stipendio: "In tempi di crisi le persone cercano solo di risparmiare e questa legge le invoglierà a farlo. Io, che amo la bicicletta, posso garantire che pedalare poi fa benissimo, non solo al portafogli ma all'umore".

"Certo, non diventeremo ricchi grazie a pochi spiccioli in più a fine mese - dice Willy Dommen, 49enne californiano che tutti i giorni pedala fino al San Francisco's Financial District - ma per noi amanti delle due ruote si tratta di una conquista importante".

fonte: repubblica.it

Tokyo chiude in volata, Nikkei a +7,74%

La Borsa di Tokyo chiude gli scambi in volata con un rialzo del 7,74%, in scia al rally di martedì a Wall Street (+10,88%), riguadagnando saldamente quota 8.000 punti. L'indice Nikkei si porta a 8.211,90 punti, 589,98 in più della chiusura di martedì. Ma non tutti i mercati asiatici hanno seguito l'exploit giapponese: la Borsa sudcoreana , infatti, ha chiuso in ribasso le contrattazioni. L’indice principale della Borsa di Seul ha perso 30,19 punti, pari al 3,02 per cento scendendo a 968,97 punti. La Borsa taiwanese, invece, ha registrato alla chiusura un leggero rialzo. L’indice principale della Borsa di Taipei ha registrato un guadagno di appena 6,55 punti, pari allo 0,15 per cento salendo a 4.406,52 punti.

WALL STREET VOLA - Con un incredibile rialzo nella parte conclusiva della sessione di contrattazioni, la borsa di Wall Street ha rialzato la testa martedì sera mettendo a segno un incremento di quasi 900 punti dell’indice Dow Jones, il secondo di sempre, sfiorando un guadagno dell’11%. Tutto è successo nell’ultima ora di scambi, con il Dow Jones che alle 15 pomeridiane guadagnava 456 punti per poi accelerare vertiginosamente e chiudere con un rialzo di 889,35 punti pari al 10,88% a quota 9.065,12. Il secondo rialzo di tutti i tempi in termini assoluti dopo quello di 936 punti registrato lo scorso 13 ottobre, apparentemente senza alcun evidente spunto catalizzatore. Secondo molti analisti negli investitori sta facendosi largo la convinzione che i corsi azionari sono scesi troppo: solo nelle due precedenti giornate l’indice Dow Jones aveva perso 500 punti. Ad aumentare l’intonazione ottimista le crescenti aspettative per un taglio dei tassi d’interesse da parte della Fed, nella riunione odierna del Fomc, che potrebbe arrivare a mezzo punto. Martedì era comunque chiaro che gli investitori erano desiderosi di comprare. Anche trascurando un dato eclatante come quello giunto dall’indice della fiducia dei consumatori statunitensi, elaborato dal Conference Board, che a lugglio è sceso a quota 38, ai minimi da 41 anni, al di là delle più pessimistiche previsioni degli analisti. In fortissimo rialzo anche l’indice Standard & Poor’s 500 (+10,79%), e il Nasdaq (+9,53%).

PETROLIO - Il rimbalzo delle Borse fa aumentare anche il prezzo del greggio. Nel dopomercato elettronico che fa riferimento al Nymex, la Borsa merci di New York, a Singapore il greggio per consegna a dicembre è stato trattato mercoledì a mezzogiorno (ora locale) a 64,64 dollari a barile, con un rialzo di 1,91 dollari. A New York martedì sera il greggio per consegna a dicembre aveva fatto registrare un ribasso di 0,49 dollari a barile portando il prezzo a 62,73 dollari.


fonte: coriere.it

martedì 28 ottobre 2008

Fermiamo il "climate change": ma ogni tecnica è lecita?

La situazione del riscaldamento globale è ormai una preoccupazione tale che aumentano i sostenitori d tecnologie estreme che per frenarlo propongono le più originali soluzioni

“Raffreddare il clima della Terra”. E’ ormai un imperativo categorico, condiviso da studiosi, scienziati, istituti di ricerca, istituzioni. Ma le soluzioni non sono tutte facili e di immediata applicazione perché presuppongono una decisa volontà politica, ma anche un cambiamento delle abitudini di ognuno di noi, oltre alla ricerca e alle tecnologie per produrre energia non inquinante.
E così vengono alla ribalta le soluzioni più particolari come quella di scaricare polvere di ferro nel mare o collocare specchi nel cielo o immettere fumo nell’atmosfera per affievolire la potenza dei raggi solari.
Si tratta di proposte “geo-ingegneristiche” che se da una parte dimostrano la consapevolezza di trovarsi di fronte ad una situazione climatica eccezionale, e quindi che necessitano di contromisure altrettanto eccezionali, dall’altra devono difendersi dalle critiche di chi è preoccupato dagli imprevedibili effetti collaterali.
“Siamo al limite, stiamo entrando in aree di cui solitamente non ci occupiamo – ha detto Rene Coenen, capo dell’ufficio della “London Convention”, che regola gli scarichi nel mare a livello internazionale.
Chi invece auspica un’approvazione di simili proposte è Margaret Leinin, responsabile del settore scienze di “Climos”, compagnia californiana che è alla ricerca di una tecnologia da utilizzare negli oceani per assorbire i gas a “effetto serra”.
“Il mondo non è riuscito a tenere sotto controllo le emissioni di carbonio – ha detto Leinin – Dobbiamo cercare altre opzioni”.
E infatti “Climos” è alla ricerca di fondi per addizionare polvere di ferro all’acqua dell’oceano, per stimolare la crescita di alghe capaci di assorbire CO2. Un altro progetto, ancora da testare, riguarda l’immissione nell’atmosfera di fumi composti da minuscole particelle inquinanti, con lo scopo di attenuare la luce del sole, oppure di collocare una sottile barriera metallica nello spazio per deviare i raggi solari.
Gli esperti sul clima delle Nazioni Unite, pur allarmati dalla crescita delle emissioni di gas serra (+70% dal 1970 al 2004), rimangono però scettici sulla validità di soluzioni “geo-ingegneristiche” come la fertilizzazione degli oceani.
Così la pensa anche Terry Barker, direttore del “Cambridge Centre for Climate Change Mitigation Research”, secondo cui i mari stanno già soffrendo a sufficienza per l’inquinamento umano, senza che occorra aggiungere altri inquinanti.
Ma potrebbe essere la paura della recessione economica e della crisi finanziaria che potrebbe spingere alcuni governi ad adottare scorciatoie e soluzioni apparentemente meno costose, percorrendo magari le strade della “geo-ingegneria”, invece di ridurre le emissioni di carbonio. “Ma sarebbe una mossa miope”, commenta Baker.
“E’ possibile mettere in atto esperimenti per evitare danni agli oceani – ha invece sostenuto Leinin – “Climos” vuole testare la fertilizzazione dei mari entro gennaio del 2010, sostenendo un costo di circa 15-20 milioni di dollari. Se funziona, può essere uno dei modi più economici per combattere il riscaldamento globale”.
E così anche altre società come “Ocean Nourishment” in Australia, “Atmocean” in New Mexico oltre la suddetta “Climos” lavorano a progetti destinati al mare.
Per esempio all’istituto “Alfred Wegener” in Germania, il professor Victor Smetacek sta preparando un test per il 2009: la fertilizzazione con solfato di ferro nella regione Antartica.
“Il ferro ha un effetto molto positivo – assicura il professor Smetacek – Aggiunto nell’oceano è come l’acqua nel deserto”.
Nell’esperimento si analizzerà anche la crescita delle alghe e la quantità di carbonio che assorbiranno. Le alghe in sovrabbondanza potrebbero servire, secondo l’esperimento dell’istituto tedesco, da nutrimento per alcune specie animali da cui dipendono pinguini e balene.
Una delle obiezioni a queste linee di sperimentazione è la non remota probabilità che il carbonio possa aumentare il tasso di acidità dell’acqua, danneggiando la capacità, ad esempio, dei crostacei e dei molluschi di produrre le conchiglie, che a sua volta bloccherebbe la catena alimentare marina.
Un’altra proposta riguarda il cielo e non le acque e riguarda il posizionamento di uno schermo metallico di 106 kmq. lontano un milione e mezzo di km. dalla superficie terrestre in direzione del sole, ma il costo di una tale struttura, dal peso di 3000 tonnellate non è ancora stato determinato.
I fautori di queste tecnologie rispondono alle critiche sostenendo che i rischi indicati sono molto ridotti, soprattutto al confronto dei danni provocati dal cambiamento climatico

