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| Allarme inondazioni lungo le coste del Pianeta. Da qui al 2070 almeno 150 milioni di persone rischiano di finire sott'acqua per gli uragani sempre più potenti e per l'innalzamento del livello del mare, più di tre volte del numero attualmente esposto al rischio. E i costi saranno parabolici: 35mila miliardi di dollari contro i 400 miliardi di oggi. Sotto minaccia soprattutto le grandi città costiere dell'Asia ma anche Miami e New York. I numeri dell'emergenza sono contenuti nel rapporto pubblicato dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) reso noto ieri in occasione della seconda giornata della tredicesima Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici in corso a Bali, in Indonesia, fino al 14 dicembre, che riunisce 190 paesi e vede la partecipazione di 10.000 persone. E da Bali arriva la notizia che sono due le decisioni già prese dai delegati: la prima riguarda la creazione di un gruppo di lavoro con il compito di stabilire un calendario per i negoziati dopo Bali; la seconda ha dato mandato a uno dei due organismi permanenti della Convenzione sui cambiamenti climatici di monitorare la buona riuscita del trasferimento di tecnologie dai paesi ricchi a quelli in via di sviluppo. E mentre si cerca la strada per il post Kyoto e si cerca di vincolare la riduzione dei gas serra, le notizie sulle emergenze planetarie sono sempre più preoccupanti, come emerge dallo studio Ocse sulle inondazioni. Nove delle dieci città più a rischio, si afferma nel rapporto, sono asiatiche. Insieme a loro Miami, in Florida, al 9/o posto. In testa alla classifica Calcutta e Bombay (India), Dacca (Bangladesh) e Canton (Cina), Ho Chi Minh City (Vietnam), Shangai (Cina), Bangkok (Thailandia), Rangoon (Birmania), quindi Miami e, 10/a, Wai Phong (Vietnam). New York è 17/a nella classifica del rischio. Per quanto riguarda le perdite economiche, il 90% dei danni è concentrato in una ventina di città di otto paesi (Cina, Usa, India, Giappone, Olanda, Thailandia, Vietnam e Bangladesh): Miami e Canton sono in testa per i costi dell'emergenza ma in classifica per perdite economiche all'8/o posto Tokyo, Hong Kong (9/a), New Orleans (12/a) seguiti da Amsterdam e Rotterdam. Il rapporto si fonda su un'ipotesi di innalzamento del livello degli oceani di 50 centimetri al 2070. Emergenze ambientali che significano anche esodi di massa. «È urgente riconoscere la categoria degli sfollati ambientali nei trattati internazionali e investire nella mitigazione dell'effetto serra nei Paesi più poveri", ha detto Legambiente. L'associazione ha ricordato che l'ultimo rapporto dell'Ipcc (Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici) afferma che entro la metà di questo secolo 200 milioni di persone rischiano di diventare permanentemente sfollati per cause ambientali. fonte: lanuovaecolgia.it |
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giovedì 6 dicembre 2007
Coste, 150 milioni sott'acqua nel 2070
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