martedì 16 marzo 2010

Urban Biofilter: dove c’era l'inquinamento ora c’è una foresta

Mission, purificare i rifiuti urbani per migliorare la qualità della vita nelle città. Così Urban Biofilter, il progetto di micro-selvicoltura a partire dalle acque reflue cittadine ha preso corpo. Il concetto è semplice: rivalorizzare terreni urbani attraverso la piantumazione di bambù e l’impiego di microrganismi in grado di sfruttare anche acque grigie e terreni contaminati per ottenere il proprio nutrimento, rifornendo nel contempo l’aria di ossigeno e assegnando un nuovo valore estetico alla città. Ma Urban Biofilter non è solo questo. Gli sviluppatori dell’idea pensano a vere e proprie fitte foreste di bambù in grado di fornire uno schermo fisico agli inquinanti. In altre parole un’infrastruttura verde da posizionare strategicamente per filtrare le particelle da fonti di inquinamento fisse. “Oltre la metà della popolazione mondiale – spiegano i responsabili del progetto – vive nelle città. In queste densi centri urbani l’inquinamento atmosferico e le ingiustizie ambientali geografiche causano le fanno sì che le comunità più povere soffrano maggiormente, in quanto sono statisticamente quelle più vicine ad autostrade, raffinerie, discariche, porti, e all’attività industriale in genere. In tutto il mondo, l’inquinamento atmosferico provoca 2,4 milioni di morti l’anno, paragonabile al numero di persone uccise da malaria e AIDS”.
“I boschi urbani – continuano – sono in grado di rimuovere SO2, NOx, CO, CO2, ozono, IPA e COV altri contaminanti e hanno dimostrato di catturare 15 chilogrammi di PM10 al giorno per ogni chilometro quadrato. A differenza degli alberi, che avrebbero bisogno di 25 anni o più per ottenere il massimo potere filtrante, in uno o due anni Urban Biofilter può effettivamente migliorare la qualità dell’aria, ridurre il deflusso dell’acqua piovana e fornire prestazioni all’ecosistema”. Il bambù non solo aiuta a controllare l’erosione del suolo e a filtrare le acque reflue ma può per le comunità locali costituire un’importante fonte di materia prima per l’edilizia sostenibile. Ad oggi il progetto ha preso piede ad Oakland e a Tijuana, cercando di dare una mano alla riqualificazione e protezione delle zone più a rischio inquinamento.

fonte: rinnovabili.it

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