giovedì 29 aprile 2010

Rifiuti urbani: l'Italia frena la produzione 2008

Inutile negarlo. I rifiuti costituiscono ancora un nervo scoperto del Sistema Italia, che ha portato a discariche al collasso, nutrito la malavita, e, qualità della vita e peso economico a parte, fatto meritare qualche condanna da parte dell’Unione Europea, ultima quella del 4 marzo sul caso Campania. Per un Paese che si trova oramai in stato, per così dire, di “emergenza” da oltre 15 anni esiste una cartina tornasole che dà, di anno in anno, il quadro completo della situazione, aggiornato sui progressi o regressi della nazione. Si tratta del Rapporto Rifiuti urbani 2009, redatto e divulgato dall’Ispra, latore in questa dodicesima edizione di buone notizie e punti critici su cui rafforzare l’agire politico. Un dato su tutti non passa certo inosservato: per la prima volta dal 1996 l’Italia mette uno stop alla crescita della spazzatura e i 32,5 milioni di tonnellate prodotti nel 2008 risultano essere ‘addirittura’ il meno 0,2% rispetto all’anno precedente. Una contrazione riscontrabile anche a livello pro capite, dove ovviamente è stato complice l’aumento demografico del Paese: nel 2008 ogni italiano si è reso responsabile di ben 541 kg di rifiuti, 5 in meno di quelli del 2007 e addirittura 9 prendendo in considerazione il 2006. Si tratta di una ‘mondezza’ ancora cara, pagata in media oltre 130 euro a persona.

Per l’Ispra la flessione può essere legata a diversi fattori, primo fra tutti una correlazione portata in superficie in questi anni tra produzione di rifiuti urbani e gli indicatori socio economici.
Tra le buone notizie, e i singoli rapporti delle associazioni di settore lo confermano, sono i risultati raggiunti nelle modalità di gestione alternative. Nonostante il conferimento in discarica rimanga la modalità di smaltimento numero uno con 16 milioni di tonnellate di rifiuti di quelli complessivamente gestiti, ‘l’opzione recupero’ guadagna terreno. Cresce la differenziata, il compostaggio e il trattamento anaerobico. La prima raggiunge, seppur ancora lontana dall’obiettivo fissato dalla normativa al 31 dicembre 2008 (45%) cresce di 3,1 punti percentuali assestandosi 30,6% sulla produzione totale dei rifiuti urbani. Inoltre, 2,7 milioni di tonnellate sono stati trasformati in compost nei 229 impianti operativi sul territorio, 439 mila tonnellate avviati al trattamento di digestione anaerobica. Sono invece 4,1 milioni le tonnellate conferite ai 49 impianti di incenerimento esistenti che sempre nel 2008 sono stati fonte di circa 3,1 milioni di MWh elettrici e 937 MWh termici.

La parola alle Regioni

Come per ogni voce di prodotto il Belpaese risulta un mosaico di realtà; palme d’oro e maglie nere si distribuiscono sul territorio seguendo trend particolari. La produzione è diminuita nel Sud (-2,2%) rimasta costante nel Centro (-0,7% circa), e aumentata nel Nord (+1,5%) sebbene il primato per i valori pro capite più elevati vada a Toscana (686 kg per abitante per anno) e, due posizioni dopo, all’Umbria (613 kg per abitante per anno).
Re della differenziata il Trentino Alto Adige seguito dal Veneto con percentuali rispettivamente pari al 56,8% e 52,9%.
La Lombardia mantiene invece il primato di regione che smaltisce in discarica la percentuale inferiore di rifiuti urbani prodotti, pari all’8% del totale, mentre la voce opposta della classifica è assegnata al Lazio: la regione nel 2008 ha smaltito in discarica oltre 2 milioni e 800 mila tonnellate (l’86% del totale), di cui solo metà provenienti dal Comune di Roma.
“Nel computo dello smaltimento – si legge in una nota stampa – non possono non essere considerate anche le cosiddette ecoballe stoccate in Campania. Difatti, quando le forme di stoccaggio d’emergenza vengono prolungate, diventano a tutti gli effetti forme di smaltimento in discarica. Questi siti hanno accolto annualmente, a partire dall’anno 2002, quote rilevanti di rifiuti, sfiorando alla fine del 2008 i 6 milioni di tonnellate. Successivamente, a seguito degli interventi effettuati dal Governo, lo stoccaggio ha cominciato a diminuire”.

Il recupero degli imballaggi fra alti e bassi

La quantità di rifiuti di imballaggio diminuisce seppur di poco di poco (meno 0,7%, per un totale di 8,3 milioni di tonnellate) rientrando però in pieno nell’obiettivo nazionale, ossia il riciclo del 60% rispetto al totale immesso al consumo. Nello specifico, bene vetro (+6,7%), carta (+2,4%) e plastica (+0,4%) mentre rallentano le filiere del legno (-12,7%), acciaio (-4,3%) e alluminio.

fonte: rinnovabili.it

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