fonte: rinnovabili.it

Il futuro dell’energia si chiama idrogeno

I molteplici progetti sull’idrogeno in tutto il mondo evidenziano un interesse crescente per questo vettore energetico, che potenzialmente potrebbe cambiare in modo radicale l’attuale sistema energetico

“L’idrogeno rappresenterà la terza rivoluzione industriale, dopo quelle legate al carbone e al petrolio”. Così afferma l’economista statunitense Jeremy Rifkin, presidente della Foundation Economic Trends, da anni sostenitore dell’idrogeno (H2) quale combustibile del futuro e unica valida alternativa al petrolio, perché è l’unico realmente pulito dato che la sua combustione produce come scarto soltanto acqua sotto forma di vapore.
L’idrogeno, però, al contrario dei combustibili fossili, non è una fonte primaria, bensì un vettore energetico, ossia un mezzo per trasportare e immagazzinare energia. In natura, infatti, non esiste allo stato elementare e deve essere quindi ricavato dalle sostanze che lo contengono (l’acqua e tutti i composti organici) mediante processi che impiegano energia. E qui è l’ostacolo maggiore alla sua diffusione.
Oggi il 97% dell’idrogeno industriale si ricava da carbone, metano e petrolio, con un’elevata produzione di anidride carbonica. In questo modo non solo non ci si svincola dai combustibili fossili, ma si incrementa anche il riscaldamento globale.
La soluzione migliore sarebbe quella del cosiddetto idrogeno “verde”, ossia ricavato dall’elettrolisi dell’acqua alimentata dall’energia rinnovabile di sole, vento o biomasse. Si tratta però di una tecnologia economicamente molto costosa e perciò utilizzabile, per ora, solo a livello sperimentale.
Inoltre i processi di produzione dell’idrogeno attualmente utilizzati sono inefficienti dal punto di vista termodinamico, nel senso che richiedono un’energia maggiore di quella che si ricava dallo stesso idrogeno usato come combustibile.
La ricerca sta però facendo notevoli progressi, soprattutto sulle celle a combustibile, i dispositivi elettrochimici per produrre elettricità e calore dall’idrogeno. Tali dispositivi incominciano ad avere diverse applicazioni interessanti sia in campo automobilistico, sia per la generazione elettrica degli edifici. L’idrogeno inizia ad essere richiesto come combustibile e una maggiore domanda porterà inevitabilmente a sviluppare sistemi per la sua produzione più efficienti ed economici e meno impattanti sull’ambiente.
Le tecnologie dell’idrogeno stanno perciò attirando molte risorse economiche. Stati Uniti e Giappone negli ultimi cinque anni hanno stanziato più di 200 milioni di dollari all’anno e la Germania stanzierà 500 milioni di euro nei prossimi dieci anni. In Italia la Finanziaria 2008 ha stanziato 10 milioni di euro per la Piattaforma nazionale dell’idrogeno, che dovrà creare sinergie tra Enti Pubblici e industria e sviluppare i necessari piani d’azione.
Nell’ottobre 2007 la Commissione Europea ha presentato l’Iniziativa tecnologica comune (Jti – Joint technology initiative) per le celle a combustibile, che verrà finanziata anche con le risorse del Settimo Programma quadro ricerca 2007-2013. La Commissione Europea ha proposto di investire 470 milioni di euro e se ne attendono altrettanti dall’industria. A fine maggio 2008 il Parlamento dell’Unione ha approvato la proposta della Commissione e ha stanziato i fondi per la Jti.
Anche sul fronte della normativa si stanno registrando positivi progressi. Appositi gruppi di studio del Global technical regulation e dell’Iso stanno infatti lavorando per completare le carenze delle regolamentazioni internazionali. L’Unione Europea ha presentato nel 2007 una proposta di regolamento per l’omologazione delle auto ad idrogeno e si attende per la fine di quest’anno la sua approvazione da parte del Parlamento e del Consiglio. Nel nostro Paese il Ministero dell’Interno ha pubblicato nel 2006 il Decreto contenente le regole tecniche per la progettazione, costruzione e gestione degli impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione.
I gruppi industriali maggiormente coinvolti in questa nuova rivoluzione sono chiaramente quelli dei trasporti. Già nei prossimi due o tre anni, secondo le dichiarazioni delle più grandi case automobilistiche, potrebbe iniziare la produzione in serie di veicoli alimentati ad idrogeno.
General Motors ha investito più di un miliardo di dollari per sviluppare un modello di auto ad idrogeno. Toyota nel settembre 2007 ha sviluppato il veicolo FCVH, che è riuscito a coprire i 560 Km tra le due città giapponesi di Tokyo e Osaka con meno di un pieno. BMW ha annunciato che nel 2010 commercializzerà i primi modelli di veicoli Serie 7 con un motore misto idrogeno-benzina. Quest’estate Honda ha messo sul mercato giapponese e statunitense la FCX Clarity, berlina elettrica ad idrogeno con prestazioni di tutto rispetto: 100 cavalli, velocità massima di 160 km orari e autonomia di 620 chilometri. Gli elevatissimi costi di produzione (circa un milione di dollari) impongono però, per ora, una commercializzazione tramite leasing solo a grandi aziende pubbliche.
L’Italia è molto coinvolta nella ricerca sull’idrogeno con diversi progetti avviati e che coinvolgono sia Enti Pubblici, che importanti aziende private.
Nel campo dei trasporti Fiat è in prima linea. Dopo le prime sperimentazioni di Elettra H2 Fuel Cell e Seicento Hydrogen, nel 2006 ha messo su strada la Panda Hydrogen con il preciso e dichiarato obiettivo di commercializzare questi veicoli entro i prossimi 15 anni. Già oggi tre Fiat Panda alimentate ad idrogeno circolano a Mantova per il progetto europeo Zero Regio.
Questo progetto, cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Sesto Programma Quadro dell’Unione Europea e che in Italia coinvolge direttamente la Regione Lombardia, ha lo scopo di sviluppare sistemi di trasporto su strada ad emissioni zero. In dettaglio sono state allestite due stazioni di rifornimento per autovetture ad idrogeno, una a Francoforte e una a Mantova (Eni, uno dei partners del progetto, ha promesso di realizzare entro due anni altre 12 stazioni), e due piccole flotte di vetture a celle combustibili e dotate di sistemi per la raccolta dei dati per l’analisi della sperimentazione. I risultati ottenuti nel corso del progetto contribuiranno al conseguimento dell’obiettivo fissato dalla Commissione Europea di sostituire entro il 2020 il 5% dei combustibili per autotrazione con l’idrogeno.
