giovedì 27 maggio 2010

Super-bio, multi-bio, ciao ciao bio

Attenti alle multinazionali, stanno imparando la lezione. La Coca Cola si mette a fare i frullati di frutta "naturali" proprio come ha cominciato a fare la Barilla con i frullati del "Mulino Bianco". Se il biologico come noi lo intendiamo, non si dà la famosa mossa che auspichiamo da un paio d'anni ormai, il suo spazio sarà occupato dai colossi dell'alimentazione. Che c'è di sorprendente? Non è forse vero che le grandi catene dei supermercati marchiano con i loro nomi una gamma sempre più grande di prodotti bio? Ed avviene da qualche anno. Dunque, siamo ad un passo da un'ulteriore svolta. E per qualche fornitore in grado di certificare biologico a grandi numeri sarà un affare: niente comunque rispetto all'affare che si presenterà davanti alle multinazionali. Hanno i soldi per promuoversi con marchi appropriati, per trovare spazi sugli scaffali di supermercati e negozi, per convincere ancora di più il consumatore che il biologico fa bene e il loro biologico fa ancora meglio. A quel punto, in questo scenario, per chi resta fuori dal "grande gioco" delle multinazionali e della grandi catene resterà la nicchia dei prodotti del commercio equo e solidale - perché dietro hanno una cultura, un sentimento politico - e al biologico che conosciamo noi in Italia, che si conosce in Grecia, in Spagna, in Tunisia, rimarranno briciole, nicchie piccole per produzioni particolari, per specializzazioni rare.

Per avere prospettive più ampie qual è questa mossa che il settore dovrebbe darsi? Non è una novità. Anche alla recente assemblea in provincia di Modena del CCPB e del Consorzio Il Biologico è stato ricordato quel che c'è da fare: una migliore politica di marca, maggior concentrazione dell'offerta, una politica di filiera vera, un'effettiva disponibilità dei fondi pubblici a favore del sistema produttivo.

Circa quest'ultimo punto c'è attesa per le prossime mosse del neo-ministro Galan che in settimana è tornato a ribadire di essere favorevole alla ricerca scientifica nel settore degli OGM affermando però il giorno dopo che "la biodiversità è uno dei valori cui dobbiamo tenere di più, da promuovere tra le giovani generazioni".

fonte: greenplanet.net

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