venerdì 2 aprile 2010

Diossina nel piatto: lo studio Efsa fotografa la presenza dell'inquinante negli alimenti

Le preoccupazioni riguardo alle contaminazioni da diossina sono spesso portate a sostegno dell'avversione verso la realizzazione di impianti per l'incenerimento dei rifiuti considerati come una delle fonti principali della presenza di questi contaminanti nell'ambiente. In realtà le fonti di emissione di diossine e composti simili come i difenili policlorurati (PCBs) sono molteplici essendo generati come sottoprodotti involontari durante tutti i processi di combustione, compresi gli incendi dei boschi, così come durante alcuni processi industriali quali lo sbiancamento della pasta di carta e la produzione degli antiparassitari clorurati.

Per tutelare la salute dei consumatori la Commissione europea ha chiesto quindi all'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) di valutare i livelli di contaminazione da diossine in relazione ai livelli massimi stabiliti per diverse categorie di alimenti e mangimi nell'Unione europea. E proprio in questi giorni l'Efsa ha pubblicato un rapporto dettagliato sull'argomento. L'analisi, elaborata dall'unità Raccolta dati ed esposizione dell'Efsa, si basa su un totale di 7270 campioni raccolti da 21 paesi europei nel periodo compreso tra il 1999 e il 2008. Due paesi in particolare, Norvegia e Islanda sono stati analizzati più nel dettaglio.

Il PCB, ad esempio, che è sintetizzato tramite clorazione diretta di difenile e che può essere diviso in gruppi differenti secondo le diverse proprietà biochimiche e tossicologiche, è stato usato in una grande varietà di applicazioni quali i liquidi dielettrici nei trasformatori e come liquidi di scambio di calore a causa della loro non-infiammabilità e per le proprietà elettriche d'isolamento.

La produzione e l'uso di PCBs sono stati vietati nella maggior parte dei paesi europei già dal 1985, ma rimangono ancora presenti grandi quantità in materiale elettrico ancora in uso, in prodotti di plastica ed in materiali da costruzione. Le quantità di diossina e composti simili come residui nell'ambiente sono diminuite dagli anni 70 in poi, grazie ai provvedimenti presi a livello europeo ma è ancora alta la preoccupazione rispetto alla sicurezza alimentare per gli effetti sulla salute che l' esposizione a questo gruppo di sostanze, molto persistenti nell'ambiente, può determinare.

Le diossine si trovano a livelli contenuti nella maggior parte degli alimenti e non causano problemi di salute nell'immediato; tuttavia è stato dimostrato che l'esposizione di lungo periodo ad alti livelli di diossine provoca una serie di effetti, tra cui l'insorgenza di tumori. La loro persistenza e il fatto che si accumulano nella catena alimentare, segnatamente nel grasso animale, continuano pertanto a destare molti timori in relazione al rischio per la salute.

Il metodo attualmente utilizzato dall'Ue per la misurazione dei livelli complessivi di diossine si basa sui valori di tossicità relativi a diversi tipi di diossine raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel 1998. In pratica la presenza dei 29 congeneri diversi di diossine viene espressa come tossicità equivalente, ottenuta dalla moltiplicazione dei loro livelli di concentrazione per un fattore di equivalenza di tossicità (Tef) che viene definita sulla base del confronto con la 2,3,7,8-TCDD, ovvero la diossina considerata più tossica per gli effetti che può produrre.

All'Efsa è stato anche chiesto di valutare l'impatto dei livelli complessivi di diossine impiegando i valori di tossicità definiti nelle raccomandazioni dell'Oms del 2005, che abbassavano la tossicità relativa di alcuni tipi di diossine. Secondo quanto riportato nella relazione, l'applicazione dei nuovi valori ridurrebbe i livelli complessivi di diossine del 14%, benché venga sottolineato che l'entità della riduzione sia molto diversa tra le varie categorie di alimenti e mangimi.

La percentuale dei campioni in cui la concentrazione è risultata sotto il limite di quantificazione (Loq) è risultata molto variabile rispetto ai diversi tipi di congenere e soprattutto sulla base di come i risultati sono stati espressi, ovvero: sulla base della sostanza grassa (circa 40%), sulla base del peso intero (circa 30%), o in base all'umidità del `12%' (circa 60%).

Gli alimenti in cui si sono registrati i valori medi più alti di diossina e composti diossina-simili espressi sulla base del peso intero sono risultati il fegato di pesci e prodotti derivati e nella carne di anguilla, mentre in rapporto al contenuto di grasso i livelli medi più alti sono stati rilevati nel fegato e prodotti a base di fegato di origine animale. Per quanto riguarda i mangimi, i livelli medi più elevati sono stati riscontrati nell'olio di pesce, espresso sulla base dell'umidità di 12%.

Analisi ad-hoc sono state condotte sui prodotti derivati da ruminanti ovvero carne, latte e latticini sulle uova di gallina e sui prodotti della pesca per valutare l'influenza delle differenze geografiche o di produzione delle varie specie.

Nel complesso, livelli massimi superiori a quelli disposti dalla legislazione europea sono stati rinvenuti nell'8% dei campioni, con variazioni considerevoli tra i diversi gruppi di alimenti e di mangimi. Da rilevare- sottolinea una nota dell'Efsa- che alcuni dei campioni provenivano chiaramente da un prelievo mirato durante episodi di contaminazione specifici.

La relazione dell'Efsa conclude "che non è possibile delineare una tendenza chiara per quanto concerne le variazioni dei livelli di fondo delle diossine e delle sostanze affini in alimenti e mangimi nel corso del tempo, giacché vi sono stati incrementi in alcune categorie ma flessioni in altre. Inoltre, a causa di episodi occasionali di contaminazione e di una carenza di informazioni in merito al prelievo, mirato o casuale, dei campioni risulta difficile valutare tali tendenze."

Efsa raccomanda quindi che vengano condotti- su base continuativa - controlli casuali su un sufficiente numero di campioni in ciascun gruppo di alimenti e mangimi, al fine di assicurare una valutazione accurata della presenza di diossine e PCB diossina-simili.

fonte: greenreport.it

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