La Regione Lombardia partecipa anche al progetto Bicocca, che ha l’obiettivo di sperimentare e sviluppare a Milano diversi sistemi energetici alimentati ad idrogeno: un reformer per estrarre idrogeno dal gas naturale, con una capacità produttiva di 1.000 metri cubi/ora, un sistema ibrido pila combustibile – microturbina da 500 kW e un idrogenodotto in grado di alimentare una pila polimerica da 10 kW. Inoltre sono state acquistate tre vetture a idrogeno con motore a combustione interna ed è stato realizzato un distributore di idrogeno, sia liquido che gassoso. Il distributore, in particolare, ha avuto una vicenda controversa. Era stato infatti inaugurato nel settembre 2004, ma poi subito dopo smantellato per ragioni di sicurezza. In realtà mancava ancora l’idrogenodotto per collegarlo alla centrale di produzione e quindi era di fatto inutilizzabile. Entro quest’anno dovrebbe riaprire e diventare pienamente operativo. Il condizionale è d’obbligo: i recenti problemi finanziari di Zincar, la società a partecipazione comunale responsabile del progetto, potrebbero rallentare la fine dei lavori e l’avvio della sperimentazione.
I motori a celle combustibili (progetto Zero Regio) e quelli combustione interna (progetto Bicocca) hanno entrambi pregi e limiti. I primi hanno prestazioni di velocità, accelerazioni e consumo eccellenti e rendimenti anche più elevati rispetto ai motori a benzina. Però hanno un costo molto elevato che potrà divenire competitivo realmente non prima di 15/20 anni. I motori a combustione interna al contrario potrebbero essere prodotti entro breve a prezzi competitivi, ma hanno prestazioni modeste, soprattutto come autonomia, perché, per le loro caratteristiche, non riescono a sfruttare completamente le potenzialità dell’idrogeno.
Per superare queste problematiche una soluzione potrebbe essere l’uso dell’idrogeno in miscele con gas naturale. I costi di vetture con motori termici alimentati da miscele costituite per il 20-30% da idrogeno e l’80-70% da gas naturale sarebbero paragonabili a quelli delle attuali auto a metano, le prestazioni sicuramente interessanti e le emissioni molto inferiori delle normali vetture a gas. Fiat ha già presentato al salone dell’auto di Francoforte nel settembre 2007 la Panda Aria alimentata da una miscela metano-idrogeno.
La Regione Lombardia ha avviato in questo ambito il progetto Miscela, che prevede l’allestimento di una flotta di ben 20 esemplari di auto gas-idrogeno e, in accordo con Eni, la realizzazione ad Assago e a Monza di due stazioni di rifornimento multicombustibile con distributori in grado di erogare sia una miscela metano-idrogeno a percentuali variabili di idrogeno; sia idrogeno puro per rifornire auto a celle a combustibile.
Anche lo stazionario sta muovendo passi importanti. A Milano, Fast, la Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche, ha ottenuto nel 2007 il permesso per installare nel proprio centro congressi una cella a combustibile da 2,5 kW. È una piccola sperimentazione, ma molto interessante perché per la prima volta si applica questa tecnologia in totale sicurezza in una situazione di potenziale alta criticità (bombole di idrogeno in luogo aperto al pubblico). Quest’esperienza potrebbe stimolare future applicazioni nella progettazione non solo di edifici pubblici, ma anche di abitazioni private.
Notevole poi l’impegno annunciato nel 2007 da Enel, di avviare a Porto Marghera una centrale elettrica da 12 MW alimentata ad idrogeno. I tempi di realizzazione potrebbero essere però piuttosto lunghi viste anche le diverse problematiche ambientali e industriali gravanti in quell’area.
Il progetto più ambizioso in Italia riguardo l’idrogeno è indubbiamente quello del Polo tecnologico di Civitavecchia, nato dall’alleanza tra Regione Lazio, Autorità portuale, CIRPS (Centro Interuniversitario di Ricerca Per lo Sviluppo sostenibile) e Università La Sapienza di Roma.
L’obiettivo della Regione Lazio, che ha investito in questo progetto 100 milioni di euro, è quello di creare un centro di eccellenza internazionale dell’idrogeno “verde”. Nel Polo sono promosse tutte le attività di ricerca, sviluppo e industrializzazione per produrre idrogeno da fonti rinnovabili, nonché i sistemi di stoccaggio e impiego. L’idrogeno verrà ricavato principalmente attraverso un elettrolizzatore dell’acqua alimentato da pannelli fotovoltaici e secondariamente dalla gassificazione delle biomasse provenienti dai boschi della zona. L’idrogeno prodotto sarà poi utilizzato per alimentare le celle a combustibile di una linea di autobus pubblici a Civitavecchia e per una applicazione sperimentale di cogenerazione.
L’idea importante alla base del progetto di Civitavecchia è quella di sviluppare in Italia un nuovo settore produttivo sulle energie rinnovabili in generale e dell’idrogeno “verde” in particolare, mediante il coinvolgimento delle piccole e medie imprese, non solo del Lazio, e la creazione di partenariati industriali. Le aziende coinvolte, partecipando alle attività del centro tecnologico, potranno poi rivendere sul mercato le conoscenze sviluppate, contribuendo così a diffondere tecnologie eco-compatibili per uno sviluppo sostenibile.
Le iniziative e i progetti sull’idrogeno sono quindi molteplici in tutto il mondo, anche se si tratta ancora di piccoli numeri. I critici obiettano che queste tecnologie sono troppo costose e che una loro applicazione su larga scala è ancora molto lontana nel tempo. È infatti vero che i sistemi di generazione elettrica e termica a idrogeno per gli edifici rappresentano soltanto dimostrazioni sperimentali e che i veicoli alimentati ad idrogeno che già circolano normalmente, come per esempio gli autobus di linea di Amburgo, per ora sono adibiti esclusivamente al trasporto pubblico. È altrettanto vero però che l’innovazione tecnologica fa ormai in poco tempo passi da giganti e oggi si ottengono risultati notevoli in pochi anni. Queste iniziative insomma permettono di testare sul campo il reale valore delle tecnologie dell’idrogeno e aprono la strada ad una loro futura e vasta commercializzazione. Al tramontare dell’economia del petrolio si intravede già l’alba dell’economia dell’idrogeno.

