Il Giappione chiede la chiusura dei porti alla nave del gruppo ambientalista Sea Shepard, che ha ostacolato la caccia alle balene, ora sospesa per la ricerca di un marinaio caduto in mare
Dopo aver inseguito per 3.200 km la flotta baleniera giapponese nei mari antartici per ostacolarla anche con il lancio di bombe puzzolenti, la nave del gruppo ambientalista Sea Shepherd fa rotta ora verso Hobart in Australia per rifornirsi di carburante e poi riprendere la protesta. Il fondatore del gruppo e comandante della Steve Irwin, Paul Watson, nel suo sito web vanta la riuscita della missione, che avrebbe già salvato la vita a decine di balene, ed è convinto che non avranno effetto gli appelli di Tokyo ad Australia, Nuova Zelanda e Cile, a chiudere l'accesso ai loro porti.
"Chiederemo la chiusura dei porti contro di loro – ha detto il funzionario del ministero degli esteri giapponese Chiharu Tsuaroka, citato dalla radio australiana Abc – Hanno ostacolato le nostre attività e le loro azioni sono estremamente pericolose. Sono atti di pirateria". La flotta di sei baleniere, che ha un target di circa 1.000 balene in questa stagione, ha temporaneamente sospeso la caccia “scientifica” mentre continuano le ricerche di un marinaio caduto in mare, in un incidente non legato alla presenza della nave di protesta.
L'Istituto giapponese per la ricerca sui cetacei in un comunicato accusa gli attivisti di aver ostacolato la ricerca del disperso a luci spente, approfittando del segnale di soccorso per localizzare la flotta e avvicinarsi nel buio. Accusa prontamente respinta dal comandante Watson.
fonte: lanuovaecologia.it
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