martedì 8 giugno 2010

L’evoluzione del sistema energetico

E’ stata pubblicata la terza edizione di Energy [R]evolution, uno studio promosso da Greenpeace ed EREC (European Renewable Energy Council), che in questa versione (la prima è del 2007) approfondisce lo scenario più ambizioso e spinto per uscire dalle fonti fossili e dal nucleare (al 2050 il 95% dell’elettricità e l’80% dell’energia primaria prodotta con rinnovabili), tagliare la CO2 dell’80% entro il 2050 rispetto al 1990, mettendo in pratica una decisa rivoluzione energetica dal punto di vista della produzione, distribuzione e del consumo di energia, creando nel contempo 8 milioni e mezzo di occupati nei lavori verdi entro il 2030. Nello scenario di Energy [R]evolution, le emissioni globali di CO2 raggiungerebbero il picco nel 2015 per poi cominciare a scendere.

Il nostro scenario – ha detto Sven Teske, di Greenpeace International e co-autore del rapporto – mostra come eliminare l’imprevedibilità dei costi delle fonti fossili, l’opera distruttiva dell’attività mineraria e dell’esplorazione petrolifera, come dimostra il recente caso della Bp nel Golfo del Messico. Investire nelle persone, piuttosto che nelle fonti fossili sporche e pericolose, non solo spingerebbe l’economia globale, ma conterrebbe i cambiamenti climatici”.

Nell’ultimo studio Energy [R]evolution (vedi excutive summary allegato in basso, mentre per la versione completa - 260 pp. - clicca qui, pdf 9 Mb) hanno collaborato l’Institute of Technical Thermodynamics at the German Aerospace Centre (DLR), il Dutch Institute Ecofys e più di 40 tra scienziati e ingegneri provenienti da università, istituti di ricerca e settori industriali di tutto il mondo.

Lo scenario più ambizioso delineato dallo studio (advanced scenario) assume come premessa che per porre un freno alle emissioni globali la vita degli impianti termoelettrici alimentati a carbone sia di 20 anni anziché di 40. Per coprire il divario energetico che ne deriverebbe il tasso di crescita annuale delle rinnovabili, soprattutto di fotovoltaico, eolico e solare termodinamico, viene innalzato fortemente (vedi grafico Greenpeace su evoluzione di fonti e consumi di energia primaria dal 2007 al 2050).

Oggi le fonti rinnovabili coprono il 13% della domanda mondiale di energia primaria, mentre la quota nella produzione di energia elettrica è del 18%; nel settore del calore è di circa il 24%. L’80% circa dell’offerta di energia primaria proviene da fonti fossili. Alla luce di questo quadro sarà fondamentale sfruttare il potenziale di efficienza energetica così da far aumentare solo marginalmente la domanda di energia: dall’attuale 305.095 PJ/anno (2007) a 340.933 PJ/anno nel 2050. L’International Energy Agency nel suo scenario (WEO 2009), considerato come scenario di riferimento dal rapporto di Greenpeace, stima una domanda di 531.485 PJ/anno al 2050.

Nel settore dei trasporti le rinnovabili elettriche avranno un peso importante: dopo il 2020 la quota di veicoli elettrici aumenterà dal 4% a oltre il 50% nel 2050. Si dovrà assistere ad un forte trasferimento del trasporto delle merci su rotaia e il sistema di trasporto pubblico sarà per lo più basato sull’elettricità per quanto concerne l'alimentazione. L’energia rinnovabile potrà in parte anche essere utilizzata per produrre idrogeno, come combustibile secondario, nel trasporto, ma anche nell’industria.

Nella prima fase aumenterà, secondo lo scenario, l’uso della cogenerazione (CHP) ad alto rendimento, soprattutto di impianti alimentati a gas naturale e biomasse. Nel più lungo periodo la diminuzione della domanda di energia termica e un maggiore potenziale per la produzione di calore da rinnovabili consentirà di limitare la diffusione di impianti CHP. In particolare, il gas sarà sostituito da tecnologie moderne più efficienti alimentate a biomasse, solare termico e a concentrazione e pompe di calore geotermiche. Nel settore del calore il contributo delle rinnovabili arriverà al 2050 a quota 91%.

La grande spinta delle rinnovabili sarà data, comunque, dal settore elettrico: entro il 2050 circa il 95% dell’elettricità sarà prodotta da fonti rinnovabili: 14.045 GW di potenza capaci di generare 43.922 TWh/anno.

L’analisi mostra anche come sia possibile creare, entro il 2030, dodici milioni di posti di lavoro, di cui otto e mezzo soltanto nel settore delle fonti rinnovabili. Allo stato attuale, i posti di lavoro in energie rinnovabili sono soltanto 2,4 milioni a fronte di 8,7 del settore energetico a livello mondiale. Invece, attuando Energy [R]evolution, si creerebbero 3,2 milioni di nuovi posti di lavoro, il 33% in più di quelli attuali, sempre nel settore dell’energia.
Il mercato globale per le tecnologie rinnovabili, entro il 2030, passerà dagli attuali 100 miliardi di dollari l’anno, a più di 600 miliardi di dollari.

La chiave per rendere concreto lo scenario avanzato Energy [R]evolution sta nel creare un sistema in cui i costi degli investimenti nel settore siano condivisi in modo equo. Uno di questi meccanismi è il “Greenhouse Development Rights” che calcola quote nazionali di obbligazioni globali di gas a effetto serra. Le quote sono basate su una combinazione di responsabilità (contributo ai cambiamenti climatici) e capacità finanziaria.

«Il nuovo rapporto Energy [R]evolution 2010 – ha detto Giuseppe Onufrio, presidente di Greenpeace Italia - delinea i percorsi possibili per raggiungere il 100% di energie rinnovabili. Non ci sono ostacoli tecnologici, ma solo di tipo politico. Anche in Italia assistiamo al tentativo miope del governo di bloccare – nella proposta della legge Finanziaria - quegli strumenti e incentivi che hanno permesso solo negli ultimissimi anni il decollo delle fonti rinnovabili nel nostro Paese. Chiediamo al governo di rinsavire cancellando la norma che elimina il ritiro obbligatorio dei certificati verdi e di rifinanziare gli incentivi fiscali del 55% su efficienza e rinnovabili nell’edilizia».

fonte: qualenergia.it

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