fonte: rinnovabili.it

I primati ambientali del nostro governo

Negli ultimi dieci giorni abbiamo assistito, con non poca apprensione, ad una serie di coraggiosi record da parte del nostro Governo.
Dal dopo guerra ad oggi mai nessun esecutivo in Commissione europea si era spinto, su tematiche ambientali e legate alla salute ed il benessere dei propri cittadini, così controcorrente rispetto agli altri Stati membri, rinnegando accordi già ratificati in ambito comunitario e rinunciando alla concretizzazione di un percorso che tutti già sapevano tortuoso e lontano dai tradizionali valori economici, per i quali il rispetto ambientale è considerato un costo e non un’opportunità economica e un impegno sociale, oltre che un obbligo etico. Ed il presidente Berlusconi ha capeggiato con carisma da leader questa “fronda”, composta da alcuni giovani stati membri dell’est europeo, con la determinazione di chi è mosso da profondi ideali che giustificano radicali e sofferte prese di posizione. Sul pacchetto UE clima-energia numerosi capi di governo, tra cui il cancelliere tedesco Angela Merkel e lo stesso presidente della Commissione UE, Barroso, hanno manifestato delle difficoltà attuative, specialmente per ciò che riguarda gli interessi che gravano sulle industrie, dichiarando a più voci che c’è ancora molto lavoro da fare per soddisfare gli impegni previsti dal pacchetto, ma nessuno, a parte appunto il nostro premier, si è immaginato neanche lontanamente di mettere in discussione l’attuazione stessa del programma, un programma faticosamente messo a punto dalla Commissione e siglato dal nostro come da tutti gli altri stati membri europei. Un programma sicuramente ambizioso, che scavalcava in modo unilaterale gli impegni di Kyoto, e che metteva la Comunità europea in una posizione di grande prestigio e in primissima linea contro la battaglia più cruenta e globale della nostra era, quella contro il cambiamento climatico. Ma come tutte le battaglie globali non possono essere combattute “a macchia di leopardo”, ma condivise da tutti i combattenti, rinunciando a campanilismi e provincialismi, anche quella contro il cambiamento climatico sarà determinata esclusivamente dalla “condivisone” di strategie e politiche ambientali, e in questo senso il pacchetto europeo clima-energia costituiva un esempio straordinario di un continente che intraprendeva, ripeto in modo unilaterale, un percorso virtuoso in opposizione con altri continenti, più ricchi o più poveri, che per motivazioni diverse concorrono a rallentare questa necessaria rivoluzione planetaria.

Altro record nostrano delle ultime ore è stato conquistato dal nostro Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, la quale ha dichiarato, anche lei per la prima volta tra i suoi colleghi europei, piena soddisfazione per il successo dell’Italia per aver “generato” il rinvio dell’approvazione definitiva di un complesso pacchetto di norme per il rispetto ambientale, forse dimenticando il suo vero ruolo istituzionale, ruolo a cui è preposta e a cui, per altro, è chiamata a rispondere dal popolo italiano.
Se da una parte le motivazioni di una drammatica crisi economica potrebbero apparire sufficienti a sostenere questo radicale cambiamento di rotta, in nome dell’insostenibilità dei costi attuali che le misure previste graverebbero sul nostro Paese (mai nessuno però parla di quelli futuri), dall’altra non possiamo astenerci dalla ovvia valutazione che i nostri problemi, e quelli delle nostre aziende, non sono molto diversi da quelli delle altre nazioni oggi fortemente impegnate sull’attuazione del programma e che oggi ci indicano, forse ancora una volta, come partner poco affidabile e non all’altezza di impegni comunitari transnazionali.

fonte: rinnovabili.it

Energie verdi per l’Appennino

L’Appennino come cuore verde della regione e come territorio fertile per la diffusione e l’applicazione di energie rinnovabili. Comincia oggi il ciclo di incontri su energia e impianti in Appennino, l’occasione giusta per mettere in primo piano quelle politiche di sviluppo sostenibile capaci di far quadrare i bilanci senza danneggiare l’ambiente. Organizzati da CNA locale, gli approfondimenti sulle fonti pulite e sul risparmio energetico coinvolgono Pubbliche Amministrazioni, imprese e addetti ai lavori per ricercare insieme i sentieri di crescita possibili in Appennino, gli impieghi e il quadro degli investimenti, le difficoltà e le prospettive. Tra i soggetti coinvolti, necessaria la “mobilitazione” del tessuto imprenditoriale locale, perché l’alternativa “verde” possa attecchire come scelta efficiente ed economica, come strada maestra per la competitività, oltre che, sottolinea CNA, come opportunità considerevole per il settore delle costruzioni e degli impianti.

Si comincia stasera a Fiumalbo presso al sede CNA di piazza Iolanda. Tema dell’incontro (alle 20,30), la normativa per l’installazione degli impianti negli edifici, l’elaborazione informatica delle dichiarazioni di conformità e la documentazione indispensabile al professionista dell’impiantistica. Il 30 ottobre l’appuntamento è invece a Pavullo, nella Sala della Comunità Montana di via Giardini 15, dove, a partire dalle 21, si parlerà di certificazione energetica degli edifici e della normativa regionale in materia. Tra i relatori, Fabrizio Ragazzi, dell’Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile, Gian Carlo Muzzarelli, presidente della Commissione Regionale Ambiente e Territorio e Alessandro Tebaldi, presidente della Comunità Montana del Frignano. “Il contratto è una cosa seria: le regole per la tutela delle parti” è l’argomento del convegno del 6 novembre nel Municipio di Lama Mocogno (ore 21). Giovedì 13 novembre, sempre alle 21, l’appuntamento è alla Sala Riunioni della Banca CRV di Pievepelago (via Roma, 88) con un approfondimento sui controlli nei cantieri insieme a funzionari ispettivi del Servizio prevenzione e sicurezza dell’Ausl di Modena. Conclude il ciclo di incontri il convegno del 22 novembre a Montecreto, presso il Comune, intitolato “Le energie rinnovabili: un problema o un’opportunità per l’Appennino?”, con il contributo tecnico-scientifico di Enea ed Università di Modena e Reggio Emilia.

fonte: ermesambiente.it

A Parma venti case protette con l'energia del sole

Venti case protette pubbliche del Parmense sposano il fotovoltaico, per un investimento complessivo che sfiora i due milioni di euro. Un progetto pilota della Provincia di Parma ha convogliato risorse per l’energia rinnovabile con un obiettivo importante, quello di risparmiare nelle strutture, ogni anno, più di 250mila kg di CO2 complessiva (come 100mila litri di benzina bruciata), per oltre 60mila euro di saldo positivo e una durata di vent’anni degli impianti.

