mercoledì 5 dicembre 2007

Undicesimo: non inquinare

L'undicesimo comandamento - non inquinare - piace alla vecchia Europa della politica e delle istituzioni, anche se non mancano naturalmente gli attriti con le lobby. E la battaglia contro l'effetto serra pare destinata a farsi ancor più infuocata. Alla Conferenza sui cambiamenti climatici dell'Onu, in programma a Bali dal prossimo 3 dicembre, l'Unione europea alzerà infatti la posta della sua sfida anti CO2: chiederà una riduzione del 30 per cento delle emissioni di gas serra per i paesi industrializzati, e del 60-70 per cento entro il 2050. Bruxelles ha anche reso noto che le proiezioni dimostrano che l'Europa è sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo di Kyoto ma deve insistere nel suo impegno.

La generazione di calore e di energia è, tra le fonti non naturali, la principale causa del riscaldamento globale. Secondo i dati più recenti di Enerdata, a livello mondiale vale il 39 per cento delle emissioni di CO2, la sigla che identifica l'anidride carbonica e negli ultimi mesi è diventata il nemico numero uno per milioni di cittadini del primo mondo. Dà il suo contributo anche il pianeta del trasporto: il 26 per cento dell'effetto serra è colpa di aerei, macchine, camion e veicoli di ogni genere. Sul terzo gradino del podio si sistema l'industria, con il 16 per cento. In Italia, secondo Legambiente, il peso dell'industria è del 18 per cento. Finora, le attenzioni dell'Unione europea si sono indirizzate in particolare verso i produttori di energia e le imprese che nella loro attività di energia ne consumano tanta (come quelle siderurgiche, vetrarie, chimiche, cementiere, cartarie), provando a mettere tutti in riga con il meccanismo dei tetti.

Dal 2005 è in vigore il sistema dell'Emission trading: se superi il livello di emissioni di CO2 stabilito, o paghi la multa o compri i certificati verdi. Ora Bruxelles si concentra sul mondo sui trasporti. Così, mentre discute sui limiti di emissioni di anidride carbonica per le vetture, cozzando con la strenua difesa dei costruttori raggruppati nell'Acea, l'Europa prova a ripulire i cieli. Secondo le stime della Ue, le emissioni di gas serra prodotte dai voli internazionali sono infatti cresciute del 7,5 per cento rispetto al 2003 e dell'87 per cento rispetto al 1990. A partire dal 2011 tutti i voli in partenza o in arrivo negli aeroporti dovranno emettere l'8 per cento di CO2 in meno entro il 2012.

A ogni compagnia saranno assegnate delle quote, calcolate seconda la media delle loro emissioni degli ultimi anni. Inoltre, come fanno già le industrie 'energivore', potranno comparsi i certificati sul mercato. Le nuove regole avranno ovviamente un riflesso sui conti delle compagnie e quindi anche dei biglietti. C'è chi, come il deputato tedesco Peter Liese della commissione Ambiente, relatore della proposta appena approvata al Parlamento europeo, ne minimizza l'impatto finanziario sulle società: "Il sistema di scambio di quote frenerà probabilmente la crescità del settore aereo, soprattutto quello low cost, ma non creerà disastri economici per le aerolinee e l'effetto sul costo dei biglietti sarà comunque minore rispetto ad altre misure, come le tasse sul carburante o sulle emissioni di ogni singolo volo". Non la pensano così quelli della Aea, l'associazione che rappresenta 31 vettori europei: "I signori che hanno approvato queste nuove regole non hanno idea delle conseguenze catastrofiche e irreparabili che ricadranno sul mercato", tuona la portavoce Aea, Françoise Humbert.

È lastricata di aspre polemiche anche la via che porta al taglio delle emissioni delle auto. La Commissione europea pareva lanciata a fissare un limite di massimo 120 grammi di CO2 al chilometro alle vetture, da rispettare entro il 2012. A fine ottobre, a Strasburgo c'è stato il ritocchino verso l'alto: 125 grammi entro il 2015. Anche se protestano in blocco, i costruttori non hanno tutti gli stessi problemi: gruppi come Fiat, Psa-Citroën e Renault, che hanno nelle gamme molte vetture piccole, sono meno lontane dal limite di quei marchi che costruiscono vetture più grosse e potenti. Progressi ne sono stati fatti, grazie alle normative che hanno istituito i vari Euro 3 e Euro 4. Un recente studio di AlixPartner sostiene che le emissioni globali delle auto sono rimaste stabili nonostante il raddoppio del traffico. Spazio per migliorare ce n'è parecchio, ma servono investimenti e vincoli normativi stringenti per spingere i costruttori e pure il pubblico. Gli italiani metropolitani, in particolare, dovrebbero interrogarsi a fondo sui propri costumi, visto che a Roma e a Milano circolano 70 auto ogni cento abitanti: il doppio rispetto a Londra e Parigi.

Alla vigilia della conferenza di Bali, promesse e proclami buonisti fioccano. La Cbi, l'associazione degli industriali britannici, ha presentato un programma più che ambizioso, che dovrebbe portare nel 2050 il Regno Unito a dimezzare le emissioni di gas serra. E la commissione per lo sviluppo sostenibile immagina che la diga progettata sull'estuario del fiume Severn, sfruttando il moto ondoso e le maree, sia in grado di coprire il 5 per cento del fabbisogno elettrico inglese. In Germania, il piano del governo di coalizione tedesco, guidato da Angela Merkel, punta a una limatura del 40 per cento delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990. E chi snobba la CO2 rischia di fare la fine di John Howard, il premier conservatore che ha pilotato un ciclo economico record per l'Australia, con undici anni di crescita e la disoccupazione ai minimi storici. Ha perso le elezioni perché ha sempre sottovalutato l'effetto serra: per il 73 per cento degli australiani il cambiamento climatico ha avuto "una forte influenza" sul voto.

