venerdì 22 gennaio 2010

Una tigre come animale da giardino Proposta choc del governo di Giakarta

Un bel micione come animale da compagnia. Nulla di strano, se non fosse che per poterselo portare a casa è necessario sborsare la bellezza di centomila dollari. E per il fatto che il felino in questione non è un gatto, bensì una tigre di Sumatra, una specie a rischio di estinzione. L'idea di autorizzare i privati ad accogliere nei propri giardini questi bellissimi, ma non proprio addomesticati, animali è venuta al governo indonesiano. «Per le adozioni bisogna disporre di uno spazio minimo di 60 metri quadrati - ha precisato un responsabile del ministero delle Foreste -, anche se è preferibile offrire loro un terreno di grandi dimensioni». Ma va?

«NON LE NOLEGGIAMO» - Eppure le cose stanno proprio in questi termini. «Noi non vendiamo e non "noleggiamo" tigri - ha precisato ancora lo stesso portavoce, in una dichiarazione all'agenzia Afp -. Autorizziamo semplicemente le persone ad occuparsene. E per questo devono essere disposte ad accettare un certo numero di condizioni».

AMBIENTALISTI CONTRARI - L'iniziativa, come prevedibile, ha sollevato molti dubbi e perplessità, anche tra le associazioni per la difesa della fauna, che chiedono al governo di Giakarta di impegnarsi invece in prima persona per la salvaguardia delle condizioni ambientali che consentono a queste tigri di vivere in libertà, ovvero a lottare contro la deforestazione sempre più massiccia che della scomparsa delle tigri è la prima causa. «Quella del ministero non è certo una soluzione per salvare questi animali - ha insistito Bustar Matair, un portavoce di Greenpeace nell'sudest asiatico -. La migliore soluzione è proprio quella di tutelare le foreste dove da sempre questi animali hanno vissuto». Le «adozioni» riguarderebbero in realtà animali nati in cattività e sarebbero una trentina quelli già ora disponibili. Ma è la proposta in sé che fa storcere il naso a molti.

«NON E' PER DENARO» - Didi Wiryanto, un consulente del ministero, ha spiegato che l'idea è venuta alle autorità indonesiane dopo che diversi uomini d'affari si sono fatti avanti proponendosi di acquistare gli aninali. «Non vogliono soltanto possedere dei cavalli - ha sottolineato in un colloquio con l'Afp -. Le tigri donano prestigio». Wiryanto ha poi precisato che «non sono i soldi quello che ci interessa, ma la preservazione degli animali».

CALENDARIO PERICOLOSO - C'è anche un'altra minaccia che incombe su questi felini: il 14 febbraio, secondo l'astrologia cinese, prenderà il via l'anno della tigre e questo potrebbe fare aumentare in maniera esponenziale gli episodi di bracconaggio. Sul mercato nero - ma anche nei canali di vendita ufficiali - pelli, denti e teste di tigre imbalsamate, monili ricavati dalle unghie o dalle ossa potrebbero quest'anno essere smerciati a prezzi molto interessanti per i venditori, che certo non mancheranno di approfittare dell'enfasi che, attorno a questo animale, verrà data in virtù della concomitanza astrologica.

RISCHIO BRACCONAGGIO - «La domanda sarà fortissima nei prossimi mesi - mette in guardia Dinoysius Sharma, direttore del Wwf Malesia -. I prezzi sono destinati sicuramente ad aumentare». Il mercato, di conseguenza, si alimenterà fortemente, rendendo ancora più difficile la tutela dei felini e mettendo a rischio la loro sopravvivenza. Sono solo 400 circa le tigri di Sumatra che il Wwf stima sopravvivano ancora allo stato selvatico. Agli inizi del ventesimo secolo erano invece molto diffuse e solo negli anni Ottanta erano stimati circa 1000 esemplari. Adottati dai privati potranno essere più sicuri? Difficile dirlo. Anzi, piuttosto improbabile. Il rischio è che qualche benestante possa decidere di aprire il proprio giardino ad una tigre solo per seguire la moda o per assecondare il calendario cinese. E che ne sarà di loro quando la moda sarà passata e il calendario cinese avrà messo sotto i riflettori altri animali (il 2011 sarà l'anno del coniglio)? Il rischio concreto è che nella migliore delle ipotesi vengano riportati indietro, come succede dalle nostre parti con i cani portati al canile quando iniziano a diventare ingombranti. Ma questa ipotesi, appunto, è solo la migliore.

fonte: corriere.it

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