lunedì 26 aprile 2010

La natura? Roba da vecchi

Poco amanti della natura, non curanti rispetto alla raccolta differenziata, malati di consumismo. Questi sono solo alcuni dei tanti luoghi comuni che sentiamo quando si discute del rapporto tra giovani e ambiente. Un rapporto che si configura come un fidanzamento d’amore quando si è bambini (chi non prova stupore e attrazione per il mare, l’erba, i fiori, gli animali e gli alberi, quando ha 5, 6, 7, 8, 9 anni?) e che va in crisi verso l’adolescenza.
Analizzando più a fondo l’argomento, si scopre una realtà ben diversa, dove influisce più la mancanza di informazione e di proposte adeguate che quella di interesse. È ciò che è emerso da un campionamento effettuato in quattro città italiane (Milano, Roma, Napoli e Bari) nella fascia d’età tra i 16 e i 25 anni. I giovani frequentano maggiormente giardini e parchi urbani, utilizzati soprattutto per attività di svago. Solo pochi usufruiscono delle possibilità offerte dalle riserve naturali. In generale gli intervistati ritengono che sarebbe necessario migliorare le aree protette attraverso un incremento della pulizia e delle opere di manutenzione.

Alcuni credono che sia opportuno proteggere questi spazi dall’eccessiva edificazione e solo una minima parte reputa inutile la presenza di aree protette. Sorprendentemente la maggior parte conosce la differenza tra riserve naturali, ville e parchi. Coloro che, non ne sono a conoscenza accusano di questa mancanza la scarsa informazione, ma comunque mostrano attenzione all’ argomento. Inoltre la maggior parte degli intervistati afferma che si sentirebbe maggiormente coinvolto dall’organizzazione di escursioni o passeggiate sensoriali, mentre il 35% ritiene che nessuna attività li possa interessare.

Da una ricerca effettuata sui principali siti delle associazioni ambientaliste, si deduce che le attività mirate alla fascia d’età delle persone intervistate sono scarse e tendono più a coinvolgere famiglie e bambini. Wwf e Legambiente organizzano campi d’avventura e di volontariato raccogliendo gran parte delle adesioni dagli under 14. Un altro ostacolo alla fruizione delle aree protette è rappresentato dal fatto che molti terreni sono di proprietà privata, e per questo di non facile fruizione a chi volesse autonomamente accedervi.
Secondo quanto spiegano due guardiaparco dell’Ente Regionale RomaNatura “l’interesse per le riserve naturali si manifesta soprattutto nei bambini, mentre è più difficile sensibilizzare i ragazzi di scuole superiori e università”. Aggiungono inoltre che: “Le aree protette soffrono dei problemi sociali della città, ad esempio quello degli immigrati, che non avendo un posto in cui dormire, si rifugiano nelle riserve; altro problema pressante sono le discariche abusive, questo fenomeno si verifica perché alcune persone confondono l’idea di riserva naturale con quella di terra di nessuno”. Di fondo per i guardiaparco c’è una carenza di educazione ambientale, indispensabile per sensibilizzare l’opinione pubblica e far nascere una coscienza comune.
L’educazione ambientale deve essere un compito delle istituzioni scolastiche in primo luogo. Ne è convinto Paolo Tescarollo, insegnante di scienze naturali presso il Liceo “Gelasio Caetani” di Roma, che da anni si impegna quotidianamente a sensibilizzare le coscienze dei ragazzi e coinvolge i suoi studenti in progetti ecologici come quello del riciclaggio dei rifiuti, che sta progressivamente marciando nel verso giusto.

“L’educazione ambientale – sostiene Tescarollo - rappresenta uno degli strumenti più validi per veicolare, presso gli individui e le comunità, quella che viene oggi definita la cultura dell’ambiente”.
Nonostante il “prof” si dichiari ottimista (“Ce la possiamo fare” è ciò che ripete ai suoi ragazzi), né il ministero dell’istruzione né quello dell’ambiente hanno dato seguito al protocollo d’intesa siglato il 29 luglio scorso, Scuola, ambiente e legalità per la diffusione dell’educazione allo sviluppo sostenibile e ai comportamenti ecologici. Un milione di euro stanziati a detta del protocollo per progetti che coinvolgono le scuole nella conservazione e valorizzazione delle aree protette che fine avranno mai fatto?

fonte: lanuovaecologia.it

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