venerdì 16 aprile 2010

I dati Ispra dicono una cosa, ma poi l'Ispra ne dice un'altra

Lo stato dell'ambiente in Italia, secondo l'annuario presentato oggi da Ispra, è una situazione tendente alle note scure seppur con qualche zona di schiarita. Ma le conclusioni che si traggono e le decisioni che vengono prese al contorno non sembrano invece tenerne conto. Il dato che viene particolarmente evidenziato come elemento di criticità è la perdita della biodiversità che procede a ritmi senza precedenti.

Secondo Ispra è infatti in aumento il numero di specie a rischio estinzione nel nostro Paese, ritenuto il custode del maggior numero, in Europa, di specie animali. Risultano infatti dimezzate, in 25 anni, 33 varietà di uccelli tipiche degli ambienti agricoli, tra cui, l'allodola, il balestruccio, la rondine. Un dato che però evidentemente non è stato considerato dai sostenitori dell'art.43 della legge comunitaria che proprio ieri ha avuto il via libera in commissione agricoltura alla Camera e che consentirà alle regioni di allungare a proprio piacimento il calendario venatorio. Sia pur dopo aver sentito l'Ispra, come voluto dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, che difficilmente quindi potrà dare a cuor leggero parere positivo a tali deroghe.

Il 23% degli uccelli e il 15% dei mammiferi, infatti, secondo l'Istituto rischiano di scomparire per sempre. Ma le minacce alla biodiversità non sono solo tra le specie animali: anche tra le specie vegetali, infatti, la situazione non è tanto più rosea con il 15% delle piante superiori e il 40% delle piante inferiori che risultano a rischio estinzione. Anche se le conoscenze in merito alle specie vegetali sono ancora incomplete, si stima che a rischio siano 772 specie di epatiche, muschi e licheni e 1.020 piante vascolari.

Minacce che dice Ispra provengono direttamente dall'uomo: imputate la pesca illegale, il bracconaggio e le attività agricole responsabili dell'inquinamento delle acque, della perdita di stabilità dei suoli e di un uso a volte irrazionale di fertilizzanti e prodotti fitosanitari.

L'agricoltura viene ritenuta responsabile anche dell'aumento dell'effetto serra, in piena solitudine però, come se non vi fossero altre e maggiori responsabilità a causare il riscaldamento del pianeta.

Del resto, come ha sottolineato Stefano Laporta, sub Commissario dell'Istituto «le stime più recenti dell'Ispra evidenziano un incremento della temperatura media in Italia, dal 1981 al 2008, pari a circa 1°C» e «le conseguenze di questa variazione, se pur apparentemente non significativa, ricalcano in Italia un trend globale». Mal (poco male) comune mezzo gaudio, quindi. Come hanno ribadito anche ieri i senatori della maggioranza approvando la mozione che chiede al Governo di rivedere i tre obiettivi vincolanti al 2020 a livello europeo, perché i dati sugli effetti dei cambiamenti climatici non sono poi così catastrofici come qualcuno vorrebbe far credere.

Il dato positivo che fa da contraltare alla perdita di biodiversità è secondo Ispra il fenomeno espansivo del patrimonio forestale, stimato in circa 5.500 ettari all'anno. Cresce anche il verde urbano la cui densità media è passata dal 7,8% del 2000 all'8,3% del 2008 mentre la disponibilità pro capite media è cresciuta, da 88,40 metri quadri per abitante a 93,60.

Così come in aumento sarebbero le Zps, (zone di protezione speciale) oggi 597, pari al 14,5% del territorio nazionale e i Sic (Siti di importanza comunitaria) pari a 2.228 e corrispondenti al 15% della superficie italiana.

Riguardo al rischio idrogeologico Ispra ha individuato più di 485.000 frane, che interessano un'area di oltre 20.700 km2, pari al 6,9% della penisola. E sarebbero quindi 5.708 i comuni italiani interessati da frane, pari al 70,5% del totale. Ma il problema principale secondo Ispra sarebbe da ricondurre alle caratteristiche geomorfologiche del territorio italiano non tanto all'uso che di questo è stato permesso o è stato fatto in maniera illegale.

Ma se questi sono i presupposti, risulta allora difficile poter essere d'accordo con il commissario dell'Istituto, il Prefetto Vincenzo Grimaldi che ha affermato che «l'annuario si conferma basilare supporto per gli organismi preposti ad analisi e valutazioni ambientali e rappresenta il documento di riferimento delle statistiche ambientali nazionali. Uno strumento, pertanto, utile sia al decisore politico, per operare scelte più efficienti, che al cittadino comune». Dipende appunto da come si interpretano i dati

fonte: greenreport.it

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