Forte il contributo della Provincia con 400mila euro. Fonti rinnovabili direttamente dal tetto, dunque. Grazie ad un’iniziativa che ha coinvolto anche i Comuni e le Asp (Aziende pubbliche di servizi alla persona) dei territori coinvolti. In particolare, il fotovoltaico rivoluzionerà i consumi energetici delle strutture di Berceto e Borgotaro, Calestano e Compiano, Fidenza e Fontanellato, Fornovo e Langhirano, Monchio e Montechiarugolo, Noceto e Pellegrino Parmense, Roccabianca e Salsomaggiore, Soragna e Sorbolo, Sissa e Varano Melegari, Varsi e la stessa Parma. La messa in opera del progetto è prevista entro i primi mesi del 2009 per la maggior parte delle strutture.

L’energia del sole porterà così due benefici fondamentali: la riduzione dell’impatto delle strutture sull’ambiente e un consistente risparmio di fondi da investire successivamente a favore delle utenze stesse. Nel dettaglio, verranno realizzati 20 impianti fotovoltaici integrati o parzialmente integrati o non integrati con una potenza che va da 8 a 20 kWp. La potenza complessiva installata sarà di 320-330 kWp, per un investimento complessivo di circa 2 milioni di euro.

E se il contributo provinciale sarà di 400 mila euro (il 20% necessario per poter accedere agli incentivi statali), la restante parte viene invece finanziata attraverso il contributo statale “Conto Energia”. Tale meccanismo vincola il progetto al reinvestimento degli utili da risparmio energetico, siano essi riversati in benefici economici a favore degli utenti oppure per la realizzazione di interventi di contenimento energetico sulle strutture.

“Si tratta di un’iniziativa importante perché si inserisce in una progettualità molto più ampia, che stiamo portando avanti per dotare la nostra provincia di forme di produzione di energia pulita come elemento di supporto e incentivo allo sviluppo del nostro territorio. Uno sviluppo sostenibile, cioè che non vada a detrimento della qualità della vita: la possibilità di crescere senza dover rinunciare a valori per noi molto importanti”, ha detto neI giorni scorsi in Provincia il presidente Vincenzo Bernazzoli - “Sul fotovoltaico già da qualche anno stiamo facendo interventi pilota, in particolare nelle scuole e nei parchi. Ora ecco questo nuovo progetto, che alla valenza ambientale ne aggiunge una sociale: risparmiare sull’energia significa poter diminuire i costi delle case protette e poter reinvestire i risparmi nei servizi alle persone anziane”

fonte: ermesambiente.it

INDAGINE CONOSCITIVA SU VALUTAZIONE IMPATTO (VIA)

La Commissione Ambiente della Camera ha avviato nei giorni scorsi un'indagine conoscitiva sullo stato di attuazione della normativa in materia di valutazione di impatto ambientale (VIA). Nella prima riunione è stato definito il programma dei lavori, con l'indicazione dei tempi e delle modalità dell'indagine. L'attuazione della Direttiva comunitaria, originariamente ratificata dall' ordinamento italiano in modo parziale, è stata in qualche modo superata con l'avvio di un percorso legislativo complesso e articolato, culminato nella parte del Codice dell'ambiente relativa alla materia che ha l'intento di trovare una sistemazione organica e una razionalizzazione delle procedure. La normativa nazionale ha ormai definito un complesso quadro di riparto delle competenze tra livelli di governo statale e locale, rispetto al quale si sta consolidando anche una importante base normativa regionale. Al contempo, le frequenti modifiche avvenute, negli ultimi anni, nella composizione delle strutture statali competenti alla valutazione e l'elevata complessità tecnica delle procedure hanno portato alla luce l'esigenza di approfondire l'analisi della normativa vigente, sotto il profilo sia della possibile semplificazione dei procedimenti sia della verifica delle complesse attività sinora svolte dagli organismi preposti. Peraltro, nella legislazione comunitaria e nazionale sono state introdotte di recente una valutazione ambientale di tipo strategico (Vas) e un procedimento integrato di autorizzazione ambientale (Ippc), che hanno rafforzato le garanzie di protezione dell'ambiente, soprattutto nelle fasi di elaborazione, adozione e approvazione di piani o programmi e di verifica degli impianti in esercizio. Ma questo sistema sottoposto alle forti sollecitazioni provenienti dai settori interessati (realtà produttive e strutture amministrative), ha anche registrato criticità e difficoltà di funzionamento, con particolare riferimento al difficile decollo del sistema delle autorizzazioni integrate ambientali (Aia).

La Commissione Ambiente ha dato vita all'indagine conoscitiva con l'obiettivo di comprendere quale sia il grado di efficacia della normativa statale e regionale e di registrare l'effettiva capacità di funzionamento che il sistema potrà assicurare per il futuro. L'indagine intende quindi verificare gli elementi positivi delle politiche e delle attività per la valutazione dell'impatto ambientale (VIA-VAS) e dei procedimenti per la verifica e l'autorizzazione degli impianti (Ippc), unitamente alle criticità, nella prospettiva di una valorizzazione del ruolo di programmazione, pianificazione e capacita' operativa dei diversi soggetti coinvolti. In tale contesto, la Commissione approfondira' il quadro normativo di riferimento, come modificato dal Dlgs 152/2006, il Codice ambientale, e di valutare eventuali modifiche e integrazioni da apportare alla legislazione vigente, anche in sede parlamentare. L'indagine si articolera' nelle audizioni dei ministri dell'Ambiente, delle Infrastrutture e dei trasporti, dello Sviluppo economico, dei Beni culturali. Previste anche le audizioni di rappresentanti della Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale; della Commissione istruttoria per il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale; dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra); della Conferenza delle regioni e delle province autonome; dell'Unione delle province d'Italia (UPI); dell'Associazione nazionale comuni italiani (ANCI); della Confindustria e delle associazioni di imprese aderenti; dei centri di ricerca, associazioni, istituti e altri organismi, anche di carattere regionale o locale, specializzati nella materia. Il termine per la conclusione dell'indagine è fissato per il 31 marzo 2009.

fonte: ambiente.it

Deposito CO2 sottosuolo Italia

Il 21 ottobre 2008 il Ministero dell'Ambiente e le principali società del settore energetico italiano, Enel ed Eni, hanno sottoscritto un protocollo d'intesa per la sperimentazione di nuove tecnologie finalizzate allo stoccaggio della CO2. La cattura, il trasporto e infine lo stoccaggio geologico dell'anidride carbonica sono alla base di una nuova filiera italiana. Il progetto è attualmente in fase di studio e di analisi di fattibilità. In base al piano tecnologico i gas serra e le emissioni CO2 dovrebbero essere iniettati nel sottosuolo in un deposito geologico sotto il controllo e il monitoraggio umano.

