giovedì 27 maggio 2010

Trote e tinche a rischio così muoiono i nostri fiumi

Una festa triste quella che si celebra in onore della biodiversità, cioè di quella grande ricchezza di forme di vita che la specie umana sta massacrando, spesso senza accorgersene. A livello globale due ecosistemi su tre sono in declino. In Italia non va meglio. È a rischio estinzione il 66 per cento degli uccelli, il 64 per cento dei mammiferi e per i pesci di acqua dolce si arriva a un picco dell'88 per cento. Perché un calo così rapido? Per capirlo il Wwf ha preparato un rapporto che analizza lo stato di salute di 29 fiumi.

Due le risposte che emergono dallo studio. La prima è che la grande riforma del 1989, la creazione delle autorità di bacino invocata per anni da Antonio Cederna, è stata sacrificata in nome del federalismo: la burocrazia delle Regioni ha riacciuffato quello che era stato strappato alla burocrazia dello Stato. La gestione a misura di territorio è stata in buona parte soppiantata dalla gestione in nome di confini formali. La seconda risposta è una diretta conseguenza della prima. Indebolito il controllore, si indeboliscono i controllati.

Qualche esempio. Sul Loreto, in Sicilia, le briglie in cemento continuano a crescere moltiplicando la velocità di scorrimento delle acque, diminuendo la depurazione, indebolendo l'alimentazione delle falde idriche. Sull'Agri, in Basilicata, sono stati contati 74 sbarramenti e 26 depositi di rifiuti. Sull'Adda 15 cave. Sul Piave 12 cantieri di lavorazione della ghiaia in 33 ettari. Sul Volturno sono stati trovati cumuli di eternit, cioè di materiali che contengono amianto (noto cancerogeno).

Nel delta del Po i pesci siluri e gli altri oriundi spinti verso Nord dal cambiamento climatico hanno fatto fuori il 95 per cento dei pesci autoctoni. Nella lista rossa delle specie minacciate sono finiti quasi tutti i pesci di acqua dolce. Su 48 specie solo il cavedano è fuori pericolo. Storione, trota macrostigma, trota marmorata e ghiozzo di ruscello sono quasi spariti; anguilla e tinca sono a rischio in molti fiumi.

«Ma ci sono anche aree che vanno in controtendenza», aggiunge Andrea Agapito, responsabile acque del Wwf. «Sul Tagliamento è stato bloccato un progetto che prevedeva l'aumento delle casse artificiali di contenimento delle acque. Sul Po, in provincia di Alessandria e di Mantova, si cominciano a fare i primi passi in direzione della rinaturalizzazione, cioè di un ripristino delle difese naturali del fiume costituite dagli alberi e dalle zone di espansione naturale durante le piene».

«La situazione italiana è difficile, anche se partiamo da un patrimonio eccezionale, il più ricco d'Europa», osserva il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. «Ora dobbiamo cambiare passo. Per la difesa della biodiversità serve una regia unica, bisogna coinvolgere tutte le competenze e porre il tema come elemento centrale nelle strategie del Paese».

fonte: repubblica.it

1 commento:

Anonimo ha detto...

Finché non capiamo in Italia che abbiamo a lungo promossa la cattiva gestione;
che la buona gestione (con i buoni risultati) non esiste ormai quasi più (salvo eccezioni nel privato);
che possiamo copiare in U.E. occid. la buona amministrazione (che é basata su motivazioni positive e buona formazione)..,*

Il Paese continua il deragliamento verso il Magreb......

Antonio Greco
(inchiesta dcennale a confronto con uropa)

angrema@wanadoo.fr

P.S. Disponibile per presentazione probl. sociale italiano..

Google
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