martedì 17 marzo 2009

Iniezione salvaclima

Tramonti da incorniciare e lotta al surriscaldamento globale. Due effetti delle particelle di aerosol sprigionate intorno al Pianeta (con delle iniezioni) per disperdere il calore del sole e tentare di abbassare le temperature terrestri. Ma l'idea di introdurre una specie di nebbia protettiva sembra avere delle ricadute sull'uso delle energie rinnovabili: seminare, infatti, la stratosfera con queste particelle potrebbe ridurre (e in parte bloccare) la luce del sole raccolta dai pannelli fotovoltaici per produrre calore e energia elettrica.

A evidenziare i rischi di questa tecnica per raffreddare la Terra, riferisce Sciencemag.org, una ricerca che parla di un taglio della luce solare in entrata di circa il 3%. Il fisico della Noaàs (National oceanic atmospheric administration's, in Colorado), Daniel Murphy, autore della ricerca, afferma che il regime porterebbe anche a un 3% in meno di raggi solari che raggiungono i pannelli fotovoltaici (anche dove si utilizzano specchi per concentrare la luce): per ogni watt per metro quadrato di luce diffusa attraverso l'aerosol, si hanno effetti sull'indisponibilità di 5 watt per metro quadrato. Il problema della tecnica è al centro di dibattito. Altri studiosi già in precedenza avevano, infatti, mostrato i problemi che questo tipo di applicazioni possono portare: come, per esempio, l'immissione di particelle di zolfo, sempre a scopo protettivo, che intaccherebbero però lo strato di ozono.

La strada da percorrere, su cui sembra convergere l'opinione di tutti, è quella dell'attenuazione e riservare soltanto come ultima risorsa l'uso delle particelle per combattere i cambiamenti climatici. L'adattamento ha però un costo che incide non poco sulle generazioni future. Il peso delle emissioni di CO2 sui nostri figli, riferisce Newscientist.com, viene, infatti, determinato da tre diversi livelli possibili: con uno scenario ottimistico, che vede un calo delle emissioni di CO2, ogni bambino degli Stati Uniti avrà in eredità circa 500 tonnellate di CO2 (pari a circa un terzo delle attuali emissioni pro- capite). Con un aumento delle emissioni in futuro, a ogni ulteriore bambino negli Stati Uniti avrebbe seguito otto volte l'impronta di CO2 della media attuale degli Stati Uniti.

Con le emissioni pro-capite costanti, l'impronta sarebbe di sei volte superiore (quasi 10.000 tonnellate di CO2). Paolo Murtaugh, della Oregon state university, si è chiesto, infatti, quanta CO2 lasciamo in eredità ai nostri figli. La ricerca è impostata sulla base delle future modifiche della popolazione e delle tendenze delle emissioni. Per stabilire quale sarà il peso della CO2 in futuro, sono state utilizzate le proiezioni demografiche delle Nazioni Unite secondo cui dopo il 2050 i tassi di natalità in tutti i Paesi saranno in media di 1,85 figli per donna. E poi, sono stati individuati i tre livelli di emissioni future: il livello dell'aumento, il livello costante, e il livello per "salvare il pianeta" (mezza tonnellata di CO2 pro- capite all'anno entro il 2100).

fonte: lanuovaecologia.it

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