mercoledì 18 marzo 2009

Istanbul, espulse due attiviste anti-dighe

Le attiviste dell'organizzazione internazionale International Rivers, che dentro il Centro congressi che ospita il Quinto Forum Mondiale dell'Acqua hanno aperto lunedì 16 marzo uno striscione per dire no alle dighe, sono state espulse dalla Turchia e rimpatriate nei rispettivi Paesi. Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, assieme alle organizzazioni e alle reti internazionali che partecipano al Forum Alternativo dell'acqua, esprimono il loro sdegno nei confronti dell'iniziativa del governo turco e dei partecipanti al Foro ufficiale, che si sono rifiutati di prendere le distanze da un fatto così grave.

La notizia dell’espulsione è giunta poche ore dopo la brutale repressione della polizia nei confronti delle 300 persone che due giorni fa manifestavano contro l'apertura dei lavori del Forum dell'acqua, e il conseguente arresto di 17 cittadini turchi, rilasciati nella giornata di ieri. Le due attiviste Payal Perek e Ann Kathrin Schneider, entrambe di International Rivers, lunedì 16 marzo sono entrate regolarmente con il loro pass da 500 euro durante i lavori del Quinto Forum Mondiale e hanno srotolato uno striscione con la scritta: “No risky dams”, no alle dighe pericolose, slogan che hanno ripetuto anche a voce. Le due sono state immediatamente arrestate e rimpatriate per reato d’opinione. Il comunicato ufficiale rilasciato qualche ora dopo, parla di “magnanimità del governo turco”, perché nel paese è prevista la reclusione minima di un anno per questo tipo di trasgressioni.
Payal Parek, statunitense, poco prima di lasciare la Turchia ha detto: “Le grandi dighe portano con sé bugie e danni. Continuano a costruire dighe con rischi inaccettabili per le persone e per il pianeta”. Per Ann Katrine Schneider “la diga di Llisu, nel sudest della Turchia è il simbolo delle politiche sull’acqua e l’energia che distruggono le comunità e l’ambiente. Entrambe, poco prima di partire, hanno lanciato un appello ai partecipanti al World water forum: quello di "interprendere soluzioni più avvedute e trasparenti, che sono già attuabili".
Anche Maude Barlow, senior advisor on Water Issues per l’Onu dice: "Quello che è successo è l’esempio della debolezza dei gruppi economici presenti all’nterno del Forum dell’acqua. Rispetto a Città del Messico, il Consiglio dell'acqua si sente assediato, i movimenti hanno preso maggiore coscienza e consapevolezza. È paradossale – continua Maude – che il Water Forum, presentato come un foro democratico aperto a tutti, chieda l'accredito di 500 euro per poter accedere e poi rispedisce a casa chi tira fuori uno striscione”.

fonte: lanuovaecologia.it

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