venerdì 25 gennaio 2008

In Italia piace il «biologico». Ma i costi del cibo (in generale) aumentano

Secondo la rilevazione effettuata agli inizi del 2008 dall'Eurispes, e contenuta nel Rapporto Italia 2008 diffuso il 25 gennaio a Roma, agli italiani piace il cibo biologico e quello «Doc». Nei primi nove mesi del 2007 l'acquisto di prodotti biologici in Italia «ha registrato un incremento del 9,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente». I prodotti biologici acquistati sono soprattutto quelli per l'infanzia (42,7%), ma anche i salumi e gli elaborati di carne (36,2%) o la frutta e la verdura (25,1%), mentre calano i prodotti dietetici (-23,1%), gli oli (-7,5%) i biscotti i dolciumi e gli snack (-5,5%). Anche nel confronto con i maggiori Stati europei, l'Italia «si attesta ai primi posti per l'acquisto di prodotti di origine controllata e protetta (Doc/Dop) (84%), oltre che per i cibi esenti da Organismi geneticamente modificati (66%) e per i prodotti locali (97%)».

PREZZI IN AUMENTO- Sempre secondo Eurispes, d'altra parte, «ben il 94,5% degli italiani ritiene ci sia stato, nell'anno appena passato, un aumento dei prezzi nel settore alimentare». Questa percezione «ha influito sicuramente sui consumi dei cittadini- dice il rapporto- e infatti hanno subito un forte calo delle vendite gli alimenti tipici della cucina del nostro Paese come il pane (-7%), la pasta di semola (-4,3%) ma anche il vino (-8,4%) e l'olio di semi (5,9%)». Al contrario, la quantità di prodotti alimentari come uova (+5,3%) e pollo (+6,2%) è aumentata nei carrelli della spesa degli italiani.

NOMISMA: RINUNCIA GLI OGM COSTERA' 750 MILIONI- Prezzi che potrebbero aumentare ulteriormente secondo un altro rapporto, questa volta di Nomisma, presentato contemporaneamente a Roma, nel quale si prevede che la mancanza di investimenti in ricerca sviluppo per varietà di mais più produttive e più adatte alle esigenze italiane potrebbe costare 750 milioni di euro l’anno. Secondo Nomisma questo porterebbe a un aumento esteso dei prezzi dei generi alimentari. «Non si possono ignorare gli scenari che si delineano, in particolare sulla disponibilità di mangimi per la zootecnia» ha spiegato Roberto Defez del coordinamento Sagri, (Salute, Agricoltura, Ricerca), che riunisce scienziati e associazioni favorevoli agli OGM. «Questi oneri verranno scaricati sui consumatori che già oggi stanno soffrendo per l’aumento dei generi alimentari di prima necessità. Il prezzo del mais è quasi raddoppiato in un anno e quello del grano duro triplicato, essendo l’Italia il primo importatore al mondo di grano duro».
Secondo un precedente rapporto Nomisma, del 2004, i Consorzi di tutela di prodotti DOP ed IGP utilizzavano importanti quantità di soia transgenica. Da allora la quota di soia GM si è innalzata dal 36% fino a circa l’attuale 80% nei pannelli di soia. «L'Italia - sottolinea Gilberto Corbellini co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni - deve immediatamente cambiare politica rispetto agli Ogm e riavviare rapidamente la ricerca in campo. Altrimenti sarà irrimediabilmente compromessa la competitività di un comparto produttivo di eccellenza quale è oggi quello della zootecnia». «Serve una strategia che tenga conto degli scenari internazionali, della spesa delle famiglie e soprattutto della loro sicurezza alimentare. Come dimostrato dal caso delle fumonisine, alcuni OGM sono più sicuri per l’alimentazione umana degli analoghi prodotti derivati da agricoltura biologica o tradizionale» ha rinforzato Roberto Defez.

CRESCITA DI IMPORTAZIONI DA USA - Secondo il rapporto Nomisma, «Nel medio periodo le superfici coltivate a mais nel mondo sono destinate a crescere (più 7,3%) così come la produzione mondiale (più 19%)». «Si prevede un'ulteriore crescita delle esportazioni da Usa, Argentina e Brasile, paesi che, nel caso dei primi due, già oggi vedono la quota di mais geneticamente modificato superiore a quello tradizionale». Al contrario, osserva Nomisma, «uno dei principali esportatori attuali, la Cina, diventerà un importatore netto, contribuendo a aumentare la pressione sulla domanda mondiale». Il commercio mondiale di mais, avverte il rapporto Nomisma, «vedrà nei prossimi anni una quota crescente di prodotto Ogm, che potrebbe giungere fino all'86% del totale, a partire dal 49% circa stimato per il 2006».

fonte: corriere.it

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