lunedì 15 febbraio 2010

Il solare fa il punto della situazione

Una crescita uscita quasi indenne dalla crisi e grandi potenzialità in termini di contributo all’economia e al fabbisogno energetico. Ma anche problemi da risolvere, come quello di trovare un sistema di incentivazione che permetta di far continuare lo sviluppo del settore senza generare bolle speculative o pesare eccessivamente sul costo dell’energia. Per giungere presto alla grid parity, il momento in cui il chilowattora da solare sarà competitivo sul mercato senza bisogno di aiuti.

Il mondo del solare si è ritrovato per 2 giorni, ieri ed oggi, a Roma per fare i conti con se stesso e il proprio futuro alla Conferenza dell'Industria Solare - Italia 2010, uno dei maggiori appuntamenti internazionali sul solare. Secondo la European photovoltaic industry association (EPIA) il fotovoltaico può arrivare a coprire al 2020 fino al 12% dei consumi elettrici europei. Perché ciò accada occorrono ovviamente incentivi, ma i benefici economici sarebbero maggiori della spesa: 295 miliardi i vantaggi per la collettività europea nel caso si raggiungesse questo scenario spinto. Soldi che vengono dall’aumento dell’occupazione, dal calo nell’import di combustibili fossili, dalle ricadute fiscali.

E il nostro paese si sta candidando ad essere tra i protagonisti di questo sviluppo. Nel solare termico innanzitutto, tecnologia spesso trascurata, ma che può dare un grande contributo al raggiungimento dell’obiettivo rinnovabili 2020. Nel 2009 – spiega l’associazione di settore Assolterm - la crisi ha limitato la crescita al 5%, ma dal 2006 al 2008, il settore in Italia è cresciuto del 120% e nel 2008 contava 4mila occupati. Ora quello italiano è il secondo mercato in Europa. Ancora lontano dalla Germania, ma con un potenziale molto alto: la quantità procapite di pannelli installati, nonostante la maggiore insolazione, è ancora ben al di sotto della media europea.

Ma alla conferenza, come anticipato, si è parlato soprattutto di fotovoltaico: 20 mila gli occupati del settore nel 2009 in Italia, per 2 miliardi di fatturato, dicono i dati dell’associazione dell’industria fotovoltaica GIFI. “Sarà proprio l’Italia uno tra i primi paesi a raggiungere la grid parity” spiega a Qualenergia.it a margine dell’incontro Adel El Gammal, segretario generale di EPIA. Gli ingredienti perché questo accada da noi ci sono tutti: innanzitutto il sole e un prezzo di mercato dell’elettricità relativamente alto. C’è poi già un sistema di net-metering sviluppato (i contatori intelligenti per lo scambio sul posto) che rende possibile integrare in maniera efficiente gli impianti fotovoltaici alla rete. E poi, continua El Gammal, a differenza di altri paesi che contano molto su di una fonte poco modulabile come il nucleare il mix elettrico italiano è ideale per accogliere il fotovoltaico, perché fatto in gran parte da fonti programmabili e caratterizato da una forte dipendenza dall’import estero.

I punti deboli del nostro paese per EPIA? “Procedure amministrative troppo complesse, necessità di un sistema di incentivi affidabile sul lungo termine e obiettivi governativi troppo poco ambiziosi in materia”. Osservazioni condivise dalla maggior parte degli interventi della conferenza. “In Italia il potenziale per il fotovoltaico, facendo una stima conservativa, è di 74,6 GW, mentre il tetto di cui si parla per il terzo Conto Energia è di soli 8 GW” osserva il presidente di Assosolare Gianni Chianetta.

E del futuro del Conto Energia (alla cui ridefinizione si sta lavorando proprio in queste settimane e che entrerà in vigore con tariffe incentivanti ribassate dal 2011) si è parlato molto. Diverse le osservazioni fatte dalle associazioni sulle modifiche che stanno prendendo forma. Assosolare ad esempio lancia l’allarme sul taglio degli incentivi agli impianti di potenza superiore ai 200 kW, che si ventila essere del 20-25%. Un taglio superiore al 14% - denuncia - metterebbe in crisi questo importante segmento del settore con il rischio di far perdere circa 10.000 posti di lavoro.

La necessità per il fotovoltaico di una riduzione graduale degli incentivi sembra comunque condivisa da tutti. “L’incentivazione - spiega il segretario dell’EPIA – deve seguire un ‘corridoio della crescita’: calare man mano che la tecnologia si afferma e scende di prezzo, consentendo un ritorno economico dell’investimento sufficiente ad attrarre ma non troppo alto per evitare bolle”. I rendimenti consigliati da EPIA per uno sviluppo sostenibile sono dal 6 al 10% per i privati e dall’8 al 12% per i grandi investitori.

A questo proposito è interessante la visione esposta da David Perez della società di consulenza Eclareon, che si può riassumere così: solo tagliando progressivamente gli incentivi si spingerà ad abbassare i costi degli impianti, andando così verso la grid parity. Grid parity che in Italia, prevede, si raggiungerà attorno al 2012-2013 al Sud ed entro il 2016 al Nord, ma che non porterà ad un’impennata della diffusione del fotovoltaico nel paese. Dal punto di vista dell’utente- piccolo produttore, che già ora scambia elettricità alla pari con l’utility grazie allo scambio sul posto, spiega le cose non cambieranno infatti molto.

fonte: qualenergia.it

1 commento:

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

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