"Questo accordo fra Eni ed Enel – ha dichiarato il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo – va nella direzione giusta: quello della individuazione di tecnologie amiche dell'ambiente capaci di ridurre significativamente l'immissione nell'atmosfera dei gas serra. L'impegno del Governo è quello di sostenere e promuovere queste sperimentazioni che rappresentano, nello scenario energetico globale, - e soprattutto per paesi come il nostro - che non potranno nel medio-lungo termine fare a meno degli idrocarburi – un importante contribuito alle esigenze di riduzione di gas serra”. (fonte Governo.it)

Oltre al progetto il protocollo Eni-Enel-Governo prevede un potenziamento della ricerca sul solare ad alta efficienza e sull'energia nucleare. Nel comunicato stampa del Ministero (pubblicato su governo.it) è stato anche introdotto l'intento del governo di attuare un piano di contenimento delle emissioni Co2 condiviso con le imprese italiane.

fonte: ecoage.it

Colombia, gli indios non si fermano

Stanno mettendo in seria difficoltà il presidente Uribe le migliaia di indios che hanno marciato fino a Cali. Giunti nella città chiedono al presidente colombiano di incontrarli e discutere seriamente dei loro problemi. Se in questi giorni non riceveranno una risposta, riprenderanno la marcia fino a Bogotà

In questi giorni dovrebbero incontrare il presidente Uribe, nel frattempo una colorata carovana lo attende, pronta a riprendere la marcia. Il presidente colombiano era atteso già ieri a Cali dagli indios cha da una settimana stavano marciando per raggiungere la città e che sono pronti a rimettersi in cammino nel caso in cui non arrivassero risposte, la nuova meta: Bogotà.

Il governo, compattamente, ha chiesto di poter usare la formula del “consiglio comunitario”, ovvero un gruppo di due- trecento persone che, moderato dal presidente e in diretta TV per garantire la trasparenza, discuta dei problemi degli indios. Questi dal canto loro, chiedono prima di tutto che venga riconosciuta la loro “minga”, un assemblea della comunità che da mesi elabora i passi in una consultazione continua ed è aperta al numero maggiore possibile di componenti.
«Speriamo che Uribe abbia la capacità di ascoltare quest'altra Colombia che gli spiegherà molte verità - dice Feliciano Valencia, consigliere del Cric, l'organizzazione degli indigeni del Cauca – Che cosa chiederemo al presidente? Per prima cosa ci risponda concretamente, che non prenda tempo, non ci distragga con sofismi che non vanno più bene...».
Ma cosa chiedono le donne e gli uomini di ogni età, dai bambini agli anziani, che hanno percorso centinaia di chilometri a piedi e sono disposti a percorrerne altri per raggiugnere la capitale se non fossero ascoltati? Per prima cosa che vengano loro assegnati tutti quegli ettari di terra che ancora non hanno ricevuto e poi che il governo intervenga in aiuto delle popolazioni colombiane che vivono in condizioni di vita insopportabili.
«Che Uribe dichiari l'emergenza politica, sociale, culturale ed economica dei popoli e delle organizzazioni arrivate fin qui – reclama Feliciano -; quindi, che ritratti i giudizi che ha dato sul nostro cammino».
Il presidente colombiano ha affermato che all’interno del corteo che ha risalito la caretera Pan Americana vi fossero infiltrati delle Farc. Non è certo la prima volta che Uribe accusa qualcuno di essere amico o esponente delle Farc. In questo caso si esalta tutta la strumentalità di questa accusa, soprattutto quando non c’è stata violenza da parte degli indios se non in risposta e in difesa di attacchi della polizia, come mostra un video della Cnn. A causa di questo video Uribe è stato costretto ad ammettere che alcuni poliziotti hanno sparato, ma ha precisato che lo hanno fatto all’insaputa dei comandanti.
Negli ultimi tre anni, accusano i manifestanti, oltre 300 persone sono state uccise. Durante questa marcia, nelle ultime due settimana, 3 persone sono morte e 129 ferite a causa delle pallottole della polizia colombiana. «Il presidente deve garantire un processo pubblico di verità e giustizia. La maggior parte degli assassini sono rimasti impuniti».
I “bastoni di comando” delle “guardie indigene” sono la protezione dalle infiltrazioni. Questo servizio d’ordine comprende chiunque si renda disponibile. Bambini, ragazze, uomini e anziani che fanno u cordone intorno al corteo e all’arrivo all’università si assicurano che solo i “fratelli” risiedano nell’accampamento

fonte: lanuovaecologia.it

Siracusa, avvistata foca monaca

Lungo il litorale siracusano è stata avvistata una foca monanca. La capitaneria di porto e il centro recupero fauna selvatica di Comiso attestano il buono stato di salute dell’animale. In tutto il Mediterraneo ne resistono 350 esemplari

Un esemplare di Foca monaca del peso di circa duecento chilogrammi è stato avvistato lungo il litorale di Fontane Bianche, a Siracusa, mentre si dirigeva verso sud, in direzione di Avola.

Lo ha reso noto la Capitaneria di Porto di Siracusa dopo la segnalazione da parte di un diportista. Con l'aiuto del Centro regionale recupero fauna selvatica e tartarughe marine di Comiso (Ragusa) i militari hanno accertato l'ottimo stato di salute del pinnipede, appartenente ad una specie protetta ed in via di estinzione, soprattutto per il comportamento di emersione ed immersione.