In Italia, entro dicembre il governo dovrà definire la distribuzione dei tagli alle emissioni di CO2. Una vicenda che si trascina da mesi e che da Confindustria vedono più o meno così: l'impresa ha già fatto la sua parte, impossibile che la sforbiciata della proposta governativa (13 milioni di tonnellate di CO2) ricada tutta sulle spalle delle aziende produttrici. Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell'Ambiente, promette un piano nazionale di tagli prima della fine dell'anno, che andrà a toccare trasporti, terziario e settore residenziale. Spiega Luigi Tischer, direttore generale della Robur, azienda bergamasca che fa caldaie a pompa di calore (fattura una quarantina di milioni di euro): "Basterebbe sostituire con pompe di calore a gas poco più dell'uno per cento delle attuali caldaie operanti in Italia per risparmiare in un anno 3,9 milioni di tonnellate di CO2". In Italia si considerano all'avanguardia - e si incentivano per legge - le caldaie a condensazione, che in Inghilterra sono obbligatorie da due anni se si costruisce o si ristruttura un immobile.

Sul fronte dei materiali per le costruzioni, Italcementi ha brevettato TX Activ, un principio attivo fotocatalitico per prodotti cementizi, che abbatte gli inquinanti organici e inorganici presenti nell'aria. A Milano, rivestendo il 15 per cento di tutte le superfici urbane a vista, si ridurrebbe l'inquinamento atmosferico del 50 per cento. E dall'utilizzo del prodotto all'interno del tunnel di via del Tritone, a Roma, Italcementi si attende un calo dell'inquinamento tra il 20 e il 30 per cento.

Anche tra i piccoli imprenditori, quelli senza obblighi né tetti da rispettare, si fa strada una certa coscienza ecologica. La conferma viene da Sorgenia, società del gruppo Cir (editore de 'L'espresso') che vende 10 miliardi di kilowattora di energia all'anno. Il grosso della produzione di Sorgenia - attiva anche nell'eolico e nel fotovotaico - è realizzato con impianti a ciclo combinato che emettono oltre 200 grammi in meno di CO2 al kilowattora: "Dei nostri 370 mila clienti con partita Iva, più della metà svolgono attività manufatturiere: il fattore-prezzo resta ovviamente fondamentale ma c'è il fatto che comprare energia meno nociva all'ambiente piace, e sta pian piano facendosi largo anche come una motivazione d'acquisto", racconta l'amministratore delegato, Massimo Orlandi.

Tornando tra le mura domestiche, significativi passi avanti hanno fatto anche gli elettrodomestici. Lavatrici e lavastoviglie di oggi consumano mediamente il 35 per cento in meno di quelle di dieci anni fa, e le migliori anche il 50 per cento. In questo decennio, le industrie del settore hanno investito circa 3 miliardi per migliorare l'efficienza energetica, e si sono fatte meno sprecone nel produrre. La Indesit Company di Vittorio Merloni, secondo gruppo in Europa, tra il 2000 e il 2006, per ogni pezzo prodotto ha diminuito del 40 per cento l'emissione di CO2, del 20 per cento l'energia impiegata e del 15 l'acqua utilizzata. E a proposito di acque, nel vicentino ottimi risultati ha ottenuto l'Agenzia Giada. Partendo da un finanziamento europeo ha spinto il comparto della concia della Val di Campo, il più importante d'Italia, a ridurre in modo drastico gli scarichi dannosi in fiumi e canali e soprattutto a diminuire la diffusione nell'aria dei solventi utilizzati per colorare le pelli: da 18 mila tonnellate del 1996 a 7.500 l'anno scorso. Per diventare società a impatto zero, invece, 3 Italia segue tre strade: propone i primi videofonini Umts riciclati, rigenerando vecchi apparecchi; pianta alberi nei parchi milanesi; assottiglia il parco auto aziendale. Calare la scure sulle flotte aziendali prende piede: il mensile 'Quattroruote' ha convinto dieci grandi gruppi, tra cui Autogrill, Coca Cola HBC Italia, Intesa Sanpaolo e Pirelli Tyre, a impegnarsi a diminuire del 10 per cento le emissioni di anidride carbonica nel 2008. Non è possibile sapere con precisione l'entità dei tagli di CO2 della Fiat, però si sa che negli stabilimenti in cui produce auto, il gruppo torinese nel periodo 2001-2006 ha ridotto del 31 per cento l'uso di acqua e del 19 per cento l'emissione di composti organici volatili per metro quadro di superficie verniciata.

fonte: espresso.repubblica.it

Nessun commento:

Google

Passatempo Preistorico

Moonstone Madness

Pronti a partire, pronti per distruggere tutto? Bene, allora fate un salto indietro nell'era preistorica e immergetevi in questa nuova avventura dal gusto tribale. A bordo del vostro cinghiale dovrete raccogliere le gemme preziose necessarie per passare alle missioni successive, saltando gli ostacoli se non volete perdere il vostro bottino e distruggendo i totem a testate per conquistare altre gemme utili. Inoltre, una magica piuma vi catapulterà verso il cielo dove punti e gemme preziose sono presenti in gran quantità, per cui approfittatene! cercate di completare la missione entro il tempo limite, utilizzando le FRECCE direzionali per muovervi, abbassarvi e saltare, e la SPACEBAR per prendere a testate i totem.

Change.org|Start Petition

Blog Action Day 2009

24 October 2009 INTERNATIONAL DAY OF CLIMATE ACTION

Parco Sempione - Ecopass 2008

Powered By Blogger