martedì 8 giugno 2010

Nel 2030 otto milioni di posti di lavoro dalle rinnovabili

L’energia pulita potrebbe diventare il traino dell’economia e dell’occupazione entro il 2030. E’ questo lo scenario “rinnovabile” fotografato da Energy [ R]evolution uno studio presentato oggi da Greenpeace e dall’European Renewable Energy Council su come ridurre le emissioni di CO2 e garantire allo stesso tempo la crescita economica. Un cambiamento possibile grazie all’utilizzo, in alternativa ai combustibili fossili, proprio delle rinnovabili e a uno sviluppo su vasta scala di sistemi ad alta efficienza energetica. Condizione indispensabile per raggiungere questo ambizioso traguardo sarà spingere i governi a investire nei “lavori verdi” e nell’utilizzo di fonti energetiche alternative. Una rivoluzione energetica, come l’hanno definita gli stessi attivisti di Greenpeace, che potrebbe portare tra vent’anni alla creazione di 12 milioni di posti di lavoro (di cui appunto 8,5 nelle rinnovabili). Un obiettivo importante se si considera che a oggi gli occupati diretti e indiretti nei diversi comparti delle rinnovabili sono solo 2,4 milioni a fronte di 8,7 del settore energetico a livello mondiale. Secondo le stime degli analisti che hanno lavorato a Energy [ R]evolution entro il 2030 anche il mercato globale per le tecnologie rinnovabili passerà dagli attuali 100 miliardi di dollari l’anno, a più di 600 miliardi di dollari.
La chiave di Energy [ R]evolution consiste nel creare un sistema in cui i costi degli investimenti nel settore siano condivisi in modo equo. Uno di questi meccanismi è il “Greenhouse Development Rights” che calcola quote nazionali di obbligazioni globali di gas a effetto serra. Le quote sono basate su una combinazione di responsabilità (contributo ai cambiamenti climatici) e capacità finanziaria. Positivo anche lo scenario delineato dal rapporto sulle future emissioni globali di CO2 che potrebbero raggiungere un picco nel 2015 per poi tornare a diminuire. Se l’ approvvigionamento energetico sarà basato esclusivamente su fonti “pulite” nel 2050 le emissioni di CO2 potrebbero diminuire circa dell’80% rispetto al 1990.
Il rapporto presentato oggi da Greenpeace e dall’EREC delinea i percorsi possibili per raggiungere il 100% di energie rinnovabili, anche se è ancora lungo il percorso per raggiungere questo obiettivo. In una nota pubblicata sul sito dell’associazione si legge, infatti: “Non ci sono ostacoli tecnologici, ma solo politici. Anche in Italia assistiamo al tentativo miope del governo di bloccare – nella proposta della legge Finanziaria – quegli strumenti e incentivi che hanno permesso solo negli ultimissimi anni il decollo delle fonti rinnovabili nel nostro Paese”.

fonte: rinnovabili.it

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