lunedì 23 marzo 2009

Animali invadenti in tavola

Ci risiamo. Mentre il governo australiano propone di arginare i danni ambientali procurati dai cammelli trasformandoli in bistecca, gli inglesi, meno fortunati, rischiano di cibarsi di scoiattoli. L’eventualità prende spunto dall’esperienza dello zoologo Ben Carter, riuscito nel suo “intento gastronomico” con una specie di gambero d’acqua dolce: il Pacifastacus leniusculus. L’innocuo crostaceo è infatti la specie introdotta responsabile della vulnerabilità del “blasonato” e autoctono Austropotamobius pallipes. Carter è uno dei pochi inglesi cui è concessa la libertà di considerare questi animali prede. Da rivendere agli chef come ingrediente prelibato.

Nel paese come altrove, le specie aliene che minacciano quelle native sono molto comuni e spesso commestibili. Vanno dallo scoiattolo grigio al Muntjac (una specie di cervide arrivato dalla Cina), e dal cinghiale (Sus scrofa) al Gobbo della Giamaica, un'anatra soggetta a un programma di eradicazione specifico. Naturalmente risolvere la questione in modo “gastronomico” implica che gli animali siano trasformati in “trofei”, il che solleva alcune perplessità: la misura potrebbe facilitare l’introduzione non autorizzata di specie non native dove ora sono assenti, e la concessione di permessi di caccia, seppure controllati, potrebbe spianare la strada a forme di bracconaggio.
Dall’altra parte dell’oceano, il problema sembra però non destare dubbi. La “benestante” popolazione di canguri grigi di Canberra (Australia) rischia ora le pallottole: dopo anni trascorsi nel tentativo di sviluppare un metodo anticoncezionale appropriato, le autorità cittadine sono giunte alla conclusione che per il mammifero non restino alternative. La proposta, ancora non definitiva, ha suscitato le ire dei conservazionisti ma, come per i cammelli, trasformarli in bistecca non basta.
Nel frattempo, cambiando continenti, le autorità bengalesi sono alle prese con i topi, mentre quelle liberiane combattono un esercito di bruchi. Se i primi stanno diventando purtroppo l’alternativa al riso, per i secondi non se ne parli nemmeno

fonte: lanuovaecologia.it

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