martedì 8 giugno 2010

I giardinieri del corallo

Le barriere coralline del mondo cominceranno a disintegrarsi entro la fine del secolo, come conseguenza dell'aumento di anidride carbonica che rende gli oceani più acidi. Questo l'allarme lanciato dagli scienziati che hanno identificato il 'punto di non ritorno' dell'ecosistema dei coralli, ovvero il momento in cui la capacità delle barriere di rigenerarsi verrà sorpassata dalla velocità con cui si disgregano. E tra i numerosi rimedi che sono stati ipotizzati o messi in campo per la salvaguardia delle barriere è stata prospettata una soluzione semplice ed economica per tenerle in vita rigogliose. Si tratta di una sorta di giardinaggio marino: basta trapiantare rametti di corallo rotti sulle barriere coralline e questi nel giro di qualche anno formeranno nuovi grandi coralli adulti, del tutto reintegrati nella barriera.

Graham Forrester, dell'università di Rhode Island, ha studiato infatti un sistema molto simile a quello usato nel per piantare talee (rametti di una pianta messi a germogliare). Secondo quanto riferito sulla rivista Restoration Ecology, questa tecnica è stata testata con successo al largo delle Isole Vergini britanniche le cui barriere coralline sono messe a dura prova dalle tempeste. Non serve essere un giardiniere esperto per sapere che piantando un rametto rotto ne può nascere una nuova pianta grande e rigogliosa: il rametto (o talea) interrato emette radici e genera un nuovo individuo.

Gli esperti hanno provato a fare lo stesso con pezzi di corallo: hanno 'piantato' rametti di corallo danneggiati, scoprendo nel giro di pochi mesi molte di queste microcolonie 'attecchiscono' a perfezione e in alcuni anni riescono a formare nuovi grandi banchi corallini. Trovare misure urgenti rimane comunque uno degli obiettivi dei ricercatori perché oltre 9 mila barriere coralline in tutto il mondo - dicono gli scienziati - inizieranno a morire quando i livelli di anidride carbonica nell'atmosfera raggiungeranno la concentrazione di 560 parti per milione. Attualmente questa concentrazione è di 388 ppm, ma si stima raggiungerà le 560 ppm per la fine del secolo.

"Questi ecosistemi, che ospitano la più grande biodiversità marina degli oceani verranno severamente danneggiati comunque in meno di 100 anni", dice Jacob Silverman, della Carnegie Institution, della Stanford University della California, responsabile dello studio che ha innescato l'allarme. Pesca, protezione delle coste, turismo: sono solo alcuni dei 'servizi' resi all'uomo dalle barriere coralline, un impatto economico stimato in 172 miliardi di dollari l'anno. Mezzo miliardo di persone dipende da questi ecosistemi per la propria sopravvivenza, così come oltre un quarto di tutte le specie di pesci marini.

Le barriere coralline attualmente sono condannate a scomparire quasi totalmente, considerando che la loro salute è legata alla crescita delle temperature e all'acidificazione degli oceani, oltre che allo sviluppo delle coste, all'eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche e all'inquinamento. Dal 1950 è già scomparso il 20% delle barriere coralline, un altro 20% è a rischio di collasso, mentre il 58% è minacciato dalle attività umane (di cui l'80% nel Sudest asiatico).

fonte: lanuovaecologia.it

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