martedì 1 aprile 2008

Mose, le scogliere come ai Caraibi

Un pezzo di Caraibi in alto Adriatico? Le scogliere artificiali già costruite per il Mose, il sistema progettato per difendere Venezia dall'acqua alta eccezionale, fonte di interminabili polemiche, sono a sorpresa diventate in poco più di due anni un meraviglioso mondo sommerso. Come le barriere coralline pullulano di vita, ospitano alghe rigogliose, spugne, stelle marine, meduse eleganti, anemoni di mare, pesci di ogni tipo. Mentre gru, idrovore, camion, navi d'appoggio, bulldozer proseguono nei lavori della grande opera, 150 specie diverse di esseri viventi si sono impossessate di una parte di essa già divenuta un paradiso per i pescatori sportivi e i subacquei.

Nulla a che vedere con il panorama monotono che si riscontra sui fondali sabbiosi, molli e piatti (tolte poche eccezioni) di un mare, qual è l'Adriatico lungo il litorale veneto, avaro di substrati rocciosi. «Queste scogliere sono state costruite per tutt'altri scopi, per smorzare le maree — spiega Andrea Rismondo, biologo marino che fa parte di un gruppo di ricerca diretto da Giovanni Cecconi del Consorzio Venezia Nuova e che comprende naturalisti ed ecologi del Dipartimento di scienze ambientali dell'Università di Venezia — ma queste strutture rigide realizzate a poche centinaia di metri dalla linea di costa, sono diventate un formidabile punto di concentrazione, come fossero una calamita, per la fauna, la flora e i pesci, che qui si insediano».

Il sistema Mose, i cui lavori sono in corso, consiste nella predisposizione, alle bocche di Lido, Malamocco e Chioggia, di schiere di paratoie mobili che verranno sollevate nel caso di alte maree superiori a un metro e 10 centimetri. Ma oltre a queste il Magistrato alle Acque ha messo a punto altri interventi strettamente integrati. Tra questi le lunghe scogliere, già costruite all'esterno delle bocche di Malamocco (1,3 km) e di Chioggia (650 metri) finalizzate ad aumentare gli attriti nei canali che collegano il mare alla laguna allo scopo di ridurre il livello delle maree. Ed è proprio sulla scogliera di Malamocco, costruita tra il 2003 e il 2005 su fondali profondi dai 4 ai 14 metri, sia con massi di roccia naturale di diversa pezzatura sia con elementi in calcestruzzo, che si è concentrata l'attenzione dei biologi marini. «Oltre a quelli comuni ci sono organismi di pregio — continua il biologo — avvantaggiati dal substrato duro e anche dalle temperature più elevate dell'acqua d'estate in questi ultimi anni. Per esempio grandi specie algali di tipo arborescente che sono molto belle da vedere ma che svolgono anche l'importante funzione di nursery ospitando uova di pesci, di molluschi e una miriade di altri organismi inseriti nella catena alimentare». Come l'alga bruna Cystoseira, alta fino a 1,5 metri, specie indicatrice di una qualità medio-alta dell'ambiente. O la presenza significativa, ai piedi della scogliera, della «pinna di mare», il più grande mollusco bivalve presente nel Mediterraneo lungo 30 cm, inserito nelle «liste rosse » degli organismi di pregio ambientale da salvaguardare. E nel tratto vicino a Pellestrina è giunto anche «il polmone di mare» la più grande medusa del Mediterraneo con un diametro di 60 centimetri.

I pesci sono di 50 specie (sia residenti che migratorie) appartenenti a ben 19 famiglie diverse, con il sarago sparaglione, il tordo rosso, la tanuta. La conclusione pare scontata: «Oltre che per la funzione di salvaguardia queste scogliere possono essere sfruttate in altro modo — commenta Rismondo — valorizzate per la pesca sportiva, ad esempio, per i subacquei, per il turismo». Insomma, vuoi vedere che dal Mose e dalle contestazioni nasce anche un parco marino ? Risposta del biologo: «E in prospettiva perché no? »

fonte: corriere.it

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