La Capitaneria di Porto di Siracusa raccomanda di segnalare eventuali avvistamenti sottolineando l'eccezionalità della presenza dell'animale, del quale si contano in tutto il Mediterraneo 300-350 esemplari.

fonte: lanuovaecologia.it

Blitz con polemica sulla Lanterna

Alcuni attivisti di Greenpeace hanno scalato ieri l'edificio simbolo della città di Genova per protestare contro la centrale Enel, terza e ultima tappa del No Coal tour. Contrari i dipendeni dell'impianto: «Danneggiano il mondo del lavoro»

Torna lo scontro fra ambientalisti e operai? A giudicare dalle reazioni agli ultimi blitz di Greenpeace si direbbe che in tempi di crisi e tagli annunciati il rischio c'è. Gli ecoattivisti, che ieri hanno scalato fra l'altro la Lanterna del porto a Genova stendendo lo striscione "Enel chiudi la centrale" spiegano il loro punto di vista: «È inaccettabile - ha spiegato Francesco Tedesco, responsabile Campagna Energia e Clima dell'associazione - che, mentre il mondo corre verso una crisi climatica irreversibile,Blitz di Greenpeace sulla Lanterna una centrale a carbone del 1928 sia ancora funzionante. Chiediamo a Enel di accogliere le ripetute richieste della Regione Liguria e chiudere l'impianto al più presto. Aspettare al 2020 è anacronistico»

Oltre alla "scalata" della Lanterna, Greenpeace ha messo a segno altre due azioni per protestare contro l’utilizzo del carbone nelle centrali elettriche Enel. Mentre alcuni attivisti si arrampicavano sulla Lanterna altri sono entrati nell’impianto dell’Enel per pennellare sulla facciata dell’edificio la scritta “Enel clima killer”. Un terzo commando, a bordo di gommoni, ha scritto “Enel quit coal” sulla fiancata di una nave carboniera che stava scaricando carbone per la centrale.

Contro il carbone e a favore delle rinnovabili, sempre Tedesco ha dichiarato « Il potenziale eolico raggiungibile al 2020 in Liguria è pari a 280 MW e permetterà di creare oltre mille posti di lavoro legati all'energia pulita. La Regione sta prendendo giuste decisioni verso lo sviluppo delle rinnovabili, occorre proseguire con decisione in questa direzione, come vuole la normativa Ue».

Ma questa volta non è stato solo l’intervento dei Rainbow Warrior a fare notizia, i lavoratori della centrale si sono apertamente schierati contro l’azione. Ciò che evidentemente preoccupa maggiormente i lavoratori e i sindacalisti è la possibilità di vedere svanire una fonte di occupazione comunque importante per Genova. Così oltre agli striscioni contro il carbone sono comparsi quelli contro Greenpeace. «Sì al lavoro», «basta ecoballe», «quit Greeanpeace» e «andate a lavorare» recitavano.
Il capo sezione esercizio della centrale Gino Bertazzoni è il portavoce: «Rivendichiamo il diritto al lavoro per questa nostra centrale che 80 anni fa era la centrale più grande d’Europa e che tanto ha contribuito allo sviluppo della nostra città. Oggi, con tutti gli adeguamenti ambientali che sono stati fatti, opera nel pieno rispetto delle severe normative europee in materia di emissioni».
E non è la prima volta che nelle ultime settimane gli operai reagiscono alle iniziative degli ambientalisti. Già a Civitavecchia i lavoratori avevano esposto la scritta "Andate a lavorare" il 16 ottobre, quando gli attivisti di Greenpeace avevano calato due striscioni sulla centrale elettrica appena riconvertita a carbone.
Ad oggi la Liguria, con tre impianti, è ancora no dei maggiori poli di utilizzo del carbone in Italia. Secondo Greenpeace «negli ultimi anni le emissioni di queste centrali sono aumentate e rappresentano circa la metà delle emissioni totali di CO2 della regione. Ed Enel è il primo emettitore di CO2 in Italia, con 46,7 milioni di tonnellate nel 2007, circa un terzo delle emissioni di gas serra dell'intero comparto termoelettrico».

Sulla questione si esprimono anche i sindacalisti, preoccupati di veder saltare il tavolo aperto dalla Regione Liguria con Enel per una chiusura dell’impianto. Lucio Ottino segretario regionale della Filcem -Cgil sostiene la controprotesta degli addetti della centrale sotto la Lanterna che, tra diretti e indiretti, sfama 300 famiglie «e con contratti di alta qualità- spiega, aggiungendo che - quando si fanno queste manifestazioni bisognerebbe anche dire dove potranno andare i lavoratori».
Sulla centrale della Lanterna, la cui concessione scade nel 2020 (ironia della sorte nello stesso anno in cui l’Europa dovrà ridurre del 20% le emissioni di gas serra, avere il 20% di energia da fonti rinnovabili e risparmiare il 20% nei consumi), la Regione Liguria ha da tempo avviato una trattativa con Enel per la chiusura anticipata dell’impianto. Al lavoro c’è un tavolo tecnico, rafforzato anche dal veto che Comune e Provincia hanno espresso per un prolungamento della concessione, incompatibile con la pianificazione del territorio genovese.
«La Regione Liguria - ha detto l’assessore regionale all’ambiente Franco Zunino - è ben conscia della necessità di favorire al massimo le energie alternative rinnovabili in sostituzione delle fonti fossili da molto presenti nella nostra Regione. Greenpeace ha riportato l’attenzione sul problema».

fonte: lanuovaecologia.it

Scorie, per il deposito unico attese candidature spontanee

Per gli esperti del gruppo di lavoro ministeriale nessuno degli otto siti gestiti dalla Sogin è idoneo a ospitare un deposito nazionale per i materiali radioattivi. Al termine di una fase di concertazione previste candidature dei territori. In mancanza si sceglieranno tre siti

Notizia Frattini: «In Albania centrali italiane»

Massimo Scudieri, uno dei componenti del gruppo di lavoro ministeriale per "l'individuazione di procedure e metodologie per la scelta di un sito nazionale", ha ribadito, stamani a Potenza, che nessuno degli otto siti in Italia gestiti dalla Sogin, quindi nemmeno l'impianto Itrec-Enea di Trisaia di Rotondella (Matera), è idoneo a ospitare un deposito nazionale per i materiali radioattivi.

I siti, ha evidenziato Scudieri, non sono idonei "per le loro caratteristiche morfologiche". Il gruppo di lavoro, composto dai rappresentanti dei ministeri per la Salute, per lo Sviluppo economico e per l'Ambiente, l'Apat e l'Enea e le Regioni Basilicata, Lombardia, Piemonte, Veneto, Marche e Campania, ha realizzato un documento in cui sono state indicate le caratteristiche di un'ipotetica struttura di ricerca e di deposito, e la procedura d'individuazione di un sito unico.

In particolare, il documento prevede, al termine di una fase di concertazione, candidature "spontanee" dei territori, in mancanza delle quali si provvede alla scelta di tre siti: su questo punto Scudieri non ha dato la sua approvazione.

