Ma probabilmente la Consulta non dovrà mai occuparsi del contenzioso, perché l'articolo 74 della legge regionale 34 del primo ottobre 2007 va contro anche la stessa Regione Abruzzo, che recentemente si è data un piano energetico che fissa per il 2015 l'ambizioso obiettivo di ottenere il 51% della sua energia da fonti verdi. "E' stato un imbarazzante errore nato da una svista conseguente a un emendamento senza concertazione presentato da un singolo consigliere ad una legge omnibus", ammette l'assessore regionale all'Ambiente Franco Caramanico. "Come giunta - assicura - ci siamo già attivati per porvi rimedio in tempi rapidi e credo che entro la fine dell'anno di quella norma non ci sarà più traccia".
L'articolo 74 stabilisce in particolare il divieto di collocare pannelli fotovoltaici su terreni e tetti di edifici pubblici distanti meno di 500 metri da abitazioni private (quindi praticamente tutti), motivando il provvedimento con la necessità di "garantire una migliore qualità della vita quale corretto rapporto tra ambiente interno inteso quale abitazione, ed ambiente esterno, inteso quale luogo circostante l'abitazione".
Un vincolo che ha già fatto sentire le sue conseguenze. "In regione - spiega Dante Caserta del Wwf Abruzzo - molte istituzioni pubbliche, scuole e uffici vari, si stanno attivando per creare dei piccoli impianti fotovoltaici, anche per il ritorno di immagine che questo garantisce. Questa norma assurda ha gettato tutti nello sconcerto e anche noi del Wwf, che avevamo in programma l'installazione di pannelli solari sulla sede dell'Oasi di Calanchi di Atri con il finanziamento della provincia di Teramo, ci siamo dovuti fermare".
L'assessore promette ora di far sparire la legge contestata, ma resta lo sconcerto per una maggioranza (in questo caso di centrosinistra) che in consiglio regionale vota compatta un provvedimento senza capire quali possano essere le sue conseguenze e probabilmente senza neppure averlo letto.
fonte: repubblica.it




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