Nel 2012 sarà realizzato il 51 per cento del programma di smantellamento dell'impianto Itrec-Enea di Trisaia a Rotondella (Matera), che sarà completato entro il 2019, con due anni di anticipo sulle previsioni del precedente piano industriale: le 64 barre di uranio irraggiato contenute nel sito, inoltre, entro il 2013 saranno stoccate in due contenitori cilindrici in acciaio in attesa di essere trasferite in un deposito nazionale. Lo hanno spiegato nella stessa occasione Gabriele Mazzoletti, direttore affari istituzionali della Sogin, la società di gestione degli impianti nucleari, e uno dei tecnici della società, Giuseppe Bolla.

Rispetto al piano industriale del 2007, la Sogin "ha accelerato notevolmente le attività – ha detto Mazzoletti – con la riduzione dei costi societari, e migliorato i rapporti con il territorio, oltre a un investimento di 80 milioni di euro per la sicurezza". Per quanto riguarda il sito lucano, inoltre, è stata "garantita la sicurezza della struttura – ha detto Bolla – e non ci sono problemi di contaminazione, il che ci permette di avviare la bonifica dell'impianto".

fonte: lanuovaecologia.it

Nucleare italiano made in Albania

Per il ministro degli Esteri Franco Frattini «è ipotizzabile» che qualche azienda italiana construisca centrali nucleari al di là dell'Adriatico. «Loro considerano il nucleare pulito una delle fonti a cui guardare con maggiore attenzione»

Notizia Bando per il deposito a Saluggia

"È ipotizzabile, perché vi sono dei contatti" che qualche azienda italiana costruisca una centrale nucleare in Albania. Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini oggi al termine di una visita lampo a Tirana. C'è un interesse italiano - ha sottolineato Frattini - nei confronti delle risorse idroelettriche e eoliche ma anche a "esplorare una collaborazione nell'ambito dei programmi di sviluppo dell'energia nucleare".

Il titolare della Farnesina ha ricordato che presto ci sarà un piano energetico nazionale per avere "a regime un terzo della produzione energetica proveniente dal nucleare", una parte in territorio italiano, un' altra fuori. "L'Albania è tra i Paesi meglio dislocati per la vicinanza alla costa italiana", ha precisato Frattini, ricordando che nei colloqui di oggi il premier albanese Sali Berisha ha detto che "loro considerano il nucleare pulito una delle fonti a cui guardare con maggiore attenzione. E quindi l'Italia è particolarmente interessata. C'è un dialogo aperto".

fonte: lanuovaecologia.it

Borse asiatiche ok, vola Tokyo Bene le Borse europee

Il positivo andamento delle Borse asiatiche rilancia i mercati europei che tornano quasi tutte finalmente in positivo. Piazza Affari apre in forte rialzo con il Mibtel che guadagna il 3,16%. Bene anche Londra, +0,73% e Parigi, +2,53%. Unica apertura negativa quella di Francoforte che cedeva inizialmente lo 0,43%, per poi recuperare, facendo segnare un +2,2%. La borsa di Francoforte balzava poi a +7,3% grazie al nuovo exploit di Volkswagen. La casa automobilistica tedesca guadagna oltre il 57% dopo che lunedì ha chiuso le contrattazioni a +146,62%.

TITOLI - A guidare i rialzi sul listino milanese sono Seat Pagine Gialle (+8,13%) e Tenaris (+6,28%), ma riprendono fiato anche i bancari con Mps (+4,28%) e Banco Popolare (+5,41%). Fa eccezione Unicredit, sospesa al ribasso. Corrono anche Impregilo (+4,54%) e Mediolanum (+4,25%), mentre non si vede un solo segno meno in tutto lo S&P/Mib, il listino delle blue chips. Dopo lo scivolone di lunedì risale anche Intesa Sanpaolo (+2,51%) che si appresta a riunire il consiglio di gestione, mentre resta più defilata Mediobanca (+0,58%) che approverà i conti annuali e dirà addio al sistema duale. In spolvero anche Fiat (+4,60%), Eni (+3,09%) e Enel (+2,38%) Acquisti anche su Telecom (+1,37%).

TOKYO - La Borsa di Tokyo rifiata e vola nel finale di seduta chiudendo gli scambi in rialzo del 6,41%, in una giornata altamente volatile che ha visto l'indice giapponese scendere brevemente sotto quota 7.000 punti per la prima volta dall'ottobre 1982.
Il Nikkei si porta a 7.621,92 punti, 459,02 in più della chiusura di lunedì.

LE ALTRE BORSE ASIATICHE - Anche le principali Borse della «Grande Cina» sono in recupero oggi a metà seduta, dopo le pesanti perdite di lunedì. L'indice Hang Seng di Honk Kong ha terminato in rialzo dell'11,3%, mentre Shanghai, la piazza più importante della Repubblica Popolare, è a +1,8%. Ancora negativa invece Singapore, dove le perdite sono del 6%.

PETROLIO - Ancora un ribasso del prezzo del petrolio in Asia, dopo il nuovo calo di lunedì a New York. Nel dopomercato elettronico che fa riferimento al Nymex, la Borsa merci di New York, a Singapore il greggio per consegna a dicembre è stato trattato a 62,35 dollari a barile, con un ribasso di 0,87 dollari. In mattinata era sceso ancora più giù, a 61,75 dollari.

OLANDA - Intanto il gruppo assicurativo Aegon ha deciso di fare ricorso ai fondi messi a disposizione dallo stato olandese per far fronte alla crisi finanziaria. Il ministro delle Finanze dei Paesi Bassi ha annunciato questa mattina di avere iniettato 3 miliardi nella compagnia. Con questi capitali «Aegon resta un gruppo assicurativo sano e ben diretto», scrive in una nota il governo. L'esecutivo olandese aveva annunciato nelle scorse settimane lo stanziamento di 20 miliardi per proteggere le istituzioni finanziarie del paese

fonte: corriere.it
Google
Si è verificato un errore nel gadget

Passatempo Preistorico

Moonstone Madness

Pronti a partire, pronti per distruggere tutto? Bene, allora fate un salto indietro nell'era preistorica e immergetevi in questa nuova avventura dal gusto tribale. A bordo del vostro cinghiale dovrete raccogliere le gemme preziose necessarie per passare alle missioni successive, saltando gli ostacoli se non volete perdere il vostro bottino e distruggendo i totem a testate per conquistare altre gemme utili. Inoltre, una magica piuma vi catapulterà verso il cielo dove punti e gemme preziose sono presenti in gran quantità, per cui approfittatene! cercate di completare la missione entro il tempo limite, utilizzando le FRECCE direzionali per muovervi, abbassarvi e saltare, e la SPACEBAR per prendere a testate i totem.

Change.org|Start Petition

Blog Action Day 2009

24 October 2009 INTERNATIONAL DAY OF CLIMATE ACTION

Parco Sempione - Ecopass 2008